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Trovati 30 documenti.
Milano : Mondadori, 2009
Abstract: “Mi fermo un attimo a riprendere fiato. Manca poco alle quattro e una buona metà della parete Rakhiot è ormai sotto di noi. Finora le nostre scelte si sono rivelate giuste. Poi mi rimetto a salire, un metro dopo l’altro. Arrivo ad un passo dalla spianata, sto per sollevarmi e tirare su le gambe, quando all’improvviso il silenzio viene spezzato bruscamente. Sopra di me, qualcuno sta gridando. È la voce di Simon che urla il nome di Karl, ancora e ancora. Mi blocco di colpo e tendo le orecchie. Nessuna risposta. Di nuovo il silenzio della montagna”. (Walter Nones). Questo libro è il racconto vibrante e bellissimo di quanto accadde in quel Luglio del 2008. A 6000 metri di altitudine tre alpinisti italiani stanno aprendo una nuova via sull’imponente versante Rakhiot del Nanga Parbat, il più occidentale degli Ottomila. Sono Karl Unterkircher, Simon Kehrer e Walter Nones. Fino a quando un crepaccio si apre all’improvviso sotto i piedi di Karl, inghiottendolo. Nones e Kehrer proseguiranno sul difficile versante Rakhiot, portando a termine un’impresa epica – che segnerà profondamente i loro animi – in nome dell’amico e compagno di tante avventure: e quella è da allora la “Via Karl Unterkircher”. Cosa spinge i protagonisti a praticare l’alpinismo estremo? Non il brivido del rischio, la sfida o la fama, ma qualcosa di molto profondo: una passione inesausta che li porta a confrontarsi sempre con l’apparentemente impossibile, con umiltà e rispetto, il desiderio di scoperta, i momenti di riflessione, i lunghi silenzi, la fiducia nell’altro, il valore intimo dell’amicizia, a 7000 metri, chiusi dentro una tenda mentre fuori imperversa la tempesta, o davanti a un’alba che sembra la creazione del mondo. Tutto questo anche a costo della vita, una sorte toccata nel 2010 pure a Walter Nones, mentre scalava il Cho Oyu.
Il profumo delle mie montagne / di Gigi Alippi
Alpine studio, 2014
Abstract: Alpinista tra i più forti della sua generazione, alla soglia degli ottant'anni, vissuti con energia e generosità, Gigi Alippi ha deciso di accomodarsi ad una scrivania per scrivere e raccontare senso e significato della sua visione verticale, dove l'atto di scalare è sempre un passo indietro alla volontà di vedere la bellezza di ciò che c'è intorno, per condividerne con gli altri lo stupore. Conoscendo Gigi e la sua meritata fama nell'ambiente lecchese, culla di tanti fuoriclasse, non sorprende di leggerlo a suo agio in un saliscendi di racconti che ci portano a spasso per la geografia delle montagne del pianeta. Grigna, Cervino, Grand Capucin, McKinley, Dru, Lyskamm, Sarmiento, Monte Bianco, Monte Rosa, Pizzo Badile, Brenta, Bernina, Disgrazia, Tre Cime di Lavaredo, Buckland, Jirishanca, Lothse, e tanto altro ancora, in Africa, in Patagonia... ovunque. Venti capitoli per un titolo suggestivo, "Il profumo delle mie montagne", che non ha nulla di casuale. Delle montagne, delle cime, Gigi sente infatti l'odore, e prova a renderci partecipi di una simile magia, provando a spiegare ciò che è davvero più facile intuire che comprendere razionalmente. Una grande storia d'amicizia e d'amore, per esempio, per la famiglia, per i compagni d'avventura, per essere parte di una generazione e di un luogo, Lecco, in qualche modo predestinati.
In vetta senza scorciatoie / Ed Viesturs ; con David Roberts
Corbaccio, 2007
Abstract: Per diciott'anni Ed Viesturs ha inseguito il sogno di ogni alpinista: raggiungere la cima dei 14 ottomila senza l'aiuto dell'ossigeno. In vetta senza scorciatoie è la storia della realizzazione del suo sogno, ma è anche molto di più: è il racconto di un uomo combattuto fra la vita degli affetti e della quotidianità e il fascino dei luoghi maestosi e mortalmente pericolosi delle sue spedizioni. Un alpinista straordinariamente prudente, che seppe rinunciare alla vetta dell'Everest a meno di 100 metri dalla meta e che mai avrebbe rinunciato alla cima dell'Annapurna, la montagna su cui soccombe la metà di coloro che conquistano la vetta. Un alpinista il cui motto è: Raggiungere la cima è facoltativo, tornare indietro è obbligatorio. Ed è proprio seguendo questa filosofia che Viesturs descrive i fatali errori di giudizio commessi dai colleghi alpinisti, insieme ad alcuni rischi corsi da lui stesso, e ai valorosi salvataggi compiuti. E, per la prima volta, spiega nei dettagli il ruolo fondamentale ed eroico che si trovò a ricoprire durante la tragedia consumatasi sull'Everest nel 1996, resa famosa da Aria sottile, di Jon Krakauer. Ma In vetta senza scorciatoie narra anche di momenti più leggeri e divertenti, che rivelano l'amicizia e lo spirito di solidarietà tra scalatori. Ed è il ritratto di un marito e di un padre di famiglia coraggioso e devoto, e delle convinzioni che hanno sostenuto la sua pericolosissima e magnifica sfida agli ottomila.
342 ore sulle Grandes Jorasses / Rene Desmaison ; traduzione di Giancarlo Barberis
Milano : Corbaccio, copyr. 2007
Abstract: Massiccio del Monte Bianco, 11 febbraio 1971: René Desmaison tenta la direttissima della Punta Walker sulle Grandes Jorasses insieme al giovane compagno, Serge Gousseault. Di fronte si trovano 1.200 metri di granito e ghiaccio strapiombanti e soggetti a continue scariche di neve e sassi. La salita è più dura del previsto e i due devono bivaccare più volte; fino al 17 il tempo regge, ma poi si mette al brutto. Ormai sono a 200 metri dalla vetta, l'unica possibilità è arrivare in cima, ma i collegamenti col fondovalle e i familiari si sono interrotti, i viveri scarseggiano e Serge Gousseault tradisce i primi segni di sfinimento: è l'inizio della fine. A Desmaison non resta che attendere i soccorsi che arriveranno dopo più di due settimane in parete.
Everest : io c'ero / Lene Gammelgaard
Nuova ed.
Piemme, 2015
Abstract: Nel pomeriggio del 10 maggio 1996, Lene Gammelgaard è diventata la prima donna scandinava a raggiungere la cima dell'Everest. Il giorno dopo era uno dei sopravvissuti ad un terribile disastro della storia dell'alpinismo. A causa di una tremenda tempesta e di una serie di errori umani, otto persone morirono in quella notte d'inferno, che continua ad interrogare e far discutere. Nel suo racconto l'autrice conduce il lettore, passo dopo passo, sulle orme di quella drammatica spedizione: dai preparativi all'incubo della tempesta che ha costretto gli alpinisti ad affrontare la discesa in condizioni impossibili.
Senza sosta : gli 82 Quattromila delle Alpi in 60 giorni / Franco Nicolini e Diego Giovannini
Alpine studio, 2020
Abstract: Patrick Berhault aveva un sogno: concatenare tutti gli 82 Quattromila delle Alpi in 82 giorni, senza altro motore che le proprie gambe. Berhault non ce la fece, ma Franco Nicolini, Diego Giovannini e Mirco Mezzanotte il sogno lo realizzarono nel 2008, e in soli 60 giorni. Questa è un'impresa che segna una svolta importante del modo contemporaneo di vivere la montagna: non si tratta più delle velocissime scalate di un giorno, ma di nuovi orizzonti temporali. Un viaggio tra ambienti sconfinati e selvaggi, raggiunti col solo motore umano: i tre hanno esclusivamente camminato, sciato, arrampicato e inforcato la bicicletta. In questa nuova concezione, la performance è solo una parte – sempre più impercettibile – dell'avventura. Contano nuovi valori, le sensazioni, l'istinto, l'equilibrio, il saper condividere la quotidianità insieme ai compagni scelti, senza i tempi di attesa himalayani. È un nuovo modo di conoscere le montagne, guidato dalla voglia di "starci dentro" e a lungo per assaporare nuove dimensioni.
Duemila metri della nostra vita : le due facce del Cerro Torre / Cesare Maestri e Fernanda Maestri
Torino : Centro documentazione alpina, 2002
Abstract: Nel 1970 Cesare Maestri torna al Cerro Torre per scalarlo una seconda volta, aprendo una nuova via. Il suo è un atto di sfida nei confronti di chi ha messo in dubbio la sua prima ascensione, compiuta nel 1959. In verità Maestri non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno, ma la sua decisione è irrinunciabile e niente e nessuno potrà fermarlo. Nemmeno la moglie che, come tante mogli sconosciute di alpinisti famosi, vive perennemente in ansia per il suo uomo, e che questo nuovo proposito precipita nella disperazione. Partirà con lui, lo aiuterà ad ottenere i mezzi per raggiungere la montagna, ma come sempre il suo ruolo e la sua dannazione sarà quella di attendere. Questo libro, scritto a quattro mani, è la storia di due battaglie: quella di Cesare contro il ghiaccio, il vento, le valanghe e le enormi difficoltà per raggiungere la sua meta; e quella di Fernanda contro lo sconforto, l'angoscia e la tentazione di annullamento. Ed è la prima volta, nella storia della letteratura di montagna, che accanto alla voce del protagonista di un'impresa si leva anche quella di chi aspetta e soffre ma accetta perché ama e comprende. Duemila metri della nostra vita, pubblicato per la prima volta nel 1972, ha vinto il premio Bancarella Sport 1974.
Nuova ed
Torino : CDA & Vivalda, copyr. 2006
Abstract: Nel 1986 scalare un ottomila è ancora un'impresa straordinaria, riservata ad alpinisti affermati. Come Reinhold Messner, che sta per toccare l'apice della fama con il record dei quattordici giganti himalayani. Già per questo è del tutto inconsueta la storia del giornalista triestino che riesce a scalare un ottomila del Karakorum, affiancando alpinisti sloveni del calibro di Tomo Cesen e Silvo Karo. Ma in più, Jelincic diventa testimone della famosa estate dell'86 sul Baltoro, un'infernale girandola di maltempo e disgrazie in cui perisce tra i tanti Renato Casarotto. Calcata la vetta del Broad Peak, Jelincic e il compagno Stangelj rimangono bloccati dalla tempesta, da cui si salvano per puro miracolo, mentre sul vicino K2 quella stessa tempesta miete cinque vittime. Questo resoconto antieroico, da alpinista qualunque, svela i risvolti dell'esperienza estrema con un'intensità umana ignota agli eroi dell'himalaysmo.
Duemila metri della nostra vita : le due facce del Cerro Torre / Cesare e Fernanda Maestri
Vivalda, 2011
Abstract: Nel 1970 Cesare Maestri torna al Cerro Torre per scalarlo una seconda volta, aprendo una nuova via. Il suo è un atto di sfida nei confronti di chi ha messo in dubbio la sua prima ascensione, compiuta nel 1959. In verità Maestri non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno, ma la sua decisione è irrinunciabile e niente e nessuno potrà fermarlo. Nemmeno la moglie che, come tante mogli sconosciute di alpinisti famosi, vive perennemente in ansia per il suo uomo, e che questo nuovo proposito precipita nella disperazione. Partirà con lui, lo aiuterà ad ottenere i mezzi per raggiungere la montagna, ma come sempre il suo ruolo e la sua dannazione sarà quella di attendere. Questo libro, scritto a quattro mani, è la storia di due battaglie: quella di Cesare contro il ghiaccio, il vento, le valanghe e le enormi difficoltà per raggiungere la sua meta; e quella di Fernanda contro lo sconforto, l'angoscia e la tentazione di annullamento. Ed è la prima volta, nella storia della letteratura di montagna, che accanto alla voce del protagonista di un'impresa si leva anche quella di chi aspetta e soffre ma accetta perché ama e comprende. Duemila metri della nostra vita, pubblicato per la prima volta nel 1972, ha vinto il premio Bancarella Sport 1974.
Annapurna : il primo 8000 / Maurice Herzog ; traduzione di Enrico Peyronel
4. ed.
Corbaccio, 2016
Abstract: L'ascensione sull'Annapurna, compiuta nel 1950 da un gruppo di alpinisti francesi guidata da Maurice Herzog, fu l'evento che aprì la strada alla conquista dell'Everest, la vetta più alta della terra: per la prima volta una delle quattordici cime del tetto del mondo che superano gli ottomila metri veniva raggiunta dall'uomo. L'impresa che segna una data fondamentale nella storia dell'andamento umano, è raccontata in questo classico dell'alpinismo, scritto dallo stesso Herzog, dal momento in cui venne ideata al suo compimento. Oltre alla tensione costante per la memorabile avventura, il libro trasmette un alto senso di solidarietà umana, la forza che più di ogni altra ha consentito di superare una natura che sembrava invincibile.
La conquista del Fitz Roy / M.A. Azéma
Alpine studio, 2021
Abstract: “Quando pochi anni or sono apparve nelle riviste alpinistiche francesi la fotografia del Fitz Roy, sentii subito che era quella la montagna degna di tutti i miei sforzi e di tutti i miei sacrifici. E fin da quel momento sognai di scalarla, un giorno.” La salita del Fitz Roy nel 1952 si colloca tra le grandi salite della storia dell'alpinismo. Enorme è l'importanza della sua ascensione, per via della lontananza della Patagonia negli anni Cinquanta e per la difficoltà della parete. Il Fitz Roy era stato tentato in precedenza da varie cordate europee, ma ai francesi riuscì l'impresa per primi, portando gli alpinisti Lionel Terray e Guido Magnone a raggiungere la cima lungo lo sperone nord-ovest, il 2 febbraio 1952. Una conquista che porta in sé anche una nota tragica per via della scomparsa di Jacques Poincenot, morto annegato in uno strano incidente mentre attraversava le impetuose acque di un torrente – appeso a una corda tesa che collegava le due sponde – alle pendici della montagna.
Alpine studio, 2020
Abstract: La parete nord dell'Eiger per decenni fu nota come la scalata più pericolosa delle Alpi, quella che aveva provocato la morte di numerosi alpinisti. Nel febbraio del 1966, due cordate - una tedesca e l'altra anglo/americana - miravano a scalarla per una nuova via, una direttissima. Sorprendentemente, le due squadre non sapevano quasi nulla del tentativo reciproco finché entrambe non arrivarono ai piedi della parete. La gara era iniziata. John Harlin guidò il team anglo/americano, composto da quattro persone, e intendeva fare un'ascensione in stile alpino non appena le condizioni meteorologiche lo avrebbero consentito. I tedeschi, con una cordata di otto uomini, pianificarono un'implacabile salita in stile himalayano, qualunque fossero le condizioni meteo. Gli autori del libro sono stati i protagonisti principali mentre si svolgevano i drammatici eventi. Lo scrittore Peter Gillman, inviato del “Telegraph”, visse a stretto contatto con gli scalatori, comunicando con loro via radio e osservando le loro monumentali lotte dai telescopi dell’hotel Kleine Scheidegg. Il rinomato scalatore scozzese Dougal Haston era un membro della cordata di Harlin, e aprì la via su molti passaggi chiave della parete durante la tempesta. Il libro è la storia di enormi rischi e d’incrollabile resistenza, con alpinisti che affrontarono tempeste, congelamenti e la tragedia che tutti noi conosciamo: la scomparsa di John Harlin.
Solferino, 2022
Abstract: Per diciott'anni Ed Viesturs ha inseguito il sogno di ogni alpinista: raggiungere la cima dei 14 ottomila senza l'aiuto dell'ossigeno. In vetta senza scorciatoie è la storia della realizzazione del suo sogno, ma è anche molto di più: è il racconto di un uomo combattuto fra la vita degli affetti e della quotidianità e il fascino dei luoghi maestosi e mortalmente pericolosi delle sue spedizioni. Un alpinista straordinariamente prudente, che seppe rinunciare alla vetta dell'Everest a meno di 100 metri dalla meta e che mai avrebbe rinunciato alla cima dell'Annapurna, la montagna su cui soccombe la metà di coloro che conquistano la vetta. Un alpinista il cui motto è: Raggiungere la cima è facoltativo, tornare indietro è obbligatorio. Ed è proprio seguendo questa filosofia che Viesturs descrive i fatali errori di giudizio commessi dai colleghi alpinisti, insieme ad alcuni rischi corsi da lui stesso, e ai valorosi salvataggi compiuti. E, per la prima volta, spiega nei dettagli il ruolo fondamentale ed eroico che si trovò a ricoprire durante la tragedia consumatasi sull'Everest nel 1996, resa famosa da Aria sottile, di Jon Krakauer. Ma In vetta senza scorciatoie narra anche di momenti più leggeri e divertenti, che rivelano l'amicizia e lo spirito di solidarietà tra scalatori. Ed è il ritratto di un marito e di un padre di famiglia coraggioso e devoto, e delle convinzioni che hanno sostenuto la sua pericolosissima e magnifica sfida agli ottomila.
Frammenti di alpinismo / Krzysztof Wielicki ; traduzione di Luca Calvi
Priuli & Verlucca, 2022
Abstract: Racconti di uno dei più grandi alpinisti al mondo, insignito del Piolet d’Or alla carriera nel 2019, che vengono presentati così come lo stesso Wielicki ama raccontarli, senza troppi fronzoli, quasi a livello di aneddotica, ma sempre tenendo presente la centralità della vita e della ricerca del Bello, ricordando i compagni scomparsi e senza risparmiare affondi e stilettate contro altri colleghi e compagni, suoi coetanei o più giovani. Una serie di racconti che prende vita dai suoi taccuini di spedizione e che lui desidera raccontare ai suoi lettori come tra amici.
K2 : il nodo infinito : sogno e destino / Kurt Diemberger
Nuova ed.
Corbaccio, 2018
Abstract: La vicenda, il vissuto di questo libro si impernia sulla meravigliosa e terribile montagna, la montagna-sogno, la montagna sopra la montagna, simile a un immenso cristallo di cui evoca la sfolgorante e misteriosa regolarità. Nelle facce di questo cristallo si riflettono gli eventi nelle loro infinite angolazioni: il K2 degli esordi; i pensieri e i progetti di Hermann Buhl che prima di salire il Broad Peak e di morire sul Chogolisa nel 1957, discusse con l'allora venticinquenne Kurt Diemberger il famoso stile Alpi occidentali; le parole di Shipton, uno dei primi esploratori occidentali giunto al suo cospetto, che incantarono Diemberger e lo avvolsero in un'invincibile magia. Parallelamente si delinea il rapporto umano con gli amici, con Julie Tullis, la compagna con cui ha fondato the highest filmteam of the world e il suo rapporto di solidarietà con lei. Infine la tragica estate del 1986. Kurt e Julie trovarono alla base della montagna un villaggio, dove si incontrano le più svariate personalità dell'alpinismo. Un appuntamento tragico: le speranze, qualche successo, le prime tragedie. La salita, da parte di coloro che non vogliono rinunciare all'ultima chance, i problemi di tante cordate indipendenti in quota, il sogno della vetta che diventa realtà. Infine la bufera, il dramma a 8000 metri, senza più viveri né gas, prigionieri per cinque giorni nelle piccole tende, Julie si addormenta per sempre, poi man mano, anche i compagni muoiono.
E' la montagna che chiama : undici giorni sul Nanga Parbat / Simon Kehrer, Walter Nones
Ronzani, 2022
Abstract: “Mi fermo un attimo a riprendere fiato. Manca poco alle quattro e una buona metà della parete Rakhiot è ormai sotto di noi. Finora le nostre scelte si sono rivelate giuste. Poi mi rimetto a salire, un metro dopo l’altro. Arrivo ad un passo dalla spianata, sto per sollevarmi e tirare su le gambe, quando all’improvviso il silenzio viene spezzato bruscamente. Sopra di me, qualcuno sta gridando. È la voce di Simon che urla il nome di Karl, ancora e ancora. Mi blocco di colpo e tendo le orecchie. Nessuna risposta. Di nuovo il silenzio della montagna”. (Walter Nones). Questo libro è il racconto vibrante e bellissimo di quanto accadde in quel Luglio del 2008. A 6000 metri di altitudine tre alpinisti italiani stanno aprendo una nuova via sull’imponente versante Rakhiot del Nanga Parbat, il più occidentale degli Ottomila. Sono Karl Unterkircher, Simon Kehrer e Walter Nones. Fino a quando un crepaccio si apre all’improvviso sotto i piedi di Karl, inghiottendolo. Nones e Kehrer proseguiranno sul difficile versante Rakhiot, portando a termine un’impresa epica – che segnerà profondamente i loro animi – in nome dell’amico e compagno di tante avventure: e quella è da allora la “Via Karl Unterkircher”. Cosa spinge i protagonisti a praticare l’alpinismo estremo? Non il brivido del rischio, la sfida o la fama, ma qualcosa di molto profondo: una passione inesausta che li porta a confrontarsi sempre con l’apparentemente impossibile, con umiltà e rispetto, il desiderio di scoperta, i momenti di riflessione, i lunghi silenzi, la fiducia nell’altro, il valore intimo dell’amicizia, a 7000 metri, chiusi dentro una tenda mentre fuori imperversa la tempesta, o davanti a un’alba che sembra la creazione del mondo. Tutto questo anche a costo della vita, una sorte toccata nel 2010 pure a Walter Nones, mentre scalava il Cho Oyu.
Corbaccio, 2024
Abstract: Il 29 aprile 2007 Hansjörg Auer parte da solo per le Dolomiti. Soltanto i suoi genitori e uno dei fratelli hanno idea di che cosa abbia in mente di fare quel giorno: salire la Via Attraverso il Pesce, lunga 1200 metri, sulla parete sud della Marmolada in free solo, senza assicurazione. La salita, che contiene passaggi di difficoltà 7b+, è un successo, testimoniato da altri climber presenti in zona: e l’impresa consacra Auer come una stella del firmamento alpinistico. Da allora Auer non ha smesso di arrampicare in libera aprendo nuove vie in tutto il mondo, dalle Alpi alla Patagonia, dal Karakorum alla Norvegia. Fino al tragico 16 aprile 2019 quando, insieme a David Lama e Jess Roskelley, muore travolto da una valanga sull’Howse Peak, in Canada, all’età di trentacinque anni. Per questo motivo possiamo considerare Parete Sud una sorta di testamento spirituale da parte di un alpinista eccezionale che in questo libro, scritto nei mesi precedenti alla sua scomparsa, parla liberamente della sua passione, di come l’abbia trasformata in una professione, della pressione mediatica, dei sacrifici compiuti, dell’anoressia che ha combattuto fin da ragazzino, degli infortuni e della capacità di rialzarsi, in nome di una passione inestinguibile a cui sacrificare anche la vita.
Il giorno delle Mésules : diari di un alpinista antifascista / Ettore Castiglioni
Hoepli, 2017
Abstract: Per circa quarant'anni i diari di Ettore Castiglioni sono rimasti ignoti al pubblico. Vennero editati nel 1993, raccogliendo dal vastissimo materiale manoscritto i passaggi più significativi, con le avventure vissute sulle Alpi, in Patagonia, o durante i mesi bui del 1943, quando l'autore si spese per condurre in salvo oltre il confine elvetico centinaia di profughi in fuga dalla guerra e dalle leggi razziali. La voce del grande alpinista ed esploratore milanese poté così rivivere in un volume, e il pubblico l'accolse riconoscendone la compostezza, il valore morale e la forza evocativa. Un testo intimo e al contempo trascinante, avvincente, quasi Castiglioni pensasse a un futuro lettore. Per questo Il giorno delle Mésules occupa oggi un posto di primo piano sullo scaffale dei classici della montagna. Le grandi 'prime' sulle pareti dolomitiche, i ritratti dei 'sestogradisti' più forti legati alla sua corda - Detassis, Bramani, Vinatzer, Boccalatte -, le lunghe camminate solitarie su sentieri d'autunno, le notti al pianoforte, la medaglia conferitagli dal Duce e gli slanci di disprezzo per quel machismo spaccone e «delittuoso» incarnato dal Regime. Fino all'attività clandestina che lo condurrà ai suoi ultimi misteriosi passi nella bufera, a 2500 metri.
K2 il nodo infinito : sogno e destino / Kurt Diemberger
3. ed
Milano : Dall' Oglio, copyr. 1988
Abstract: La vicenda, il vissuto di questo libro si impernia sulla meravigliosa e terribile montagna, la montagna-sogno, la montagna sopra la montagna, simile a un immenso cristallo di cui evoca la sfolgorante e misteriosa regolarità. Nelle facce di questo cristallo si riflettono gli eventi nelle loro infinite angolazioni: il K2 degli esordi; i pensieri e i progetti di Hermann Buhl che prima di salire il Broad Peak e di morire sul Chogolisa nel 1957, discusse con l'allora venticinquenne Kurt Diemberger il famoso stile Alpi occidentali; le parole di Shipton, uno dei primi esploratori occidentali giunto al suo cospetto, che incantarono Diemberger e lo avvolsero in un'invincibile magia. Parallelamente si delinea il rapporto umano con gli amici, con Julie Tullis, la compagna con cui ha fondato the highest filmteam of the world e il suo rapporto di solidarietà con lei. Infine la tragica estate del 1986. Kurt e Julie trovarono alla base della montagna un villaggio, dove si incontrano le più svariate personalità dell'alpinismo. Un appuntamento tragico: le speranze, qualche successo, le prime tragedie. La salita, da parte di coloro che non vogliono rinunciare all'ultima chance, i problemi di tante cordate indipendenti in quota, il sogno della vetta che diventa realtà. Infine la bufera, il dramma a 8000 metri, senza più viveri né gas, prigionieri per cinque giorni nelle piccole tende, Julie si addormenta per sempre, poi man mano, anche i compagni muoiono.