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Abstract: L'ingegnere Augusto C. è uomo metodico, rigoroso, arido di parole, e pugliese di Manduria, cittadina dai tetti piatti nel Salento meno noto, famosa per il suo vino rosso, il Primitivo, tramandato nei secoli a partire dagli antichi Messapi. Augusto C. è stato il direttore della fabbrica di acciaio più grande d'Italia; accusato di una continuativa e consapevole forma di disastro ambientale da sversamento di sostanze nocive nell'aria, adesso è agli arresti domiciliari. Così, chiuso nei molti ma claustrofobici centotrentasette metri quadrati della sua casa, stagione dopo stagione, oggetto dell'opinione pubblica, Augusto C. perde i suoi sensi; prima l'olfatto, il gusto, quindi il tatto, poi l'udito e infine la vista. Accanto a lui c'è sempre Graziella, moglie, in primo luogo, ma donna forte, amante della cucina di quella loro terra dove arriva anche il salmastro del mare. E il cucinare insieme li salva; salva Augusto, che imparando a preparare le pietanze racconta la sua vicenda di uomo, dal padre contadino e infermiere, libero nell'animo in sella alla sua Bianchi azzurro del cielo; racconta del periodo di lavoro in Giappone, dei suoi figli Lorenzo e Gaetano, di quanto fossero diversi, della madre e della sua faccia da radice; racconta dell'acciaio e della gente della fabbrica che per tanti anni era stata la sua vita intera. Ecco - dice un Augusto senza (il) senso - questi sono gli arresti domiciliari, rallegrarsi che il proprio padre sia già morto.
Titolo e contributi: Domani, chiameranno domani
Pubblicazione: Mondadori Electa, 11/04/2017
EAN: 9788891811479
Data:11-04-2017
L'ingegnere Augusto C. è uomo metodico, rigoroso, arido di parole, e pugliese di Manduria, cittadina dai tetti piatti nel Salento meno noto, famosa per il suo vino rosso, il Primitivo, tramandato nei secoli a partire dagli antichi Messapi. Augusto C. è stato il direttore della fabbrica di acciaio più grande d'Italia; accusato di una continuativa e consapevole forma di disastro ambientale da sversamento di sostanze nocive nell'aria, adesso è agli arresti domiciliari. Così, chiuso nei molti ma claustrofobici centotrentasette metri quadrati della sua casa, stagione dopo stagione, oggetto dell'opinione pubblica, Augusto C. perde i suoi sensi; prima l'olfatto, il gusto, quindi il tatto, poi l'udito e infine la vista. Accanto a lui c'è sempre Graziella, moglie, in primo luogo, ma donna forte, amante della cucina di quella loro terra dove arriva anche il salmastro del mare. E il cucinare insieme li salva; salva Augusto, che imparando a preparare le pietanze racconta la sua vicenda di uomo, dal padre contadino e infermiere, libero nell'animo in sella alla sua Bianchi azzurro del cielo; racconta del periodo di lavoro in Giappone, dei suoi figli Lorenzo e Gaetano, di quanto fossero diversi, della madre e della sua faccia da radice; racconta dell'acciaio e della gente della fabbrica che per tanti anni era stata la sua vita intera. Ecco - dice un Augusto senza (il) senso - questi sono gli arresti domiciliari, rallegrarsi che il proprio padre sia già morto.
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