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BARCELLONA [Videoregistrazione
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Citta' del mondo De Agostini

BUDAPEST [Videoregistrazione
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SAN Pietroburgo [Videoregistrazione
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Citta' del mondo De Agostini

Abstract: 1860. La città di Pietroburgo viene sconvolta da un attentato in cui muore un componente della famiglia imperiale. Pochi giorni dopo lo scrittore Fedor Dostoevskij conosce casualmente Gusiev, un giovane ricoverato in un ospedale psichiatrico che, in evidente stato confusionale, gli rivela di far parte di un gruppo terroristico che sta organizzando un piano per eliminare un altro compenente della famiglia imperiale. A sua volta, anche lo scrittore attraversa un periodo terribile, è inseguito dai creditori, pressato dal suo editore per la consegna di un nuovo libro, ed è anche preda di attacchi di epilessia. Quando si ritrova tra le mani delle informazioni sul capo dei terroristi, Aleksandra, capisce che deve fare di tutto per trovarla e, mentre di giorno detta alla giovane Anna il suo nuovo libro, "Il giocatore", di notte cerca senza sosta Aleksandra per convincerla a fermarsi prima che sia troppo tardi. Ma, senza accorgersene, il suo libro acquista toni rivoluzionari... "Siamo nella Russia del 1860, ma il nostro convulso presente pulsa in ogni fotogramma dei 'Demoni di San Pietroburgo', il progetto che Montaldo covava dagli anni 70 (anni di estremismo e poi di terrorismo, naturalmente). Fossimo a teatro i personaggi magari vestirebbero panni moderni, per chiarire la valenza metaforica e profetica della Russia del 1860. Le convenzioni del film in costume esigono il contrario: massimo scrupolo esteriore (anche se tutto, miracoli del cinema, è stato girato fra la Russia e il Piemonte), e insieme completa aderenza alle lacerazioni del nostro presente. Così Dostoevskij diventa il padre di tutti i cattivi maestri a venire, con un'aggravante che rende la sua figura ancora più tragica: il dubbio. (...) Il taglio illustrativo del film, con i suoi dialoghi ben calibrati e alcune evitabili scene madri (l'aquila ferita, il prigioniero salvato dai ghiacci) resta forse più adatto alla tv che al cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 aprile 2008) "Rappresentare Dostoevskij in un dramma dostoevskiano, opponendo l'ex deportato in Siberia, tornato al Baltico e all'ordine, all'anarchismo bombarolo del 1860. Vasto programma quello dei 'Demoni di San Pietroburgo', dove Giuliano Montaldo s'ispira a un'idea di Konchalovskij. In gioventù comunista, poi solidale con 'Sacco e Vanzetti' nel suo film, ora Montaldo ha a sua volta un ritorno all'ordine: s'immedesima col Dostoevskij ormai reazionario e antiebraico, come dicono i Diari. Sceglie bene l'interprete nel serbo Miki Manoilovic, ma lo circonda d'italiani alla moda: la Crescentini, la Ceccarelli, Timi. Ne deriva un film di senescenza con attori da adolescenza: se ne apprezza il coraggio, anche se è sprecato." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 25 aprile 2008) "'I demoni di San Pietroburgo' amalgama con pregevole equilibrio e sufficiente fluidità storia e romanzo, ma finisce con il nuocergli il tradizionale impianto illustrativo, inadeguato a restituire l'ambiziosa filigrana metaforica del racconto in cui s'evidenziano i ricordi dello scrittore e il processo che da rivoltoso aristocratico (o radical chic) lo ha trasformato in equanime indagatore delle debolezze dell'animo umano. Se, per esempio, è limpido e convincente lo slancio non solo moralistico, ma soprattutto razionale col quale si condannano gli astratti deliri ideologici e i brutali ricorsi alla violenza dei giovani rivoluzionari, non altrettanto riuscita appare l'immersione nel vortice delle contraddizioni dostoevskiane, spietatamente incalzate dall'indigenza e dall'epilessia, dall'assedio dei creditori e dall'urgenza di pubblicare quel meraviglioso racconto che si chiama «Il giocatore». Bisogna, per la verità, aggiungere che Miki Manojlovic è un attore di carisma e non ha colpa della verbosità teatrale che affligge il suo ritratto; come del resto non possono lamentarsi della sapiente direzione di Montaldo l'emergente Timi e il fuoriclasse Herlitzka (il poliziotto Pavlovic). Manca forse uno scatto visionario che, nel corso dei cinque giorni in cui si sviluppa il dramma, trascenda la pure assai accurata ricostruzione di arredi e costumi d'epoca." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 aprile 2008) "Mescolando la cronologia con una certa libertà e concentrando nei giorni in cui Dostoevskij scrisse 'Il giocatore' anche una serie di attentati contro i membri della famiglia zarista, il film di Montaldo 'I demoni di San Pietroburgo' rivela da subito le propri ambizioni: usare la Storia, anzi le storie - quella politica e quella letteraria, soprattutto - per riflettere sul ruolo dei 'maestri' e sulla influenza che le idee hanno nel formare la gioventù. (...) Montaldo affronta questa materia senza sottolinearne troppo il possibile lato ideologico e soprattutto senza arrivare a stabilire un vincitore certo tra le idee "revisioniste" dello scrittore e quelle "rivoluzionarie" dei giovani, ma non sceglie nemmeno di scavare più a fondo nella psicologia di Dostoevskij e negli abissi di quell' anima umana che i suoi romanzi avrebbero saputo scandagliare in maniera così magistrale. Sceglie piuttosto una narrazione più tradizionale, antica verrebbe quasi da dire, che si ricollega direttamente allo stile delle sue regie anni Settanta e Ottanta e che sarebbe ingeneroso definire tout court televisiva (basterebbe il ricercato lavoro sull'illuminazione e la fotografia di Arnaldo Catinari per capire quanto poco il film sia debitore dell'estetica senza profondità in stile fiction), ma che non cancella l'impressione di un cinema fin troppo pedagogico, fin troppo equilibrato, più attento alle suggestioni del romanzesco che a quelle del visivo. Una regia che sceglie di non confrontarsi con le scommesse estetiche del cinema contemporaneo e che rivendica con orgoglio il diritto a uno stile classico, un po' intemporale, signorilmente pittorico. Ma che rischia di stemperare troppo la tensione che pure il tema vuole affrontare." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 25 aprile 2008) Note - LA VOCE DI DOSTOJEVSKIJ E' DI SERGIO DI STEFANO. - LUOGHI DELLE RIPRESE: TORINO E SAN PIETROBURGO. - FONICO: LUCA ANZELLOTTI. - FILM DI INTERESSE CULTURALE NAZIONALE REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, CON IL SOSTEGNO DELLA FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE E DELLA REGIONE PIEMONTE. - NASTRO D'ARGENTO 2008 AD ARNALDO CATINARI (PREMIATO ANCHE PER "PARLAMI D'AMORE) PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA E A FRANCESCO FRIGERI PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR PRODUTTORE, ATTRICE PROTAGONISTA, FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA, COSTUMI E COLONNA SONORA. - DAVID DI DONATELLO 2009 PER: SCENOGRAFIA E COSTUMI. ERA CANDIDATO ANCHE PER FOTOGRAFIA, TRUCCO, ACCONCIATURE, EFFETTI SPECIALI VISIVI.

ISTANBUL [Videoregistrazione
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Citta' del mondo De Agostini

Abstract: Avventuriero torna a Istanbul per recuperare brillanti nascosti in una camera d'albergo e scopre che la fidanzata, che credeva morta, è viva, ma soffre di amnesia. Rifacimento di un film (Singapore, 1947) con Ava Gardner e Fred McMurray, fiacco quasi quanto l'altro. Nat King Cole canta due canzoni. Flynn stanco sul viale del tramonto.

EDIMBURGO [Videoregistrazione
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Abstract: Spesso gli Americani si innamorano di se stessi. E allora illustrano le loro attitudini migliori. Espongono il loro patrimonio più prezioso, che è il musical. Hollywood ha molto rimaneggiato, metabolizzato, contaminato, ma il musical lo ha proprio inventato. Trattasi dell’unica forma di spettacolo solo-e-tutta-americana. Di conseguenza, per l’occasione, Hollywood non si è lasciata sfuggire la possibilità del riconoscimento massimo. Quando il musical ha concorso, ha vinto. Da Un americano a Parigi, a Gigi, West Syde Story, My Fair Lady, Tutti insieme appassionatamente, Oliver. Dopo il “postmoderno” Moulin Rouge, “riconosciuto ma non del tutto” ecco un film di metallo robusto, di forte espressione e forte sostanza. Dopo l’età dell’oro del genere (infatti occorre tornare molto indietro per l’ Oscar) non è mai facile inventare qualcosa su quei piani, c’era riuscito Bob Fosse (All That Jazz), le altre erano state rivisitazioni o ispirazioni, anche se di grande livello, come Grease. Ma qui Rob Marshall, regista e coreografo, ha preso il toro per le corna. Ha trovato musiche e testi importanti, ha inventato balletti originali e irresistibili (quello dei burattini!), soprattutto ha scoperto due attrici straordinarie, anzi, di più. Diamo per (quasi) scontato che quasi tutte le donne del cinema americano sappiano recitare. Ma ballare e cantare come ballerine e cantanti professioniste è un’altra vicenda. Zellweger e Zeta-Jones portano quel valore aggiunto con talento strepitoso. Velma (Zeta Jones) e Roxie, sconosciute ma talentose, riescono a far parlare di sé uccidendo i mariti e grazie a un avvocato fantasioso e spregiudicato (Gere). La prigione, il processo, i tradimenti, le confessioni, i numeri e il successo. Ironia generale, musica che sempre attraversa travolgente. Tutti registri perfetti. Perfetti in chiave di musical che è, ribadiamo, chiave squisitamente americana e distrattamente italiana. Bravo, ma non come le donne, anche Gere. Delle 14 nomination molti diventeranno Oscar. E’ una scommessa.

MONTREAL, Toronto [Videoregistrazione
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CITTA' del Messico [Videoregistrazione
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VENEZIA [Videoregistrazione
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RIO de Janeiro [Videoregistrazione
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VIENNA [Videoregistrazione
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MEMENTO [Videoregistrazione
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Nolan, Christopher <1970->

MEMENTO [Videoregistrazione / regia di Christopher Nolan

Abstract: Memento è l'imperativo del verbo difettivo latino “memini, isse” e può essere tradotto con “ricordati”, che è la parola chiave del secondo lungometraggio di Christopher Nolan. Intorno a questo principio ruota infatti l'intera vicenda, non raccontata in modo lineare, ma attraverso un apparente caos che incarna il punto di vista del personaggio principale, Leonard Shelby, affetto da una particolare forma di amnesia, che lascia intatti i vecchi ricordi ma comporta la perdita della memoria breve. Attraverso un'affannosa ricerca compiuta per mezzo dell'azione e della scrittura, che serve a registrare ciò di cui la percezione non può farsi sicuro garante, il detective Shelby cerca l'assassino della moglie, l'ultimo ricordo che “non riesce a ricordare di dimenticare”, in una labirintica realtà continuamente riazzerata e in cui non si può mai pronunciare l'ultima parola. Dopo l'ambizioso esordio con Following, Nolan torna a lambiccare lo spettatore con una nuova sfida intellettuale, riscoprendo l'arcano potere della scrittura e rimettendo in discussione il tradizionale linguaggio cinematografico. La poetica del regista-letterato risiede in una scena apparentemente marginale, in cui Leonard parla con la moglie, che rilegge un libro che già conosce. All'obiezione di lui per il quale l'interesse della lettura consisterebbe nel sapere ciò che viene dopo, la donna oppone il suo punto di vista, facendosi portavoce del leitmotiv dell'intero film, che può apparire proprio come un libro sfogliato a caso, o comunque non nell'ordine di numerazione delle pagine. In effetti il trucco del luciferino Nolan trascende i limiti del pur elaborato script e risiede nel cuore stesso del cinema: il montaggio. Decostruendo e ricostruendo la linearità della fabula, reinventa un inquietante mosaico di ambiguità ed incertezze, con una sintassi intricata e scandita dalla martellante punteggiatura delle dissolvenze, che catapulta continuamente lo spettatore in un rompicapo difficile da districare. Il punto debole di questo cerebrale edificio è però nella sua stessa logica di destrutturazione, che suggerisce in anticipo la soluzione dell'enigma e presenta un finale (?) discutibile, proprio per la sua inautenticità di scena conclusiva. L'originalità del prodotto è da ricercarsi piuttosto nella particolare struttura compositiva, che rivoluziona il più scontato modo di fare cinema, suggerendo soluzioni inedite e tuttora insondate. Non è superfluo aggiungere che lo stesso Nolan ha “ricordato” Memento nel più ambizioso e maturo Inception, in cui un non meno tormentato Dom Cobb ricalca un iter non dissimile da quello del suo predecessore Leonard Shelby.

RIDERS [Videoregistrazione
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Pires, Gerard

RIDERS [Videoregistrazione / regia di Gerard Pires

Abstract: Slim, Otis, Frank e Alex (tre ragazzi e una ragazza) sono un gruppo di giovani pattinatori specializzati in rapinare banche. Nell'ambiente sono anche conosciuti come maestri nell'arte della 'fuga'. Ora Slim - la testa pensante del gruppo - sta studiando un piano per concludere definitivamente la loro carriera di scassinatori: cinque rapine in cinque giorni che frutteranno loro un bottino di oltre 20 milioni di dollari. Questa volta, tuttavia, dovranno affrontare due nemici: la polizia e la mafia.

MOBBING [Videoregistrazione
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Comencini, Francesca <1961->

MOBBING [Videoregistrazione : mi piace lavorare / regia di Francesca Comencini

Abstract: Anna, segretaria di terzo livello, comincia ad avere problemi sul lavoro: i colleghi non la invitano più a prendere il caffè, il suo posto di lavoro viene 'distrattamente' occupato, nessuno si siede più vicino a lei durante la pausa mensa, il direttore del personale la ignora. Le vessazioni e i problemi di lavoro pian piano iniziano a logorare la vita di Anna, sola e divorziata, che ha come unico conforto il suo rapporto con la figlia Morgana... "Aderendo a una iniziativa della Cgil sul fenomeno del 'mobbing' aziendale, Francesca Comencini ha scritto e diretto un film di ottime intenzioni, efficacemente persecutorio, didascalico nel senso migliore del termine. Fino al sottofinale, almeno, dove la ribellione della protagonista e l'intervento, salvifico, di una rappresentante sindacale risolvono la questione in maniera rapida e - temiamo - più facile di quanto non avvenga nella realtà." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 febbraio 2004) "'Mi piace lavorare' di Francesca Comencini è un film intimista che va dritto al cuore e al contempo affronta un grosso problema sociale, quello del mobbing: ovvero della vessazione psicologica sul lavoro. (?) Nella vibrante e sommessa interpretazione della Braschi ben corrisposta dalla piccola Camille Dugay (figlia della Comencini), il rapporto d'amore madre-figlia è il vero centro emotivo di questo bel film." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 12 febbraio 2004) "'Mi piace lavorare' di Francesca Comencini si potrebbe definire il vero film dell'orrore. Non quello dei mostri o dei vampiri, ma l'orrore quotidiano che in tanti casi rende angosciosa l'esistenza di chi fatica sotto padrone. (...) Se si pensa che quarant'anni fa, a proposito di 'Il posto' di Olmi, si parlò di un clima alla Kafka, che paragone letterario si dovrebbe inventare oggi per 'Mi piace lavorare'? La verità è che qui non c'è spazio per la letteratura e che di fronte a una vicenda narrata con tanta aderenza alla realtà sociale e psicologica anche il diaframma costituito dalla macchina cinema non sembra esistere più. Pur inserendo nel film tanti elementi personali, l'autrice fa un severo sforzo di oggettività e riesce a enucleare un grave problema sociale senza paraocchi ideologici. Tutti gli interpreti di contorno, presi dalla vita, sono stati invitati a improvvisare sugli spunti delle varie situazioni le loro battute e lo fanno con assoluta credibilità; e in mezzo a loro Nicoletta Braschi è tanto vibrante e partecipe da sembrare una persona vera anziché un'attrice. Uscendo domani sugli schermi italiani, Mi piace lavorare meriterebbe di essere visto e meditato da molti; ma il problema è sempre quello dai tempi del Neorealismo: ha voglia la gente entrando in un cinema di ritrovare sullo schermo gli aspetti crudi della realtà?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 12 febbraio 2004) "Francesca Comencini e i suoi collaboratori sono bravissimi nel mettere in scena una storia di mobbing che è un montaggio di tante vicende vissute e un ponteggio, avveduto e partecipe, tra documentario e finzione: attori e non attori, regia e pedinamento di azioni, copione ed esperienze personali rielaborate per la macchina da presa. L'editing della trama e la circolarità tra cinema e fuoricampo hanno un unico limpido punto di vista. Il lavoro continua a nobilitare le persone e a renderle meno fragili." (Enrico Magrelli, 'Film Tv'. 17 febbraio 2004) Note - PRESENTATO FUORI CONCORSO E VINCITORE DELLA SEZIONE 'PANORAMA' AL 54.MO FESTIVAL DI BERLINO (2004)

Catartico live
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Catartico live / Flavio Oreglio

Mondadori, [2005]

Abstract: Spettacolo di cabaret registrato a Busto Arsizio nell'aprile del 2004.

Le DUE tigri
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Le DUE tigri : in caccia per la liberta' [Videoregistrazione / produttore esecutivo Oloff Bergh

Discovery channel

Abstract: Il capo della setta dei "thug" fa rapire, per vendetta, la bimba di un giovane indù e la fa rinchiudere in un tempio dove dovrà divenire sacerdotessa della dea Kalì. L'indù per riavere la propria figlia invoca l'aiuto di un rajah molto influente, chiamato "tigre della Malesia", il quale fa sguinzagliare i suoi uomini alla ricerca dei "thug" e del tempio misterioso. Attraverso varie vicende drammatiche e avventurose nella giungla, i protagonisti riescono a penetrare nel tempio e, dopo una violenta battaglia con i "thug", possono liberare la fanciulla. "(...) il film diretto da Simonelli a tinte vive e senza complimenti e indulgenze per quanto riguarda la logica, rispetta il genere e l'origine della trama. (...) La cornice esotica è abbastanza curata e il comparsame si agita con zelo, sopportando intrepido il costume avaro di stoffa e la dovizia dei barboni finti (...) " . (S. De Feo, " Il Messaggero " del 25/2/1942) . Note - AIUTO REGISTA: PIERO CASERINI - DIRETTORE DI PRODUZIONE: ROSSI ANTONIO

Il MIRACOLO della vita [Videoregistrazione
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Il MIRACOLO della vita [Videoregistrazione

Scienze DVDOC

Abstract: Un viaggio alla scoperta del mistero della vita: dal fenomeno del crossing over, che crea il codice genetico di ogni nascituro nel dna, allo sviluppo del bambino nel ventre materno, dal concepimento alla nascita.