Questo sito non utilizza cookie di profilazione, ma solo cookie tecnici ai fini del corretto funzionamento delle pagine. Per maggiori informazioni consulta l'informativa sul trattamento dei dati personali per gli utenti del sito internet
E' possibile raffinare la ricerca cliccando sui filtri proposti (nella colonna a sinistra, se navighi da PC, o in fondo alla pagina, se navighi da mobile), oppure utilizzando il box di ricerca veloce o la relativa ricerca avanzata.
Trovati 37829 documenti.
DAREDEVIL [Videoregistrazione / regia di Mark Steven Johnson
Abstract: Il giovane Ting, esperto di Muay Thai, un'arte marziale che utilizza le preziosissime 'nove armi del corpo', è a capo di una spedizione per recuperare la testa del Buddha Ong-Bak, trafugata dal tempio di Nong Pra-du, un villaggio nella campagna tailandese, per essere donata ad un boss criminale e conquistarne così i favori...
Il MATRIMONIO del mio migliore amico [Videoregistrazione / regia di P.J. Hogan
Abstract: Nove anni prima, Julianne e Michael avevano deciso, da amanti, di rimanere semplicemente amici, facendo però un patto: se, compiuti ventotto anni, non avessero trovato l'anima gemella, si sarebbero rimessi insieme e sposati. Il momento è arrivato e, una notte in albergo, Julianne riceve una telefonata di Michael: lui però la chiama per dirle che ha conosciuto una ragazza e che la domenica successiva si sposeranno. Julianne rimane senza fiato e solo in quel momento si accorge di quanto sia ancora legata a Michael. Chiama George, suo editore, omosessuale e unica persona alla quale confidare la sua rabbia. Parte poi per Chicago, sapendo di avere davanti quattro giorni per impedire quel matrimonio. Rivede Michael, insieme vanno all'aeroporto ad accogliere la promessa sposa Kimmy, che subito dice a Julianne di voler diventare sua amica e di sceglierla come prima damigella. Julianne tuttavia rimane ferma nel proprio proposito. Così cerca di mettere in cattiva luce prima Kimmy agli occhi di Michael e poi Michael agli occhi di Kimmy: e qui sembra quasi riuscirci, perché Michael fa il giornalista sportivo, e il padre di Kimmy è un magnate dei mass-media. Ma equivoci e incomprensioni non sono sufficienti. Alla fine il matrimonio si fa, gli sposi partono per la luna di miele, e Julianne rimane sola e triste alla festa. A consolarla arriva George, che le fa riacquistare il sorriso e la fiducia nel futuro. "Scaltra e spiritosa, non proprio irresistibile, commedia sentimentale dell'australiano J.P. Hogan, una storiella dall'intreccio anni cinquanta che sarebbe stata perfetta per i cinguettanti Doris Day e Rock Hudson. Nella sfida incrociata fra attori, l'effervescente Cameron Diaz oscura Julia Roberts, e il superlativo Rupert Everett stritola il semolino Dermot Mulroney". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 febbraio 2001) "Se qualcuno bada ancora ai titoli di testa questi del 'Matrimonio del mio migliore amico' sono una delizia, tutti in rosa prematrimoniale, vezzosi e anche spiritosi. Fanno da prefazione a una commedia romantica ben orchestrata, simpatica, senza smancerie, di quelle che ripensandoci inducono al sorriso. L'ha diretta l'australiano P.J. Hogan, che di matrimoni se ne intende, avendo debuttato con 'Le nozze di Muriel'; l'ha scritta Ronald Bass, che ha capitalizzato le osservazioni sull'anima femminile in 'Donne'. Non è un film da risate grasse, eccetto la scena dell'irresistibile cantata collettiva di Dionne Warwick, ma il piglio del racconto, la frequenza dei colpetti di scena, la trovata di rendere 'antipatica' Julia Roberts il gusto del sentimentale che salva il mondo, tutto ciò dà al film un sapore un po' retrò in più che si apprezza come merce rara nella produzione oggi alienata tra alieni". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 dicembre 1997) "Amici, complici o amanti? Mariti o mogli? Eterosessuali o gay? Singles o sposati? Dietro all'inaspettato successo americano del film, si celano - forse - tre piccoli segreti, tre grandi astuzie. 'Il matrimonio del mio migliore' amico s'intromette con partecipata sollecitudine nelle increspature dei nuovi disordini amorosi. Ostenta con orgoglio una salutare dose di cattiveria e di perfidia. Prende a prestito, modernizzandoli, gli schemi, i ritmi e i requisiti della classica commedia all'americana (il modello di riferimento è 'Susanna' di Howard Hawks). Semplici accorgimenti comunque sufficienti a graffiare la superficie indolente e ripetitiva che ricopre, da un po' di tempo, i poco sofisticati 'script' hollywoodiani. L'australiano P.J. Hogan, velocemente emigrato nella terra santa del cinema dopo il successo del suo primo film matrimoniale ('Le nozze di Muriel'), coglie nel segno, sceglie gli attori giusti, 'sposa' una sceneggiatura calibratissima (di Ronald Bass)". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 23 dicembre 1997) "Quando si decide di fare un film come 'Il matrimonio del mio migliore amico', un feel good movie, ovvero una commedia ottimistica e spensierata, la prima cosa è scegliere bene il cast. Nel caso la scelta è perfetta: Julia Roberts in una parte che ne valorizza le potenzialità comiche, la vivacità un po' sfrontata un po' commovente, la bionda Cameron Diaz in quella dell'altra concorrente al cuore di Dermot Mulroney, il quale non sospetta neppure le machiavelliche trame della sua migliore amica; Rupert Everett nel ruolo dell'amico complice di Julia. Diretto dall'australiano P. J. Hogan e punteggiato di intermezzi musicali, tra cui un'esilarante scena di karaoke, 'Il matrimonio del mio migliore amico' dà il suo meglio nelle parti in cui compare Everett che, come omosessuale finto fidanzato di Julia, le ruba più di una volta la scena. Dopo le proiezioni-test, la Columbia ha deciso di rigirare alcune scene per inserirvi l'attore. Il che farà forse inorridire gli amanti del puro cinema d'autore: però, nel caso, funziona benissimo". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 dicembre 1997) "Non è un film da crepare dal ridere, 'Il matrimonio del mio migliore amico', e talvolta si ha l'impressione che l'intreccio giri a vuoto. Però è azzeccata l'idea di usare Julia Roberts in un ruolo da antipatica maldestra: più tesse la sua tela malefica, più ottiene risultati contrari, rafforzando l'amore tra i due piccioncini. Ci vorrà una e-mail biecamente falsificata per mettere a repentaglio le sontuose nozze, ma a un passo dal trionfo la gastronoma capirà di aver sbagliato tutto e si farà signorilmente da parte. Nei panni della promessa sposa innocente e caparbia, la biondina Cameron Diaz è tutto uno sfoggiare completini rosa e celesti, mentre la Roberts gioca la carta sexy: occhi brillanti, gambe in vista e capelli da leonessa. Sul versante maschile, il migliore in campo non il bietolone Delmot Mulroney, bensì il redivivo Rupert Everett, che nei panni del fascinoso editore gay amico della gastronoma si produce in una burlesca performance finto-eterosessuale tra Rock Hudson e 'Il vizietto'. È lui la coscienza morale della storia, forse lo sguardo del regista. Per il resto il film aggiorna con una punta di malizia gli ingredienti classici della commedia sofisticata alla Cukor, non senza regalare allo spettatore dei titoli di testa che valgono più di tutto il resto: una coreografia musicale sul tema nuziale con una promessa sposa e tre damigelle vestite alla maniera degli anni Sessanta che si preparano al Grande Evento". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 23 dicembre 1997) "Il triangolo è giocato in chiave cinico-parodica Anni Novanta e la protagonista è riscattata dal fatto che, nonostante ce la metta tutta, non gliene va bene una. Bisogna ammettere che la Roberts ha avuto un certo coraggio ad affrontare un personaggio che ha molti motivi per riuscire antipatico. E un altro elemento a rischio è Mulroney, non abbastanza carismatico per essere al centro della contesa tra due bellissime. Meno male che c'è uno straordinario Rupert Everett editore gay e vero migliore amico di Julia, che fingendosi il fidanzato in carica per ingelosire Dermot, domina un'irresistibile scena di banchetto in cui tutti si mettono a cantare un vecchio successo di Dionne Warwick; e torna in finale a garantire un epilogo romantico e sofisticato, insomma in stile, a un film che per altri aspetti di stile ne ha poco". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 21 dicembre 1997) Note - REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1997. - PRIMO AIUTO REGIA: ERIC N. HEFFRON. - IL FILM HA AVUTO GRANDISSIMO SUCCESSO DI PUBBLICO INCASSANDO CENTO MILIONI DI DOLLARI NEGLI USA, E ALTRI CENTOSETTANTA IN TUTTO IL MONDO. - PER LA SCENA DEL MATRIMONIO SONO STATE FATTE ARRIVARE DALL'ECUADOR BEN 7000 ROSE BIANCHE DELLA VARIETA' TENIKI. - IL CORO CHE SI ESIBISCE NELLA CERIMONIA E' IL "MORNING CHOIR 4TH PRESBYTERIAN CHURCH DI CHICAGO".
ATTACCO al potere [Videoregistrazione / regia di Edward Zwick
Abstract: Il Presidente Clinton, dopo l'attentato al World Trade Center, promette durezza nei confronti dei terroristi. Si aprono due indagini parallele: da un lato il capitano Hubbard dell'FBI e dall'altro l'agente segreto della CIA Elise Kraft. Mentre le indagini proseguono altri attentati colpiscono New York e il generale Devereaux ha buon gioco nell'imporre le maniere forti facendo saltare le garanzie costituzionali. Sarà Hubbard a metterlo in condizioni di non nuocere riuscendo al contempo a fermare i terroristi. Ancora il 'pericolo arabo' in un film d'azione che si pone il problema della difesa della legalità senza dimenticare la sicurezza dei cittadini. Denzel 'Buono' e Bruce 'cattivo' a confronto.
ALEX e Emma [Videoregistrazione / regia di Rob Reiner
La FAME e la sete [Videoregistrazione / regia di Antonio Albanese
Abstract: Muore un padre in Sicilia. Il figlio che è rimasto con lui chiama il fratello, divenuto ormai in tutto e per tutto un brianzolo, perché partecipi alle esequie. Spinto dal desiderio dell'eredità l'uomo parte col suo carico di pregiudizi nei confronti dei 'sudisti'. Verrà punito. Sopraggiunge però anche il fratello che abita nell'Italia centrale che era stato dimenticato. Lui riuscirà ad astrarsi dai problemi. Albanese vuole strafare e non amalgama i tre caratteri tutti interpretati da lui. Resta l'impressione classica dell'opera seconda meno interessante della prima. Aspettiamo l'opera terza.
AMERICAN gigolo [Videoregistrazione / regia di Paul Schrader
Abstract: Julian Kay esercita il poco onorevole mestiere di "gigolo" un tempo alle dipendenze di Anne e ora nell'interesse di Leon Jaimes, un negro privo di scrupoli. Incontrata casualmente Michelle Straton, giovane e trascurata moglie del senatore Charles, Julian ne diviene l'amante non prima di essere venuto in contatto, per commissione di Leon, con i coniugi Rheiman dai gusti depravati. Quando Judy Rheiman viene trovata sadicamente uccisa a Palm Spring, Julian si trova ferocemente incalzato dall'ispettore Sunday e invano chiede soccorso alle precedenti amiche o clienti Anne e Lisa Williams. Per quanto non gli sia difficile capire di essere vittima di una macchinazione partita da Straton e manovrata direttamente dal traditore Leon, Julian non può dimostrare alcun alibi. Schiacciato da numerosi indizi, il giovane tenta di reagire aggredendo Leon nel suo stesso appartamento. Il colloquio, tuttavia, chiuso con il volo del negro dal balcone nonostante i tentativi del suo salvataggio da parte di Julian, induce la polizia ad arrestarlo. Michelle, che il marito vorrebbe costringere ad allontanarsi per due mesi, avendo preso piena coscienza del cinismo del marito candidato come governatore della California, se ne distacca completamente. Incurante dello scandalo, la signora Straton dichiara agli inquirenti che nella notte del delitto Julian si trovava con lei. "Interpretato con serietà e aderenza, diretto con impegno, il film non raggiunge il vigore contenutistico di altre opere del medesimo regista." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 89, 1980). "Già visto in 'I giorni del cielo', forte di un recente successo a Broadway, Richard Gere è un attore che sa il fatto suo. Ma il suo personaggio, un prostituto che ama le donne per denaro, è plausibile solo sotto il profilo fisico e comportamentale. Il meglio di 'American Gigolo' sta nelle prime sequenze, quando assistiamo alla vestizione quasi rituale del "taxy-boy"e ci viene offerto un campione della sua vita quotidiana. (...) Il film rivela un certo interesse negli scorci di costume, nel modo in cui scopre certi retroscena della vita politica. Ma appena Schrader cerca di dare qualche originalità ai personaggi, il suono diventa falso. (...) Schrader fa dell'American Gigolo un donatore di amore, proprio nel senso in cui si è donatori di sangue, meno corrotto dell'ambiente che lo circonda. Perfino il francese L'Express, che ha elogiato il film, ha definito il finale "ridicule"." (Tullio Kezich, 'Il nuovissimo Mille film. Cinque anni al cinema 1977-1982', Oscar Mondadori) Note - E' IL FILM CHE HA RESO RICHARD GERE UNA SUPERSTAR. - REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1992 - TERZA EDIZIONE.
BOOGIE nights [Videoregistrazione / regia di Paul Thomas Anderson
Abstract: Trama A Los Angeles, nel 1977, Jack Horner, regista di film pornografici, non si rassegna ad essere considerato un mediocre, è convinto di valere molto e vuole che il suo cinema migliori sempre di qualità, per ottenere una maggiore considerazione da critici e pubblico. Una sera, in un locale, avvicina Eddie Adams, un giovane che fa il cameriere e, dopo qualche preambolo, lo convince a presentarsi al suo studio per effettuare alcuni provini. Jack si è accorto che Eddie è ben dotato di ciò che soprattutto interessa nelle sue storie. Eddie si mostra del tutto naturale davanti alla macchina da presa, riesce a girare una scena d'amore dopo l'altra, e Jack è molto contento di lui. Preso il nome d'arte di Dirk Diggler, il ragazzo gira una serie di film diventando in breve molto famoso. Le cose sembrano andare bene per qualche tempo finché, all'inizio degli anni Ottanta, comincia a verificarsi una crisi sempre più accentuata di lungometraggi di quel genere. E' il momento in cui si fa largo il sistema delle videocassette, che va a sostituire il prodotto in pellicola. Tra Jack, Dirk e la protagonista femminile Amber i rapporti peggiorano, le liti sono sempre più frequenti. L'ambiente si deteriora e Little Bill, uno della troupe, non regge alla situazione e si uccide. Abbandonato a sé stesso, Dirk diventa una specie di vagabondo. Quando si rende conto di non potere sopravvivere da solo, torna da Jack, che nel frattempo ha ripreso a produrre film, ora su nastro magnetico. Mentre si prepara, davanti allo specchio, Dirk si autoincensa, complimentandosi con sé stesso per la propria, ancora intatta "carica interpretativa". Critica "Il senso amaro del film è che nonostante i vizi e le droghe, le grettezze e le brutture, l'ambiente del sottocinema di vent'anni fa era più umano di quello odierno. Fondata o meno l'ipotesi, l'autore si impegna nel rappresentare quell'ambiente scomparso tenendo d'occhio 'La dolce vita' e 'Nashville'. Fra i tanti modelli del film figura anche un'esplicita citazione da Tarantino nella scena in cui Eddie per disperazione si lascia trascinare a compiere una rapina con risvolto paradossale. A volte la tentazione descrittiva prevale sul ritmo mentre i personaggini da tener d'occhio diventano troppi. Però i ritratti principali sono adeguati e ben serviti dal protagonista Mark Wahlberg, da Julianne Moore che si batte per l'affidamento del figlioletto dalla posizione giuridicamente scomoda di attrice disinibita, da Heather Graham ragazza sui pattini e da tutto il resto dell'affiatata compagnia". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 1998) "Anche se 'Dirk Diggler' è il centro assoluto, 'Boogie Nights' pensa in grande e circonda i protagonisti di comprimari che danno respiro e sapore a questo gran ritratto dell'America "dal basso". (...) Anche se fra tanti eccessi qualcuno muore di droga o di gelosia, anche se sul finire c'è qualche lungaggine e si fanno più evidenti i debiti con Altman e Scorsese, Anderson dedica uno sguardo sardonico ma privo di sarcasmo, anzi venato di complicità, a questi paladini del porno che sono, a loro modo, veri american heroes. Soprattutto Reynolds, col suo sogno di fare porno 'decenti' travolto dalla bassa definizione e dal pessimo gusto del video". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 marzo 1998) "Il film un poco turpe, molto lungo e niente affatto noioso ha tre caratteristiche. Primo, non è standardizzato, non ti fa vedere solo quello che già t'aspetti di vedere. Secondo, sa mettere insieme oscenità e pathos, commercio del corpo e sentimenti, esibizioni sessuali e vitalità. Terzo, come in un emporio sa affastellare immagini, scene, atmosfere di altri film, creando un magma onirico nel quale continuamente ti sorprende qualcosa di ben noto, di conosciuto quanto un ricordo o un'esperienza personale. A ogni giovane capita di imitare gli artisti che ammira e la fonte del regista ventiseienne al suo secondo film non è la realtà ma l'irrealtà che conosce meglio: il cinema stesso, il cinema altrui del quale s'appropria con una spregiudicatezza che sfiora il plagio oppure la passione". (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 26 febbraio 1998) Note - REVISIONE MINISTERO OTTOBRE/NOVEMBRE 2000
$8 mile [Videoregistrazione / regia di Curtis Hanson
Abstract: La scalata al successo di un giovane rapper bianco di Detroit, Eminem. "Semi - autobiografia annunciata, il debutto di Eminem al cinema rischiava di essere un santino e una boiata, come i film di Britney Spears e Mariah Carey. E' andata bene. Hanson ha diretto un buon vecchio mélo, un 'Gioventù bruciata' del terzo millennio che contiene anche una tesi: la violenza verbale del rap esorcizza la violenza fisica". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 marzo 2003) "Almeno tre ragioni spiegano perché '8 Mile' di Curtis Hanson sia bello, un vero film-evento che ha avuto negli Stati Uniti grandissimo successo e che ha rivelato Eminem come un ottimo interprete. Prima cosa, la musica: l'hip hop capace di far sentire vivi, di far provare emozioni, di sfogare rabbie, di servire come arma di confronto e di conflitto per i ragazzi della miseria e della degradazione, soprattutto neri ma eccezionalmente pure un bianco, e anche la bellissima canzone di Eminem, 'Lose Yourself', perdi te stesso. Seconda cosa lui, il protagonista: Marshall Mathers, detto agli inizi M&M e più tardi Eminem, trent'anni, rapper famoso, ruvida bellezza popolana, bravo e duro, uno di quegli artisti trasgressivi e sovversivi, terribili o terribilisti, con i quali il mondo dello spettacolo americano ama civettare almeno sino a quando la loro malvagità rimane innocua. (?) Per ultima, ma non ultima ragione della riuscita e del fascino di '8 Mile' è il suo regista, Curtis Hanson di 'L.A. Confidential', che ha dato al film una forte patina realistica, romantica, struggente. La città di Detroit, nella sua decadenza di ex Motor Town, ha un'intensità di luogo da fuggire e insieme da non poter lasciare, una povertà dickensiana, un'autentica desolazione. Il protagonista ha momenti, dettagli, solitudini che spezzano il cuore; le luci soprattutto notturne possiedono una intrinseca eloquenza; gli stereotipi sottoculturali del film di genere diventano emozionanti come versi belli. (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 15 marzo 2003) "Azzoppato, ferito, claudicante, il sogno americano resiste ancora. E vince. Almeno in '8 Mile' del bravo Curtis Hanson di 'L.A. Confidential', che in questo film spesso notturno - anche moralmente - tira le fila di molto cinema americano sui giovani. (...) Una favola hip hop con linguaggio da fumetto, ma dura, provocatoria, desolata: riflessa nella bravura esplosiva di Kim Basinger. Marshall Bruce Mathers detto Eminem, il famoso rapper macho e bianco amico dei ragazzi ma nemico delle mamme, per essere misantropo, cinico e omofobico, il più discolo incubo pop dopo Elvis, ribalta totalmente la sua immagine in una biografia di tipico neorealismo americano, baciato dagli stereotipi e dalla retorica della finzione ma anche vero negli snodi sociali e narrativi. Diventa alla prima prova un good boy dalla personalità disperatamente infantile che vince con costanza e volontà, un attore che magnetizza il film su di lui, espressivo, elettrico, con lo sguardo malinconico di chi vede una realtà apocalittica da umiliato e offeso e con un senso d'impotenza negli occhi. Ai 30 milioni di album venduti, ai 5 Grammy, Eminem ora aggiunge in un film in cui gira l'aria del tempo quest'interpretazione così naturalmente centrata in un ruolo per metà autobiografico, cui porta in dote anche una canzone bella e straziante, 'Lose yourself'". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 marzo 2003) "A prescindere dall'interpretazione di Eminem (riuscita, ammettiamolo), quello che non va di '8 Mile' è l'elementarità d'approccio a un mondo ricchissimo, intenso e stimolante, il rap. Perché non basta 'intenderlo' come un universo di lotta anche fisica: bisogna avere sangue a descrivere qualcosa di più di un quadretto alla fine conciliante e perfino buonista. (...) Si potrebbe leggere '8 Mile' come un 'gang-movie', opera su un'alternativa di battaglia metropolitana: al posto di cazzotti coltelli e proiettili, una raffica di battute (spesso non meno dolorose e sanguinose). L'altra faccia di 'I guerrieri della notte': allora sì che diventerebbe un bel film. Purtroppo, somiglia più a un 'Flashdance' macho". (Pier Maria Bocchi, 'Film TV', 18 marzo 2003) "'8 Mile' è un mélo contemporaneo, dove la musica rap fa da contraltare. La storia, ambientata a metà degli anni '90 su scenari rigorosamente autentici, compreso un magnifico teatro trasformato in parcheggio per auto e i locali storici dell'hip-hop, è infatti quella classica, con la voglia di riscatto a fare da molla decisiva. Ma Hanson e con lui lo sceneggiatore Silver non hanno intenzione di vendere fumo, concedono al protagonista di esibirsi nelle kermesse rap improvvisate per cercare il successo, ma lo tengono sempre ben inchiodato al suo mondo e a quella fabbrica dove i soldi sono pochi e le gratificazioni ancora meno. Eminem, chiamato a muoversi in spazi che conosce, riesce a dare spessore e credibilità al personaggio come se fosse un interprete inveterato e non un esordiente. Kim Basinger, che Hanson aveva già portato all'Oscar per 'L.A. Confidential', è mamma Stephanie, la bionda che fa sbavare gli amici di Jimmy bianchi e neri senza distinzione, gente che suona autentica nel menare vita grama e nel cercare di svoltare". (Antonello Catacchio, 'Ciak', 28 febbraio 2003) Note - OSCAR 2003 PER LA MIGLIOR CANZONE. - LA REVISIONE MINISTERIALE DELL'OTTOBRE 2003 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.
La FIGLIA del generale [Videoregistrazione / regia di Simon West
Abstract: Paul Brenner, sergente con il ruolo di detective militare, si trova nella base di Savannah per indagare su alcuni traffici d'armi, quando si verifica un violento episodio. Il capitano Elisabeth Campbell viene trovato ucciso: la posizione del corpo fa pensare ad uno stupro, ma le successive analisi indicano che si è trattato di un brutale omicidio. Elisabeth è figlia del generale Campbell, che sta per congedarsi quale comandante della base. Le indagini vengono affidate a Brenner, cui è affiancata la psicologa Sarah Sunhill. Il lavoro si presenta subito difficile: il generale fa capire a Brenner che gli interessi dell'esercito vengono prima di tutto. Il detective però va avanti. A casa di Elisabeth trova materiale pornografico; intuisce che il colonnello Moore, amico della ragazza, sa qualcosa, lo arresta, non può evitare che venga rilasciato e che, poco dopo, si suicidi. Scavando poi nel passato di Elisabeth, Brenner viene a conoscenza del terribile episodio accadutole durante il periodo dell'Accademia a West Point: un intero gruppo di soldati aveva abusato di lei. La verità comincia a delinearsi. Il padre aveva ordinato alla figlia di comportarsi come se nulla fosse accaduto, e lei, pur accettando, aveva maturato l'intento di vendicarsi. La posizione assunta nella sera fatale doveva essere una provocazione per il padre, ma poi il colonnello Kent aveva approfittato della situazione per eliminare la ragazza, di cui era innamorato e che lo aveva respinto. Cercando di far fuori Brenner, Kent si suicida. Brenner ora ha tutti gli elementi per dire al generale Campbell che lo porterà in tribunale per aver occultato la vicenda dello stupro della figlia. "Il giovane regista Simon West, specializzato in storie ad alto tasso distruttivo ('Con Air') pilota un film secco e per niente 'esplosivo', nel quale l'incalzare dei fatti e delle menzogne trova una nitida impaginazione. Siamo in piena convenzione hollywoodiana, ma gli interpreti sono ben scelti e le due ore passano senza mai guardare l'orologio". (Michele Anselmi, 'L'Unità, 18 dicembre 1999) "La verità, ostinatamente inseguita e sanguinosamente ottenuta non sorprenderà più di tanto. Né lo farà un film che si regge sulle intense prove dei co-protagonisti, ma si stiracchia indeciso tra rompere con gusto dark le tradizionali righe del thriller in uniforme e mettersi diligente sull'attenti di fronte alla superiorità dei luoghi comuni tipici del genere". (Alessio Guzzano, 'City', 18 settembre 2002) Note - REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 2001 - EDIZIONE DVD PARAMOUNT
Il COLLEZIONISTA [Videoregistrazione = Kiss the girls / regia di Gary Fleder
Abstract: L'ispettore di polizia Alex Cross ha scritto un libro sul mondo del crimine e lavora soprattutto sulle psicologie dei delitti e dei criminali. Quando sua nipote Naomi scompare da un campus universitario della Carolina del Nord, Alex decide di intervenire, mettendo in campo tutta la propria esperienza. Al suo arrivo nella cittadina di Durham, Alex capisce che il caso è più complicato del previsto. Le ragazze scomparse sono in realtà sette e sono stati rinvenuti due cadaveri. L'unico indizio è un biglietto firmato Casanova che il presunto assassino ha lasciato sulla scena del secondo delitto. Il capo della polizia Hatflied e gli agenti Nick e Davey considerano gli interventi di Alex un' inopportuna interferenza. Spunta un terzo cadavere, e il ragazzo di Naomi, Seth, sospetta del professor Wick ma Alex non è dello stesso parere. In seguito Alex incontra la dottoressa Kate, che era stata rapita, è riuscita a fuggire e potrebbe riconoscere "Casanova" attraverso la voce. Alex è costretto ad accettare l'aiuto della donna. Una serie di indizi portano i due dal profondo sud alla costa occidentale e ritorno. Kate, sola a casa, fa entrare uno degli agenti e viene aggredita. Il cerchio ormai si stringe, prove schiaccianti incastrano l'agente Nick, che dopo una aspra colluttazione a casa di Kate, rimane ucciso. "Discreto giallo, assai migliore nella confezione (magnifici paesaggi, clima angoscioso, sospetti rimpallati di continuo da un personaggio all'altro) che nella sostanza (il finale è deludente). Un film che ha troppe somiglianze con 'Il silenzio degli innocenti', ma che si lascia vedere fino in fondo, soprattutto per la simpatia e il talento di Morgan Freman". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 12 ottobre 2000) Note - REVISIONE MINISTERO LUGLIO 1999
VACANZE romane [Videoregistrazione / regia di William Wyler
Abstract: La principessa Anna, erede al trono di un regno immaginario, giunge a Roma dopo aver visitato altre capitali europee. La rigida etichetta che è obbligata ad osservare la esaspera ed una sera, eludendo la sorveglianza del suo seguito, esce sola per le strade. Poichè il medico, per mitigare il suo nervosismo, le ha praticato un'iniezione calmante, le accade di addormentarsi su un muretto. Qui la scopre il giornalista Joe Bradley, il quale, non riuscendo a sapere da lei il suo indirizzo, la porta a casa sua, dove la sconosciuta s'addormenta su un divano. Le notizie raccolte la mattina seguente al giornale rivelano a Bradley che la sconosciuta è la principessa Anna ed egli si appresta a ricavare dal casuale incontro un articolo sensazionale. Segue la giovane principessa nel suo vagabondaggio, mentre un amico, unitosi a loro, va scattando fotografie. La sera alcuni agenti, mobilitati dall'ambasciata, riconoscono la principessa in un dancing, ma Bradley e il suo amico riescono a riportarla a casa. Benchè tra Bradley ed Anna sia fiorito, in quelle ore, un tenero sentimento, la principessa, conscia dei suoi doveri, ritorna all'ambasciata. Bradley rinuncia a pubblicare il suo servizio e il giorno dopo, durante una conferenza stampa, offre in omaggio ad Anna le fotografie scattate dall'amico. "La bella favola di Cenerentola rovesciata con garbo e sciroppo da William Wyler, insolitamente in versione sentimentale, proprio lui abituato ai romanzoni forti ('Ben Hur'). Audrey Hepburn, delizioso grissino premiato con l'Oscar (insieme con il soggetto ed i costumi), fa il verso non senza malizia alla vera principessa che a quei tempi impazzava sui settimanali rosa, Margaret d'Inghilterra. Gregory Peck è giovane, tenero, carino e un tantino fesso: si accontenta di un bacio. Per lo meno in scena". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 14 aprile 2003) Note - 3 OSCAR 1953: MIGLIOR SOGGETTO, MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA E MIGLIORI COSTUMI.
PAYBACK [Videoregistrazione = La rivincita di Porter / regia di Brian Helgeland
Abstract: Porter e Val, due ladri amici tra loro, mettono a segno un colpo molto facile. Quando si accingono a dividere a metà il bottino di 140 mila dollari, Val commette tre errori: si impadronisce di tutti i soldi, prende con sé la moglie di Porter e gli spara più volte contro nell'intento di finirlo. Ma Porter, grazie ad un provvidenziale intervento, guarisce, e si mette in giro per la città con un solo pensiero: recuperare i soldi. Torna a casa, ritrova la moglie Lynn, assiste all'arrivo di un corriere che le porta la consueta dose di eroina e non può fare niente per impedire che la donna muoia, stroncata da una iniezione di troppo. Messosi alla ricerca dell'ex amico Val, viene a sapere che ora lavora nell'organizzazione criminale chiamata 'The Outfit'. Cerca dapprima di entrare in contatto diretto con lui, ma Val a sua volta non ha più i soldi e dice che dovrebbe farseli anticipare dai suoi capi. Porter ci crede e non ci crede, ma alla fine perde la pazienza e decide di andare direttamente da questi "capi". Si reca prima da Carter, terzo livello dell'organizzazione, che cerca di farlo ragionare ma viene ucciso. Le cose non vanno meglio nemmeno con il secondo livello, e allora Porter punta direttamente sul capo. Ne rapisce il figlio il giorno del compleanno, suscitando una rabbia incontrollata ma infine ottenendo la soddisfazione a lungo cercata, la restituzione della sua parte, 70 mila dollari. Ora, in compagnia di Rosie, squillo d'alto bordo cui era stato legato in passato, Porter può cominciare a pensare ad una nuova vita. "Una favola nera nella migliore tradizione della letteratura hard boiler. Gibson trova uno dei ruoli migliori degli ultimi anni: è un vero duro da cuocere, afflitto da una romantica noia di vivere, ironico quanto basta, ma lontano dagli ammiccamenti un po' farseschi degli ultimi episodi di 'Arma letale' ". ('la Repubblica') "Un buon film, dove le sequenze di insistita violenza sono sempre venate" di pungente umorismo". ('Il Giornale') "Atmosfere cupe per Mel Gibson. Il film è tutto costruito su toni spenti e sporchi, dai costumi dei personaggi ai diversi scorci di una Chicago senza tempo". ('Tv Sorrisi e Canzoni) "In un mondo dove il sadismo è la regola, le donne sono tutte prostitute, i poliziotti corrotti e l'amoralità è una questione di sopravvivenza, 'Payback', metà thriller, metà western urbano, ha un tono tra il sinistro e il comico". ('Ciak')
The TIME machine [Videoregistrazione / regia di Simon Wells
Abstract: Tratto dal classico della letteratura di fantascienza di H.G. Wells, "The Time Machine". Alexander Hartdegen, scienziato e inventore, vuole dimostrare che è possibile viaggiare nel tempo. La sua volontà diventa ostinazione dopo una tragedia personale che lo spinge a voler cambiare il passato. Sperimentando le sue teorie con una macchina del tempo di sua invenzione, Hartdegen viene scagliato nel futuro a 800.000 anni di distanza, e lì scopre che il genere umano è diviso in cacciatori e prede.
NATO il quattro luglio [Videoregistrazione = Born on the fourth of july / regia di Oliver Stone
Abstract: Ron Kovic, nato il quattro di luglio, giorno dell'Indipendenza americana, in un piccolo centro presso New York, da una famiglia cattolica e tradizionalista, è stato educato all'agonismo e a credere negli ideali dell'americano medio. Nel 1967, raggiunta l'età necessaria, il ragazzo, lascia la sua fidanzata Donna e parte volontario per il Vietnam, convinto di andare a difendere la patria e la civiltà contro il comunismo. A Ron, un marine che subito si trova scaraventato all'inferno, in un paese incomprensibile, in una guerra crudele in cui vede ammazzare donne e bambini innocenti, accade di uccidere per errore il suo commilitone Wilson. Poi, nel 1968, la catastrofe: ferito gravemente alla spina dorsale, rimane paralizzato dalla vita in giù, perdendo così l'uso delle gambe, la possibilità di avere figli e rapporti sessuali. Appresa chiaramente la sua situazione dai medici militari, Ron trascorre un lungo e difficile periodo di convalescenza in uno squallido ospedale, affidato ad infermieri brutali, soffrendo molto, ma imparando a vivere come un paraplegico e a muoversi su una sedia a rotelle. Riportato in patria, scopre quanto durante la sua assenza sia cambiata la situazione: ora per molti la sua sola presenza è scomoda e lui non può vantarsi di essersi sacrificato per gli USA. Sconvolto e umiliato, Ron torna infine in famiglia, dove viene accolto con affetto, anche se non mancano i problemi. Dopo un lungo periodo di amarezza e umiliazioni, in cui si lascia andare e incontra anche una prostituta, specializzata in reduci mutilati come lui, si ubriaca spesso e giunge al massimo abbattimento, Ron incontra di nuovo Donna, che ora svolge con entusiasmo attività di propaganda per il pacifismo. Convinto dal suo esempio, Ron, dopo essersi recato dai genitori di Wilson e aver chiesto il loro perdono, si dedica con impegno all'attività pacifista, divenendo un leader del movimento, e trovando così un valido scopo alla sua vita. Nel 1976 sfila nel grande corteo annuale del 4 luglio, quindi si presenta sul palco e parla alla folla, composta in gran parte di giovani, affermando che la guerra è sempre un male. "Il film si fa lungo, ripetitivo, c'è troppa retorica, e si notano alcune scene che appaiono inutili e scabrose. Tom Cruise forza spesso i toni della sua recitazione." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 109, 1990) Note - 2 OSCAR 1990: MIGLIOR REGIA, MIGLIOR MONTAGGIO. - GOLDEN GLOBE 1990 PER LA MIGLIORE REGIA, MIGLIOR FILM DRAMMATICO, MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA, MIGLIORE SCENEGGIATURA.
INDEPENDENCE day [Videoregistrazione / regia di Roland Emmerich
Abstract: A bordo di un'immensa astronave che si divide in più piccole ma sempre gigantesche (26 km di diametro) basi spaziali semoventi, gli aggressori galattici cominciano a devastare Washington, New York, Los Angeles. Grazie a un giovane scienziato ebreo il 4 luglio, anniversario dell'indipendenza (1776) dagli inglesi, gli americani passano al contrattacco. Fantacolosso manicheo fondato sull'estetica dell'accumulazione e sulla simbiosi di vari generi con 54 citazioni di film di ieri e dell'altroieri. I pacifisti e i mistici dell'ecologia sono derisi. L'ottimismo, il patriottismo, il politicamente corretto, tutti americani a 18 carati, sarebbero nauseanti se non sforassero spesso nel ridicolo involontario. Intermezzi comici tristanzuoli, effetti speciali con poco di speciale. Film americocentrico in cui il resto del mondo sembra Albania. "La tentazione di ribattezzare il film Incontri ravvicinati del Terzo Reich è forte" (P. Cherchi Usai). Costato 70 milioni di dollari (+ 20 per il lancio), fu un successo planetario.
FAHRENHEIT 451 [Videoregistrazione / regiadi Francois Truffaut
Abstract: Da Gli anni della Fenice (1953) di Ray Bradbury: in una società del Medioevo prossimo venturo, condannata all'ignoranza da un potere dispotico che condanna i libri al rogo, il pompiere incendiario Montag incontra Clarissa che ama la lettura, comincia a leggere per curiosità e non smette più, diventando un fuorilegge. Drammaturgicamente fiacco, poco convincente come ambientazione, fredda meditazione sulla passione del fuoco e sulla contrapposizione tra gli uomini schiavi del Moloch televisivo e i liberi uomini-libro, è il film poco riuscito di un F. Truffaut che cerca di forzare i propri limiti, ma, comunque, un commosso omaggio ai libri, alla letteratura, al potere della scrittura.AUTORE LETTERARIO: Ray Bradbury
L' UOMO che volle farsi re [Videoregistrazine / regia di John Huston
FIORE di cactus [Videoregistrazione / regia di Gene Saks
Abstract: Per non sposare la giovane amante appiccicosa, dentista persuade segretaria serissima a farsi passare per sua moglie. La Bergman non brilla giocando a fare la signora per bene che infrange la diga del conformismo. Commedia satirica di origine teatrale, scritta da Pierre Barillet, riscritta da Abe Burrows e adattata da I.A.L. Diamond, sceneggiatore di Billy Wilder. Bravo Matthau, ottima Hawn che prese un Oscar.AUTORE LETTERARIO: Pierre Barillet
LADY for a day [Videoregistrazione / regiadi Frank Capra
Abstract: La vecchia Annie, venditrice di mele negli ambienti equivoci di Broadway, mantiene sua figlia in un aristocratico collegio in Spagna. La fanciulla riceve un'offerta di matrimonio dal conte Romero. Annie si trova allora in una situazione imbarazzantissima perché la figlia Louise, dalla quale lei si è sempre fatta credere una signora dell'alta società, le ha annunciato una prossima visita con il fidanzato ed i genitori di lui. Ma uno dei suoi assidui compratori di mele, un avventuriero soprannominato "il Damerino", decide di aiutarla. La fa trasformare in una dama di gran classe, affitta per lei un appartamento e le mette accanto un marito di parata. Tutto è a posto e l'incontro si svolge senza incidenti. Tutto si conclude a meraviglia con la festa del fidanzamento ufficiale.
La VITA e' meravigliosa [Videoregistrazione / regia di Frank Capra