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Trovati 37825 documenti.
PAUL, Mick e gli altri [Videoregistrazione / regia di Ken Loach
Abstract: TRAMA BREVE Una squadra di ferrovieri di Sheffield accetta un'indennità speciale per "lavoratori dismessi" quando la British Rail viene privatizzata. Tutti loro tentano la sorte prestando servizio occasionale attraverso un'agenzia. Dopo un primo momento di ottimismo si rendono conto che la realtà è più dura del previsto e costringe a scelte dure. Tutti loro sono convinti che l'amicizia maturata in anni di lavoro comune sopravviverà e cercano di resistere ma poi ognuno farà scelte diverse a seconda della propria situazione familiare. Un incidente lungo i binari farà loro comprendere che la necessità di non perdere il lavoro li può costringere anche a mettere a rischio la vita di un amico. TRAMA LUNGA Inghilterra, 1995: in uno scalo ferroviario nel sud dello Yorkshire. Un giorno Harpic, il capo scalo, comunica a Paul, a Mick e al resto del gruppo che è stato deciso un cambiamento di proprietà: l'attività che loro svolgono esce dalle ferrovie dello Stato e passa sotto un'azienda privata con la formulazione di una nuova 'missione' operativa. Lo sbandamento é forte: si prospetta una situazione con paga a prestazione, ferie non retribuite e cure sanitarie non garantite. L'alternativa è dare le dimissioni, incassare subito l'indennità speciale prevista e diventare lavoratori occasionali al servizio di agenzie private. Dopo molte discussioni, Paul e John firmano per le dimissioni. Gli altri tre restano, ma vengono licenziati quando il reparto chiude. Restando tra loro in contatto, gli operai riescono ad essere ingaggiati per altri lavori: ma sempre si pone il problema dell'orario, del tipo di intervento richiesto, delle condizioni di sicurezza. Così, mentre sono intenti ad una operazione notturna tra la strada e la ferrovia, Jim si infortuna gravemente. L'infortunio però non può essere denunciato, e allora gli amici decidono di dire che é stato investito da una macchina. Qualche tempo dopo Jim muore. I compagni ne danno notizia a Gerry, che si era sistemato presso un'altra compagnia e poi in silenzio si allontanano. Dalle note di regia: "Il passaggio da un posto fisso a una situazione di prestazione occasionale mette i lavoratori in condizione di competere l'uno con l'altro e in questo modo si distrugge la solidarietà. Ormai, in Europa, sta succedendo in tutti i settori. E' questo che mi interessa in modo particolare." "Anche se non è uno dei migliori Loach degli ultimi anni, conserva, intatta, la sincerità e la ruvida tenerezza dell'ultimo regista disposto a mettere in scena le classi lavoratrici. A paragone 'My name is Joe', le parti che riguardano il privato appaiono accessorie, un po' di maniera. Ma il film intende essere soprattutto un manifesto di denuncia raccontato attraverso alcuni casi emblematici e, in ciò, Loach coglie nel segno senza la minima ombra di ambiguità." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 settembre 2001) "Nella sua cronaca, piuttosto asciutta, poco emotiva e con qualche spunto umoristico, Loach illustra la 'deregulation' di un gruppo precedentemente omogeneo, cadute e tradimenti sempre in agguato, con una solidarietà che si fiacca e, a poco a poco, accetta dei compromessi. Anche gravi (...) Loach elenca prove di un disagio, constata le conseguenze della svolta. Ci convince razionalmente. Ma poco ci coinvolge. Come se la materia narrativa altre volte partecipata con tensione si fosse in lui come scolorita". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 4 settembre 2001) "Quale migliore occasione per la Mostra approdata all'ultima spiaggia della gestione di centrosinistra di suggellare con il Leone d'Oro una stagione significativa? Del resto il film è una spanna al di sopra dei migliori visti finora in concorso (...) Però Loach non è soltanto un regista al servizio delle verità sociali, possiede il dono di raccontare con sapienza drammaturgica, umorismo e pietà". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 4 settembre 2001) "La sostanza è amara, ma la struttura da commedia è quella del miglior Loach. Gag e battute a cascata, incredulità divertita degli operai, che sulle prime vedono il lato comico della faccenda, conseguenze drammatico-esilaranti sui precari equilibri domestici dei ferrovieri. Con tale dovizia di dettagli e di umanità che il film sembra scritto dai suoi stessi protagonisti". (Fabio Ferzetti, 'Il messaggero', 4 settembre 2001) "La forza, la sobrietà, il calore di Ken Loach sono ammirevoli, e facendo riflettere, chiarendo il significato di quanto accade, addolora profondamente". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 settembre 2001) "Dopo tanto girovagare (il Nicaragua, la Spagna della guerra civile, l'America delle ingiustizie), Loach torna al suo primo amore e ci racconta, con levità e ironia, la vita di un gruppo di addetti alla manutenzione delle ferrovie britanniche al tempo della privatizzazionie. Lotte sindacali e private, compromessi, dilemmi morali. Ken fa da sempre la cosa giusta e siamo felici che non si stanchi di lottare. Ma se provasse a raccontarci un'altra storia"? (Paola Piacenza, Io Donna, 8 settembre 2001). Note - PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 58. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2001).
BRAVEHEART [Videoregistrazione / regia di Mel Gibson
Abstract: Sul finire del XIII secolo, sul trono di Scozia siede l'usurpatore Edoardo I Plantageneto, re d'Inghilterra. Lo scozzese William Wallace, la cui famiglia era stata massacrata dagli inglesi, diventato un uomo colto, ma legato alle tradizioni rurali della terra natia, torna dopo molti anni nel suo villaggio, dove vorrebbe creare una famiglia con la bella Murron che, per eludere lo "jus primae noctis" imposto dal feudatario inglese, sposa in segreto. Poi deve difenderla da un tentativo di stupro, ma catturata, la giovane viene barbaramente uccisa. Adirato William suscita una rivolta che estromette gli inglesi dal territorio dopo averli sconfitti a Stirling. Poi con la sua armata, formata da volontari provenienti da tutta la Scozia, Wallace conquista York. Edoardo I, preoccupato, invia a negoziare con lui la principessa Isabella di Francia, moglie dell'inetto principe Edoardo, suo figlio. Il furbo tiranno pensa di sfruttare l'avvenenza e l'intelligenza della giovane Isabella per ammansire Wallace, ma né l'oro né le promesse piegano la volontà dell'uomo, che colpisce anzi la principessa col suo nobile contegno, tanto da inviare la sua dama per avvisarlo del tradimento dei nobili. Nello scontro con l'esercito di Edoardo le truppe irlandesi si uniscono agli scozzesi, ma la disfatta è inevitabile e Wallace viene disarcionato da Robert The Bruce, legittimo candidato al trono di Scozia, che lo lascia andare. Wallace comincia a vendicarsi dei nobili assassinandoli e raccoglie nuove truppe. Isabella torna ad incontrarlo, e tra loro nasce una breve ma intensa passione. Poi l'ignaro Bruce manda a chiamare William, ma è una trappola. Catturato, l'eroe non accetta di pentirsi: rifiuta il veleno che Isabella gli porge per evitargli il dolore delle torture ed affronta impavido i tormenti e la morte. "E bisogna dire che da parecchio non si vedevano sullo schermo scene così avvincenti, giocate senza tanti effetti speciali sul corpo a corpo, con clangori di spade e frecce che saettano. E in mezzo alla mischia a infiammare gli animi Mel che grida contro corrotti e corruttori "libertà al popolo": uno slogan facile, finché non c'é qualcuno che se ne assume la responsabilità a costo della vita." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 1 dicembre 1995) Note - REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1995 - FILM VINCITORE DI 5 OSCAR:MIGLIOR FILM- MIGLIOR REGIA- MIGLIOR FOTOGRAFIA- MIGLIOR TRUCCO- MIGLIORI EFFETTI SPECIALI SONORI
Abstract: Il dott. Reed e la giovane Kay sono promessi sposi e, mentre aspettano di poter coronare il loro sogno, sono entrambi occupati in un laboratorio biologico. In seguito alla scoperta di preziosi resti di un animale sconosciuto nel bacino del Rio delle Amazzoni, i due giovani sono chiamati a far parte di una spedizione scientifica che viene mandata in esplorazione. L'osservazione degli abissi della laguna nera porta i componenti della spedizione ad accertare l'esistenza di un essere misterioso, che ha una conformazione fisica pressoché umana pur recando le caratteristiche degli animali acquatici. Dopo vari scontri, che costano la vita ad alcuni esploratori, il mostro viene catturato. Riuscirà a liberarsi e a impedire alla goletta degli esploratori di uscire dalla laguna, ma poi, ferito, sparirà nelle acque del lago.
La MOGLIE di Frankenstein [Videoregistrazione = The bride of Frankenstein / regia di James Whale
Abstract: Henry Frankenstein (Colin Clive) ha deciso di mettere la testa a posto dopo le tremende vicende vissute in #Vedi#Frankenstein e di sposare Elizabeth (Valerie Hobson). Ma riceve la visita del bizzarro dottor Pretorius (Ernest Thesiger) che ha una proposta per lui: unire le forze per creare una donna per il mostro. Frankenstein rifiuta, ma Pretorius gli mostra quanto è riuscito a realizzare: minuscoli esseri perfettamente vivi, tenuti in contenitori di vetro. Frankenstein resiste e allora Pretorius fa rapire Elizabeth dal mostro (Boris Karloff), desideroso di una moglie, per costringere Frankenstein ad aiutarlo in quel folle compito. Un capolavoro assoluto, decisamente migliore del film di cui è il seguito, Frankenstein. Avuta carta bianca, James Whale costruisce un film di incredibile ricchezza visuale e superlativa finezza narrativa, costellata di tocchi di genio il momento sublime in cui Pretorius mostra le sue creaturine a Frankenstein e di sequenze toccanti e psicologicamente profonde, come quella, ormai proverbiale, dellincontro tra il mostro e leremita cieco e lamicizia disinteressata che ne scaturisce. Ma il personaggio centrale del film è lineffabilmente sinistro e caustico dottor Pretorius, magnificamente interpretato da Ernest Thesiger (1879-1961), grande attore teatrale e amico di Whale. Anche il carattere del mostro è molto curato: acquista la parola (come nel romanzo di Mary Shelley), si dimostra capace di sentimenti veri e della profonda amarezza del reietto. Dominatore assoluto e vero genio delloperazione è comunque James Whale, che non solo dirige con grande stile, ma permea tutto il film con la sua forte personalità. Un film indimenticabile che non ha perso nulla del suo fascino. Difficile immaginare, vedendo certi prolissi filmoni degli ultimi anni, quanto si riesca a dire e a fare in soli 75 minuti. Il seguito è #Vedi#Il figlio di Frankenstein
DUE fratelli [Videoregistrazione / regia di Jean-Jacques Annaud
Abstract: Negli anni '20 ad Angkor, in Cambogia, tra le rovine di un tempio vivono due tigrotti. Sono fratelli ma hanno caratteri del tutto diversi, Kumal è molto spericolato mentre Sangha è assai timido. Il loro destino sarà segnato dall'incontro con un cacciatore occidentale arrivato fin lì per saccheggiare le sacre statue contenute nel recinto del tempio. Kumal finirà in un circo e Sangha verrà addestrato ai combattimenti che un sadico principe fa organizzare per il suo divertimento. "Anche a voler dare per scontate le prodezze di una lavorazione senz'altro difficile, bisogna riconoscere ad Annaud un non piccolo merito: quello di evitare l'eccesso di antromorfizzazione degli animali, con cui casa Disney ha colonizzato l'immaginario di intere generazioni di spettatori. A un altro tipo di colonialismo, quello storico della Francia sull'Indocina, il regista s'oppone con altrettanta energia. Mettendo in scena i felini come autentici eroi da romanzo, con 'Due fratelli' Annaud ci offre un film semplice, riposante ed emozionante allo stesso tempo dove, a grattare un po' la crosta, si può anche trovare un sottotesto allegorico." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 ottobre 2004) "Divertimento puro. Qualcuno direbbe per bambini. Ma siccome il buonismo verde è una caramella che non fa male a nessuno, perché non raccomandare 'Due fratelli' anche a chi non crede alla formuletta della natura pacioccona sempre alla mercé degli uomini (che mascalzoni)? A favore del film di Jean-Jacques Annaud gioca, inoltre, il solito jolly del cinema francese: con la differenza che l'alta qualità di recitazione non è stavolta patrimonio degli attori, bensì del formidabile team di trenta esemplari di tigri addestrate per le esigenze del copione dallo specialista Thierry Le Portier. (...) La scommessa vinta da Annaud sta, dunque, nel riuscire a bilanciare movenze ed espressioni umanamente comprensibili delle tigri con i diritti/doveri dell'innato istinto animalesco. Conta poco che l'implicito, appena abbozzato studio dell'intelligenza animale - e in particolare della cosiddetta memoria episodica, ben nota ai possessori di cani o gatti- lasci il posto a forzature, per così dire, fiabesche, a sommari transfert psicologici, a "recitazioni" in fin dei conti truccate dal super-domatore. Le sequenze della tigre che salta sul camion, del combattimento nell'arena, del salto attraverso il fuoco o dei faccia a faccia con il bambino e il cacciatore entusiasmano da sole." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 ottobre 2004) "Con 'Due fratelli' Jean-Jacques Annaud esplora ancora una volta animali dai quali generalmente gli uomini fuggono. Ancora una volta ne rivela aspetti insospettabili, come le straordinarie capacità espressive. E ancora una volta, quando dietro la macchina da presa c'è lui, è bello vedere le belve che corrono, che si guardano, che combattono. Ma se ne 'L'Orso' le fiere erano dominate dall'istinto, qui sembrano assumere atteggiamenti (e vezzi) umani. Sono addirittura capaci di escogitare piani di fuga e, se non fosse per la crudeltà degli uomini che fanno assaggiare loro il sangue, dormirebbero placidamente abbracciate ai bambini, come fossero peluche. Siamo noi, ci dice il film, quelli cattivi davvero. Resta però un dubbio: perché la natura ha dotato le tigri di tali fauci, unghie e forza se il loro scopo ultimo era dormire disneyanamente abbracciate ai bambini?". (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2004) "Salvate la tigre, diceva metaforicamente un film con Jack Lemmon. Annaud, autore del 'Nome della rosa', amplifica il messaggio col WWF: il felino rischia l'estinzione, ne sono rimasti solo seimila. (...) Rispetto a loro, e alle decine di controfigure, gli esseri umani, colti nel colonialismo francese anni '20, sono burattini senza interesse, che parlano come Clouseau nella 'Pantera rosa': ma l'attenzione e la sensibilità con cui Annaud entra nella fauna, spiando e scrutandone le reazioni, è paziente e straordinaria. Scritto in vacanza e girato sul Mekong, 'Due fratelli' è disneyano, ma cita anche 'E.T.' e alla fine risulta una divertente avventura melò-etnica, con accattivanti guaiti nella colonna sonora." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 ottobre 2004) Note - NESSUNA SCENA E' STATA RICREATA AL COMPUTER. IL FILM E' STATO GIRATO IN 169 GIORNI CON IL PRESIOSO AIUTO DI THIERRY LE PORTIER CHE HA FATTO IL CASTING DELLE TIGRI SCEGLIENDO QUELLE ABITUATE AGLI UOMINI E ALLE MACCHINE DA PRESA. OGNI TIGRE HA AVUTO ALMENO TRE CONTROFIGURE, PER NON FARE STANCARE LE STAR. SECONDO IL REGISTA LE TIGRI HANNO UN LINGUAGGIO CORPOREO STUPEFACENTE E SANNO RECITARE MOLTO BENE. USANO GLI OCCHI, LE ORECCHIE, E HANNO 40 VOCALIZZAZIONI DIVERSE. HANNO DEI SENTIMENTI FORTI, PAURA, DOLCEZZA, GIOIA, IL PROBLEMA STA NEL RIUSCIRE A COGLIERLI.
THIRTEEN [Videoregistrazione = 13 anni / regia di Catherine Hardwicke
Abstract: Un horror girato con la tecnica del found footage incentrato sulle possessioni. Il film ricorda la pellicola Linea mortale con Julia Roberts.
PRIMA dammi un bacio [Videoregistrazione / regia di Ambrogio Lo Giudice
Abstract: Adele e Marcello nascono nello stesso momento e nella stessa stanza, ma da madri differenti. Inevitabile che i loro destini siano in qualche modo intrecciati: crescono insieme nella Bologna fascista, giocano insieme, e per gioco si fanno sposare da Loris, un loro amico chierichetto. Ma la guerra incombe, e tutto è destinato a mutare: i due sono costretti a dividersi, e ad impostare un'esistenza senza la presenza dell'altro. Nonostante questo, non smetteranno di amarsi nè di cercarsi, e grazie, di nuovo, all'aiuto di Loris (nel frattempo diventato prete) potranno sperare ancora in un futuro insieme. L'esordio alla regia di Ambrogio Lo Giudice, uno dei più apprezzati registi di videoclip italiani, è un delicato bozzetto, che sa rimanere miracolosamente in bilico senza scadere nè nel sentimentalismo, nè nell'escatologico. Merito di attori ispirati (finalmente un Zingaretti "liberato" dagli obblighi televisivi, ed una Rocca sempre più matura ed espressiva), e di una sceneggiatura mai banale. Lo Giudice, pur fra innumerevoli difficoltà produttive ed economiche, è riuscito a comporre un film interessante ed ispirato, direttamente debitore del Pupi Avati anni '80.
WILD wild west [Videoregistrazione / regia di Barry Sonnenfeld
Abstract: L'agente speciale James West, ricco di charme e di intuito, e l'agente speciale Artemus Gordon, abile nei travestimenti e brillante inventore di gadgets, si ritrovano fianco a fianco sulle tracce del dottor Loveless, diabolico e geniale inventore, che sta complottando l'assassinio del presidente degli Stati Uniti con l'aiuto di una enorme e mostruosa macchina chiamata Tarantola. All'inizio del lavoro, i due sono rivali ma ben presto decidono di unire le loro forze per cercare di ottenere il risultato migliore. A complicare i loro piani c'è però anche Rita Escobar, bella e misteriosa cantante che ad un certo punto si unisce ai due. E anche dall'altra parte Loveless ha al proprio fianco alcune vivaci ragazze, che rappresentano una costante minaccia per gli agenti. Tra gli inseguitori e l'inseguito si apre una caccia che si svolge per gran parte su un treno pieno di oggetti imprevisti, dove si apre una gara a chi inventa armi più sorprendenti. Ma neppure l'aiuto del generale McGrath basta a Loveless per attuare il suo piano. West e Gordon raggiungono il Presidente, il quale subito da agenti speciali li promuove agenti segreti e dice loro che li aspetta a Washington. I due guardano Rita con ansia, ma lei rivela di essere sposata. Allora West e Gordon si allontanano verso il tramonto, seguiti da un ragno gigante di ferro. "(...) Rovinoso nella sceneggiatura che palpita di incongruenze, addirittura contestato negli Usa per alcune battute ritenute offensive per le minoranze razziali e per i portatori di handicap, il film ostenta, dunque, una spettacolarità rintronante che sazia ben presto anche i palati meno raffinati per overdose di sgrammaticature. Dispiace per Kline e per Smith che, comunque, piazza un hit nelle classifiche e un video a Mtv (...)". (Fabio Bo, "Il Messaggero", 27 settembre 1999).
CANTANDO dietro i paraventi [Videoregistrazione / regia di Ermanno Olmi
Abstract: A causa di un equivoco, un giovane studente occidentale approda in un teatrino fuori mano. Superato il primo momento di stupore il giovane cerca di concentrarsi sull'incanto della rappresentazione... E' la storia della celebre Ching, una donna pirata cinese. Suo marito era un ammiraglio, al comando di una potente flotta, incaricato dal governo imperiale di combattere il flagello della pirateria. Ma dietro il fenomeno si nascondono interessi così grandi che, di lì a poco, l'ammiraglio viene assassinato con una porzione di cibo avvelenato. Sconvolta dall'accaduto, la vedova convince i marinai di suo marito a rifiutare ogni altra offerta e a dedicarsi in proprio agli arrembaggi ed ai saccheggi. Dopo i successi iniziali, la flotta dei pirati di Ching viene circondata dalle navi dell'imperatore. La fine sembra vicina: ma i vascelli governativi, anziché sferrare l'attacco decisivo, rimangono nella più totale immobilità... "'Cantando dietro i paraventi' è l'esatto contrario dell'imminente 'Kill Bill': se Quentin Tarantino dichiara guerra al mondo intero in nome della vendetta, Ermanno Olmi invoca la pace nel segno del reciproco perdono. Chissà se in futuro qualcuno, evocando i massacri senza fine del 2003, vedrà nella contrapposizione di due film particolarmente significativi la proiezione dell'opposto atteggiamento che divide l'Europa dall'America. (...) Questo è forse il primo film di pirati senza scene cruente: in un quadro di violenza implicita, l'unico arrembaggio è la presa di possesso di una nave che non fa resistenza. Sostenuto da un'antologia musicale che sembra il parto di un compositore solo, 'Cantando dietro i paraventi' emana l'affascinante splendore di un mito sul quale riflettere pur senza intenderlo fino in fondo. Per goderne bisogna dimenticare il cinema dello spettacolo convenzionale. Non a caso la bella studentessa di architettura, Jun Ichikawa, incarnante la vedova Chin, parla della sua avventura come di un'esperienza spirituale". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 ottobre 2003) "Dalla Storia alla leggenda. Dalla guerra alla pace. Dall'Italia alla Cina, una Cina tutta esotica, filtrata con sensibilità e fantasia occidentali. Il nuovo film di Ermanno Olmi, 'Cantando dietro i paraventi', non potrebbe essere più diverso dal 'Mestiere delle armi', il capolavoro con cui il grande regista tornò al cinema dopo un silenzio durato cinque anni. Eppure sono, ognuno a suo modo, due film politici. (...) Paesaggi rapinosi. Cambi di tono e di ritmo continui. Dialoghi costellati di trasparenti allusioni al presente (al governo fischieranno le orecchie). Una colonna sonora incalzante e composita (Han Yong, Stravinskij, Berlioz, Ravel, canti popolari cinesi) che ora esalta, ora congela l'emozione. 'Cantando dietro i paraventi' non è forse il più bel film di Olmi, certo è il più libero e imprevedibile. Anche se tanta libertà finisce per servire un 'discorso' così esplicito da usare le immagini, a differenza che nel 'Mestiere delle armi', dove il senso scaturiva direttamente dal film. Si può ammirare il coraggioso, e sfarzoso, tour de force . Noi preferiamo il rigore dell'Olmi storico." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 ottobre 2003) "Di fronte a questa favola meravigliosa e necessaria nata in un tempo cinese fantastico che parla di oggi, si resta in dubbio se amare di più l'uomo Ermanno o il regista Olmi. Risposta: entrambi. 'Cantando dietro i paraventi' è un affascinante capolavoro che parla della fatica necessaria della pace senza mostrare un rivolo di sangue: l'altra faccia di Tarantino. (...) Tutta l'appassionante favola, mediata dal ralenti della memoria, è un omaggio al teatro di Brecht-Strehler, con le sue anime buone, ma anche alla saggezza impetuosa di Kurosawa. Complementare al 'Mestiere delle armi', il film del gran lombardo manzoniano parla delle necessità del perdono, senz'ombra di retorica: la parabola entra nella coscienza e si sistema lì per sempre." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 ottobre 2003) "Olmi, e non sarebbe lui sennò, se ne frega altamente dei rozzi sociologismi femministi. Le donne sono fatte per donare serenità e per cantare discretamente dietro i paraventi, come la pioggia per bagnare i campi e il sole per riscaldare. Se poi pirati, azionisti e imperatori odierni abbiano voglia di starlo ad ascoltare, purtroppo, è tutt'altro paio di maniche. Unico appunto a un film che riempie gli occhi e il cuore, rispetto al capolavoro che lo ha preceduto, il suo inclinare verso una semplificazione didascalica che eccede la necessità." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 26 ottobre 2003) Note - REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI EURIMAGES E DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI - E' STATO GIRATO NEL MONTENEGRO E NEI ROMA STUDIOS SULLA PONTINA. - DAVID DI DONATELLO 2004 PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA (LUIGI MARCHIONE), I MIGLIORI COSTUMI (FRANCESCA SARTORI) E MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI (UBIK VISUAL EFFECTS - BOSS FILM) - NASTRO D'ARGENTO 2004 PER: MIGLIOR SOGGETTO (ERMANNO OLMI), MIGLIOR FOTOGRAFIA (FABIO OLMI), MIGLIOR SCENOGRAFIA (LUIGI MARCHIONE) E MIGLIORI COSTUMI (FRANCESCA SARTORI)
ANALISI finale [Videoregistrazione / regia di Phil Joanou
Abstract: A San Francisco psicoanalista di successo diventa vittima di un complotto macchinato da due sorelle che ha per posta un omicidio e per traguardo una grossa eredità. 1° film che ha la parola "analisi" nel titolo. Si cita Freud (il sogno dei fiori) e si ricalca Hitchcock (Vertigo), in un film manieristico e manierato che vanta contributi tecnici di prim'ordine (scene di Dean Tavoularis, fotografia di Jordan Cronenweth) e i suggestivi paesaggi di San Francisco. Il difetto è nella sceneggiatura di Wesley Strick.
DON't say a word [Videoregistrazione / regia di Gary Fleder
Abstract: Nathan Conrad è uno psichiatra di New York, con una splendida moglie e una bellissima figlia. Un giorno la sua vita viene sconvolta: un gruppo di criminali, guidati da Koster irrompe in casa sua e gli rapisce la figlia. Koster vuole una cosa sola da Conrad: che riesca ad entrare nella mente di Elisabeth Burrows, una ragazza ricoverata da anni in un manicomio, affinché lei riveli dove si trova un prezioso gioiello frutto di una rapina di dieci anni prima. "Chi ama il genere si accomodi. Ma ormai questi psicho-thriller tutti colpi bassi e suspense ricattatoria sembrano fatti a macchina. Sempre uguale Michael Douglas. Ingessatura molto sexy per Famke Janssen. (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 aprile 2002) "Non è male l'idea della mente come cassaforte, ma è macchinosa la trappola dei delinquenti ed è un po' maldestro il finale che, per lasciare a Douglas il merito del coraggio e della sfida, rende imbecille la polizia. C'è una fosca atmosfera metropolitana, riuscita, che si deve al regista di 'Cosa fare a Denver quando sei morto' e 'Il collezionista', Con 'Unico testimone' questo terzo film di Fleder compone un dittico tra i titoli in cartellone: thriller di famiglia con padre detective. Potabile". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale, 12 aprile 2002) "Il thriller non presenta nulla di particolare, ma (nello stile classico delle storie di un uomo comune coinvolto in imprese criminali contro la propria volontà, per ricatto) è abbastanza ben fatto". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 aprile 2002) "Come accadeva in passato, ogni attore di prestigio, dopo una serie di film di successo, si concedeva una tregua interpretando un western. Oggi che questo genere è praticamente scomparso, i grandi divi frequentano il giallo-thriller. Così ha fatto puntualmente in questa occasione Michael Douglas, forse un po' frettolosamente visti i risultati, non proprio memorabili. Ma Gary Fleder già autore di 'Cosa vai a fare a Denver quando sei morto?' e 'Il collezionista', non è uno sprovveduto. Sa incalzare lo spettatore e pertanto sul piano puramente fisico il racconto ha la giusta dose di adrenalina, eppoi New York è fotografata dall'iraniano Amir Mokri con amorevole originalità". (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 14 aprile 2002) "'Don't Say a Word' è una macchina narrativa efficiente quanto superficiale: dove tutto ha la sua prevedibile funzione: un ferro da calza, ad esempio, serve non solo per grattarsi dentro l'ingessatura, ma anche per infilzare i malviventi. E tanto peggio se il film contraddice il principio-base del thriller: fare incontrare una situazione eccezionale con un protagonista normale. Evidentemente (e con buona pace di Brecht) abbiamo ancora molto bisogno di eroi". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 aprile 2002)
AUTUMN in New York [Videoregistrazione / regia di Joan Chen
Abstract: Lui, Will Keane, è un playboy di quarantasette anni che per la prima volta si innamora sul serio. Lei, Charlotte, è una ventiduenne appassionata di poesia antica che, però, è malata in fase terminale. L'autunno nel Central Park di New York è struggente come tutta la vicenda, che riecheggia "Love story". Nonostante le avversità, i due riusciranno a capire il significato dell'amore. I cuori sensibili e amanti del bello palpiteranno e si commuoveranno fino alle lacrime. Il film è lanciato con lo slogan "Lui si innamora per la prima volta .. e lei per l'eternità". TRAMA LUNGA A New York Will Keane, cinquantenne proprietario di un ristorante, è conosciuto per la sua vita di incallito playboy. Le donne lo inseguono e lui si lascia andare senza porsi altre domande. Una sera nel proprio locale ad un tavolo l'anziana Dolores gli presenta la nipote Charlotte, giovane e di fragile aspetto. La ragazza colpisce Will in modo mai accaduto prima. Il giorno dopo lui le telefona con la scusa di farsi confezionare un cappellino per un'amica da portare fuori. Quando l'incarico viene compiuto, Will fa in modo che quel cappellino venga indossato proprio da Charlotte, che esce così con lui. In breve tra i due sembra nascere un'intesa profonda. Quando Will le dice che una storia tra loro non può avere futuro, Charlotte gli rivela di essere malata al cuore e di avere poco da vivere. Ad una festa Wil incontra Lynn, e si apparta con lei. Charlotte è gelosa, gli chiede se lo ha tradito, lui nega ma i due si lasciano. Will incontra Lisa, che è sua figlia ed è incinta. Passa qualche giorno, Will va da Charlotte, le dice che ha fatto uno sbaglio, chiede perdono, vuole provare ad amarla. Arriva Natale. Mentre pattina, Charlotte cade. Ricoverata in ospedale, ha un tumore in stato molto avanzato. Contro il volere di lei, Will fa venire un chirurgo da fuori New York. Viene effettuato l'intervento, ma Charlotte non sopravvive. Tempo dopo, Will in barca sul lago è con la figlia e il nipotino appena nato. "Melò devastante della cinese Joan Chen, svendutasi al peggior cinema Usa. Tant'è che si augura che Winona muoia presto e che Richard torni felice a fare sesso" (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 15 dicembre 2000). "Il titolo d'una delle canzoni americane più struggenti e belle, resa famosa dall'interpretazione di Frank Sinatra, viene male usato per una storia d'amore fredda e artificiosa (?). Tentare di fare i furbi con le storie d'amore è un'impresa rischiosa; la regista cinese Joan Chen (che era l'imperatrice di Bertolucci ne 'L'ultimo imperatore') non ne è all'altezza". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 15 dicembre 2000) . "Preparate i fazzoletti per una favola che comincia in autunno e finisce a Natale, e piangete pure se riuscite a credere per un solo momento a quello che vi racconta Joan Chen. (...) Alle prese con dialoghi da fotoromanzo, Joan non riesce a trasmettere emozioni, né a rendere credibili personaggi miracolati dall'amore ma castigati dal destino cinico e baro. Se non è possibile fare un buon mélo con una sceneggiatura convenzionale e povera di peripezie, messa in immagini senza un'idea di regia, si sfiora il ridicolo nella parte di Winona: la quale fa una quantità incredibile di smorfiette per apparire graziosa, dimenticando che lo è davvero". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 dicembre 2000). Note - E' IL FILM DI ESORDIO DI JOAN CHEN, UN'ATTRICE CINESE CHE HA AVUTO SUCCESSO A HOLLYWOOD.
Unita'$2: Il sole e i pianeti [Videoregistrazione
Fa parte di: ALLA scoperta dell'Universo [Videoregistrazione
La TREGUA [Videoregistrazione / regia di Francesco Rosi
Abstract: Dal libro (1963) di Primo Levi, sceneggiato da F. Rosi, S. Rulli, S. Petraglia con l'apporto di Tonino Guerra. Il 27-1-1945 i soldati russi arrivano a Buna-Monowitz (Polonia), una delle 39 sezioni del lager di Auschwitz (Oswiecim). Alla fine di febbraio il chimico ebreo torinese Primo Levi (Turturro) comincia il lungo viaggio di ritorno che dura quasi otto mesi tra destinazioni incerte, derive, soste obbligate, peripezie, vagabondaggi. Dopo un viaggio in treno di 35 giorni il 19-10-1945 arriva a casa, a Torino. Era assai difficile cavare un film da un libro rapsodico e frammentario di 159 pagine con pochi dialoghi e trasferire in narrazione audiovisiva una scrittura precisa, concreta, sostenuta da riflessioni da un'alta tenuta morale, in continua oscillazione tra luce e tenebra, allegria e gravità, io e noi. Rosi e i suoi non ci sono riusciti. Quando segue il libro, il film è spesso impacciato o banale. Quando inventa, si sente il calcolo mercantile. Dove non c'è calcolo, subentra il formalismo lirico. Due volte trova la corda dell'epica, ma per rendere la dimensione di gaiezza, arguzia, gioia persino puerile che in Levi esiste si ricorre agli stereotipi della commedia italo-romanesca. Tra i personaggi le note positive sono il greco Mordo Nahum di Serbedzija, il Daniele di Dionisi e il Primo di Turturro, nonostante la differenza di età e di altezza e il fuoco interiore che cova, meridionale più che piemontese. Musiche di Luis Bacalov. Dedicato alla memoria di Pasqualino De Santis (fotografia) e di Ruggero Mastroianni (montaggio), morti durante la lavorazione e sostituiti da Marco Pontecorvo e Bruno Sarandrea.AUTORE LETTERARIO: Primo Levi
Unita'$4: Il nazionalsocialismo [Videoregistrazione ; La stagione dei Lager
PEANUTS and friends [Videoregistrazione
Il brutto anatroccolo e altre storie [Videoregistrazione] / prodotto da Walt Disney
: Buena Vista home entertainment, [200-?]
TOPO Gigio e l'avventura [Videoregistrazione
OTHELLO [Videoregistrazione / regia di Orson Welles
Abstract: Nell'adattare la tragedia, Parker, attore teatrale esordiente nella regia, utilizza soltanto un terzo dei dialoghi e sceglie la via del realismo: esterni e interni naturali di Venezia e nel castello Orsini-Odescalchi di Bracciano, fotografia (D. Johnson), costumi e ambienti in linea col tardo '500, ritmo incalzante, cinepresa al servizio degli attori, spesso in primo piano. È il 1° Moro di Venezia di pelle nera sullo schermo e muoiono anche Iago ed Emilia, ma le vere novità sono altre: non soltanto Iago (un Branagh acuminato) è l'assoluto protagonista, ma Otello è il suo fantasma, la sua larva. Perciò Iago "guarda ripetutamente l'obiettivo, e non solo per comunicarci i ‘suoi’ pensieri, ma piuttosto per catturare i ‘nostri’, o addirittura per indurci a riconoscere quelli in questi" (R. Escobar). Conduce il gioco che Otello subisce. Fishburne è semplice e diretto, non privo di malinconia.AUTORE LETTERARIO: William Shakespeare