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Trovati 5 documenti.
Speed : i racconti dell'esilio / Klaus Mann ; traduzione e cura di Massimo Ferraris
Roma : Castelvecchi, 2025
Le vele
Abstract: In un grand hotel deserto in Marocco, in piena Seconda Guerra Mondiale, due europei vivono una notte da incubo tra gli spettri dell’hashish. A Parigi, Annette non ha più le forze di seguire il compagno nella lotta estenuante contro il nazismo, né di resistere al dolce richiamo del Nulla. Il Re Ludovico II di Baviera, straordinario esteta divorato dalla malattia mentale, è confinato in un castello con le sbarre alle finestre e medita una morte da artista. Karl, emigrato austriaco nella New York degli anni Trenta, conosce un giovane che si fa chiamare “Speed”: oscuro ma carismatico e seducente, Speed trascina Karl in un mondo notturno di menzogne e paranoie, verso la perdita di sé stesso. I racconti dell’esilio di Klaus Mann, composti tra il 1933 e il 1943 – tredici dei quali finora inediti in italiano –, sono abitati dai sogni e dalla tragedia personale dell’autore: dissoluto, cosmopolita, antifascista. Dai larghi squarci autobiografici emergono così la droga, l’omosessualità, il conflitto mai sanato tra l’amore e l’impegno politico e il difficile adattamento a una terra straniera, accompagnato da un retrogusto amaro: «È così quando si va in giro per il mondo: lo si immaginava un po’ diverso».
Tre isole : storie di mare, esilio e dissidenza / William Atkins ; traduzione di Luca Fusari
Iperborea, 2025
Abstract: Era il 2016 e William Atkins veniva scosso da due immagini gemelle, distanti migliaia di chilometri: i cumuli di salvagenti lasciati dai rifugiati sulle spiagge greche, visti in televisione, e gli ammassi di zaini abbandonati dai migranti sudamericani nel deserto dell'Arizona, visti di persona. Da qui nasce il viaggio di Tre isole: l'esigenza di trovare un altrove in cui stare meglio, che è alla base di tutte le migrazioni della storia, sembra ancora oggi animare il mondo. Ma cosa succede quando la migrazione è forzata, quando un Impero ha la facoltà di rimuovere personaggi scomodi e confinarli oltremare? Atkins racconta la nostalgia di tre esuli, tre ribelli sconfitti dalla storia del XIX secolo: Louise Michel, amica di Hugo, anarchica a capo della Comune di Parigi; Dinuzulu, figlio dell'ultimo re zulu riconosciuto dai coloni britannici; l'ebreo ucraino Lev Sternberg, dissidente antizarista, padre dell'etnografia russa. Atkins li segue nella terra del confino: in Nuova Caledonia, isola divisa tra identità tribale e dipendenza dalla Francia. Poi a Sant'Elena, esilio di Dinuzulu, scoglio disperso nell'Atlantico che oggi sembra un «ospizio a tema impero» in cui andare a caccia di farfalle e riscoprire un passato di schiavitù. Infine, come Sternberg, viaggia in nave nell'Estremo Oriente russo fino a Sachalin, arricchita oggi dal petrolio, ma come un tempo brutale e inospitale, soprattutto con gli indigeni nivchi. Un viaggio tra presente e passato per capire lo sradicamento di tre condannati alla nostalgia e la verità che sta al centro dell'esperienza dell'esilio e delle sue contraddizioni - libertà e prigionia, lontananza e vicinanza, imperialismo e ribellione
Il figlio perduto / Olga Grjasnowa ; traduzione di Angela Lorenzini
Keller, 2025
Abstract: Nel misterioso e selvaggio Caucaso la guerra infuria da decenni. L'hanno scatenata gli zar di Russia per conquistare l'intera regione. Tra i combattenti c'è anche il potente Imam Shamil che alla fine degli anni Trenta dell'Ottocento, sempre più braccato dall'esercito imperiale, deve capitolare di fronte all'assedio della fortezza di Akhulgo. Il piccolo figlio di otto anni, Jamalludin, è parte del prezzo della sconfitta: viene concesso in ostaggio allo zar come garanzia per l'avvio dei negoziati. Il giovane Jamalludin si ritrova così catapultato dalle sue vallate selvagge alla sfarzosa corte di San Pietroburgo dove impara il russo e viene cresciuto e educato in un mondo diverso ma pieno di opportunità. La nostalgia di casa, il fascino della grande capitale russa e l'amore dividono l'animo del ragazzo che si trova così bloccato tra due culture e deve cercare la propria strada, una strada che inaspettatamente lo porterà di nuovo alla periferia dell'Impero.
Aboca, 2025
Abstract: Negli anni Trenta, la Germania era una fucina del pensiero scientifico ma, dopo che i nazisti presero il potere, le cittadine ebree e le donne furono costrette a lasciare i loro incarichi accademici. Hedwig Kohn, Lise Meitner, Hertha Sponer e Hildegard Stücklen erano scienziate eminenti nei loro campi ma, a causa delle loro origini ebraiche o dei loro sentimenti antinazisti, non ebbero altra scelta che fuggire. Lo straziante viaggio che le condusse fuori dalla Germania divenne una questione di vita o di morte... Lise Meitner fuggì in Svezia, dove poi scoprì la fissione nucleare (anche se il merito fu attribuito solo a Otto Hahn...), e le altre scapparono negli Stati Uniti, dove portarono la fisica avanzata nelle università americane: Hertha Sponer fece progredire lo studio degli spettri di numerosi composti chimici; il brevetto messo a punto da Hedwig Kohn migliorò l'illuminazione e il suo lavoro condusse all'interpretazione quantistica della dispersione ottica; Hildegard Stücklen fu in grado di determinare l'effetto delle radiazioni cosmiche sui meteoriti. A prescindere da dove approdarono, ognuna di loro rivoluzionò il campo della fisica quando sembrava non avessero nessuna possibilità di riuscirci, spronando altre giovani donne a fare lo stesso. Frutto di un accuratissimo lavoro di documentazione durato anni e scritto con una prosa cinematografica, Le ragazze della scienza dà finalmente voce a queste straordinarie donne pioniere: il loro intelletto era altrettanto abbagliante di quello di tutti gli uomini con cui collaborarono, ma dovettero lavorare il doppio per dimostrarlo. Lise Meitner, Hedwig Kohn, Hertha Sponer e Hildegard Stücklen contribuirono a creare, di fatto, la prima generazione di fisiche, mostrandoci inoltre come la sorellanza e la curiosità scientifica possano trascendere i confini e persistere di fronte a difficoltà apparentemente insormontabili.
La chiamata : storia di una donna argentina / Leila Guerriero ; traduzione di Maria Nicola
SUR, 2025
Abstract: Nel 1976, durante la dittatura di Videla in Argentina, Silvia Labayru fu rapita, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa. All’epoca Labayru aveva vent’anni ed era una militante di Montoneros, un gruppo armato di matrice peronista. Fu rimessa in libertà nel giugno del ’78 e, sull’aereo diretto a Madrid, pensò che l’inferno fosse finito. Ma così non era. Ad aspettarla c’era il sospetto dei compatrioti in esilio: com’era possibile che fosse sopravvissuta e che avesse ancora con sé la bambina? Su di lei giravano voci di ogni genere: giovane, bella, bionda, viva – fra migliaia di desaparecidos –, fu accusata di aver tradito e di aver collaborato con i suoi aguzzini. Nel ripudio generale, riuscì a poco a poco a rifarsi una vita accanto agli amici rimasti. Nel 2018, complice un messaggio ricevuto da un uomo del passato, Labayru è tornata in Argentina, dove ha poi denunciato gli abusi sessuali subiti in cattività. Così la giornalista Leila Guerriero ha scoperto il suo caso e ha trascorso oltre due anni a intervistare Silvia e tutte le persone coinvolte per raccontare la storia del suo rapimento e della chiamata al padre che, per caso, un giorno di marzo del 1977, le ha salvato la vita. Questo libro è il vivido ritratto di una donna dalla storia complessa, in cui si mescolano l’amore, il sesso, la violenza, la bellezza, l’ironia, i figli, i genitori, l’infedeltà, la politica, gli amici, e tutto ciò che – nel bene e nel male – ci rende umani.