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Abstract: Una casta tendenzialmente omicida che non esitò ad eliminare con le proprie mani i leader politici che considerava pericolosi: da Romolo a Tiberio Gracco, a Cesare; una aristocrazia fondata sulla cooptazione, capace però di governare un impero, ben più che la città-Stato; una classe sociale che coincideva con un 'ordine', cioè con una articolazione portante dello Stato; un ceto che identificò se stesso con la Repubblica e che però seppe anche condividere per secoli il potere con il princeps, limitandolo e, se del caso, abbattendolo; un gruppo sociale che seppe incarnare la tradizione, ma che imparò anche a fare i conti col 'mondo nuovo' dei cristiani. Tutto questo fu il Senato di Roma: modello di tutte le oligarchie tendenzialmente gerontocratiche, matrice e archetipo delle successive élites che hanno retto i grandi Stati dell'età moderna. Quand'erano in vena di follie durante le feste popolari, i Romani – che pure dei loro senatori ebbero sempre alta considerazione – sbottavano: "Sexagenarii de ponte"!
Titolo e contributi: I senatori. Sulla scena di Roma
Pubblicazione: Emons Audiolibri, 2025
Data: - -520
Una casta tendenzialmente omicida che non esitò ad eliminare con le proprie mani i leader politici che considerava pericolosi: da Romolo a Tiberio Gracco, a Cesare; una aristocrazia fondata sulla cooptazione, capace però di governare un impero, ben più che la città-Stato; una classe sociale che coincideva con un 'ordine', cioè con una articolazione portante dello Stato; un ceto che identificò se stesso con la Repubblica e che però seppe anche condividere per secoli il potere con il princeps, limitandolo e, se del caso, abbattendolo; un gruppo sociale che seppe incarnare la tradizione, ma che imparò anche a fare i conti col 'mondo nuovo' dei cristiani. Tutto questo fu il Senato di Roma: modello di tutte le oligarchie tendenzialmente gerontocratiche, matrice e archetipo delle successive élites che hanno retto i grandi Stati dell'età moderna. Quand'erano in vena di follie durante le feste popolari, i Romani – che pure dei loro senatori ebbero sempre alta considerazione – sbottavano: "Sexagenarii de ponte"!
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