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$9 [Videoregistrazione] / regia di Shane Acker
: Universal studios, 2009
Abstract: Nel futuro le macchine si rivolteranno contro di noi che le abbiamo create. L'intelligenza artificiale raggiungerà un livello di consapevolezza tale da generare pensiero indipendente e una conseguente ostilità verso la razza umana. Lo abbiamo visto accadere mille volte al cinema, quello che non avevamo mai visto era invece quello che succede dopo la grande guerra tra uomini e robot, quando non ci sono più sopravvissuti. Da lì prende le mosse 9, raccontando di un manipolo di strani esseri meccanici, grandi quanto penne stilografiche ma pieni di sentimenti a differenza delle macchine ostili. Se però gli uomini non sono sopravvissuti al conflitto, nemmeno le macchine stanno meglio. Nella terra ridotta ad un cumulo di resti e macerie l'ultimo rimasto dell'esercito degli automi è un cane robot, feroce e incattivito, che bracca i piccoli esseri di iuta e ingranaggi per conquistare uno strano bottone. Prendendo le mosse da un cortometraggio candidato all'oscar nel 2005 e grazie allo sforzo economico di due fan come Timur Bekmambetov e Tim Burton, 9 è riuscito a diventare un lungometraggio che si presenta come una boccata d'aria fresca sia nel panorama dell'animazione in computer grafica che in quello della fantascienza distopica. Shane Acker riprende il tema classico del conflitto tra umano e meccanico (e quindi tra spirito e materia), procedendo nel medesimo solco di Wall-E (lo scontro avviene tra due tipi di macchine alcune più umane delle altre, senza la presenza di esseri viventi), inventando uno scenario molto debitore al gotico burtoniano, agli incubi di Kyle Reese di Terminator e allo stesso Wall-E, e sfruttandolo nella migliore delle maniere. Sebbene infatti il film risenta di alcuni momenti morti e di un ritmo altalenante fatto di improvvise accelerazioni e lunghe pause narrative che nuociono alla fruizione, è innegabile come sia capace di generare una serie di immagini che colpiscono e rimangono impresse nella memoria. Inoltre raramente in un film occidentale che non sia di Danny Boyle, si era visto un protagonista così fallace, che lungo il corso del racconto compie tanti e tali danni di cui pagano lo scotto i suoi amici. La vera impresa di Shane Acker sembra dunque essere stata più di carattere filmico che inventivo. L'animismo che penetra le macchine, i personaggi con occhi particolarmente grandi e portatori d'espressività, il destino apocalittico dell'umanità concentrato nelle mani di piccoli protagonisti e un certo rapporto creatura/creatore, ricordano molto la produzione nipponica in materia, mentre lo svolgimento narrativo è ricalcato su quello delle narrazioni videoludiche, le quali solitamente partono a storia già iniziata con una serie di misteri che vanno svelandosi lungo il gioco (emblematica in questo senso la prima inquadratura con il punto di vista del protagonista, che sembra venire da un'avventura grafica), eppure di tanti elementi diversi Acker opera un'ottima fusione. La sua parabola illuminista, piena di speranza nella tecnologia come strumento dell'umanità e non necessariamente suo nemico, ha dei picchi immaginifici e puramente cinematografici che soprendono ed emozionano. E se lo svolgimento può sembrare in certi punti affrettato e raffazzonato, 9 sa conquistare lo spettatore con improvvise impennate di puro cinema che compensano i momenti più deboli.
Noein [Videoregistrazione] : to your other self : serie completa / regia di Kazuki Akane
: Dynit, 2006
Teletubbies. Tutti in cucina [Videoregistrazione]
: DNC entertainment, [2011]
Happy family [Videoregistrazione] / regia di Gabriele Salvatores
: 01 Distribution, 2010
Abstract: Filippo e Marta hanno sedici anni e la ferma decisione di sposarsi. Marta dovrà persuadere i suoi genitori, passando sopra l'isteria della madre e l'indolenza del padre, Filippo dovrà convincere la madre ma può contare sulla benedizione del suo secondo marito, Vincenzo. Alla cena che riunisce alla stessa tavola i figli cocciuti e i parenti sballati, finisce anche Ezio, il narratore di questa storia, coinvolto da un incidente in bicicletta e convinto da un colpo di fulmine in ascensore. Salvatores "fait du cinema", nel senso in cui i francesi usano la locuzione per dire "mente, inventa, dice cose che non sono vere", ma lo fa scopertamente, mostra il dispositivo, si chiede e ci chiede cosa, in fondo, sia vero e cosa illusorio. I suoi personaggi escono ancora una volta da uno schermo, come fanno quelli di Majakovskji, Buster Keaton o Woody Allen, anche se questa volta è lo schermo di un computer, un monitor. Non è questo genere di boutade che interessa forse al regista, ma egli pare servirsi del fortunato testo di Alessandro Genovesi per "monitorare" lo stato di un sistema in evoluzione e "ammonire" tutti quanti, in platea o dietro le quinte della macchina produttiva, rispetto alla paura di cambiare, di provare sentieri nuovi, di muovere ciò che è fermo, dato, riconoscibile. Come i sei personaggi di Pirandello in cerca di autore (un testo che, non a caso, avrebbe da sempre voluto tradurre in cinema Godard), Salvatores e i suoi compagni di viaggio rivendicano con brio la possibilità di un cambiamento all'interno dell'apparentemente immutabile tradizione del realismo nella messa in scena cinematografica italiana. Happy Family gioca con la filmografia del suo creatore e con il cinema altrui soprattutto quello di Wes Anderson ( Rushmore , I Tenenbaum ) ma anche I Soliti Sospetti e 8 e ½ (la malinconica bellezza di Bentivoglio)- per costruirsi ancora una volta lungo la spina dorsale di ciò che davvero interessa e riempie il modo di fare cinema di Salvatores, almeno da Nirvana (dove Abatantuono era già protagonista di un videogioco) in poi, vale a dire la contaminazione tra i media e i loro differenti linguaggi. Teatro, letteratura, immagini della Storia (Milano di notte, così vera da sembrare fantastica) e storia delle immagini (le tante citazioni): come fa Ezio con quel che ha in casa una pallina della lavatrice, un disco di Simon e Garfunkel, una cartolina da Panama - Salvatores crea sempre a partire da ciò che ama ma non conosce replica o duplicato. Lasciata la pioggia fredda e senz'anima di Come Dio Comanda approda con altrettanta intensità di fattura e risultato alla commedia. Ancora padri e figli e sogni di libertà, ma ora anche madri e figlie, una vecchia e un cane. La famiglia si amplia, il cinema italiano con lei.
Flicka [Videoregistrazione] : uno spirito libero / regia di Michael Mayer
: 20th Century Fox home entertainment, 2007
Abstract: Katy vive con la sua famiglia in un moderno ranch nel Wyoming. La ragazza desidera occuparsi della fattoria, ma suo padre ha deciso di lasciare tutto nelle mani dell'altro figlio. Quando Katy trova un cavallo selvaggio, che chiama Flicka, userà l'animale per dimostrare al padre che è in grado di assumersi grandi responsabilità...
Impy superstar. Missione Luna Park [Videoregistrazione] / regia di Reinhard Klooss e Holger Tappe
: 20th Century Fox home entertainment, 2009
Milano : Rizzoli, 2011
Abstract: Film reportage dedicato all'esperienza artistica ed umana di Simone Cristicchicon i minatori
L' uomo nell'ombra [Videoregistrazione] = The ghost writer / regia di Roman Polanski
: 01 Distribution, 2010
Titanic [Videoregistrazione] / regia di Jean Negulesco
: 20th Century Fox home entertainment, 2006
Abstract: Rose ha diciassette anni, una madre egoista, un fidanzato facoltoso e una vita pianificata. Imbarcata sul Titanic e insoddisfatta della propria subalternità al futuro sposo incontra Jack, romantico disegnatore della terza classe che ha vinto a poker un biglietto per l'America. Contro le convenzioni e il destino, che chiederà il conto in una notte senza luna, Rose e Jack si innamorano, spiegando il loro spirito come i motori del più grande transatlantico del mondo. Lanciato nella sua prima traversata oceanica il Titanic è colpito al cuore da un iceberg, 'affondando' millecinquecento persone e il futuro dei due giovani amanti. Ottantaquattro anni dopo l'ultracentenaria Rose, scampata al naufragio e sopravvissuta a Jack, racconterà a un gruppo di scienziati la meraviglia di un amore interclassista e la stupidità di un mondo diviso in classi. Un mondo che il Titanic inabisserà in un oceano nero il 15 aprile del 1912. Ogni film di James Cameron è un viaggio e insieme un processo di apprendimento. Una 'traversata' che coniuga spettacolarità, azione, emozione e precipitazione struggente. Del movimento, inteso come atto ma soprattutto come attitudine mentale e disposizione dello spirito, Titanic è l'esempio più compiuto, che sposta acqua, corpi e intelligenze, che eleva due adolescenti sopra o sotto il livello a cui vivono gli altri, superando i divieti del censo e della cultura edoardiana. Film smisurato nel budget, nell'ispirazione kolossale, nella generosità sentimentale, nella costruzione di un universo fantastico che rievoca la realtà ma il cui senso eccede i limiti materiali, Titanic 'riprende' il mare. Quindici anni e undici Oscar dopo, il capolavoro abissale di Cameron torna in sala convertito alla tridimensionalità. Virtuoso della tecnologia 3D e creatore di un reale cinematografico più grande del reale, Cameron intuisce le possibilità del suo 'giocattolo' e rilancia, gettando il cuore, quello dell'Oceano e quello di tenebra, oltre l'ostacolo e giù giù fino alle radici del (suo) cinema. Accresce la 'profondità' dell'abisso in cui affonda a picco in verticale il transatlantico e approfondisce quella della superficie su cui scivola fluente in orizzontale, articolando le due 'rotte' con estrema fluidità. Espandendo la portata emozionale delle immagini e del narrato, già smisuratamente dilatato rispetto alle esigenze drammaturgiche del catastrofico, l'autore ritorna sulla prua con Jack e Rose, estremisti dell'amore capaci di azzardi imprevedibili che li spingono oltre, oltre l'universo limitato della nave, oltre i muri, le porte e i cancelli che separano due umanità. Umanità che il naufragio, ad opera di una natura imperturbabile, ingoia, annega e 'pacifica' dentro una tragedia consumata sullo schermo in tempo reale. Una disgrazia che, a dispetto delle sue dimensioni, Cameron descrive intimamente, scovando negli ambienti della nave, sui ponti, nelle cabine, lungo i corridoi la morte singola, isolata, rassegnata, disperata, consapevole. Quella del capitano davanti al timone, quella del magnate americano rincuorata dal brandy, quella di una madre e i suoi bambini dentro una favola, quella di un'orchestra afferrata al proprio strumento. (Ri)colorando i toni prometeici della macchina dei sogni della White Star Line, proiezione di potenza e insieme di fallimento, il regista fa riemergere dal profondo le immagini depositate negli occhi degli spettatori e in quelli di Rose, che in dissolvenza ritrova quelli di Jack. Eroe romantico che viaggia in basso ma guarda in alto Rose sulle tavole del ponte di coperta, conquistandola a passo di danza e a colpi di candore, trascinandola nel 'mare' della vita e amandola per sempre nella sospensione ovattata dell'oceano.
: Dall'Angelo pictures, [2008]
Power Rangers [Videoregistrazione] : il film / regia di Bryan Spicer
: 20th Century Fox home entertainment, 2003
Abstract: Cinque ragazzi come tanti vengono prescelti per salvare la Terra dalle forze del Male giunte dai confini dello spazio dopo una guerra intergalattica. Questo il plot di un serial che ha conosciuto un successo inaspettato tra i teenager di tutto il mondo, che trae origine dal format di un telefilm giapponese (Zyu Rangers) e rinverdisce il mito di Ultraman. Il pokerissimo di eroi per caso viene incaricato da Zordon (David Fielding) e il suo robot Alfa, unici sopravvissuti del Bene, di contrastare la sete di potere e distruzione della perfida Rita Repulsa (interpretata dapprima da Machiko Soga, poi da Carla Pérez), la Principessa del Male. È lo stesso Zordon che, di volta in volta, dota i cinque giovani dei superpoteri necessari per sconfiggere gli avversari e trasformarsi, con tanto di tute spaziali dai colori sgargianti, in supereroi invincibili. La loro forza trae origine dallo spirito che animava i primi dinosauri: il Dinozord, una sorta di Jurassicpower in grado di aiutarli nella loro delicata missione. Jason (Austin St. John), cintura nera di karate sempre in difesa dei più deboli, diventa così Red Ranger, con il Dinozord guida del Tirannosauro; Kimberly (Amy Jo Johnson), dalla grazia atletica, si trasforma inevitabilmente in Pink Ranger, con la potenza dello Pterodattilo; il coraggioso ballerino Zack (Walter Jones) è il Black Ranger, con la forza ereditata dal Mammuth; la saggia Trini (Thuy Trang) veste la tuta di Yellow Ranger, tenace come lo Smilodonte; lintelligente Billy (David Yost), linventore dellorologiotrasmettitore di cui sono dotati tutti i Power Rangers, assume laspetto del Blu Ranger, lerede del Triceratopo. Tutti loro, oltre ad assumere laspetto di Dino Zords, i dinosauri robotizzati che riproducono laspetto dei loro antenati jurassici, possono unirsi e formare il gigantesco Mega Zord, praticamente indistruttibile. Jason Frank compare nel primo ciclo nei panni di Tommy, il Green Ranger che diventa White nel secondo. Nella seconda stagione i produttori del serial escogitano lescamotage che il Dinozord sia trasmissibile, tanto per cambiare alcuni volti del cast: ecco così Steve Cardenas entrare in scena nel ruolo di Rocky, il nuovo Red Ranger; Katherine Hillard assume lidentità di Katherine, neo Pink Ranger; Karan Ashley diventa Aisha, Yellow Ranger; Johnny Yong Bosch presta il volto ad Adam, il nuovo Black Ranger. Paul Schrier e Jason Narvy sono rispettivamente Bulk e Skull, una coppia di bulli che amano stuzzicare i protagonisti. La serie girata tra la California e lAustralia è interpretata da attori giapponesi nelle scene dazione che vedono impegnati, nascosti dagli elmetti, i Power Rangers. Haim Saban e Shuki Levy firmano da produttori esecutivi; Levy è pure autore della colonna sonora in compagnia di Jim Cushinery, Ron Kenan, Kussa Mahchi, Jeremy Sweet e Ron Wasserman. Oltre a uninvasione di gadgets, videogiochi e fanatismi, la serie ha dato vita a due film, nel 1995 e nel 1997. Dal 1996 il telefilm è stato rititolato in originale Power Rangers Zeo per poi diventare Power Rangers Turbo (1997), Power Rangers in Space (1998), Power Rangers Lost Galaxy (1999), Power Rangers Lightspeed Rescue (2000), Power Rangers Time Force (2001), Power Rangers Wild Force (2002), Power Rangers Ninja Storm (2003), Power Rangers Dino Thunder (2004), Power Rangers S.P.D. (2005).
Le avventure di Stanley [Videoregistrazione] / regia di Don Bluth e Gary Goldman
: 20th Century Fox home entertainment, 2003
Abstract: Un simpatico gnomo con poteri magici, riesce a far crescere un fiore in modo sproporzionato, infrangendo le leggi della regina. Come punizione viene esiliato nel mondo degli umani e approda al Central Park di Manhattan.
Il mondo di Apu [Videoregistrazione] / regia di Satyajit Ray
: Enjoy movies, [2010]
Abstract: La storia è ambientata a Calcutta negli anni '30. Apu, un ex studente che sogna un futuro di scrittore, si fa convincere da un amico e sposa con un matrimonio di convenienza la bella Aparna, sua ex moglie. Il matrimonio sembra essere riuscito, i due infatti sono felici. Fino a quando Aparna, rimasta incinta, va a partorire in casa della madre e muore durante il parto. Solo dopo cinque anni, Apu decide di conoscere suo figlio Kajal. Note - IL FILM CHIUDE LA TRILOGIA DI APU COMPOSTA DA "IL LAMENTO SUL SENTIERO" E "APARAJITO".
Boris 2 : il ritorno / [regia di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo]
Milano : Feltrinelli, 2011
Fa parte di: Boris 2 : il ritorno
Abstract: Seconda stagione della serie televisiva Boris
Genova [Videoregistrazione] : un luogo per ricominciare / regia di Michael Winterbottom
: Officine Ubu, 2010
Abstract: Joe, rimasto solo dopo la morte della moglie in un incidente d'auto, si trasferisce in Italia, a Genova, insieme alle figlie Kelly e Mary. Il soggiorno si rivelerà piuttosto movimentato perché, mentre alla figlia più piccola appare spesso il fantasma della madre, la primogenita è arrivata all'età della scoperta della sessualità. "Winterbottom si riappropria, e riaggiorna, il tema della perdita e dello smarrimento, come nel suo 'Wonderland' e costruisce con ostinazione un film fatto di affetti, di linee sottili e sensibili dell'anima. La macchina da presa si trasforma in un oggetto furtivo, contuntende, frammentario, schizzandosi perfino di acqua nelle sequenze dei bagni in mare. E lo sguardo su Genova, tra muratori, vecchietti e musulmani in preghiera è sereno, curioso, mai prefabbricato." (Davide Turrini, 'Liberazione', 16 ottobre 2009) "Lo sguardo con cui il regista segue il suo romanzo di formazione corale è giusto: come lo è l'ambientazione a Genova, bellissima e un po' minacciosa nel segreto di vie e vicoli. L'epilogo, però, delude le aspettative legittimate dalla prima parte." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 ottobre 2009) "Il risultato è originale (del tutto privo di quel dejà vu che rende noiosa tanta parte del cinema contemporaneo), molto raffinato e interessante: tanto a Genova quanto le diverse reazioni alla sofferenza sono raccontate con notevole maestria registica nella novità dello stile e della storia." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 16 ottobre 2009) "Completo di suggestioni melò, il film resta un dizionario di occasioni per frignare; una partita di cinema quasi mancata."(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 ottobre 2009) Note - PREMIO DELLA GIURIA AL TALLIN BLACK NIGHTS FILM FESTIVAL 2008.
La papessa [Videoregistrazione] / regia di Sonke Wortmann
: Medusa film, [2010]
Abstract: Ingelheim, 814 d.C. Con suo grande dispiacere il prete del villaggio scopre che la moglie ha appena partorito una bambina, a cui viene dato il nome di Johanna. Destinata a non ricevere un'istruzione adeguata, la sveglia e intelligente Johanna riesce a convincere i suoi fratelli maggiori, Matthias e Johannes, a insegnarle a leggere e a scrivere. La ragazza apprende velocemente e il vescovo del luogo, viste le sue doti, le permette di frequentare la sua scuola. Johanna lascia quindi la casa dei suoi genitori e viene accolta nel maniero del conte Gerold che la tratta come una figlia. Con il tempo, però, l'uomo si innamora, ricambiato, della sua protetta e tra i due nasce una intensa storia d'amore. Tuttavia, quando il conte parte per andare a combattere contro i Normanni, Johanna capisce che il suo destino è quello di consacrarsi a Dio e mentre è in fuga dall'avanzata degli spietati invasori, prende la decisione che cambierà il corso della sua vita: si taglia i capelli, indossa abiti maschili e decide di farsi chiamare Johannes, prendendo il nome del fratello, rimasto ucciso dai vichinghi. Trovato rifugio nel monastero di Fulda, Johanna vi rimane per alcuni anni fingendosi uno stimato e brillante medico. Quando, però, la sua vera identità rischia di essere scoperta, lascia il convento diretta a Roma dove, guadagnatasi la reputazione di guaritrice, diventa il medico personale del Papa e in breve tempo compie una vertiginosa scalata nei vertici ecclesiastici. Quando Roma è minacciata dall'invasione dei Franchi, Johanna viene a sapere che tra le file dei nemici c'è Gerald, l'uomo che non ha mai dimenticato. Potrà riabbracciarlo, ma la Storia deve fare il suo corso e Johanna dovrà scegliere se seguire l'amore o il proprio destino. "Sangue sacro e cinema profano. La papessa dal corpo efebico della Wokalek non è Liv Ullmann ('La papessa Giovanna' del 71), come la regia di Wortmann spreca l'occasione di un materiale da stracult virandolo al noioso extra-large." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto quotidiano', 3 giugno 2010) "Piacerà a coloro che amano le storione in costume che appagano molto gli occhi (splendide scenografie), le orecchie (musiche gregoniane e tanti squilli di tromba). E magari un po' di sentimenti. Nato (nel libro della Cross) come storia protofemmninista, il film mette in moto meccanismi ben oliati di tensione drammatica. Con un affresco (nella prima parte) di sofferenze femminili che preparano, giustificano, rendono sacrosanta la scelta di Johanna per una vita d'inganni. Purtroppo il film, frutto di una produzione europea a maggioranza tedesca, non è stato fortunatissimo con regista e interprete principale. Sonke Wortmann è un probo, è un ottimo professionista, un buon narratore d'immagini, ma non ha il vigore spettacolare del Ridley Scott di 'Robin Hood'. I suoi modi espressivi sono quelli di un dignitoso regista di fiction televisive sulle vite dei Papi (...). Secondo punto a sfavore. La scelta della protagonista: Johanna Wokalek. Troppo esile, palliduccia, priva di grinta per incarnare un'eroina femminista ante litteram. Non stupisce che per 20 anni la prendano per un maschietto. Ma è difficile prenderla anche per brava attrice." (Giorgio Carbone, 'Libero', 4 giugno 2010) "Non si sposa, ahinoi, con l'alta qualità o la ricerca di stile la moda di riesumare nobili eroine protofemministe dall'antichità più o meno leggendaria. Dopo il flop dell'italiano 'Christine Cristina' della Sandrelli non va, infatti, molto meglio a Sonke Wortmann che racconta in «La papessa» la fantasiosa ascesa al soglio pontificio dell'indomita Johanna. (...) Il tono pretenzioso è accentuato dalla polemica anticlericale alquanto ovvia e maldestra, mentre il ritmo qua e là ravvivato da scene madri fiammeggianti riproduce in fondo la tipica overdose da bestseller del libro dell'americana Donna Woolfolk Cross da cui il film discende." (Valerio Caprara, 'Mattino', 4 giugno 2010) "Fumate nere: il regista Volker Schlodorff litiga con i produttori e lascia, l'attore americano John Goodman fa una causa da tre milioni di dollari e prova a scappare, il budget arriva a 22 milioni di euro ma il film poi non esce in Usa e in gran parte d'Europa. Fumata bianca: 'La papessa' di Sonke Wortmann non è poi così male. Il regista de 'Il miracolo di Berna' fa il miracolo. (...) Qui c'è un vero essere umano che ama, prova attrazione sessuale, sbaglia lotta contro i maschi e governa grazie a loro. Zero scene di massa con uomini e donne ridotti a formichine in computer animation, ma un medioevo sobrio e credibile. Bravissima Johanna Wokalek (ricorda la prima Emma Thompson) nel trasformare la tignosa Johanna in quello che potrebbe essere diventato Papa Giovanni VIII. La papessa è un mito che ha generato best-seller (da uno di essi è tratta la pellicola), una carta dei tarocchi e due film. Questo di Wortmann è molto meglio di quello di Michael Anderson del '72 con Liv Ullmann." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 4 giugno 2010) "Ambientato in un'accurata cornice altomedioevale (con Roma ricostruita in Marocco), il film ha un andamento narrativo e una regia di taglio più televisivo che cinematografico, ma è realizzato con evidente serietà a partire dalla valida interpretazione di Johanna Wokalek, già apprezzata come terrorista della 'Banda Baader-Meinhof'. E, a fronte di certi pochi edificanti modelli femminili in voga, ben venga l'esempio di un'eroina la cui ascesa, analogamente a quella della pagana Ipazia in 'Agorà', passa attraverso un sofferto impegno di conoscenza e auto disciplina." (Alessandra Levantesi Kezich 'La Stampa', 4 giugno 2010) Note - PRESENTATO AL 60. FESTIVAL DI BERLINO (2010) NELLA SEZIONE 'GERMAN FILM'.
American life [Videoregistrazione] / regia di Sam Mendes
: 01 Distribution, 2011
Abstract: Burt e Verona sono una coppia non sposata di trentenni in attesa di una bambina. Sono convinti che dopo la nascita i genitori di lui (quelli di lei sono morti) saranno lieti di partecipare alla loro felicità nel veder crescere la piccola giorno dopo giorno. Quando scoprono che invece i due hanno deciso di partire per il Belgio (meta che sognavano da anni) restano profondamente sconcertati. Con Verona ormai al sesto mese vanno in cerca di amicizie del passato o di parenti con cui poter condividere la gioia della nascita intraprendendo così un viaggio da Miami al Canada. Gli incontri che faranno saranno occasione di riflessione. Frank e April Wheeler (i protagonisti del suo capolavoro Revolutionary Road) sono ancora vivi per Sam Mendes. Solo che questa volta non sono i protagonisti ma i comprimari di una storia che sembra girata da un regista indipendente e non dal regista di un film vincitore di cinque Oscar (American Beauty). Attenzione: quanto sopra è detto come constatazione di un pregio e non di un difetto. Mendes si rimette in gioco con una coppia positiva (e questo ha dato fastidio a più d'uno di quei critici che al cinema amano vedere solo storie in cui 'tutto' si rivela negativo). Burt e Verona si sentono fortemente legati. Sono una coppia' nel senso più positivo della parola (anche se lei non ritiene necessaria la formalizzazione del matrimonio) con gli slanci e le difficoltà di ogni coppia. Vorrebbero per chi sta per nascere l'ambiente migliore e lo vanno a cercare (Away We Go è il titolo originale da noi come al solito stravolto), convinti come sono che ci sia chi ha vissuto e vive la genitorialità in maniera positiva. Purtroppo incontrano varie versioni attualizzate dei Wheeler. C'è chi ferisce in continuazione i propri figli nell'intimo pretendendo che non se ne accorgano. C'è chi è abbarbicato a teorie new age tanto superficiali quanto soddisfacenti per degli ego smisurati. C'è chi vive con estrema insicurezza la propria vita di madre. In questo on the road in cui per la prossima generazione sembra non esserci speranza i due protagonisti approderanno infine a un porto che non sappiamo quanto sarà sicuro. A noi spettatori viene lasciata però la certezza che si possa cercare, nonostante tutto, di restare una coppia nel senso pieno del termine e di divenire, passo dopo passo, due esseri umani che apprendono il difficile mestiere di essere genitori. Sbagliando anche, ma con la consapevolezza che i figli non sono una proprietà ma un'opportunità. Da non perdere.
Benvenuti al Sud [Videoregistrazione] / regia di Luca Miniero
: Medusa film, 2010
Abstract: Alberto è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. Quando gli comunicano che la promessa rilocazione gli è stata revocata per dare precedenza a un collega disabile, Alberto, per non deludere le speranze della moglie e del figlio, decide di fingersi a sua volta disabile. Durante la visita di controllo, commette però un'imprudenza e, come punizione, gli viene imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo, cui si prepara con un nuovo guardaroba di vestiti leggeri e giubbotto antiproiettile. Fra l'esagono francese e lo stivale italiano, la cartina socio-culturale del pregiudizio appare specularmente rovesciata. In Francia la commedia popolare brama il sole del Mediterraneo e le palme della Costa Azzurra, mentre teme il freddo della Manica e i cieli grigi delle regioni del Nord; in Italia il sogno dell'uomo padano vive all'ombra della Madunina di Milano e rivolge tutte le possibili stigmatizzazioni verso il Sud pigro e parassitario. Da Giù al Nord a Benvenuti al Sud, l'attraversamento delle Alpi dell'opera buffa di Dany Boon ristabilisce una connessione fra discesa geografica e declino civile mediante lo stesso percorso bonario e leggero di sovvertimento dello stereotipo. Il film si presenta infatti come un vero e proprio remake nel senso americano del termine: una replica puntuale degli snodi narrativi e delle principali gag dell'originale francese, adattata al linguaggio partenopeo e allo scontro con la cultura meneghina. Nella traduzione va persa molta della comicità surreale e strampalata della mimica e delle boutade di Dany Boon e Kad Merad, a favore di tempi comici più in linea con l'impostazione cabarettistica di Claudio Bisio e Alessandro Siani. L'adattamento scritto da Massimo Gaudioso ricalca e parafrasa laddove serve, lisciando e addolcendo l'eccessivo schematismo della sceneggiatura originale soprattutto nei rapporti fra i vari personaggi. Per il resto, lo sceneggiatore di Gomorra si limita a convertire i vari elementi che caratterizzavano il Nord-Pas de Calais nel loro diretto corrispettivo cilentano (i formaggi puzzolenti diventano mozzarelle di bufala, i distillati alcolici e le birre corpose diventano caffè e limoncelli, mentre la tradizione dei carillon delle torri campanarie si converte nella pirotecnica barocca del folklore campano) e ad aggiungere qualche lieve elemento caricaturale sul razzismo leghista o di autoironia in merito allo stesso film di Garrone. Da parte sua, Luca Miniero aggiunge alla messa in scena piuttosto basica di Dany Boon un certo virtuosismo tecnico e uno spettro di colori più ampio e caldo, in linea con le tonalità della costa cilentana. In definitiva, laddove ognuno - protagonisti, comprimari, caratteristi e autori - gioca il proprio ruolo a dovere e gestisce senza falli né malizia il gioco leggero della commedia, resta un dato non troppo confortante: il fatto che anche le idee, per ridicolizzare affettuosamente il nostro piccolo paese, abbiamo bisogno di importarle dall'estero.
Forest of death [Videoregistrazione] / regia di Danny Pang
: DNC entertainment, [201-?]
Maschi contro femmine [Videoregistrazione] / regia di Fausto Brizzi
: 01 Distribution, 2011
Abstract: Walter, allenatore di pallavolo sposato con Monica e neopapà viene coinvolto dalla bella Eva, avvenente giocatrice della sua squadra, in una relazione extraconiugale che si trasformerà in un incubo. Nicoletta, impiegata in una multinazionale, tradita dal marito e in crisi di mezza età tenta la chirurgia plastica prima di venire conquistata dal collega Renato, uomo di altri tempi. Andrea, il figlio di Nicoletta, divide la casa con Marta, la sua migliore amica - omosessuale - con cui inizia una serrata battaglia per la conquista di Francesca, di cui entrambi sono innamorati, sotto il divertito sguardo del terzo inquilino, il sarcastico Ivan. Diego, quarantenne proprietario di un bar molto ben frequentato e playboy con improvvisi problemi di disfunzione erettile, si imbarca in una relazione di odio e amore con la severa vicina di casa Chiara, un'infermiera ecologista amante della letteratura e della solitudine. "Prima l'uovo o la gallina? Ovvero è stato il libro 'Maschi contro femmine' (Mondadori), firmato a quattro mani dal Brizzi di 'Ex' e la scrittrice Pulsatilla, a ispirare il film (cosceneggiato con Martana e Bruno), o il contrario? In ogni caso il volumetto - concepito come uno spiritoso breviario dei motivi per cui i due sessi, pur geneticamente creati per accoppiarsi, sono destinati a perpetua incomprensione - rappresenta, diluito. in pillole drammaturgiche, il materiale sul quale si basa il piccolo girotondo in scena sullo schermo." (Alessandra Levantesi Kesich, 'La Stampa', 29 ottobre 2010) "Primo capitolo di un dittico che si completerà con 'Femmine contro maschi', raccontando gli stessi personaggi dal punto di vista femminile: Fausto Brizzi li ha girati in contemporanea, come Zemeckis con i capitoli 2 e 3 di 'Ritorno al futuro'. Film corale, molto studiato negli incroci narrativi: un'evoluzione di 'Ex', il precedente lavoro della coppia composta da Brizzi e dal suo sceneggiatore Marco Martani. (...) Sa di commedia studiata a tavolino, ma qua e là si ride." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 29 ottobre 2010) "Fausto Brizzi is back con il back to back ovvero è riuscito, come Peter Jackson con 'Il Signore degli Anelli', a girare due film di seguito che poi farà uscire sfalsati nel tempo. Il primo è 'Maschi contro femmine', collage di passioni litigarelle tra uomini e donne sulla falsa riga dei 'Manuale d'amore' di Veronesi. Ma con meno seriosità. (...) Brizzi è bravo. Lo sappiamo. Potrebbe fare di più. Sappiamo pure questo. Il film ha alti e bassi ma per quanto riguarda l'ormai collaudata formula del kolossal corale nazionalpopolare, che tratta i moti del cuore come argomento da talk show, il risultato è più che discreto. C'è qualche guizzo cinematografico (momenti di animazione, personaggi che parlano sott'acqua con le nuvolette dei fumetti) e Preziosi e Cortellesi sono molto carini da veder bisticciare." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 29 ottobre 2010) "Piacerà a chi in questi tempi di mestizia, chiede al cinema il divertimento disimpegnato, il consumo che ti sazia ma non ti imbarazza lo stomaco. I cineasti italiani sembrano averlo capito, e difatti stanno immettendo sul mercato prodottini congegnati come Dio comanda. 'Buon cinema di crisi' ci vorrebbe voglia di battezzarlo. Come nell'Italia "congiunturata" degli anni 60 che si spassava con 'Se permettete parliamo di donne'. Il giovane Fausto Brizzi sembra aver capito tutto. 1) Ha compreso che i film a sketches (nostrani) sono, al presente, la gran domanda del pubblico. 2) Che i grandi mattatori non ci sono più (solo bravi interpreti incapaci di reggere un intero film) e allora è il caso di fare la grande ammucchiata, assegnare a ognuno lo spazio giusto, non un metro di pellicola in più né in meno. 3) Perché il consumo sia vero consumo, e non rimanga sullo stomaco, la pietanza deve essere condita da una sceneggiatura perfetta. Dialoghi frizzanti, battute al fulmicotone, frasi che sembrano scritte per esser collocate in bocca a Bisio, a De Luigi, alla Signoris. Accomodatevi, la cena è servita." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 ottobre 2010) "Detto fra noi 'Maschi contro femmine' è così loffio e prevedibile da far tenerezza, una storiella sentimentale divisa in quattro siparietti in qualche modo collegati, spiritosa soltanto nelle intenzioni. Tradotto: si ride pochissimo. (...) Se il primo episodio è quasi passabile, il terzo è al di là del bene e del male, gli altri non raggiungono la sufficienza. Meglio i tanti protagonisti, tra cui s'infiltrano Bisio, la Littizzetto, Solfrizzi e la Brilli. In scena troppo poco per essere fischiati." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 29 ottobre 2010) Note - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 PER: NASTRO SPECIALE-COMMEDIA E MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (PAOLA CORTELLESI, CANDIDATA ANCHE PER "NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE" DI MASSIMILIANO BRUNO).