Questo sito non utilizza cookie di profilazione, ma solo cookie tecnici ai fini del corretto funzionamento delle pagine. Per maggiori informazioni consulta l'informativa sul trattamento dei dati personali per gli utenti del sito internet
Abstract: Willie, un trentenne di origine ungherese ormai perfettamente integrato a New York, si vede arrivare a casa la cugina Eva Molnar, a lui sconosciuta e partita da Budapest con destinazione presso la vecchia zia Lotte a Cleveland. Poiché la zia è malata, la ragazza è ospite per una decina di giorni nella piccola stanza del cugino, che con l'occasione le presenta il suo migliore amico, Eddie. La tanto sospirata America appare ad Eva altamente desolante e quando finalmente raggiunge Lotte, si stabilisce da lei e trova un lavoro come cameriera. Un anno dopo, Willie ed Eddie decidono di andare a trovare Eva. Passati insieme alcuni giorni, tra cinema e partitelle casalinghe, i due amici pensano di andare in Florida a prendere un po' di sole e a puntare su qualche buon cavallo. Si portano via Eva, lieta dell'inaspettata vacanza. Ma in Florida fa freddo, il mare è grigio e per di più Willie perde tutti i soldi alle corse dei cani. Eva, invece, viene scambiata per un'altra ragazza da alcuni malviventi che le affidano un bel mucchio di dollari. Lascia quindi un biglietto e un po' di soldi ai due amici e va all'aeroporto dove c'è un aereo in partenza per Budapest. Willie ed Eddie sono colpiti dalla partenza di Eva, ma tornano a scommettere e vincono. A questo punto Willie si precipita all'aeroporto per convincere Eva a restare in America. Ma Eva è discesa a terra pochi istanti prima. "All'opera dell'americano Jim Jarmusch (un fedele di Ray e di Wenders), nuoce una avvertibile pesantezza, una lentezza (sebbene non si tratti che di un'ora e mezzo) che nasce dalla maniera di raccontare, poiché il regista non ha fatto, in sostanza, che un 'collage' di momenti e di episodi anche minimi, intervallati da pause brevissime di buio, senza l'abituale montaggio. Il buio, tuttavia, non implica affatto oscurità di narrazione; il sistema volutamente adottato ha uno strano fascino. Già il film sembra piombato sui nostri schermi da un'altra galassia: nulla ha a che spartire con i sistemi attuali (è in bianco e nero, una trama che è un filo, interpreti sconosciuti, qualche accenno al 'road-movie', niente effetti più o meno speciali. Sembra roba da temerari, eppure la sua asciuttezza di immagini, l'asetticità nei sentimenti e la rarefazione delle atmosfere ci sembrano di grande artigianato e destinati a reclamare l'attenzione di chi ama il cinema. Di motivi e di contenuti ce ne sono moltissimi, senza che mai una sola volta Jarmusch li abbia sbandierati, cedendo a facili compiacimenti. Intanto, l'impatto tra due culture: la vecchia Europa (le radici della cocciuta e fiera zia Lotte e le sorvegliate emozioni della giovane Eva Molnar, sbarcata nel mitico mondo americano) e l'America dell'integrato Willie, che ha cancellato il nome Bela e si dichiara ormai cittadino USA a tutti gli effetti. Poi l'ambientazione: quello squallore di casucce e di paesaggi, quel lago gelato (che appena si intrave- de nel nebbione) a Cleveland, quella Florida tanto solare e reclamizzata, che si manifesta invece grigia e triste, quei poveracci che sopravvivono stando ai margini, nel piccolo cabotaggio tra pokers truffaldini e scommesse alle corse: tutto in un'ottica melanconica ed ironica, che lascia intravedere amarezze e problemi. Questo mondo è trattato con mano indiscutibilmente leggera e con tocchi insoliti per finezza, che fanno atmosfera per tre personaggi, i quali sono altrettanti destini, gente che si incontra, si sfiora e poi divarica, come foglie nel turbine. Nelle pause buie del racconto si avverte lo spessore di quei problemi e l'angoscia di quelle solitudini esistenziali, che anche nella rapida vacanza e nella precaria fortuna non trovano ragioni di gaiezza, restando Eva e i suoi due amici sempre stranieri agli altri ed a se medesimi, davvero ben più che in Paradiso. E' questa 'estraneità' che il regista ha inteso di sottolineare, facendo uso di una fotografia spesso piatta, o cruda, o desolata, di cui il bianco e nero sembra ancor più privilegiare la tristezza. Come si è detto, non si intende negare che il quadro e la tecnica del raccontare non inducano ad una impressione di pesantezza, ma altri valori hanno la meglio e sono assai pregevoli. Il finale del film, poi, è una trovata notevole (...) E' un film interessante, interpretato da attori pressoché ignoti con estrema naturalezza e simpatia e che ci fa sentire anche una musica incisiva e scritta con intelligenza." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 100, 1986) Note - CAMERA D'OR AL FESTIVAL DI CANNES (1984). - PARDO D'ORO E MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA ECUMENICA AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI LOCARNO (1984).
Titolo e contributi: Stranger than Paradise [Videoregistrazione] = Piu' strano del Paradiso / regia di Jim Jarmusch
Pubblicazione: : Dolmen home video, [200-?]
Descrizione fisica: 1 DVD (ca. 85 min.) : b/n
Data:[200--?]
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
Sono presenti 1 copie, di cui 0 in prestito.
| Biblioteca | Collocazione | Inventario | Stato | Prestabilità | Rientra |
|---|---|---|---|---|---|
| Cavenago Brianza | DVD JAR STR | 09M-29652 | Su scaffale | Disponibile |
Ultime recensioni inserite
Nessuna recensione
Clicca sulla mappa dove vuoi posizionare il tag