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Trovati 37862 documenti.
LEZIONI di piano [Videoregistrazione / regia di Jane Campion
Abstract: Nel 1852, la quarantenne Ada lascia l'Inghilterra insieme alla figlia Flora di 9 anni, frutto di un precedente legame, e col suo adorato pianoforte, con cui si esprime appassionatamente visto che non parla da quando aveva 6 anni. Deve raggiungere la Nuova Zelanda e sposare lo sconosciuto Amstair Stewart. Quando questi giunge coi suoi maori sulla spiaggia dove Ada, Flora e bagagli lo hanno atteso a lungo, nonostante le insistenti richieste della donna, si rifiuta di far trasportare il pianoforte fino a casa sua attraverso la jungla fangosa. L'abbandono del prezioso strumento sulla riva, provoca l'ostilità insanabile della moglie, che si rifiuterà ostinatamente al marito. L'inglese analfabeta George Baines, vicino ed amico di Stewart, che vive fra i maori, ha sentito Ada suonare sulla spiaggia restandone affascinato e propone a Stewart, sempre avido di terra, di cedergli un suo terreno in cambio del piano, sul quale Ada dovrebbe poi dargli lezioni. Il marito accetta, e così, trasportato nella sua casa di legno e fattolo accordare accuratamente, Baines ottiene che Ada vada da lui con Flora. Invece di studiare, però, si limita a guardare la donna suonare, come rapito in estasi, mentre la bambina gioca all'aperto. Un giorno George bacia Ada sul collo e, alla sua ripulsa, le propone un contratto: per riavere il piano, deve concedergli ogni volta qualcosa di sé e avrà in cambio un certo numero di tasti. La donna accetta e così Baines, che si è innamorato appassionatamente di Ada, riesce a conquistare la pianista, che finisce col ricambiarlo. Ma un giorno egli rinuncia alla donna dicendole che sta facendo di lei una sgualdrina e di sé uno sciagurato e le rimanda il pianoforte a casa, come regalo. Intanto Flora ha insospettito il patrigno, raccontandogli qualcosa di ciò che ha visto. Ada, accarezzando il suo piano adorato, trova nell'interno un cuore trafitto inciso rozzamente, e si precipita a casa di Baines che le confessa il suo amore, per il quale è infelice, chiedendole se lei lo ricambia. Ada dapprima lo schiaffeggia, poi lo bacia appassionatamente mentre il marito spia da fuori i due amanti. Respinto di nuovo Stewart, questi la imprigiona in casa, così Ada incide su un tasto del piano un messaggio d'amore per George e glielo manda tramite Flora. La bambina invece, per gelosia lo porta al patrigno che, infuriato, taglia con la scure il dito indice di Ada perché non possa suonare più e lo invia a Baines, avvertendolo che taglierà altre dita, se egli rivedrà sua moglie. Quando però più tardi George affronta Stewart, accusandosi dell'intera responsabilità dell'accaduto, il marito, pentito, permette che Ada parta con lui, insieme a Flora e al pianoforte. Appena la barca si trova al largo, la donna ordina di gettare in mare lo strumento. E così vien fatto, ma una corda afferra per caso un piede di Ada, che cade in acqua legata al piano e morrebbe nel profondo, se un improvviso desiderio di vivere non la spingesse a lottare e a liberarsi. Giunti a terra e stabilitisi in un centro abitato, George fabbrica per Ada un dito in metallo, cosicché la donna può dare lezioni di piano e vivere serena, circondata dall'amore di lui, imparando perfino a parlare di nuovo. " Fotografia smagliante, ritmo lento, musica sofisticata, crudeltà strategica e trasgressione programmata." (Il Mattino, Valerio Caprara, 30/5/1993) " Il film di Jane Campion che ha vinto a Cannes la dimezzata Palma d'oro (per la prima volta in quarantasei anni il regista vincitore era donna) e che ha appassionato il festival, è davvero molto bello: misterioso, violento e squisito, sa unire estremismo romantico, ardente sensualità e altissimo stile, confermando un talento cinematografico forte e raro." (La Stampa, Lietta Tornabuoni 27/5/1993). Note - REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1993. - PALMA D' ORO (EX-AEQUO CON "ADDIO MIA CONCUBINA" DI CHEN KAIGE) E PREMIO PER LA MIGLIOR ATTRICE A HOLLY HUNTER AL FESTIVAL DI CANNES 1993. - OSCAR 1994 PER MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (HOLLY HUNTER), MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (ANNA PAQUIN) E MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE.
Flash : Katmandu il grande viaggio / Charles Duchaussois
Torino : SEI, 1993
Reprint SEI
Abstract: Proveniente da una famiglia di tutori dell'ordine, Barry Allen lavora come chimico nei laboratori della polizia scientifica di Central City, città che vive sotto la minaccia dei "cavalieri della notte", una banda organizzata e inafferrabile. I malviventi sono guidati da Nicholas Pike, ex poliziotto corrotto, a suo tempo denunciato da Jay, fratello maggiore di Barry e comandante dei reparti motociclistici della polizia. Durante un temporale, un fulmine colpisce il laboratorio nel quale Barry sta lavorando. Il giovane viene proiettato a terra dalla scarica, e numerose sostanze chimiche gli si rovesciano addosso. Affidatosi alla dottoressa Tina McGee degli Star Labs per le cure, Barry scopre di avere acquisito lo straordinario potere di muoversi a velocità supersonica. Intanto il criminale Pike trova la sua vendetta: scoperto che Jay Allen, il suo accusatore, è stato incaricato di scortare un prezioso trasporto, blocca il convoglio con uno stratagemma e lo uccide. La perdita del fratello convince Barry a mettere i propri poteri al servizio della legge. Nasce così "Flash", il nuovo difensore della giustizia, la cui figura scarlatta diverrà familiare a Central City come Superman a Metropolis e Batman a Gotham City. Film pilota della omonima serie televisiva, composta da 21 episodi andati in onda nei primi anni '90, che porta sullo schermo un altro famoso supereroe del mondo dei comics. Girato con l'originale impostazione visiva inaugurata da Warren Beatty nel contemporaneo Dick Tracy, al serial arrise un discreto successo. Inevitabile un sequel, realizzato con l'usuale sistema di "cucire" assieme due puntate del telefilm. Curiosamente, ritroveremo gli Star Labs nel serial "Lois & Clark". Il sequel:Flash 2 - La vendetta di Trickster (1991).
TITANIC [Videoregistrazione / regia di James Cameron
Abstract: Rose ha diciassette anni, una madre egoista, un fidanzato facoltoso e una vita pianificata. Imbarcata sul Titanic e insoddisfatta della propria subalternità al futuro sposo incontra Jack, romantico disegnatore della terza classe che ha vinto a poker un biglietto per l'America. Contro le convenzioni e il destino, che chiederà il conto in una notte senza luna, Rose e Jack si innamorano, spiegando il loro spirito come i motori del più grande transatlantico del mondo. Lanciato nella sua prima traversata oceanica il Titanic è colpito al cuore da un iceberg, 'affondando' millecinquecento persone e il futuro dei due giovani amanti. Ottantaquattro anni dopo l'ultracentenaria Rose, scampata al naufragio e sopravvissuta a Jack, racconterà a un gruppo di scienziati la meraviglia di un amore interclassista e la stupidità di un mondo diviso in classi. Un mondo che il Titanic inabisserà in un oceano nero il 15 aprile del 1912. Ogni film di James Cameron è un viaggio e insieme un processo di apprendimento. Una 'traversata' che coniuga spettacolarità, azione, emozione e precipitazione struggente. Del movimento, inteso come atto ma soprattutto come attitudine mentale e disposizione dello spirito, Titanic è l'esempio più compiuto, che sposta acqua, corpi e intelligenze, che eleva due adolescenti sopra o sotto il livello a cui vivono gli altri, superando i divieti del censo e della cultura edoardiana. Film smisurato nel budget, nell'ispirazione kolossale, nella generosità sentimentale, nella costruzione di un universo fantastico che rievoca la realtà ma il cui senso eccede i limiti materiali, Titanic 'riprende' il mare. Quindici anni e undici Oscar dopo, il capolavoro abissale di Cameron torna in sala convertito alla tridimensionalità. Virtuoso della tecnologia 3D e creatore di un reale cinematografico più grande del reale, Cameron intuisce le possibilità del suo 'giocattolo' e rilancia, gettando il cuore, quello dell'Oceano e quello di tenebra, oltre l'ostacolo e giù giù fino alle radici del (suo) cinema. Accresce la 'profondità' dell'abisso in cui affonda a picco in verticale il transatlantico e approfondisce quella della superficie su cui scivola fluente in orizzontale, articolando le due 'rotte' con estrema fluidità. Espandendo la portata emozionale delle immagini e del narrato, già smisuratamente dilatato rispetto alle esigenze drammaturgiche del catastrofico, l'autore ritorna sulla prua con Jack e Rose, estremisti dell'amore capaci di azzardi imprevedibili che li spingono oltre, oltre l'universo limitato della nave, oltre i muri, le porte e i cancelli che separano due umanità. Umanità che il naufragio, ad opera di una natura imperturbabile, ingoia, annega e 'pacifica' dentro una tragedia consumata sullo schermo in tempo reale. Una disgrazia che, a dispetto delle sue dimensioni, Cameron descrive intimamente, scovando negli ambienti della nave, sui ponti, nelle cabine, lungo i corridoi la morte singola, isolata, rassegnata, disperata, consapevole. Quella del capitano davanti al timone, quella del magnate americano rincuorata dal brandy, quella di una madre e i suoi bambini dentro una favola, quella di un'orchestra afferrata al proprio strumento. (Ri)colorando i toni prometeici della macchina dei sogni della White Star Line, proiezione di potenza e insieme di fallimento, il regista fa riemergere dal profondo le immagini depositate negli occhi degli spettatori e in quelli di Rose, che in dissolvenza ritrova quelli di Jack. Eroe romantico che viaggia in basso ma guarda in alto Rose sulle tavole del ponte di coperta, conquistandola a passo di danza e a colpi di candore, trascinandola nel 'mare' della vita e amandola per sempre nella sospensione ovattata dell'oceano.
Roma : Istituto Luce, 1997, 1997
Torino : Einaudi, 1998
Einaudi tascabili. Stile libero ; 581
La GRANDE GUERRA : 1915-1918 [Videoregistrazione
Milano : Cinehollywood, 1980
Abstract: Il piantone romano Oreste Jacovacci ha promesso al coscritto milanese Giovanni Busacca di farlo riformare dietro compenso; ma Giovanni è fatto abile e, ormai in divisa, cerca Oreste per dargli una lezione. Tuttavia quando si ritrovano, i due diventano amici e finiscono insieme a Tigliano, un piccolo paese nelle retrovie, dove attendono, di giorno in giorno, di essere mandati al fronte. Nel frattempo Giovanni, avendo incontrato Costantine, una ragazza di facili costumi, si concede qualche distrazione, ma alla fine si trova alleggerito del portafoglio. Giunge il giorno temuto: Giovanni ed Oreste sono mandati al fronte, dove fanno conoscenza di nuovi commilitoni: il tenente ex professore di ginnastica, il soldatino che spasima per Lyda Borelli, il cappellano Bonoglia. Viene il Natale, festeggiato alla meglio; passa l'inverno, si annuncia la primavera; riprendono più vivaci i combattimenti. Oreste e Giovanni, mentre sono di pattuglia, incontrano un soldato austriaco: potrebbero ucciderlo, ma non si sentono di farlo. Poi inizia la battaglia: morti e feriti, attacchi e contrattacchi. Oreste e Giovanni sono incaricati di portare un messaggio, ma mentre si dispongono al ritorno si trovano separati dal loro gruppo. Per ripararsi dal freddo indossano cappotti nemici: scoperti dagli austriaci, vengono considerati spie. Potrebbero salvarsi se consentissero a fornire informazioni sulla missione di cui erano incaricati. Dapprima i due esitano e sono quasi disposti a transigere con la coscienza ma di fronte all'arroganza dell'ufficiale che li interroga, Giovanni rifiuta di parlare e viene fucilato. Oreste segue il suo esempio e subisce la stessa sorte. Il loro sacrificio non è inutile: i loro compagni sono all'attacco e la vittoria non è lontana. "Va detto che Sordi, Gassman e una bravissima Silvana Mangano, ben diretti, offrono splendidi saggi recitativi e che la morbida fotografia di Rrotunno, da stampa grigiastra, ottiene magici risultati. Naturalmente persistono molti lati negativi, il deteriore bozzettismo paesano (...) molte pagine di facile effetto, il frammentarismo che non crea il quadro completo ma il risultato finale resta più che notevole". (Mario Bianchi, "Ferrania", 11, 1959). "In fondo non era un film dissacratore, non era un film così tanto antimilitarista, ma un film che proponeva un esempio di patriottismo con buon senso, un patriottismo della gente semplice, che diventa eroica quando ce n'è bisogno. Eroi se è il caso; eroi per caso; eroi del caso." (Oreste De Fornari nel documentario 'I sentieri della gloria', vedi scheda). Note - IL FILM E' STATO GIRATO IN FRIULI, A VENZONE, SELLA SANT'AGNESE (SOPRA OSPEDALETTO), PALMANOVA E NESPOLEDO DI LESTIZZA. NEL 2004 SUI LUOGHI DELLE RIPRESE CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE E' STATO GIRATO UN DOCUMENTARIO DAL TITOLO "I SENTIERI DELLA GLORIA" CHE VEDE IL REGISTA E LO SCENOGRAFO TORNARE NEGLI STESSI POSTI A 45 ANNI DI DISTANZA. - LEONE D'ORO ALLA MOSTRA DI VENEZIA 1959 EX-AEQUO CON "IL GENERALE DELLA ROVERE" DI ROBERTO ROSSELLINI. - NASTRO D'ARGENTO 1960 AD ALBERTO SORDI E ALLO SCENOGRAFO MARIO GARBUGLIA. - DAVID DI DONATELLO 1960 A VITTORIO GASSMAN E ALBERTO SORDI E AL PRODUTTORE DINO DE LAURENTIIS. - IL FILM E' STATO RESTAURATO NEL 2009 DA CSC - CINETECA NAZIONALE, AURELIO DE LAURENTIIS. - LA VERSIONE RESTAURATA E' STATA PRESENTATA ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2" COME FILM DI PREAPERTURA.
Stazione primavera [Videoregistrazione / Scuola media statale Calvino ; nuvole
[S.l. : s.n.], 1996
La CITTA' dei ragazzi 1997 [Videoregistrazione / Comune di Vimercate ; a cura del Gruppo Duracell
[S.l. : s.n.], 1997
Milano : Medialogo, 1995
I LUOGHI dei misteri [Videoregistrazione
Milano : Cinehollywood, [s.d.]
Viaggi nell'ignoto
[S.l.] : Wolper Pictures, 1971
Family Entertainment
Abstract: Willy Wonka è il proprietario di una fabbrica dolciaria nota per la squisitezza dei suoi prodotti. Poiché gli ingegnosi brevetti per la produzione dei dolci sono oggetto dell'interessata curiosità dei concorrenti, da anni Willy Wonka non permette a nessun estraneo di varcare la soglia della fabbrica. Un giorno viene annunciato il lancio di un concorso internazionale: le cinque persone che troveranno all'interno di una tavoletta di cioccolato "Wonka" un talloncino d'oro saranno ammesse alla visita della fabbrica e potranno attingere gratuitamente, vita natural durante, ai suoi prodotti. In tutto il mondo si scatena immediatamente la caccia ai "Wonka d'oro": finalmente, escono fuori i cinque bambini favoriti della fortuna che, accompagnati dai familiari, possono entrare nella misteriosa fabbrica. Le meraviglie dello stabilimento, nel quale lavorano gnometti dalla pelle color arancio, lasciano ammirati i visitatori, che però uno alla volta verranno puniti perché dimostratisi troppo golosi o capricciosi. Uno solo, Charlie, il più povero e onesto, riuscirà a superare le varie prove alle quali lo sottoporrà l'originale Willy Wonka.
Milano : Imperial Bulldog Home Video, 1992
PIMPA in giro per il mondo [Videoregistrazione / disegni di Altan
Milano : Fonit Cetra Video, [199-?]
Pimpa ; 1
Un anno con Elvis [Videoregistrazione / Ligabue
[Milano] : Wea, 1996
Una SINFONIA per il Molgora [Videoregistrazione
[S.l. : s.n.
FARINELLI [Videoregistrazione : voce regina / regia di Gerard Corbiau
Abstract: A Napoli, nei primi anni del 700, con il padre vivono Riccardo e Carlo Broschi: il primo ha dieci anni più del fratello e scrive canzoni sacre e pezzi d'occasione nello stile - ma non certo con il talento - di molti musicisti operanti in quella coltissima città, mentre il fratellino, che fa parte di una cantoria in Chiesa, possiede per natura una voce d'angelo. Un giorno non riesce a farsi uscire dalla gola un solo suono davanti al grande Nicola Antonio Porpora (che ha accettato di sentirlo, perché colpito dal suicidio di un amico cantore, terrorizzato dalla castrazione, di cui si abusava quando le donne non potevano in Chiesa ricoprire ruoli vocali femminili, Riccardo Broschi, però ambizioso com'è (ha cominciato a comporre "l'Orfeo"), profittando di una malattia di Carlo, ridotto in stato di incoscienza, gli somministra dell'oppio, lo immerge in una tinozza di latte e lo castra. La sua voce gli preme troppo: essa deve restare per sempre purissima e con Carlo - ribattezzato Farinelli - i due condividono onori e gloria per anni e anni. Cominciano così i concerti gremiti ed i fastosi spettacoli teatrali a Napoli, a Vienna, a Londra e, con la protezione del Re, in Spagna. A Londra pontifica Georg Friedrich Haendel, che detesta Farinelli, diventato ormai il più splendente degli astri. Le donne cadono in delirio per il cantante napoletano, ma il castrato trionfante sulla scena, ai vertici della celebrità non è felice: egli sa di non essere un uomo completo e la malinconia lo incupisce. Una bella vedova inglese, Margareth Hunter, non accetta la richiesta di sposarlo e Carlo ripiega sulla nipote Alexandra Keene, innamorata di lui ed insorta in difesa. Intanto ferve a Londra la lotta tra il pubblico del Covent Garden - regno di Haendel - e quello del Teatro della Nobiltà, dove Porpora ha moltissimi ammiratori. Tre anni dopo Riccardo ha ultimato il suo faticosissimo "Orfeo"; lo offre al fratello, che lo rifiuta. Ormai a Madrid egli canta solo per Re Filippo V che, malato, crede di trovare in Farinelli la sola medicina efficace a calmarlo. Riccardo si taglia le vene durante un'eclissi solare ed ecco che il cantante gli è fraternamente vicino: i due non possono separarsi. Poi come è accaduto in passato con tante altre donne, Carlo, innamoratosi di Alexandra lascia al fratello di completare e rendere fertile la propria vana passione. Un bambino deve nascere, mentre Riccardo fugge a cavallo da Madrid dopo aver distrutto lo spartito de "l'Orfeo". "Un canovaccio barocco quasi quanto l'epoca e le cornici. Le diatribe musicali fra Haendel e Porpora sono date spesso in modo approssimativo, le continue esibizioni in teatro di Farinelli si riducono a uno sfoggio ridondante di orpelli settecenteschi e di gorgheggi da cantante sopranista, insistiti, ripetitivi, non sempre ben collegati all'evolversi della vicenda, lo scontro fra i due fratelli al momento della rivelazione del misfatto serve quasi soltanto ad aggiungere alcune scene madri alle tante che, quasi come un leit-motiv, costellano il racconto; con qualche momento intenso quando ci si raccoglie attorno alla disperazione di Farinelli di non essere un uomo completo e quando gli si disegnano di fianco alcune figurette femminili non prive di interesse. In tutto il resto prevale solo l'impegno di far spettacolo con le musiche, i costumi, le scenografie, trascurando troppo spesso l'analisi delle psicologie, pur affidate, almeno quelle dei due fratelli, a delle problematiche precise. (...) Farinelli è Stefano Dionisi, un attore che stimo, qui però è costretto a mimare i canti che gli doppia un soprano al computer: con effetti difficilmente convincenti. Il fratello è Enrico Lo Verso, in equilibrio abbastanza attento fra gli affetti e l'interesse, prima, e dopo il turbamento e il rimorso per l'azione compiuta." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 marzo 1995) "Candidato all'Oscar per il miglior film straniero, 'Farinelli' è un prodotto spettacolare che nelle scenografie di Gianni Quaranta, molto ben fotografate, da Walter Van den Ende, divulga in maniera sontuosa un capitolo della musica europea. Il problema è che nel mettere in scena il suo teorema sul rapporto fra arte e vita, la sceneggiatura è più pretenziosa che convincente: poco ci interessano i furori di Haendel, impersonato da Jeroen Krabbe, e poco i rimorsi del loffio Riccardo (Enrico Lo Verso), che fu causa dell'evirazione del fratello. Molto ci intriga invece il Farinelli di Stefano Dionisi. Interpretare un castrato impennacchiato che sullo sfondo di uno scenario barocco canta con voce femminile e riuscire a essere così conturbante da rendere credibile l'entusiasmo delle platee di un tempo e così dolente da coinvolgere il pubblico di oggi sul dramma della mascolinità perduta è una scommessa che pareva impossibile e che l'attore ha vinta." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 17 marzo 1995) "Come si fabbrica un evento di massa all'europea? Cambiano gli ingredienti ma la ricetta è più o meno la stessa. Molti temi colti o presunti tali, resi il più semplici e spettacolari possibile; un sostanzioso aggancio all'attualità; una bella dose di Storia e Tradizione, specialità del vecchio continente. 'Farinelli' in questo senso è esemplare, quasi didattico. Come un abito sul quale il sarto ha lasciato gli spilli e le imbastiture. ( ...) Aggiungete il dettaglio hard perché la castrazione talvolta impediva la procreazione ma non l'accoppiamento, e il quadro è completo. Ecco dunque l'irresistibile Farinelli (Stefano Dionisi), al secolo Carlo Broschi, dividere con il fratello Riccardo (Enrico Lo Verso), suo compositore ufficiale, donne e successi, onori e denari." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 marzo 1995) Note - REVISIONE MINISTERO MARZO 1995. - DAVID DI DONATELLO 1995 PER MIGLIORE COSTUMISTA AD OLGA BERLUTTI. - IL FILM SI ISPIRA ALLA VITA DI CARLO BROSCHI, IL PIU' NOTO CASTRATO DEL XVIII SECOLO. IL TIMBRO DELLA SUA VOCE E' STATO OTTENUTO AL COMPUTER FONDENDO LA VOCE DEL CONTROTENORE DEREK LEE RAGIN CON QUELLA DEL SOPRANO EWA MALLS GODLEWSKA. PER DOPPIARE IL PERSONAGGIO, DIONISI HA PRESO LEZIONI DI CANTO PER DUE MESI.
[S.l.] : Gaumont, 1984
Abstract: Trasposizione dell'opera (1875) di Georges Bizet in ambienti realistici per la quale, oltre a P. Domingo e R. Raimondi, Rosi ha scelto un soprano newyorkese di origine portoricana anche fisicamente assai adatta alla parte e a quella macchina acchiappasbagli che è la cinepresa. Si può discutere all'infinito sulla scelta realistica, ma almeno a livello figurativo (fotografia di P. De Santis, scene e costumi di E. Job) il risultato è sontuoso.
La storia di Peter Coniglio [Videoregistrazione / Beatrix Potter
Milano : Cinehollywood, 1994
Milano : Medialogo, 1994
Robin hood [Videoregistrazione / Walt Disney
[S.l.] : Walt Disney home video, 1992
Iclassici Walt Disney
Abstract: NellInghilterra del XIII secolo, Robert Longstride è un abile arciere dellesercito di Riccardo I, impavido sovrano in guerra coi francesi. Una freccia uccide il monarca e convince Robert e i suoi amici a congedarsi dallarmata e a fare ritorno a casa, ma nel tragitto soccorrono Sir Loxley, incaricato di annunciare lavvenuta morte di Riccardo e di consegnare la sua corona. Sul punto di morte il nobile uomo strappa allarciere una promessa, dovrà restituire la sua spada al vecchio padre nella contea di Nottingham. Uomo di parola, Robert si recherà nella tenuta di Loxley, dove per volere del vecchio Walter assumerà lidentità del figlio defunto e i diritti sulla bella consorte, Marion. Superba e riottosa, la donna non vuole saperne di quellimpostore che si rivela però gentiluomo. Scoperto di essere figlio delluomo che scrisse la Carta della Foresta, sventato un complotto francese ai danni dellInghilterra e deciso a reagire ai soprusi di Giovanni Senzaterra e senza cuore, Robert impugnerà arco e frecce e cavalcherà coi suoi uomini per la vittoria. Restituita la gloria alla sua terra, larciere viene dichiarato fuorilegge. Rifugiatosi nella foresta di Sherwood con una Marion ormai innamorata diventerà Robin Hood e leggenda. Dopo il generale Massimo Decimo Meridio, divenuto poi stella dellarena, Ridley Scott mette in scena un altro eroe guerriero di impeccabile fattura, interpretato dal volto e dalla fisicità gladiatoria di Russell Crowe. Meno epico e rutilante del Gladiatore, Robin Hood, storia di un esperto arciere a un passo da Sherwood e dalla leggenda, esaudisce comunque levasione nel passato e lidentificazione con un personaggio verticalmente positivo. Spade sferraglianti, fendenti metallici, lame nella carne, frecce di fuoco nel cielo, sangue a fiotti, corpi fatti a pezzi, la contea di Nottingham mutua il Colosseo e diventa una formidabile macchina teatrale piena di trucchi e sorprese, meraviglie e attrazioni, rivelando al suo centro un fuorilegge impenitente, fedele a un codice antico e alla bucolica Marion di Cate Blanchett. Archiviato (ma mai scordato) leroe in bianco e nero di Douglas Fairbanks, quello a colori di Errol Flynn, quello animato e antropomorfo della Disney, quello in calzamaglia di Mel Brooks, quello crepuscolare di Sean Connery e ancora quello in fuga dai mori e da uno sceriffo incapace di Kevin Costner, Ridley Scott rilegge la leggenda popolare inglese e impone un eroe generoso e libertario che trova la sua forza, la sua differenza e la sua specialità nellinterpretazione di Russell Crowe. È lui ad aggiungere loro e a diffondere sul film la lucentezza di un metallo più fatale dellacciaio. Che impugni una spada o brandisca unascia di guerra, che imbracci un arco o scagli una freccia, che cavalchi verso la gloria o seduca ai piedi di un talamo, lattore neozelandese è mirabilmente naturale sullo schermo, in grado di eseguire perciò senza sforzo apparente le più complicate performance. Questo accade non tanto (e non solo) perché Crowe ha alle spalle il senso epico dello spettacolo e il gusto della coreografia bellica in costume di Ridley Scott, quanto perché lattore ha maturato lunghe e faticose sedute di allenamento che hanno consentito allesecuzione del gesto tecnico di diventare seconda natura. Se il Maximus di Crowe fu il magnifico (s)oggetto del desiderio di Commodo, similmente il suo Robin Hood appaga leccitazione e la visione dello spettatore senza questa volta dover morire nellarena. Il suo arciere guerriero compie azioni credibili e giustificate, colpendo al cuore i cattivi e la menzogna della recita. Corpo in action quello di Russell Crowe, che si preoccupa di essere creduto mentre una foresta va in fiamme o sullo schermo piovono frecce e cenere. Braccio flesso e pollice alzato.