Questo sito non utilizza cookie di profilazione, ma solo cookie tecnici ai fini del corretto funzionamento delle pagine. Per maggiori informazioni consulta l'informativa sul trattamento dei dati personali per gli utenti del sito internet
Abstract: "Il paradiso è esigente, talvolta crudele con quelli che lo hanno conosciuto, li rende eterni pellegrini e naufraghi". Inquieti, incompresi, reietti di una società talvolta disumana, spesso cieca: sono i protagonisti di questi racconti sottili, raminghi, antichi alle volte, eppure modernissimi. Racconti che si svolgono in luoghi desueti, in campagne o per sentieri impervi lontani eppure nitidi e narrano di piccoli drammi senza alcuna indulgenza, trattando la ferocia come un dizionario accurato fa con le parole di una lingua. Ci sono i ragazzi randagi che scalano la montagna e imparano la paura; c'è la marinaia della vita che è costretta a fermarsi ma sente ancora le onde di un'esistenza di sogni modesti e senza clamori; c'è un viaggio di nozze a Berlino con una sparizione che assomiglia quasi a un sollievo; c'è un padre in lutto che investe ogni energia nel folle progetto di ripopolare lo stagno dove andava a pescare con la figlia, nel vano tentativo di alleviare il proprio strazio; c'è la crudeltà umana che irrompe inaspettata in un paesaggio idilliaco, in una limpida giornata di sole. E ancora, solitudini che si sfiorano uscendone tramutate; piccole, meschine vendette che non rendono giustizia, ma sanno lenire un'anima ferita; l'incontro di due vite che paiono non avere punti in comune, ma corrono parallele verso un'unica direzione. Autrice di libri per bambini e di romanzi, è forse però nel racconto che Angela Nanetti riesce a muoversi tra i registri piú vari, arrivando a disegnare un universo dove la tenacia e l'ingenuità vanno assieme e dove è possibile trovare un riscatto, seppur effimero, all'iniquità del vivere."Quando lo stagno si seccò nessuno in paese se ne accorse. Un posto di erbacce e di canne, dove si aggirava come un'anima in pena quel matto di Barolo col suo cane Mordacchio, a cercare la figlia che ci si era annegata molti anni prima. Aveva cinque anni ed era agosto, attorno era tutto granoturco e la sera, la sera le rane, quelle maledette, ti raspavano la testa e la pelle col loro cracra che non ti dava tregua".
Titolo e contributi: il canto delle rane
Pubblicazione: Neri Pozza, 16/06/2023
EAN: 9788854519862
Data:16-06-2023
"Il paradiso è esigente, talvolta crudele con quelli che lo hanno conosciuto, li rende eterni pellegrini e naufraghi". Inquieti, incompresi, reietti di una società talvolta disumana, spesso cieca: sono i protagonisti di questi racconti sottili, raminghi, antichi alle volte, eppure modernissimi. Racconti che si svolgono in luoghi desueti, in campagne o per sentieri impervi lontani eppure nitidi e narrano di piccoli drammi senza alcuna indulgenza, trattando la ferocia come un dizionario accurato fa con le parole di una lingua. Ci sono i ragazzi randagi che scalano la montagna e imparano la paura; c'è la marinaia della vita che è costretta a fermarsi ma sente ancora le onde di un'esistenza di sogni modesti e senza clamori; c'è un viaggio di nozze a Berlino con una sparizione che assomiglia quasi a un sollievo; c'è un padre in lutto che investe ogni energia nel folle progetto di ripopolare lo stagno dove andava a pescare con la figlia, nel vano tentativo di alleviare il proprio strazio; c'è la crudeltà umana che irrompe inaspettata in un paesaggio idilliaco, in una limpida giornata di sole. E ancora, solitudini che si sfiorano uscendone tramutate; piccole, meschine vendette che non rendono giustizia, ma sanno lenire un'anima ferita; l'incontro di due vite che paiono non avere punti in comune, ma corrono parallele verso un'unica direzione. Autrice di libri per bambini e di romanzi, è forse però nel racconto che Angela Nanetti riesce a muoversi tra i registri piú vari, arrivando a disegnare un universo dove la tenacia e l'ingenuità vanno assieme e dove è possibile trovare un riscatto, seppur effimero, all'iniquità del vivere."Quando lo stagno si seccò nessuno in paese se ne accorse. Un posto di erbacce e di canne, dove si aggirava come un'anima in pena quel matto di Barolo col suo cane Mordacchio, a cercare la figlia che ci si era annegata molti anni prima. Aveva cinque anni ed era agosto, attorno era tutto granoturco e la sera, la sera le rane, quelle maledette, ti raspavano la testa e la pelle col loro cracra che non ti dava tregua".
Ultime recensioni inserite
Nessuna recensione
Clicca sulla mappa dove vuoi posizionare il tag