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Abstract: 1960, Festival di Cannes: un'edizione destinata a rimanere nella storia del cinema. Sono in gara Bergman, Buñuel, Antonioni, Fellini. Con grande scandalo, la Palma d'Oro è assegnata alla "Dolce vita". Il presidente della giuria, che per Fellini si è battuto come un leone, è Georges Simenon.Nasce così – sull'onda di un'ammirazione che sembrava attendere solo l'occasione di un incontro – un'amicizia forte e al tempo stesso discreta, intessuta di lunghi silenzi e improvvise accensioni, di reticenti pudori e impudiche confidenze. Un'intesa segreta, una complicità impalpabile e sotterranea. Il fatto è che i due si sono improvvisamente scoperti "fratelli": "È sempre miracoloso scoprire di avere un fratello ... non mi ero sbagliato circa le nostre "affinità elettive"" scrive il 17 settembre 1969 Simenon a Fellini. E per Fellini, Simenon è "l'amico più grande che tutti vorrebbero avere", un esempio di talento senza limiti e sovrumana disciplina nel lavoro – un fratello maggiore che nei momenti di vuoto e di opacità sa far sentire la sua voce "limpida, fervorosa e sapiente". Non è un caso che durante le riprese di "Casanova" il regista faccia un singolare sogno: in una costruzione a forma di torre, un uomo, un monaco, siede circondato da una decina di bambini e bambine che ridono e scherzano, gli toccano i sandali, il cordone del saio. Il monaco ha una barba finta e sta dipingendo il suo nuovo romanzo su Nettuno: è Simenon, che, "maestro di vita e di creatività", appartiene ormai alla mitologia onirica, intervenendo "come un santone a fare miracoli".
Titolo e contributi: Carissimo Simenon • Mon cher Fellini
Pubblicazione: Adelphi, 02/12/2021
EAN: 9788845914065
Data:02-12-2021
1960, Festival di Cannes: un'edizione destinata a rimanere nella storia del cinema. Sono in gara Bergman, Buñuel, Antonioni, Fellini. Con grande scandalo, la Palma d'Oro è assegnata alla "Dolce vita". Il presidente della giuria, che per Fellini si è battuto come un leone, è Georges Simenon.Nasce così – sull'onda di un'ammirazione che sembrava attendere solo l'occasione di un incontro – un'amicizia forte e al tempo stesso discreta, intessuta di lunghi silenzi e improvvise accensioni, di reticenti pudori e impudiche confidenze. Un'intesa segreta, una complicità impalpabile e sotterranea. Il fatto è che i due si sono improvvisamente scoperti "fratelli": "È sempre miracoloso scoprire di avere un fratello ... non mi ero sbagliato circa le nostre "affinità elettive"" scrive il 17 settembre 1969 Simenon a Fellini. E per Fellini, Simenon è "l'amico più grande che tutti vorrebbero avere", un esempio di talento senza limiti e sovrumana disciplina nel lavoro – un fratello maggiore che nei momenti di vuoto e di opacità sa far sentire la sua voce "limpida, fervorosa e sapiente". Non è un caso che durante le riprese di "Casanova" il regista faccia un singolare sogno: in una costruzione a forma di torre, un uomo, un monaco, siede circondato da una decina di bambini e bambine che ridono e scherzano, gli toccano i sandali, il cordone del saio. Il monaco ha una barba finta e sta dipingendo il suo nuovo romanzo su Nettuno: è Simenon, che, "maestro di vita e di creatività", appartiene ormai alla mitologia onirica, intervenendo "come un santone a fare miracoli".
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