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MEZZOGIORNO di fuoco [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

ZINNEMAN, Fred

MEZZOGIORNO di fuoco [Videoregistrazione = High noon / regia di Fred Zinnemann

Abstract: Negli anni '70 dell'Ottocento lo sceriffo di Hadleyville sposa una quacquera e dà le dimissioni, deciso a partire, ma cambia idea quando apprende che con il treno di mezzogiorno arriverà un bandito, da lui arrestato per omicidio, che vuole regolare i conti con l'aiuto di tre complici. Abbandonato da tutti, affronta da solo gli aggressori. Raccontato in tempo reale con una ingegneria narrativa che ha il suo culmine nella sparatoria finale, è una lezione di etica civile in forma di western e soffre di un certo schematismo. Prodotto da Stanley Kramer, scritto da Carl Foreman (intellettuale di sinistra finito sulla lista nera negli anni del maccartismo), ispirato al racconto The Tin Star di John W. Cunningham, valse a Cooper il 2° Oscar della sua carriera. Altre 3 statuette: montaggio (Elmo Williams, Harry Gerstad), musica (Dimitri Tiomkin), canzone del titolo (Tiomkin, N. Washington), cantata da Frankie Laine (Francesco Paolo Lo Vecchio, 1913-2007). Circola in TV colorizzato, a scempio dello splendido bianconero del grande Floyd Crosby.AUTORE LETTERARIO: John Cunningham

I RAGAZZI venuti dal Brasile [Videoregistrazione
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SCHAFFNER, Franklin J.

I RAGAZZI venuti dal Brasile [Videoregistrazione / regia di Franklin J. Schaffner

Abstract: Il mondo ha ormai dimenticato i crimini nazisti. L'anziano ebreo Ezra Liebermann, che insieme alla fedele moglie Esther continua una sua battaglia contro i criminali di Hitler da Vienna, viene ritenuto un visionario. Gli stessi Ebrei delle varie comunità di tutto il mondo non gli inviano più il denaro necessario per condurre la lotta. Solo in Israele dei giovani tengono all'erta una organizzazione di ricerca dei nazisti. Uno di questi, Barry Kolhann, dal Paraguay telefona a Lieberman per richiamare la sua attenzione sui frequenti incontri di ex criminali del 3^ Reich. Ezra, prima che possa convincersi per mezzo delle fotografie prese dal ragazzo e soprattutto per via di una registrazione, lo prega di non agire. Barry viene ucciso. Lieberman prega un amico della Reuter di fargli pervenire le segnalazioni di morti sospette: accetta la collaborazione di David Bennet, un giovanotto che l'organizzazione israeliana manda a continuare l'opera di Barry; molto lentamente riesce a capire quanto sta accadendo. Il dottor Josef Mengele, ex chirurgo di Auschwitz, usando il metodo detto della "colonizzazione", è riuscito a far nascere 94 discendenti di Hitler. I bambini sono stati fatti adottare da famiglie diverse e ora, quando gli "hitleriani" compiono i 14 anni, i loro padri adottivi vengono eliminati in ciascuna delle Nazioni ove sono stati sistemati. I movimenti di Lieberman, tuttavia, vengono scoperti dai maggiori responsabili dell'operazione nazista che preferiscono fermare le esecuzioni, dopo aver fatto già 18 vittime e prima che il mondo intero scopra l'incredibile impresa. Il dr. Mengele, deciso a continuare da solo, viene affrontato coraggiosamente da Lieberman. Note - REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1994.

TESS [Videoregistrazione
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Polanski, Roman <1933->

TESS [Videoregistrazione / regia di Roman Polanski

Abstract: Umile ragazza inglese di campagna, figlia del povero Jack Durbeyfield, Tess viene informata un giorno da suo padre che lui potrebbe essere il discendente della famosa casata dei D'Urberville. Spedita dai genitori a conoscere i presunti parenti, viene sedotta da giovane e ricco Alec Stoke, la cui madre è diventata una D'Urberville comprandosi il cognome dagli antenati di Jack. Rimasta incinta Tess torna dai suoi, ma il figlioletto le muore ancora in fasce. Va a lavorare come mungitrice in una fattoria, vi conosce il giovane Angel Clare, figlio di un Pastore, se ne innamora e lo sposa. La notte delle nozze gli confessa il suo passato, Angel la ripudia e parte per il Brasile. Dopo essersi spezzata la schiena sgobbando nei campi, sfinita dalla miseria propria e della sua famiglia, Tess si rassegna a diventare la mantenuta di Alec. Angel, pentito, torna da lei, che prima gli si nega, poi, pugnalato a morte Alec, fugge con lui che tenta di porla in salvo. La polizia li scopre e per Tess non c'è ormai che il capestro. "Nel 1891 lo scrittore inglese Thoma's Hardy pubblicò il romanzo, da molti ritenuto il suo capolavoro, 'Tess dei D'Urbervilles', che reca come sottotilolo 'Una donna pura'. Tratto da questa tradizionale storia ottocentesca, romantica e popolare, il film narra, con serietà d'impegno pari alla profusione dei mezzi impiegati, la tragica odissea di una povera ragazza vittima di una società iniqua e di un destino crudele: figlia di un uomo che ama l'alcol più del lavoro, diventa la facile preda di uno scapestrato, dal quale ha un figlio cui l'impietosa severità di un pastore nega sepoltura in terra cristiana. Respinta anche dai suoi, che pur essendo povera gente condividono gli stessi pregiudizi dei borghesi, la poverina crede di aver finalmente trovato la felicità nell'amore di un giovanotto, le cui idee socialiste dovrebbero garantirne l'apertura mentale. Anche questo 'progressista', invece, è schiavo di un costume in cui non c e posto per la comprensione e il perdono. Quando egli ne sarà capace, sarà troppo tardi. L'atto di ribellione con cui Tess si libererà del suo aristocratico 'padrone' farà scattare il più definitivo e crudele dei meccanismi con cui una società crede di poter difendere i suoi 'principi': la forca. Ricca, come si vede, di elementi romanzeschi, tutti piegati a una pessimistica visione della società, che in nome della legge calpesta i sentimenti e soffoca gli individui, la storia di Tess ha trovato in Polanski un regista capace, per asciuttezza e rigore, di attenuarne gli aspetti melodrammatici, di evitare gli scogli del sentimentalismo, di sostituire l'eloquenza dei fatti all'urlato della polemica. Non ultimi tra i pregi del film vanno annoverati la bellezza delle immagini, la cura scenografica, la caratterizzazione dei personaggi." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 89, 1980) Note - 3 OSCAR 1980: MIGLIOR FOTOGRAFIA, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIORI COSTUMI.

I BOSTONIANI [Videoregistrazione
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IVORY, James

I BOSTONIANI [Videoregistrazione / regia di James Ivory

Abstract: A Boston, fine del secolo XIX, Olive Chancellor - una donna non più giovanissima - pone la propria intelligenza ed una indomabile passione alla causa del movimento femminista. Appoggiata dal consenso di molte persone (anche uomini) della migliore società locale, Miss Olive trova in una ragazza - Verena Tarrant - la migliore interprete del proprio entusiasmo. Dal padre di Verena (mezzo guaritore e mezzo imbonitore) Olive ottiene di tenere in casa sua quest'ultima, arricchendone la preparazione e preparandola a parlare nei circoli privati e nei sontuosi alloggi della gente bene. Allo spirito possessivo della donna si oppone, tuttavia, Basil Ransome, un lontano cugino di New York, sinceramente innamorato di Verena, assai scettico sulle possibilità del movimento femminista e deciso ad avere la meglio nel cuore della giovane. Tra i due è lotta aperta ma, proprio alla vigilia di un grande discorso in un locale pubblico, Verena cede alla emozione e al pianto: ha capito che il suo cuore ed il suo posto sono ormai vicino a Basil. Non resta a Miss Olive, delusa e addolorata, che riprendere da sola la propria battaglia per i diritti civili delle donne ed un loro avvenire migliore . "L'ambientazione del regista Ivory è raffinata e perfetta nei dettagli." (Teletutto) "Ivory è sempre raffinato, ed è sicuramente un grande ricostruttore di epoche e ambienti. Ma talvolta gli argomenti che affronta sembrano quasi deliberatamente scabrosi: in questo caso, il sospetto sopravanza la ricchezza storica e scenografica. Neanche Redrave, con la sua straordinaria "antipatia" riesce a far quadrare i conti. Il problema è uno solo: realizzato prima di "Camera con vista", il film è stato distribuito dopo per sfruttarne il successo." (Francesco Mininni, Magazine italiano tv) "Tratto dall'omonimo romanzo di James, è un'esercitazione di stile di livello molto alto. Lento, pieno di tempi morti, s'avvale di una ricostruzione d'ambiente accuratissima, di ottimi dialoghi e d'una grande Redgrave." (Laura e Morando Morandini, Telesette)

COFFEE and cigarettes [Videoregistrazione
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Jarmusch, Jim <1953->

COFFEE and cigarettes [Videoregistrazione / regia di Jim Jarmusch

Abstract: STRANO CONOSCERSI (Roberto Benigni incontra Steven al caffè) - GEMELLI (Due gemelli, ragazzo e ragazza, parlano in un caffé insieme al cameriere ) - DA QUALCHE PARTE IN CALIFORNIA (Tom Waits incontra il cantante Iggy Pop) - QUESTE TI UCCIDERANNO (Vinnie e il fratello parlano di sigarette) - RENEE (una ragazza sola al caffè e il cameriere che cerca di farsi avanti) - NESSUN PROBLEMA (Alex e Isaac si vedono dopo molto tempo ma non sanno di cosa parlare) - CUGINE (Cate e Shelley si rivedono in albergo. Cate é una famosa attrice, Shelley la invidia) - JACK MOSTRA A MEG LA SUA BOBINA DI TESLA (Jack e Meg parlano di risonanze acustiche) - CUGINI? (Alfred Molina incontra Steve Coogan e gli comunica di avere scoperto che loro due sono cugini) - DELIRIO (Due cugini parlano al caffè quando arriva Bill Murray in qualità di cameriere) - CHAMPAGNE (Taylor e Bill, anziani, parlano durante l'intervallo di lavoro. Bill si addormenta, forse é morto). "Fa ridere - e parecchio - 'Coffee & cigarettes' di Jim Jarmusch, ospite fuori concorso alla Mostra. Girato in bianco e nero, è una raccolta di cortometraggi affidati, come un 'private joke' (ma godibile a tutti), a un esercito di facce famigliari: da Iggy Pop e Tom Waits a Roberto Benigni, a Cate Blanchett a Bill Murray e Steve Buscemi, a Gza Rza del supergruppo rap Wu-Tang-Clan. Si discute di tutto e di nulla nel modo più politicamente scorretto, tra scorrettissimi sorsi di caffè e tirate di sigaretta". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 settembre 2003) "Una bislacca, divertente serie di corti, iniziati nell'87 con i 6 minuti del giovane Benigni, che l'americano sempre indipendente Jim Jarmusch raccoglie, a cinepresa fissa, per raccontare una particolare umanità seduta al bar, tra caffè e sigarette, chiacchiere e tazzine. Ecco, amici o nemici, umili e vanagloriosi, famosi e anonimi, parlare di smettere di fumare, di Gianni e Pinotto, del dentista, di Elvis assassinato, del tè e dei ghiaccioli, di filosofia e politica. O semplicemente guardarsi negli occhi e trasmettersi magari infelicità e solitudine, tanto che l'ultimo episodio sembra di Beckett. Non sempre, ma talvolta geniale, 'Coffee & Cigarettes' è una tragicommedia che si avvale del contributo carismatico di artisti amici, da Bill Murray a Tom Waits, dalla doppia Cate Blanchett a Iggy Pop ai gemelli Lee, emblemi di una cultura dialettica molto american way, da cowboy, tutto servito in molto seducente bianco e nero." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 marzo 2004) "Raccontini come spaccati di esistenze colte in momenti impercettibili, uomini e donne ora soli, ora in compagnia, ora parenti (forse), ora amici di più o meno lunga data. Il copione si snoda come una sorta di operetta morale, e Jim Jarmush guarda quelle situazioni collocate in ambiente pubblico ma assai intime con occhio discreto e delicato, scegliendo una fotografia in B&N che offre ad ogni singolo appuntamento una vitalità lucida e insieme disperata. Tutti i protagonisti vivono una sostanziale infelicità e insieme sono alla ricerca di un cambio di rotta, di un nuovo equilibrio, soprattutto di una rinnovata capacità di comunicare. Introspezione sugli stati d'animo, dialoghi spesso ridotti all'essenziale, qualche parolaccia come sfogo per 'sentirsi' presenti in quel momento: un cinema crepuscolare, specchio di un'America minore, probabilmente sazia di se stessa ma bisognosa di sentimenti autentici." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 137, 2004) "Fra i grandi registi di cui non si parla abbastanza, Jim Jarmusch occupa un posto a parte ed è inutile dire che è un posto d'onore. Dai tempi dell'incantevole 'Stranger Than Paradise' (1984), il campione del cinema indipendente newyorkese ha infatti girato meno di dieci film, alternando gioielli come 'Ghost Dog' e 'Dead Man' a prove meno riuscite. Ma senza mai rinnegare i principi di fondo del suo cinema orgogliosamente marginale. Mentre altri davano la scalata a Hollywood, insomma, Jarmusch continuava a sposare basso costo e grandi ambizioni. Con la profondità del cinéphile che reinventa la tradizione e la leggerezza di chi si è conquistato il diritto di girare solo dove, quando e con chi vuole, senza subire in alcun modo le pressioni del mercato. Antologia di variazioni sul tema del titolo, 'Coffee & Cigarettes' si direbbe un lavoro minore, invece è quasi una dichiarazione di poetica. La prova che per fare cinema bastano un locale, un paio di attori e uno spunto su cui improvvisare, perché con Jarmusch gli interpreti sono sempre coautori. Basta che da qualche parte compaiano caffè e sigarette, perfetto viatico di questa metafisica della chiacchiera in 11 episodi. (...) Viene il dubbio che il vero soggetto di queste miniature così colte e insieme ironicamente triviali, sia la vicinanza. Amici o rivali, fratelli e sorelle, padri e figli o perfetti estranei, i protagonisti di questi 11 match intorno a una tovaglia a quadretti sembrano mettere alla prova questa condizione sempre più fragile e transitoria. E che citino Mahler o Gianni e Pinotto, il fisico cèco Tesla o il cineasta Spike Jonze, ciò che dicono conta meno di come lo dicono e a parlare sono anzitutto i corpi, le facce, le posizioni. Come succedeva una volta, quando il cinema era ancora cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 marzo 2004) Note - PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 60MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2003). - DI TANTO IN TANTO, IN UN PROGETTO SEMPRE APERTO, JIM JARMUSCH HA GIRATO UNA SERIE DI CORTI, CHIAMATA "COFFEE AND CIGARETTES". TRE DI QUESTI SONO STATI PROIETTATI IN PUBBLICO: "COFFEE AND CIGARETTES" DEL 1986, CON ROBERTO BENIGNI E STEVEN WRIGHT, "COFFEE AND CIGARETTES - MEMPHIS VERSION" DEL 1989 CON STEVE BUSCEMI E "COFFE AND CIGARETTES - SOMEWHERE IN CALIFORNIA" DEL 1993 CON TOM WAITS E IGGY POP. DOPO L'USCITA DEL TERZO, SEBBENE FOSSERO STATI PENSATI PER FUNZIONARE DA SOLI, JARMUSCH NE HA REALIZZATI COMPLESSIVAMENTE 11 PER MOSTRARLI TUTTI INSIEME.

La CASA dalle finestre che ridono [Videoregistrazione
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Avati, Pupi <1938->

La CASA dalle finestre che ridono [Videoregistrazione / regia di Pupi Avati

Abstract: Stefano (Lino Capolicchio) è chiamato in un paesino della bassa padana vicino a Ferrara per restaurare un affresco raffigurante il martirio di San Sebastiano, ultima opera di un pittore pazzo, Buono Legnani, che amava ritrarre soggetti in agonia ed è morto da molti anni. Nonostante all’apparenza tutto sia calmo e tranquillo, Stefano si rende conto che l’atmosfera del posto non è salubre e segnali di inquietudine gli si manifestano in diversi modi, non ultimo quello rappresentato da telefonate anonime e minacciose. Un suo amico dottore gli comincia a spiegare d’aver trovato qualcosa di sinistro relativo a una strana casa dalle finestre che ridono, ma poco dopo viene trovato morto in circostanze misteriose. Stefano si trova di fronte a un enigma che si colora sempre più di orrore. Avati si inserisce nel solco della tradizione dello psycho thrilerapportandovi sostanziali modifiche con un approccio fortemente innovativo, deviato e morboso. L’aspetto originale più evidente è l’ambientazione solare e padana, caricata d’inquietudine genuinamente sinistra che vira in incubo l’apparente placidità dei luoghi. Oltre a ciò, tutto il film è costellato di invenzioni spesso geniali a partire dalla figura lovecraftiana del pittore Buono Legnani che, seppur stia praticamente sempre sullo sfondo, è il vero motore del dramma. Tutti i personaggi hanno la loro dose fisiologica di ambiguità, a volte di sublime irresolutezza (le lumache del personaggio interpretato da Francesca Marciano). Lo sviluppo della trama (di Pupi e Antonio Avati, Gianni Cavina e Maurizio Costanzo) è lucido e spietato e la soluzione finale è di quelle realmente a sorpresa. Avati dimostra d’essere un narratore abile e ispirato, capace di dare nuova vitalità a una materia molto usata. La sceneggiatura è solida, ma è lo sguardo assolutamente personale di Avati a fare la grandezza del film. Caratteristica di ogni film del regista – ottimo direttore d’attori – è la resa uniformemente esemplare degli interpreti, da Lino Capolicchio, perfetto nel ruolo del sempre più spaesato protagonista, a Francesca Marciano (che in seguito, abbandonata purtroppo la recitazione, si dedicherà prevalentemente e con buon successo alla sceneggiatura), brava in quello della sua donna, e soprattutto un eccezionale Gianni Cavina. Pupi Avati è un autore importante e bravo anche nei film che dirige solitamente e che sono lontanissimi da questo, ma se tornasse un po’ più spesso all’horror dove (anche con #Vedi#Zeder e #Vedi#L’arcano incantatore) ha dimostrato particolarissime qualità non sarebbe per niente male

SEDOTTA e abbandonata [Videoregistrazione
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Germi, Pietro <1914–1974>

SEDOTTA e abbandonata [Videoregistrazione / regia di Pietro Germi

Abstract: La 16enne Agnese viene sedotta dal promesso sposo di sua sorella maggiore, Matilde. Quando si accorge dell'accaduto, il padre, Don Vincenzo, tenta di imporre a Peppino Califano le nozze riparatrici. Peppino però rifiuta di sposare Agnese, giudicandola troppo arrendevole e, solo con la minaccia di denuncia prima e di morte poi, si rassegna alle nozze. Dopo aver architettato un falso rapimento per rendere inevitabile il matrimonio agli occhi della gente, il padre si trova di fronte all'energico rifiuto di Agnese. L'onore familiare dovrà comunque essere salvato e Don Vincenzo escogiterà ogni mezzo per condurre i due giovani all'altare. Anche a costo della vita e della felicità della povera Matilde. " Con 'Sedotta e abbandonata' gli affezionati spettatori di 'Divorzio all'italiana' si ritrovano in una Sicilia dominata da un grottesco senso dell'onore, nuovamente si muovono in un clima cupo e afoso con bagliori terrificanti, in cui scoppiano feroci contrasti familiari [...]. Simile la cornice, analogo il desiderio del regista [...] di accusare [...] l'ipocrisia dei costumi locali [...] i due film restano tuttavia ben lontani l'uno dall'altro: quanto c'era, nel primo film, di elegante ironia (nel secondo) è divenuto più vivace ma crudo sarcasmo [...]". (Giovanni Grazzini, "Corriere della Sera", 11 maggio 1964). "Pur meno noto del precedente 'Divorzio all'italiana', con cui forma un dittico, questo film di Germi prosegue un cinico discorso sul rinnovamento dei costumi anni '60 e sugli aspetti grotteschi degli affetti all'italiana. Sono sempre le donne a subire (...) Siamo sempre in una Sicilia dominata da un finto senso dell'onore e Germi, con sceneggiatori super come Age e Scarpelli, muove a meraviglia le sue mostruose masse urlanti di famiglia, con un travolgente Urzì, il grande caratterista premiatop a Cannes." (Maurizio Porro, 'Magazine CdS') Note - GLI ESTERNI SONO STATI GIRATI A SCIACCA (AGRIGENTO). - DIREZIONE DELLE MUSICHE: PIER LUIGI URBINI. - PREMIO A SARO URZI' PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE AL XVII FESTIVAL DI CANNES (1964). - NASTRO D'ARGENTO 1964 A SARO URZI' COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA, A LEOPOLDO TRIESTE COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA E A VINCENZONI, GERMI, AGE E SCARPELLI PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA. - DAVID DI DONATELLO 1964 A PIETRO GERMI PER LA REGIA E A FRANCO CRISTALDI COME MIGLIORE PRODUTTORE.

QUELL'oscuro oggetto del desiderio [Videoregistrazione
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Buñuel, Luis <1900-1983>

QUELL'oscuro oggetto del desiderio [Videoregistrazione = Cet obscur objet du desir / regia di Luis Bunuel

Abstract: Mathieu Faber, maturo vedovo, incontra casualmente a Losanna e a Parigi, una ballerina di flamenco, Conchita Perez, e se ne innamora pazzamente. Nonostante la generosità con la quale il ricco signore provvede alla madre di lei, una bigotta non avversa ai biglietti di banca, e alla ragazza che ospita regalmente nella propria villa di campagna, questa viene seguita come un'ombra dal giovane chitarrista Morenito e si concede limitatamente all'anziano protettore, tenendolo inappagato e costantemente sulla corda di sentimenti e di istinti frustrati. Dopo una ennesima lite, un amico di Mathieu riesce a fare rimpatriare le due Perez con foglio di via. Il Faber, tuttavia, si reca a Siviglia e ritrova Conchita che conduce il suo crudele gioco all'estremo: dopo essersi fatta regalare una splendida casa, finge di unirsi con Morenito sotto gli occhi di Mathieu. Questi parte verso Madrid-Parigi e, quando la ragazza appare accanto al treno, la inonda con un secchio d'acqua. A Madrid, tuttavia, viene compensato con analoga doccia e a Parigi i due, nei pressi della Senna, continuano a bisticciare ancora assieme. "Il film si ispira a 'La donna e il fantoccio' (1898) dello scrittore francese Pierre Louÿs (...) mediante una accurata sceneggiatura oltre che elegante realizzazione, lo imposta come riflessione di un maturo borghese sulle sue disavventure nei confronti di una giovanile bellezza che non si sa se sia angelo o demonio, se idealista di un amore completo o cinica sfruttatrice della forza di attrazione che esercita sulla insperata vittima. L'intromissione del contesto sociale e politico di un mondo in cammino verso l'odio distruttore della gioventù anarchica non sembra sposarsi molto bene con i temi fondamentali del lavoro che, letti al di fuori del polemico contesto abituale del regista, sono una analisi dell'amore, non priva di ambiguità, ma interessante per l'aspirazione implicita a legami sentimentali più completi che non quelli della pura conquista carnale." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 84, 1978) "'Il burattino' è dunque incarnato da Fernando Rey, attore considerevole, mentre la donna è interpretata da due attrici sconosciute, la francese Carole Bouquet e la spagnola Angel Molina. Questo sdoppiamento del personaggio femminile è uno degli enigni del film: è inutile cercarvi una spiegazione razionale, che del resto Buñuel si rifiuta di dare, come per tutti i simboli che egli usa nei suoi film. Una sola chiave, evidentemente, per questo esoterismo: Buñuel è stato surrealista dai tempi di 'Un cane andaluso' e di 'L'età dell'oro' e, caso unico, lo è restato totalmente e profondamente. Per lui il surreale è figlio della realtà: vale a dire che tutto ciò che fa vedere nei suoi film deve essere preso e capito di primo acchito come la realtà ma che questa realtà nasconde un secondo significato che lo spettatore è libero di decifrare come vuole." (Marcel Martin, 'Ecran 77', n. 61, pag. 42) Note - IL ROMANZO 'LA DONNA E IL BURATTINO' ('LA FEMME ET LE PANTIN', 1898) DELLO SCRITTORE FRANCESE PIERRE LOUYS HA ISPIRATO ANCHE JACQUES DE BARONCELLI PER CONCHITA MONTENEGRO IN 'CONCHITA' NEL 1928, JOSEPH VON STERNBERG PER MARLENE DIETRICH IN 'CAPRICCIO SPAGNOLO' ('THE DEVIL IS A WOMAN', 1935) E JULIEN DUVIVIER PER BRIGITTE BARDOT IN 'FEMMINA' NEL 1958. ENTRAMBI I FILM FRANCESI IN ORIGINALE HANNO LO STESSO TITOLO DEL LIBRO.

PORTE aperte [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Amelio, Gianni <1945->

PORTE aperte [Videoregistrazione / regia di Gianni Amelio

Abstract: Una mattina del marzo 1937 a Palermo un uomo commette tre delitti. Freddamente uccide il superiore che lo ha licenziato, il sostituto e per finire sua moglie. Si fa trovare a casa e si farebbe tranquillamente condannare a morte, siamo in pieno fascismo, se non fosse che il giudice Vito Di Francesco decide di scavare a fondo nella vicenda per trovare attenuanti. Dal romanzo di Leonardo Sciascia, il film è un lucido resoconto sul potere, sulla giustizia e sulla passione. Ha vinto il David di Donatello, la Grolla d'Oro per la regia, l'Oscar europeo e una candidatura a quello hollywoodiano. Superba l'interpretazione di Volonté e ottima quella dell'emergente Fantastichini.

I VICINI di casa [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

AVILDSEN, John G.

I VICINI di casa [Videoregistrazione = Neighbors / regia di John G. Avildsen

DUEL [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Spielberg, Steven <1946->

DUEL [Videoregistrazione / regia di Steven Spielberg

Abstract: David Mann, commesso viaggiatore, si sta recando a bordo della sua automobile da un cliente. Il conducente di un'imponente autocisterna che lo precede lo sfida a sorpassarlo. Compiuto il sorpasso, però David si vede raggiungere e superare dall'autocisterna che dimostra di poter marciare a una velocità superiore a quella consentita. Ma ben presto David si rende conto che il "mostro" lo avvicina con intenti assassini. Fermatosi a un bar, telefona alla moglie poi, impaurito, aggredisce un cliente credendolo l'autista dell'autocisterna. Di nuovo in automobile, l'autocisterna riprende gli assalti in maniera sempre più esplicita. Questa volta David si trova in pieno deserto e tenta di chiedere aiuto. Mentre sta per soccombere lungo i tornanti di un passo montano, adopera l'auto come "muleta" per attrarre l'avversario e farlo precipitare in un burrone. "Il duello mortale tra il protagonista e la terrificante autocisterna condotta da un invisibile assassino, è reso con un eccezionale impiego dei mezzi cinematografici tesi ad assecondare un agghiacciante senso del drammatico. (...) Realistica esteriormente, la vicenda, circa il suo contenuto, è una incursione dell'insolito nel quotidiano. E secondo il ventiquattrenne regista, questo contenuto simbolico deve essere così decifrato: l'autocisterna rappresenta un pericolo, sinonimo di incubi e di angoscia; è un prodotto dell'uomo che si ritorce contro l'uomo stesso. Un'interpretazione che va completata rilevando che l'uomo moderno, minacciato variamente dalla macchina e dalla esasperata tecnologia, non può trovare salvezza che nel sacrificio dei propri pericolosi gioielli." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 75, 1973) Note - LA PELLICOLA, REALIZZATA DA SPIELBERG PER LA TELEVISIONE, E' STATA DISTRIBUITA SOLO NELLE SALE EUROPEE. NEGLI USA E' PASSATA DIRETTAMENTE IN TV.

ANNI ruggenti [Videoregistrazione
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ZAMPA, Luigi

ANNI ruggenti [Videoregistrazione / regia di Luigi Zampa

Abstract: 1937. Omero è un giovane assicuratore che crede nel fascismo. Durante i suoi giri capita in una cittadina del meridione dove il podestà è stato informato, da un compiacente amico romano, che un gerarca arriverà in incognito da Roma per un'ispezione segreta. I dirigenti credono di vedere in quel giovane il gerarca mandato ad indagare sulle loro malefatte. Omero non si accorge dell'equivoco, continua a svolgere il lavoro di assicuratore, visitando i più abbienti, informandosi dei loro redditi, delle loro proprietà e confermando la sua "vera" identità di "diabolico" ispettore. Lo zelo del podestà e del segretario politico gli ammannisce uno spettacolo addomesticato di ordine, benessere e spirito fascista, che rafforza la fede di Omero nel regime. L'assicuratore conosce anche gli antifascisti locali, mormoratori, resi più cauti dalla presenza in paese di un "gerarca". Tra loro, però, c'è un medico, destituito dalla carica di direttore dell'ospedale, che gli fa vedere quello che si nasconde dietro la facciata: imbrogli, speculazioni e soprusi. Anche se, nel frattempo, Omero si è innamorato della figlia del podestà, la sua fiducia comincia a vacillare. Quando l'equivoco si chiarisce, tutti si allontanano da lui, anche la figlia del podestà. Mentre arriva il gerarca vero, fatto della stessa pasta del podestà e soci, con i quali infatti si intende subito, Omero riparte. "Non è facile fare un film sul fascismo [...] ne ricordiamo uno, abbastanza riuscito, 'Anni difficili' dello stesso Zampa, ma questo, proprio, non ci convince [...], pecca di superficialità, specialmente per ciò che riguarda la psicologia dei personaggi. [...] Ma ciò che maggiormente manca [...] è la dimensione storica. Cosa non da poco. [...] Battutine umoristiche, situazioni comiche. [...] Fortunatamente non si respira aria qualunquistica, o almeno così ci è parso". (C. Terzi, "Avanti", 26 aprile 1962). Note - GLI ESTERNI SONO STATI GIRATI A MATERA. - CARATTERIZZAZIONI: PIERO GHERARDI. - IL FILM FU PRESENTATO AL FESTIVAL DI LOCARNO (1962) DOVE VINSE LA "VELA D'ARGENTO".

La FAMIGLIA [Videoregistrazione
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Scola, Ettore <1931-2016>

La FAMIGLIA [Videoregistrazione / regia di Ettore Scola

Abstract: Vita di Carlo e di una famiglia della media borghesia romana dal 1906 al 1986, da una foto di gruppo con nipotini all'altra. Molti gli avvenimenti: l'avvicendarsi delle generazioni, battesimi, nozze, lutti, bisticci, conflitti, pranzi, compromessi. Nell'itinerario di Scola, che l'ha scritto con Furio Scarpelli e Ruggero Maccari, appare come un punto d'arrivo, un compendio: è un film sul tempo che passa e cambia le persone, levigando conflitti, sentimenti, passioni come i sassi di mare. Un film di attori, una bella prova di professionismo e maestria narrativa, di sintesi all'insegna dell'armonia, fondato su uno sguardo disincantato e saggio di chi, raggiunta la maturità, ha saputo migliorare e chiarificare il vino della giovinezza.

DELITTO perfetto [Videoregistrazione
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Hitchcock, Alfred <1899-1980>

DELITTO perfetto [Videoregistrazione / regia di Alfred Hitchcock

Abstract: Steven Taylor fa parte del mondo finanziario newyorchese, i suoi affari gli consentono una vita ad alto livello nella quale un ruolo importante ha la presenza della bella e giovane moglie, Emily Bradford, che lui ritiene la sua conquista più preziosa. Però Emily, che lavora come interprete presso l'ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, aspira a qualcosa di più di un semplice ruolo a fianco del marito. Anche per questo vive una relazione con David Shaw, artista di bel talento ma squattrinato e che fatica ad affermarsi. Emily e David si incontrano nel loft di Brooklyn, dove lui vive, un luogo lontanissimo dagli abituali percorsi del marito. Ma le coincidenze a poco a poco si stringono, Steven viene a conoscenza del rapporto ed è allora che concepisce un piano diabolico: incontra David e, dietro la promessa di un forte compenso, lo incarica di eliminare la moglie attraverso un piano scrupoloso. David accetta, ma il piano fallisce. Steven, che in realtà ha grossi problemi sul piano finanziario ed è braccato dai creditori, cerca di scaricare sulla moglie le colpe della macchinazione. Nella resa dei conti conclusiva, è Steven a rimanere vittima della propria iniziale macchinazione. Note - REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1998.

NINJA turtles. Il bastone di Bu-Kai [Videoregistrazione
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NINJA turtles. Il bastone di Bu-Kai [Videoregistrazione

NINJA turtles. L'est incontra l'ovest [Videoregistrazione
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NINJA turtles. L'est incontra l'ovest [Videoregistrazione

ATLANTIDE [Videoregistrazione
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Bulath, Alessandro

ATLANTIDE [Videoregistrazione : la citta' sommersa / regia di Alessandro Bulath

Abstract: Dal romanzo di P. Benoît. Prima di lasciare la Germania, Pabst germanizza la storia: "Da un'avventurosa leggenda francese fa con gravità un mito tedesco" (B. Amengual). Lo fa ricorrendo ai modi dell'espressionismo nella fotografia dai giochi d'ombra (il grande E. Schüfftan, E. Koerner), nelle scenografie oniriche di Ezno Metzner, nella recitazione ieratica di B. Helm. Attori principali discutibili, ottimi Sokoloff e Florelle in una danza di cancan, forse la scena più bella. In Italia fu distribuito nella versione francese con Jean Angélo e Pierre Blanchard al posto di G. Diessl e H. Klingernberg.AUTORE LETTERARIO: Pierre Benoît

IO ti salvero' [Videoregistrazione
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Hitchcock, Alfred <1899-1980>

IO ti salvero' [Videoregistrazione / regia di Alfred Hitchcock

JANE Eyre [Videoregistrazione
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Zeffirelli, Franco <1923-2019>

JANE Eyre [Videoregistrazione / regia di Franco Zeffirelli

Abstract: Jane Eyre, malata e in fuga, trova riparo presso la famiglia del reverendo St. John Rivers. Qui, la ragazza rievoca le sue tristi vicende: rimasta orfana all'età di 10 anni, è stata affidata alle cure della dispotica zia Reed, ma questa l'ha poi inviata presso la Lowood School, diretta dall'arcigno Sig. Brocklehurst, dove la sua unica consolazione era l'amicizia con Helen Burns. Divenuta adulta e diplomatasi, Jane ha poi trovato un impiego come istitutrice della piccola Adele nell'imponente dimora di Thornfield Hall, proprietà del tormentato Edward Rochester. Il suo soggiorno a Thornfield Halls è allietato dalla cordiale signora Fairfax e dalla simpatia della piccola Adele, ma la ragazza ben presto diventa consapevole che dietro la tranquilla facciata si nasconde un misterioso segreto. Nel frattempo, il legame tra lei e Rochester si fa sempre più forte fino a quando, però, il mistero viene svelato e la spinge alla fuga... "Rivisitar un classico è un rischio estremo: o vai in paradiso o dritto all'inferno. Qualche eccezione trova sosta in un limbo, implicitamente tendente al positivo con diversi gradi di moderazione. Questo è il caso della diciottesima cine-transposizione di 'Jane Eyre' che passa per le mani intelligenti di un giovane californiano giappo-latino e si tinge di all star, con il divo del momento Fassbender (Rochester mai così sexy) e la Meryl Streep del futuro Mia Wasikowska. Le atmosfere, tra ovvio realismo fashion (luci naturali! Insegnavano Kubrick e Malick e il digitale asseconda...) e magmatico dark, rievocano l'approccio percettivo al romanzo mentre la riduzione delle oltre 500 pagine sudate da Charlotte Bröonte trova soluzione nella spirale a colpi di flashback. Così nulla si perde e molto si trattiene. Gli elementi tra il noto e il nuovo ben si fondono, e il godimento non è deluso. In attesa del diciannovesimo film." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 6 ottobre 2011) "Dopo aver esibito le mestizie in fiore di Joan Fontaine (con Orson Welles), di Susannah York diretta da Mann, di Charlotte Gainsbourg (è la volta di Zeffirelli) e della giovane Ilaria Occhini in tv, 'Jane Eyre', eroina del paleo femminismo, uscita dal silenzio già 165 anni fa, rivive in nobile convenzione cine letteraria nell'espressione forte e dolce di Mia Wasikowska, ad altissimo tasso di implosione espressiva. Bravissima, l'ex Alice di Tim Burton, quasi una reincarnazione di Mia Farrow, è l'attrice del momento, star anche della love story di Gus Van Sant: è qui il baricentro narrativo di questa ennesima non ovvia né inutile versione del fortunato romanzo gotico romantico di Charlotte Brönte del 1847, coevo a 'Cime tempestose' della sorella Emily, anch'esso fresco della nuova riduzione apparsa a Venezia. (...) Ricco di chiari scuri, rimandi favolistici (Jane Eyre inizia 'Cappuccetto Rosso', prosegue come 'Cenerentola'), di colpi bassi méelo, il film dell'americano Cary Fukunaga, sceneggiato dalla Moira Buffini di 'Tamara Drewe', rende eterno più che attuale l'evolversi romanzesco, nel piacere rispettoso delle convenienze tradizionali, compreso il prologo dickensiano con orfanelle umiliate e offese: nella prima versione era la piccola Liz Taylor che ci lasciava le giovani penne per il freddo dell'anima e della carne." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 7 ottobre 2011) "Difficile rispondere positivamente alla domanda se fosse così necessario tornarci su oggi, malgrado tutto l'apprezzamento per l'accurata messa in scena del giovane regista Fukunaga. Sempre che si possa dare per scontato e acquisito, nel 2011, il messaggio veicolato dal tormentato personaggio di Jane, ferma nel difendere la propria dignità con il coraggio solitario dettato dall'intelligenza e dall'intuito, contro tutto e tutti, mentre è accerchiata da una società completamente sorda all'affermazione del principio di dignità da parte di una povera orfana senza dote e senza bellezza. (...) Pregi e qualità. L'ammirevole cura nel creare un'atmosfera, nell'impronta cupa e gotica che, con l'ausilio di location assai suggestive, avvicina il film al gusto del primo Hitchcock americano ('Rebecca') più che a recenti variazioni horror sebbene non manchino situazioni e scene in questo senso. L'altrettanto ammirevole prova di due interpreti in piena ascesa. La giovanissima Mia Wasikowska che va contemporaneamente nelle nostre sale come protagonista del film di Gus van Sant 'L'amore che resta'. E il suo partner Michael Fassbender, anche lui ora nei cinema nei severi e contraddittori panni di Jung in 'A Dangerous Method' di David Cronenberg. Entrambi attori capaci di totali cambiamenti di registro. Eppure resta l'impressione di uno sforzo un po' a vuoto, un po' accademico, che aggiunge poco. Impressione accentuata e peggiorata da certi presunti colpi di stile, forzature modernizzatrici, che fanno inutilmente perdere il filo nel vorticoso su e giù di piani temporali." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 7 ottobre 2011) "Il primo film dal romanzo di Charlotte Brönte risale al 1910. Niente di nuovo sotto il sole, ma almeno ci sono una sceneggiatrice di vaglia (Moira Buffini, quella di 'Tamara Drewe') e un cast di tutto rispetto. E poi, quando in un film c'è Judi Dench si paga il biglietto solo per lei" (Alberto Crespi, 'L'Unità', 7 ottobre 2011) "Piacerà certamente più dell'ultima versione del romanzo di Charlotte Brönte diretta da Franco Zeffirelli. Che risultò perfettamente inutile (perché almeno la ventesima lettura e perché mediocre). Inutile non è (anche se certo priva di sorprese) questa trasposizione di Fukunaga. Che non si limita a fotografare suggestivamente la cupa brughiera inglese, ma evoca con maggior grinta delle precedenti 'Eyre' l'insorgere della passione (fisica, fisica) nella coppia protagonista (per Jane è l'inizio del sesso, per Rochester il risveglio da un lungo letargo)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 ottobre 2011) Note - CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 PER I MIGLIORI COSTUMI.

PIRAMIDE di paura [Videoregistrazione
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LEVINSON, Barry

PIRAMIDE di paura [Videoregistrazione = Young Sherlock Holmes / regia di Barry Levinson

Abstract: Una storia sull'adolescenza dei due eroi di Conan Doyle. Sherlock Holmes e John H. Watson giovinetti nella Londra del 1870 sono coinvolti nelle imprese delittuose di una misteriosa setta di fanatici egiziani. La 1ª parte è tutta godibile: ha scatto e fantasia. Con la sua accumulazione di effetti, duelli, trappole, la 2ª stucca. Scritto da Chris Columbus e coprodotto dalla Amblin di Steven Spielberg.