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CUL de sac [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Polanski, Roman <1933->

CUL de sac [Videoregistrazione / regia di Roman Polanski

Abstract: George e sua moglie Teresa vivono su un'isola nel castello dove Sir Walter Scott scrisse "Rob Roy": non succede mai nulla; Teresa si annoia e flirta con chiunque capiti a tiro; George sta bene lontano dalla vita di città. Un giorno arrivano Dick e Albert, criminali reduci da una rapina andata male: Albert muore e Dick tiene in ostaggio i due coniugi. Tra i tre nasce un rapporto surreale, e così pure si dipana la loro obbligata convivenza. Polanski sopra le righe come sempre, pungente e abile nel disegnare personaggi che non si riesce mai del tutto ad amare o odiare. La testa pelata di Donald Pleasance (eccezionale) è come un faro nel noir di un castello che si raggiunge a piedi, ma che affonda con l'alta marea: uno stato della mente che diventa impossibile da abbandonare. Jacqueline Bisset fa la sua prima apparizione in una piccola parte.

Il COLTELLO nell'acqua [Videoregistrazione
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Polanski, Roman <1933->

Il COLTELLO nell'acqua [Videoregistrazione / regia di Roman Polanski

Abstract: In procinto di partire per un'escursione in barca, un giornalista sportivo e sua moglie caricano sulla loro auto un giovane autostoppista e gli propongono di restare anche per la gita del fine settimana. Inizia così una convivenza – lunga 24 ore – nell'angusto spazio di una barca a vela che si fa teatro dello scontro psicologico, verbale ma anche fisico, tra i due uomini, antagonisti in una lotta che pare avere come posta in gioco l'attenzione della donna, osservatrice muta della disputa virile. A tutti i costi i due vogliono dimostrare (all'altro, alla donna e soprattutto a se stessi) la propria superiorità: il modello familiare medio-borghese si contrappone allora alla spensieratezza e allo spirito d'avventura giovanile attraverso la contesa dei due "oggetti" ambiti: il coltello e la donna. Nello spazio ristretto e sospeso dell'imbarcazione, un microcosmo isolato e lontano dalla vita civile, gli impulsi e le passioni più profonde e basse dell'uomo vengono a galla più facilmente, dando vita a una parabola sulla natura umana, sugli istinti e sulle tensioni sociali e sessuali che la governano. Al suo primo lungometraggio Polanski riesce così, con una disarmante semplicità di mezzi (una barca e tre personaggi), a costruire un'opera simbolica, densa di significati ed esteticamente raffinata (il bianco e nero fortemente contrastato, le inquadrature ardite e gli scorci inusuali). Quelle che saranno le atmosfere inquietanti e sinistre della sua futura filmografia si manifestano già in questa semplice storia tutta giocata sullo scontro psicologico e dialettico, in cui la tensione è sempre calibrata al punto giusto, pronta a esplodere da un momento all'altro. A posteriori, tipicamente polanskiana. Candidato all'Oscar come miglior film straniero (è stato girato in Polonia) nel 1963.

REPULSION [Videoregistrazione
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Polanski, Roman <1933->

REPULSION [Videoregistrazione / regia di Roman Polanski

Abstract: A Londra, una giovane donna, Caroline Ledoux, che lavora in un istituto di bellezza, vive con la sorella Hélène. I suoi frequenti momenti d'astrazione sembrano dovuti a sogni d'amore ma in effetti ella soffre per la presenza in casa di Michel, l'amante della sorella; e lo stato ansioso si sviluppa in schizofrenia sempre più intensa, tanto da allontanarla da Colin, il suo innamorato. Questa repulsione diviene ossessione quando, di notte, mentre echeggiano nell'aria i rintocchi della campana del convento vicino, ascolta i sospiri amorosi di Hélène e di Michel. Nonostante le sue suppliche, i due amanti l'abbandonano per trascorrere un periodo di vacanza in Italia. Rimasta sola, Caroline si chiude in se stessa e soffre di allucinazioni che culminano con la visione di uomini in atto di violentarla. Tornata al lavoro, deliberatamente ferisce una cliente e la visione del sangue la sconvolge del tutto. Di ritorno a casa, e completamente al di fuori della realtà, quando Colin, insospettito dal suo atteggiamento irrompe violentemente nell'appartamento, lo uccide. Altrettanto fa con il padrone di casa, venuto per riscuotere l'affitto. Diversi giorni dopo, quando la sorella e l'amante tornano, la trovano morente per inedia nell'appartamento sconvolto e popolato di cadaveri. "Il film è la descrizione di un caso di nevrosi sessuale del quale, però, lasciate in ombra le radici, espone la situazione psicologica del momento vissuto dalla protagonista nella crisi che culmina con l'esplosione di schizofrenia omicida. Anche se all'autore bisogna riconoscere una notevole capcità nella creazione dell'atmosfera, la mancanza di un'analisi che vada oltre la semplice fotografia dei fatti priva il lavoro di un valore scientifico per lasciargli quello piuttosto meschino di spettacolo dell'orrore." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 60, 1966) Note - ORSO D'ARGENTO E GRAN PREMIO FIPRESCI AL FESTIVAL DI BERLINO 1965.

Gli ORRORI del castello di Norimberga [Videoregistrazione
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Bava, Mario <1914-1980>

Gli ORRORI del castello di Norimberga [Videoregistrazione = Baron Blood / regia di Mario Bava

Abstract: Peter Von Kleist discende da un crudele e sadico barone vissuto nel XVII secolo. Incuriosito dalle sue origini e in possesso di una magica pergamena si reca in visita a Norimberga, ospite dello zio. Qui conosce una studentessa che lo aiuta ad entrare nel castello dell'avo per pronunciare la formula scritta sulla pergamena. Ma non fanno altro che risvegliare lo spirito del barone Von Kleist che ricomincia ad uccidere. Sarà solo la comparsa di una misteriosa bambina a dar loro la possibilità di salvarsi e rispedire il sanguinario nell'oltretomba. In questo film tutta la grandezza di un regista che ha saputo dare una svolta all'horror tricolore, Mario Bava è il maestro del genere. Riesce abilmente a coniugare storia e ambientazioni, infatti il castello del titolo non è solo una location ma soprattutto uno dei protagonisti della pellicola, per non dire il migliore. Il film è una continua fuga verso la speranza di non essere uccisi, lungo tetri corridoi e polverose segrete. E come in ogni horror che si rispetti la soluzione è sempre nelle mani di un innocente.

Uno STRANO tipo [Videoregistrazione
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FULCI, Lucio

Uno STRANO tipo [Videoregistrazione / regia di Lucio Fulci

Abstract: Adriano Celentano giunge ad Amalfi per alcune esibizioni, ma trova che la precedente visita di un suo sosia, per il quale egli viene scambiato, ha prodotto molti guai. Celentano si trova in ingarbugliatissime situazioni e rischia anche di perdere la fidanzata, che lo ha raggiunto colà con il padre. Alla fine tutto si chiarisce ed il cantante si reca a Capri per un periodo di riposo: ma anche di qui è passato il sosia e la pace è davvero perduta per sempre.

FELLINI's Roma [Videoregistrazione
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Fellini, Federico <1920-1993>

FELLINI's Roma [Videoregistrazione / regia di Federico Fellini

Abstract: La Roma fascista degli anni '30 e quella degli anni '70 è raccontata a blocchi di sequenze autonome in cui l'esperienza autobiografica del Moraldo-Fellini trasfigura la realtà alla sua maniera visionaria. "Un film su Roma sembrava ai più impresa disperata. Da dove si comincia, dove si finisce? Per interposta città, ne è infatti derivato un film su Fellini. Soltanto Fellini può credere che bastino poco più di due ore di spettacolo quando sono occorsi trenta secoli per dar corpo all'immensa materia. Ma bastano per raccontarsi, per confessarsi in pubblico. Con fiuto di strega, un'immagine di Roma Fellini l'ha dunque annusata, alcuni dei suoi sapori segreti li ha provati, ne ha frugato gli orrori feroci, si è riconosciuto in quel caos dove si schiudono oasi d'incanto. 'Roma' non è a parer nostro un grandissimo film, della stazza per intendersi di 'La dolce vita' e di 'Otto e mezzo', ma fra tutti i ritratti che di quella fonte perenne di memorie e fantasia il cinema ci ha dato sinora è uno del più doviziosi, anche dei più divertenti: quello, senza dubbio, in cui la personalità dell'autore, nel bene e nel male, si esprime con maggior prepotenza, e dice la fertilità d'un talento che continua a cercarsi. La Roma di Roma non è quella dei libri di storia, dei dépliants turistici, o, peggio, dei romanisti, tanto meno quella cruda di Pasolini o quella torbida di Moravia. E' la Roma d'un artista che pur avendo fatto carriera è rimasto nei suoi confronti il Moraldo dei Vitelloni, e ora tenta, rovesciando fiumi di parole sugli amici al caffè, evocando fantasmi privati e cedendo a tutti i ricatti della memoria, di fissare i caratteri d'una delle più enigmatiche matrici della storia, e tuttavia la sa indefinibile e misteriosa. E perciò ne è soggiogato, perciò identifica col proprio il mito di lei. Guardando Roma, Fellini è affascinato dal suo turgore, in cui si confondono la fissità mortuaria della pietra e l'empito sguaiato dell'ingiuria; è conquistato dal suo scetticismo, parente stretto del cinismo degli artisti, e dalla idea del provvisorio che essa incarna sotto l'etichetta dell'eterno. Finalmente è vinto dalla sua virtù di trasfigurare un mercato levantino in «bella confusione», una cialtronata in imperiosa invenzione. La Roma di Fellini è il perfetto antidoto contro la solitudine dell'uomo moderno, e il rifiuto di ogni utopia ideologica, e insieme il rifugio degli increduli e lo stagno d'ogni Narciso." (Giovanni Grazzini, "Corriere della Sera", 17 marzo 1972). "Fellini non riesce ad amalgamare l'insieme, la materia gli sfugge a raggiera, articolandosi in piani distinti. Più si sente lo sforzo del regista nel coordinare, e più tale sforzo appare artificioso e velleitario. Meglio, allora, seguire il film. Indipendentemente dalla fatica unitaria di Fellini, come una serie di quadri a se stanti, lasciando allo spettatore il compito di sentirli unificati nel fluire di un discorso sotterraneo continuativo e coerente. Da un simile approccio il film non ci perde, anzi ci guadagna. Bisogna lasciare il film disperdersi in tanti rivoli per poi, a distanza, percepire la tensione unitaria di questo disordine." (Sergio Frosoli, "La Nazione", 17 marzo 1972) "Se 'Roma', considerato nella sua natura di prodotto cinematografico a sé stante, non significa nulla o quasi, e perciò meriterebbe scarsa attenzione al di là dell'apprezzamento per qualche pregevole funambolismo estetico (ma i preziosismi stilistici non sono ciò che più ci interessa in un film), s'impone invece un discorso abbastanza saliente quando si pensa che si tratta dell'ultimo, conclamato prodotto di Federico Fellini. Nella carriera di questo prestigioso regista, 'Roma' rappresenta una inconfondibile situazione di stallo. E' facile ritrovare nei diversi episodi descritti la ripetizione fino allo spasimo di motivi già riscontrati in altri lavori, da 'I vitelloni' (il provinciale che va in città) alla 'Dolce vita' (la Roma degli stranieri), da 'Toby Dammit' (la corsa sulle moto) a 'Fellini Satyricon' (gli affreschi romani scoperti durante gli scavi per la metropolitana), da 'Le notti di Cabiria' (le prostitute) a 'I clowns' (la sfilata di moda ecclesiastica). Più in generale, c'è da dire che 'Roma' trasuda da ogni poro elementi autobiografici che già si ritrovano abbondantemente nei precedenti films. Ovunque aleggia, di riporto, la tensione di 'Otto e mezzo' verso il libero sfogo delle fantasie più intime e personali. Fellini continua a riempire lo schermo delle sue evasioni oniriche e dei suoi incubi. Non ha senso chiedere se la Roma del film di Fellini corrisponde alla Roma reale o ad una qualsiasi dimensione, conosciuta o ignota, di questa città millenaria e sfuggente. Non ha senso perché Fellini non ha fatto un film su Roma, ma un ennesimo film su se stesso." (Sergio Trasatti, "L'Osservatore Romano", 22 marzo 1972) "Questa Roma, questa plebe, questo parassitismo, questo fascismo, questa sensualità e questo cinismo affascinano Fellini, che vi si sente coinvolto e corrotto, e sa di quel che parla. E' per questo che indirettamente la sua pensione, la sua trattoria, il suo avanspettacolo non sono ombra a se stessi, ma riflesso d'altro, di grosse strutture sociali assai più che di ponentini e acquemarcie. Brani d'eccezione, essi raggiungono il risultato contrario a quello degli altri e di tanti altri, dicono più di quel che dicono o vorrebbero dire." (Goffredo Fofi, "Quaderni piacentini", n. 48-49) "Prima d'ogni altra considerazione, credo si debba dire, a proposito di questo film, che se non è il più bello in assoluto (almeno, la cosa è opinabile) è di certo il più "inevitabile" film di Fellini. Un film che, un giorno o l'altro, egli doveva fare fatalmente, credo, così come '8 e mezzo' o 'La dolce vita' (vale a dire due film sulla impossibilità di raccontare, per immagini o per iscritto). In effetti 'Roma' è una sorta di compendio dei rapporti di Fellini con l'"esterno", con il "resto" del mondo. Un mondo che inizia a Rimini, si ferma per poco tempo a Firenze, e si rivela e si conclude a Roma. Tutta la vita e la carriera di Fellini sono legate, in modo schiacciante, alla sua scelta di approdare a Roma poco più che adolescente, e di affrontarvi in modo vago (gli piacevano i giornalisti dei film americani, con il cappello calcato all'indietro e la risposta pronta) ma perentorio la vita da adulto." (Claudio G. Fava, "I film di Federico Fellini", Gremese, 1981) Note - NASTRO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA A DANILO DONATI. - GRAN PREMIO DELLA TECNICA AL FESTIVAL DI CANNES 1972. - LE INQUADRATURE RELATIVE ALLA PARTECIPAZIONE DI MASTROIANNI E DI SORDI SONO STATE ELIMINATE DALLA VERSIONE TRASMESSA IN TV IL 30.12.1977 E IL 6.2.1982. - LA REVISIONE MINISTERIALE DELL'11 MARZO 2010 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

VASCO [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Rossi, Vasco <1952->

VASCO [Videoregistrazione / Vasco Rossi

  • Non prenotabile
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IO, Nerone [Videoregistrazione
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IO, Nerone [Videoregistrazione

Dvdteca storica ; 18

IO, Cesare [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

IO, Cesare [Videoregistrazione

Dvdteca storica ; 17

L' UOMO di Talbot [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: VHS

PARAGAMIAN, Arto

L' UOMO di Talbot [Videoregistrazione / regia di Arto Paragamian

ALDA Merini [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: VHS

ALDA Merini [Videoregistrazione : la diversita' della poesia / a cura di Gianni Canova

Gente di Milano

Un UOMO chiamato cavallo [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Silverstein, Elliot

Un UOMO chiamato cavallo [Videoregistrazione = A man called horse / regia di Elliot Silverstein

Abstract: Da un racconto di Dorothy M. Johnson, sceneggiato da Jack De Witt. Ai primi dell'Ottocento un baronetto inglese viene catturato sugli altipiani del Montana da una tribù di Sioux, portato al villaggio e assegnato come "cavallo da lavoro" alla madre del capo. Col tempo impara la lingua, dimostra di essere un uomo, supera la prova del coraggio e diventa pellerossa e poi capo tribù. Molto sopravvalutato negli anni '70 per la puntigliosa ricostruzione storica ed etnologica sulla vita tribale dei Sioux, è anche un buon film d'avventure con un Harris credibile ed efficace in ogni situazione. Alcune tra le più impressionanti scene dell'indimenticabile rito d'iniziazione sono state tagliate per le versioni televisive. Ebbe 2 seguiti: La vendetta dell'uomo cavallo (1976) e Shunka Wakan-Il trionfo dell'uomo chiamato cavallo (1982) sempre con Harris.AUTORE LETTERARIO: Dorothy M. Johnson

Le VACANZE di Garfield [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Le VACANZE di Garfield [Videoregistrazione

Abstract: In Garfield e le avventure di Halloween, l'irascibile felino e il suo ingenuo compare Odie decidono di fare il giro dei vicini di casa minacciandoli di combinare birichinate se non viene fatto loro un regalo ma finiscono in una casa infestata dai pirati. Odie e Jon vivono dei momenti più avventurosi del previsto quando vanno in campeggio in Garfield in difficoltà. Poi in Natale speciale per Garfield il nostro arruffatissimo gatto e Odie vanno da Jon e la sua famiglia nella loro fattoria per dele vacanze molto più tradizionali.

CIAO sono Garfield [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

CIAO sono Garfield [Videoregistrazione

Abstract: In Ecco arriva Garfield, l'adorabile cagnolino Odie viene portato al canile per aver infastidito insieme a Garfield un perfido vicino e tocca ora al nostro gattone liberare il povero malcapitato. In Garfield in città il nostro eroe dal pelo fulvo riesce a sfuggire a un veterinario, si imbatte in un gruppo di gatti di passaggio e, con il loro aiuto, ritrova la madre perduta. In Garfield va a Hollywood, la celebrità brila negli occhi di Garfield, Odie e Jon. I tre si presenteranno a un'audizione per il programma Talenti per la TV Alla ricerca di animali da compagnia nelle vesti della rock starstile anni 50 stile Johnny Bop e Two Steps. Il premio è di 1000 dollari e i vincitori potranno partecipare alle finali nazionali che si svolgeranno a Hollywood.

CRIMINI e misfatti [Videoregistrazione
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Allen, Woody <1935->

CRIMINI e misfatti [Videoregistrazione / regia di Woody Allen

Abstract: Il film presenta due storie parallele, che si svolgono nell'ambiente intellettuale ebraico di New York. Judah Rosenthal, allontanatosi dalla religione, nonostante gli insegnamenti ricevuti nell'adolescenza dal padre rabbino, è un maturo e ricco oculista, con una bella famiglia e una brillante carriera, però è assillato dalla nevrotica amante Dolores Paley, che non accetta di troncare il loro legame, ma pretende invece di vederlo consolidato, e perciò desidera incontrare Miriam, la moglie del partner. Ma Judah sa che Miriam non gli perdonerebbe mai l'adulterio, e perciò si difende con sotterfugi e bugie. Quando Dolores minaccia anche di rivelare alcune operazioni economiche irregolari, compiute da lui tempo addietro, egli si vede perduto, e accetta la proposta del fratello Jack, legato alla malavita, che gli ha offerto di far eliminare Dolores da un killer, senza correre rischi di sorta. La donna viene infatti uccisa, e l'assassinio attribuito ad un rapinatore pluriomicida: Judah può godersi di nuovo famiglia e successo, e sembra dimenticare il suo delitto, ma la coscienza glielo ricorda, insieme alle parole del padre sulla impossibilità di sottrarsi allo sguardo onnipotente di Dio. Cliff Stern, timido intellettuale, e modesto regista di documentari, al presente senza lavoro, avvilito anche a causa del suo matrimonio fallito, prova un vivo senso d'inferiorità verso il proprio cognato Lester, un produttore arricchitosi con lavori commerciali. Mentre Cliff porta stentatamente avanti un film per lui importantissimo su un grande psicologo e pensatore, l'anziano professor Louis Levy, del quale ammira le profonde lezioni di vita, Lester lo incarica di girare un documentario che lo presenti al pubblico in modo lusinghiero. Sul set Cliff conosce Halley Reed, una giovane produttrice appena divorziata, della quale si innamora profondamente, ma, dopo molte speranze, costei si fidanza con l'odioso cognato. Quando poi Levy si suicida, perché solo e privo di amori, Cliff è preso da sconforto. Egli e Judah si conoscono alle nozze della figlia del saggio rabbino Ben, ormai quasi cieco. In preda a cupi pensieri, i due si mettono a parlare insieme, e Judah racconta all'altro la storia del proprio delitto, come se fosse immaginaria. Dopo varie considerazioni, Cliff resta solo, più triste e pensieroso di prima. "Woody Allen si presenta ancora una volta un autore completo. Un film complesso che presenta una visione profonda della vita, svolgendo con intelligenza temi di importanza universale: il bene e il male." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 108, 1990) Note - DAVID DI DONATELLO 1990 PER MIGLIORE SCENEGGIATURA DI UN FILM STRANIERO (WOODY ALLEN).

L' INQUILINO del terzo piano [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Polanski, Roman <1933->

L' INQUILINO del terzo piano [Videoregistrazione = The tenant / regia di Roman Polanski

Un PESCE di nome Wanda [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Crichton, Charles

Un PESCE di nome Wanda [Videoregistrazione / regia di Charles Crichton

Abstract: Ballo di ladri di un pittoresco e immorale quartetto di lestofanti che, con la complicità di un rispettabile avvocato londinese, fanno una rapina in un famosissimo centro di gioielleria e poi cercano di farsi le scarpe l'un l'altro. Son rari i film che metton tutti d'accordo, critici e pubblico, e critici fra loro. Ci è riuscita (almeno in Italia) questa commedia angloamericana, tra le più divertenti e aguzze del decennio 1980-89. Dura 108 minuti, e non ha una gag di troppo. Oscar per K. Kline. Ultimo film di C. Crichton (1910-99).

MELINDA e Melinda [Videoregistrazione
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Allen, Woody <1935->

MELINDA e Melinda [Videoregistrazione / regia di Woody Allen

Abstract: Quattro sofisticati newyorchesi si godono una cena fuori durante una serata piovosa. Un aneddoto provoca una discussione fra due di loro sulla duplice natura del dramma umano simbolizzata dalla maschera teatrale tragedia/commedia. Intorno a questo tema si svolgono le vicende legate ad un'enigmatica donna di nome Melinda... "Sarebbe stato curioso presentare questo 'Melinda e Melinda' omettendo i titoli di testa, come l'opera prima di un regista nuovo. Quali aggettivi avrebbe usato la critica per definire l' oggetto? Ambizioso, interessante, bizzarro, coraggioso, sgradevole nel senso usato da G.B. Shaw; ma soprattutto promettente. E invece vien voglia di affermare che non promette niente di buono, visto che la firma è quella di Woody Allen. Siamo di fronte a un cincischiamento intellettualistico, una fredda variazione su temi che in passato esplodevano fra le mani del Molière di 'Manhattan' come un fuoco d'artificio di malinconica allegria. Ormai le fantasie metropolitane di Woody non sono più illuminate dalla grazia che risplendeva in 'Io e Annie'. L'autore non scende in campo in prima persona, non si preoccupa di far ridere o sorridere come usava un tempo. Non bada neppure al fatto che siamo al cinema e non fra le quattro pareti di un teatro sperimentale. Va detto poi che gli attori, competenti ma poco interessanti, non valorizzano le situazioni. Quanto a Radha Mitchell, si potrebbe ripetere per lei ciò che scrisse Marco Praga di Marta Abba in 'La signora Morli una e due' di Pirandello, un copione non lontano da 'Melinda e Melinda': quando a un'attrice affidi un personaggio che è solo una tesi incarnata non le concedi di esprimere nessuna umanità. Bisogna tuttavia riconoscere che Woody Allen, alle soglie dei 70 anni, ha deciso lui così: non più showman in caccia di risate ed emozioni, ma filosofo incartato in domande senza risposta." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 23 dicembre 2004) "Spititoso e malinconico, triste, incantevole e melodioso, 'Melinda e Melinda' di Woody Allen conferma la gran bravura del regista e rivela minore vitalità, la sfiducia della routine, una stanchezza. (...) La luce di questo paesaggio-palcoscenico è dorata e autunnale, nello stile prediletto dal regista e dal direttore della fotografia Vilmos Zsigmond: ruggine, bruno, marrone, nocciola, color castagna. La protagonista Melinda, ragazza nevrotica, confusa, aspirante suicida, molto carina, bionda, sottile, Radha Mitchell nata e cresciuta a Melbourne in Australia, è un personaggio scritto davvero molto bene; Chloe Sevigny, ragazza deliziosa qui dominata da una durezza da kapò, è la più brava, mentre il più bravo è Chiwetel Ejifor, attore di colore, musicista seducente, dolce e doppio; il ragazzo che interpreta la parte che un quarto di secolo fa sarebbe stata destinata a Woody Allen, è appunto un sostituto. Tutto il gruppo degli interpreti è accomunato e amalgamato da un fitto chiacchiericcio, da un sovrapporsi di frasi, risate, battute, esclamazioni così tipico del nostro tempo e così privo di significato. Woody Allen adesso ha settant'anni, è autore di oltre trenta opere: una grazia brillante nutre il film parodia di se stesso, elegante, bello, stanco." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 dicembre 2004) "Si sa, esistono due Woody Allen. C'è il Woody comico, (già) maestro della gag e della commedia sofisticata, e c'è l'Allen drammatico, esistenziale, bergmaniano. Il che non esclude affatto che l'uno possa sconfinare nei territori dell'altro; come nel bellissimo 'Crimini e misfatti'. In 'Melinda e Melinda', la doppia personalità assume forma quasi saggistica. (...) Ciò cui Woody intende arrivare, tuttavia, è un'altra cosa, neppure questa nuovissima. E cioè che sorriso e dramma fanno parte dello stesso menu (la vita): non si può avere l'uno senza assaggiare l'altro. Pur impartita con leggerezza, la lezione pecca per eccesso di zelo didattico. Mentre gli attori che interpretano l'entourage di Melissa cambiano (per evitare confusioni?), le situazioni si ripetono simmetricamente: due coppie che si sfasciano, due relazioni con altrettanti pianisti per le Melisse e così via; onde ribadire che è il tono, non la sostanza del racconto, a variare. E' la stessa, invece, la protagonista Radha Mitchell, deliziosa nevrotica capace di dar punti a Diane Keaton e Mia Farrow. Ma Radha è la parte migliore del film; un Woody minore, poco motivato, che si fa sostituire in scena da una controfigura (Will Ferrell, allenizzato in modo inbarazzante dal doppiaggio) e le mette in bocca battute fiacche, che un tempo sarebbero finite nel cestino." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 dicembre 2004) "Allen scorpora le due anime del proprio cinema in una coppia di tracce narrative diverse, per dimostrare quello che già sapevamo: c'è, nel comico, qualcosa di ineluttabilmente tragico, così come il dramma è in agguato anche dietro il riso. Woody imita Allen. Se Radha Mitchell è una neo-nevrotica di classe, meglio di Diane Keaton e Mia Farrow assieme, il resto sa troppo di riciclato per rendere onore al talento del regista." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 31 dicembre 2004) "A 'Melinda e Melinda', Le Monde ha dedicato quasi una pagina intera con ampia recensione e intervista: un attestato di qualità inteso a portare spettatori al cinema. Precedentemente il nuovo film di Woody Allen era uscito in Spagna (un buon incasso), in Svezia, in Norvegia e da noi. (...) Questa strategia della programmazione ribadisce la priorità che Allen accorda ormai all'Europa, dove ha appena finito di girare 'Matchpoint' a Londra, mentre in patria non incanta più. Alle soglie dei 70 anni ha realizzato un film senza attori di grido, amaro e disincantato, dal quale trapela la sua stanchezza delle chiacchiere da caffè della Grande Mela. Ovviamente questo Woody che tenta di rinnovarsi, proprio come se fosse un giovane alle prime armi, continua a meritare attenzione. Ma le risate di 'Io e Annie' e la grazia gershwiniana di 'Manhattan', i chiaroscuri di 'Crimini e misfatti' e il colpo di genio di 'Pallottole su Broadway' certo li rimpiange anche lui." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 15 gennaio 2005)

A TOUCH of frost. Private lives [Videoregistrazione
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A TOUCH of frost. Private lives [Videoregistrazione

LIVE from Las Vegas [Videoregistrazione
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Spears, Britney <1981->

LIVE from Las Vegas [Videoregistrazione / Britney Spears