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Trovati 5 documenti.
Appigli sfuggenti / di Maurizio Giordani
: Alpine Studio, 2017
Ipocket della montagna
Abstract: In questo libro si parla di montagne, di difficili scalate, di ardite mete da raggiungere, di avventura e di esplorazione, di viaggi in luoghi remoti, di amicizia, di condivisione... di amore. Ma non solo. Se si cerca fra le righe si può estrapolare anche un messaggio importante, non certo banale né scontato. Succede a tutti, prima o poi, di trovarsi davanti a quello che sembra un vicolo cieco; una malattia invalidante, una importante perdita, un ostacolo che sembra insormontabile. E l'indicazione che ne esce è chiara. L'alpinismo non fine a se stesso ma importante scuola di vita, maestro severo ed efficace, che aiuta a non perdere il filo, che insegna a non mollare, che può mostrare la via giusta da seguire e che indica come fare per non perderla. Una passione forte, inesauribile, che non sfuma dopo l'appagamento ma che si rinnova con costanza, perché solida, concreta, vera.
Prealpi lombarde / Matteo Bertolotti
Alpine studio : Club alpino italiano, 2017
Alpine studio, 2017
Abstract: Nell’estate 2012 sei alpinisti provenienti da varie nazioni tentarono la prima salita di quella che da sempre è considerata la più grande cresta dell’Himalaya: la Mazeno Ridge al Nanga Parbat, la nona montagna più alta del mondo. Con uno sviluppo di dieci chilometri, la Mazeno Ridge è il percorso in assoluto più lungo e complesso per raggiungere la cima di qualsiasi dei quattrodici Ottomila. Ben dieci spedizioni ne avevano tentato la conquista, fallendo tutti quanti. Undici giorni dopo essere partiti, due degli alpinisti del team - Sandy Allan e Rick Allen - nonostante ultracinquantenni (età limite per simili imprese himalayane) hanno raggiunto la cima. Avevano esaurito le scorte di cibo e di acqua e furono colpiti da forti allucinazioni a causa della prolungata permanenza a quota 8000 e dell’esaurimento fisico. Le condizioni di neve pesante che li accolse sulla cima significarono altri tre giorni per scendere il lato più alto della “killer mountain”. Il titolo è la storia di una straordinaria prova di resistenza e impegno ai limiti della sopravvivenza, per salire la “cresta dell’infinito” – ultimo baluardo della conquista dell’uomo nel mondo verticale.
Alpine studio, 2017
Abstract: Il mondo alpinistico rimase esterrefatto nel 2012 alla notizia che Patrick Edlinger, "l'uomo che ha inventato l'arrampicata", era morto per una banale caduta lungo una scala di casa sua. Protagonista assoluto dell'arrampicata libera negli anni tra gli ottanta e i novanta, aveva iniziato fin da ragazzo a muoversi come un ballerino sulla roccia e poi era diventato famoso per le sue scalate sulle pareti del Verdon, su difficoltà allora impensabili. Atletico, biondo e bellissimo, la sua immagine in azione su pareti lisce e verticali era diventata popolare su libri e riviste e grazie a un film. "La vie au bout des doigts", che mostrava per la prima volta l'arrampicata come un capolavoro di eleganza. Nel 1995 un incidente nelle Calanques marsigliesi lo costrinse ad abbandonare l'arrampicata estrema, ma Patrick non abbandonò mai del tutto la sua attività e si trasferì nel Verdon proprio per essere vicino alle sue pareti più amate. Questo libro è la sua biografia. Anzi, secondo Jean-Michel Asselin, che lo ha scritto, è idealmente un'autobiografia di Patrick che Jean-Michel ha scritto quasi sotto dettatura, riportando le sue parole, i suoi ricordi, i suoi pensieri, i suoi sogni - tutta la sua vita. Edlinger era molto amato, ma anche molto invidiato per il suo successo strepitoso. Eppure lui era un uomo semplice e schivo. La fama gli era piombata addosso quasi come un peso insostenibile. Negli ultimi anni dalla sua vita era depresso e si era allontanato dal mondo alpinistico. Jean-Michel Asselin era uno dei suoi più intimi amici; solo lui poteva tracciarne un ritratto veritiero.
Alpine studio, 2017
Abstract: Nel 1943 Felice Benuzzi evase da un campo di prigionia inglese in Kenya per scalare la seconda vetta più alta d'Africa. Con due compagni, senza mappe e con attrezzatura di fortuna attraversò la giungla fino alla vetta del monte Kenya. Dopo diciassette giorni fece ritorno al campo e si presentò a rapporto dallo sbalordito comandante. L'alpinismo fu la sua più grande passione. Iniziò a scalare in un'epoca in cui molte vette non avevano ancora un nome e tante non erano mai state salite, e continuò anche quando le attrezzature progredirono e l'accesso alle montagne divenne più semplice. Scrittore colorito e ragionatore profondo, ebbe una vita straordinaria dall'inizio alla fine. Visse il periodo del fascismo e delle leggi razziali, e le sfidò sposando una donna ebrea di Berlino. Divenne funzionario delle colonie e in Africa ottenne una medaglia al valore per il coraggio dimostrato in combattimento. Dopo il rimpatrio iniziò una brillante carriera diplomatica e la sua personalità carismatica lo portò a ricoprire numerosi e importanti incarichi. Per scrivere questa biografia, l'autore non si è accontentato di consultare libri e i registri del Ministero degli Affari Esteri, ma ha avuto accesso anche agli archivi privati e alle migliaia di lettere dello stesso Benuzzi grazie al pieno appoggio della sua famiglia.