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Abstract: Che cosa vede un cane quando osserva il proprio padrone? E quanto può comprendere delle debolezze, delle contraddizioni e delle illusioni degli esseri umani?In Argo e il suo padrone, Italo Svevo affida lo sguardo narrativo a un animale fedele e silenzioso, capace di cogliere ciò che spesso sfugge agli uomini. Attraverso la relazione tra Argo e il suo padrone prende forma un racconto ironico e malinconico, nel quale l'affetto convive con l'incomprensione e la fedeltà diventa uno specchio impietoso della natura umana. Con la consueta finezza psicologica, Svevo esplora il rapporto tra istinto e ragione, verità e autoinganno, mostrando come lo sguardo innocente di un cane possa rivelare le fragilità più profonde dell'uomo. Un piccolo gioiello narrativo, delicato e sorprendente, che conferma la modernità e l'intelligenza di uno dei più grandi autori della letteratura italiana.Italo Svevo, pseudonimo di Aron Ettore Schmitz, nacque a Trieste nel 1861 e morì nel 1928. Scrittore tra i più importanti del Novecento italiano, seppe unire ironia, introspezione psicologica e attenzione per le contraddizioni della borghesia moderna. Dopo gli esordi con Una vita e Senilità, raggiunse pieno riconoscimento con La coscienza di Zeno, il suo capolavoro, anche grazie al sostegno di James Joyce. La sua opera, profondamente influenzata dalla cultura mitteleuropea e dalla psicoanalisi, indaga con lucidità i temi dell'inettitudine, della malattia, dell'autoinganno e dell'inconscio.
Titolo e contributi: Argo e il suo padrone
Pubblicazione: Passerino, 30/07/2026
Data:30-07-2026
Che cosa vede un cane quando osserva il proprio padrone? E quanto può comprendere delle debolezze, delle contraddizioni e delle illusioni degli esseri umani?In Argo e il suo padrone, Italo Svevo affida lo sguardo narrativo a un animale fedele e silenzioso, capace di cogliere ciò che spesso sfugge agli uomini. Attraverso la relazione tra Argo e il suo padrone prende forma un racconto ironico e malinconico, nel quale l'affetto convive con l'incomprensione e la fedeltà diventa uno specchio impietoso della natura umana. Con la consueta finezza psicologica, Svevo esplora il rapporto tra istinto e ragione, verità e autoinganno, mostrando come lo sguardo innocente di un cane possa rivelare le fragilità più profonde dell'uomo. Un piccolo gioiello narrativo, delicato e sorprendente, che conferma la modernità e l'intelligenza di uno dei più grandi autori della letteratura italiana.Italo Svevo, pseudonimo di Aron Ettore Schmitz, nacque a Trieste nel 1861 e morì nel 1928. Scrittore tra i più importanti del Novecento italiano, seppe unire ironia, introspezione psicologica e attenzione per le contraddizioni della borghesia moderna. Dopo gli esordi con Una vita e Senilità, raggiunse pieno riconoscimento con La coscienza di Zeno, il suo capolavoro, anche grazie al sostegno di James Joyce. La sua opera, profondamente influenzata dalla cultura mitteleuropea e dalla psicoanalisi, indaga con lucidità i temi dell'inettitudine, della malattia, dell'autoinganno e dell'inconscio.
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