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Abstract: Si parla molto di amore nelle poesie di Wisława Szymborska: ma se ne parla con una così impavida sicurezza di tocco e tonalità così sorprendenti che anche un tema sin troppo frequentato ci appare miracolosamente nuovo. "Sentite come ridono – è un insulto" scrive di due amanti felici. "È difficile immaginare dove si finirebbe / se il loro esempio fosse imitabile" – e ad ogni modo "Il tatto e la ragione impongono di tacerne / come d'uno scandalo nelle alte sfere della Vita". Anche parlando d'amore la voce della Szymborska sa dunque essere irresistibilmente ironica: non a caso Adam Zagajewski diceva di lei che "sembrava appena uscita da uno dei salotti parigini del Settecento". Ma sa anche essere, dietro lo schermo della colloquiale naturalezza e dell'ingannevole semplicità, grave e trafiggente, come quando affida a un panorama divenuto ormai intollerabile il compito di proclamare l'assenza ("Non mi fa soffrire / che gli isolotti di ontani sull'acqua / abbiano di nuovo con che stormire") o all'amore a prima vista quello, ancor più temerario, di smascherare il caso-destino che ci governa: "Vorrei chiedere loro / se non ricordano – / una volta un faccia a faccia / in qualche porta girevole? / uno "scusi" nella ressa? / un "ha sbagliato numero" nella cornetta? / – ma conosco la risposta. / No, non ricordano".
Titolo e contributi: Amore a prima vista. Testo polacco a fronte
Pubblicazione: Adelphi, 09/11/2017
EAN: 9788845932373
Data:09-11-2017
Si parla molto di amore nelle poesie di Wisława Szymborska: ma se ne parla con una così impavida sicurezza di tocco e tonalità così sorprendenti che anche un tema sin troppo frequentato ci appare miracolosamente nuovo. "Sentite come ridono – è un insulto" scrive di due amanti felici. "È difficile immaginare dove si finirebbe / se il loro esempio fosse imitabile" – e ad ogni modo "Il tatto e la ragione impongono di tacerne / come d'uno scandalo nelle alte sfere della Vita". Anche parlando d'amore la voce della Szymborska sa dunque essere irresistibilmente ironica: non a caso Adam Zagajewski diceva di lei che "sembrava appena uscita da uno dei salotti parigini del Settecento". Ma sa anche essere, dietro lo schermo della colloquiale naturalezza e dell'ingannevole semplicità, grave e trafiggente, come quando affida a un panorama divenuto ormai intollerabile il compito di proclamare l'assenza ("Non mi fa soffrire / che gli isolotti di ontani sull'acqua / abbiano di nuovo con che stormire") o all'amore a prima vista quello, ancor più temerario, di smascherare il caso-destino che ci governa: "Vorrei chiedere loro / se non ricordano – / una volta un faccia a faccia / in qualche porta girevole? / uno "scusi" nella ressa? / un "ha sbagliato numero" nella cornetta? / – ma conosco la risposta. / No, non ricordano".
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