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COTTON club [Videoregistrazione / regia di Francis Ford Coppola
Abstract: Alla fine degli anni Venti, il Cotton Club è il più famoso locale di New York. Vi si esibiscono cantanti e ballerini negri ma solo ai bianchi è riservato l'accesso. In occasione di un attentato a un boss (Schultz, l'olandese), presente nel locale, un giovane bianco suonatore di cornetta, Dixie, gli salva la vita. Schultz, per sdebitarsi, lo fa assumere al Cotton Club gestito da un altro "boss" (Owney Madden) e lo incarica di fare l'accompagnatore della sua amante Vera Cicero. Dixie e Vera piano piano si innamorano, ma l'ombra dell'olandese incombe. Capi e capetti del gangsterismo si danno convegno al Cotton, ma Dixie non accetta più il ruolo impostogli e, grazie all'intervento e alla simpatia del proprietario del club, va ad Hollywood dove con fulmineo successo riesce a diventare un idolo del cinema. Vera rifiuta di fuggire con lui, pur amandolo, dominata e intimidita dalla violenza dell'olandese che ha aperto a suo nome un lussuoso locale. Ma anche per Schultz la carriera è finita. Emergono nella malavita uomini nuovi: l'astro sorgente è Lucky Luciano, che aspira ad essere il signore del mondo del vizio e i cui killers fanno fuori l'olandese e la sua banda. Il boss che gestiva il Cotton Club si defila dalla scena, preferendo qualche mese di prigione per reati fiscali ai rischi mortali incombenti sulla città, mentre Dixie e Vera partono per vivere il loro amore ad Hollywood. Note - RICHARD GERE SUONA DAVVERO NEGLI ASSOLO DI CORNETTA.
X-MEN 1.5 [Videoregistrazione / regia di Bryan Singer
SEI gradi di separazione [Videoregistrazione / regia di Fred Schepisi
Abstract: A New York, in un sontuoso attico sull'East Side, Ouisa e Flan Kittredge sono pronti per uscire a cena con un amico quando vengono sorpresi dall'arrivo dell'aitante Paul, un giovane afroamericano che dichiara di essere compagno di studi dei loro due figli. La coppia accetta di ospitare Paul per la notte, conquistata dai suoi modi squisiti, dalla cultura e dall'abilità culinaria, ma il mattino ha un'amara sorpresa e decide di mandarlo via. Da quel momento, però, il ricordo di Paul perseguiterà i coniugi che non faranno altro che parlarne in giro, scoprendo che anche altri loro amici hanno avuto a che fare con lui... "Il resto non si racconta, ma l'emozione è garantita. Anche perché questa oliatissima e toccante commedia, affollata di sottotesti, ben servita da una regia scintillante come i dialoghi (ce ne fossero, di professionisti come l'australiano Schepisi), parla anzitutto di valore : quanto vale una vita, qualunque vita? Più di ogni altra cosa: ma solo quando è simulata da cima a fondo ce ne accorgiamo. E quanto vale un Cézanne? Quanto l'emozione che Sutherland, gran mercante d'arte, dice di provare? O quanto sono disposti a pagare i giapponesi? Il titolo allude alla distanza, alla freddezza delle nostre vite, ma non lo spiegheremo. Del resto, il film contiene una bella definizione dell'immaginazione. Ragione di più per vederlo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 giugno 1995) "La Channing, quindici anni dopo 'Grease', svetta per bravura. Sutherland, compassato e ipocrita intellettuale che si commuove all'idea di fare la comparsa nel film tratto dal musical 'Cats', le tiene testa: sono questi due attori ad avere interpretato 'Sei gradi' in teatro." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 4 aprile 1995) "A volte dire che un film è 'teatrale' non significa usare un'espressione dispregiativa. Sei gradi di separazione ad esempio, commedia satirica di Fred Schepisi tratta da un lavoro per le scene del pluripremiato John Guare, è ben dialogato, ben recitato, godibilissimo." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 aprile 1995) Note - REVISIONE MINISTERO APRILE 1995.
PEPI, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio [Videoregistrazione / regia di Pedro Almodovar
Abstract: Pepi coltiva pianticelle di marijuana sul balcone. Un poliziotto la scopre e accetta di non denunciarla in cambio della sua verginità. Per vendicarsi, Pepi chiede aiuto all'amica Bom che seduce la moglie masochista del poliziotto e lo fa bastonare dagli amici, che sbagliano e pestano il suo gemello. Opera prima del trasgressivo regista spagnolo, ex impiegato della SIP, omosessuale e rockettaro, girata in 16 mm nel 1978, è un divertente, caotico, ironico quadro di un microcosmo che riesce a far ridere, a scandalizzare o imbarazzare con canagliesca grazia amorale.
RUSTY il selvaggio [Videoregistrazione / regia di Francis Ford Coppola
Abstract: A Tulsa, Oklahoma, vive Rusty James, un sedicenne irrequieto e vitalissimo, scarso negli studi ma capo di una piccola banda di coetanei, implicata in risse e sfide notturne. Rusty, che vive con il padre, ex avvocato e alcoolizzato, abbandonato dalla moglie, ha una vera adorazione per il fratello maggiore, partito con la sua moto per la California e "leader" di ben altra banda. Durante l'ennesima rissa, "Motorcycle boy" arriva per rientrare "in famiglia": è deluso dalle esperienze fatte, malgrado i suoi 21 anni. Rusty intanto si è innamorato di una ragazza, Patty, ma se ne stanca quasi subito. Quando viene ferito durante una rissa, si attacca alla bottiglia, continua la sua vita, a volte più spavalda che cattiva, ma parla con il padre e con il fratello della madre lontana e perduta, senza mai cessare la sua idolatria per il fratello. Una notte, il fratello penetra in un negozio di animali, per liberare i "pesci da combattimento" siamesi. Motorcycle boy ruba una vaschetta ma, quando va per gettare i pesci nel fiume, la revolverata di un poliziotto di ronda lo uccide. Rusty prenderà i pesci e la moto di suo fratello e andrà in California. "Strano film, infondo, questo di Francis Ford Coppola. Esso pare accomunare gli intenti più commerciali di un filone redditizio al frequente e ambizioso ricorso ad effetti speciali di stampo espressionista. Il bianco e nero sembra volutamente sottolineare quegli edifici così cupi e gelidi, quelle strade notturne e deserte, e poi ancora ombre sui selciati, sciabolate di luce cruda, con teste in primissimo piano e dissolvenze incrociate. E' film anche pretenzioso nei suoi assunti o per troppa carne messa al fuoco, così che le critiche di taluni mosse al regista non appaiono infondate. Tratto da "Rumble Fish" di Susan Eloise Hinton, scrittrice che in USA pare vada per la maggiore e che del film ha curato la sceneggiatura insieme a Coppola stesso, quest'opera può anche essere valutata in duplice modo: o come la storia di due fratelli nell'ambito di una squallida e triste vita familiare, sempre nel quadro della solita violenta 'routine' di una piccola città americana, oppure ponendo l'accento sul clima generale, sulla società e relative piaghe emergenti (soprattutto droga e violenza). Il giovane James soprannominato Rusty è in fondo un timido, più spavaldo, e, si direbbe, bullesco, che violento e cattivo, più di straripante vitalità che di congenita nequizia. Le sue allusioni alla madre, ormai lontana e in conclusione perduta, testimoniano di una qualche vena di tenerezza o, quanto meno, di un rimpianto ruvido innegabile. Rusty si rifugia nel fratello, il suo idolo. Ma quale idolo torna a casa? Un pallido esangue ex leader, un ventunenne che fa pensare più alla larva di un intellettuale deluso, che ad un violento disceso in fretta da un piedistallo di lotte cruente con luccichio di coltelli e di scorrerie notturne su una moto, che Rusty non ha mai osato neppure cavalcare. Questo 'Motorcycle boy' senza nome (solo quello dell'interprete: Mickey Rourke) è il secondo ruolo della vicenda, smunto eroe post-romantico, lontanissimo (ma quanto tempo, poi, è passato da allora?) dai vari James Dean e Marlon Brando, teppisti e centauri di ben altro calibro; quasi un ... 'pentito', se taluni suoi accenni - fatti con voce fredda fredda - alle 'bande che torneranno' (le bande: altra cosa che Rusty ha mitizzato) non ci richiamassero bruscamente alla realtà circa la più autentica natura del fratello di Rusty. Il rapporto tra i due è interessante, anche plausibile e financo affettuoso, così come curiosa è quell'atmosfera di famiglia, che d'un tratto viene a ricrearsi con il ritorno del motociclista, in un sostanziale accordo dei figli che lo sconquassato e sbronzo (ma amareggiato) genitore. La vicenda, dunque, procede verso il triste episodio finale, spesso articolata su frasi troppo gridate, dipanandosi nche con qualche banalità e sfilacciatura nel tessuto drammatico, ma con l'intento, da parte di Coppola, di inserirla in un discorso e in un quadro di pretese sociologiche, ovviamente più vasto e impegnativo, ma risoltosi in pretenzione e, quindi, mancato. (...) Un film, in definitiva, non completamente scevro di qualche filamento positivo, ma esorbitante per i materiali ammassati e cifrato in una visione globale, in cui il formalismo esteriore, anche spinto, non ci salva né da una caliginosa tetraggine, né dal vuoto del pessimismo. (...) Tra gli interpreti, Matt Dillon un Rusty James che manda in deliquio le adolescenti di tutto l'orbe terraqueo, ma che sa anche ben amministrare le proprie risorse di attore nel ruolo del ragazzo in cerca di una identità; Mickey Rourke, spesso un po' Amleto trasognato e di un cinismo un po' leccato, da 'radical' di Harward più che da teppista, ma indubbiamente bravissimo attore, nonché il padre, cui Dennis Hopper ha conferito toni di intelligente moderazione. Musica (firmata da Steward Copeland dei 'Police') felicemente azzeccata nelle sue nervature ed inquietudini." ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 96, 1984)
EVA contro Eva [Videoregistrazione / regia di Joseph L. Mankiewicz
Abstract: Eva Harrington, ragazza di modesta condizione, piena d'entusiasmo per il teatro, riesce, per mezzo di Karen Lloyd, moglie d'un celebre commediografo, ad avvicinare Margo Channing, grande attrice quarantenne, ancora bella e trionfante. Coi suoi modi insinuanti, spacciandosi per la vedova d'un caduto, Eva riesce ad accaparrarsi le simpatie e ad assicurarsi la protezione di Margo, che l'accoglie in casa sua come segretaria. Una sera Margo arriva in ritardo per la recita e trova Eva, che sta leggendo la sua parte. Quando il giornalista Addison De Witt, il regista Bill Simpson e Karen esaltano il talento d'Eva, Margo sente il morso della gelosia. Qualche tempo dopo, Karen, con uno stratagemma, rende impossibile a Margo di partecipare alla recita: Eva la sostituisce ottenendo un successo trionfale. Nella sua recensione, Addison leva alle stelle Eva, usando frasi offensive nei riguardi di Margo. Eva trionfa come artista e riceverà il premio annuale per la migliore interpretazione; ma il suo basso arrivismo non è piu' un segreto. Invano essa si lusinga di poter rubare a Karen il marito: se essa è riuscita ad occupare fraudolentemente il posto di Margo, ha già presso di sè una finta amica, che la tradirà al momento opportuno come lei ha tradito Margo. "E' un lavoro assai pregevole, benché il ritmo sia un po' lento. Ottima l'interpretazione." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 30, 1951) Note - 6 PREMI OSCAR 1951: MIGLIOR FILM, MIGLIORE REGIA, MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (GEORGE SANDERS), MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR SONORO, MIGLIORI COSTUMI. - GOLDEN GLOBE 1951 ALLA REGIA. - AL FESTIVAL DI CANNES 1951 PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLA REGIA E PREMIO A BETTE DAVIS. - NASTRO D'ARGENTO 1952 A BETTE DAVIS.
FUORI orario [Videoregistrazione / regia di Martin Scorsese
Abstract: Un giovane impiegato esperto di computer, Paul Hackett, una sera, uscendo dal lavoro, entra in un bar per un caffè e fa la conoscenza di Marcy, una ragazza carina e disinvolta che sembra gradire la sua presenza. Prima di andarsene gli lascia il numero di telefono di una sua amica scultrice, Kiki. Paul, incuriosito ed attratto dalla giovane, telefona; risponde Kiki la quale gli passa immediatamente Marcy. Questa invita Paul ad andare da lei. Nonostante sia piuttosto tardi, Paul va dalla ragazza nel quartiere malfamato di Soho, dopo una furibonda corsa in taxi; ad accoglierlo però c'è Kiki che non gli dà troppa importanza. Marcy verrà dopo: tra i due sorgono dei malintesi per lo strano atteggiamento di lei e Paul la lascia sola. Vuole tornare a casa ma non ha i soldi per la metro e per giunta ha iniziato a piovere a catinelle. Entra in un bar, conosce Tom, il padrone, e Julia, la cameriera; fa amicizia con i due. Tom anzi si offre di aiutarlo se però Paul gli fa il favore di andare a casa sua per controllare l'allarme poiché nella zona da un po' di tempo si verificano strani e frequenti furti. Paul va a casa di Tom ma incappa in alcuni inquilini che lo scambiano per un malintenzionato. Chiarisce le cose e torna da Tom; ma il bar è chiuso. Allora accetta l'invito di Julia, va a casa di lei ma è stanco, vuole tornare a casa sua, e Julia rimane delusa. Tom riappare ma è sconvolto poiché ha saputo che la sua ragazza, Marcy, si è suicidata. E' la stessa giovane che Paul aveva lasciato malamente e si fa una colpa dell'accaduto. Ella infatti si è uccisa nella più nera solitudine mentre la sua amica Kiki e il compagno Horst se ne sono andati in un locale punk. Paul cerca di rintracciarli; li trova nel club ma fugge a stento dalle grinfie dei punk che vorrebbero farne uno di loro. Paul ormai è disperato; non può tornare a casa, è ormai un animale braccato, ha anche assistito ad un omicidio. Gli abitanti del quartiere, con a capo Gail, una ragazza gelataio che ha conosciuto Paul, gli danno una caccia spietata poiché sono convinti che sia lui il ladro, mentre invece egli sa bene chi sono i veri ladri, poiché li ha visti e ha dato loro anche fastidio suo malgrado. Lo salva un'artista un po' attempata, June, che lo nasconde dentro una statua di cartapesta. La brutta avventura di questa notte angosciosa e senza fine termina per Paul solo la mattina davanti al suo ufficio dove entra molto malconcio e sporco ma finalmente lontano da ogni pericolo. "E' un film avvincente, ben fatto, con una trama insolita ed originale, una sceneggiatura, una regia e una recitazione eccellenti". ("Segnalazioni Cinematografiche") Note REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1993
$20000 leghe sotto i mari [Videoregistrazione / regia di Richard Fleischer
Il GIGANTE [Videoregistrazione / regia di George Stevens
Abstract: Bick Benedict, barone del bestiame del Texas, sposa Leslie Lynnton, bella e ricca ragazza del Maryland. Jett Rink, bracciante innamorato senza speranza di Leslie, scopre il petrolio in un terreno ereditato. Molti anni dopo, per prendersi una rivincita, Jett, ormai ricchissimo, corteggia una giovane Benedict. Da un romanzo di Edna Ferber un Via col vento alla texana. Saga familiare, affresco storico-sociale, melodramma con tanti temi al fuoco: razzismo, matrimoni misti, bigottismo, conflitti tra generazioni, ossessioni psicoanalitiche. Dean ruba il film alla coppia Hudson-Taylor e ha almeno due scene memorabili. 10 nomination e un Oscar per la regia. Scritto da Fred Guiol e Ivan Moffat. Ultimo film di Dean, morto in un incidente d'auto poco prima che le riprese fossero finite.AUTORE LETTERARIO: Edna Ferber
Un MERCOLEDI' da leoni [Videoregistrazione / regia di John Milius
GUERRA e pace [Videoregistrazione : Natascia : l'incendio di Mosca / regia di Sergei Bondarcuk
Abstract: 1805. La sconfitta subita da russi ed austriaci ad Austerlitz, e il tentativo dielle armate napoleoniche di impossessarsi di Mosca si intrecciano con le vicende dei membri di due famiglie dell'alta nobilta' russa, i Bolkonskij e i Rostov, portatori di antichi valori, contrapposti al clan dei Kuragin, nuovi ricchi corrotti e fatui. Il giovane principe Andrej Bolkonskij è innamorato di Natasha Rostov, ma il loro è un amore difficile e contrastato vissuto all'ombra dei conflitti tra le famiglie più nobili di San Pietroburgo. Quando la Grande Armata di Napoleone sta varcando i confini russi, Andrej, con tanti altri giovani, parte per il fronte. La guerra, la prigionia e la sofferenza lo attendono. Note - ANTEPRIMA MONDIALE AL ROMAFICTIONFEST IL 6 LUGLIO 2007.
RISO amaro [Videoregistrazione / regia di Giuseppe De Santis
Abstract: Braccata dalla polizia, la complice di un ladro si unisce a un gruppo di mondine in partenza per le risaie del Vercellese dove viene raggiunta dall'amante che, aiutato da Silvana, una delle mondine, progetta di impossessarsi con alcuni amici del raccolto di riso. Epilogo sanguinoso. Nella bizzarra mistura dei suoi ingredienti (storia da fotoromanzo, torrido erotismo, affresco sociologico, scrittura registica di alto prestigio tecnico e formale) questo melodramma con ambizioni di romanzo nazional-popolare ebbe un grande successo anche all'estero e, grazie al sessappiglio di S. Mangano, è un capitolo importante nella storia del divismo italiano. 1ª colonna musicale di Goffredo Petrassi.
SESSO, bugie e videotape [Videoregistrazione / regia di Steven Soderbergh
Abstract: Nella Lousiana, John, avvocato di una certa notorietà, è il marito di Ann, una casalinga che ha una notevole fissazione per l'ordine e le pulizie e che, poiché è poco incline a prestarsi al desiderio sessuale del marito, ritiene di dover ricorrere alle cure di un logoterapista. Dal canto suo John supplisce all'indisponibilità della moglie, prendendosi come amante la sorella di lei, Cynthia, di temperamento opposto a quello della gelida Ann con cui non è in buoni rapporti. Imbattutosi in Graham, un vecchio compagno di scuola che da nove anni è afflitto da problemi sessuali, conseguenza, pare, di un infelice amore giovanile, lo invita a stabilirsi a casa sua. Ann è dapprima contrariata dall'iniziativa del marito, ma, in seguito, scoperta l'infedeltà di John, avverte un certo interesse per l'ospite, e finisce con il dire più cose a Graham sulla propria vita privata di quanto non riesca a dire al suo freddo e professionale logoterapista. Incuriosite dalla riservatezza di Graham, e in seguito dall'hobby maniacale di lui, che tenta di esorcizzare la propria presunta impotenza sessuale registrando su videotape racconti scabrosi sull'argomento, ottenuti occasionalmente da compiacenti ragazze, Cynthia ed Ann, l'una all'insaputa dell'altra, si prestano alla sua insana curiosità raccontando davanti al video le loro esperienze. Finisce che Graham, influenzato da una parte dal disinvolto John, che gli apre ruvidamente gli occhi sul suo passato sentimentale, e dall'altra dal disgelo di Ann, che gli si concede, si libera dalla mania delle videocassette; Ann esce dalla propria frigidità e si riconcilia con la sorella e John - che ha abbandonato Cynthia per timore di perdersi la moglie - perde nello stesso tempo la moglie ed anche il suo più fidato cliente. "Palma d'oro a Cannes nel 1989, il film di Soderbergh è una convincente riflessione sulla vita, sulla coppia e sull'interferenza dell'elemento video. Quando non cede alla banalità, è un buon film." (Francesco Mininni, 'Magazine Italiano tv') "Particolare fascino ha il ruolo del protagonista, che riesce a superare i suoi problemi di natura sessuale per amore." ('Teletutto') "Palma d'oro a Cannes '89, premio all'opera prima e all'attore (J. Spader). Troppa grazia. Acidula, simpatica commedia di conversazione nell'ambito di un cinema da camera col videotape a far da catalizzatore." (Laura e Morando Morandini, Telesette) Note - PALMA D'ORO AL FESTIVAL DI CANNES 1989.
L' ULTIMO imperatore [Videoregistrazione / regia di Bernardo Bertolucci
Il VANGELO secondo Matteo [Videoregistrazione / regia di Pier Paolo Pasolini
Abstract: La vita del Cristo secondo uno dei tre evangelisti sinottici da cui, però, sono stati espunti tutti i passi escatologici e la maggior parte dei miracoli. È un film laico, rivolto a mettere in luce l'umanità più che la divinità di un Gesù severo, pugnace, medievale, carico di tristezza e di solitudine. Quando il regista riesce a far coincidere il testo di Matteo con l'autobiografia, la passione con l'ideologia, è il film di un poeta. In senso teologico, è un vangelo senza speranza. Con il suo sincretismo formale, i riferimenti pittorici, la scabra luminosità, il richiamo a un Terzo Mondo che non è più solo preistoria, raggiunge una forte tonalità epica e religiosa. Dedicato "alla cara, lieta e familiare memoria di Giovanni XXIII". Premio speciale della giuria e altri 3 collaterali, tra cui quello dell'OCIC (cattolico) a Venezia; 3 Nastri d'argento 1965 (regia, fotografia, costumi). Insulti beceri di neofascisti e cattolici in camicia nera. Fotografia: Tonino Delli Colli. Scene: Luigi Scaccianoce. Costumi: Danilo Donati. Il catalano Irazoqui doppiato da E.M. Salerno.
I SETTE samurai [Videoregistrazione / regia di Akira Kurosawa
Abstract: Da sempre e per sempre un punto di riferimento, oltre che uno dei rari casi in cui l'enfasi, più che consentita, è benvenuta, I sette samurai di Kurosawa Akira vanta tante imitazioni quanti sono i plausi ricevuti negli anni. Per trent'anni ne è circolata una versione ridotta, insignita del Leone d'Oro, prima di una nuova epifania di durata superiore alle tre ore. Che è giusto quanto basta per poter affrontare tematiche che abbracciano il mondo dei samurai, dei contadini e dei briganti ma nel farlo abbracciano l'umanità intera, quella folla di minuscoli esseri che abitano, ma spesso infestano, il pianeta Terra. Come per Boccaccio l'evento della peste permetteva di scavare negli anfratti dell'animo umano, così per Kurosawa è il medioevo dei predoni quello di Rashômon, per intenderci, anche se ambientato nel periodo Heian a fornire il terreno ideale per mettere in scena le più diverse sfaccettature dell'uomo. Sette samurai per sette modi di essere e di difendere il senso dell'onore a dispetto degli interessi e del buon senso; tanto da aiutare i bisognosi quasi a prescindere dalla effettiva volontà di questi ultimi (sia l'accoglienza dei contadini che il ringraziamento nei confronti dei samurai sono disarmanti per ingratitudine). C'è chi sceglie di subire, accettando la sua natura di predestinato all'oppressione e chi non ci sta ed è disposto a sacrificare anche la vita per l'onore e la libertà, in una ricerca spasmodica e totalmente nipponica - dell'autodistruzione: tanto i samurai che i banditi si prestano a un evidente gioco al massacro senza esitare nemmeno per un momento, laddove i contadini si ritraggono, fanno gruppo, sgattaiolando qua e là, ma in fondo dimostrandosi la specie darwinianamente vincente. Le scene corali di battaglia, specie lo showdown sotto la pioggia battente, restano a tutt'oggi exempla per verismo della messinscena e sgangherata armonia degli assalti e delle ritirate di una lotta senza quartiere né inutili orpelli, resa ancor più vibrante dalla vigoria fisica di un travolgente Mifune Toshiro, a cui fa da contrappunto l'altro attore-feticco di Kurosawa, quel Takashi Shimura capace di tramutarsi dal triste impiegato di Vivere! nel disincantato Kanbei, saggio consigliere di morte a capo del manipolo di samurai. L'eredità dell'epica di John Ford e del gigantismo dei primi piani di Ejzentejn si fonde con la teatralità kabuki in un racconto che si ferma a un passo dalla retorica, mescolando il registro aulico con il racconto popolare. Con I sette samurai il più filo-occidentale tra i maestri del Sol Levante eleva il cinema giapponese ai suoi vertici e genera proselitismo a Hollywood, dando vita a innumerevoli riedizioni dell'eroico sacrificio, dal remake diretto (I magnifici sette di Sturges) ai reiterati omaggi indiretti (da Quella sporca dozzina in giù) che il cinema non può fare a meno di tributare al capolavoro di Kurosawa.
OVOSODO [Videoregistrazione / regia di Paolo Virzi'
Abstract: A Livorno, nel popolare quartiere chiamato Ovosodo, nasce nel 1974 Piero Mansani, figlio di un ex portuale che entra ed esce di galera. Morta la mamma, Piero cresce insieme al fratello ritardato, ad una giovane matrigna molto nervosa e ai libri che gli presta Giovanna, la prediletta insegnante di lettere. Al liceo conosce Tommaso, ragazzo ribelle ed esibizionista, di famiglia molto ricca. Da lui si fa trascinare in un mondo sconosciuto popolato di artisti e filosofi, che per molti versi lo affascina. Conosce anche Lisa, cugina di Tommaso, di cui si innamora: per rivederla fa un viaggio a Roma in autostop con l'amico Mirko, la trova, entra in una casa della Roma bene tra spinelli e nottate in bianco, ritorna stralunato e più confuso di prima nel suo quartiere. Passano gli anni e i sogni della gioventù lasciano il posto alla realtà. Messa da parte la scuola, Piero si iscrive nelle liste di collocamento e viene chiamato per un impiego proprio nella fabbrica del padre di Tommaso, che intanto parte per l'America. Nel frattempo Piero riprende i rapporti con Susy, la ragazza del suo condominio che fin da piccola lo guardava con interesse. Quando gli dice di essere incinta, i due si sposano, e lei la mattina lo accompagna in macchina sul posto di lavoro. Piero è ormai un uomo. "Brillante, amara e spiritosa, pur se non poco faziosa, commedia sociale del toscano arrabbiato Paolo Virzì, che nella natia Livorno mette in scena con grande acutezza psicologica malinconie e disagi giovanili, eleggendo la fabbrica a fucina dei veri uomini. Tutto bene, anche se si fatica a seguire la voce narrante che parla a raffica con marcatissima inflessione toscana". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 settembre 2001) "Come si può trovare una forma moderna per la commedia all'italiana, libera finalmente dalle strettoie del mattatorismo e da un sarcasmo sempre più sguaiato? Il merito principale di Paolo Virzì è proprio quello di porsi queste domande e cercare con coraggio una risposta, lasciando la strada percorsa con le sue due prime regie per cercare qualcosa di nuovo. E di nuovo, in 'Ovosodo', c'è prima di tutto il tentativo dell'affresco generazionale, la scommessa di conquistare l'attenzione dello spettatore senza facce note (tutte dirette benissimo, a cominciare da Nicoletta Braschi, spesso altrove mal utilizzata), la voglia di raccontare un mondo prima che una storia, il rifiuto di ogni concessione alla volgarità. Non sono qualità da poco. Che tutto non funzioni alla perfezione lo si capisce da una voce fuori campo un po' troppo debordante, a cui si chiede di risolvere tutto con l'ironia delle battute. Ma che il cammino sia quello giusto lo si deduce dal piacere con cui si esce dalla visione del film." (Paolo Mereghetti, 'Sette', 25 settembre 1997) "Se il tono è quello della commedia, i caratteri sono quelli della cronaca, di un'autenticità che ha bisogno di ambienti reali e di interpreti presi dalla vita. Una scelta che si riallaccia a quella tradizione di commedia popolaresca tinta di rosa (specialmente al Renato Castellani di 'Sotto il sole di Roma' e 'Due soldi di speranza') che aveva addolcito la lezione etica del neorealismo. Fresco, vitale, scoppiettante, 'Ovosodo' è un film indubbiamente autobiografico, ma che Virzì ha saputo far lievitare attraverso la fantasia e un tocco poetico di leggerezza e spontaneità. Tanto che il personaggio di Piero, così ruspante nella sua candida ironia e così tenero nella sua malinconia, ricorda l'Antoine Doinel de 'I quattrocento colpi' di Truffaut." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 15 ottobre 1997). "Evviva, evviva, è rinata la Commedia all'italiana, quella cui agli inizi, nei Cinquanta, molta critica aveva guardato con sufficienza, poi consacrata invece dai trionfi allegri (e non superficiali) dei Risi dei Monicelli e dei Comencini. Il merito ce l'ha un giovanotto, Paolo Virzì, che già si era fatto conoscere (e premiare) con altri due film, 'La bella vita' e 'Ferie d'agosto', ma che qui, salvo qualche piccola riserva per difetti ed eccessi di contorno, può dirsi che abbia veramente fatto centro: quasi a pieni voti. (...) Dicevo di qualche difetto: forse il commento del protagonista è un po' verboso e i ritmi e le musiche, se frenati, avrebbero consentito di ridere con più calma, però si ride egualmente e con la gioia di uno spettacolo che rallegra e che rinfranca. Fiorito, per di più, da uno stuolo di interpreti (alcuni professionisti - Nicoletta Braschi, Claudia Pandolfi, Barbara Scoppa - altri presi dalla strada come il protagonista Edoardo Gabriellini) che non potevano essere più bravi. Insomma, ancora evviva!". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 21 settembre 1997) Note - REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1997. - PREMIO DELLA GIURIA ALLA 54MA MOSTRA DI VENEZIA (1997). - DAVID DI DONATELLO 1998 PER MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA A NICOLETTA BRASCHI, MIGLIORE FONICO DI PRESA DIRETTA (TULLIO MORGANTI).
Lo SPECCHIO [Videoregistrazione / regia diAndrej Tarkovskij
Abstract: All'uscita di scuola, Mina, una bambina di undici anni, attende la madre che però tarda a farsi viva. Intanto la televisione sta trasmettendo la partita di calcio tra iraniani e coreani. Dopo aver tentato di telefonare, Mina si avvia da sola verso casa, sbaglia autobus e così inizia una grande avventura. "La regia osserva, registra, rilegge solo quando dimostra che il vero e il finto sono identici e, in tutto il resto, tende a comporre uno spaccato di vita che nasce esclusivamente dal reale anche quando lo ricostruisce. Secondo la tradizione migliore del grande cinema iraniano, da quello, pur perseguitato, degli anni dello Scià, a quello, altrettanto perseguitato, di questi anni recenti, sotto l'egida di Abbas Kiarostami, considerato fino a ieri il maestro di Jafar Panahi: che oggi, però, con solo due film, è arrivato già alla sua altezza e pronto a lasciare il suo felicissimo segno. Cinema è invenzione, Il quotidiano di cronaca e l'immaginato, il ricreato. Nelle cifre di un'arte che, anche quando vola alto, resta fedele a livello dell'uomo. Anzi, suo specchio." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 luglio 1999) "Jafar Panahi racconta la stessa storia con due tecniche diverse: quella del cinema di finzione, con gli attori che recitano, e quella del cinema-verità, con i protagonisti ripresi a loro insaputa. Panahi non ci dice quale delle due tecniche sia la migliore, ma si limita a mostrarci gli effetti di ripresa: più fluido, più avvincente, meglio fotografato il cinema di finzione; più diretto e più vero l'altro, nonostante la fotografia sporca, le riprese impallate e il sonoro che va e che viene. Insomma, una lezione di cinema. Con una piccola grande interprete che in entrambi gli esempi sfoggia la sicurezza e il distacco della diva." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 8 agosto 1999) "Non è che la differenza nel modo di organizzare le riprese fra la prima e la seconda parte del film sia abissale, che ci sia un divario marcato fra il momento della ricostruzione fantastica e quello della registrazione realistica. Senza dubbio i capitoli iniziali e i centrali di 'Lo specchio' sono meglio costruiti, e significativi appaiono i discorsi che vi si ascoltano, le figure che vi compaiono. I brani conclusivi sono, sì più disordinati e rispondono a un taglio documentaristico. Ma tutto, in 'Lo specchio', è simulato e l'intero film tende a dare una documentazione verosimile di una società. Certamente Panahi è bravo nel suggerire un pedinamento, nel realizzare una vecchia intuizione di Zavattini: ogni tanto gli inseguitori perdono di vista Mina e la cercano in viuzze secondarie, nella vita meno agitata che sta dietro la schiera di case del corso in cui le automobili si contendono ogni centimetro. Insomma siamo davanti a due specchi, magari di foggia e di molatura diverse, che raccolgono le stesse immagini. E, messe insieme, tali immagini suggeriscono una metafora, qualcosa da decifrare al di là della loro apparenza. Alla prima occhiata ci fimo pensare al caos e insieme alle possibilità degli uomini di dominarlo." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 16 luglio 1999) Note - PARDO D'ORO AL FESTIVAL DI LOCARNO 1997
Il VIAGGIO fantastico di Sinbad [Videoregistrazione / regia di Gordon Hessler
Abstract: Sinbad, in possesso di un amuleto magico, si dirige verso l'isola di Lemuria dove, dopo molteplici lotte contro il perfido Koura, maghi e mostri, restituisce il potere al Gran Visir e riprende le sue avventure. Delizioso ritorno alla fantasy avventurosa che ha offerto a Ray Harryhausen l'occasione di sbizzarrirsi con i bellissimi effetti Dynamation.
RAPPORTO confidenziale [Videoregistrazione / regia di Orson Welles
Abstract: Film dalla storia tormentata come la vita e la carriera del regista. Girato in giro per l'Europa nel 1954, in modo frammentario e sofferto, a causa di un budget ridotto, Welles si accontenta di sceneggiatura, trucco, e costumi approssimati, ma esaspera le tendenze barocche e kafkiane, complica la trama fino a renderla incomprensibile, rendendo ancora più cupi i suoi temi del "potere negativo", dell'ambiguità, dell'auto-distruzione, scardinando ancor più a fondo i modelli del poliziesco, del melodramma, del thriller. Tratto dall'omonimo romanzo, scritto dallo stesso regista è forse il film meno amato da Welles; sosteneva che gli era stato sottratto e massacrato da un montaggio che considerava lontano anni luce da quello che lui aveva in testa; il titolo originale è Mr. Arkadin, ma è anche conosciuto con il titolo alternativo di Confidential Report. Spesso paragonato a Quarto Potere, questo film è stato definito la versione europea di "Citizen Kane"; Arkadin, miliardario dall'aspetto e dai modi mefistofelici è anch'egli, come il Charles F. Kane di Quarto Potere, vittima di un'autoreclusione in un castello di sua proprietà. Trascorre le sue giornate in compagnia della figlia - interpretata da Paola Mori, la futura e reale moglie del regista - e degli invitati ai suoi party, passando di festa in festa ed allietando gli ospiti con aneddoti a sfondo predicatorio. Uno su tutti, la storiella dello scorpione e la rana quale metafora della natura del carattere che risulta impossibile da mutare anche se causa disastrose conseguenze. Come in Quarto potere, la storia ruota attorno alla ricerca del passato di un uomo ma in realtà Mr. Arkadin è completamente diverso da Kane nel genere e nello spessore del personaggio. In Mr. Arkadin il carattere che subisce l'investigazione è anche quello che l'ha iniziata volontariamente - mentre Kane, era morto e il giornalista voleva sapere di più sulla sua vita, qui Arkadin partecipa attivamente all'indagine, seguendo Van Strattren, raccogliendo informazioni e confondendo le acque.