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Trovati 2 documenti.
Non ti preoccupare / Mahsa Mohebali ; traduzione dal persiano di Giacomo Longhi
Ponte33, 2013
Abstract: Quando Tehran si sveglia minacciata da un imminente terremoto, tutti cercano di darsela a gambe. O quasi. Per la giovane Shadi l’unica priorità sembra essere la scorta di oppio sul punto di finire. E poi c’è Ashkan, che con un sms l’avverte di aver tentato per l’ennesima volta il suicidio. C’è nonna Moluk, che ha l’Alzheimer, ha trafugato i vestiti militari di suo nipote Arash e non si sa dove si sia cacciata. Tra gli strilli della madre e le intimazioni del fratello, Shadi sgattaiola fuori casa per correre da Ashkan e, soprattutto, cercare gli amici spacciatori. Ma la città si è messa a ballare la danza del ventre e la giornata le riserverà molto altro. Cadenzate da ritmi blues, jazz, rock, folk e metal, le tragicomiche avventure di Non ti preoccupare catapultano il lettore nel vortice di una capitale delirante, improvvisamente svuotata da politici e religiosi, dove sono solo gli outsider a rimanere e su cui incombe il pugno di ferro di un’autorità che tenta invano di ripristinare il suo ruolo. Ironico e disincantato, l’occhio di Shadi osserva la disordinata fragilità della società iraniana, tra adulti iperstressati, genitori assillanti o del tutto assenti, giovani ribelli e naïve sempre in cerca di una valvola di sfogo. Uscito appena un anno prima delle contestazioni post-elettorali del 2009, questo romanzo, vincitore di numerosi premi in patria e già tradotto in svedese, racconta con uno stile esilarante, lontano da ogni vezzo letterario, un Paese sul punto di esplodere come una pentola a pressione. E tenacemente alla ricerca di una propria tranquillità. "Abbiamo la città in pugno, non vi preoccupate! Devono aver disseminato cloni di Arash in giro per Tehran, tipo tanti Barbapapà. Non riesco a capire se è la terra a tremare o è il cervello di questi scoppiati ad aver preso la scossa! Certo, non sarebbe male capire cosa vuol dire “abbiamo la città in pugno”.
L' albero dei fiori viola / Sahar Delijani ; traduzione di Federica Aceto
Rizzoli, 2013
Abstract: Una vecchia casa con il portone azzurro, stretta tra i palazzi della moderna Teheran. E al centro del cortile, un magnifico albero di jacaranda. È qui, sotto un tripudio di fiori dalle mille sfumature di rosa e di viola, che si intrecciano le storie di Maman Zinat, Leila, Forugh, Dante, Sara e tanti altri. Membri della stessa famiglia perseguitata da un regime brutale. Voci di un paese esaltato dalla Rivoluzione e subito inghiottito dall'abisso della tirannia. La giovane Azar, arrestata per motivi politici, partorisce al cospetto della sua carceriera una bimba bellissima: Neda. Capace, con la sua sola presenza, di ridare speranza anche a chi credeva di averla persa per sempre. Maman Zinat aspetta che le sue figlie vengano rilasciate dal carcere e intanto cresce i tre nipotini, tessendo con silenziosa tenacia i sogni e le paure di tre generazioni. E per due amanti - Leila e Ahmad - separati dalla Storia, altri due trovano il modo di tendersi finalmente la mano. Nata nella prigione di Evin, a Teheran, Sahar Delijani mescola realtà e finzione in questo potente e ispirato primo romanzo. Che prende spunto dalle vicissitudini della sua famiglia per disegnare il ritratto di un popolo affamato di libertà.