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Trovati 6820 documenti.
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Anna della pioggia. e altri racconti ritrovati
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Anna corre solo quando piove, e correndo ragiona di lavastoviglie, soprammobili, pupazzi: tutto, pur di non affrontare direttamente ciò da cui davvero fugge. Assieme a lei, lo straripante catalogo di personaggi che animano questa raccolta di racconti include pastori laureati e portieri notturni, corridori scalzi e bambini che recitano in sardo mentre gli alleati bombardano Cagliari, terroristi, bracconieri, finanzieri, pescatori di polpi e persino piante, capaci di mettere in crisi le certezze di uomini spavaldi. Queste storie, disseminate come gemme di un tesoro piratesco senza forziere, non sono mai state raccolte in un libro prima d'ora. La cura – in tutti i sensi che si possono dare al termine – è di Alessandro Giammei, che ha lavorato filologicamente sull'archivio digitale lasciatogli da Michela Murgia. Due dei racconti contenuti nell'audiolibro sono letti da Michela Murgia.
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20 settembre 1870: la breccia di Porta Pia. I giorni di Roma
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: 20 settembre 1870: poco dopo le dieci del mattino, i cannoni dell'artiglieria italiana cessano di tuonare contro le mura di Roma e i bersaglieri del nuovo Regno d'Italia si lanciano all'assalto di Porta Pia, contrastati ancora dal fuoco di fucileria degli ultimi difensori del papa. Da giorni, 60.000 soldati del generale Cadorna sono schierati lungo le vie Salaria, Appia, Aurelia e Tiburtina e stanno convergendo sulla città. Nell'azione cadono pochi uomini, dall'una e dall'altra parte. Pio IX ha infatti ordinato una resistenza solo simbolica e ha già preparato la bandiera bianca. La presa della città è dunque quasi solo un atto formale e poco tempo dopo la breccia, un plebiscito sanziona a schiacciante maggioranza l'annessione di Roma e del Lazio al Regno d'Italia. Un episodio di guerra in fondo modesta segna un mutamento epocale. Cade lo Stato pontificio, finisce dopo oltre un millennio il potere temporale dei papi e si compie l'unità del Paese.La data del 20 settembre conosce alterne fortune e divide le coscienze, continuando nel tempo ad accendere lo scontro ideologico fra clericalismo e anticlericalismo. Festa nazionale nel 1895, viene cancellata definitivamente nel 1929 con la firma dei Patti Lateranensi. Da quel giorno, da quel momento, al di là delle ricorrenze e del loro valore simbolico, nasce una nuova consapevolezza: la laicità dello Stato e la missione interamente religiosa della Chiesa.
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1978. Il delitto Moro. Novecento italiano
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Sono passate da poco le 9 del 16 marzo 1978 quando un commando delle Brigate rosse rapisce Aldo Moro in via Mario Fani, a Roma. Il paese rimane inorridito, stupefatti. Senza credere ai propri occhi, in silenzio, gli italiani nelle proprie case vedono scorrere le immagini dell'agguato: i colpi delle armi automatiche dei brigatisti hanno ucciso i due carabinieri e i tre poliziotti della scorta. Del presidente della Democrazia cristiana non c'è traccia. È l'inizio di 55 interminabili giorni, scanditi dalle lettere di Moro dalla prigionia e dai comunicati delle Br. Il 9 maggio, di nuovo in un silenzio irreale, le telecamere riprendono all'interno di una Renault 4 il corpo piegato su se stesso del leader democristiano in via Caetani, in pieno centro di Roma.La guerra delle Br è al cuore dello Stato, e lo Stato resta impotente a guardare. La cosiddetta linea della fermezza e il rifiuto di trattare con i terroristi, unica risposta che la classe politica si dimostra in grado di dare, appaiono misure fondate più sull'incapacità di trovare una qualunque soluzione al problema che su una difesa irrinunciabile dei valori supremi della democrazia. Molti sono gli interrogativi a tutt'oggi aperti, e di questi altrettanti riposano su una visione complottista che riflette dubbi mai chiariti su un'intera stagione. Come è potuto accadere che oltre un decennio di storia italiana sia stato dominato dalla violenza politica? E quali sono le ragioni che spiegano il culminare, tra il 1977 e il 1980, di una conflittualità endemica, di un terrorismo tanto diffuso da divenire cifra di un'angoscia quotidiana?
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1960. Il miracolo economico. Novecento italiano
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Il 'miracolo economico' bussa alle porte di un'Italietta rurale e alla buona. Dalla fine degli anni Cinquanta l'Italia inizia una corsa vorticosa che cambierà composizione sociale, sistema economico, equilibri politici. È appena entrato in vigore il Mercato comune europeo di cui fanno parte anche Belgio, Francia, Lussemburgo, Olanda e Repubblica Federale Tedesca, un ottimo volano per gli scambi internazionali e per la nostra economia. In un triennio l'industria cresce di più del 30%, il terziario aumenta le sue dimensioni, l'occupazione sale a livelli storici. Cresce sempre più il numero di 'tute blu' e di 'colletti bianchi' mentre si assottigliano i ceti rurali. Dal meridione e dalle zone depresse comincia un esodo di tanta gente verso il Nord produttivo: tra il 1955 e il 1971 sono più di 9 milioni gli italiani che si spostano verso le fabbriche e le aree metropolitane del paese. L'Italia gode una prima ventata di benessere. La popolazione si rimescola. Iniziano a cambiare lo stile di vita, il costume, i bisogni e anche i desideri. Le speranze sono tante. Ma non tutto va per il meglio. Il divario tra Nord e Sud aumenta. Le campagne si spopolano perché non offrono proventi adeguati. Lo sviluppo non è omogeneo e ci vorrebbero più investimenti nel settore pubblico. Ma intanto le case cominciano a riempirsi di nuovi oggetti, le strade di automobili e di traffico. Si è votato nel maggio 1958 e, scomparso il rischio di una sbandata di estrema destra con il governo Tambroni, si profila l'avvento di una maggioranza di centro-sinistra. Molto – si pensa – si può ormai fare, in Italia, per migliorare le cose. In parte sarà così, in parte no.
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1986. Il maxiprocesso. Novecento italiano
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: 474 rinviati a giudizio per appartenenza all'organizzazione mafiosa di Cosa nostra, 360 condanne in primo grado per un totale di 2665 anni di reclusione. Dal febbraio 1986 al dicembre 1987, nell'aula bunker di Palermo, si conclude, dopo un'istruttoria gigantesca guidata dal pool di Caponnetto, Falcone e Borsellino, il più grande dibattimento giudiziario della storia italiana. Ci vorrà qualche anno per la conferma in Cassazione dell'impianto accusatorio e delle sentenze di condanna per i capi. È la prima volta che si processa per un simile reato (è incredibile ma quello di mafia è diventato un reato specifico da appena due anni). Ma il maxiprocesso è non solo il frutto di un grande impegno, è anche, finalmente, la manifestazione di un cambio radicale della prospettiva attraverso la quale lo Stato guarda a un male antico. La mafia non è più un codice culturale primitivo da tollerare o tutt'al più da deprecare. È un'articolata organizzazione politico-criminale che dalla fine degli anni ' 70, attraverso stragi intestine. Ha promosso un processo di centralizzazione, mostrandosi come una struttura capace di formulare un progetto in senso lato politico. All'opzione terroristica mafiosa lo Stato risponde per la prima volta con un riarmo istituzionale paragonabile a quello verificatosi di fronte al terrorismo degli anni di piombo. Tra polemiche, dibattiti, scontri politici, proteste collettive, la stagione dell'antimafia lascia il segno nella vita morale e politica del nostro Paese.
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1915. Cinque modi di andare alla guerra. Novecento italiano
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Si gioca sul filo delle settimane il destino dell'Europa, nell'estasi unanime delle folle che accompagna i soldati verso una guerra sentita come giusta e dovuta. L'Italia no, si divide e si lacera per mesi sul da farsi. Tengono banco gli interventisti; il fronte del no, anche se più numeroso, è sulla difensiva, ha perso la parola, è ridotto al silenzio. Ma chi vuole il conflitto? E perché? Di quali bisogni si fa interprete? Cosa cerca Renato Serra, raffinato intellettuale, tra i primi a partire e a morire, che non crede nella guerra come soluzione politica ma non vuole rinunciarvi come esperienza umana? Cosa ha a che vedere con lui il futurista Filippo Tommaso Marinetti che canta la bellezza maschia e vitale della 'guerra-festa', della sfida alla morte e del "glorioso massacro"? O l'appassionato Cesare Battisti, geografo trentino, deputato socialista, idealmente per la pace, ma irredentista convinto, fino a pendere da una forca austriaca? È il 'treno della Storia' che sta passando e non si deve perdere, non importa dove conduca, chi è giovane e vivo non può non montarci al volo, si vedrà poi dove arriva: sono queste le ragioni di Benito Mussolini, il convertito alle armi? E come può farsi scappare un'occasione del genere Gabriele D'Annunzio, l'eccessivo, il plateale, l'onnivoro poeta vate, carico di minacce per Giolitti e la sua 'Italietta bottegaia' che osa 'trescare' a favore della neutralità, lui volontario cinquantenne, deciso a vivere una clamorosa guerra 'corsara'?
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1968. La grande contestazione. Novecento italiano
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Il corteo risale da Piazza di Spagna e arriva a Valle Giulia. Sulle scale della Facoltà di Architettura di Roma, sgomberata il giorno prima per ordine del Rettore, ad attendere le migliaia di studenti c'è la Celere della Polizia di Stato. È una battaglia epica, alla fine della quale si contano quasi 500 feriti tra i manifestanti e più di 100 tra le forze dell'ordine. La notizia occupa le prime pagine dei giornali: è esploso il Sessantotto italiano. Passa un mese da quel 1° marzo 1968 e scene simili si ripetono a Berlino, di fronte alla sede dell'editor Springer, in reazione all'attentato contro il leader studentesco Rudi Dutschke (una settimana dopo l'assassinio di Martin Luther King). Passa un altro mese e a Parigi il cuore del Quartiere Latino, di fronte alla Sorbona, brucia di altri scontri. Arriva agosto: sono i giorni dell'invasione della Cecoslovacchia e dell'inutile resistenza ai carri armati russi. A ottobre è la Piazza delle tre culture di Città del Messico, i pugni chiusi nel guanto nero di due atleti di colore sul podio delle Olimpiadi gridano sulla scena del mondo la lotta delle Pantere nere.Il Sessantotto è questo: la prima, esplosiva manifestazione della globalizzazione, la prima, inedita dimensione mondiale della protesta giovanile. La contestazione di quei giorni è 'globale' non solo per l'estensione geografica, ma anche per l'ampiezza dei rapporti di potere che mette in discussione. Cosa rimane, oggi, di quei valori e di quella generazione? Quanto del nostro (buono o cattivo) presente ne porta i segni? È stato 'tradito', quel movimento, o 'ha vinto'?
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I senatori. Sulla scena di Roma
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Una casta tendenzialmente omicida che non esitò ad eliminare con le proprie mani i leader politici che considerava pericolosi: da Romolo a Tiberio Gracco, a Cesare; una aristocrazia fondata sulla cooptazione, capace però di governare un impero, ben più che la città-Stato; una classe sociale che coincideva con un 'ordine', cioè con una articolazione portante dello Stato; un ceto che identificò se stesso con la Repubblica e che però seppe anche condividere per secoli il potere con il princeps, limitandolo e, se del caso, abbattendolo; un gruppo sociale che seppe incarnare la tradizione, ma che imparò anche a fare i conti col 'mondo nuovo' dei cristiani. Tutto questo fu il Senato di Roma: modello di tutte le oligarchie tendenzialmente gerontocratiche, matrice e archetipo delle successive élites che hanno retto i grandi Stati dell'età moderna. Quand'erano in vena di follie durante le feste popolari, i Romani – che pure dei loro senatori ebbero sempre alta considerazione – sbottavano: "Sexagenarii de ponte"!
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19 agosto dell'anno 49 a.C. La prima "marcia su Roma". I giorni di Roma
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Puntare sulla capitale scortato da un esercito vincitore ma rimasto improvvisamente senza capi; farsi attribuire, a diciannove anni, la massima magistratura imponendo come collega un parente che avrebbe fatto uccidere poche settimane dopo; atterrire, armi in pugno, il Senato e imporgli di avallare una procedura sfacciatamente eversiva; avviare le più feroci proscrizioni che la Repubblica avesse mai visto, creando una inedita magistratura straordinaria – il "triumvirato". Questa la "marcia su Roma" di Gaio Giulio Cesare Ottaviano, avvenuta il 19 agosto dell'anno 43 a.C.Mai la repubblica ha visto alcunché di simile, neanche con Silla. Eppure, proprio l'autore di un riuscitissimo colpo di Stato, costruisce il resto della sua vita politica passando per il restauratore della legalità e il garante della pace.
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1992. Tangentopoli. Novecento italiano
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Un vortice di eventi traumatici incrocia la politica, l'economia, la cronaca nera. Quanto avviene quell'anno ha una sola parola, Tangentopoli, la città delle tangenti, l'intreccio tra politica e affari che coinvolge gli esponenti dei maggiori partiti di governo, senza risparmiare l'opposizione. E grandi imprese, grandi imprenditori. Tangentopoli: smantellata a colpi di inchieste giudiziarie, sostenuta dalla grande stampa e dalle televisioni e da un'opinione pubblica che chiede la testa della partitocrazia.Tutto inizia quando, a Milano, il procuratore Antonio Di Pietro fa arrestare Mario Chiesa. Da lì parte la catena di inchieste "Mani pulite" che, nel solo 1992, decapita la classe politica e dirigente nazionale. Ne fa un ceto di indagati, di condannati. Le elezioni del 5 aprile, non a caso, segnano la disfatta dei partiti tradizionali e il successo della Lega Nord. Ma il 1992 è anche l'anno dell'attacco mafioso alle istituzioni di uno Stato sfinito e in rapida decomposizione, con i massacri di Falcone e Borsellino. Il 1992 è l'anno in cui nasce la Repubblica nella quale viviamo oggi e che è difficile definire.Post-prima? Seconda? Terza? O 'transizione' (infinita)? Dipende dal giudizio che diamo del 1992, delle cause che ne hanno innescato l'esplosione, del modo in cui sono state affrontate in seguito. C'è chi dice che quel 'disastro' non sia mai stato riparato e che si stia riproponendo ancora. C'è chi dice che il 1992 non si sia mai davvero chiuso.
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1924. Il delitto Matteotti. Novecento italiano
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: È un pomeriggio caldo quello del 10 giugno 1924. Giacomo Matteotti esce di casa e non vi ritorna più. Non è di un deputato qualsiasi il corpo massacrato che verrà trovato due mesi dopo in un bosco vicino Roma. Solo dieci giorni prima della sua sparizione Matteotti ha tenuto un discorso infuocato alla Camera, contro il fascismo e l'irregolarità delle elezioni. È il leader di uno dei maggiori partiti di opposizione, forse il leader dell'intera opposizione. Non è difficile collegare i due avvenimenti, il discorso e la morte, né scoprire che gli autori del delitto, che non si sono preoccupati di cancellare le tracce, sono uomini dello stretto entourage del Duce. Ce n'è abbastanza per far scoppiare il più clamoroso scandalo politico della storia d'Italia. E ce ne sarebbe abbastanza per le dimissioni immediate del governo. Tutto sembra far credere a una crisi. Ma non è questo che accade. L'opposizione parlamentare sceglie la strada della protesta morale, il governo resiste, la maggioranza non accenna a spaccarsi, il regime si consolida. Mussolini, il trionfatore delle elezioni del '24 contro le quali aveva tuonato Matteotti, forza la sorte e instaura la 'dittatura a viso aperto'. Quel delitto che sarebbe potuto essere l'ultima occasione di arrestare il regime, ne diviene invece il punto di svolta, lo snodo decisivo. Ma quel corpo abbandonato e quel rifiuto morale si caricano di un significato simbolico. L'atto di morte del deputato Matteotti è l'atto di nascita dell'antifascismo come scelta politica ed etica.
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Roma va in guerra. Sulla scena di Roma
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Armamento, addestramento, disciplina. È questa miscela il segreto che rende invincibile l'esercito romano, tra i più efficienti di ogni epoca? Dove sono altrimenti le radici della sua superiorità? Forse nel numero degli effettivi disponibili o nei vantaggi offerti dal progresso di una superiore tecnologia. Neanche. Non è il numero, perché le forze, dall'inizio almeno dell'impero, sono assai ridotte rispetto all'immane compito loro proposto. Non è tecnologia, seppure certamente efficiente, funzionale, adattabile. La potenza dell'apparato bellico romano viene da altro.Ad armarlo è la forza di un principio che, di Roma, costituisce l'identità più autentica, tuttora presente nella cultura occidentale: l'idea che il potere coincida con la responsabilità e che il cittadino abbia il dovere di difendere la res publica, la cosa di tutti. Il romano è prima di tutto un cittadino-soldato; e fino a che la figura del civis in armi conserva, anche durante l'impero, un senso e un ruolo ideale nel tessuto politico dello Stato, sopravvivono anche quella dedizione e quello spirito di sacrificio che ne costituiscono il requisito fondamentale e l'arma più formidabile, rendendolo capace di fronteggiare qualsiasi minaccia.
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Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Sin dalla prima volta in cui Joseph Lambert ha visto la faccia di Edmonde nel momento del piacere, ha smesso di essere una efficiente, taciturna, un po' stolida segretaria, ed è diventata la sua complice. Fra loro è nata un'intesa che non è né amore né passione, ma piuttosto la condivisione di un gioco segreto. E quando, una sera, guidando a zig-zag con la sinistra mentre tiene la destra tra le cosce di lei, Lambert sente dietro di sé il claxon disperato di un pullman e lo vede poi schiantarsi contro un muro, non pensa neppure a fermarsi. Poche ore dopo apprenderà che, di quei quarantasette bambini che tornavano dalle vacanze, una sola è sopravvissuta. Ma chi può sapere che è lui il colpevole?Traduttore: Laura Frausin Guarino
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9 maggio 1936: l'impero torna a Roma. I giorni di Roma
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: 9 maggio 1936: alle 22:30 il duce annuncia dal balcone di Palazzo Venezia "la riappropriazione dell'impero sui colli fatali di Roma". È l'apice del successo di Mussolini: finalmente può vantare il suo Impero, che "porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del Littorio romano". Sono passati pochi mesi dall'inizio della campagna d'Etiopia, quando il duce ha fatto il suo ingresso nelle competizioni coloniali, dettato da motivi di prestigio "nazionale" e di consenso interno. Scarsi combattimenti sanciscono la superiorità militare italiana: il 6 maggio 1936 le forze armate guidate da Badoglio entrano in Addis Abeba e tre giorni dopo Mussolini tuona alle folle il suo proclama. È il preludio al razzismo e all'antisemitismo di Stato, l'apogeo del fascismo, il massimo consenso degli italiani al regime, il culmine mitico e rituale della sacralizzazione della politica nella fusione mistica del duce con la massa.Ma anche il vertice della sua parabola, dopo quattordici anni di ascesa consapevole e decisa. Da lì inizia la corsa sulla scia della Germania nazista verso la guerra e la catastrofe.
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1900. Inizia il secolo. Novecento italiano
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Il secolo appena trascorso si è chiuso nel caos e l'inizio del nuovo si annuncia drammatico. La pistola di Gaetano Bresci spezza la vita di Umberto I, colpevole di aver decorato con la gran croce quel Bava Beccaris che aveva sparato sulla folla di Milano. Potrebbe essere l'inizio di una catastrofe politica e sociale, invece è l'avvio di un nuovo corso di politica liberale.Intanto in Europa impazza la Belle Époque. A Parigi si inaugura l'Esposizione universale, i trecento metri di ferro della Torre Eiffel sfidano il cielo, l'edificio a lungo più alto al mondo è il monumento al trionfo del progresso, della ragione e della libertà. Sotto scorre il traffico di una metropoli i cui destini di sviluppo sembrano inarrestabili. Solo qualche avanguardia ascolta la profezia della prossima apocalisse della modernità, partorita dalla mente offuscata di Nietzsche, e invoca una guerra per rigenerare la società corrotta e senza ideali. Intanto in Italia il nuovo bussa alle porte tra contrasti insanabili. Al decollo industriale, all'avanzata politica e sindacale del proletariato, al rinnovamento culturale fanno da contraltare manifestazioni di dissenso e rigurgiti di violenza: i primi scioperi generali, la nascita del socialismo rivoluzionario e del nazionalismo imperialista, l'emigrazione di massa, la guerra libica. Poi, fatalmente, lo schianto. Nel 1914 un conflitto terribile, una 'grande guerra', una 'guerra mondiale'. Che fare? Intervenire o restare neutrali?
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1943. L'8 settembre. Novecento italiano
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Alle 19.45 dell'8 settembre 1943, il maresciallo Badoglio, capo del governo, annuncia alla radio l'armistizio con gli angloamericani. Il proclama termina con le parole: le forze italiane "reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza". Una conclusione ambigua – donde, se non da parte tedesca, possono arrivare gli 'eventuali attacchi'? – che disorienta anche i comandi militari meglio intenzionati. Prive di ordini precisi, tranne poche eccezioni, le forze armate si dissolvono, i più si tolgono l'uniforme, fuggono. Le donne li aiutano dando loro abiti borghesi. Bastano pochi giorni ai tedeschi che hanno occupato tutta l'Italia a nord di Salerno per catturare un numero impressionante di ufficiali e soldati in Italia e nei Balcani e avviarli ai campi di concentramento. La pubblica amministrazione si disgrega e pare sfasciarsi lo Stato stesso. Con il re e Badoglio fuggiti a Brindisi, ognuno si trova nell'inedita situazione di dover decidere da sé a quale autorità fare capo. Si tratta soprattutto di una scelta morale. Dopo venti anni di regime, è il momento della verità: due Italie si trovano faccia a faccia.La crisi profonda mette in luce le virtù che uniscono il popolo e le fratture che lo dividono. Una parte vede negli eventi il tragico inabissarsi della Patria, l'altra vi legge un'occasione di riscatto e redenzione, della quale rendersi degni. Da questa spinta nasce la Resistenza militare e civile.
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San Pietro: la fabbrica della discordia. Sulla scena di Roma
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Tutto è cominciato con quel Niccolò V, nel lontano Quattrocento, che per primo decise di trasferirvi la sede pontificia e restaurare la basilica paleocristiana costruita da Costantino sulla tomba di Pietro, fino ad allora meta dei pellegrini provenienti da ogni parte d'Europa ma destinata solo a celebrare qualche ricorrenza liturgica o solennizzare qualche grande evento politico. Fu lui il primo a dare inizio a quella sorta di cantiere permanente, quel succedersi alternante di lunghe fasi di stallo e improvvise ripartenze che ci ha regalato alla fine San Pietro come oggi la conosciamo. La sua superba e abbagliante mole porta i segni di Bramante, Raffaello, Michelangelo. Parla di Giulio II, del dogma della Controriforma, di Paolo V Borghese. È un progetto temerario, "la più grande fabrica che si sia mai vista", un'impresa ciclopica, un immane sforzo economico, la fonte di dissidi, polemiche e scontri da una parte e dall'altra, da quella del clero tradizionalista quanto da quella di chi spregia un tempio sfarzoso e colossale. San Pietro divide e separa, è la proverbiale ultima goccia che fa esplodere lo scisma luterano: proprio l'edificio che avrebbe dovuto rappresentare il primato universale della Chiesa romana nel mondo diviene il fattore scatenante della sua spaccatura. I lavori si arrestano, riprendono. Finalmente si concludono. È passato un secolo e mezzo dall'inizio dell'impresa.
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6 maggio 1527: il sacco di Roma. I giorni di Roma
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: "Il 6 maggio abbiamo preso d'assalto Roma, ucciso seimila persone, saccheggiato le case, preso quello che abbiamo trovato nelle chiese e alla fine incendiato buona parte della città". Così un lanzichenecco descrive il saccheggio che le truppe imperiali infliggono a Roma. Le truppe a difesa della città sono deboli, le mura e l'artiglieria non bastano a fermare gli assedianti. Clemente VII riesce a riparare a Castel Sant'Angelo solo grazie al sacrificio dell'intera Guardia svizzera. Da lì assiste per otto lunghissimi mesi a uno spettacolo inaudito: Roma messa a ferro e fuoco come Troia, Gerusalemme, Cartagine. Un'orda di soldati affamati, senza paga e incontrollati assaltano le case, i palazzi, le chiese di una città intera e Campo de' Fiori è trasformato in un mercato a cielo aperto per le opere rubate nei palazzi della nobiltà romana.Quella data secondo alcuni storici segna la fine della stagione più intensa del Rinascimento italiano, la diaspora degli artisti che avevano fatto di Roma un esempio di splendore. Quello che rimane è un senso di sgomento, di paura, quasi il segno tangibile di una punizione apocalittica.
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Michelangelo: Roma accoglie il genio. Sulla scena di Roma
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Un fiorentino a Roma, geloso difensore della sua toscanità, ospite per quarantasei anni ma sempre sull'orlo di un imminente ritorno in patria. Per tutto quel tempo, Michelangelo continua a farsi spedire vino, formaggio e camicie dalla Toscana, come se alla corte romana non ci fossero sarti elegantissimi e cuochi raffinati, e a proclamare ai quattro venti il suo desiderio di riposare a Firenze, almeno da morto. Eppure a Roma Michelangelo lascia l'impronta più indelebile del suo genio. Solo Roma, con la sua forma fisica, espressione di un perenne destino universale, può dargli il respiro di cui si accorge presto di non poter più fare a meno. Roma ricambia la fedeltà con tutta la generosità di cui è capace: si fa musa del maestro e dapprima gli ispira le grandi sculture, poi con San Pietro gli affida l'impresa che trasforma la città per sempre e rende immortale il genio. Perfino il perfido e romanissimo 'Pasquino' dedica un sonetto a Michelangelo, testimonianza inedita e significativa di quanto Roma prendesse sul serio l'artista e le sue visioni tragiche e grandiose. Puro mecenatismo? No. Oggi come ieri Roma ha un pregio. Sa accogliere, integrare e fare proprie le energie e i talenti approdati fino a lei.
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Storia del ghetto. Sulla scena di Roma
Emons Audiolibri, 2025
Abstract: Tremila ebrei costretti a vivere dentro una frazione del rione Sant'Angelo, quattro isolati in tutto, uniti al resto della città da cancelli. Lo decide papa Paolo IV Carafa nel 1555 e la segregazione sopravvive per tre secoli, a dispetto degli stravolgimenti della storia, a dispetto della popolazione che continua a crescere fino ad accogliere tutti gli ebrei dello Stato Pontificio, deportati a Roma. Non si poteva uscire dal ghetto di notte, non si potevano svolgere lavori comuni. I banchi di prestito ebraici si chiudono alla fine del Seicento, la vendita degli stracci è una delle poche attività ufficialmente consentite. Delle tante sinagoghe di Roma ne rimane una sola, che accorpa le cinque più importanti in un unico edificio, le Cinque Scole. Se dentro il recinto gli ebrei possono praticare la loro religione, la Chiesa impone però il rispetto di pratiche odiose che mirano a convertirne il maggior numero possibile: ogni sabato tutta la popolazione deve assistere a prediche coatte, senza parlare delle tasse vessatorie che subito decadono per chi si converte.Dopo la breccia di porta Pia, nel 1870, il ghetto è raso al suolo e così anche il decrepito edificio delle Cinque Scole, sostituito dal nuovo e grandioso Tempio. La pace non dura cento anni. All'alba del 16 ottobre 1943 i nazisti circondano il quartiere e catturano 1022 ebrei, tra cui 200 bambini. Soltanto in 16 tornano ad Auschwitz. Nessun bambino è tra loro.