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Trovati 667841 documenti.
Il francese facile : per comunicare
: Rizzoli : Larousse, 2003
Il francese facile : per parlare
: Rizzoli : Larousse, 2003
L'isola del tesoro / Robert L. Stevenson ; postfazione di Antonio Faeti
[Ed. integrale]
[Milano] : Rizzoli, 2009
Abstract: Una mappa nascosta in un baule. Un ragazzino senza paura. Un marinaio con una gamba di legno. La Più straordinaria storia di pirati di tutti i tempi. Età di lettura: da 10 anni.
[Milano] : Rizzoli, 2009
Abstract: Il topo Paul, nascosto sotto il tavolo di un ristorante, sente un uomo che ordina crostini con nasi di topo. Sarà uno scherzo o gli uomini mangiano davvero i nasi dei suoi simili, spalmati sul pane? Paul, insieme a un bislacco gruppo di amici - il piccolo mostro Tinby, il cane da pastore Rowley Barker Hobbes e una decorazione per l'albero di Natale, l'angelo di plastica Sandra - farà di tutto per svelare il mistero. Età di lettura: da 7 anni.
Temeraire. L'impero d'avorio : romanzo / Naomi Novik ; traduzione dall'inglese di Fabio Gamberini
Roma : Fanucci, 2009
Abstract: Una tragedia si è abbattuta sulle forze aeree di Sua Maestà, la straordinaria flotta di draghi da guerra guidati da uomini valorosi contro le armate di Napoleone Bonaparte. Un'epidemia di origine sconosciuta sta decimando i nobili ranghi inglesi, costringendo i pochi rimasti a disperate quarantene. Soltanto Temeraire e alcuni draghi appena reclutati e risparmiati dalla malattia si ergono a estremo baluardo contro le sortite sempre più ardimentose dei francesi. Resta una sola speranza: Temeraire e il suo capitano Laurence devono raggiungere l'Africa, sulle cui spiagge sarà forse possibile trovare un rimedio per debellare la misteriosa malattia mortale.
Alla fine di questo libro la mia vita si autodistruggerà / Insy Loan
[Milano] : Rizzoli, 2009
Abstract: Diciottenne, vergine e ignaro del mondo. Ma soprattutto, gay: almeno dai tempi della sua insana passione per l'album di figurine di Lady Oscar. Insy - che sta per insicuro, non per insipido - arriva a Roma dal profondo Abruzzo con in testa molte idee, non tutte salubri. E forse anche grazie agli anni di judo (lui era il sacco da allenamento) ha il fisico per inseguirle, nonostante la strada sia lunga: dalla sua piccola città a una tana di calabresi sul Grande Raccordo Anulare di Roma, per conquistare infine una stanza tutta per sé in una specie di comune, popolata da attivisti politici molto impegnati e da travestiti ancora più impegnati. Proprio quando comincia a scoprire il rutilante mondo delle parate, delle discoteche e delle saune, però, il destino gli fa lo sgambetto e Insy si ritrova addosso una divisa da poliziotto. Sexy? Per niente. Ma per fortuna non la sta indossando la sera in cui incontra il Vero Amore, quello che finalmente trasformerà la sequenza di avventure eroicomiche della sua vita in un blockbuster di Hollywood. Almeno per un po'!
Pattini d'argento / Mary Mapes Dodge ; postfazione di Antonio Faeti
[Ed. integrale]
[Milano] : Rizzoli, 2009
Abstract: Olanda, i fratellini Hans e Gretel vogliono vincere una gara di pattinaggio sul ghiaccio per pagare, col premio, l'operazione del padre malato. Ma come faranno con i loro modesti pattini di legno, contro quelli, bellissimi, dei loro amici ricchi? Età di lettura: da 10 anni.
I giorni del cielo [Videoregistrazione] / regia di Terrence Malick
: Paramount home entertainment, [2001]
Abstract: Bill, un operaio costretto a fuggire da Chicago per una lite con il padrone, si dirige verso i campi del Midwest insieme alla giovane amica Abby e alla sorellina Linda. Trovato lavoro presso l'immensa fattoria del giovane Chuck, Bill e Abby notano l'interessamento del padrone per la ragazza che, tra l'altro, si è fatta passare per sorella di Bill. Per pura casualità Bill viene a sapere che il ricco rivale è condannato a sicura e rapida morte da male incurabile e per questo spinge Abby ad accettarne l'offerta di matrimonio. L'avvenimento permette a Bill e a Linda di stabilirsi nella casa di Chuck a stagione finita, assaporando i piaceri della ricchezza. Tuttavia, quando Bill s'accorge che Abby si sta innamorando del marito, tenta di riconquistarla ma poi si allontana. Quando Bill, non potendo dimenticare Abby, torna dall'amata, Chuck ha modo di consolidare i sospetti propri e quelli dell'anziano fattore. Infuriato, il marito tradito dà fuoco alla piantagione invasa dalle cavallette; lega la moglie e affronta Bill che lo uccide. Bill, Abby e Linda devono nuovamente vagare. Vengono raggiunti dal fattore e dalla polizia che colpisce a morte Bill. Linda, che ha annotato diligentemente tutti i fatti e li ha raccontati, scappa dall'istituto dove è stata internata da Abby e si trova a vagare di nuovo accanto ad una ragazza con la quale ha fatto amicizia. "(...) Riassunto così 'I giorni del cielo' ha sapore di un melodramma sul tema della ricchezza distruttrice. Visto sullo schermo, riceve un fascino inconsueto dalla messinscena di Malick, dal suo gusto della composizione (forse fin troppo studiata, per cui l'eleganza formale talvolta raffredda l'impatto emotivo), dal contrappunto fra l'ambiguità dei sentimenti e l'insidiosa doppiezza della natura. Soprattutto da una sorta d'iperrealismo che sublima in magica ballata i temi antichi dell'avventura, della fatica, delle minacce incombenti sull'Eden. Disteso nell'inno all'oro del grano o contratto fra le pieghe d'anime oblique (bellissima è la scoperta delle cose dei ricchi da parte di Abby), il film è sempre - anche per una parentesi burlesca che ne accentua il tono fantastico - intensamente sui fatti e sul loro senso storico e sociale, ma come in una tragica fiaba li descrive e li mitizza. Fa piacere che insieme all'interpretazione di Richard Gere (un Bill dal tratto robusto), di Brooke Adams (venuta dall'Actors' studio a dare ad Abby commossi chiaroscuri) di Sam Shepard (il padrone), anche le musiche di Ennio Morricone aiutino lo spettacolo ad acquistarsi un posto di bel rilievo nel cinema americano e nel nostro immaginario". (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera') "(...) Quanto nel primo film di Malick era secco e riarso, tanto, in questo secondo, è effuso e caldo, con predilezioni manifeste, nelle situazioni e nei dialoghi per la letteratura. A volte in modo persino troppo insistito (la voce 'off' del personaggio che ricordando racconta, enuncia spesso frasi e concetti che sanno troppo di poesia libresca), in genere però con un'attenzione ispirata per le cornici naturali, i ritmi delle stagioni, le scenografie e, determinati da questi, i ritmi degli animi, messi in evidenza da una passione cui non è mai estraneo comunque un certo distacco specie quando il dramma comincia a prepararsi e quelli che, per tre poveri infelici - una ragazza con il suo amante e la sorellina di lui - potevano essere dei veri e propri 'giorni di cielo' come annunciava il titolo della versione originale, si trasformano in un girone infernale in cui ogni speranza si dissolve. Dà evidenza e rilievo figurativo alla vicenda, ma soprattutto alle cornici e alle stagioni, la fotografia sontuosa di Nestor Almendros non a caso quest'anno premiata con l'Oscar. Tutto ben considerato ha persino più peso della regia: è sempre quadro, pittura, con un senso profondo della luce, del colore e con uno sfoggio continuo di virtuosismi tecnici d'ogni tipo, ai limiti spesso dell'acrobazia. Con il rischio, ad ogni immagine, del troppo prezioso, dell'effettistico, sempre però con un'armonia cui, almeno sul piano strettamente visivo, non si può non aderire (sia pure con il sospetto, legittimo, del calligrafico e del compiaciuto (...)".(Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo') "Fra i sintomi di un ritorno al mondo contadino, nella galleria di film che va dalle commedie rusticane del sovietico Sciukscin a "Novecento" da"Padre padrone" a "L'albero degli zoccoli", si colloca questa ispirata evocazione del Texas Panhandle prima dell'intervento americano nella guerra '14-'18. Senza aver dietro un romanzo, ma nel gusto avvertito di una narrativa alla Theodor Dreiser, Terrence Malick si rifà alla saga dei braccianti agricoli che popolavano nelle grandi baronie terriere delle comunità provvisorie quanto tumultuose. (...) Testimonianza di un talento già sicuro, rigoroso nell'amministrare i tesori della fotografia di Nestor Almendros e di una cattivante partitura di Ennio Morricone, il film riesce a combinare la sacra ritualità del lavoro campestre con l'intimo disagio di una nevrosi osservata sotto un doppio profilo individuale e sociale. Dalla narratrice Linda Manz alla tragica coppia Richard Gere e Brooke Adams, gli interpreti sono utilizzati al meglio delle loro possibilità, ma l'apparizione più intensa è quella del commediografo Sam Shepard, il nobile e patetico feudatario morente". (Tullio Kezich, 'Panorama') Note - OSCAR 1979 PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA. CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR COLONNA SONORA, COSTUMI E SONORO (JOHN WILKINSON, ROBERT W. GLASS JR., JOHN T. REITZ, BARRY THOMAS). - DAVID DI DONATELLO 1979 PER MIGLIORE ATTORE STRANIERO (RICHARD GERE, EX-AEQUO CON MICHEL SERRAULT PER "IL VIZIETTO" DI EDOUARD MOLINARO) E MIGLIOR SCENEGGIATURA STRANIERA. - PREMIO COME MIGLIOR REGISTA A TERRENCE MALICK AL FESTIVAL DI CANNES (1979). - BAFTA 1980 PER LA MIGLIORE MUSICA AD ENNIO MORRICONE.
Ballroom [Videoregistrazione] : gara di ballo / regia di Baz Luhrmann
: 20th century fox home entertainment, 2009
Il cuore criminale delle donne [Videoregistrazione] / regia di Aluizio Abranches
: Medusa home entertainment, 2004
Abstract: Firmino Santos Guerra è un ricco proprietario terriero che vive nel nord est del Brasile. Rimasto vedovo con due figli difficili, sogna di poter riconquistare Filomena Capadocio, donna amata trent'anni prima, ora madre di cinque figli. Ma, quando viene respinto, si vendica ordinando la morte di tutti i maschi della famiglia Capadocio. E' Filomena allora a riunire le sue tre figlie perchè si vendichino della famiglia Santos Guerra in modo che non si possa risalire a loro. Le tre ragazze, ognuna alla ricerca di un diverso sicario, partono per viaggi che le metteranno di fronte alle loro vere identità. "La regia lapidaria e ieratica di Abranches impiega il paesaggio selvatico e certe location western per 'impostare' il clima delittuoso, perfino grandguignolesco, cosa che affatica e nello stesso tempo non griffa il film. La madre, che si chiama Filomena, è una Marturano tormentata e introversa che, invece di cercare marito e accasare le figlie, cerca di dimostrarci nuove vie possibili della tragedia classica". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale, 12 aprile 2002) "Il regista del torrenziale 'Un bicchiere di rabbia' passa dal gusto dell'invettiva a una rilettura stilizzata e fiammeggiante della tragedia (come il Capuano di 'Luna rossa', dall'Orestea, o il Ripstein di 'Asi es la vida', cioè Medea, anche se qui si parte dalle ballate dei cantastorie). Tropici e tragedia, dunque, paesaggi western e barbarie arcaica, anche se le 'tre Marie' ansiose di vendicare i maschi della famiglia guidano auto sgargianti e alla moda. Prima di scoprire che la notte abita in fondo ai loro corpi ben torniti e che nessun killer è più feroce di loro. Ritmo rapinoso, immagini magnifiche: malgrado qualche incertezza nello sviluppo e un finale fin troppo 'in levare', Abranches sa dare risonanza mitologica alle efferatezze dei suoi personaggi, così antichi e moderni. Co-producono l'Olanda e l'italiana Teodora Film". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 aprile 2002) Note PRESENTATO NELLA SEZIONE PANORAMA ALLA BERLINALE 2002.
The saddest music in the world [Videoregistrazione] / regia di Guy Maddin
: Fandango home entertainment, [200-?]
Abstract: Winnipeg, 1933. Mentre la Grande Depressione è al suo culmine, Chester Kent, impresario di Broadway fallito, torna a Winnipeg insieme alla sua smemorata fidanzata Narcissa per partecipare alla gara organizzata da Lady Port-Huntly, una baronessa proprietaria di una fabbrica di birra che ha messo in palio 25.000 dollari per chi proporrà la più triste canzone al mondo. Ma Kent non gareggerà soltanto al concorso. Si troverà infatti coinvolto anche in una riunione familiare infida e traditrice. "'La canzone più triste del mondo' è tratto da una sceneggiatura originale di Kazuo Ishiguro, ma porta il marchio di fabbrica del suo regista: il canadese Guy Maddin, autore di film e corti sperimentali, videorock e altre cose bizzarre. Qui mischia tutto; ma se il fine è la meraviglia, l'effetto resta inferiore alle attese." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 18 luglio 2008) "Bianco e nero in cui scorrono il musical di Busby Berkeley, circo, espressionismo, freaks, follia, potere, il melodramma muto della Grande Depressione, 'La canzone più triste del mondo' accosta stili e tecniche lasciando ogni tanto irrompere il colore nelle inquadrature claustrofobiche di ombre. Il gioco di Maddin è muoversi sul doppio registro di modernità e passato, i dialoghi hanno accenti di oggi mentre gli attori si muovono stilizzati nel gesto quasi teatrale del cinema classico e dei costumi." (Antonello Catacchio', 'Il Manifesto', 18 luglio 2008) Note - EVENTO SPECIALE ALLA 60MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2003) NELLA SEZIONE "NUOVI TERRITORI". - TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE ATOM EGOYAN.
Una cena quasi perfetta [Videoregistrazione] / regia di Stacy Title
: Sony pictures home entertainment, 2005
Abstract: Un quintetto di giovani amici della sinistra radicale USA invita a cena un camionista che si rivela un bieco nazionalista, fascistoide e violento. Uno dei padroni di casa lo uccide per legittima difesa. Digeriti i rimorsi e seppellito il cadavere in giardino, i cinque cominciano a invitare a cena e a uccidere i peggiori reazionari che gli capitano a tiro. Prima di fermarsi ne ammazzano dieci. Scritta da Dan Rosen, è una black comedy politico-culinaria che non manca di aguzza ironia nel disegno dei personaggi, dei rapporti interni al gruppo (con lo studente nero di giurisprudenza che fa da guru agli altri) e della ludica logica criminale che li guida. Ma il regista esordiente dà l'impressione di non sapere bene come padroneggiare la materia e le sue implicazioni etiche e politiche. Ripetitivo ed equivoco. Un'apprezzabile squadra di interpreti, ospiti compresi. Girato nel 1994.
Spongebob [Videoregistrazione] : il film / regia di Stephen Hillenburg
: Paramount home entertainment, 2004
I fratelli Skladanowsky [Videoregistrazione] / regia di Wim Wenders
: Ripley's home video, 2004
Abstract: Anche la Germania ebbe i suoi inventori del cinema: i berlinesi Max Skladanowsky (1863-1939) e i suoi fratelli Emil ed Eugen, figli del fotografo d'arte Carl, che dopo vari esperimenti di "fotografie viventi" misero a punto il Bioskop, brevettato nel 1895, apparecchio a doppio proiettore. Fu usato per la prima proiezione pubblica a pagamento al Wintergarten di Berlino l'1-11-1895, un mese prima del Cinématographe dei fratelli Lumière la cui superiorità tecnica li condannò all'oblio. Prodotto e realizzato da Wenders con gli allievi della Hochschule für Fernsehen und Film di Monaco, dedicato a tutti i pionieri del cinema, si compone di 2 parti. Nella 1ª si ricostruiscono in bianconero i tentativi dei fratelli, le prime affermazioni e la sconfitta finale; nella 2ª, la migliore, s'intervista l'anziana e vispa figlia di Max che fruga tra ricordi, cimeli, ritagli e fotografie.
Le regole del gioco [Videoregistrazione] / regia di Curtis Hanson
: Warner home video, 2007
Abstract: A Las Vegas Huck è conosciuto per essere un tipo poco affidabile. La sua vita è un susseguirsi di vittorie e sconfitte che incassa seduto al tavolo da gioco. La passione per il poker gli è stata tramandata dal padre, nei confronti del quale nutre rancore per aver abbandonato la madre. A pochi giorni dal Campionato Mondiale di Poker, Huck deve fare i conti con l'ascendente negativo del genitore e con Billie Offer, una giovane cantante in cerca di lavoro che riesce a colpire il suo cuore. Il film di Curtis Hanson arriva sui grandi schermi in un momento in cui il poker è tornato ad appassionare milioni di telespettatori in tutto il mondo, Italia compresa. Non è un caso che due dei maggiori commentatori del fenomeno televisivo - Fabio Caressa e Stefano De Grandis - prestino la loro voce ai presentatori del Campionato Mondiale di Poker inscenato nelle Regole del gioco. La scommessa era di riuscire a catturare l'essenza stessa del gioco (il bluff) nelle sequenze cinematografiche e, grazie all'apporto di veri campioni internazionali (presenti anche nel film), il regista riesce nell'impresa. Eric Bana è Huck ed è molto abile nel tracciare il profilo del giocatore, soprattutto al tavolo verde quando, di fronte al padre (Robert Duvall), perde le staffe e la faccia da poker. La scintillante Las Vegas, ripulita dagli omicidi di CSI, è catturata con efficienza dalla fotografia di Peter Deming (Mulholland Drive) che la trasforma in una cartolina per turisti con la febbre del gioco. Il meccanismo complessivo del film, appassionante nella struttura e divertente nei dialoghi, si inceppa solo di fronte all'aspetto romantico della trama. Nonostante la metafora sia interessante, perde fascino nello sviluppo. Se la vita fosse come il poker gli innamorati sarebbero sull'orlo del lastrico. Almeno secondo Hanson che dichiara: "le capacità che uno deve sviluppare per diventare un buon giocatore sono quasi l'esatto opposto di quelle necessarie per avere un buon rapporto con una persona". Non ci sarebbe altro motivo per dare spazio - in una commedia già così perfettamente articolata - alla storia d'amore tra Huck e Billie (Drew Barrymore). Ma è pur vero che un po' di romanticismo è utile ad attirare al cinema un pubblico misto allo scopo di fare conoscere anche alle signore Le regole del gioco.
Nick's film [Videoregistrazione] : lampi sull'acqua / regia di Nicholas Ray e Wim Wenders
: Ripley's home video, 2004
The fog of war [Videoregistrazione] : la guerra secondo Robert McNamara / regia di Errol Morris
: Sony pictures home entertainment, 2009
Le luci della sera [Videoregistrazione] / regia di Aki Kaurismaki
: 01 Distribution, 2007
Abstract: Koistinen è un piccolo uomo senza qualità. Buono e incapace di perdere la speranza, lavora come guardiano di un grande magazzino ad Helsinki. Una sera, durante il turno di lavoro, una giovane donna lo seduce per far sì che i suoi complici riescano ad entrare nella struttura e la svaligino. Complice suo malgrado del furto, amato soltanto dalla padrona di un chiosco di salsicce, Koistinen viene condannato dalla giustizia a pagare per la sua ingenuità e per reati che non ha commesso. "Kaurismaki, chiude la 'trilogia dei perdenti' con 'Le luci dei sobborghi'. Il mood, inconfondibile, è lo stesso di 'Nuvole in viaggio' e 'L'uomo senza passato', con una punta di humour in meno. La città è sempre Helsinki, una Helsinki moderna e insieme senza tempo, fatta di periferie silenziose e bar malinconici che probabilmente esistono solo nei film del geniale finlandese. (...) Luci anni '50, dialoghi scarni ma irresistibili (Kaurismaki è un maestro del sottotesto), una colonna sonora che mescola Puccini e Gardel (ancora 'Volver !') ai tanghi di Olavi Virta, compositore finlandese amatissimo in patria. Più una fievole speranza che in extrenmis illumina il destino dei diseredati. Ammirevole per coerenza, Kaurismaki stavolta non brilla per novità. E il suo ultimo film somiglia fin troppo a tutti gli altri, un po' come l'irresistibile cagnetto Paju, ultimo discendente di una famiglia di bastardini che accompagna da sempre il lavoro del finlandese." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 maggio 2006) "Destinato ai cultori del cinema d'arte e d'essai, 'Les lumières du Faubourg' non aggiunge nulla all'identikit di Aki Kaurismaki. Già incoronato con due premi importanti a Cannes grazie a 'L'uomo senza passato', il regista finlandese vi sviluppa l'allusione chapliniana del titolo con i consueti toni da ballata minimalista: una sorta di spleen boreale che privilegia sino alla maniera il sottomondo degli umili e dei marginali e lo culla con le immagini fredde e asettiche e la complicità dell'accompagnamento musicale. Assistiamo così, senza un briciolo di vera emozione, alla discesa agli inferi del signor Koistinen (Janne Hyytiainen), sconsolato nottambulo ingiustamente accusato di furto con scasso proprio dalla donna di cui è innamorato. Negli sgradevoli sfondi di un nord Europa più disumano che mai, il poverocristo s'appresta a perdere in un colpo solo e senza un lamento posto di lavoro, alloggio, libertà e illusioni; ma per fortuna anche nella miseria più nera può materializzarsi l'ala di un angelo... E Kaurismaki finisce per fare della stralunata naiveté compositiva un fine ammiccante anziché un mezzo espressivo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 settembre 2006) "Vedere un film del finlandese Aki Kaurismaki, 49 anni, è un autentico piacere. La semplicità classica e profonda, lo stile lucido tutto concentrato sui protagonisti e sulla storia, senza distrazioni né parentesi, l'espressività degli attori, il deserto irreale della città; questo e altro fanno di Kaurismaki un maestro. 'Le luci della sera' (dopo 'Nuvole in viaggio' e 'L'uomo senza passato') è l'ultimo film di una trilogia proletaria dedicata ai perdenti: se il soggetto dei primi due film era la mancanza di lavoro e la mancanza di casa, il tema di questo è la mancanza di affetti, la solitudine. (...) La magia, le luci romantiche, il lato favoloso d'altri film del regista sono scomparsi per lasciar posto al male di vivere. Dolci canzoni, musica di tango, accompagnano la brutalità." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 gennaio 2007) "Breve: dura un'ora e venti; laconico: pochi dialoghi, molti silenzi; insolito: protagonista è 'un romantico scemo, fedele come un cane'. Può essere solo un film di Aki Kaurismäki su Aki Kaurismäki. Stavolta s'intitola 'Le luci della sera'. Stavolta, perché - se il film ha questi pregi - ha anche un difetto: è seriale. Il regista, sceneggiatore e produttore finlandese si ripete. Ma i più non hanno visto i suoi film precedenti, come il capolavoro 'Nuvole in viaggio' (1996) e il notevole 'L'uomo senza memoria'. E per loro valgono gli attributi dell'incipit. Kaurismäki presenta questi tre film come parti di una trilogia. In realtà 'Nuvole in viaggio' ne era la sintesi. L'analisi è venuta con gli altri due. Nulla di male, ma nemmeno nulla che sia tornato a quei livelli. È probabile che, cinquantenne etilista, Kaurismäki trovi fondi solo per film a basso costo e garantito rendimento. 'Le luci della sera' era infatti in concorso al Festival di Cannes: vetrina importante. Improbabile che da lui avremo mai una produzione di vasto respiro, quella di cui il cinema europeo avrebbe più bisogno, perché farebbe pensare senza annoiare." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 12 gennaio 2007) "Con questo suo splendido, gelido, intangibile finale della trilogia dei perdenti Kaurismaki dice che viviamo da monadi, oggetti e non più soggetti di un mondo chiuso agli affetti. (...) Aki il finlandese afferma il diritto al pessimismo senza poesia né catarsi, il mondo è quello che è, le porte si sono chiuse. Resta la confusione, il rock mescolato al 'Volver' almodovariano e a Puccini, ma il filo è staccato. L'occhio registra l'atto beckettiano senza parole di Koistinen (Janne Hyytiainen) ma i contatti non sono più con la vita ma col cinema, finzione che l' autore rende magnifica complice della sua desolata visione del mondo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 gennaio 2007) "Luci anni '50, dialoghi scarni ma irresistibili (Kaurismäki è un maestro del sottotesto), una colonna sonora che mescola Puccini e Gardel ai tanghi di Olavi Virta, compositore finlandese amatissimo in patria. E' lo stile unico di Aki Kaurismäki, che con 'Le luci della sera' chiude la struggente trilogia dei perdenti. Il tono stralunato e dolente è quello di 'Nuvole in viaggio' e 'L'uomo senza passato', ma un poco più disperato. (...) Ammirevole per coerenza, Kaurismäki magari non brilla per novità e i suoi ultimi film si somigliano tutti un po'. Come il buffo cagnetto Paju, ultimo di una stirpe di bastardini che accompagna da sempre il lavoro del finlandese. Ma la fievole speranza che illumina il destino dei diseredati, l'esattezza degli sguardi, delle luci, dei tempi, dei gesti, scalderebbero il cuore dello spettatore più cinico." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 12 gennaio 2007) Note - IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).
Amici e vicini [Videoregistrazione] : una favola moderna sull'immoralita' / regia di Neil Labute
: Universal pictures, 2005
La contessa di Hong Kong [Videoregistrazione] / regia di Charlie Chaplin
: Universal pictures, 2005
Abstract: A bordo di un piroscafo di lusso che lo riporta negli Stati Uniti, il ricco diplomatico americano Ogden attende da Washington la sua nomina a ministro degli esteri. Sceso a terra ad Hong Kong vi conosce casualmente Natasha, una profuga russa di nobile origine costretta ad una vita avventurosa dalle stesse vicende rivoluzionarie che le sono costate all'esilio perpetuo. Tornato a bordo, Ogden scopre la contessa russa nascosta in un armadio della sua cabina. Alla richiesta di spiegazioni, Natasha risponde dichiarando di voler a tutti i costi entrare negli Stati Uniti nonostante la mancanza del passaporto e di essere disposta, pur di raggiungere il suo scopo, a sfruttare, a danno del diplomatico, la situazione in cui si trova. Ogden, che nel frattempo si è innamorato della donna, per proteggere la propria carriera ed il suo matrimonio con Martha, cerca di realizzare un matrimonio fittizio tra il suo maggiordomo Harvey e Natasha per permettere alla donna di divenire cittadina americana. Ma quando la nave fa scalo alle Hawaii e il diplomatico viene raggiunto dalla legittima moglie, Ogden preferisce abbandonare la sua carriera, protetta da un mènage convenzionale, e legarsi per sempre a Natasha. "Si tratta di una classica commedia all'americana retta, nonostante l'inconsistenza della intera vicenda, da un dialogo sottilmente allusivo e da qualche sapida situazione. Discontinua la regia e a tratti briosa l'interpretazione." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 62, 1967)