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HEIDI sui monti [Videoregistrazione
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HEIDI sui monti [Videoregistrazione : il film

Il GATTO con gli stivali [Videoregistrazione
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Il GATTO con gli stivali [Videoregistrazione

Abstract: In un antico borgo spagnolo, Gatto e Humpty Dumpty sono cresciuti come fratelli in un orfanotrofio, col sogno di trovare un giorno i fagioli magici e arrivare all'oca dalle uova d'oro. Nel frattempo, geloso del suo compare più atletico ed amato, Humpty non ha però disdegnato la strada del crimine ed è proprio in occasione di una rapina che qualcosa è andato storto e la loro amicizia si è frantumata. Gatto si aggira da allora come un fuorilegge, in cerca di un modo per ripulire il suo nome, mentre Humpty fa squadra con Kitty Zampe di Velluto, una gattina bella e scaltra. Il destino li rimette un giorno insieme, finalmente sulle tracce dei fagioli magici. Anche chi non è mai stato fan delle avventure animate dell'orco Shrek, non ha potuto resistere al fascino sornione e birichino del personaggio del gatto, apparso nel secondo capitolo e divenuto in fretta la sola oasi anti-noia all'interno di un franchise in rapido inaridimento. Il film che lo vede protagonista sceglie di non sfiorare nemmeno marginalmente il suo cammino al fianco degli orchi e di ciuchino ma di andare direttamente ad esplorare la sua infanzia e la genesi del personaggio, un po' come hanno fatto recentemente altre saghe cinematografiche, da Star Trek a X-Men. Mutare terreno, data l'arsura della palude precedente, non sembrava affatto una cattiva idea, quella che non si spiega è la mutazione totale, diremmo genetica, del personaggio. Cosa ne sia stato della pallina di pelo capace di confondere gli avversari sgranando gli occhioni e facendo le fusa per poi tirare fuori gli artigli al momento opportuno, è un mistero senza soluzione. Ritroviamo il gatto trasformato in parte in Zorro, con tanto di cavallo e spada graffitara (e va bene che dietro c'è Banderas ma sembra una presa in giro), e in parte in D'Artagnan, con Milady al seguito. Ciò che non cambia, rispetto alla tradizione di famiglia, è il paesaggio narrativo, ispirato ancora una volta alla fiaba - qui è “Jack e il fagiolo magico” - ma, se possibile, più pretestuoso che altrove. Per una curiosa legge del contrappasso, così come il gatto con gli stivali aveva a suo tempo rubato la scena ai protagonisti del film che l'ospitava, qui non c'è dubbio che i numeri del gatto siano di gran lunga meno interessanti di qualsiasi cosa faccia il personaggio di Humpty, l'uovo antropomorfo. Handicappato drammaticamente dalla sua forma fisica che lo rende totalmente dipendente dall'aiuto altrui, Humpty è invidioso, morbosamente legato al proprio compagno di giochi d'infanzia, incline a commettere atti fraudolenti e pronto a tradire, ma anche ingegnoso, spassoso e autoironico (la tutina dorata è un colpo di genio): l'unico personaggio che buchi lo schermo e per il quale valga la pena vedere il film.

LUCI della citta' [Videoregistrazione
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CHAPLIN, Charles Spencer

LUCI della citta' [Videoregistrazione / regia di Charles Chaplin

Il MONELLO [Videoregistrazione
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CHAPLIN, Charles Spencer

Il MONELLO [Videoregistrazione / regia di Charlie Chaplin

Abstract: Charlot, povero vetraio, raccoglie e alleva un bimbetto abbandonato dalla madre, vittima di un seduttore. Per aiutare il padre adottivo, il monello rompe i vetri. Poi torna la madre, diventata ricca, e lo riprende. 1° lungometraggio di Chaplin, largamente autobiografico per quel che riguarda la sua infanzia povera nei quartieri popolari di Londra. Nella sua miscela di patetico e di comico (anche grottesco) quante generazioni di bambini ha fatto ridere e piangere? La sequenza del sogno è risolta da Chaplin in un incantevole stile naïf dai trucchi artigianali. Tenero, umoristico, realistico, lirico. Esordio del piccolo Coogan. Un successo che dura da 90 anni. Rieditato nel 1971 dall'autore che eliminò alcune scene e vi aggiunse una partitura musicale di sua composizione. Restaurato con tecniche fotochimiche e digitali dall'Immagine Ritrovata di Bologna e della Dyte.

Il CIRCO [Videoregistrazione
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CHAPLIN, Charles Spencer

Il CIRCO [Videoregistrazione / regia di Charlie Chaplin

Abstract: Disoccupato, inseguito da un poliziotto, Charlot trova rifugio e lavoro in un circo come clown (involontario) e s'innamora della cavallerizza. Pur nella ricchezza delle invenzioni comiche (Charlot sulla corda, assalito dalle scimmie; il baraccone degli specchi, ecc.), appare un riepilogo di motivi già sfruttati, ma approfondisce con tristezza struggente la dimensione sentimentale del suo personaggio di reietto. ("Un debole omino calpestato/ da Los Angeles a qui/ recita attraverso gli oceani..." V. Majakovskij.) Quando, però, il film che lo stesso autore non teneva tra i suoi più riusciti ritornò in circolazione negli anni '60, in una nuova edizione musicata dallo stesso Chaplin, esso incantò un'altra generazione di spettatori. Non a caso Federico Fellini lo adorava.

TEMPI moderni [Videoregistrazione
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CHAPLIN, Charles Spencer

TEMPI moderni [Videoregistrazione / regia di Charlie Chaplin

Abstract: Charlot, operaio in un grande complesso industriale, estenuato dal ritmo frenetico di lavoro, perde la ragione. Ricoverato in una casa di cura, viene dimesso qualche tempo dopo per finire però quasi subito in prigione, a causa di una manifestazione di operai nella quale si ritrova casualmente coinvolto. Durante la detenzione, egli concorre, inconsapevole, a sventare una rivolta di detenuti; ciò gli frutta l' immediata scarcerzione. Una volta libero, riprende la sua dura lotta per sopravvivere: gli è di conforto l' amicizia di una giovane orfana, con cui divide fraternamente la propria casetta e quel po' di cibo che riesce a procurarsi. Quando la ragazza trova lavoro in un cabaret e riesce a far assumere anche Charlot, ai due derelitti sembra schiudersi la prospettiva di un futuro migliore. La polizia, venuta a cercare la ragazza per ricondurla all' orfanotrofio, li costringe però a fuggire dalla città per cercare altrove un po' di tranquillità. "Il film, uno dei capolavori in senso assoluto espressi da Chaplin e dall'arte cinematografica, non ha perso, a distanza di tanti anni dalla sua uscita, la freschezza inventiva, l'attualità tematica e l'afflato poetico che l'hanno reso giustamente famoso". (Segnalazioni Cinematografiche). Note - DIRETTORI DI PRODUZIONE: ALFRED REEVES E JACK WILSON. - DIREZIONE MUSICALE: ALFRED NEWMAN. - PRIMA PROIEZIONE: 5 FEBBRAIO 1936, RIVOLI THEATRE, NEW YORK. - PRIMA PROIEZIONE ITALIANA: APRILE 1931.

Un RE a New York [Videoregistrazione
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CHAPLIN, Charles Spencer

Un RE a New York [Videoregistrazione / regia di Charles Chaplin

Abstract: Un Re, deposto da una rivoluzione, è costretto a lasciare il suo regno europeo e si rifugia nel paese della libertà, gli Stati Uniti d'America. A New York l'ex re si trova imprigionato nella libera vita della città americana; appena sceso dall'aereo, ha dovuto lasciarsi prendere le impronte digitali, più tardi, al cinema e al ristorante trova soltanto violenza, frastuono e danze selvagge. Lo si invita ad un pranzo per dar modo a telecamere nascoste di fargli svolgere, a sua insaputa, un'azione pubblicitaria. Responsabile di questa gherminella è Anna Kay; ma quand'ella si presenta per offrirgli un lauto compenso ed un regolare contratto, egli la respinge bruscamente. Uno spiacevole incidente costringe l'ex re a prendere in considerazione offerte del genere: il suo primo ministro è fuggito, derubandolo di tutto il denaro. Ora il povero re spodestato deve mettersi al servizio della pubblicità e per far la propaganda a favore di certi ormoni si sottopone ad un'operazione che gli sfigura il volto: un'altra operazione gli ridarà la sua faccia. Invitato a visitare una scuola, egli si meraviglia dei sistemi d'educazione, che vi sono applicati: si ferma a parlare con uno dei ragazzi, di nome Rupert, e scopre in lui un fanatico, che manifesta urlando le sue idee anarcoidi. Quando viene a sapere che i genitori del ragazzo, ex comunisti, arrestati su denuncia del Comitato per le attività antiamericane, sono in prigione, l'ex re prende con sè il ragazzo; ma questo gesto generoso gli tira addosso parecchi guai. Egli stesso viene convocato per discolparsi davanti al Comitato; ma poi viene lasciato libero. Ormai ne ha abbastanza dell'America; prima di partire, va a salutare Rupert, e trova che ha perduto la sua baldanza. Per ottenere la libertà dei genitori, ha rivelato ai giudici i nomi di certi comunisti. Rupert è tutto vergognoso e piangente; e l'ex re lo conforta esprimendo la speranza che anche in America le cose cambieranno. Note ASSISTENTE ALLA REGIA: RENE' DUPONT. OPERATORE: JEFF SEAHOLME. ASSISTENTE AL MONTAGGIO: TONY BOHY. DIEZIONE MUSICALE DI LEIGHTON LUCAS. CANZONE ESEGUITA DA EDDIE CONSTANTINE. GIRATO NEGLI STUDI SHEPPERTON. COSTUMI: J. WILSON APPERSON.

Il MONDO secondo Bush [Videoregistrazione
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Karel, William

Il MONDO secondo Bush [Videoregistrazione / regia di William Karel

ROSENSTRASSE [Videoregistrazione
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Trotta, Margarethe von <1942->

ROSENSTRASSE [Videoregistrazione / regia di Margarethe von Trotta

Abstract: Rosenstrasse è il nome di una strada di Berlino dove, nel 1943, centinaia di donne manifestarono protestando contro la deportazione dei loro propri mariti, riuscendo a farli liberare. Rosenstrasse è anche il titolo dell'ultimo film di Margarethe von Trotta, che quei fatti li rievoca attraverso la memoria di chi li ha vissuti direttamente - è il caso della protagonista femminile Ruth -, che però nel tempo ha preferito rimuoverli, così anche di chi quei fatti tenta di ricostruirli, servendosi della memoria altrui. E'il caso della figlia di Ruth, Hannah, la quale ai giorni nostri tenta, riuscendovi, di ricostruire quel passato, andando ad intervistare la donna che salvò la vita alla propria madre. In un'alternanza di tempi e di spazi, tra una New York contemporanea e una Berlino sospesa tra un presente e un passato denso di dolorosi ricordi, Rosenstrasse è un film che trova il suo giusto ritmo strada facendo, nel dipanarsi della vicenda. Una regia robusta, quella di Margarethe von Trotta - che non si azzarda ad intraprendere sperimentalismi ma, al contrario, propone una scrittura piuttosto lineare, eppure efficace - la quale dimostra ancora una volta il suo talento nell'avvicinarsi ad un argomento e riuscire a trattarlo con grande sensibilità, prediligendo uno sguardo tutto al femminile. Memorabili i suoi ritratti di donne forti e determinate, basti ricordare i personaggi di film come Lucida follia o come Anni di piombo. Ad essi vanno certamente aggiunti quelli delle protagoniste di Rosenstrasse, per la loro fierezza, solidarietà e coraggio.

MAGDALENE [Videoregistrazione
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Mullan, Peter

MAGDALENE [Videoregistrazione / regia di Peter Mullan

Abstract: 1964, Irlanda. Giovani donne, ragazze-madri, violentate, orfane o solo troppo "vivaci", vengono rinchiuse dai familiari in uno dei conventi Magdalene gestiti dalle sorelle della Misericordia. Le ragazze, per espiare i loro peccati, sono costrette a lavorare fino allo stremo delle forze e a subire percosse e ogni genere di violenza psicologica se non ubbidiscono agli ordini delle suore. Il film racconta la storia di quattro giovani vittime e sono, purtroppo, storie vere. Peter Mullan, dopo un film sopra le righe come Orphans, sceglie un registro molto più realistico e ci parla di ognuna di loro con lo stile di una camera a mano che rende ogni inquadratura cruda e dolorosa. Lo fa con la sensibilità e la partecipazione a un destino segnato dalle convenzioni sociali e morali che negano il rispetto, la Fede e la libertà.

SCENE da un matrimonio [Videoregistrazione
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Bergman, Ingmar <1918-2007>

SCENE da un matrimonio [Videoregistrazione / regia di Ingmar Bergman

Abstract: Johan e Marianne si sono costruiti una vita "sicura" e tranquilla; hanno una casa, due bambine bene educate, Karin ed Eva, esercitano rispettivamente due professioni rispettabili e sono indicati come "coppia esemplare". Però da qualche anno, anche se lo nascondono anche a se stessi, esistono segni di "non comunicazione". Johan è diventato l'amante di una studentessa molto più giovane di lui, egoista e possessiva. Arriva il momento della resa dei conti e i due divorziano e anche Marianne finisce per lasciarsi andare ad avventure. Nonostante tutto, i due continuano ad incontrarsi ogni tanto e, parlando, riconoscono di non avere vissuto in pienezza la loro unione per "ignoranza" sulla sua vera natura e per averla concepita convenzionalmente, in base a false concezioni ricevute dalle proprie famiglie e dalla società. A distanza di anni, entrambi sposati con un'altra persona, i due si ritrovano e passano insieme un week-end nel cottage di un amico; scoprono di amarsi ancora e in maniera molto più profonda, molto più matura. "Il film è stato composto dallo stesso 'Maestro del cinema' che vi ha condensato le parti più significative di una serie di sei puntate fatta per la televisione svedese. Le prime cose che colpiscono stilisticamente sono: la semplicità narrativa; la ricchezza dei dialoghi che sono eleganti senza alcuna forzata letterarietà, sono dottrinali pur non scostandosi da una quotidianità in cui qualsiasi coppia può ritrovarsi specchiata; la perfetta caratterizzazione socio-psicologica dei personaggi (tra l'altro magistralmente interpretati) che toglie ogni fastidiosa tipizzazione o programmato simbolismo e fa sì che appaiano veri e vivi per chiunque; l'ambientazione e la fotografia pressoché in sordina rispetto i personaggi e ai dialoghi, ma del tutto funzionali alla riflessione e alla maturazione spirituale. Non è certo un effetto casuale che il dialogo di due 'sole' persone, dialogo di quasi tre ore, interessi sino al punto di essere anche spettacolo. Il lavoro è indubbiamente complesso perché, attraverso l'esame di un rapporto coniugale che si sfalda e poi si ricompone su altre basi, abbraccia molte tematiche subordinate riguardanti la vita dell'individuo, la sua libertà, il suo rapporto con altre persone, i suoi doveri verso la collettività." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 78, 1975) Note - 155' E' LA DURATA DELLA VERSIONE CINEMATOGRAFICA. IL FILM E' STATO TRASMESSO IN TELEVISIONE IN SEI PARTI DELLA DURATA DI 46' CIRCA CIASCUNA, ANDATE IN ONDA IL 11/4/73; 18/4/1973; 25/4/1973; 2/5/1973; 9/5/1973; 16/5/1973. - DAVID DI DONATELLO 1975 A LIV ULLMANN COME MIGLIORE ATTRICE STRANIERA. - GOLDEN GLOBE 1975 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

La FEBBRE dell'oro [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

CHAPLIN, Charles Spencer

La FEBBRE dell'oro [Videoregistrazione / regia di Charles Chaplin

Abstract: Un capolavoro immortale finalmente riportato alla versione originale - invisibile da mezzo secolo - da Kevin Brownlow, David Gill e Patrick Stanbury. -LC

LUCI della ribalta [Videoregistrazione
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CHAPLIN, Charles Spencer

LUCI della ribalta [Videoregistrazione / regia di Charlie Chaplin

Abstract: Ambientata a Londra nel 1914, è la favola tragica di un clown e di una ballerina. Un vecchio clown alcolizzato che non fa più ridere salva dal suicidio una ballerina, s'innamora di lei ma lei ama un altro. Le dà, comunque, fiducia nella vita e successo nel lavoro. Passati i 60 anni, per il suo 9° film lungo Chaplin tende al romanzo e alla sua complessità. Il suo valore _ sommo per chi lo trova una meditazione sulla vita, la vecchiaia, il teatro degna di Shakespeare; minore per altri che gli rimproverano gli eccessi melodrammatici e il sentenzioso semplicismo filosofico _ va commisurato a quest'ambizione. Al suo 2° film la Bloom è perfetta, e c'è Keaton che in un memorabile sketch musicale ruba la scena a Chaplin. In una sequenza di strada all'inizio si vedono Geraldine, Josephine e Michael Chaplin. Premio Oscar ritardato (1972) per le musiche _ tra cui la struggente Arlecchinata _ di Chaplin, Raymond Rasche, Larry Russell.

Le ONDE del destino [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Trier, Lars von <1956->

Le ONDE del destino [Videoregistrazione / regia di Lars Von Trier

Abstract: Film in un prologo, 8 capitoli e un epilogo. Bess ha deciso di sposare Jan, tecnico su una piattaforma petrolifera, nonostante il parere contrario degli anziani della comunità che non apprezzano l'ingresso di un 'estraneo'. Bess, che ha un dialogo interiore con Dio, ama Jan con tutta se stessa, corpo e anima. Un giorno lui rimane vittima di un incidente sul lavoro che lo immobilizza per sempre su un letto. Chiede allora a Bess di rifarsi una vita perché la comunità non le consentirà mai di divorziare: deve fare l'amore con un uomo e poi descrivere a Jan quanto accaduto. A lui sembrerà di rivivere sensazioni che non può più provare. Bess inizialmente oppone resistenza ma poi decide di cedere. Per amore. I titoli italiani in più di un'occasione hanno tradito l'originale. Questa volta più che mai. Il destino non c'entra nulla con il titolo (Breaking the Waves= Infrangere le onde) e tantomeno con il film. Le onde che Lars Von Trier ha fatto diventare cinema in questa prima opera della sua trilogia al femminile sono (in positivo) quelle prodotte dalle vibrazioni del cuore e del cervello e in negativo quelle di chi è incapace di comprendere cosa sia la bontà e in cosa consista l'amore. Vedendo questo film in cui la macchina da presa diventa essa stessa oggetto di vibrazioni, di sussulti, di trasalimenti, di piacere e di dolore, lo spettatore che sappia staccarsi dalla rassicurante ripetitività di tanto cinema potrà comprendere perché la Giuria di Cannes '95 gli abbia assegnato il Gran Premio. Le onde del destino è la storia di una follia pura, di un amore il cui unico scopo è il donarsi e forse, proprio per questo, è una vicenda che ci interroga ponendoci costantemente dinanzi al quesito di fondo: cosa saprei fare per amore? Von Trier ce lo chiede in modo provocatorio sia sul piano della sceneggiatura che su quello delle riprese. Bess, la giovane donna che non agisce mai 'contro' ma 'per', è uno di quei personaggi destinati a rimanere nella storia del cinema o perché amati o perché detestati ma che sicuramente non lasciano indifferenti.

DOMINATORI della Preistoria [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

NATIONAL GEOGRAPHIC SOCIETY - RUBIN, John

DOMINATORI della Preistoria [Videoregistrazione / prodotto da National Geographic ; regia di John Rubin

National Geographic Video ; 27

SUPER fotografi [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

NATIONAL GEOGRAPHIC SOCIETY

SUPER fotografi [Videoregistrazione / prodotto da National Geographic

National Geographic Video ; 26

STORIE di cuccioli [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

NATIONAL GEOGRAPHIC SOCIETY

STORIE di cuccioli [Videoregistrazione / prodotto da National Geographic

National Geographic Video ; 25

TUTANKHAMON [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

NATIONAL GEOGRAPHIC SOCIETY

TUTANKHAMON [Videoregistrazione : il volto segreto / prodotto da National Geographic

National Geographic Video ; 29

Il MISTERO dei Fenici [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

NATIONAL GEOGRAPHIC SOCIETY

Il MISTERO dei Fenici [Videoregistrazione / prodotto da National Geographic

National Geographic Video ; 28

The VILLAGE [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Shyamalan, M. Night <1970->

The VILLAGE [Videoregistrazione / regia di M. Night Shyamalan

Abstract: Covington è un piccolo villaggio della Pennsylvania che conta circa 60 abitanti che vivono, apparentemente, in un clima tranquillo e felice. Ma nessuno di loro si allontana mai dal villaggio e tantomeno si addentra nella vicina foresta, in cui, secondo antiche credenze, abitano delle 'mitiche creature' sconosciute. Ma Lucius, un giovane coraggioso, decide che è tempo di sfatare il mito... "Più che un film di paura, 'The Village' è un film sulla paura: la paura che assedia l'America dopo gli attentati alle Twin Towers; la paura, che ne ha fatto un Paese protetto fino all'autoesclusione; la paura che i governanti usano come strumento di potere e di controllo della vita degli altri. Lì accanto, la nostalgia di un mondo innocente e aurorale, da cui l'America è stata definitivamente risvegliata all'inizio del millennio. 'The Village' è anche un film (non d'amore ma) sull'amore. L'amore si presenta come l'altra faccia della paura, che consente di non farsi annientare ma di crescere, di superarsi anche attraverso prove dolorose. Distinguendo in modo netto tra superstizione e fede, il film tocca il livello alto della parabola, mille leghe avanti alla gran parte dei thriller orrorifici in circolazione. E tutto ciò senza togliere un'unghia di paura, né del piacere di spaventarsi davanti a uno schermo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 29 ottobre 2005) "'The Village' sembra 'La fattoria': e lo è, consapevolezza dei personaggi più giovani in meno. Ma non è questa la ragione per la quale 'The Village' lascia freddi. C'è soprattutto la sproporzione fra attese ed esito: se Shyamalan fosse un esordiente, il suo film si segnalerebbe come superiore alla media della produzione cinematografica americana; per non dire di quella italiana. Ma c'è ormai chi lo chiama maestro. Poi - come 'Big Fish' di Tim Burton - 'The Village' è velleitario e prolisso, anche per chi conosce i ritmi mai frenetici del regista d'origine indiana. Per quasi due ore qui non succede nulla. E il finale è degno di un episodio della serie tv 'Ai confini della realtà', spesso arguti, certo, ma vecchi di mezzo secolo. Infine, qui non c'è il cupo mistero del 'Sesto senso', né la nicciana durezza di 'Unbreakable': solo autocitazioni dal fiacco 'Signs'. Qualche unghiata, comunque c'è, ma sfuggirà ai più: l'irrisione del 'beati gli ultimi', con lo scemo e la cieca del 'Village' che, in quanto presunti innocenti, possono sfidare la minaccia delle creature del bosco; alla logica della proprietà privata, che devia le rotte degli aerei, se qualcuno d'importante tiene alla pace." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 29 ottobre 2004) "Il tipo di film prediletto dal regista americano trentaquattrenne M. Night Shyamalan, vicende soprannaturali di convivenza tra vivi e morti, thriller di fantasmi ha ottenuto nel mondo occidentale grandi e significativi successi: quasi che la gente cercasse fuori delle religioni altre fedi, altre speranze. (...) Gli spettatori vengono immersi in grovigli di simboli, il thriller può suscitare molte interpretazioni, l'incubo di un passato terribile si scioglie soltanto alla fine. Attenzione al colore giallo: sia nella accezione luminosa dei fiori di campo e del sole, sia nei toni più spenti, non è innocente." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 ottobre 2004) "Piacerà alla sempre più folta schiera dei fans di M. Night Shyamalan, il regista di origine indù, che dopo tre en plein ('Sesto senso', 'Unbreakable' e 'Signs'), s'è conquistato il fatidico 'nome sopra il titolo'. Come Alfred Hitchcock. Nel cast ci sono Sigourney Weaver e William Hurt, ma sul manifesto li han messi, volutamente a caratteri illeggibili. Il film ha almeno una ventina di scene che strapperanno il griderello alle spettatrici in vena di esternazioni. (...) Ma 'The Village' ha anche il fascino delle più cupe favole gotiche. Che è l'odissea attraverso il bosco della piccola Bryce Dallas Howard se non una rivisitazione di Cappuccetto Rosso con gli aliens al posto del Lupo Cattivo?." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 ottobre 2004) "Un microcosmo così perfetto e autosufficiente che odora di metafora lontano un miglio e quando la metafora è troppo scoperta, si sa, il film ne risente. Specie se il regista applica la sua innegabile maestria a uno schema narrativo che cominciamo a conoscere: mistero, minaccia (soprannaturale o meno), quasi-invisibilità della minaccia, rivelazione finale. Vedi 'Il sesto senso', 'Unbreakable' o 'Signs'. Ma Shyamalan non è mai stato così consapevole dei propri mezzi e da 'The Village', malgrado l'atmosfera, la tensione, la bellezza sinistra delle immagini, si esce pensierosi ma delusi. Come se improvvisamente il prestigiatore scoprisse un gioco più grande di lui. Magica comunque l'esordiente Bryce Dallas Howard, la ragazza cieca. Imbarazzato e rivelatore invece Adrien Brody nei panni del demente, anello debole della storia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 ottobre 2004) "Un inizio molto faticoso. Per l'inevitabile delusione di chi s'aspetta dal giovane maestro M. Night Shyamalan paure fragorose, trasalimenti in serie e overdosi di horror al 100 per cento. (...) Rispetto all'ottimo 'Il sesto senso' e ai buoni 'Unbreakable' e 'Signs', Shyamalan perde qualche colpo perché la consapevolezza dei propri mezzi lo porta ad allungare i tempi e le inquadrature, a giocare troppo con le atmosfere e ad allentare la tensione inseguendo metafore alquanto ambiziose. Tra le quali vanno catalogate il moderno terrore dell'ignoto, la tendenza globale all'isolamento xenofobo, l'ardua ricerca di un'idea di spiritualità e il dovere di prendere in carico il proprio destino superando debolezze infantili e ancestrali paure. La suggestione della fotografia e l'adeguatezza degli interpreti (la ragazza cieca è l'esordiente figlia del mitico Ron Howard) confermano, comunque, il talento del regista più vicino ai fratelli Grimm oggi a disposizione." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 30 ottobre 2004) Note - CANDIDATO ALL'OSCAR 2005 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA.