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Trovati 23 documenti.
Dell'oratore / Marco Tullio Cicerone ; con un saggio introduttivo di Emanuele Narducci
8. ed
[Milano : Rizzoli], 2006
Abstract: Scrivendo il De oratore, nel 55 a.C., Cicerone mirava non solo a valorizzare la sua figura in un momento di eclissi politica, sotto l'incombere del potere dei triumviri, ma a definire un progetto culturale, inteso a rafforzare e mantenere il prestigio del ceto aristocratico. L'eloquenza era a Roma la disciplina dominante, connessa con la prassi politica e civile. Cicerone, che ne era autorevole esponente, ne illustra i precetti sulla traccia di un nuovo statuto. Emanuele Narducci, con la sua prefazione, guida il lettore a una approfondita comprensione dell'opera. Testo latino a fronte.
Apocolocyntosis / Lucio Anneo Seneca ; introduzione, traduzione e note di Rossana Mugellesi
5. ed
[Milano : Rizzoli], 2006
10. ed
[Milano : Rizzoli], 2006
Abstract: Testo latino a fronte. La più spiritosa e divertente fra le orazioni ciceroniane lascia affiorare un sinistro retroscena: i capi d'imputazione accumulati contro Celio vanno dalle dicerie sulla scarsa integrità di costumi all'accusa di complicità con Catilina, a più concreti sospetti di omicidio a sfondo politico. Difendendo Celio, Cicerone si sforza soprattutto di recuperare l'egemonia su una frazione della gioventù romana particolarmente esposta alle tentazioni dei piaceri e di una falsa gloria, che rischiano di precipitare nel partito della sovversione. Suo intento è mostrare come nella politica d'ordine vi sia spazio non solo per i giovani più integerrimi e morigerati: egli addita una via di ravvedimento e di 'riconversione' anche ad 'adulescentes' di taleno, che il desiderio di bruciare le tappe del 'cursus honorum' spinge abbastanza spesso a inoltrarsi sulla via della corruzione e dell'agitazione demagogica. La linea difensiva che egli adotta lascia in ombra l'insidiosissimo retroscena politico per insistere soprattutto sui rancori personali di Clodia, l'amante abbandonata da Celio, che a dire dell'avvocato sarebbe la vera e unica regista dell'attacco contro di lui. L'arma cui Cicerone ricorre contro Clodia è soprattutto quella della comicità e del ridicolo: il tono arguto e vivace che egli scelse per la propria arringa difensiva fa della Pro Caelio uno dei capolavori della sua oratoria.