E' possibile raffinare la ricerca cliccando sui filtri proposti (nella colonna a sinistra, se navighi da PC, o in fondo alla pagina, se navighi da mobile), oppure utilizzando il box di ricerca veloce o la relativa ricerca avanzata.

Includi: nessuno dei seguenti filtri
× Soggetto Alieni
Includi: tutti i seguenti filtri
× Data 2020
× Soggetto Esilio

Trovati 4 documenti.

Mostra parametri
Pantomima per un'altra volta
0 0
Libri Moderni

Céline, Louis Ferdinand <1864-1961> - Céline, Louis Ferdinand <1864-1961>

Pantomima per un'altra volta ; Normance / Louis-Ferdinand Céline ; traduzione di Giuseppe Guglielmi , prefazione di Massimo Raffaeli

Einaudi, 2020

Abstract: Ritornato in patria dall'esilio danese, Céline si scatena in una vendetta satirica che sembra sfidare a viso aperto le potenzialità estreme della letteratura. L'uomo che nel 1952 torna a Parigi è un personaggio imbarazzante, l'autore dei famigerati libri antisemiti, ma deciso a riprendere il suo posto nelle patrie lettere. E lo fa attaccando tutto e tutti, sfrenando il suo portentoso talento affabulatorio. Il racconto deflagra rapidamente, ripercorre i momenti salienti di un'intera vita: l'infanzia al Passage Choiseul con la madre merlettaia, le sfilate con i corazzieri, le ferite di guerra, l'Africa, il vecchio mestiere di medico dei poveri, la prigionia in Danimarca, le persecuzioni vere e presunte. Un inferno ribollente di voci, urli, rumori primordiali da cui si salva, unico campione di una umanità non degradata, la moglie Arlette-Lilì. Al principio era l'emozione... Ho voluto una prosa che nasce come la musica, senza mediazioni: cosi Céline in una intervista di quegli anni. Ancora una volta, il suo è un jazz arrischiato su ogni oggetto capace di produrre suono, fra borborigmi, onomatopee, percussioni inaudite. Una sfida immane anche per un maestro di versioni céliniane come Giuseppe Guglielmi, che coinvolge apertamente i lettori: Prima di tutto c'è la vostra ignobile maniera di leggere... Fissate manco una parola su venti... Guardate lontano, stremati....

I portatori d'acqua
0 0
Libri Moderni

Rahimi, Atiq <1962->

I portatori d'acqua / Atiq Rahimi ; traduzione di Yasmina Melaouah

Einaudi, 2020

Abstract: Tra assillante realtà e suggestioni oniriche, Atiq Rahimi scava nella ferocia della storia contemporanea con questo intenso romanzo a due voci che narra di esilio, radici, libertà, amore. Nel cuore dell'Afghanistan, protetta dalle cime dell'Hindu Kush, sorge la fertile valle di Bamiyan. Dalle loro nicchie millenarie scavate in una parete di roccia, due gigantesche statue di Buddha dominano il paesaggio e il sole le colora di sfumature straordinarie a ogni alba, a ogni tramonto. Ma è l'11 marzo 2001: nella valle di Bamiyan il sole non può illuminare altro che tristi macerie. 11 marzo 2001. È mattina a Parigi. Tom si alza e si prepara a partire per Amsterdam. Tom, che in realtà si chiama Tamim, è afghano, vive in esilio in Francia e fa il rappresentante. Soffre di paramnesia: ha sempre la sensazione di aver già visto, già vissuto la sua vita. È sposato con Rina: ha deciso che quel giorno la lascerà per Nuria, la giovane e misteriosa amante che lo aspetta in Olanda. Ma quando arriva ad Amsterdam, Nuria è scomparsa. Sarà l'ambigua Rospinoza, una carismatica amica della ragazza, a dargli le risposte che sta cercando? Per Tom quella giornata piú di ogni altra assume quasi i contorni di un sogno. 11 marzo 2001. È mattina a Kabul. Yussef si alza per svolgere come sempre il suo lavoro di portatore d'acqua. Se non lo farà, i talebani lo puniranno duramente con novantanove frustate sulla schiena. Yussef è povero, analfabeta, e tutti lo scherniscono trattandolo da eunuco. Prima di partire in esilio, suo fratello gli ha affidato la moglie Shirin. La donna è taciturna e apatica: Yussef si tormenta e vorrebbe aiutarla, ma assurde convenzioni gli impongono di non avere pietà per una donna abbandonata. E di tacere l'affetto proibito che prova per lei. Quel giorno, mentre i talebani distruggono i Buddha di Bamiyan in quanto icone non musulmane, Shirin scompare. Sarà l'enigmatico Lala Bahari, commerciante sikh convertito al buddismo, il custode delle risposte che Yussef sta cercando? Per Yussef quella giornata particolare assume quasi i contorni di un sogno.

Sulle strade dei Valdesi
0 0
Libri Moderni

Ferraris, Roberta <guida ambientale escursionistica> - Carnovalini, Riccardo <1957->

Sulle strade dei Valdesi : dalla prigionia all'epico ritorno / Roberta Ferraris, Riccardo Carnovalini ; col contributo di Davide Rosso

Terre di mezzo, 2020

Abstract: Ci sono molte ragioni per camminare in montagna. Per i mille valdesi che la notte del 17 agosto 1689 partirono dalle sponde del lago di Ginevra il motivo fu la libertà: di professare la propria fede, di tornare nelle proprie valli in Piemonte, da cui erano stati esiliati nel 1687. Oggi è possibile ripercorrere quello stesso itinerario storico di 330 km, dalla Francia fino alla Val Pellice, tra boschi bellissimi e montagne innevate. L’edizione aggiornata del Glorioso Rimpatrio, arricchita di alcune tappe dedicate ai luoghi della deportazione e della prigionia. 25 giorni a piedi, da percorrere a tratti o in un unico cammino. Con le descrizioni dei percorsi, le mappe e gli indirizzi dove dormire.

Senza ritorno
0 0
Libri Moderni

Yáñez, Carmen <1952->

Senza ritorno / Carmen Yanez ; traduzione di Roberta Bovaia

Guanda, 2020

Abstract: Carmen Yáñez torna in questa raccolta alle tematiche che le sono più care - l'amore, la memoria, l'esilio e la poesia stessa -, un mondo denso di ideali e di battaglie civili e politiche. La sua è una scrittura che colpisce, quasi ferisce il lettore, frutto di un dolore che in qualche modo l'autrice ha saputo addomesticare. E la sua parola è sempre esatta, spoglia di ogni fronzolo retorico per cercare, e cogliere, il nucleo del senso. Un nucleo che gravita intorno ad alcuni cardini: il Cile, il forte senso di appartenenza alla terra; e la casa, origine e allegoria di ciò che vorremmo forte e duraturo, ma che sappiamo essere evanescente e fragile. Per questo, chi è costretto a lasciare il proprio paese impara in modo brutale a non sentirsi mai al centro di niente, a sentirsi, semmai, alla periferia anche di se stesso. In questa poesia della perdita e della vita nostalgica c'è spazio anche per la morte. Non importa che i versi si rivolgano alle persone amate - come nella prima, struggente poesia dedicata al compagno della sua vita, Luis Sepúlveda - o ad altri personaggi che vanno e vengono come ombre: la voce di Carmen Yáñez si fa voce di tutti noi e, attraverso la parola e il ricordo, apre uno spiraglio di salvezza.