Trovati 668159 documenti.

Ti presento un amico
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Ti presento un amico [Videoregistrazione] / regia di Carlo Vanzina

[S.l.] : Warner home video, 2011

Abstract: Marco è un giovane e affascinante uomo d'affari, appena trasferitosi a Milano, che lavora in un'azienda di cosmetici. Tornato da poco single, inizia a frequentare non una ma piú donne, altrettanto belle e seducenti, infatuatesi di lui. Marco prova a portare avanti una relazione con ciascuna di esse dal momento che ognuna ha sicuramente delle caratteristiche e delle qualità che la rendono speciale. Marco, però, non ha minimamente preso in considerazione il fatto che queste ragazze possano avere già un uomo al proprio fianco. Trailer: http://pad.mymovies.it/filmclub/2009/12/067/trailer.flv

L' orso Yoghi
0 0
Videoregistrazioni: DVD

L' orso Yoghi [Videoregistrazione] / regia di Eric Brevig

: Warner home video, 2011

L' illusionista
0 0
Videoregistrazioni: DVD

L' illusionista [Videoregistrazione] / regia di Sylvain Chomet

: Warner home video, 2011

Skyline
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Skyline [Videoregistrazione] / regia di the brothers Strause

: Eagle pictures, [2011?]

Abstract: Il fotografo Jarrod e la sua compagna Elaine (che gli rivela di essere incinta) hanno raggiunto Los Angeles per partecipare alla festa di compleanno del migliore amico di Jarrod, Terry. Il risveglio dopo i festeggiamenti non è dei migliori. Nel cielo della città si librano veicoli spaziali alieni che emanano un forte raggio luminoso azzurro che attrae irresistibilmente lo sguardo degli umani provocando in loro mutazioni fisiche. Dì lì a poco compariranno anche enormi astronavi pronte a risucchiare al loro interno chiunque si trovi a portata. Come fare a sfuggire a una morte che sembra certa mentre i soccorsi non arrivano o risultano impotenti? I fratelli Strause sono tornati per offrire la controprova che non è sufficiente essere ottimi creatori di effetti speciali per potersi anche consentire di considerarsi altrettanto validi registi. I due sono stati supervisor in film come Terminator 3 – Le macchine ribelli, L'alba del giorno dopo, 300, Il curioso caso di Benjamin Button, Avatar solo per citare alcuni titoli. Il loro problema non sta quindi nella capacità di portare sullo schermo elementi nuovi sul piano della resa tecnologica. Su questo versante anche in questo film (in cui avevano a disposizione un budget basso) le cose funzionano. Quello che non va è la sceneggiatura (se così vogliamo definirla) scritta a quattro mani da Joshua Cordes e Liam O'Donnell, entrambi al loro primo script. Purtroppo si vede e ci si accorge da subito che anche una serie televisiva di medio livello ha dei dialoghi più efficaci e una costruzione dei personaggi più articolata. Tutto (o quasi) risulta prevedibile e quelli che altrove avrebbero potuto risultare quali ‘omaggi' (a Jurassic Park, a La guerra dei mondi per restare in area Spielberg o a Independence Day per l'articolazione in giornate e per la reazione a mani nude) qui si riducono a puri e semplici tentativi di portare avanti la storia. Premi Oscar per gli effetti speciali come Giger e Rambaldi non si sono mai cimentati nella regia di un lungometraggio e hanno fatto bene. Anche perché se ti ritrovi a girare nella casa in cui abiti (il set è l'edificio in cui è collocato l'appartamento di Greg Strause) e per di più stai lavorando come supervisore a un film, sempre su un'invasione aliena, che si chiama World Invasion: Battle Los Angeles qualche problema produttivo ce l'hai già e qualche altro rischi di averlo (per plagio). Ma gli Strause non si fermano dinanzi a nulla e il finale (una delle cose più riuscite del film) fa intravedere la possibilità di un sequel.

The grudge 2
0 0
Videoregistrazioni: DVD

The grudge 2 [Videoregistrazione] / regia di Takashi Shimizu

: 01 Distribution, 2007

Abstract: Remake di un sequel o sequel di un remake? Giunti alla sesta trasposizione di Ju-On, a onor del vero ci si comincia a perdere. The Grudge 2, ancora diretto da Takashi Shimizu, sempre più monotematico creatore della celebre serie, si riallaccia agli eventi di The Grudge, e da lì, mescolando un pugno di sottotrame, tira dritto verso una commistione arbitraria di situazioni già viste negli episodi originali. Karen (l’ammazza-vampiri), protagonista del lungometraggio precedente, è sopravvissuta al rogo della casa infestata ma, trovandosi in stato di shock permanente, è segregata in un ospedale psichiatrico. Venuta a conoscenza degli sconvolgenti eventi in cui Karen è rimasta implicata, la madre della stessa decide di inviare Aubrey, figlia più piccola, a recuperare la sorella in quel di Tokyo. La maledizione di Kayako, originariamente confinata entro le mura della casa, si espanderà ora a macchia d’olio fino agli USA, trasportata da curiosi e persone che cercano di far luce sulla vicenda. Il processo che avrebbe dovuto sulla carta sviluppare le qualità del concept e scavalcarne i limiti ha definitivamente dissolto, come spesso succede, l’atmosfera e il fascino malato di un’horror, seppur pieno di difetti, in origine sorprendentemente efficace. Forse perché il cinema è più alchimia che chimica o, forse, perchè Shimizu, partito dal primissimo mediometraggio Ju-On: The Curse, il "suo" remake cinematografico l’aveva già fatto con Ju-On, che rimane –e probabilmente rimarrà- la versione migliore. Secondo questo punto di vista il primo The Grudge hollywoodiano, superfluo sia da pregiudizio che da giudizio, è a tutti gli effetti il remake di un remake. E via di seguito, fino a ricollegarsi alle battute in apertura, in un loop che sembra non accennare ad affievolirsi in cui il regista appare attualmente intrappolato. Si cede definitivamente alle dinamiche di Hollywood, con chiacchiere esplicative a profusione che vanificano l’impatto dei pochi climax di tensione validi (sempre più telefonati). Portare la maledizione su suolo statunitense, inoltre, dà una grossa mano a snaturare la vicenda, generando accostamenti e sequenze che nemmeno in Scary Movie 4, con cheerleader costrette a vedersela contro Kayako o vetuste stregone nipponiche che parlano un inglese (in lingua originale) sovrannaturale per correttezza. Per chi possiede il background delle varie versioni, la visione sarà un uno sbiadito dejavù di 90 minuti condito da grassi sbadigli; per gli altri, solo un altro horror di ordinaria banalità.

Aiuto vampiro
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Aiuto vampiro [Videoregistrazione] / regia di Paul Weitz

: Universal pictures, 2010

Abstract: Darren è un 16enne dalla vita ordinaria. Una sera, insieme al suo migliore amico, decide di assistere all'unica esibizione cittadina del notturno Cirque du Freak, diretto dal misterioso Larten Crepsley. Da quel momento la sua vita cambierà per sempre perché verrà trasformato in un vampiro assetato di sangue. Unitosi alla compagnia circense - che comprende un ragazzo serpente, un lupo mannaro, una donna barbuta e un gigantesco imbonitore - Darren, dotato di nuovi straordinari poteri, si troverà nel mezzo di una millenaria lotta tra forze oscure...

The special relationship
0 0
Videoregistrazioni: DVD

The special relationship [Videoregistrazione] = I due presidenti / regia di Richard Loncraine

: Medusa film, [2011?]

Abstract: Usa e Gran Bretagna, fine anni '90. I Blair e i Clinton formano un quartetto unico al mondo legato da un'amicizia basata su ideali comuni e su un autentico e profondo affetto. Tuttavia, gli eventi mondiali e alcune vicende personali metteranno in discussione il loro 'rapporto speciale' e i due Presidenti dovranno fare i conti con la natura effimera del potere e spesso anche dell'amicizia. "Il registro è drammatico, Michael Sheen il riconosciuto sosia di Blair ('The Deal', 'The Queen', come lo sceneggiatore Peter Morgan), Dennis Quaid bissa da presidente dopo 'American Dreamz', mentre il regista Richard Loncraine lava i panni sporchi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 09 dicembre 2010) "Un genio si aggira per il mondo del cinema. Non è un regista, né un attore: si chiama Peter Morgan, è un londinese di 47 anni, fa lo sceneggiatore. È un appassionato di politica, e non vi sorprenderà sapere che ha firmato i copioni di 'The Queen', di 'Frost/Nixon' e di 'I due presidenti', la love-story politica fra Tony Blair e Bill Clinton. Vi stupirà invece che Morgan ha scritto anche 'Hereafter', il magnifico film sull'aldilà di Clint Eastwood che uscirà in Italia il 5 gennaio 2011. Morgan è Io scrittore del momento. 'I due presidenti' è un film per la tv, co-prodotto da Hbo (Usa) e Bbc (Gran Bretagna), ma in molti paesi sta uscendo al cinema. Il regista Loncraine l'ha girato in doppio formato, quadrato per la tv, panoramico per le sale. Loncraine è uno di quegli inglesi tuttofare che, con un buon copione in mano, difficilmente sbagliano film. (...) Da brividi." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 10 dicembre 2010) "'I due Presidenti' sono Bill Clinton, Presidente degli Stati Uniti, e Tony Blair, Primo Ministro britannico, legati tra loro da una 'relazione speciale', come diceva il titolo originale del film, in omaggio a una lunga tradizione dei loro rispettivi Paesi. Una relazione politica, in pace e in guerra, ma anche, quasi subito, in ambiti privati, per identità di vedute, per una grande stima reciproca e anche a causa dell'amicizia presto intrecciata dalle mogli, Hillary Clinton, da una parte, e Cherie Blair dall'altra. (...) Con il generoso sostegno di interpreti pronti a muoversi come richiesto: da Michael Sheen, Blair per la terza volta con verosimiglianza straordinaria, a Dennis Quaid, un Clinton forse poco somigliante, ma sempre molto intenso. Le mogli sono Hope Davis, che è quasi il ritratto dal vero di Hillary Clinton, e Helen McCrory che era già stata Cherie Blair in "The Queen"." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 dicembre 2010) "Il presidente americano Bill Clinton e il primo ministro inglese Tony Blair hanno formato una sorta di coppia politica durante nove anni (1992-2001). Non erano teste particolarmente fini, nel corso dei loro governi non sono accaduti avvenimenti storici sensazionali, hanno commesso (soprattutto Clinton) errori anche gravi. Eppure il film, terzo capitolo della trilogia che il regista Loncraine ha dedicato a Blair (i capitoli precedenti erano 'The Deal' e 'The Queen' con Helen Mirren) è appassionante: civile e politico, classico e sperimentale. (...) 'I due presidenti' rimane un film esemplare nel suo mix di documento realistico e di narrazione d'immaginazione con personaggi autentici e interpreti fittizi: davvero molto, molto interessante." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 dicembre 2010) "La politica mondiale in chiave di sit-com. Ovvero: la fine del '900 vista dal tinello di casa Blair (e di casa Clinton, con molte telefonate fra l'una e l'altra, e figli spediti a letto quando il Tg spara il caso Lewinsky). Perché accontentarsi di Casa Vianello se possiamo vedere due fra gli uomini più potenti del mondo prendere decisioni capitali in famiglia, nella vasca da bagno o con lo spazzolino in mano? Scritto da un vero specialista (il Peter Morgan di 'The Queen' e 'Frost/ Nixon'), l'istruttivo 'I due presidenti' riscatta l'evidente matrice tv con dialoghi in punta di penna che sarebbe stato bello godere in originale, anche per apprezzare le differenze d'accento e di educazione dei due amici-alleati-rivali (in politica, si sa, tutto è transitorio). Trattandosi di un film inglese, la figura peggiore la fa Blair, visto come un opportunista che aiuta Clinton nel momento più duro (il Monicagate), ma lo attacca per vincere la guerra contro Milosevic. E tende senza vergogna la mano a Bush quando il texano ruba la vittoria a Gore. (...) Grande cavalleria invece per le first ladies, molto più graziose e pacate che nella realtà. Eppure un 'visto da Hillary' (o da Cherie) sarebbe irresistibile." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 dicembre 2010) "Fresco di presentazione al Tff approda sugli schermi il film di Richard Loncraine, realizzato per conto della Hbo. Si tratta del terzo, e ultimo, episodio che lo sceneggiatore Peter Morgan ha dedicato a Tony Blair, dopo 'The Deal' e 'The Queen'. Facendo in qualche modo la fortuna di Michael Sheen, l'attore britannico dal sorriso accattivante chiamato sempre a interpretare Tony. (...) Non va preso per oro colato tutto quel che, politicamente, viene affermato nel film, però suona tutto piuttosto credibile se ci si limita al livello divulgativo, come era intenzione degli autori. L'ambizione sfrenata di Tony, le debolezze di Bill, i ruoli delle mogli, i conflitti, le telefonate, i viaggi, le cene tutto sembra portare in un mondo ben aldilà della vita della gente comune. Eppure quelli che decidono, quelli che hanno il potere di decidere, in fondo, sono proprio così: esseri umani. Anche se tutto questo non li assolve quando compiono disastri dai quali nessuno poi sa più come uscire, visto che la coppia Blair-Bush, tra le altre cosette, ci ha regalato quasi dieci anni di guerra impantanata in Afghanistan e Iraq con decine di migliaia di morti." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 10 dicembre 2010) "Se dovessimo usare "I due presidenti' come bignami illustrativo della 'terza via' giddensiana, politica progressista del fare che furoreggiava sull'asse Usa-Europa durante gli anni '90, ci renderemmo conto della morbida, programmata e totalizzante cancellazione dell'idealismo socialista novecentesco che questa ha comportato. A sentire e seguire Tony Blair e Bill Clinton con relative consorti, versione Richard Loncraine su script di Peter Morgan ('The deal', 'The Queen' sempre con Blair) scopriamo subito che destra ultrareazionaria e sinistra radicale per i due leader pari sono. (...) Richard Loncraine, infine, galleggia ai bordi della solita, formalmente composta, fiction tv britannica fumosamente progressista, dove si mescolano approssimative appartenenze di classe, interscambiabili ruoli sociali e politici, humor tagliente e gag da asilo. Pastone politico/culturale affine al riformismo socialdemocratico anni '90 pubblicizzato ed edulcorato in 'I due presidenti' e di cui si sente davvero poco la mancanza." (Davide Turrini, 'Liberazione', 10 dicembre 2010) Note - DENNIS QUAID E' STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2011 COME MIGLIOR ATTORE DI MINISERIE/FILM TV. HOPE DAVIS, INVECE, COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

La donna che canta
0 0
Videoregistrazioni: DVD

La donna che canta [Videoregistrazione] = Incendies / regia di Denis Villeneuve

: Luckyred, 2011

I fantastici viaggi di Gulliver
0 0
Videoregistrazioni: DVD

I fantastici viaggi di Gulliver = Gulliver's travels / Jack Black

[Milano] : 20th Century Fox Home Entertainment, 2011

Abstract: Il piccolo ed insignificante addetto alla posta Gulliver naufraga sull'isola di Lilliput e si ritrova gigante, non solo fisicamente ma anche per ego e presunzione. Il suo comportamento mette in pericolo sè stesso e i lillipuziani e Gulliver dovrà trovare il modo di rimediare ai suoi errori.

Le avventure di Sammy
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Le avventure di Sammy = Around the world in 50 years aka A turtle's tale : Sammy's adventures / [directed by Eric Dillens [i.e. Ben Stassen]

Eagle Pictures, [2011]

Abstract: La tartaruga marina Sammy, subito dopo la sua nascita su una spiaggia della California, trova e perde l'amore della dolce Shellly. Nel viaggio epico che tutte le tartarughe marina compiono prima di tornare sulla spiaggia dove sono nate, Sammy affronta ogni pericolo nella speranza di ritrovare Shelly. In compagnia del suo migliore amico Ray vedra' da vicino come certi uomini danneggino il pianeta e come certi altri, invece, si battano per salvarlo.

Coco Chanel
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Coco Chanel [Videoregistrazione] / regia di Christian Duguay

: Warner home video, [2010]

La versione di Barney
0 0
Videoregistrazioni: DVD

La versione di Barney [Videoregistrazione] / regia di Richard J. Lewis

: Medusa film, [2011]

Abstract: Il 70enne ebreo canadese Barney Panofsky, cinico e devastato, decide di raccontare la sua personale 'versione' dei fatti riguardanti le sue memorie e soprattutto sulla morte dell'amico Bernard "Boogie" Moscovitch, di cui a suo tempo era stato accusato. "Film che non delude gli appassionati del romanzo, raro evento felice, e dove la forza delle immagini, le emozioni, riso e pianto, vanno di pari passo con il ricordo delle parole scritte. E questo grazie al faccione ingenuo e anche disincantato di Paul Giamatti, con gli occhioni a palla e il fisico tozzo, le sue scelte folli in sintonia con il politicamente scorretto, lui che nella realtà si detesta e ad ogni successo cerca di spiegare ai fan che non vale la pena di applaudirlo. Riderete, e molto, seguendo i quarant'anni di vita di Barney Panofsky (produttore televisivo di scempiaggini, maschilista e ubriacone), raccontati attraverso i suoi tre matrimoni." (Bruna Magi, 'Libero', 9 gennaio 2011) "Dopo l'abbuffata natalizia, è tempo di uscite cinematografiche mirate a un pubblico in cerca di qualcosa di più concreto del 'panettone'. Medusa e il coproduttore Fandango ci provano allora con la cucina yiddish, mandando nelle sale venerdì "La versione di Barney", versione cinematografica del supersuccesso letterario di Mordecai Richler, approdato a Venezia lo scorso settembre, un po' in sordina perché programmato all'ultimo giorno della kermesse, e senza uno stuolo di star al seguito. (...) Chi ha amato il Barney cartaceo riuscirà a trovare uno spazio nel suo cuore anche per quello di celluloide: Giamatti è stropicciato al punto giusto, evita il caricaturale ¿ rischio sempre in agguato sui territori giudaici ¿ e si dedica allo sguardo stralunato e ai mordicchiamenti di sigaro, oltre chiaramente a certe possenti imprecazioni panofskiane. Dustin Hoffman, baffetti aguzzi e occhi a fessura, si diverte a duettare con Giamatti, pensando che magari qualche anno fa sarebbe stato anche lui un Barney perfetto, mentre tra le donne meritano una menzione sia Minnie Driver, che spiritosamente si presta a prendersi gioco dei tic della mogliettina ebrea che ruba le saponette dall'albergo in viaggio di nozze, e Rosamund Pike, che leggiadramente invecchia sullo schermo assieme al protagonista. Non è un film riuscito al cento per cento, come non lo sono mai quando si tratta di adattare per lo schermo un romanzo cult, ma nell'attuale dieta cinematografica post-natalizia è come un sostanzioso borscht." (Massimo Benvegnù, 'Il Riformista', 11 gennaio 2011) "Il film è più bello perché il libro di Mordecai Richler è stato scritto per essere visto: era già una fantasia cinematografica. Ma il film è più bello anche perché toglie il grasso ad un romanzo troppo lungo, ad un libro-vetrina più recensito che letto. Di sicuro Barney è tale e quale. Ma solo nel film, grazie alla faccia straordinariamente qualunque di Paul Giamatti, se ne capisce il successo. (...) Non è più vero che film e libri sono cose diverse. E quelle battute a ripetizione alla Woody Allen sono letteratura-cinema. (...) C'è infine nel film una piccola furbizia paesana che guasta la pulizia di una trama che è persino thriller, ed è la sostituzione di Parigi con Roma per compiacere ¿ ci pare ¿ il co-produttore italiano e infilarci qualche pubblicità più o meno occulta (una riguarda un ristorante). Ma Parigi e Roma non sono intercambiabili neppure come stereotipi, sono quadri mentali che non si somigliano. A Roma si andava per cercare la classicità e la Lambretta, solo a Parigi pittori e scrittori allenavano il genio nella bohème. Nell'Italia di quegli anni i geni come Richler venivano invece soffocati dalla vita agra." (Francesco Merlo, 'La Repubblica', 11 gennaio 2011) "Chi se non Paul Giamatti? Chi più Barney Panofsky di lui? Nessuno, appunto. Per chi abbia letto il capolavoro del canadese Mordecai Richler, la scelta era una e sola: lui, a confermare che il meglio attore è un corpo pensante e, soprattutto per gli adattamenti, una eco sulla retina della nostra immaginazione. (...) Bravissimo lui, brave le spalle ¿ il padre Dustin Hoffman e le belle signore Rosamund Pike, Minnie Driver e Rachelle Lefevre ¿ e bravino il regista esordiente Richard J. Lewis, che illustra con brio le tragicomiche vicende del nostro. Insomma, pollice alto per un ottimo antipasto: leggete il romanzo, perché la coscienza (il flusso di coscienza) di Barney è rimasta lì." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 13 gennaio 2011) "Un pizzico di dramma, accenti vari in cui l'ironia giunge più d'una volta fino all'umorismo, con spazi ampi dedicati al disegno di quel carattere al centro, ma anche con una certa attenzione per le tante figure di contorno affidandosi soprattutto a modi tranquilli, quasi all'insegna di una cronaca così sommessa che non si impenna nemmeno quando le vicende alterne del protagonista finiranno inghiottite nel buio dell'Alzheimer. Si può seguire, forse senza l'adesione quasi plebiscitaria che il film sembra aver ottenuto l'estate scorsa alla Mostra di Venezia, comunque con molta simpatia: per i ritmi agiati, per i colori vivaci di questa o quella situazione e soprattutto per la presenza di interpreti di vaglia, a cominciare da Dustin Hoffman, un padre poliziotto tutto ironici sapori. Barney è Paul Giamatti. Pochi carismi ma impiegati con giudizio. Carismi e talento li ha invece in abbondanza l'inglese Rosamund Pike, terza moglie. È la luce del film." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 14 gennaio 2011) "'La versione di Barney' di Richard J. Lewis, convenzionale, non arriva a trasporre il romanzo di Mordecai Richler (Adelphi): lo spirito caustico, l'autoironia, a volte il cinismo del canadese Barney Panofski (Paul Giamatti) diventano una sorta di tristezza alcolica; le scene girate a Roma, considerata, una città di bohemien, sono goffe e non credibili; l'amore della vita, Miriam (Rosamund Pike) è banalizzato. Sembra che i realizzatori facciano fatica ad accettare l'umorismo ebraico. (...) Ma ritrovare le figure d'un romanzo amate è sempre una tentazione, anche quando il film può essere deludente." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 gennaio 2011) "Per capire chi comanda fra Cinema e Letteratura, cugini rivali, basta tenere d'occhio gli adattamenti dei bestseller. (...) Un film dovrebbe vivere di vita propria, fatti salvi i confronti di rigore. E per una buona metà quella di Lewis è una commedia come tante, ma con un protagonista molto più interessante del solito. (...) Il film diventa una commedia comico-sentimentale concentrata sul difficile amore per la bella, Miriam (la sempre fulgida Rosamund Pike) e la grandezza 'invisibile' di questo antieroe che avrebbe meritato un adattamento meno timido e rispettoso. A costo di essere meno piacevole (e prevedibile) e magari di scontentare qualche lettore in più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 gennaio 2011) "Il termine commedia ora si adatta agli exploit vitalistici di Barney ora se ne distacca, suggerendo rabbia, beffa, disincanto alla rilettura di una quarantina d'anni spesi in due continenti (c'è una parte giovanile ambientata a Roma anziché, come nel libro, a Parigi. (...) 'La versione di Barney' è insomma un film dignitoso, onorato (...) da recitazioni superaderenti, professionale senza guizzi e per di più corredato da un impalpabile quanto innegabile balsamo consolatorio che finisce col rimettere i frammenti del discorso amoroso quasi tutti al loro posto. Resta da decidere se questo era il motore del libro, non a caso ritenuto da molti e acuti opinionisti (...) una sorta di guida spirituale e pratica in contromano ai tempi nostri. (...) Il film non ha la carica eversiva del libro, edulcora sentimenti e prese di posizione, rende il personaggio quasi affabile e permette che - in assenza delle sue proverbiali invettive contro le donne, gli ebrei, le diatribe etniche e la presunzione e lo snobismo delle elite occidentali sinistrasi - rischi di risultare gradito anche ai peggiori nemici di Barney." (Valerio Caprara ,'Il Mattino', 14 gennaio 2011) "Piacerà di sicuro a molti italiani. L'Italia è uno dei Paesi dove il libro di Mordecai Richler (uscito 13 anni or sono) ha avuto maggiore successo di vendite. Questo perché Barney nonostante i suoi connotati ebraici, è personaggio tanto, tanto italiano. Forse perché tanto, ma tanto politicamente scorretto. E questo è molto apprezzabile in un Paese come il nostro dove la vegetazione più ricca (ma soprattutto più incombente) è quella dei 'correct'. Certo tra i fan del romanzo non saranno pochi quelli che storceranno il naso. Per ragioni giuste ma anche sbagliate. È vero, 'La versione di Barney' meritava forse un regista più vigoroso e personale che non l'anonimo Richard J. Lewis. Ma sbaglia chi critica la sceneggiatura di Michael Konyves. In realtà Konyves ha fatto miracoli nell'enucleare le parti più cinematografiche dell'imponente tomo di Richler (500 pagine). E ha fatto benissimo a lasciar perdere la fetta politica (...). Lewis poi non sarà un genio, ma come direttore d'attori, tanto di cappello. Paul Giamatti è sempre stato bravo dovunque, ma Barney Panofsky è chiaramente il ruolo della vita. E Rosamund Pike è una Miriam superlativa (chi se l'aspettava da un'ex Bond girl?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 gennaio 2011) "Perché se Barney ha casa piena di foto di famiglia, soldi in tasca e donne a volontà, resta drammaticamente solo, davanti al bicchiere? Perché la vita, qui pennellata con mano ferma da Richard J. Lewis (al suo secondo film),è tutt'altro che una cosa meravigliosa, nonostante la cinica eleganza mentale con cui il protagonista affronta la vecchiaia. (...) Non era facile confrontarsi col bestseller di Richler, ma l'operazione riesce per il talento degli interpreti e perché ognuno di noi ha messo, almeno una volta, il filtro alla memoria, sicché il tema universale commuove. Magari i personaggi di contorno (dal detective alle prime due mogli) appaiono superflui, data l'insistita soggettività dell''eroe' centrale - di fatto un uomo come tanti - e la colonna sonora, qua e là si fa invadente. Ma si tratta di dettagli trascurabili,di fronte a scene-madri come quella in cui Barney e suo padre, ex poliziotto rozzissimo, strologano in libertà, privilegiando i sentimenti. Un film specchio della vita: dolorosa, incomprensibile, comunque magica." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 14 gennaio 2011) Note - LEONCINO D'ORO AGISCUOLA ALLA 67. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2010). - GOLDEN GLOBE 2011 A PAUL GIAMATTI COME MIGLIOR ATTORE DI FILM MUSICAL/COMMEDIA. - ADRIEN MOROT E' STATO CANDIDATO ALL'OSCAR 2011 PER IL MIGLIOR TRUCCO. - PASQUALE CATALANO È STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA (ANCHE PER "L'AMORE BUIO" DI ANTONIO CAPUANO).

Imagine me & you
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Imagine me & you [Videoregistrazione] / regia di Ol Parker

: 20th Century Fox home entertainment, 2006

Abstract: Heck e Rachel sono finalmente giunti al giorno delle nozze ma, al momento del si', la ragazza scorge tra i presenti una persona che sconvolge i suoi sentimenti. Rachel, infatti, si rende improvvisamente conto che forse l'uomo che sta per sposare non e' la sua vera anima gemella. La persona che ha fatto scoccare la scintilla e' Luce, una degli invitati al matrimonio ed amica di Heck. Le due donne iniziano a frequentarsi ed entrambe si sentono giorno dopo giorno sempre piu' attratte l'una dall'altra. Ma come fara' Rachel ad ammetterlo a se stessa e ad Heck, un marito praticamente perfetto?

Il fidanzato della mia ragazza
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Il fidanzato della mia ragazza [Videoregistrazione] : My girlfriend's boyfriend / regia di Daryn Tufts

: Minerva pictures, 2010

Abstract: La giovane Jesse è alla ricerca del partner ideale. Quando incontra Ethan, un talentuoso scrittore sistematicamente rifiutato dalle case editrici, la ragazza pensa di aver finalmente trovato l'uomo giusto. Ma il destino ha in serbo per lei un altro incontro: Troy, un pubblicitario di successo impeccabilmente elegante e romantico; e anche lui potrebbe essere il suo 'uomo perfetto'...

Death race 2
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Death race 2 [Videoregistrazione] / regia di Roel Reine'

: Universal pictures, [2011?]

Amore e altri disastri
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Amore e altri disastri / Brittany Murphy ; un film di Alek Keshishian

01 Distribution, 2009

Abstract: Londra: Emily "Jacks" Jackson lavora per Vogue, vive con il suo miglior amico, l'omosessuale Peter Simon, sceneggiatore in cerca del grande amore, e s'incontra con James, ex ragazzo con cui rifiuta una relazione stabile, ma vuole solo continuare ad andarci a letto. Jacks conosce Paulo, assistente fotografo argentino, e pensa di presentarlo a Peter, ma questi è preso alla ricerca di tal David Williams, per il quale ha avuto un colpo di fulmine.

I menù di Benedetta
0 0
Libri Moderni

Parodi, Benedetta <1972->

I menù di Benedetta / Benedetta Parodi

Milano : Rizzoli ; [Roma] : in collaborazione con LA7, 2011

Abstract: Benedetta Parodi cucina per il marito Fabio e i figli Matilde, Eleonora e Diego, ma anche per tutti i telespettatori che la seguono ogni giorno sugli schermi televisivi e per voi lettori che qui troverete 237 piatti inediti. Come sempre, sono ricette che si cucinano in un attimo con ingredienti semplici ed economici oltre che sfiziosi e facilissimi da trovare. Quest'anno, però, Benedetta ha deciso di accompagnarvi passo dopo passo nella preparazione di pranzi e cene, immaginando per voi oltre 60 menù adatti ai pasti di tutti i giorni ma anche alle occasioni speciali: dalla festa di compleanno dei bimbi alla cena con un amico vegetariano, dallo spuntino davanti alla tv alla serata romantica a lume di candela, dalla cenetta di pesce che costa poco al pranzo perfettino per suocere criticone... Sempre raccontandoli con il suo consueto stile che mescola consigli e trucchi del mestiere ad aneddoti e ricordi personali. Per la prima volta, inoltre, Benedetta si è cimentata anche con la macchina fotografica immortalando proprio i piatti che lei stessa porta in tavola e che scoprirete sfogliando le pagine illustrate di questo suo nuovo libro.

Un metodo molto pericoloso
0 0
Libri Moderni

Un metodo molto pericoloso / John Kerr ; prefazione di Aldo Carotenuto

2. ed.

Frassinelli, 2011

Il principe azzurro è un bastardo
0 0
Libri Moderni

Koidl, Roman M.

Il principe azzurro è un bastardo : perchè quello giusto è sempre quello sbagliato / Roman M. Koidl ; traduzione di Cristina Pradella

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Mesi, magari anni, di cene a due, sesso bollente, spazzolini da denti dimenticati nel suo bagno, ma alla richiesta di una relazione più impegnata parte il solito ritornello: Non sono ancora pronto. Oppure lo psicologico Ho avuto una delusione da piccolo e non riesco ad avere legami stabili. Per non parlare del Non riesco a chiamarti, sono fuori per lavoro e del subdolo Con mia moglie non ci intendiamo più. Parliamoci chiaro: anche concedendo una percentuale di buona fede - un dieci per cento per stare larghi - suonano tutte per quello che sono. Balle. E la cosa bella è che le donne ci cascano. Anzi, pur di crederci si inventano spiegazioni intricatissime, che neanche il cubo di Rubick. Accade così che donne affascinanti, intelligenti, realizzate sul lavoro, e più astute di una volpe nel fiutare un affare, si lascino abbindolare dai trucchetti del bastardo di turno. Per poi trovarsi un giorno abbandonate e umiliate. E pronte a ricominciare daccapo. Rompere questo circolo vizioso si può. Sfruttando uno degli aspetti più noti degli uomini: il fatto che sono scontati. Dicono tutti le stesse cose, fanno tutti le stesse cose. Sarà un luogo comune, ma intanto serve a incasellarli in alcune comode categorie: quella degli eterni indecisi, degli uomini da salvare, degli sposati. O ancora nelle due pericolosissime dei seriali e dei sadici. E la catalogazione si può, anzi si deve, fare subito, all'inizio della relazione, perché anche in amore il buongiorno si vede dal mattino...

Come fili di seta
0 0
Libri Moderni

Jabir, Rabi

Come fili di seta / Rabee Jaber ; traduzione di Elisabetta Bartuli con Hamza Bahri

Milano : Feltrinelli, 2011

Abstract: Nel 1913 Marta, non ancora ventenne, lascia il suo paesino arroccato sulle montagne libanesi e, da sola, si imbarca per l'America alla ricerca del marito, emigrato un paio di anni prima, che non dà più sue notizie da molti mesi. Non è difficile immaginare che lo troverà accanto a un'altra donna. Ma Rabi' Jaber fa di questa storia, così simile a tante altre, la storia speciale di una donna speciale. L'America che incontriamo pagina dopo pagina è sempre vista con gli occhi di Marta. Marta che, dallo sbarco a Ellis Island e poi a New York fino ai giorni nostri, attorniata dai nipoti a Pasadena, ci trasmette le sue impressioni su un mondo che dapprima le è totalmente estraneo e poi, piano piano, diventa anche suo. Incerta, spaventata e disperata affronta i grattacieli e la metropolitana newyorkese. Decisa, soave e appassionata costruisce la sua vita giorno dopo giorno. Ne risulta un affresco dell'America visto dalla parte dei milioni di emigranti che l'hanno costruita ma anche un inno alla vita. Un soffio di aria pura, questa Marta.