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1992. Tangentopoli. Novecento italiano
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Diamanti, Ilvo - Ilvo Diamanti

1992. Tangentopoli. Novecento italiano

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Un vortice di eventi traumatici incrocia la politica, l'economia, la cronaca nera. Quanto avviene quell'anno ha una sola parola, Tangentopoli, la città delle tangenti, l'intreccio tra politica e affari che coinvolge gli esponenti dei maggiori partiti di governo, senza risparmiare l'opposizione. E grandi imprese, grandi imprenditori. Tangentopoli: smantellata a colpi di inchieste giudiziarie, sostenuta dalla grande stampa e dalle televisioni e da un'opinione pubblica che chiede la testa della partitocrazia.Tutto inizia quando, a Milano, il procuratore Antonio Di Pietro fa arrestare Mario Chiesa. Da lì parte la catena di inchieste "Mani pulite" che, nel solo 1992, decapita la classe politica e dirigente nazionale. Ne fa un ceto di indagati, di condannati. Le elezioni del 5 aprile, non a caso, segnano la disfatta dei partiti tradizionali e il successo della Lega Nord. Ma il 1992 è anche l'anno dell'attacco mafioso alle istituzioni di uno Stato sfinito e in rapida decomposizione, con i massacri di Falcone e Borsellino. Il 1992 è l'anno in cui nasce la Repubblica nella quale viviamo oggi e che è difficile definire.Post-prima? Seconda? Terza? O 'transizione' (infinita)? Dipende dal giudizio che diamo del 1992, delle cause che ne hanno innescato l'esplosione, del modo in cui sono state affrontate in seguito. C'è chi dice che quel 'disastro' non sia mai stato riparato e che si stia riproponendo ancora. C'è chi dice che il 1992 non si sia mai davvero chiuso.

1924. Il delitto Matteotti. Novecento italiano
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Sabbatucci, Giovanni - Giovanni Sabbatucci

1924. Il delitto Matteotti. Novecento italiano

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: È un pomeriggio caldo quello del 10 giugno 1924. Giacomo Matteotti esce di casa e non vi ritorna più. Non è di un deputato qualsiasi il corpo massacrato che verrà trovato due mesi dopo in un bosco vicino Roma. Solo dieci giorni prima della sua sparizione Matteotti ha tenuto un discorso infuocato alla Camera, contro il fascismo e l'irregolarità delle elezioni. È il leader di uno dei maggiori partiti di opposizione, forse il leader dell'intera opposizione. Non è difficile collegare i due avvenimenti, il discorso e la morte, né scoprire che gli autori del delitto, che non si sono preoccupati di cancellare le tracce, sono uomini dello stretto entourage del Duce. Ce n'è abbastanza per far scoppiare il più clamoroso scandalo politico della storia d'Italia. E ce ne sarebbe abbastanza per le dimissioni immediate del governo. Tutto sembra far credere a una crisi. Ma non è questo che accade. L'opposizione parlamentare sceglie la strada della protesta morale, il governo resiste, la maggioranza non accenna a spaccarsi, il regime si consolida. Mussolini, il trionfatore delle elezioni del '24 contro le quali aveva tuonato Matteotti, forza la sorte e instaura la 'dittatura a viso aperto'. Quel delitto che sarebbe potuto essere l'ultima occasione di arrestare il regime, ne diviene invece il punto di svolta, lo snodo decisivo. Ma quel corpo abbandonato e quel rifiuto morale si caricano di un significato simbolico. L'atto di morte del deputato Matteotti è l'atto di nascita dell'antifascismo come scelta politica ed etica.

Roma va in guerra. Sulla scena di Roma
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Brizzi, Giovanni - Giovanni Brizzi

Roma va in guerra. Sulla scena di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Armamento, addestramento, disciplina. È questa miscela il segreto che rende invincibile l'esercito romano, tra i più efficienti di ogni epoca? Dove sono altrimenti le radici della sua superiorità? Forse nel numero degli effettivi disponibili o nei vantaggi offerti dal progresso di una superiore tecnologia. Neanche. Non è il numero, perché le forze, dall'inizio almeno dell'impero, sono assai ridotte rispetto all'immane compito loro proposto. Non è tecnologia, seppure certamente efficiente, funzionale, adattabile. La potenza dell'apparato bellico romano viene da altro.Ad armarlo è la forza di un principio che, di Roma, costituisce l'identità più autentica, tuttora presente nella cultura occidentale: l'idea che il potere coincida con la responsabilità e che il cittadino abbia il dovere di difendere la res publica, la cosa di tutti. Il romano è prima di tutto un cittadino-soldato; e fino a che la figura del civis in armi conserva, anche durante l'impero, un senso e un ruolo ideale nel tessuto politico dello Stato, sopravvivono anche quella dedizione e quello spirito di sacrificio che ne costituiscono il requisito fondamentale e l'arma più formidabile, rendendolo capace di fronteggiare qualsiasi minaccia.

I complici
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Simenon, Georges - Tommaso Ragno

I complici

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Sin dalla prima volta in cui Joseph Lambert ha visto la faccia di Edmonde nel momento del piacere, ha smesso di essere una efficiente, taciturna, un po' stolida segretaria, ed è diventata la sua complice. Fra loro è nata un'intesa che non è né amore né passione, ma piuttosto la condivisione di un gioco segreto. E quando, una sera, guidando a zig-zag con la sinistra mentre tiene la destra tra le cosce di lei, Lambert sente dietro di sé il claxon disperato di un pullman e lo vede poi schiantarsi contro un muro, non pensa neppure a fermarsi. Poche ore dopo apprenderà che, di quei quarantasette bambini che tornavano dalle vacanze, una sola è sopravvissuta. Ma chi può sapere che è lui il colpevole?Traduttore: Laura Frausin Guarino

9 maggio 1936: l'impero torna a Roma. I giorni di Roma
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Gentile, Emilio - Emilio Gentile

9 maggio 1936: l'impero torna a Roma. I giorni di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: 9 maggio 1936: alle 22:30 il duce annuncia dal balcone di Palazzo Venezia "la riappropriazione dell'impero sui colli fatali di Roma". È l'apice del successo di Mussolini: finalmente può vantare il suo Impero, che "porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del Littorio romano". Sono passati pochi mesi dall'inizio della campagna d'Etiopia, quando il duce ha fatto il suo ingresso nelle competizioni coloniali, dettato da motivi di prestigio "nazionale" e di consenso interno. Scarsi combattimenti sanciscono la superiorità militare italiana: il 6 maggio 1936 le forze armate guidate da Badoglio entrano in Addis Abeba e tre giorni dopo Mussolini tuona alle folle il suo proclama. È il preludio al razzismo e all'antisemitismo di Stato, l'apogeo del fascismo, il massimo consenso degli italiani al regime, il culmine mitico e rituale della sacralizzazione della politica nella fusione mistica del duce con la massa.Ma anche il vertice della sua parabola, dopo quattordici anni di ascesa consapevole e decisa. Da lì inizia la corsa sulla scia della Germania nazista verso la guerra e la catastrofe.

1900. Inizia il secolo. Novecento italiano
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Gentile, Emilio - Emilio Gentile

1900. Inizia il secolo. Novecento italiano

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Il secolo appena trascorso si è chiuso nel caos e l'inizio del nuovo si annuncia drammatico. La pistola di Gaetano Bresci spezza la vita di Umberto I, colpevole di aver decorato con la gran croce quel Bava Beccaris che aveva sparato sulla folla di Milano. Potrebbe essere l'inizio di una catastrofe politica e sociale, invece è l'avvio di un nuovo corso di politica liberale.Intanto in Europa impazza la Belle Époque. A Parigi si inaugura l'Esposizione universale, i trecento metri di ferro della Torre Eiffel sfidano il cielo, l'edificio a lungo più alto al mondo è il monumento al trionfo del progresso, della ragione e della libertà. Sotto scorre il traffico di una metropoli i cui destini di sviluppo sembrano inarrestabili. Solo qualche avanguardia ascolta la profezia della prossima apocalisse della modernità, partorita dalla mente offuscata di Nietzsche, e invoca una guerra per rigenerare la società corrotta e senza ideali. Intanto in Italia il nuovo bussa alle porte tra contrasti insanabili. Al decollo industriale, all'avanzata politica e sindacale del proletariato, al rinnovamento culturale fanno da contraltare manifestazioni di dissenso e rigurgiti di violenza: i primi scioperi generali, la nascita del socialismo rivoluzionario e del nazionalismo imperialista, l'emigrazione di massa, la guerra libica. Poi, fatalmente, lo schianto. Nel 1914 un conflitto terribile, una 'grande guerra', una 'guerra mondiale'. Che fare? Intervenire o restare neutrali?

1943. L'8 settembre. Novecento italiano
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Pavone, Claudio - Claudio Pavone

1943. L'8 settembre. Novecento italiano

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Alle 19.45 dell'8 settembre 1943, il maresciallo Badoglio, capo del governo, annuncia alla radio l'armistizio con gli angloamericani. Il proclama termina con le parole: le forze italiane "reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza". Una conclusione ambigua – donde, se non da parte tedesca, possono arrivare gli 'eventuali attacchi'? – che disorienta anche i comandi militari meglio intenzionati. Prive di ordini precisi, tranne poche eccezioni, le forze armate si dissolvono, i più si tolgono l'uniforme, fuggono. Le donne li aiutano dando loro abiti borghesi. Bastano pochi giorni ai tedeschi che hanno occupato tutta l'Italia a nord di Salerno per catturare un numero impressionante di ufficiali e soldati in Italia e nei Balcani e avviarli ai campi di concentramento. La pubblica amministrazione si disgrega e pare sfasciarsi lo Stato stesso. Con il re e Badoglio fuggiti a Brindisi, ognuno si trova nell'inedita situazione di dover decidere da sé a quale autorità fare capo. Si tratta soprattutto di una scelta morale. Dopo venti anni di regime, è il momento della verità: due Italie si trovano faccia a faccia.La crisi profonda mette in luce le virtù che uniscono il popolo e le fratture che lo dividono. Una parte vede negli eventi il tragico inabissarsi della Patria, l'altra vi legge un'occasione di riscatto e redenzione, della quale rendersi degni. Da questa spinta nasce la Resistenza militare e civile.

San Pietro: la fabbrica della discordia. Sulla scena di Roma
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Pinelli, Antonio - Antonio Pinelli

San Pietro: la fabbrica della discordia. Sulla scena di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Tutto è cominciato con quel Niccolò V, nel lontano Quattrocento, che per primo decise di trasferirvi la sede pontificia e restaurare la basilica paleocristiana costruita da Costantino sulla tomba di Pietro, fino ad allora meta dei pellegrini provenienti da ogni parte d'Europa ma destinata solo a celebrare qualche ricorrenza liturgica o solennizzare qualche grande evento politico. Fu lui il primo a dare inizio a quella sorta di cantiere permanente, quel succedersi alternante di lunghe fasi di stallo e improvvise ripartenze che ci ha regalato alla fine San Pietro come oggi la conosciamo. La sua superba e abbagliante mole porta i segni di Bramante, Raffaello, Michelangelo. Parla di Giulio II, del dogma della Controriforma, di Paolo V Borghese. È un progetto temerario, "la più grande fabrica che si sia mai vista", un'impresa ciclopica, un immane sforzo economico, la fonte di dissidi, polemiche e scontri da una parte e dall'altra, da quella del clero tradizionalista quanto da quella di chi spregia un tempio sfarzoso e colossale. San Pietro divide e separa, è la proverbiale ultima goccia che fa esplodere lo scisma luterano: proprio l'edificio che avrebbe dovuto rappresentare il primato universale della Chiesa romana nel mondo diviene il fattore scatenante della sua spaccatura. I lavori si arrestano, riprendono. Finalmente si concludono. È passato un secolo e mezzo dall'inizio dell'impresa.

6 maggio 1527: il sacco di Roma. I giorni di Roma
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Pinelli, Antonio - Antonio Pinelli

6 maggio 1527: il sacco di Roma. I giorni di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: "Il 6 maggio abbiamo preso d'assalto Roma, ucciso seimila persone, saccheggiato le case, preso quello che abbiamo trovato nelle chiese e alla fine incendiato buona parte della città". Così un lanzichenecco descrive il saccheggio che le truppe imperiali infliggono a Roma. Le truppe a difesa della città sono deboli, le mura e l'artiglieria non bastano a fermare gli assedianti. Clemente VII riesce a riparare a Castel Sant'Angelo solo grazie al sacrificio dell'intera Guardia svizzera. Da lì assiste per otto lunghissimi mesi a uno spettacolo inaudito: Roma messa a ferro e fuoco come Troia, Gerusalemme, Cartagine. Un'orda di soldati affamati, senza paga e incontrollati assaltano le case, i palazzi, le chiese di una città intera e Campo de' Fiori è trasformato in un mercato a cielo aperto per le opere rubate nei palazzi della nobiltà romana.Quella data secondo alcuni storici segna la fine della stagione più intensa del Rinascimento italiano, la diaspora degli artisti che avevano fatto di Roma un esempio di splendore. Quello che rimane è un senso di sgomento, di paura, quasi il segno tangibile di una punizione apocalittica.

Michelangelo: Roma accoglie il genio. Sulla scena di Roma
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Forcellino, Antonio - Antonio Forcellino

Michelangelo: Roma accoglie il genio. Sulla scena di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Un fiorentino a Roma, geloso difensore della sua toscanità, ospite per quarantasei anni ma sempre sull'orlo di un imminente ritorno in patria. Per tutto quel tempo, Michelangelo continua a farsi spedire vino, formaggio e camicie dalla Toscana, come se alla corte romana non ci fossero sarti elegantissimi e cuochi raffinati, e a proclamare ai quattro venti il suo desiderio di riposare a Firenze, almeno da morto. Eppure a Roma Michelangelo lascia l'impronta più indelebile del suo genio. Solo Roma, con la sua forma fisica, espressione di un perenne destino universale, può dargli il respiro di cui si accorge presto di non poter più fare a meno. Roma ricambia la fedeltà con tutta la generosità di cui è capace: si fa musa del maestro e dapprima gli ispira le grandi sculture, poi con San Pietro gli affida l'impresa che trasforma la città per sempre e rende immortale il genio. Perfino il perfido e romanissimo 'Pasquino' dedica un sonetto a Michelangelo, testimonianza inedita e significativa di quanto Roma prendesse sul serio l'artista e le sue visioni tragiche e grandiose. Puro mecenatismo? No. Oggi come ieri Roma ha un pregio. Sa accogliere, integrare e fare proprie le energie e i talenti approdati fino a lei.

Storia del ghetto. Sulla scena di Roma
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Foa, Anna - Anna Foa

Storia del ghetto. Sulla scena di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Tremila ebrei costretti a vivere dentro una frazione del rione Sant'Angelo, quattro isolati in tutto, uniti al resto della città da cancelli. Lo decide papa Paolo IV Carafa nel 1555 e la segregazione sopravvive per tre secoli, a dispetto degli stravolgimenti della storia, a dispetto della popolazione che continua a crescere fino ad accogliere tutti gli ebrei dello Stato Pontificio, deportati a Roma. Non si poteva uscire dal ghetto di notte, non si potevano svolgere lavori comuni. I banchi di prestito ebraici si chiudono alla fine del Seicento, la vendita degli stracci è una delle poche attività ufficialmente consentite. Delle tante sinagoghe di Roma ne rimane una sola, che accorpa le cinque più importanti in un unico edificio, le Cinque Scole. Se dentro il recinto gli ebrei possono praticare la loro religione, la Chiesa impone però il rispetto di pratiche odiose che mirano a convertirne il maggior numero possibile: ogni sabato tutta la popolazione deve assistere a prediche coatte, senza parlare delle tasse vessatorie che subito decadono per chi si converte.Dopo la breccia di porta Pia, nel 1870, il ghetto è raso al suolo e così anche il decrepito edificio delle Cinque Scole, sostituito dal nuovo e grandioso Tempio. La pace non dura cento anni. All'alba del 16 ottobre 1943 i nazisti circondano il quartiere e catturano 1022 ebrei, tra cui 200 bambini. Soltanto in 16 tornano ad Auschwitz. Nessun bambino è tra loro.

17 febbraio 1600: il rogo di Giordano Bruno. I giorni di Roma
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Foa, Anna - Anna Foa

17 febbraio 1600: il rogo di Giordano Bruno. I giorni di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: 17 febbraio 1600: il filosofo Giordano Bruno, condannato per eresia dall'Inquisizione romana, brucia, spogliato nudo, legato a un palo e imbavagliato, in Piazza Campo de' Fiori. Ad ardere sul rogo non è un cristiano qualunque, come Roma non è solo la capitale dello Stato della Chiesa ma anche il centro della cristianità. Bruno è un personaggio cosmopolita, amico di principi e ambasciatori, una figura europea di grande fama e livello intellettuale, noto ovunque. Glielo riconoscono, a Roma, i suoi giudici, che fanno di tutto per convincerlo ad abiurare, perfino il cardinal Bellarmino, a capo del Santo Uffizio, il grande persecutore di Galileo Galilei. Sarebbe bastato un atto di sottomissione e avrebbe avuto salva la vita. Invece su di lui e sulla sua teoria ereticale cade il silenzio. I libri bruciati dall'Inquisizione, il suo pensiero dimenticato, avvolto nell'oblio per molto tempo.Fino a tempi recenti, per la Chiesa Giordano Bruno è un eretico e questo giustifica il suo rogo. Un rogo che, in una piazza romana, ha illuminato l'alba di un secolo, a simboleggiare il trionfo della repressione e dell'intolleranza in un'Europa dilaniata dagli odi e dalle guerre religiose.

I gladiatori. Sulla scena di Roma
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Giardina, Andrea - Andrea Giardina

I gladiatori. Sulla scena di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Guerrieri espertissimi, armi insolite, armature esotiche mai viste sui campi di battaglia. Individui socialmente degradati ma idoli delle folle, richiesti nei salotti, acclamati dall'aristocrazia, amati dalle ragazze di buona famiglia, celebrati nei versi e nelle epigrafi, talvolta molto ricchi. Duellanti dall'aspetto selvaggio ma con un preciso codice d'onore: il fascino dei gladiatori viene dalla loro ambiguità.Gli anfiteatri, carichi di adrenalina e inquietudine, ospitano storie da 'kolossal': il tifo da stadio, i corpi seminudi tesi nella lotta, l'attesa del colpo di grazia, il responso dell'imperatore e del pubblico, trionfo o morte, e poi bestie feroci – leoni, tigri, leopardi, orsi, elefanti, rinoceronti – portate a Roma da molto lontano solo per metterne in scena la morte.Contemplare questa brutalità ci inquieta, ma il nostro sguardo continua a soffermarsi sull'arena e i suoi giochi, calamitato da una fascinazione morbosa. Cosa incatena la nostra fantasia alle arcate del Colosseo e fa dei suoi falsi guerrieri un simbolo che travalica i secoli?

18 luglio dell'anno 64 d.C. L'incendio di Nerone. I giorni di Roma
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Giardina, Andrea - Andrea Giardina

18 luglio dell'anno 64 d.C. L'incendio di Nerone. I giorni di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: La notte del 18 luglio dell'anno 64 d.C. un incendio comincia a divampare nella parte del Circo Massimo più prossima al Palatino e all'Esquilino. Alimentate dal vento e dall'olio dei magazzini, le fiamme divorarono le "regioni" in cui Augusto aveva diviso la città. Di quattordici ne restano intatte soltanto quattro. È una delle più grandi catastrofi della città di Roma, con migliaia di vittime e cumuli di rovine. Nessuno poteva dire con certezza di chi fosse la colpa di quel disastro, ma i traumi collettivi hanno bisogno di cause certe e colpevoli da punire. La caccia all'incendiario comincia immediatamente e il primo dei sospettati è Nerone, l'imperatore. Quello che segue è fin troppo noto: atterrito dall'accusa, Nerone riversa la colpa sui cristiani e li condanna a una morte atroce. Il caso, il fuoco, l'imperatore, la musica, il popolo, i mariti: cosa è veramente accaduto quella notte di luglio e nei giorni seguenti, quando Roma e tutti i protagonisti di quella tragedia entrano in scena, proiettando il loro straordinario intreccio nella memoria dell'Occidente?

Le case del potere dai re agli imperatori. Sulla scena di Roma
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Carandini, Andrea - Andrea Carandini

Le case del potere dai re agli imperatori. Sulla scena di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Da 16 metri quadri a 494 mila, da Romolo a Nerone, da una capanna a una reggia. Se il primo dei re abitava sotto un tetto di paglia sul Palatino, a lui si deve una consuetudine che, in epoca tardo repubblicana, avrebbe fatto del colle il prototipo del quartiere 'vip' della città, affollato da tutti quelli che contavano. Di questi uomini sappiamo nomi, gesta, leggende, pettegolezzi e talvolta anche le fattezze, ma quartieri, edifici e stanze che hanno ospitato i loro giorni sfuggono alla nostra conoscenza: dove hanno vissuto? Dove hanno preso decisioni importanti? Dove hanno cercato riposo e piacere? Da dove sono partiti per le loro conquiste? La casa di un uomo rivela di lui tanto quanto il suo volto. Gli edifici antichi sono espressioni solidificate di vite sociali tramontate, conservate per frammenti e arrivate fino a noi. Visitarle e conoscerle significa rivivere la storia lì dove è nata: trascorrere con Cicerone una notte insonne; assistere con Ottaviano Augusto alle corse delle bighe dall'immensa terrazza della sua reggia affacciata sul Circo Massimo; banchettare con Nerone sul ponte della nave che aveva fatto allestire al centro del suo lago privato, nell'esatto luogo dove oggi sorge il Colosseo.

21 aprile 753. La fondazione della città. I giorni di Roma
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Carandini, Andrea - Andrea Carandini

21 aprile 753. La fondazione della città. I giorni di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: 21 aprile 753 a.C.: il giorno e l'anno di nascita di Roma sono la data di una fantasia, di un mito fondativo, la vicenda suggestiva di un gemello, sfuggito miracolosamente alla morte per annegamento? O invece rimandano a un fatto realmente accaduto, ovvero a quel solco che Romolo avrebbe tracciato intorno al Palatino per definire il perimetro dell'abitato più antico di Roma? "Difficile per noi capire come una città possa essere creata con la bacchetta magica, ma avveniva così, almeno tra Etruschi e Latini, solo che la bacchetta era il lituo", una specie di bastone impugnato dai re-auguri. "Per attuare una cerimonia del genere basta un giorno, come appunto il 21 aprile", festa di Pales, divinità del Palatino. È probabile che il fondatore di Roma avesse scelto quella data per ingraziarsi la divinità del luogo dove svolgere la cerimonia iniziale: fondare era, infatti, principalmente un rito. Oggi, finalmente, l'archeologia riscopre le tracce di quella fondazione e rivela quanto quella cerimonia non sia stata solo un mito, ma l'alba della civiltà come possiamo ancora oggi intenderla.

Il bombardamento di San Lorenzo. Sulla scena di Roma
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Portelli, Alessandro - Alessandro Portelli

Il bombardamento di San Lorenzo. Sulla scena di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: "Milk run", la corsa del latte, un raid semplice, come il percorso mattutino del lattaio per lasciare le bottiglie casa per casa. È un milk run, nel gergo dei piloti, a seppellire sotto le macerie San Lorenzo, ad abbattere in sei ondate successive gli scali ferroviari e gli aeroporti Littorio e Ciampino e a seppellire una volta per tutte le facilonerie grottesche di difesa del regime. Il tiro al piccione comincia alle 11 in una bella mattina di luglio (il 19 luglio 1943). 662 bombardieri e 268 caccia americano piombano su Roma; le bombe sono 4 mila con 1.060 tonnellate di esplosivo. A difesa, solo 38 aerei italiani, tre dei quali abbattuti. La prima ondata centra lo scalo San Lorenzo, poi tocca al quartiere e sono le devastazioni più gravi.Oggi lo diremmo un bombardamento chirurgico: a lungo si era discusso se colpire Roma, per non passare davanti al mondo come nuovi barbari, per non centrare uno Stato neutrale come il Vaticano. Il primo bilancio ufficiale, il 22 luglio, fissa i morti in 717 e i feriti in 1.599.La cifra dei caduti raddoppierà ma sarà comunque per difetto.

24 marzo 1944: le fosse ardeatine. I giorni di Roma
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Portelli, Alessandro - Alessandro Portelli

24 marzo 1944: le fosse ardeatine. I giorni di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: 24 marzo 1944: alle sette della sera la strage è finita. Non rimane che far saltare in aria la cava e murarne l'ingresso per coprire la terribile verità dei giustiziati. Circa 75 sono ebrei detenuti in base all'ordine generale di rastrellamento e in attesa di essere avviati a un campo di concentramento, molti sono prigionieri politici presi dalle celle di Regina Coeli, altri da via Tasso, altri ancora rastrellati per strada e numerosi sono detenuti per reati comuni, altre a due ragazzini di 15 anni. "Per la dimensione della strage, le Fosse Ardeatine restano una ferita aperta nella memoria e nei sentimenti della città. Basta guardarsi intorno, grattare la superficie della memoria, e i racconti che sgorgano. Roma ne è piena. Furono trucidate trecentotrentacinque persone, che vogliono dire ormai tre generazioni di altrettante famiglie, parenti stretti, parenti lontani; per ognuno, vogliono dire amici, compagni di lavoro, di partito, di sindacato, di scuola, di chiesa, e vicini di casa, di quartiere: il racconto delle Fosse Ardeatine è un seguito di anelli concentrici che si espandono fino a pervadere lo spazio della città. Certo non è né l'unica né la peggiore delle stragi naziste. È, però, l'unica strage "metropolitana" avvenuta in Europa. E non solo perché è l'unica perpetrata entro uno spazio urbano, ma anche perché è l'unica che nell'eterogeneità delle vittime riassuma tutta la complessa stratificazione di una grande città."

Cittadini e barbari: Roma multietnica. Sulla scena di Roma
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Barbero, Alessandro - Alessandro Barbero

Cittadini e barbari: Roma multietnica. Sulla scena di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: Dominatori, potenti, privilegiati: hanno vita facile i cittadini, nell'impero romano. Mentre gli indigeni delle province conquistate vivono in uno stato di subalternità politica e giuridica, chi può vantare la cittadinanza dispone di immunità e privilegi molto concreti. Come san Paolo, quando viene arrestato. Gli basta dire al centurione di essere cittadino romano, e per di più di esserlo dalla nascita, che subito viene rimesso in libertà con tante scuse, e all'ufficiale non resta che commentare tra i denti quanti soldi la cittadinanza era invece costata a lui. Perché cives lo si è per diritto di sangue, ma lo si può anche diventare: Roma ha capito in fretta che le conviene cooptare nell'impero le élites locali del potere, senza stare a distinguere tra prìncipi mauri dalla pelle nera o ricchi ebrei dell'Asia Minore. Senza dimenticare che chiunque si arruola nei reparti ausiliari dell'esercito, che sia un provinciale o addirittura un barbaro, riceve la cittadinanza per premio. È la politica della mescolanza, che trasforma l'impero in un immenso melting-pot: gente di tutte le lingue e i colori si amalgama in un unico corpo politico e un'unica cultura. La differenza, tra romani e non, diventa così anacronista che, nel 212 d. C., Caracalla concede la cittadinanza a tutti. È la prima sanatoria della storia. Non aveva tenuto in conto, non poteva saperlo, cosa sarebbe accaduto dopo.

25 dicembre dell'800: l'incoronazione di Carlo Magno. I giorni di Roma
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Barbero, Alessandro - Alessandro Barbero

25 dicembre dell'800: l'incoronazione di Carlo Magno. I giorni di Roma

Emons Audiolibri, 2025

Abstract: È la mattina di Natale dell'anno 800: Carlo Magno entra nella basilica di San Pietro e china la testa davanti al pontefice Leone III per ricevere dalle sue mani la corona imperiale. È un evento senza precedenti: è l'atto di nascita di uno spazio geopolitico occidentale che, al di là delle vicissitudini della corona imperiale, costituisce ancora oggi l'orizzonte predominante della storia europea.L'incoronazione di Carlo Magno non ha lo scopo di risuscitare l'impero romano, ma celebra sotto un nome antico un potere nuovo, il cui ambito d'azione è un'Europa completamente ridisegnata rispetto a quella dei Romani. Il nuovo sovrano regna su un impero che ha perduto il Mediterraneo e in compenso si è aperto verso Nord; un impero che si estende da Barcellona a Budapest, da Amburgo a Benevento, un impero continentale e atlantico che assomiglia all'Occidente moderno assai più che all'impero dei Cesari. Non solo. Quel giorno dell'anno 800 è una data memorabile nella storia di Roma. La scelta di Leone III di chiamare Carlo Magno e di unire per sempre la Chiesa romana al nuovo impero occidentale sancisce definitivamente la vocazione europea alla metropoli: le sorti della Città Eterna sono ormai legate a quelle dell'Occidente.