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Tutta colpa di Voltaire
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Videoregistrazioni: DVD

Tutta colpa di Voltaire [Videoregistrazione] / regia di Abdellatif Kechiche

: Dolmen home video, [200-?]

Abstract: La famiglia Brahimi a Tunisi ha, come al solito, un risveglio movimentato. Le donne preparano i bambini per la scuola e riordinano la casa, il primogenito Jallel, di ventisette anni, va in centro a vendere sui marciapiedi ogni sorta di mercanzia. Quel giorno incontra Mahmoud, un conoscente espulso dalla Germania che lo spinge ad acquistare un passaggio clandestino nella stiva di un mercantile. Jallel, novello Candide, si imbarca per la Francia alla ricerca di un'occasione che lo porti verso il benessere. Con un passaporto falso in tasca, si trova, invece, a condividere la vita e la solidarietà degli esclusi, i miserabili di una ricca capitale europea. Quando, dopo varie avventure, sembra aver trovato un po' di pace, verrà rimpatriato dalla polizia. "Il regista Abdel Kechiche, esordendo dietro la macchina da presa dopo una ventennale attività a Parigi come attore, pur mostrando una indubbia attenzione alle tematiche 'civili', ha soprattutto privilegiato le storie con le due donne (...) Svolte entrambe con un realismo accentuato che sfiora il naturalismo, mentre attorno il quotidiano di tutti quegli immigrati finisce per essere esposto con modi solo cronachistici, privi molto spesso di segni psicologici. Riscatta però in parte questi scompensi - narrativi e di gusto - il disegno molto attento del personaggio centrale, proposto come una figura meritevole di partecipazione e simpatia". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 14 luglio 2001) Note - PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA "LUIGI DE LAURENTIIS" ALLA 57^ MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2000) DOVE IL FILM E' STATO PRESENTATO NELLA SETTIMANA DELLA CRITICA PROMOSSA DAL SINDACATO NAZIONALE CRITICI CINEMATOGRAFICI (SNCCI).

New moon
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Videoregistrazioni: DVD

New moon [Videoregistrazione] : the twilight saga / regia di Chris Weitz

: Eagle pictures, [2010]

Abstract: Secondo capitolo della serie iniziata con Twilight, New Moon è anche il peggiore dei quattro libri che compongono la saga letteraria da cui i film sono tratti. Cercando di gestire due nuove vicende inserite brutalmente su un racconto che si poteva già concludere benissimo con il primo volume, la storia di Stephenie Meyer risulta un impasto che manca di compattezza e si trascina tra mancanze di sceneggiatura, snodi decisamente forzati e altri, troppi, nuovi personaggi. Figure del tutto prive di solidità, inserite solo per far numero nei rispettivi clan di appartenenza, a cercare una dimensione epica che invece continua a mancare. New Moon è un film pensato per soddisfare quasi esclusivamente gli appassionati del primo episodio e dei libri della Meyer, e in questo probabilmente riuscirà senza troppe riserve. Per cui, se non siete fan, potete tranquillamente passare oltre; ma se lo siete, andate a vederlo e divertitevi. Poi, casomai, pentitevi.

Collection Felix the cat
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Videoregistrazioni: DVD

Collection Felix the cat

Roma : Casini editore, 2009

Abstract: Raccolta di 31 episodi del cartone animato Felix il gatto mandati in onda traottobre e novembre del 1959 in versione completamente restaurata erimasterizzata.

L' orda
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Videoregistrazioni: DVD

L' orda [Videoregistrazione] : lo spettacolo / Gian Antonio Stella ; musiche di Gualtiero Bertelli e della Compagnia delle acque

Abstract: Gian Antonio Stella, che al tema dell'emigrazione aveva gi?? dedicato saggi come L'orda e Odissee, rivela in questo dvd uno straordinario talento di cantastorie. Un racconto tenero e commosso, carico di sogni, malinconie e paure, ma anche fatti e documenti degli italiani che solo cent'anni fa lasciavano il loro Paese in cerca di una vita migliore all'estero, spesso oltreoceano. Trasportati dalla musica, dalle immagini e dai canti di Gualtiero Bertelli e della Compagnia delle Acque, riviviamo cos?? emozioni e speranze, l'attrazione per l'avventura e il terrore per l'oceano, spaventosa barriera d'acqua che separava la nostra miseria dalla ricchezza della Merica dalle strade lastricate d'oro.

La pecora nera
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Videoregistrazioni: DVD

Celestini, Ascanio <1972->

La pecora nera / Ascanio Celestini

Torino : Einaudi, 2010

Fa parte di: La pecora nera / Ascanio Celestini

Abstract: Spettacolo teatrale che racconta e mostra cos'era la degenza in manicomio.

Il nastro bianco
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Videoregistrazioni: DVD

Il nastro bianco [Videoregistrazione] / regia di Michael Haneke

: Luckyred homevideo, 2010

Abstract: Un villaggio protestante nel nord della Germania. Anni 1913-1914. La vita si presenta con i ritmi delle stagioni e con la sua monotona ripetitività. Fino a quando accade un fatto inspiegabile: il medico si frattura gravemente una spalla in seguito a una caduta da cavallo dovuta a un filo solido ma invisibile teso sul suo percorso. A raccontare gli avvenimenti è la voce di un anziano: all'epoca dei fatti era l'istitutore arrivato in loco da un paese non troppo lontano. L'attentato al medico però non resta isolato. Altri eventi si susseguiranno sotto lo sguardo attento e misterioso dei bambini delle varie famiglie. Haneke continua lucidamente e implacabilmente la sua analisi delle relazioni tra gli esseri umani decidendo, in questa occasione, di incentrare la sua attenzione su un microcosmo che assurge a laboratorio del futuro della Germania. Grazie a un bianco e nero bergmaniano il regista austriaco costruisce un clima di opprimente attesa. Ciò che gli interessa non è la detection (scoprire chi sta all'origine degli inattesi episodi di violenza) quanto piuttosto riflettere su una società che sta ponendo a dimora i semi che il nazismo, dopo la Prima Guerra Mondiale, farà fruttificare. Le relazioni tra gli adulti e tra questi e i bambini sono quanto di più algido e privo di un senso di umanità vera si possa concepire. Nei personaggi del Medico, del Pastore e del Barone si concretizzano tre modi di esercitare l'autorità e il sopruso (in particolare nei confronti della donna) che forniscono un modello da amare/odiare per i più piccoli. I quali finiscono con l'introiettare la violenza che domina la società, per quanto apparentemente celata dalle convenzioni. Il nastro bianco che il Pastore impone ai figli più grandi dovrebbe simboleggiare la necessità, per loro, di raggiungere una purezza che dovrebbe coincidere con l'acquisita maturità. Di fatto in quel piccolo mondo, in cui solo l'istitutore e la sua timida e consapevole innamorata, sembrano credere nella positività della vita il disprezzo domina. Non passeranno molti anni e quei nastri bianchi si trasformeranno in stelle di Davide. Ad appuntarli sul petto delle nuove vittime saranno proprio quegli ex bambini.

District 9
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District 9 [Videoregistrazione] / regia di Neill Blomkamp

: Sony pictures home entertainment, 2010

Abstract: Gli alieni arrivati trent'anni fa sulla Terra convivono pacificamente con gli esseri umani, anche se reclusi in un territorio in Sud Africa chiamato District 9. Quando però la Multi-National United (MNU), una compagnia privata completamente disinteressata al benessere degli alieni, decide di sfruttare le armi extraterrestri finora inutilizzate, la situazione inizia a precipitare. Solo un uomo può rimettere a posto le cose: Wikus van der Merwe, un agente dell'MNU che ha contratto un misterioso virus che gli sta cambiando il DNA e che potrebbe essere la chiave per scoprire il segreto della tecnologia aliena. "Girato stile reportage tv, con accenni ad affetti familiari traditi e la massima noncuranza per ideologie e politiche superate e assenti, il film è di allarmante fanta non finta attualità. E' pervaso da un vissuto clima di fastidio antropologico in cui la violenta caccia all'altro cambia pedine, nel disprezzo di ogni minoranza. La scelta del Sud Africa non è riferimento casuale. L'autore Neill Blomkamp, 30enne di Johannesburg, coccolato genio pubblicitario, prediletto da Ridley Scott e dal 'Signore degli anelli' Jackson, qui produttore, più che su un cast di ordinaria ed efficace amministrazione, punta sugli effetti specialissimi di gamberoni. Lui, regista dei sorprendenti spot sulle automobili transformer che s'alzano e ballano come Travolta, è il teorico della robotizzazione e il suo film firma il manifesto di un incubo quotidiano cresciuto tra fantasy e apartheid, con interessato accenno di curiosità per l'avanzata biotecnologia aliena." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 settembre 2009) "Un terzo di fantascienza, un terzo di virulenta satira sociale: un terzo di 'mockumentary', il lussuoso esordio del sudafricano Neill Blomkamp (30 milioni di dollari e un produttore di nome Peter Jackson) centra tutti i suoi bersagli con la potenza e la precisione delle armi aliene che appaiono nella seconda parte del film. E sì, perché malgrado il loro aspetto i gamberoni sono evolutissimi. Lo scoprirà a sue spese, il viscido burocrate spedito a sfrattarli che un'esplosiva serie di peripezie catapulta dall'altra parte, non più umano e non ancora alieno: costretto a scoprire i più terribili segreti degli uni e degli altri. Mentre anche il film continua a cambiar pelle, fondendo con geniale faccia tosta Cronenberg ('La mosca') 'Trasformers', 'Robocop' e 'Starship Troopers'. In un susseguirsi di trovate che dà a questa satira dei media e del razzismo ordinario, così ordinario da essere invisibile, l'energia contagiosa delle care vecchie serie B. Morale: all'inizio del film i gamberoni ci fanno schifo, alla fine destano curiosità e compassione. E non abbiamo smesso un momento di divertirci e pensare insieme. Davvero niente male per un film che nasce da un corto satirico in stile finto documentario ('Alive in Joburg') girato nelle bidonville sudafricane." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 settembre 2009) "Il segreto, come Blomkamp (e il protagonista Copley) ci insegna è trovarsi dall'altra parte, diventare uno sconfitto, guardare le magagne del sistema che esporta democrazia e poi rimane senza per se stesso. Il cinema di genere fa da sempre politica, sci-fi e horror sono un modo per riscrivere, spesso, la storia da parte dei deboli (la prima, un tempo, anche per fare propaganda: ricordate gli alieni 'comunisti'?). E spesso metafora e divertimento ci schiacciano al muro più di un film di denuncia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 25 settembre 2009) "Non piacerà a Bossi il messaggio dell'originale film prodotto dal regista Peter Jackson, che segnala l'esordio di qualità del sudafricano Neill Blomkamp, però nell'America di Obama botteghino e critica sono stati ottimi." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 25 settembre 2009) Note - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA. - CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MONTAGGIO ED EFFETTI VISIVI (DAN KAUFMAN, PETER MUYZERS, ROBERT HABROS, MATT AITKEN).

Moon
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Moon [Videoregistrazione] / regia di Duncan Jones

: Sony pictures home entertainment, 2010

Abstract: L'energia sulla Terra non è più un problema, la Lunar ha trovato il modo di generarne in maniera pulita e non dannosa sfruttando il materiale di cui sono composte le rocce presenti sul lato oscuro della Luna. A sorvegliare il lavoro dei macchinari è stata posta una base sul satellite naturale della Terra abitata unicamente da un computer tuttofare dalla voce umana e da un uomo, solo, quasi arrivato al termine dei suoi tre lunghissimi anni di contratto e sempre più vittima degli scherzi che stanchezza e solitudine gli procurano. Sarà un incidente quasi mortale a scardinare il meccanismo di inganni che si cela dietro il suo lavoro mettendolo a contatto inaspettatamente con un altro se stesso. Probabilmente hanno mangiato gallette di riso razionando l'acqua per tutto il tempo della lavorazione per riuscire a realizzare un film simile con il ridicolo budget di 5 milioni di dollari. Scenografie prolungate al digitale, alcuni trucchi poveri (ma efficaci!) e un bel teatro di posa attrezzato a dovere, tanto è bastato al regista Duncan Jones per fare del suo primo film una vera opera di fantascienza classica. Jones dimostra di sapere bene che la fantascienza è dentro la testa dello spettatore, il quale non ama le astronavi in sé ma quell'infinita e misteriosa desolazione degli spazi silenti dentro i quali esse si muovono, che costringe i personaggi ad andare alle radici del concetto di "umanità", rivedendo il rapporto che hanno con gli altri o con le macchine. Ed è proprio questa la cosa più piacevole di Moon: trovare che finalmente lo spazio torna ad essere non tanto un teatro d'azione e guerra ma l'ultimo grande luogo sconosciuto, l'unico nel quale sia ancora possibile immaginare o temere di poter trovare alieni a metà tra organico e inorganico, forze che materializzano i pensieri individuali o addirittura i confini della fisica e l'origine dell'uomo. Sulla loro Luna Duncan Jones e lo sceneggiatore Nathan Parker immaginano di trovare l'altro per eccellenza ovvero la propria copia esatta. Forse però la freccia più affilata di Jones è la maniera con la quale gioca con le aspettative dello spettatore realizzando un film che non cita ma copia letteralmente molti elementi di classici come 2001: odissea nello spazio o Blade Runner. Jones ne replica i presupposti al fine di suscitare una reazione spontanea nello spettatore e poi tradirla. GERTY, il computer di bordo tuttofare dalla voce monocorde, non solo ricorda H.A.L. 9000 ma sembra seguirne il solco, almeno fino ad un certo punto, allo stesso modo le geometrie esagonali che compongono la base lunare, l'eccesso di bianco e nero, le tute, i caratteri delle scritte sugli schermi e tutta la tecnologia fatta di videotelefoni e pulsantini illuminati non sono in linea con quello che oggi al cinema immaginiamo per il nostro domani ma con quello che immaginavamo potesse essere il nostro futuro nell'era d'oro della fantascienza. Stando sulle spalle dei giganti Jones guarda più lontano degli altri facendoci respirare l'aria del miglior cinema e riservandosi il diritto (tutto contemporaneo) ad una diversa visione della dialettica tra macchina e uomo (e più in grande tra spirito e materia), in linea con quello che fa anche un altro capolavoro della fantascienza moderna come Wall-e. Al tempo stesso però quando si tratta di tirare le fila delle molte carte calate sul tavolo sembra che il peso delle aspettative schiacci l'ambizioso esordio del figlio di David Bowie in un finale che, sebbene adeguato, non è all'altezza delle premesse. Moon poteva essere un disastro, eccessivamente modellato com'è su capolavori irraggiungibili, e invece è una piccola perla di un tipo di cinema che non si fa più da anni.

Blood simple
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Blood simple [Videoregistrazione] = Sangue facile / regia di Joel Coen

: Universal pictures, 2010

Abstract: Classico triangolo: lui, il marito - Marty - è un greco mezzo paranoico che gestisce un bar nel Texas; Abby, la moglie, di cui Marty è gelosissimo, è l'amante di Ray, un dipendente del locale. Avendo dei precisi sospetti, Marty prima incarica Visser, un "detective" privato, di acquisire delle prove e poi, dietro compenso di 10.000 dollari, di uccidere la coppia di amanti. Visser, attirato dal denaro, accetta, ma ha un'idea. Fotografati i due in un motel, trucca le fotografie come si trattasse di cadaveri e, a...missione compiuta, le porta al cliente. Appena ricevuto il denaro però, gli spara con la pistola di Abby, rubata dalla sua borsetta, sì che si possa incolpare la donna del delitto. Marty viene trovato morto da Ray, recatosi poco dopo nella stessa notte nei locali del bar, per farsi pagare dal principale la indennità di licenziamento dovutagli. Trovato Marty senza vita, Ray ne deduce che ad assassinarla è stata Abby. Preso dal panico e raccolta la pistola, l'uomo va a seppellire in aperta campagna Marty, che tuttavia ... "E' un film di odio, crudo e truce come pochi altri. Ed è anche un film irritante duro e non scevro di rozzezze, tutto giocato in una atmosfera fosca sotto il profilo umano e tetra per molti particolari e dettagli, punteggiata com'è di efferatezze. La recitazione è spesso tanto lenta da sembrare rarefatta, con personaggi molte volte o attoniti, o quasi assenti, malgrado la tensione che pur dovrebbe assillarli ed i sospetti, che tuttavia i due amanti non riescono mai ad esternarsi l'un l'altro (in questo al limite del poco credibile). Pur appartenendo al genere "thrilling", "Blood simple" non ha del thrilling" le indubbie finezze, le pieghe sottili ed i meccanismi intelligenti: cade nella truculenza con una certa facilità e non gli mancano ingenuità, sulle quali avrà modo di sorridere il meno incallito lettore di libri gialli (quel Ray che lascia impronte, dappertutto, la maldestra ripulitura del sangue versato dalla vittima). Qualche trovata dobbiamo pure accreditarla al regista e soggettista Joel Coen, non male anche dal punto di vista cinematografico." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 100, 1986)

Invito a cena con delitto
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Invito a cena con delitto [Videoregistrazione] = Murder by death / regia di Robert Moore

: Sony pictures home entertainment, 2006

Abstract: Cinque tra i più famosi detective del mondo - un francese, due americani, una inglese, un cinese - vengono invitati "a una cena con assassinio" nel castello di un eccentrico miliardario, il quale promette un milione di dollari esentasse a quello dei cinque che per primo risolverà il caso dell'imminente delitto. Il castello di Twain è ricco di misteri e di sorprese, a cominciare dal maggiordomo cieco e dalla cuoca sordomuta, per continuare con le apparizioni dell'imprendibile anfitrione. Superati i primi scogli di attentati alle persone, messi di fronte a ben tre cadaveri (il terzo, quello dello stesso Twain, pugnalato dodici volte allo scoccare della mezzanotte), gli investigatori si trovano sottoposti a prove mortali da cui si salvano. Non si salvano, invece, dal ridicolo: ogni soluzione è brillante ma falsa. Sono veramente morte le presunte vittime? Chi è il diabolico organizzatore della beffa? "Tipico giallo-rosa inglese, questo film, godibilissimo per la girandola delle trovate umoristiche e per l'adeguato clima giallo-vampiresco, alla fin fine è una accettabilissima presa in giro di tutto e di tutti. I personaggi sono tratti dalla letteratura gialla classica e graziosamente smontati e ridicolizzati. Ma, accanto ai testi stampati, sulla gogna finiscono inevitabilmente anche i film del genere. E, infine, non vengono risparmiati né i lettori né gli spettatori, poiché anche per loro i rebus finiscono insoluti. Infine, quando la partita sembra chiusa, con un ultimo colpo di scena e cambiamento di personaggio, il film strizza gli occhi anche su se stesso. Relatività delle cose umane? Scetticismo nei confronti della realtà raggiungibile? No, solo spettacolo per lo spettacolo. Qualche allusione maliziosa scompare nel mare del buon umore alla pari dei risvolti pseudocriminali." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 82, 1977)

X-Men le origini
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X-Men le origini [Videoregistrazione] : Wolverine / regia di Gavin Hood

: 20th Century Fox home entertainment, 2009

Vampyr
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Vampyr [Videoregistrazione] / regia di Carl Theodor Dreyer

: Sinister film, 2010

Abstract: David si ferma per una notte in una locanda e conosce uno strano vecchio che gli lascia un incartamento che gli chiede di leggere dopo la propria morte. Ripreso il viaggio giunge al maniero dell'anziano personaggio ed è testimone della sua morte. Letto il manoscritto scopre l'esistenza di una vampira, certa Marguerite Chopin. Dopo alterne vicende David riesce a sconfiggere il male, colpendo al cuore la vampira con un paletto. Capolavoro pieno di inquadrature mirabili come la soggettiva di David che viene condotto, nella bara, verso la sepoltura. Dreyer miscela realtà e onirismo in uno spettacolo di grande effetto. Tratto dal libro Camilla di Sheridan Le Fanu e fotografato da Rudolph Matè. In circolazione non esistono copie in italiano restaurate. Per poterlo vedere al meglio bisogna accontentarsi di copie in originale con sottotitoli in inglese.

Paranormal Activity
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Videoregistrazioni: DVD

Paranormal Activity [Videoregistrazione] / regia di Oren Peli

: Filmauro home video, 2010

Abstract: A una decina d'anni anni di distanza da The Blair Witch Project, Paranormal Activity è un altro fenomeno horror no-budget di dimensioni inimmaginabili. Realizzato con un budget di soli 15.000 dollari da un regista esordiente, ha superato i cento milioni di dollari di incasso negli Stati Uniti. Come The Blair Witch Project, anche Paranormal Activity, in assenza di mezzi che consentissero la creazione di orrori “cinematografici”, ha scelto la strada di ricreare la pura e semplice realtà - o meglio, l'illusione della realtà - e di lasciare che al suo interno si insinuasse l'orrore. Realizzato nel 2007, Paranormal Activity ha suscitato l'interesse di una major e, dopo qualche intervento cosmetico e di montaggio oltre a una modifica - più d'effetto che sostanziale - al finale, è stato distribuito nei cinema americani a due anni di distanza. La storia è semplice e, nel suo assunto, rimanda a decine, se non centinaia, di film analoghi. San Diego, California. Micah (Micah Sloat) e Katie (Katie Featherston) sono fidanzati e vivono insieme. Katie ha una lunga e strana storia di presunti contatti con un'entità soprannaturale che sembra seguirla da quando aveva otto anni. Micah è scettico, ma vuole aiutarla. Perciò decide di filmare tutto - la telecamera è puntata su di loro anche quando dormono - in modo da poter catturare l'eventuale “presenza”. Il film è presentato quindi come se fosse un montaggio dei filmati di Micah. Un sensitivo, il dottor Fredrichs (Mark Fredrichs), visita la loro casa per scoprire se c'è “qualcosa”. Katie gli spiega che accadono fenomeni inspiegabili: luci che lampeggiano, rubinetti che si aprono e si chiudono da soli e così via. Fredrichs capisce che la questione dev'essere risolta lì, non basta scappare: l'entità inseguirà Katie ovunque, come ha già fatto. Fredrichs distingue tra fantasmi e demoni: i fantasmi erano umani, i demoni no. Lui sa come affrontare i fantasmi, mentre per i demoni serve un demonologo: faranno meglio a chiamarne uno. Invece, Micah cerca di contattare il demone con una ouija-board: proprio quello che Fredrichs aveva detto di evitare, per non provocarlo. Le riprese sono volutamente amatoriali, con un eccesso di movimenti da mal di mare che forse nemmeno i dilettanti della videocamera compiono più. Ma tutto serve per dare l'illusione della “verità”. Attori sconosciuti, interni qualunque: il segreto della rappresentazione della realtà è nella ricerca di semplicità, di banalità. La casa è una normalissima casa moderna, senza nulla di oscuro, di vecchio, di gotico. È una casa come quelle in cui abitiamo - è in effetti la casa del regista - e dà uno sfondo di quotidianità alla vicenda. Non c'è musica, tranne quella diegetica. Anche questo serve a creare l'illusione del reale. Pur nella sua lentezza, il film è stranamente affascinante. Crea l'intimità con le piccole cose, dando allo spettatore la sensazione di guardare dal buco della serratura una coppia inerme sull'orlo di un precipizio. L'inizio è molto tranquillo, pieno della scherzosa banalità della vita di coppia. Progressivamente, ma senza fretta, l'atmosfera si fa più pesante. Piccole cose accadono in modo sempre più convergente, sino al precipizio finale quando l'incubo prende il sopravvento. L'interazione dei due protagonisti è talvolta petulante, ma resta verosimile. Entrambi gli interpreti sono spontanei e credibili. Una cosa che emerge con forza è la solitudine dei due ragazzi di fronte allo spirito maligno. Nessuno vuole o può aiutarli, il sensitivo se la batte non appena si rende conto che non si tratta delle baggianate di cui si occupa di solito. Il concetto che passa - comune ad altri horror - è che non bisogna provocare i demoni se non si vuole che si incavolino di brutto. A un film come questo si possono perdonare i difetti dell'inesperienza e alcune lungaggini. Si apprezzano invece il concetto, la novità del particolare tipo di approccio e la spavalderia di averlo messo in pratica, pur con un budget così ridotto. E anzi forse è proprio il budget ad aver aguzzato l'ingegno e suggerito l'approccio. La storia infatti è sempre quella: è il modo di raccontarla che è diverso e originale. Non è un film che fa “paura”, è un film che suscita curiosità, che ti fa interessare alle vicende dei protagonisti, sempre più immersi in una realtà che si fa via via sempre più ostile e aliena. E la capacità di intrattenere e coinvolgere non è una qualità da poco. “Non riuscirete più a dormire” dice la pubblicità. Tranquilli, per dormire si continuerà a dormire. L'importante è che non lo si faccia al cinema e Paranormal Activity non lo favorisce.

Alexander. Cronache di guerra di Alessandro il Grande
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Alexander. Cronache di guerra di Alessandro il Grande [Videoregistrazione] / regia di Yoshinori Kanemori

: Dynit, 2001

Abstract: Macedonia, 356 a.C. La regina Olimpiade, sacerdotessa di un oscuro culto votato all'apocalisse, dà alla luce un erede maschio al consorte Filippo II. Sul futuro di quel bambino grava però una tremenda profezia: un giorno egli sarà responsabile della distruzione del mondo. Diciotto anni dopo, Filippo è ormai sul punto di riunificate le città elleniche sotto la sua sicura guida, per volgersi quindi alla conquista della Persia. Ma il destino del giovane principe Alessandro comincia a mettersi in moto. Tra congiure di palazzo e dissidi famigliari, il futuro dominatore del mondo si troverà ad affrontare il dilemma fondamentale della sua esistenza: conquistare per distruggere, come vorrebbe sua madre, o conquistare per governare, come vorrebbe il suo maestro Aristotele? Fine o inizio? Ordine o caos? Contiene gli episodi inclusi nella serie n. 1 - 4: Nascita del distruttore; Preludio alla cospirazione; Incontro avversario; Concerto.

La meglio gioventu'
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La meglio gioventu' [Videoregistrazione] / regia di Marco Tullio Giordana

: Rai-Trade, 2003

Il mondo incantato di Peter Coniglio
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Il mondo incantato di Peter Coniglio [Videoregistrazione]

: Cinehollywood, 2009

Watchmen
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Watchmen [Videoregistrazione] : the complete motion comic / regia di Jake S. Hughes

: Warner home video, 2009

Abstract: Ottobre 1985. Un uomo precipita dall'alto di un palazzo di New York e una goccia di sangue macchia per sempre un sorriso. Edward Blake, il Comico, è morto, non è più tempo di scherzi. Rorschach era un suo collega ed ora è inquieto. Si è convinto che Blake fosse solo il primo della lista, qualcuno sta complottando contro gli avventurieri in costume e lui si deve affrettare ad avvertire gli ex compagni, ridotti all'inattività dal decreto Keene. Jon Osterman, ovvero dottor Manhattan ovvero il deterrente nucleare in mano agli Stati Uniti, la sua ragazza Laurie Spettro di Seta (II), il fedele amico Dan Gufo Notturno (II), e l'uomo più intelligente del mondo, Adrian - Ozymandias - Veidt, devono sapere e tornare in azione. Ma Jon si è autoesiliato su Marte e Rorschach cade a sua volta in un'imboscata. Sull'orologio dell'apocalisse, la mezzanotte si fa sempre più vicina. Opera di carta dei britannici Alan Moore, alla scrittura, e Dave Gibbons, al disegno, il graphic novel Watchmen, al momento della sortita, riscrive le regole dell'universo di appartenenza, quello dei supereroi. I giustizieri che vivono nell'epoca della terza candidatura di Nixon e della vittoria americana in Vietnam non hanno superpoteri - con l'eccezione dell'iperbolico Manhattan - sono sporchi di malefatte, zavorrati dalle nevrosi e corteggiati dal delirio, sia esso di onnipotenza o di indifferenza. Si muovono dentro colori acidi, pagine di letteratura, echi di Shelley, Dylan, Giobbe, Einstein e Jung. La trasposizione cinematografica di Zack Snyder, fedelissima là dove il concetto di tradimento non calcola l'omissione (necessaria), vibra di devota passione al modello, sboccia con dei titoli di testa che non possono non dirsi incantevoli e resta in fiore per una buona metà del tempo, senza mai veramente accasciarsi ma appassendo naturalmente verso l'epilogo, luogo della resa dei conti col fumetto. Snyder non è regista di sottigliezze e basso profilo e non indossa guanti bianchi. La sua mano è pesante, non conosce astrazione; smargiasso, fa un frullato di alcuni delle migliori canzoni di fine millennio e le usa a commento, letterale didascalia; ringiovanisce, abbellisce, insomma ridisegna, pur conservando le immagini più eloquenti e in buona parte il piacere del testo. L'universo simbolico e l'aspirazione alla rottura evaporano e quel che resta è una buona pellicola superomistica. Watchmen film è ciò che Snyder ha visto nelle tavole di Moore, la sua personale interpretazione delle macchie di Rorschach, giusta o ingiusta non è lecito dire; l'ultima parola, l'arma letale - avverte il film - è un telecomando. Certo il test è superato, il dogma dell'infattibilità smentito e gli "uomini straordinari" di leggendaria sfortuna cinematografica risarciti e sostituiti da una corte di ben più appassionati e appassionanti guardiani da guardare.

Lilja 4-ever
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Lilja 4-ever [Videoregistrazione] / regia di Lukas Moodysson

: Sandrew Metronome, [200-?]

Abstract: Lilja è una sedicenne che vive in uno sperduto sobborgo nella ex Unione Sovietica. E' sola, la madre si è trasferita negli USA con un nuovo compagno e il suo silenzio fa capire alla ragazza di non voler essere raggiunta. Insieme al suo unico amico, l'undicenne Volodja, vagabonda, sognando una vita migliore. L'incontro con Andrej apre a Lilja nuove prospettive... Note - PRESENTATO ALLA 59MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2002) NELLA SEZIONE "CONTROCORRENTE" - REVISIONE MINISTERO 19 MAGGIO 2004

Rovine
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Rovine [Videoregistrazione] / regia di Carter Smith

: Paramount home entertainment, 2008

Abstract: Amy e Stacy e i rispettivi fidanzati Jeff ed Eric si godono il penultimo giorno di vacanza in Messico quando conoscono Mathias, un turista tedesco che li invita ad accompagnarlo in una gita alla scoperta di antiche rovine Maya segnate su una vecchia cartina. Al quintetto si unisce anche un ragazzo rumeno che lascia una copia della mappa agli amici nel caso volessero raggiungerli. Arrivati, con qualche difficoltà, sul posto, i giovani avventurieri verranno arginati da un gruppo di indigeni in cima al tempio Maya dove dovranno lottare per la propria sopravvivenza. Il cinema dell'orrore ci ha proiettati in terrificanti ostelli est europei, in case cui porte non andavano aperte e in cave dove ad attenderci c'erano incubi di morte. Abituati ai clichè, alle immagini macabre e ai colpi di scena, gli appassionati hanno ormai metabolizzato l'horror e Rovine non rappresenta una novità, né fornisce nuove linee guida al cinema di genere. Basata sull'omonimo libro di Scott Smith (lo stesso che scrisse "Un piano semplice", portato sul grande schermo da Sam Raimi col titolo Soldi sporchi), l'opera prima di Carter Smith sembra in qualche modo ripercorrere la trama di The Descent - Discesa nelle tenebre (il finale sembra rubato al film di Neil Marshall), sebbene si sviluppi quasi interamente al di fuori del tempio Maya dove i protagonisti sono tenuti sotto quarantena dagli indigeni che temono il luogo e chi ne entra in contatto. Il maledetto luogo di sacrificio diviene la loro tomba, ma a minacciarli non sono creature che abitano le caverne, bensì un'entità misteriosa ma altrettanto famelica. Alla luce del sole i Nostri dovranno lottare per la vita e lo faranno improvvisandosi chirurghi, spezzando (e amputando) arti umani come neanche Annie Wilkes in Misery non deve morire. Sanguinoso, macabro, profondamente violento e a tratti rivoltante, Rovine rappresenta l'ennesimo horror vacanziero ideato per rabbrividire nelle calde notti d'estate.

Paranoid Park
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Videoregistrazioni: DVD

Paranoid Park [Videoregistrazione] / regia di Gus Van Sant

: Luckyred homevideo, 2008

Fa parte di: Paranoid Park

Abstract: Alex è un diciottenne di Portland sempre in giro sul suo inseparabile skateboard. Un giorno, accidentalmente, uccide un agente di sicurezza e, invece di cercare aiuto o di costituirsi alla polizia, fugge cercando in ogni modo di nascondere l'accaduto. Alex dovrà imparare presto quanto possa essere difficile mantenere un segreto. "E in fondo il film stesso, con le sue immagini così ipnotiche e lavorate, in super 8 e in 35 mm., spesso accelerate, rallentate e accompagnate da musiche sorprendenti che ne amplificano il senso (non solo rock, c'è anche molto Nino Rota, da 'Casanova' a 'Giulietta degli Spiriti' e 'Amarcord'), è un po' come quei diari giovanili in cui entra di tutto, pagine scritte a mano e foto, ritagli, disegni etc. Un ritratto tracciato con gli strumenti usati dal soggetto, dunque ancora più somigliante. E capace di cogliere anche il mondo che gli gira intorno. Da qui, e non dal fatto di cronaca, parte Gus Van Sant. Ma proprio questo rende quel fatto, così terribile e straordinario, incredibilmente leggibile e vicino. (...) Finale aperto: conta la vicenda interiore, non quella giudiziaria. Ma è tutto il film, potremmo dire, ad aprirsi al nostro sguardo, portandoci dentro un mondo che non era facile rendere con tanta nitidezza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 maggio 2007) "Van Sant è un regista americano indipendente, dalla filmografia discontinua e dagli interessi versatili, ma mai banale nell'inventarsi un tono e uno stile: se 'Elephant' (nonostante la Palma d'oro del 2003) e 'Last Days' ci erano sembrati fastidiosi nonché pretenziosi, 'Paranoid Park' ritrova l'essenzialità e la delicatezza di To Die For' e 'Drugstore Cowboy'. (...) La suspense, grazie a un montaggio abilissimo di riprese in 35mm, video e super8, l'originale fotografia e l'incalzante colonna sonora, sovverte la banalità dei serial adolescenziali a favore di un réportage dell'anima, un'avventura segreta a metà strada fra il silenzio individuale e il frastuono del mondo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 maggio 2007) "Il film di Van Sant si fa notare soprattutto per due importanti collaborazioni: quella di Marin Karmitz, il patron della casa indipendente francese MK2 che ha prodotto interamente il film, e quella Christopher Doyle direttore della fotografia di Wong Kar Wai, che permette al regista di proseguire sulla linea delle sperimentazioni stilistiche di 'Elephant' e soprattutto di 'Gerry' (2002), piccolo capolavoro mai visto in Italia." (Giacomo Visco Comandini, 'Il Riformista', 22 maggio 2007) "E' un 'Delitto e Castigo' ai tempi del liceo'. Ha ragione il cineasta, se non fosse per la colonna sonora paradossale, trova in quest'opera echi imprevedibilmente dostoijevskiani. Alla banalità del male di 'Elephant', strage di corpi e convenzioni in un college, alla sciatta noia di vivere del frontman Blake in 'Last Days' qui Van Sant ha il coraggio di opporre, o meglio di aggiungere, una visione più semplice e allo stesso tempo politica." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 22 maggio 2007) "Il Paul di Seidl e l'Alex di Van Sant si somigliano molto. Sono ragazzi deboli che non diventeranno mai maschi 'Alpha', non saranno mai gli elementi dominanti del branco. Sono gregari che lottano per sopravvivere. America ed Europa, Est ed Ovest si ritrovano uniti dalle gerarchie sociali e dalla sopraffazione. La differenza è che il film di Van Sant riesce a trarre da tutto ciò una struggente bellezza, grazie anche sapientissimo uso delle musiche (nelle quali spicca un inaspettato omaggio a Fellini, con brani di Nino Rota da 'Giulietta degli Spiriti' e da 'Amarcord'); mentre il film di Seidl è di una sgradevolezza molto 'di testa', che può (e vuole) disturbare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 22 maggio 2007) "Qui il regista porta all' estremo il metodo messo in atto per 'Elephant' e, con maggior radicalità, per 'Last Days', smontando la linearità cronologica ma anche mescolando riprese con tecniche diverse (il Super8 per le immagini «in soggettiva» degli skater e il 35mm, con un mascherino da vecchia inquadratura televisiva, per il resto) e affidando al una elaboratissima colonna audio, fatta di rumori, musiche, parole e suoni, (compresa una citazione da Nino Rota) il compito di offrire allo spettatore una specie di riflesso sonoro delle contraddizioni psicologiche e comportamentali di Alex. In questo modo lo spettatore si trova davanti una specie di puzzle incompleto ma stimolante di un universo mentale che sfugge a ogni definizione, com' è quello appunto degli adolescenti, ribelli senza cause ma anche assassini per caso. E che Van Sant filma con empatia e curiosità insieme, senza mai lasciarsi andare a prese di posizione moralistiche, ma anche senza compiacimenti o facili giustificazioni." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2007) "Dite con le vostre parole il contenuto di 'Delitto e castigo'. Per Blake Nelson scrivere 'Paranoid Park' dev'essere stato un po' come svolgere il tradizionale tema scolastico (...) Da un libretto che può venir considerato una curiosa parafrasi letteraria tonificata da frequenti notazioni sugli usi e costumi delle tribù giovanili nella provincia americana, Gus Van Sant ha ricavato un film di firma. (...) Importante quanto eclettico è nel film il commento sonoro, nel quale fra musiche eterogenee si affacciano alcuni motivi felliniani di Nino Rota, che scopriamo rassicuranti come quando si incontra una faccia amica in una riunione di estranei. Tuttavia questa società adolescenziale, inquinata dai culti obbligati del consumismo, agita i problemi senza risolverli. E Macy intuisce, sostiene e consiglia Alex come nel libro, ma in fin dei conti inutilmente. Nel finale Gus Van Sant è più amaro di Blake Nelson, più pessimista di Dostoevskij. Se Porfirij al culmine dell'inchiesta confessa a Raskolnikov di invidiare il suo vitalismo, qui il detective Liu può paternamente compatire Alex ma non si sognerebbe mai di invidiarlo." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 7 dicembre 2007) "Un film per sentire, prima che per capire. È 'Paranoid Park' di Gus Van Sant, che dopo i bellissimi 'Elephant' e 'Last Days' sa ormai affrontare le peggiori tragedie con l'agilità, la precisione, la leggerezza dei ragazzi che volteggiano sullo skateboard nel suo nuovo film. Cosa che naturalmente non esclude la fatica e il dolore. Anzi. (...) Un ritratto tracciato con gli strumenti usati dal soggetto, dunque ancora più somigliante. E capace di cogliere anche il mondo che gli gira intorno. Da qui, e non dal 'fatto di cronaca', parte Gus Van Sant. Ma proprio questo rende quel fatto, così terribile e straordinario, incredibilmente leggibile e vicino. (...) Finale aperto: conta la vicenda interiore, non quella giudiziaria. Ma è tutto il film, potremmo dire, ad aprirsi al nostro sguardo, portandoci dentro un mondo che non era facile rendere con tanta nitidezza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 dicembre 2007) "Il cinquantenne Van Sant è un regista dalla filmografia divagante e discontinua, ma mai banale nel reinventarsi un tono e uno stile: se 'Elephant' (nonostante la Palma d'oro vinta nel 2003) e 'Last Days' ci erano sembrati pretenziosi e fasulli, 'Paranoid Park' ritrova l'inquietante essenzialità di 'Drugstore Cowboy' e 'Da morire'. (...) La suspense trasforma l'apparente banalità da serial adolescenziale in una sorta di reportage psicologico. Van Sant è pienamente autore per come organizza l'impatto drammaturgico tra l'opaca gioventù di un'appagata provincia e la gelida evidenza del delitto, un atto gratuito senza rimorso degno di Camus e Dostojevski. Alex, interpretato dal commovente Gabe Nevins, decide di non confidare niente a nessuno, eppure sembra che gli amici, la fidanzatina, i genitori - più ancora degli investigatori della polizia - lo svuotino di ogni energia e ne distruggano le difese in un cupo ripiegamento che corrisponde, in fondo, all'accettazione "adulta" dell'anonimato e della tristezza." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 dicembre 2007) "Ancora ragazzini belli e dannati per Gus Van Sant. Eletto miglior regista da Cannes nel 2003 per il suo 'Elephant' e peggior autore nel 1999 per il suo terribile remake di 'Psycho', icona del cinema indipendente americano dai tempi di 'Alice in Hollywood', in 'Paranoid Park' continua la sua osservazione del mondo adolescenziale. (...) Dopo il cinema mainstream alla 'Will Hunting', e dopo la trilogia della morte ('Gerry', 'Elephant', 'Last Days') Van Sant continua a muoversi sulla ritrovata strada dello sperimentalismo controllato. Riprese in super 8 per le volate in skate, movimenti di camera scomposti con arte, luoghi che si fanno personaggi, musiche da collezione e ragazzini scelti in rete, su myspace. Van Sant ha la capacità di mimetizzarsi nel mondo degli adolescenti come un lupo che si tinge di bianco il pelo per infilarsi nel gregge. Dei suoi protagonisti ci restituisce vuoti e pieni, odori forti e flebili emozioni. Lo sguardo adulto rimane lontano, alieno, se non in qualche piccolo tocco sullo sfondo. Come nella prima scena dove vediamo su piani diversi un gruppo di ragazzi giocare a football, due poliziotti che fermano uno studente di fronte alla scuola e, in primo piano, i nostri skater protagonisti. Siamo nel novembre 2006, i democratici hanno appena vinto al Senato americano. In una scena Van Sant riassume tutta la società Usa: i repubblicani del pallone sullo sfondo, la repressione in mezzo, i democratici radicali in primo piano. Ma questi sono solo piccoli spunti. Il resto è un'immersione nelle inquietudini di un sedicenne. Un Delitto e Castigo del XXI secolo, lo ha ribattezzato immodestamente Van Sant. Noi non siamo convinte che lui sia un nuovo Dostojevskij. E anche se le ossessioni sono le immagini predilette dallo specchio cinematografico, quelle di Gus non riescono a coinvolgerci." (Roberta Ronconi, 'Liberazione, '7 dicembre 2007) Note - IL REGISTA GUS VAN SANT HA ORGANIZZATO ATTRAVERSO INTERNET IL CASTING DEL FILM. - PREMIO DEL 60MO ANNIVERSARIO AL FESTIVAL DI CANNES (2007).