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Trovati 37862 documenti.
CAMERA con vista [Videoregistrazione / regia di James Ivory
Abstract: Guardata a vista da cugina zitella, giovane inglese soggiorna a Firenze dove incontra un compatriota spregiudicato e un po' stravagante. Tornata in Inghilterra dove l'aspetta un fidanzato noioso, deve fare una scelta. Tratto da un romanzo (1908) di E.M. Forster, è il film di Ivory di maggior successo in Italia. Uno straordinario cast di attori, squisita eleganza condita di ironia, la luce dei paesaggi toscani, l'analisi dei sentimenti. 8 nomination agli Oscar e 3 statuette: scenografia (Gianni Quaranta e Elio Altamura), sceneggiatura non originale (Ruth Prawer Jhabvala), costumi (Jenny Beavan e John Bright).AUTORE LETTERARIO: Edward Morgan Forster
QUI dove batte il cuore [Videoregistrazione / regia di Matt Williams
Abstract: Novalee Nation, diciassettenne incinta e senza genitori, viene abbandonata dal suo ragazzo nel corso di un viaggio dal Tennessee alla California. Sola e senza soldi, entra nel centro commerciale Wal-Mart dove comincia a rubare le cose necessarie per il suo bambino che partorisce all'improvviso sul pavimento. Diventa così una celebrità ed entra in un'improvvisata e particolarissima famiglia, composta da eccentrici amici con i quali diventa una donna forte e di successo. TRAMA LUNGA Novelee, 17 anni, in attesa di un bambino, lascia la casa nel Tennessee e insieme al ragazzo Willi Jack parte in macchina alla volta della California. Succede però che, arrivati in un centro commerciale nell'Oklahoma, Novelee scende e quando torna non trova più né la macchina né Willi. Rimasta sola, passa le notti nel grande magazzino. Finché partorisce, il fatto diventa pubblico, arrivano le televisioni e la sua vita comincia a cambiare. Accolta nella casa di due predicatori, sorella Thelma e il signor Spok, Novelee fa poi amicizia con Lexie, una ragazza ancora giovane ma con molti figli e nessun legame definitivo. Scoperta una passione per la fotografia, comincia a fare qualche servizio, mentre da lontano Willi, fatta un'audizione con esito positivo, diventa un cantante famoso. Dopo tre anni, in seguito ad un tornado, Thelma muore, Novelee ne riceve in eredità una bella somma di denaro. Intanto il ragazzo della biblioteca che da sempre l'ama, si vede respinto e va via. Quando torna lei dice di essersi sbagliata, ma il momento è ormai passato. Quindi Novalee legge la notizia che Willi, ubriaco, ha avuto un incidente. Lo va a trovare in ospedale, lui è senza gambe, le chiede di ricominciare, ma Novelee ormai ha davanti a sè una vita tutta sua. "Sceneggiato dalla premiata ditta Babaloo Mandel & Lowell Ganz ('Splash - Una sirena a Manhattan', 'Parenti amici e tanti guai', 'Scappo dalla città') e a sua volta tratto da un romanzo di Lillie Letts, la tenera commedia ha un impressionante cast di supportino-role, con Sally Field, Stockard Channing e Joan Cusack in bella evidenza". ('Ciak', agosto 2000) Note SUPERVISORE MISICALE: LISA BROWN
SCELTA d'amore [Videoregistrazione : la storia di Hilary e Victor / regia di Joel Schumacher
Abstract: Christina è in continua ricerca di cocaina di cui fa uso assieme al compagno e ai suoi colleghi di lavoro. Anche quando scopre di essere incinta, Christina continua la vita di sempre. Ma la bimba nasce prematuramente e i medici scoprono che la neonata è tossicodipendente, ed immediatamente viene portata via dalla madre. Solo allora Christina prende coscienza della situazione ed inizia la terribile lotta contro la dipendenza dalla droga per e riuscire ad ottenere la custodia della sua piccola. Il severo assistente sociale farà di tutto per evitare che la donna sbagli di nuovo. Ma il mostro della droga è sempre dietro l'angolo.
PAURA d'amare [Videoregistrazione / regia di Garry Marshall
Abstract: Uscito di prigione dopo un breve soggiorno (ha falsificato un assegno), Johnny trova lavoro in una caffetteria, mettendo a profitto le sue esperienze di cuoco: è un tipo estroverso, cinquantenne, e sa farsi ben volere. Comincia presto a corteggiare Frankie, una spenta cameriera delusa dalla vita, e passa rapidamente ad un amore apertissimo. Tra una ordinazione e l'altra, le esternazioni di Johnny si susseguono. Lei resiste e lui insiste, lei ha paura che un nuovo affetto a trentasei anni si risolva in una ulteriore delusione e Johnny la circonda di premure e di sentimenti genuini. E, quando ha appreso da lei che vi era stato un marito violento, il quale le aveva fatto perdere il figlio che attendeva, per cui Frankie di figli non potrà averne più, il cuoco non fa che centuplicare la propria passione. La coppia, non più giovanissima, fra lacrime e sorrisi pensa seriamente al matrimonio. "Storia in sostanza semplice del genere commedia dei sentimenti, più esplosivi quelli del simpatico cuoco, più pavidi e repressi quelli di Frankie. Una storia dal punto di vista narrativo affrontata con tocchi leggeri da parte del regista Garry Marshall. Ma con le frustrazioni di Michelle Pfeiffer lo scintillio non si può pretendere di trovarlo nè nel suo modesto alloggetto metropolitano, nè tra i tavoli della "caffetteria", ai cui clienti frettolosi le parole d'amore, farfugliate dai due di qua e di là dal bancone, non interessano. Grazie alla carica di simpatia di un Al Pacino in gran forma, espansivo, delicato e sincero, le ritrosie e i timori finiranno con il cadere e i pessimi ricordi di una povera donna che di lividi nel cuore ne accusa parecchi, sono destinati a sparire. Si ha spesso, è ben vero, paura di amare e di rischiare, ma per vincerla non vi è che un mezzo: provarci una volta ancora. Nel film di Marshall gli elementi positivi si alternano a quelli negativi. A una prima parte più leggera e amena anche nei dialoghi seguono momenti più stiracchiati e di troppa verbosità. La recitazione di Al Pacino, tutto tenerezze e profferte pazienti e quella della Pfeiffer, invelenita e lunatica, sono ben calibrate." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 113, 1992)
SABRINA [Videoregistrazione / regia di Sydney Pollack
Abstract: Nella bella residenza estiva della famiglia Larrabee, vivono anche vari domestici, fra cui l'autista Thomas Fairchild e sua figlia Sabrina. Sabrina è da sempre innamorata del più giovane rampollo dei Larrabee, David, un donnaiolo impenitente con già tre matrimoni falliti alle spalle. La sera prima di partire per Parigi per seguire un corso di cucina che la terrà lontana da David per un biennio, Sabrina tenta di togliersi la vita respirando il gas di scarico delle automobili chiuse in garage, ma viene salvata in tempo da Linus, il primogenito Larrabee, finanziere esperto che vive solo per il proprio lavoro. Una volta arrivata a Parigi, Sabrina impara l'arte della cucina e quella di credere nei propri sogni, così che quando rientra a Long Island due anni dopo con un nuovo taglio di capelli e i più sofisticati vestiti della moda francese, David la nota e comincia finalmente a farle la corte. Il suo comportamento non viene però visto di buon occhio dalla famiglia e in particolare da Linus, che ha già combinato per lui un matrimonio con una facoltosa ereditiera e che, affinché tutto vada come programmato, decide di mettersi fra lui e Sabrina. Si apre come una favola il decimo film di Billy Wilder, con la voce fuori campo di Audrey Hepburn che attraverso la formula classica del "c'era una volta" ci introduce al maniero dei Larrabee e alla dimensione fiabesca del racconto che seguirà. Rifacendosi a un testo scritto da Samuel A. Taylor, Wilder decide di aggiornare il mito di Cenerentola al costume degli anni Cinquanta e allo spirito della sophisticated comedy ("D'altronde siamo nel XX secolo", come dice più volte il personaggio di Bogart). Così, per adattare la tradizione della fiaba al progresso economico della modernità e istillare gocce di veleno nei balsami del romanticismo, concepisce l'impresa attraverso un processo di scrittura vivace (sviluppato di pari passo con il calendario delle riprese) e ammorbidisce l'aspetto satirico con i dolci primi piani di una fanciulla che illumina di grazia e di fascino tutto quel che la circonda. Il progetto di dare una lettura sociale al sogno del coronamento d'amore fra la ragazza lower class e il principe azzurro si inscrive in un rovesciamento dei principi classici della favola: il principe azzurro non è l'oggetto del desiderio della protagonista, bensì il fratello maggiore che intende sabotare i piani d'amore della coppia, un freddo capitalista figlio del New Deal rooseveltiano che ha visto Parigi solo dall'aeroporto durante uno scalo. Ma più che su Bogart (che sostituì all'ultimo e controvoglia Cary Grant) o su Holden, sul magnate integerrimo o sul romantico scapestrato, l'arguzia di Wilder si concentra su quei piccoli grandi personaggi collaterali che impreziosiscono le varie sequenze. Il padre di Sabrina che afferma che "Nessun povero è mai stato chiamato democratico per aver sposato un ricco" e che suddivide le classi sociali fra un sedile anteriore e uno posteriore con un finestrino in mezzo, o ancora il capofamiglia Larrabee, che paragona i desideri di David di sposare la figlia dello chauffeur alle azioni dei familiari sovversivi e assassini, sono quei piccoli tocchi di humour che rendono la pellicola di Wilder una gemma preziosa.
HARDBALL [Videoregistrazione / regia di Brian Robbins
Abstract: TRAMA BREVE Conor O'Neill è un allenatore di una squadra giovanile di baseball, i Kekembah, composta da dieci ragazzi intorno ai dieci anni. Il compito di Conor è quello di amalgamare le diverse personalità dei giovani giocatori e formare una vera squadra. Quando i penosi risultati scolastici di Kofi e Ray-Ray minacciano la loro presenza nella squadra, Conor va a parlare con la loro insegnante, la signorina Wilkes, e scopre che tutti e due hanno a cuore il destino dei ragazzi. Nonostante gli sforzi, Conor ha ancora tanti ostacoli da superare, in effetti la squadra è carente nella tecnica, a differenza dei rivali Bua Was. Ma l'ostacolo più grande di Conor è se stesso. TRAMA LUNGA A Chicago Connor 0'Neill, giovane senza lavoro e dedito al gioco, è incalzato dai creditori che lo minacciano se non salderà i debiti entro breve tempo. Messo alle strette, Connor si rivolge ad un amico, il quale gli fa una proposta inattesa: allenare una squadra di baseball di bambini per 500 dollari a settimana. Connor non ha scelta e, poco dopo, si reca sul posto: un campetto mal ridotto in mezzo alle case popolari alla periferia della città. Qui il baseball è svolto soprattutto in funzione di aggregazione, d'intesa con la scuola pubblica locale dove si fa quello che si può per mandare avanti i programmi. Connor, che ha preso contatti con l'insegnante Elizabeth, si trova di fronte un gruppo di ragazzini litigiosi e capaci di esprimersi solo in modi pesanti. La squadra, che si chiama Kekambas e non ha quasi attrezzature, deve partecipare ai campionati scolastici ma non ha alcuna preparazione. Cominciando praticamente da zero, Connor riesce a mettere un po' di ordine, ad assegnare i ruoli, a far capire gli obiettivi che si pongono. Quando i creditori lo incalzano, Connor dice che ormai è fuori, che con la vita di prima ha chiuso. Un pomeriggio porta i ragazzi allo stadio dove nessuno di loro era mai entrato. Ora i Kekambas sono attesi dall'incontro con i Bua Wans, sfida decisiva per entrare nel campionato finale. Quella sera, tornando a casa, due fratelli restano coinvolti in una sparatoria, e il piccolo G muore. In chiesa, al funerale, Connor prende la parola e lo ricorda con affetto. Quindi si ritrovano sul campo, giocano per G-boy e vincono. "Uscito negli USA pochi giorni dopo la tragedia di Manhattan, il film ha avuto un discreto successo perché dà corpo alla voglia di riscatto degli americani. 'Hardball' di fatto è una rivisitazione in chiave drammatica della serie family anni '70 degli 'Orsi', che gioca le sue carte migliori proprio sulla redenzione e il riscatto del protagonista attraverso il rapporto con i bambini e il desiderio di questi ultimi di appropriarsi di uno spicchio di sogno americano attraverso il baseball. Peccato che il film lasci inespressa una buona quantità di spunti interessanti e pecchi di eccesso di semplificazione nel rapporto adulto/ragazzini, i quali rappresentano la vera sorpresa e ricchezza del film con la loro disarmante naturalezza". (Fabrizio Liberti, 'Film Tv', 12 marzo 2002)
RITORNO a casa [Videoregistrazione / regia di Manoel de Oliveira
Abstract: Al Stephenson, Fred Derry e Homer Parish sono tre reduci di guerra. Come tanti altri, dopo anni trascorsi al fronte, lontano da casa, i tre fanno fatica a capire i cambiamenti avvenuti, a rapportarsi con le persone a cui vogliono bene ma che sono abituati a considerare lontane e a reinserirsi nell'universo lavorativo. Soltanto dopo un periodo di smarrimento riusciranno a trovare il loro posto e ad accettare se stessi. Note - REMAKE TELEVISIVO DI "I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA" (1946) DI WILLIAM WYLER.
TABU' [Videoregistrazione = Gohatto / regia di Nagisa Oshima
Il CERCHIO [Videoregistrazione / regia di Jafar Panahi
Abstract: Nelle strade di Teheran si incrociano le vite di donne con storie diverse ma dai destini comuni: una ragazza ha appena partorito una bambina. Lei non lo sa ancora, ma entrambe sono già indesiderate. Tre donne vengono rilasciate dal carcere con un permesso temporaneo. Il bisogno di denaro per fuggire le porta a compiere gesti disperati. Sola e senza documenti una giovane è costretta a mentire e ad implorare un biglietto per lasciare la città. Un'altra donna è costretta ad abbandonare in strada la figlioletta nella speranza che possa trovare una famiglia in grado di mantenerla. Tutte si ritroveranno insieme nella stanza-prigione di un commissariato. TRAMA LUNGA Dai risultati dell'ecografia tutti si aspettavano un maschio, e invece Solmaz mette al mondo una bambina. Nella sala d'attesa dell'ospedale l'anziana madre di Solmaz teme ora il peggio: i suoceri infuriati chiederanno il divorzio. Arezou, Nargess e Maedeh sono uscite di prigione con un permesso temporaneo. Cercano denaro per fuggire, e Arezou fa di tutto per aiutare Nargess a tornare nel villaggio dell'infanzia. Pari è appena scappata di prigione. Minacciata violentemente dai fratelli, si ritrova sola per strada. Incinta e non sposata, cerca invano di abortire. Viene allontanata e respinta, e così sperimenta la verità di ciò che le dice un'altra donna: "Senza un uomo non puoi andare da nessuna parte". Elham ha un buon lavoro e un matrimonio felice. Il prezzo da pagare per mantenere questo equilibrio è troncare i rapporti con la famiglia e gli amici del passato. Elham vive con la paura che suo marito medico scopra la verità sui suoi trascorsi in prigione. Uscita di prigione dopo una lunga pena, Monir scopre che suo marito ha preso una seconda moglie e che la loro figlia è ora molto legata alla 'numero due'. Nayereh ha già provato altre volte ad abbandonare la figlioletta. Ragazza madre, è convinta che la piccola possa stare meglio in una vera famiglia. La osserva da lontano, poi vaga per le strade ed accetta un passaggio da uno sconosciuto: la polizia li ferma, lei non ha alcun legame con l'uomo ed è in posizione illegale. All'ospedale la porta della stanza di Solmaz (che non si vede mai) si chiude. Il cerchio si è completato. "Una storia di donne, per Jafar Panahi, pluridecorato regista entrato nel grande circuito internazionale e nel gruppo dei "cineasti iraniani illuminati" dopo essere stato riconosciuto un grande autore con il suo Il palloncino bianco, e, successivamente, con Lo specchio. I suoi titoli sono il massimo della semplicità, quasi ordinari. I contenuti, i temi affrontati, non lo sono mai. Pochi mezzi e molte idee caratterizzano la cinematografia di quella Repubblica Islamica che conta ormai una buona e nutrita schiera di autori corteggiati dai maggiori Festival, avendo innescato un fenomeno singolare di attrazione e di interesse che ci si augura non sia soltanto una moda ed una curiosità culturale e nemmeno un effimero exploit locale. Non vale la pena attardarsi sulle questioni sociologiche per capire meglio la condizione femminile nella vita di un paese che regola il suo funzionamento, in modo capillare, secondo norme, leggi, abitudini legate ad un sistema teocratico islamico. Con prudenza e sincerità intellettuali Panahi se ne tiene ai margini: per molti e diversi motivi la donna non gode di vita più tranquilla e sicura negli altri paesi del cosiddetto Occidente. A modo suo, l'Islam tutela la donna con valutazioni etiche, religiose e sociali del tutto diverse dalle nostre. E con un diverso concetto di libertà e di dignità. Quando, dunque, Panahi legge su un giornale di una donna che si toglie la vita dopo aver ucciso le sue due figlie, si confronta con una notizia non specificatamente legata ad un luogo o ad un popolo. Ecco il suo ragionamento: "In molte comunità le donne sono i soggetti più deboli è come se vivessero in una grande prigione. E' come se ogni donna potesse essere sostituita da un'altra in un cerchio e questo finisce per renderle tutte uguali". Figlio, però, della sua terra, Panahi traccia il cerchio femminile a Teheran, le sue donne sono vincolate alle leggi e alle convenzioni dell'Iran e del Corano. Siamo di nuovo nell'ambito di un cinema sociale, ai limiti del documentaristico nelle immagini. Ma con un suo caratteristico e, questa volta, complesso arco narrativo: il "cerchio" si apre in un ospedale con la nascita ingombrante di una bambina e si chiude in una prigione con il ritrovarsi silenzioso ed immobile, in questa angustia metaforica, di tutte le donne protagoniste delle diverse micro-storie. Ciascuna di esse, nello svolgersi della propria vicenda personale, sfiora quella successiva poiché viene a contatto, per i più diversi motivi o per pura casualità, con la donna cui lascia quasi un simbolico testimone: lo spirito della libertà e il coraggio di affrontare la vita. Nell'ottica di questo encomiabile impegno sociale e artistico, il "cerchio" diventa un espediente interessante per legare passati e presenti diversi, per raccontarli, e per portare ad un medesimo, comune futuro. Il film, per questo, affascina senza commuovere, colpisce senza disturbare. E' bellissimo. Sono otto, le donne di Panahi. Sono tante, nel mondo, le donne che potranno capirle. E potranno aiutarle." (Luca Pellegrini, Rivista del Cinematografo on line, 7 settembre 2000). "Davanti al nuovo film di Panahi, l'autore del poetico 'Il Palloncino bianco', all'inizio si è tentati di mettersi in disparte tanto disperata ci appare la sorte di alcune donne di Teheran che, in questa cronaca nuda eppure pietosa, si passano la staffetta (...) Il film di Panahi che, mentre lo vede, pare escludere lo spettatore, si fa avanti a ore di distanza dalla proiezione e si impone prepotentemente a chi lo ha seguito". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 8 settembre 2000). "Il film è molto interessante, bello per la capacità totale di armonizzare la materia del racconto e la sua forma inquieta, interpretato da attrici efficaci, eloquenti". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 8 settembre 2000). Note - LEONE D'ORO, PREMIO FIPRESCI, PREMIO OCIC E PREMIO 'LA NAVICELLA SERGIO TRASATTI' ALLA 57MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2000). - IN PROGRAMMA AL 61. FESTIVAL DI BERLINO COME PROIEZIONE SPECIALE IN OMAGGIO AL REGISTA JAFAR PANAHI, GIURATO DEL FESTIVAL MA ASSENTE A CAUSA DI UNA CONDANNA POLITICA CHE GLI HA IMPEDITO DI LASCIARE L'IRAN.
YI-yi [Videoregistrazione / regia di Edward Yang
HAPPINESS [Videoregistrazione / regia di Todd Solondz
Abstract: Seoul. Colpito da una grave malattia, Young-su decide di abbandonare la sregolata vita notturna fatta di alcol, droghe e sesso facile e si ritira in un sanatorio in mezzo alla campagna. Qui incontra Eun-hee, anche lei paziente della casa di cura. I due si innamorano e decidono di abbandonare la struttura per vivere insieme in una fattoria. Con il tempo la salute di entrambi sembra migliorare e l'esistenza scorre tranquilla fino a quando i vecchi amici ritrovano Young-su...
LISTA d'attesa [Videoregistrazione / regia di Juan Carlos Tabio
Abstract: Una stazione, autobus strapieni e una lunga lista d'attesa. Ma l'attesa si trasforma in occasione di ritrovata solidarietà. Progressivamente le tensioni calano, risbocciano passioni sopite, nascono nuovi amori. E, soprattutto, si lavora insieme per migliorare quel piccolo mondo che è la fatiscente stazione d'autobus. Dopo Fragola e cioccolato e Guantanamera,girati con lo scomparso Tomas Gutiérrez Alea, Tabio realizza una piccola commedia che riconcilia con il cinema.
KEDMA [Videoregistrazione : verso Oriente / regia di Amos Gitai
Abstract: Una cronaca epico-musicale dell'arrivo della prima nave che nel 1948 porta in Palestina i sopravvissuti alla Shoah e degli scontri con le truppe inglesi, nel racconto di un palestinese e di un ebreo. TRAMA LUNGA Siamo a maggio del 1948, da gennaio Gerusalemme è assediata dagli arabi, accampati sulle colline o asserragliati nelle roccaforti lasciate loro dagli inglesi. A bordo di una vecchia nave arrugginita, la Kedma, i sopravvissuti della Shoah giungono come immigrati clandestini nella Terra Promessa. Rosa la Russa ascolta i racconti di Roman, un superstite del ghetto di Varsavia, ranicchiata tra le braccia di Yanoush il Polacco. Menachem, un adolescente, conosce solo l'yddish. Sulla spiaggia Moussa e la sua unità di combattenti del Palmach, l'esercito segreto degli ebrei, si preparano ad accoglierli. Non si sono resi conto che un distaccamento di soldati inglesi è pronto ad impedire lo sbarco illegale. Appena gli immigrati sbarcano, gli inglesi si precipitano ad arrestarli ma i soldati del Palmach cercano di bloccarli. Nel tafferuglio alcuni immigranti riescono a fuggire sulle colline. Dopo molte ore di marcia e dopo aver incontrato famiglie arabe in fuga davanti all'avanzata degli ebrei, arrivano in un accampamento improvvisato intorno ad un convoglio di rifornimenti per Gerusalemme sotto assedio. Due colline più in là la strada è bloccata. A Menachem, Yanoush e gli altri uomini vengono dati dei fucili e vengono mandati all'assalto. La battaglia è furiosa, Menachem muore insieme ad altri. La strada viene liberata per il convoglio, ma Yanoush vaga chiedendosi quale è stato il prezzo. "Ebreo ateo e pacifista, il regista denuncia con sincero orrore l'assurdità della strage di ieri, pensando a quelle di oggi. Al punto di non arretrare davanti all'anacronismo di due scene madri: il monologo di un vecchio contadino palestinese che preannuncia l'Intifada e l'ultima, dove l'ebreo Janusz si lancia in una lunga, accorata invettiva contro il comune destino dei due popoli, entrambi vittime di una tragedia storica che la violenza non potrà mai risolvere." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 maggio 2002) "Niente 'plot', nessun realismo, nemmeno nelle battaglie in cui i sopravvissuti alla Shoah si trovano subito coinvolti, ma una cronaca epico-musicale alla Brecht, o alla Straub. Che suggerisce lo strazio e le lacerazioni dei protagonisti, ebrei o palestinesi che siano, attraverso brevi scene punteggiate da canzoni, monologhi, invettive, a contrasto con paesaggi di calda, struggente bellezza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 17 maggio 2002) "Migliore regista che drammaturgo, Gitai si è preso l'operatore di Anghelopoulos, il bravissimo Arvanitis, che ha però una lungaggine incorporata. Per fortuna quando si arriva agli scontri di quella prima guerra fra poveri il modello diventa 'Paisà' di Rossellini e l'emozione prende alla gola. I dolenti monologhi paralleli di un palestinese e un ebreo suggellano, un maniera alquanto retorica, un film che per il resto è duro, crudo e nobilissimo, ispirato a un pacifismo della disperazione." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera, 17 maggio 2002). "Il Sionismo non entusiasma Gitai, che all'ultima Mostra di Venezia aveva già presentato 'Eden', ambientato subito e dopo la Seconda guerra mondiale. Al festival di Cannes ha ora raccontato con 'Kedma' lo sbarco presso Cesarea dei coloni giunti dall'Europa con un vecchio piroscafo, il 'Kedma' (in ebraico: oriente). Tutti parlano lingue diverse, in comune hanno solo fede e miseria. (...) Quanto allo spettatore, se non è sionista o antisionista, s'annoia. Chi poi ama i film di guerra, ne troverà poca: 'Kedma' è stato girato con minimi mezzi. E minima cura: le riprese sono avvenute in gennaio, dunque non tutti sono vestiti da gennaio. Ma lo storia si svolge in maggio." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 17 maggio 2002) "Il film procede con l'incertezza dei suoi personaggi, che si muovono a gruppi, inseguiti dagli inglesi, o inseguiti dai palestinesi, tra violenze subite e fatte subire, in stato di guerra sempre. Il paesaggio è duro, scrutato in piani sequenza semplici e magistrali, rotto da episodi bellici ma anche da dialoghi, monologhi soliloqui, talora deliri che pochi personaggi esemplari offrono, a didascalica sintesi del loro significativo percorso". (Goffredo Fofi, 'Panorama', 20 giugno 2002) Note - PRESENTATO IN CONCORSO AL FESTIVAL DI CANNES 2002.
CANICOLA [Videoregistrazione / regia di Ulrich Seidl
Abstract: TRAMA BREVE Cronaca di un week-end nei giorni di canicola estiva. Alla periferia di Vienna, soffocata dal caldo, la gente si aggira in mutande, bikini o addirittura nulla indosso, mentre la temperatura sale e l'aggressività latente potrebbe scatenarsi da un momento all'altro. TRAMA LUNGA Un fine settimana nel periodo più caldo dell'anno. Nella periferia di Vienna, in una serie di villette tutte uguali, alcune persone cercano di difendersi come possono dalla canicola. Anna passa il tempo nei parcheggi dei supermercati, fa l'autostop e all'occasionale guidatore/guidatrice comincia a fare l'elenco delle dieci malattie più frequenti, e altre simili classifiche. Finisce sempre con l'irritata reazione dell'automobilista. Il sig. Hurby é in giro per cercare di vendere sistemi d'allarme. Passa il tempo in macchina, suona alle porte, si vede incaricato di indagare su alcuni atti di vandalismo alle macchine del quartiere. Anche lui fa salire Anna, e la consegna come colpevole dei vandalismi. Claudia, giovane ed elegante, si incontra con il fidanzato Mario, appassionato di macchine. Dopo un po' lui è preso da attacchi di gelosia, allora urla, insulta e picchia la ragazza. Il Greco e sua moglie sono separati ma continuano a vivere nello stesso appartamento. Si ignorano, aspettando che l'altro vada via. Ma quando la moglie porta in casa un amante, la rabbia del marito esplode. Walter, ingegnere in pensione, ama il suo cane ed é molto scrupoloso nelle cose quotidiane: controlla la spesa, la pulizia di casa, i rumori del vicinato. Essendo la ricorrenza delle nozze d'oro, in ricordo della moglie defunta, fa restare la anziana domestica, che alla fine della giornata si esibisce per lui in uno spogliarello. Poi esce e scopre che il suo cane è stato avvelenato. Una maestra si depila davanti allo specchio, si trucca, si fa bella. Quando arriva Wickerl, il suo amante più giovane di venti anni, con lui c'è un amico. La serata va avanti tra canzoni e giochi sempre più rischiosi. La birra scorre, ma alcool e sesso finiscono per prevalere. Il giovane prende il sopravvento, legando Wickerl e costringendo la donna ad umilianti prestazioni erotiche e verbali. Nella notte alla periferia della città, si scorgono le figure di persone anonime sui terrazzi. "Non sono tanto le scene di sesso esplicito a (dis)turbare, né quella, disperatamente beffarda e sadica, in cui un tizio è costretto a cantare l'inno austriaco con una candela ficcata nell'ano. Quel che sgomenta è l'impossibilità da parte di tutti di convivere senza farsi del male, senza massacrarsi psicologicamente e fisicamente. Ancor più negativo se possibile del connazionale Haneke, Seidl mette in scena un frammento dell'opulenta società austriaca come un autentico girone infernale". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 settembre 2001) "Dopo averlo visto, ho giurato che non passerò mai un week-end a Vienna d'estate, specie se il termometro sale e sale, anche la periferia si spopola, non c'è un alito di vento e il metereologo annuncia tempo stabile". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 4 settembre 2001) "Nessuna pietà rivela l'austriaco Ulrich Seidl che in 'Canicola' si presenta come un Altman del degrado morale (...) A parte l'ossessione di sesso e violenza, il film tende alla constatazione piuttosto che alla denuncia e rivela una stridente petulanza che assurge a stile". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 4 settembre 2001) "(...) Quando scoppia un temporale e il diluvio cancella la canicola, ciascuno è solo, immensamente triste: e la tristezza è appunto il sentimento di questo film originale e ben fatto, presentato come scandaloso e invece desolato". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 settembre 2001) "Ulrich Seidl esordisce nel lungometraggio ma al suo attivo ha corti che dicono bellissimi e ha quasi cinquant'anni. Non è un ragazzino, sa quello che fa e fa un film distante, inquietante, spietato, collegando tra loro molti personaggi immobili nel loro piccolissimo margine di mobilità, rimasti in estate nei suburbi della grande città sotto un sole che non può scaldare dentro ma che accentua le frustrazioni e le furie di questa gente comune. Ci sono personaggi disturbati e indimenticabili, ci sono episodi da antologia in questa carrellata di interni e di esterni asettici, poco invitanti e poco confortevoli." (Goffredo Fofi, 'Panorama', 29 novembre 2001) Note - VINCITORE DEL "GRAN PREMIO DELLA GIURIA" ALLA 58^ MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA NELLA SEZIONE VENEZIA 58 (2001). - SUONO: EKKEHART BAUMUNG. - REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE/DICEMBRE 2001
ABC Africa [Videoregistrazione / regia di Abbas Kiarostami
Abstract: Nel marzo del 2000 Abbas Kiarostami e il suo operatore Seifollah Samadian arrivano a Kampala (Uganda) su sollecitazione di un'associazione umanitaria (la FIDA, Fonds International de Développement Agricole). Nel corso di dieci giorni riprendono con la loro camera digitale la vita di migliaia di bambini orfani a causa dell'AIDS. Il documentario racconta le loro lacrime e i loro sorrisi, il gioco e la scuola ma, soprattutto, riesce a compiere un piccolo miracolo: raccontare il dolore attraverso la gioia. Questi bambini, che siano adottati all'estero, o che vivano in comunità di accoglienza locali, hanno ritrovato il sorriso. In un documentario a tratti più toccante di un film strappalacrime, Kiarostami riesce a porci una domanda molto diretta: vogliamo che su questi volti torni la tristezza? Non hanno già sofferto abbastanza? Primo film girato dal regista in digitale e, forse, punto di non ritorno al 35 mm.
Le LACRIME della Tigre Nera [Videoregistrazione / regia di Wisit Sartsanatieng
Abstract: Fiammeggiante mélo romantico dal finale tragico dove l'ostacolo che si oppone al grande amore non è soltanto il conflitto di classe _ lei ricca borghese di Bangkok, lui modesto ragazzo di campagna _ ma anche il fatto che, per vendicare l'uccisione del padre, lui diventa fuorilegge, mentre lei è promessa in sposa a un capitano di polizia. Regista pubblicitario e sceneggiatore, Sartsanatieng esordisce nel lungometraggio con un irrealistico e ironico pastiche, recuperando temi, forme e caratteri dei ridondanti melodrammi thai degli anni '60 che, a loro volta, assimilavano tropi e stilemi dei mélo hollywoodiani dei '50, nonché dei western di Leone e Peckinpah. 1° film thailandese distribuito in Italia (dopo "Un Certain Regard" a Cannes), esige, per essere gustato, una lettura di 2° grado che riconosca riferimenti e ammicchi al cinema del passato; l'ardita stilizzazione coloristica e scenografica (manipolata col digitale); le staffilate di dolcezza nei dialoghi amorosi (con venature di buddismo); il manierismo teatrale della recitazione; la parodica ingenuità delle scene d'azione; l'efficace sconnessione temporale nella costruzione narrativa.
ITALIANO per principianti [Videoregistrazione / regia di Lone Scherfig
Abstract: Sei cuori solitari in un quartiere alla periferia di una cittadina danese: la loro vita cambia quando arriva un giovane pastore protestante convinto dal suo aiutante ad iscriversi ad un corso serale di lingua italiana. Di lì a poco il sacerdote diventa il perno di un gruppo di persone cui la vita ha inferto colpi durissimi. Così, con il passare del tempo, ogni persona riesce a superare la propria difficile situazione e a trovare un minimo di serenità. "Brioso, brillante, amaro, prevedibile ma fresco, 'Italiensk for Begyndere' appartiene alla tendenza 'Dogma' fondata da Lars Von Trier. Quindi è girato con luce naturale, con videocamera a mano, senza colonna sonora e con tutto quel che 'Dogma' prevede. Allo spirito corrosivo di 'Idioti' o di 'Festen' o di 'Mifune' subentra una tenerezza femminile. Ma funziona". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 10 febbraio 2001) "Se la regista danese Lone Scherfig aderisce a Dogma, il manifesto del '95 di Lars Von Trier & C., non ha però torto a definire il suo il primo film 'Dogma della seconda generazione', una commedia dal tocco leggero e amichevole, dove la sessualità ha per una volta un valore tutto positivo. (...) Spiritoso dall'inizio alla fine, il film di Lone culmina nel viaggio di tutta la classe in una Venezia romantica, ma inquadrata senza deformazioni folkloristiche. C'è solo da chiedersi come farà una eventuale (e auspicabile) distribuzione nostrana a rendere l'irresistibile italiano parlato con accento nordico da un gruppo di bravissimi attori". (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 10 febbraio 2001) "Commedia esilarante che è stata accolta con applausi scroscianti. (...) Gli attori, tutti sconosciuti anche nel loro Paese, hanno formato con la regista un gruppo chiamato 'Dogma', che ha per principio quello di fare un 'cinema della verità', secondo quanto è scritto nel loro manifesto. Niente scene girate in studio, solo macchine da presa, portatili e sempre luce naturale, senza riflettori. Un cinema povero, insomma, che ha dimostrato ancora una volta come a contare siano sempre e solo le idee". (Claudio Guidi, 'Il Tempo', 10 febbraio 2001) "Ispirandosi a tanti motivi cari al cinema nordico, l'autrice mette in scena il contrasto con i genitori indegni, il prete con la chiesa vuota, la scoperta di ignoti legami di sangue, la difficoltà nel riconoscersi come coppia. Campione d'incassi in Danimarca e vincitore di vari premi, 'Italiano per principianti' ha qualità che potrebbero far sorridere e commuovere anche dalle nostre parti. Ma come doppiarlo?". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 12 febbraio 2001) "Dallo stile della messa in scena si vede che la regista danese Lone Sherfig aderisce al Dogma, il manifesto promulgato qualche anno fa da Lars Von Trier per un cinema senza artifici. Il suo, però, è un Dogma della seconda generazione: ottimista. Fa di 'Italiano per principianti' un film allegro, amichevole, spiritoso dall'inizio alla fine e dove la sessualità ha un valore tutto positivo (...) Accolto con entusiasmo, l'anno passato, dal pubblico della Berlinale, 'Italiano per principianti' è un film praticamente bilingue; e sarebbe stato assurdo proprio altrimenti che in edizione sottotitolata. Tanto più che è irresistibile, per noi, ascoltare il bizzarro italiano parlato con accento nordico da un gruppo di bravissimi attori". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 maggio 2002) "Come ci vedono gli stranieri? Ovvero: che cosa significa 'Italia' nel resto del mondo? A vedere il graziosissimo 'Italiano per principianti' della danese Lone Scherfig, la nostra si direbbe la lingua dell'amore, della fantasia, della speranza. E' grazie ai corsi serali d'italiano difatti che un pugno di disperati di provincia trovano una via d'uscita. (...) Naturalmente, trattandosi di commedia danese, non mancano genitori pazzi, tragedie familiari, morti improvvise. Fino al lietissimo epilogo veneziano che almeno per noi non può non evocare 'Pane e tulipani', cui il film della Scherfig somiglia per tono e filosofia. Premio della Giuria a Berlino 2001. E Palma del coraggio all'Istituto Luce, che lo distribuisce nell'unico modo possibile: in lingua originale con sottotitoli" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 maggio 2002) "Girato secondo i comandamenti Dogma di autenticità e mancanza d'artificio dettati da Lars von Trier, il film danese racconta di sei persone che hanno in comune una singolare passione per la lingua italiana (...) Niente illuminazione artificiale né costumi né accessori; in compenso allegria, originalità, vitalità, alcuni momenti di autentica commozione e d'euforica spensieratezza". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 maggio 2002) Note DISTRIBUITO IN LINGUA ORIGINALE CON SOTTOTITOLI
FACCIA a faccia con gli squali [Videoregistrazione / prodotto da National geographic
National Geographic Video ; 16
Il COCCODRILLO del Nilo [Videoregistrazione / prodotto da National geographic
National Geographic Video ; 17
KODA, fratello orso [Videoregistrazione / prodotto da Walt Disney
Abstract: Verso la fine dell'Era Glaciale, tre fratelli Inuit vengono attaccati da un orso che uccide il maggiore dei tre. Kenai, il più giovane, abbatte l'orso ma viene trasformato magicamente in un esemplare dell'odiato plantigrado. Poiché Denahi, l'altro fratello unico superstite dell'attacco, è convinto che Kenai sia l'orso responsabile della perdita della sua famiglia, quest'ultimo deve sfuggire alla sua caccia. L'unica speranza di salvezza che gli resta è unirsi a un cucciolo di grizzly, Koda, che mostra al suo nuovo amico il vero significato della fratellanza. "Fra momenti comici e momenti drammatici, succede che si riflette. Se i racconti sulle trasformazioni sono una tradizione comune a quasi tutte le culture, d'altronde, non è un caso. L'unione fra due esseri diversi non è sterile. Dopo il difficile inizio, durante il quale ci si studia, ci si annusa, nasce la comprensione. Così, è proprio un cucciolo di grizzly che fa scoprire a un cucciolo d'uomo il vero significato della fratellanza. E Kenai finalmente riesce a vedere il mondo da una nuova prospettiva. Diventa perfino amico di due alci, capisce cose che fino a poco tempo prima non avrebbe mai potuto comprendere. Per questo terzo film realizzato dal Florida Animation Studio della Disney (i precedenti sono 'Mulan' e 'Lilo & Stitch') sono state composte sei nuove canzoni da Phil Collins, che debutta come autore". (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 5 marzo 2004) "Vi si respira un'aria da 'Bambi', come se la rivoluzione portata dalla Pixar nel cuore del vecchio cinema d'animazione non fosse mai avvenuta. La storia, molto semplice e lineare, riguarda un itinerario iniziatici; i temi di fondo sono largamente condivisibili, le parti serie si alternano con intermezzi comici, affidati a una coppia di alci fessi e, in sottordine, a un binomio di litigiosi caproni. Uno dei registi dichiara candidamente di avere fatto il film che gli sarebbe piaciuto vedere da bambino; e le buone intenzioni sono chiaramente visibili in questo piccolo, saggio e spesso delizioso cartoon. Tutto sta a vedere, adesso, se i bambini di oggi somigliano ancora ai bambini di una volta." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 marzo 2004) Note - VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE : JOAQUIN PHOENIX (KENAI), JEREMY SUAREZ (KODA), JASON RAIZE (DENAHI), RICK MORANIS (FIOCCO), DAVE THOMAS (ROCCO), D.B. SWEENEY (SITKA), JOAN COPELAND (TANANA), MICHAEL CLARK DUNCAN (TUG). - VOCI DELLA VERSIONE ITALIANA: STEFANO CRESCENTINI (KENAI), ALEX POLIDORI (KODA), NANNI BALDINI (DENAHI), MASSIMO OLCESE (FIOCCO), ADOLFO MARGIOTTA (ROCCO), FABIO BOCCANERA (SITKA), FRANCESCA PALOPOLI (TANANA), ALESSANDRO ROSSI (TUG).