1989-1991. La crisi del socialismo e la nuova Europa. Crisi e rivoluzione
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Graziosi, Andrea - Andrea Graziosi

1989-1991. La crisi del socialismo e la nuova Europa. Crisi e rivoluzione

Abstract: Nel 1985 prende il potere in Urss un gruppo riformatore dalla volontà chiara ma dalle idee confuse. La prima è figlia della consapevolezza dell'innegabile degrado del sistema sovietico. Le seconde, generate invece dall'arretratezza e dal provincialismo culturali, sono però compensate da un alto profilo morale, simboleggiato dalla rinuncia a usare la forza. Nel 1988 la crisi si aggrava, e nei paesi in cui il sistema sovietico è frutto di imposizione si comincia a credere alle parole di diniego della forza, confermate dal ritiro dall'Afghanistan. La convinzione che muri e carri armati non ci sono più basta a far crollare regimi percepiti come illegittimi e scossi da crisi periodiche. Resta l'Unione sovietica, legittimata dalla vittoria del 1945. Ma l'aggravarsi della crisi e l'emergere delle nazionalità portano nel giro di due anni anche al crollo pacifico di un sistema che dalla forza è nato e della forza aveva fatto la sua bandiera. Finisce con esso anche la prima guerra mondiale, di cui l'Urss è figlia, e nasce tra grandi speranze, ma minata da elementi di crisi, una nuova Europa.


Titolo e contributi: 1989-1991. La crisi del socialismo e la nuova Europa. Crisi e rivoluzione

Pubblicazione: Emons Audiolibri

Nota:
  • Lingua: Italiano
  • Formato: Audiobook con DRM LCP

Nomi:

Registrazioni sonore e musica (125)
  • Genere testuale: audiolibri

Nel 1985 prende il potere in Urss un gruppo riformatore dalla volontà chiara ma dalle idee confuse. La prima è figlia della consapevolezza dell'innegabile degrado del sistema sovietico. Le seconde, generate invece dall'arretratezza e dal provincialismo culturali, sono però compensate da un alto profilo morale, simboleggiato dalla rinuncia a usare la forza. Nel 1988 la crisi si aggrava, e nei paesi in cui il sistema sovietico è frutto di imposizione si comincia a credere alle parole di diniego della forza, confermate dal ritiro dall'Afghanistan. La convinzione che muri e carri armati non ci sono più basta a far crollare regimi percepiti come illegittimi e scossi da crisi periodiche. Resta l'Unione sovietica, legittimata dalla vittoria del 1945. Ma l'aggravarsi della crisi e l'emergere delle nazionalità portano nel giro di due anni anche al crollo pacifico di un sistema che dalla forza è nato e della forza aveva fatto la sua bandiera. Finisce con esso anche la prima guerra mondiale, di cui l'Urss è figlia, e nasce tra grandi speranze, ma minata da elementi di crisi, una nuova Europa.

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