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Trovati 37832 documenti.
CONFIDENCE [Videoregistrazione : la truffa perfetta / regia di James Foley
Abstract: Nellie Burton rinuncia al gioco d'azzardo in un saloon del West e va a fare l'infermiera in un ospedale della East Coast. Un medico si innamora di lei, e i due si sposano. L'ex complice del tavolo da gioco la incontra a New York e la ricatta con le lettere che lei gli aveva scritto. Rimasta senza soldi, la donna mostra le lettere al marito, ma lui le getta nel fuoco senza leggere, manda via il delinquente e rinnova la sua fiducia nell'amore della moglie. -BBr
ELEPHANT [Videoregistrazione / regia di Gus Van Sant
Abstract: Una giornata qualunque di un liceo americano di Portland. Per ognuno degli studenti il liceo rappresenta un'esperienza diversa, arricchente e amicale per alcuni, solitaria o difficile per altri. Ma per qualcuno l'esperienza può essere devastante. "Non c'è catarsi finale, né alcun tentativo di rassicurare lo spettatore: in questo consistono, a conti fatti, la terribilità e la bellezza di 'Elephant', il miglior titolo visto finora in competizione. E Van Sant si conferma il figlio più degno della controcultura americana, capace di rinunciare a Hollywood per fare esattamente il cinema che vuole". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 19 maggio 2003) "È una metafora della parzialità di ogni sforzo destinato a capire l'universo dei giovani con le sue anomalie pericolose, come le mortali sparatorie avvenute in certe scuole americane. Interpretato da non attori (gli adulti sono professionisti), il film descrive l'ambiente scolastico con gli ambulacri interminabili, le aule, gli uffici, la biblioteca, la cafeteria e i servizi. Risuona Beethoven suonato al pianoforte da una mano incerta, la stessa che poi prenderà il fucile. Come i ciechi dell'apologo, l'autore non cerca spiegazioni, ci mette davanti i fatti e ci congeda angosciati". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 4 ottobre 2003) "Un anno dopo 'Bowling a Columbine', il documentario-Oscar di Michael Moore, Gus Van Sant ha vinto una meritatissima Palma d'oro con un film che ne è l'esatto rovescio. Benché sia girato a Portland, Oregon, a due passi dai luoghi della strage, 'Elephant' è infatti enigmatico e ingombrante come il suo titolo, proprio perché non affronta il 'perché' ma rende a meraviglia il 'come'. (...) Qui Van Sant, come l'altro grande fenomenologo dei teen-ager Larry Clark, il regista di 'Kids' e 'Ken Park', proprio perché non spiega nulla risulta illuminante". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 ottobre 2003) "La strage è terrificante: sembra un teen-movie dell'orrore; invece sono eventi concreti, dei quali il film rifiuta di fornire approssimative spiegazioni sociologiche. Non c'è catarsi finale, né alcun tentativo di rassicurare: in questo consistono, a conti fatti, la terribilità e la bellezza di un film che s'installa nella mente dello spettatore, rifiutando di andarsene via". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 ottobre 2003) Note - PALMA D'ORO PER MIGLIOR FILM E PREMIO PER LA MIGLIOR REGIA AL 56.MO FESTIVAL DI CANNES 2003. - REVISIONE MINISTERIALE DEL 30.09.03
Il FANTASMA dell'opera / regia di Dario Argento
Abstract: Christine Daee ha grandi doti canore, ma tutto quello che è riuscita ad ottenere finora è un posto come ballerina di fila al Teatro dell'Opera. Christine ha però dalla sua parte un misterioso 'Angelo della Musica', un compositore sfigurato che vive nei sotterranei del teatro e che spaventa con ogni mezzo cantanti e ballerini della compagnia, convinti che si tratti di un fantasma. L'occasione per Christine arriva quando la primadonna Carlotta abbandona le prove generali. Le viene affidato il ruolo della protagonista e la sera della prima riscuote un enorme successo. Dalla sua esibizione rimane incantato anche il ricco proprietario del teatro, il Visconte de Chagny, che si innamora, ricambiato, di Christine. La relazione amorosa tra i due scatena le ire la feroce gelosia del Fantasma che decide di rapire la bella cantante e di portarla nei sotterranei per tenerla con sé per sempre... "Smantellando una tradizione horror che risale al film con Lon Chaney (1925), primo dei numerosi adattamenti del fortunato romanzo di Gaston Leroux (1910), il film che Joel Schumacher ha tratto dal supermusical di Andrew Lloyd Webber rinuncia a fare del protagonista una creatura infernale, ponendo invece l'accento sulla sua funzione di scomodo genius loci di un tempio della musica. La vicenda del soprano Christine, divisa fra l'amore per il nobile Raoul e l'attrazione per il sequestrato delle cantine, si può anche leggere metaforicamente come un episodio del contrasto fra vita e arte. Le immagini sontuose descrivono la pittoresca frenesia del palcoscenico facendo vibrare una visionarietà memore di Sternberg, Ophuls e Fellini." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 dicembre 2004) "Il musical campione d'incassi nel mondo, 'Il Fantasma dell'Opera', quello che ha fatto sognare finora 80 milioni di persone con oltre 65 mila repliche, vive sul grande schermo ed è evento. Se non altro, per il fatto che il cinema ha avuto il coraggio di appropriarsi di un vero e proprio gioiello operistico modellato espressamente sul palcoscenico nell'86 da un mito del musical come Lloyd Webber, il papà di 'Cats' e 'Jesus Christ Superstar'. E il miracolo si è compiuto: il passaggio è emozionalmente, esteticamente e musicalmente fedele, ugualmente grandioso. Merito di un acrobata della cinepresa qual è Joel Schumacher ('Batman Forever', 'Delitto a luci rosse', 'In linea con l'assassino') che per il leggendario, tormentato triangolo d'amore tra la dolce Christine, il violento, deturpato Fantasma e il virile Raoul confeziona un kolossal che rapisce, giocato tra passato e presente, tra il fulgore dell'Opèra del 1870 e il suo scheletro impolverato, tetro del 1919. Geniale la mano del tempo che soffia sui palchi del teatro, ottime le voci italiane di Luca Velletri, Renata Fusco e Piero Pignatelli che regalano ulteriore spessore agli interpreti Gerard Butler, Emmy Rossum e Patrick Wilson." (Leonardo Jattarelli, 'Il Messaggero', 17 dicembre 2004) "Anche se da 19 anni trionfa a Broadway, con record di spettatori (80 milioni) e d'ascolto (40 milioni di cd), il 'Fantasma dell'Opera' di Andrew Lloyd Webber ('Jesus Christ Superstar', 'Evita'), viene peggiorato dall'esibizionismo sfrenato del regista, Joel Schumacher. In Spettacolo di varietà di Minnelli, Fred Astaire, coinvolto da un regista colto e noioso in un Faust-musical di inaudita pesantezza kitsch, dopo l'ovvio fiasco, alleggeriva e decostruiva il kitsch, con l'humor. Qui si aspira invece a consacrare in requiem il musical." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 17 dicembre 2004) "C'era una comprensibile attesa per il film che Webber stesso ha prodotto e sceneggiato con il regista Joel Schumacher e che esce quasi in sincrono in tutto il mondo. Ma l'accoglienza per ora è stata mista: mentre esimi critici inglesi hanno stroncato la pellicola definendola la peggiore delle tante versioni realizzate (dal classico di Lon Chaney, 1925, all'horror di Dario Argento, 1998); la rivista americana 'Variety' ha espresso parere positivo, pur con la riserva che la mancanza di star possa penalizzare il risultato al botteghino. E intanto un pionieristico drappello di spettatori si è affrettato a scrivere su Internet pareri che definire entusiastici è riduttivo. Quale sarà l'indicazione vincente? Le grandi platee si sintonizzeranno sul gusto dei detrattori o su quello dei fans? E rispetto al pubblico italiano la scommessa è complicata dal fatto che da noi i film musicali non sono molto amati. (...) Nella regia di Schumacher, un abile regista che non lesina su passioni e barocchismi, il triangolo amoroso acquista una palpitante valenza romantica, ben intonata alla partitura che è la più "italiana" fra quelle di Webber. E se la Rossum è un'incantevole immagine prerafaellita, Butler è un fantasma seducente che non mancherà di accendere l'interesse del pubblico femminile." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 18 dicembre 2004) "Quanti problemi crea un musical cantato in playback a uno spettatore cinematografico? Moltissimi. Non basta sapere che Andrew Lloyd Webber, maestro dell'opera popolare contemporanea, ha voluto che il film tratto dai suo celeberimmo adattamento del romanzo di Gaston Leroux, fosse cantata nelle diverse lingue per le diverse platee. Non bastano voci italiane adeguate e un'accurata edizione dei dialoghi e dei testi. Sullo schermo quelle bocche enormi in primo piano sono continuamente scollate dalle parole. Un fuori sincrono che disturba, distrae lo sguardo e impedisce il coinvolgimento nella straziante vicenda d'amore dannato, tra acuti e tragiche memorie infantili, a tre fra la cantante Christine, il Fantasma mascherato e il proprietario del teatro Raoul. La partitura musicale trascina, l'impianto scenografico è fastoso e volutamente kitsch. Un altro dei problemi (e non ha attenuanti) della pellicola griffata con il nome di Webber, è la modestissima regia di Schumacher. Noiosa, immobile, imbambolata. Una regia inferiore aile invenzioni, ai dinamismo e ai colpi di scena degli allestimenti teatrali del musical." (Enrico Magrelli, 'Film TV', 20 dicembre 2004) Note - VOCI DELLA VERSIONE ITALIANA: IL FANTASMA (LUCA VELLETRI, CANTO - STEFANO BENASSI, DIALOGO), CHRISTINE (RENATA FUSCO, CANTO - MYRIAM CATANIA, DIALOGO), ROUL (PIETRO PIGNATELLI, CANTO - FRANCESCO BULCKAEN, DIALOGO), CARLOTTA (FIAMMA IZZO D'AMICO), PIANGI (CLAUDIO DI SEGNI, FIRMIN (EUGENIO MARINELLI), ANDRE' (CARLO REALI), M.ME GIRY (BARBARA CASTRACANE), MEG (MYRIAM CALZOLAI), PASSARINO (DAVIDE SOTGIU), CONFIDENTE (ALESSANDRA GONZAGA), PROMO DAMERINO (ADRIANO CAROLETTI), SECONDO DAMERINO (GIANLUCA ALONZI). - CORO DELLA ROMAN ACADEMY DIRETTO DA CLAUDIA ARVATI. - DUE CANDIDATURE AGLI OSCAR 2005: MIGLIORE FOTOGRAFIA (JOHN MATHIESON), MIGLIORE SCENOGRAFIA (ANTHONY PRATT, CELIA BOBAK), MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ('LEARN TO BE LONELY' DI ANDREW LLOYD WEBBER, CHARLES HART).
TOTO' Diabolicus [Videoregistrazione / regia di Steno
The Eye [Videoregistrazione = Lo sguardo / regia di Stephan Elliott
: Medusa, 1999
PRENDIMI l'anima [Videoregistrazione / regia di Roberto Faenza
Abstract: Il film narra le vicende di Sabina Spielrein, la giovane paziente dei due grandi luminari della psicoanalisi Freud e Jung, e del triangolo che si formò tra di loro dopo che Sabina divenne amante di Jung. Basato sul carteggio segreto tra i tre, trovato casualmente nel 1977, a Ginevra, negli scantinati del Palais Wilson - sede dell'Istituto di Psicologia svizzero - il film narra tutta la vita di Sabina, una giovane ebrea di una ricca e colta famiglia russa, che fu la prima paziente isterica trattata e guarita con il metodo freudiano. Il rapporto con Jung, che fu rivelato da una lettera anonima inviata alla madre di lei, fu da lui negato e vide Freud schierato con Jung contro di lei, che pure aveva accettato come allieva. Attraverso la testimonianza dei ricercatori che hanno consentito al regista - con una ricerca ventennale - di scoprirla, viene raccontata anche la vita di Sabina in Russia. Sabina, infatti, ormai laureata e sposata, torna in Russia dove vive durante il periodo stalinista, che nel 1936 aveva bandito la psicoanalisi, e dove lavora in un asilo infantile all'avanguardia fino a quando i nazisti la uccidono nel 1942 durante la seconda occupazione di Rostov sul Don, sua città natale, dove si era rifugiata con la figlia Renate. "A quanto racconta Faenza, il suo progetto più volte interrotto subì una svolta grazie all'incontro con l'ultimo sopravvissuto fra i piccoli allievi della Spielrein, che ispira alcune fra le scene più suggestive del film. Didascalica appare la cornice moderna, con la studiosa francese, lontana parente di Sabina, e lo storico inglese che indagano negli archivi dell'ex-Urss. Così come gli snodi più obbligati (l'attacco nazista e la morte della protagonista, ad esempio). Ma ogni volta che corre senza timore il rischio del kitsch, Faenza supera di slancio la freddezza che in passato frenava il suo cinema. Ben vengano insomma licenze storiche e poetiche se servono a smontare quel tabù che è, perfino per la psicoanalisi, il nostro corpo". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 gennaio 2003) "In un arco evocativo di quarant'anni l'autore ha voluto incorporare il tema della ricerca instaurando in parallelo la storia di due studiosi odierni e i frammenti della biografia di Sabina che si riescono a ricostruire. C'era il rischio che tutto si risolvesse in chiave di alto pettegolezzo: ovvero nel discusso rapporto amoroso fra la giovane malata d'isteria e Carl Gustav Jung (...) Una di quelle passioni difficili da riferire senza fare di lei una rovina famiglie e di lui un pavido traditore del giuramento di Esculapio. In una cornice di perfetta credibilità ambientale, di cui va dato atto allo scenografo Giantito Burchiellaro e alla costumista Francesca Sartori, e attraverso la fotografia di Maurizio Calvesi che lega bene con le citazioni dei quadri di Klimt, pur nella sintesi a volte sibillina tipica delle cavalcate storiche, 'Prendimi l'anima' mantiene spessore e dignità". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 gennaio 2003) "Un bel film d'amore, nella prima parte; quando il discepolo di Freud applica psicoterapia e libera associazione alla giovanissima paziente isterica, innescando un processo di transfert che li porta a letto insieme. (...) La passione tra Sabine e Jung, innamoratissimo ma sposato e timoroso di ripercussioni sulla carriera, è tratteggiata con partecipazione sincera: Faenza evita gli imbarazzi in cui il cinema incorre spesso quando rappresenta eroi, santi, artisti e medici famosi, regalandoci anche la bella e commovente sequenza di un ballo in ospedale psichiatrico. Le cose vanno meno bene nella seconda parte, introdotta da un viraggio in seppia della pellicola che fa 'epoca' e culminante nella strage della sinagoga di Rostov. Qui gli episodi si affastellano un po' telefonati e, malgrado la drammaticità degli eventi, la temperatura emotiva si raffredda". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 19 gennaio 2003) "Il film, impeccabile, è interpretato molto bene soprattutto dai protagonisti, Emilia Fox e Iain Glen". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 24 gennaio 2003) Note - FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL DIPARTIMENTO DELLO SPETTACOLO. - LA SCENEGGIATURA E' STATA PUBBLICATA DA ARCANAFICTION (2003) CON IL TITOLO "PRENDIMI L'ANIMA" . IL LIBRO HA IN APPENDICE LA CARTELLA CLINICA DI SABINA S. E L'INTERVISTA ALL'ULTIMO BAMBINO DELL'ASILO BIANCO, OLTRE A INTERVENTI CRITICI.
The GOLDEN bowl [Videoregistrazione / regia di Jeremy Ivory
Abstract: Due matrimoni si intrecciano in maniera complessa in Inghilterra tra il 1903 e il 1909. Maggie, figlia di Adam Verver, un magnate americano collezionista d'arte, sta per sposare il principe Amerigo, un aristocratico italiano che ha perso tutte le sue proprietà. Amerigo accompagna Charlotte Stant, la sua ex amante, anche lei priva di mezzi, a comprare il regalo di nozze per Maggie. Trovano una coppa d'oro, la ritengono falsa e non l'acquistano. Per ironia della sorte Charlotte sposa Adam Verver. Si costituisce, così, una strana grande famiglia in cui il principe e Charlotte riprendono la loro relazione certi di superare in astuzia i rispettivi consorti. Ma sarà Maggie a prendere il controllo della situazione e il padre Adam a chiudere in maniera sorprendente l'intera vicenda. TRAMA LUNGA Ai primi del Novecento l'italiano Amerigo, principe di famiglia ma squattrinato, ha una relazione con Charlotte, a sua volta priva di patrimonio personale. Quando Amerigo capisce che la giovane Maggie è innamorata di lui, decide di sposarla. Maggie è figlia del ricco Adam, uomo d'affari e collezionista d'arte. Charlotte non si perde d'animo, si fa corteggiare e poco dopo convola a nozze proprio con Adam. Amerigo e Charlotte hanno così molte occasioni d'incontro, anche se lei dice che dovrebbero stare di più insieme le due ragazze e i due uomini. Quando i due tornano da un viaggio fatto da soli, Maggie comincia a sospettare qualcosa. Un giorno Adam chiede alla moglie di partire per American City, dove lui vuole costruire un museo. Quando vede la coppa incrinata, Maggie ha la conferma del tradimento del marito. Dopo aver spedito la propria collezione, Adam parte per l'America. Charlotte vuole rimanere per Amerigo, ma lui le dice che ama solo la moglie. Charlotte piange, poi si appresta a partire per l'America. "Le scenografie, sublimi ed elaborate, e i costumi, più belli che se fossero d'epoca, non bastano a fare un film. Purtroppo, infatti, la storia manca di ritmo". ('Premiere'). "Al terzo adattamento di un romanzo di James, Ivory dovrebbe sapere come non limitarsi a trine e boiserie. Invece la complessità dei simbolismi e la rete di riferimenti sottilmente tessuti dallo scrittore americano qui diventano un Bignami di psicologia." (M.Laura Giovagnini, 'Io Donna', 21 ottobre 2000) "Come capita spesso, anche in questo caso la cornice edoardiana - curatissima, elegantissima, sontuosa, e quindi bellissimi costumi, case stupende, fotografia da capogiro di Tony Pierce Roberts - è più importante del quadro che, così quintessenziato, diventa un aneddoto poco importante. E anche gli interpreti, in questo cast di lusso, riescono a fare poco, a parte la dolce Maggie, interpretata con intensità da Kate Beckinsale. Nick Nolte, nel ruolo del multimiliardario Verver, è pochissimo espressivo. Jeremy Northam, che fa l'italiano perché è bruno, cerca di dare dignità a una figura ambigua e non simpaticissima. Angelica Huston, nel ruolo dell'amica che ama tirare i fili delle vite altrui, intriga troppo. Quanto a Uma Thurman, che non ci risparmia smorfie e manierismi, è così pestifera senza sfumature che siamo ben contenti quando la vediamo levarsi di torno e ritornare per sempre in America con il suo legittimo consorte". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 22 ottobre 2000).
TOTO' lascia o raddoppia? [Videoregistrazione / regia di Camillo Mastrocinque
Tototruffa '62 [Videoregistrazione / regia di Camillo Mastrocinque
Abstract: Antonio (Totò), ex attore di varietà , mantiene la figlia in un ottimo collegio organizzando piccole truffe con l'amico e collega Felice (Taranto). Bonariamente lo perseguita il commissario Malvasia (Calindri). Quando i rispettivi figli ignari s'innamorano i due padri fanno pace. Da una mediocre sceneggiatura di Castellano & Pipolo, più che un film, una catena di sketch che consentono ai due compari di scatenarsi in esuberanti gag, dialoghi divertenti, spassosi personaggi. 1° dei 6 film di Totò con Taranto, la sua "spalla più umile che in privato non riuscì mai a dargli del tu" (A. Anile).
TOTO' contro i quattro [Videoregistrazione / regia di Steno
Il GUARDIANO [Videoregistrazione / di Harold Pinter ; regia di Edmo Fenoglio
Abstract: Kate, un'avvenente e solitaria donna di mare, si trasferisce insieme a suo fratello in un piccolo villaggio di pescatori nell'Oregon. Qui, i due fanno amicizia con Art Stoner, uno scrittore estremamente gentile e seducente, che però nasconde un terribile segreto...
Le METAMORFOSI di un suonatore ambulante [Videoregistrazione / regia di Romolo Siena
MY life [Videoregistrazione / regia di Bruce Joel Rubin
Abstract: Robert è un uomo di successo. Ha una bella casa, una bella moglie, un lavoro che lo soddisfa. La felice vita della giovane coppia viene allietata dalla notizia dell'attesa del loro primo bambino. La loro gioia è di breve durata: Bob ha un male incurabile ed ha soltanto pochi mesi di vita. Sconvolto dagli eventi Bob inizia una lotta contro il tempo: vuole, a tutti i costi, conoscere suo figlio ma soprattutto vuole che suo figlio conosca il padre. Decide, così, di realizzare un film sulla sua vita il cui messaggio possa non solo lasciare una memoria di sé, ma anche essere un'indicazione e un suggerimento per la vita futura del figlio. L'ideazione e la preparazione di questo insolito racconto è per Bob un momento di riflessione nel quale, a volte con estrema ironia, ripercorre e ripensa al suo passato scoprendo la sua vera identità. "Almeno una trentina di volte risuonano le classiche battute Ti voglio bene, Anch'io te ne voglio; il sentimentalismo più stucchevole cancella ogni tragicità e nobiltà del dolore; fioccano le sentenze falsamente dense ed eloquenti (Morire è un modo drastico per capire la vita); compaiono il Circo e il Luna Park, sempre segni bruttissimi di poeticismo, il film è illuminato soltanto dalla grande bellezza di Nicole Kidman." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 16 aprile 1994) "Potendo contare su Michael Keaton, attore eclettico e spesso sottovalulato (non ha fatto solo 'Batman'), il film si risolleva solo quando applica certe sottolineature ironiche al funereo contesto, come nel caso della corsa sulle temute montagne russe al suono di 'Momenti di gloria'. Ma nell'insieme 'My life' è un disastro: banale nella descrizione delle sindromi familiari, fasullo nella rappresentazione del dolore melenso nella messa in scena del sogno che si realizza a un passo dalla morte (no, il circo no!). Sembra che Rubin abbia disseminato nel film esperienze autobiografiche, al pari di Nicole Kidman, moglie di Tom Cruise, già alle prese in passato con una difficile maternità. Però 'Ghost' era riuscito ed emozionante, nel suo dolente romanticismo, mentre 'My Life' incespica nei suoi psicologismi di maniera, rivelando i vizi di una regia più cinica che ispirata (a Rubin bisognerebbe suggerire di vedere 'Daddy Nostalgie' di Tavernier)." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 17 aprile 1994) "Temi patetici (e anche un po' angoscianti), risolti però dalla regia dell'esordiente Bruce Joel Rubin in modo abbastanza lieve, specie quando nell'azione, costellata di medicine e di medici, intervengono quei racconti autobiografici sui videotape che abbondano spesso di sale, e anche di pepe. Certo, lo sfondo è quella morte annunciata, covata e attesa dalla moglie con infiniti tremori, ma l'alternarsi frequente di quei ricordi registrati, oltre a dare un tono del tutto insolito alla vicenda, riescono a sfrondarla dei suoi climi più lugubri, quasi con leggerezza." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 aprile 1994) Note - REVISIONE MINISTERO APRILE 1994.
The ANNIVERSARY party [Videoregistrazione / regia di Alan Cumming e Jennifer Jason Leigh
Abstract: Joe e Sally Therrian, attrice ai primi passi lei, e sceneggiatore di poca fama lui, organizzano una festa tra amici per festeggiare il loro sesto anniversario di matrimonio e, soprattutto, la decisione di mettere su famiglia dopo la riconciliazione seguita a una separazione durata un anno. Ai bordi della piscina si intrecciano carriere al debutto e in declino, amici e vicini, e la festa degenera in un gioco al massacro con gli invitati che, pur dichiarandosi amici, non aspettano che l'occasione per liberare le loro nevrosi. "Il film non è quel che si dice un debutto eccelso, tuttavia rivela uno sguardo satirico piuttosto acuto sull'ambiente al quale i neoregisti appartengono, una visione di Hollywoodd quotidiana e decadente insolita per lo schermo. Ed è simpatico che Jennifer e Alan, nell'assegnarsi le parti, abbiano scelto di rappresentarsi come dei tipi tutt'altro che perfetti." ( Roberto Nepoti, la Repubblica, 19 maggio 2002) Note - PRESENTATO IN SELEZIONE UFFICIALE A CANNES 2001. - TRA GLI INTERPRETI I CANI OTIS E ANOUK.
TUTTO puo' succedere [Videoregistrazione = Something's gotta give / regia di Nancy Meyers
ANYTHING else [Videoregistrazione / regia di Woody Allen
Abstract: Jerry Falk è un giovane aspirante scrittore di New York. Incontra Amanda, una ragazza libera e spregiudicata, e se ne innamora pazzamente. Amore e passione, però, non bastano a tenere in piedi la relazione e Jerry chiede aiuto al suo mentore. Questo film rappresenta una svolta nel cinema di Woody Allen per più motivi. Quello più esteriore è la sua presenza (per la prima volta dopo anni e anni di programmazione dei suoi film e anche dopo l'assegnazione del Leone d'oro alla carriera che fece ritirare da Carlo Di Palma) alla Mostra del Cinema di Venezia. Quelli invece più sostanziali stanno, come è giusto che sia, sul piano dello stile e del contenuto del film. Sul piano stilistico colpisce il frequentissimo uso che Woody fa dello sguardo in macchina. Jerry non perde occasione per rivolgersi allo spettatore, coinvolgendolo quindi direttamente nelle sue vicende. Woody poi utilizza per la seconda volta un alter ego cinematografico in compresenza sullo schermo. Lo aveva già fatto con il personaggio di Michael Caine in Hannah e le sue sorelle ma il rapporto tra i due non era comunque così diretto. Qui invece la relazione dei due è da maestro ad allievo nella difficile scuola della vita. Il primo insegna al secondo come comportarsi e nessuno dei due è in ottime relazioni con se stesso e il mondo. Ne nasce un interessante duetto con variazioni sui temi cari al regista. Ma dove la sorpresa si fa veramente grande è quando Woody reagisce ai soprusi con la violenza. Il suo personaggio non subisce più in totale passività. Che sia cambiato qualcosa dopo l'11 settembre? Certo è che il suo cinema costituisce sempre un invito a riflettere sull'uomo e sulla sua condizione perché Woody è perfettamente consapevole, come afferma il suo personaggio, che "Se uno va alla Carnegie Hall e vomita sul palco troverà qualcun altro disposto ad affermare che si è trattato di un'opera d'arte". Allen non ama questo tipo di esibizioni e di estimatori.
BIG fish [Videoregistrazione = Le storie di una vita incredibile / regia di Tim Burton
Abstract: L'americano Dylan (Futterman) e l'inglese Jez (Townsend) vivono nei suburbi di Londra di truffe e imbrogli al fine di comperare la casa che non hanno mai avuto. Diventa loro complice la studentessa Georgie (Beckinsale), di nobile famiglia decaduta. Lo fa per due motivi: salvare la sede di una comunità che ospita il suo fratellino down e l'attrazione che prova per i due. Scritta dal regista con Richard Holmes, ha "un ritmo che nei momenti più felici ha veramente il battito scanzonato e convulso del migliore rock britannico" (G. Manzoli) e l'energia delle vecchie commedie di Ealing. Il continuo rilancio di meccanismi truffaldini sempre più sofisticati non arriva sempre al bersaglio, ma i tre giovani interpreti irradiano bravura e simpatia. Sottovalutato.
ORO rosso [Videoregistrazione / regia di Jafar Panahi
Abstract: A Teheran, due amici sopravvivono come possono, circondati da una lussuria che non possono avvicinare. Per Hussein diviene una vera ossessione, finché non decide di rapinare una gioielleria. Vincitore della sezione Un certain regard di Cannes, è un film che ricorda la semplicità di Rossellini: inizia con un piano-sequenza a macchina fissa con l'inquadratura della porta della gioielleria per poi continuare, in un lungo flaschback, a spiegare le motivazioni del gesto del protagonista. Si vede che l'opera è stata scritta da Kiarostami: stilizzata nei tratti essenziali e centralità nella descrizione del degrado sociale. Ma importante è anche Hussein, con la sua corporeità così ingombrante, la sua timidezza, il suo sguardo perso: solo ed emarginato, Hussein sa di non potersi spingere oltre il suo piccolo mondo di povertà e tristezza; proverà a farlo, ma il prezzo da pagare sarà veramente alto.
Cieli di fiaba / con Oreste Castagna
RAI ERI, copyr. 2004
Abstract: Storie tratte dalla Melevisione ambientate nel Fantabosco che hanno per argomento il cielo, le stelle e la Luna
Fantasport! / con Oreste Castagna
RAI ERI, copyr. 2004
Abstract: Storie di attivita' sportive ambientate nel Fantabosco tratte dalla Melevisione