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Abstract: Come portati dalla mano di un fanciullo, entriamo nel mondo di Marguerite Audoux (Francia 1863/1937) e lo vediamo grazie agli occhi di Marie-Claire (M. Audoux), occhi bambini, freschi, ingenui, senza filtri né mediazioni. Possiamo così "sbirciare" nei corridoi di un orfanotrofio femminile gestito dalle suore (dove l'autrice visse la sua infanzia e dove imparò a leggere, a scrivere e a cucire), nei dormitori, nel refettorio, e possiamo intuire le "ordite trame" che l'autrice bisbiglia discretamente al nostro orecchio. Il racconto, poi, ci conduce in una fattoria della Sologne, dove l'adolescente Marie-Claire viene data in affido ad una famiglia di fattori: qui impara a condurre le greggi e ad occuparsi della fattoria. La Audoux ci restituisce così uno spaccato della vita rurale francese di fine ottocento.Quando Marie-Claire tornerà, all'istituto della sua infanzia, ne saluterà gli affetti rimasti per ripartire, poi, alla volta di Parigi. Leggenda vuole che l'anno in cui l'autrice moriva, nel 1937, a Parigi nasceva una rivista mensile di moda che da questo piccolo capolavoro prese il nome: "Marie-Claire", romanzo che valse alla Audoux il prestigioso premio "Femina" nel 1910 e che sfiorò il grande riconoscimento del premio Goncourt (all'epoca il libro fu stampato in centomila copie e tradotto nelle principali lingue.) "Oggi, probabilmente, il caso di Marguerite Audoux figlia della campagna francese, orfana di madre a tre anni, abbandonata dal padre in un convento di suore, contadina, pastora, cameriera, cucitrice di fino, sarta, improvvisamente sbocciata alla scrittura con un libro, un libro solo, poi finita in povertà e in malattia sarebbe trattato dalle pagine dei settimanali sotto la rubrica casi letterari. In effetti la storia di Marguerite Audoux un caso lo è, o lo è stato.(Irene Bignardi - La Repubblica 1988)
Titolo e contributi: Marie-Claire
Pubblicazione: Recitar Leggendo, 2019
Data: - -920
Come portati dalla mano di un fanciullo, entriamo nel mondo di Marguerite Audoux (Francia 1863/1937) e lo vediamo grazie agli occhi di Marie-Claire (M. Audoux), occhi bambini, freschi, ingenui, senza filtri né mediazioni. Possiamo così "sbirciare" nei corridoi di un orfanotrofio femminile gestito dalle suore (dove l'autrice visse la sua infanzia e dove imparò a leggere, a scrivere e a cucire), nei dormitori, nel refettorio, e possiamo intuire le "ordite trame" che l'autrice bisbiglia discretamente al nostro orecchio. Il racconto, poi, ci conduce in una fattoria della Sologne, dove l'adolescente Marie-Claire viene data in affido ad una famiglia di fattori: qui impara a condurre le greggi e ad occuparsi della fattoria. La Audoux ci restituisce così uno spaccato della vita rurale francese di fine ottocento.Quando Marie-Claire tornerà, all'istituto della sua infanzia, ne saluterà gli affetti rimasti per ripartire, poi, alla volta di Parigi. Leggenda vuole che l'anno in cui l'autrice moriva, nel 1937, a Parigi nasceva una rivista mensile di moda che da questo piccolo capolavoro prese il nome: "Marie-Claire", romanzo che valse alla Audoux il prestigioso premio "Femina" nel 1910 e che sfiorò il grande riconoscimento del premio Goncourt (all'epoca il libro fu stampato in centomila copie e tradotto nelle principali lingue.) "Oggi, probabilmente, il caso di Marguerite Audoux figlia della campagna francese, orfana di madre a tre anni, abbandonata dal padre in un convento di suore, contadina, pastora, cameriera, cucitrice di fino, sarta, improvvisamente sbocciata alla scrittura con un libro, un libro solo, poi finita in povertà e in malattia sarebbe trattato dalle pagine dei settimanali sotto la rubrica casi letterari. In effetti la storia di Marguerite Audoux un caso lo è, o lo è stato.(Irene Bignardi - La Repubblica 1988)
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