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Trovati 3 documenti.
Donzelli, 2017
Abstract: Le cartoline hanno le ali, scrive Jack Zipes, proprio come le fate, e quale mezzo poteva essere più adatto, prima dell’avvento del cinema, della tv, del web e dei social network, per far volare i personaggi delle fiabe al di là di ogni confine, epoca, lingua e cultura? È questa la scoperta in cui casualmente si è imbattuto cinquant’anni fa Jack Zipes, curiosando tra le bancarelle di un mercato delle pulci di Parigi: all’epoca giovane studioso e traduttore della fiaba popolare e colta, Zipes posò gli occhi su un mucchietto di logore cartoline e si accorse che quelle piccole illustrazioni altro non erano se non un modo del tutto originale di raccontare le trame da secoli tramandate di bocca in bocca o per iscritto. Cominciò così una lunga caccia tra i mercati di anticaglie di mezzo mondo, che ha dato vita a una collezione di oltre 2500 esemplari unici. Le centinaia di migliaia di cartoline ispirate alle fiabe prodotte a partire dagli anni novanta dell’Ottocento hanno avuto un’influenza significativa sul modo in cui, in Europa e in Nord America, persone appartenenti a tutte le classi sociali hanno guardato al mondo delle fiabe: di fatto, le cartoline hanno rinarrato e abbellito visivamente le storie, accrescendone la popolarità. Le prime cartoline, di cui Zipes riporta numerosi esemplari, recavano pregevoli illustrazioni di fate, elfi, gnomi e animali, e molte di esse si basavano su celebri opere di ispirazione fiabesca come Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan, Pinocchio, Il pifferaio di Hamelin, oltre che sulle più famose fiabe russe. Ma le cartoline fiabesche che hanno avuto la più ampia circolazione sono senza dubbio quelle che ritraggono scene delle fiabe classiche di Charles Perrault e dei fratelli Grimm – da Cappuccetto Rosso a Biancaneve, fino al Gatto con gli stivali – di cui Zipes ricostruisce genesi e storia nei vari passaggi tra oralità e scrittura, riportandone integralmente le versioni. Jack Zipes, che Marina Warner definisce il «massimo storico e interprete delle fiabe», infaticabile studioso dei loro mezzi di trasmissione ha deciso di raccoglierne circa 500, da quelle illustrate a quelle fotografiche, in un volume che rappresenta un caposaldo per gli studiosi e gli appassionati delle fiabe non meno che per i collezionisti di cartoline
I demoni e la pasta sfoglia / Michele Mari
Il Saggiatore, 2017
Abstract: La letteratura è ossessione. È un demone polimorfo che può assumere le bianche fattezze di Moby Dick o l’aspetto mostruoso dei crostacei di Wells, che può abitare tra le nevi di London, sulle aspre montagne della follia di Lovecraft o nel condominio suburbano di Ballard. È nella luna precipitata in un camino di Landolfi, nell’occhio cieco del gatto di Poe, nei topi di Steinbeck. Si insedia tra le ecolalie di Gombrowicz come nello sdegno con cui l’ingegner Gadda oppone titanicamente un principio d’ordine al grottesco, alla vigliaccheria, all’ingiustizia del reale. L’ossessione è destino e forma, nevrosi e scrittura, e scrivere significa «consegnarsi inermi agli artigli dei demoni». I demoni e la pasta sfoglia è il libro in cui Michele Mari affida alla forma-saggio quel rapporto inquieto e vitale con la tradizione che altrove ha esplorato attraverso il racconto, il romanzo, la poesia. Testi che compongono un’indispensabile cartografia letteraria, seguendo punti di fuga inediti e rintracciando parentele inaspettate: il sadismo di Stephen King e quello di Collodi, la misantropia di Céline e la bibliolatria di Kien in Auto da fé, il riemergere del lupo in Buck nel Richiamo della foresta e la voluttà con cui Gregor Samsa si abbandona alla nuova identità di insetto. E poi gli innumerevoli mostri e le infinite stilizzazioni con cui ogni grande scrittore non fa altro che parlare di se stesso, dei propri desideri e delle proprie ferite. Accettando sfide spesso eluse della critica, Mari finisce per modellare le sembianze di un nuovo canone, che attinge tanto alla letteratura goticofantastica quanto a forme di scrittura come manierismi e pastiche che, grazie alla loro «natura esibitoria», rivelano la propria paradossale autenticità, il proprio osceno realismo. Ma I demoni e la pasta sfoglia è soprattutto una dichiarazione di poetica in controluce, in cui lo scrittore di Fantasmagonia e Tu, sanguinosa infanzia mostra il suo rapporto vampiresco con una tradizione eletta a dimora, in una dialettica serrata tra mostruosità e stile, morte e scrittura, persistenza dell’infanzia e attrazione per l’abisso. Le ossessioni, i furori, i traumi, la violenza, sono i demoni del titolo; la pasta sfoglia, il trattamento artistico che consente di stilizzare e di esorcizzare quella materia, rendendola letteralmente dicibile. Mari analizza autori diversissimi per epoca, lingua, tematica, stile, ma tutti accomunabili sotto l'insegna del fantastico. Dai favolisti ai viaggiatori antichi, dai romanzieri d'avventura agli scrittori di fantascienza, dai grandi furibondi come Céline ai sognatori metafisici come Borges o Manganelli, dai creatori di utopie ai frequentatori dell'incubo e della psicosi. Il volume si articola in sette sezioni corrispondenti a un particolare genere del fantastico, offrendo un ritratto inedito di molti autori.
Einaudi, 2017
Abstract: Quali sono le regole che permettono al soprannaturale di manifestarsi all'interno di una finzione letteraria? In che modo in un racconto s'infiltrano entità, rapporti o eventi «in contrasto con quelle leggi della realtà che sono sentite come normali o naturali»? E fino a che punto un testo pretende che si creda ai prodigi cui dà vita? Francesco Orlando analizza la pluralità di forme che il soprannaturale letterario ha assunto lungo i secoli e costruisce un originale e innovativo discorso critico, che gli permette di ampliare la portata e varcare i limiti cronologici delle precedenti teorie sul «fantastico». Per Orlando il soprannaturale letterario esprime la storia segreta e contrastata dei rapporti che gli uomini hanno intrattenuto con l'irrazionale e con il cosiddetto principio di realtà, racconta la resistenza opposta dagli individui alle esigenze di realtà e verità che tutte le civiltà impongono, il loro bisogno liberatorio di credere all'impossibile. L'autore propone una casistica in grado di riordinare, grazie a poche grandi categorie di riferimento, una fenomenologia letteraria che altrimenti risulterebbe magmatica e informe, e che gli consente di avvicinare, tra analogie e differenze, Omero e i racconti di fantasmi, Ariosto e le fiabe di Perrault. Il saggio bilancia con finezza esempi testuali e teoria, in una serie di appassionanti letture di alcuni grandi classici (Gerusalemme liberata, Amleto, Don Chisciotte, Faust, Hansel e Gretel, Il giro di vite, La metamorfosi, Il Maestro e Margherita...) sui quali, grazie a questo esercizio di critica tematica e comparata, l'autore getta nuova luce.