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Trovati 37832 documenti.
MAGILLA gorilla. Al volante [Videoregistrazione
IN the mood for love [Videoregistrazione / regia di Wong Kar-Wai
Abstract: Hong Kong, 1962. I coniugi Chow e i coniugi Chan si trasferiscono lo stesso giorno in due appartamenti contigui. Sono il signor Chow e la signora Chan a rientrare più di frequente a casa ed è così che nel giro di breve tempo scoprono che i rispettivi consorti sono amanti. La volontà di comprendere le ragioni del tradimento subito li porterà a frequentarsi sempre più spesso e a condividere le sensazioni provate. In the Mood for Love è come una prigione; una romantica, sensuale, impalpabile e atemporale prigione. In cui i gesti si ripetono incessantemente e gli orologi non indicano nulla di significativo sul trascorrere del tempo (a quello ci pensano i dettagli, come il cibo o i vestiti, che aiutano a comprendere il cambio di stagione), ma si limitano al loro ruolo di custodi immoti dello status quo. Amore e Tempo, ancora una volta, come in Days of Being Wild e come sarà in 2046, film-gemello di In the Mood for Love, così uguale e così differente. Chow Mo-wan e Su Li-zhen (nome che Wong Kar-wai assegna tanto a Maggie Cheung in Days of Being Wild che a Gong Li in 2046) sono archetipi delle occasioni mancate e dell'amore inespresso, messo in cattività dalle barriere delle convenzioni sociali: loro stessi dal principio non si rendono conto di quel che provano, ossessionati dall'emulazione dei rispettivi fedifraghi consorti (genialmente lasciati da Wong fuoricampo come pretesti, corpi estranei alla narrazione). Tale è il terrore di vivere un amore in prestito, figlio della vendetta, che il signor Chow e la signora Chan finiscono per non viverne uno intenso e reale, lasciandolo scorrere tra i rivoli dei traslochi e degli anni che passano, mentre nuove mode soppiantano le precedenti e la storia porta De Gaulle in visita in Cambogia. Fatto che di per sé non rappresenta che una mera appendice della ragione reale che conduce Chow alla Cambogia nel '66, unica possibilità di guardare con il sufficiente distacco spaziale e temporale ai segni lasciati da ciò che (non) è stato. Ma il focus di Wong Kar-wai non solo in termini quantitativi all'interno della narrazione è sulla Hong Kong dei primi '60, crocevia per gente di Shanghai in fuga dal comunismo di Mao e per la musica latino-americana che riempie i ristoranti sulle note di Nat King Cole. La ricostruzione è maniacale e amorevole - con la Cheung ideale incarnazione dell'eleganza dei cheongsam di quegli anni con una cura per il dettaglio che rimanda a Bresson e una capacità di catturare quel che vive tra gli spazi vuoti che richiama Antonioni. Ma raccontando l'amore, il suo sviluppo e la sua eterna illusione come solo Wong Kar-wai sa fare.
FEMME fatale [Videoregistrazione / regia di Brian De Palma
Abstract: Tentatrice nata, bellezza mozzafiato, vera e propria 'femme fatale', Laura Ash è anche una scaltra fuorilegge. Sette anni dopo una rapina ad una gioielleria, decide di tornare in Francia con una nuova identità. Ma il contrattempo è dietro l'angolo e si materializza sotto forma di Nicolas, un paparazzo che le scatta una foto mettendo, così, a repentaglio la sua vita. Ma la curiosità su questa donna sarà fatale a Nicolas? "De Palma ha una passione viva, documentata, erotica, per il cinema, per il fascino del vedere-sentire, per frammenti di Hitchcock e Truffaut, per il mezzobusto di Veronica Lake e per parole 'femme fatale' (ovvero dark lady, ma giocando con le rifrazioni francesi del noir e della critica che lo inventò) e tutto il resto. Questo è il film che parla di De Palma, autore originale e unico proprio in virtù della sua 'inautenticità'. La storia? Si vede, si sente e si gode". (Silvio Danese, 'La Nazione', 22 novembre 2002) "Partire dalla platea in questo insinuante thriller di De Palma è come viaggiare nell'ottovolante di un cinema che non si sa dove atterrerà, ma sa tenere la cinepresa sempre al posto giusto. (...) Si tratta di un divertimento cinéfile, non a senso unico, impastato di paura, in cui De Palma, dopo la parentesi su Marte, riprende a divertirsi col suo maestro Hitchcock, confermandosi uno dei pochi cineasti di oggi innamorati del 'mezzo' cinema, grimaldello per entrare in zone oscure della personalità e dichiarare la prepotenza surreale delle immagini, impari alla macchinosità del complotto e dei dialoghi". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 novembre 2002) "Un soggetto con risonanze metafisiche alla Kieslowski è declinato in chiave thriller da Brian De Palma, che non esita a banalizzarlo facendo di 'Femme fatale' una compilation - ai limiti della parodia - di tutto il proprio cinema precedente; nonché di quello hitchcockiano, come sua abitudine. De Palma è bravo, bravissimo a muovere la macchina da presa; non lo scopriamo oggi; però è sorprendente vedere come la più complicata delle scene diventi fluida e naturale quando è girata da lui". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 novembre 2002) "Sospeso fra le consuete rivisitazioni di 'Vertigo' e le atmosfere oniriche di 'Mulholland Drive', 'Femme Fatale' fa risorgere la sua protagonista come in un incubo e ci trascina in un mondo di inganni e inseguimenti fino alla scena intima ed erotica ambientata nella bettola (...) Accecato dal puro piacere visivo, De Palma dimentica, più del solito, di regalarci qualcosa di coerente pur nello svolgimento folle. E così i pezzi del racconto volano qua e là, Banderas è incerto, i virtuosismi di regia risultano frammenti bellissimi che galleggiano nel vuoto. Ma l'oscuro film, a ben guardare, suggerisce spaventi più intensi di quelli evocati da tanto cinema standard". (Piera Detassis, 'Panorama', 28 novembre 2002) Note - PRESENTATO FUORI CONCORSO AL FESTIVAL DI CANNES 2002.
Le NUOVE avventure di Scooby-Doo. I bracconieri [Videoregistrazione
TOM & Jerry [Videoregistrazione : il film
ATLANTIS [Videoregistrazione : il ritorno di Milo / prodotto da Walt Disney
Abstract: È un documentario sulla fauna marina, o anche il sogno di un uomo divenuto pesce, come lo definì Besson, patito dell'acqua e del mare, come attesta Le grand bleu (1987). Ha l'ambizione di un poema. Troppo lungo per lo spettatore comune, può interessare due categorie di persone: gli amanti del mare e della pesca subacquea; i fans dell'arte astratta. Almeno dagli anni '70 il documentario si presta a operazioni di formalismo estremo, e Besson è un formalista (Nikita) che si prende i suoi rischi, ma anche uno showman non privo di astuzia. Lo rivela la turgida musica di Eric Serra che ricorre anche a un'aria della Sonnambula di Bellini (voce di Maria Callas) per le manta-torpedini e alla disco music per le foche. L'antropomorfismo è la sua forza e il suo limite. Fotografia di Christian Petron.
Gli ULTIMI giorni di Pompei [Videoregistrazione / regia di Mario Caserini
Abstract: Amori, intrighi, violenza nella Pompei alla vigilia dell'eruzione del vulcano che la raderà al suolo. Gli intrighi sono quelli del sacerdote pagano Arbace, gli amori si intrecciano fra una coppia d'alto lignaggio, un gladiatore e una schiava. La violenza è quella dei combattimenti nel circo. Partecipano alcuni gloriosi nomi come Laurence Olivier, Anthony Quayle e Ernest Borgnine.
DAWSON's creek. Prima stagione [Videoregistrazione
DAWSON's creek. Seconda stagione [Videoregistrazione
$2 fast 2 furious [Videoregistrazione / regia di John Singleton
Abstract: L'ex poliziotto Brian O'Conner recluta il suo vecchio amico d'infanzia Roman Pierce per collaborare al trasporto di una partita di denaro 'sporco' per conto del boss malavitoso Carter Verone, che come attività di copertura gestisce una ditta di import-export in Florida. Ma il nuovo lavoro di Brian, in realtà, è una copertura: Brian agisce per l'FBI accanto all'agente Monica Clemente, che si è infiltrata nell'organizzazione per tentare di smantellarla. "Tornano le macchine fiammeggianti, le corse spericolate e le belle donne. Torna tutto in '2 Fast 2 Furious' tranne Vin Diesel, la star del primo episodio. Eppure il regista John Singleton ha stile e anche se non è più quello del suo lontano esordio ('Boyz'n the Hood', 1991), sposa bene testosterone e humour. La coppia di protagonisti black & white funziona. Successo di pubblico. Singleton diventa il regista nero che ha incassato di più in Usa. Tornerà il black power. Ma più come fenomeno commerciale che politico". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 20 giugno 2003) "Non più il regista Rob Cohen ma John Singleton, 35 anni, nero, autore di 'Boyz'n the Hood' e de 'L'università dell'odio', impegnato qui in una direzione distratta, poco inventiva, alimentare. Non più la coppia Paul Walker/Vin Diesel, ma la coppia bianco/nero Paul Walker/Tyrese, modello e cantante di rythm'n blues. Non più Los Angeles, ma Miami. (...) Poi c'è il resto, ovviamente: la notte, i fragori delle auto e la loro mitizzazione, il rischio costante sfidato con rabbiosa allegria, gli ammiratori fanatici, le ragazze bellissime, le sfide, i vistosi premi in dollari, i tradimenti, gli infiniti luoghi comuni affastellati in un film vincente che nel suo primo week-end di programmazione negli Stati Uniti ha incassato 50 milioni di dollari. E su tutto le automobili: per chi ne ama la guida e il rombo, '2 Fast 2 Furious' è il film ideale". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 giugno 2003) "I recidivi si accomodino, consapevoli che '2 Fast 2 Furious' non è che un voluminoso catalogo di luoghi comuni, dove i frammenti di storia servono solo a cucire al filo bianco una carambola con l'altra. Al confronto col secondo episodio, nella memoria Diesel diventa quasi un fine umorista; tanto il film è indigente per situazioni e battute di dialogo. Spiace un po' trovare alla regia il dotato John Singleton ('Boyz'n the Hood'); ma di una cosa bisogna dargli atto. Rinunciando a ogni ambizione impossibile, il regista si è concentrato sull'unico interesse del film - le corse - e ha costruito una serie di pezzi di bravura piuttosto impressionanti. Anche se, ormai, visti mille volte". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 luglio 2003) "Persa la ruvidità 'coatta' dell'originale con l'ambientazione spostata da Los Angeles a Miami Beach e con il forfait del neo-divo Vin Diesel, 'Fast Furious 2x2' appare in realtà disinvolto, buffonesco nei suoi vivaci colori multietnici, sostanzialmente innocuo. Quasi come lo era negli anni '70 l''Altrimenti ci arrabbiamo' del duo Bud Spencer-Trence Hill. Anzi, il comportamento della loro Dune-Buggy, all'epoca, poteva anche apparire più trasgressivo delle accelerazioni ora impresse da Paul Walker e Tyrese a due cromatissimi modelli speciali: una Nissan e una Mitsubishi. Semmai qui è la carrozzeria delle ragazze-speedy a far sensazione. Non certamente la storia, che rispetto al primo film si ripete: di nuovo poliziotti infiltrati nelle alte sfere del crimine grazie alla terra di mezzo delle corse fuorilegge, di nuovo un'amicizia virile in competizione con un flirt 'caliente'. E qui entrano in circuito due aspiranti sex-symbol di belle speranze: Tyrese, ex modello e recente rivelazione della black music, ed Eva Mendes la risposta cubana a Jennifer Lopez. Difficile, a questo punto, leggere in filigrana qualche implicazione sociale, sebbene il nome del regista, John Sigleton, rimandi alle istanze afroamericane di 'Boyz 'N the Wood', spaccato sul ghetto delle gang giovanili di Los Angeles". (Alfredo Boccioletti, 'Il Resto del Carlino', 22 giugno 2003)
La FINESTRA di fronte [Videoregistrazione / regia di Ferzan Ozpetek
Abstract: Un anziano signore che ha perduto la memoria viene ospitato da Giovanna e Filippo, una giovane coppia con due figli. Insieme a Lorenzo, che abita nel palazzo di fronte, Giovanna cercherà di ricostruirne l'identità ma al tempo stesso scoprirà di aver perso lei stessa il ricordo dei propri sentimenti. L'opera di ricostruzione della vita dell'uomo andrà in parallelo con l'indagine sul mondo della giovane signora le cui passioni sono state cancellate e sostituite da surrogati. "La vicenda del vecchio si intreccia, nel film molto ricco, a quella d'una giovane coppia coniugale scontenta: sarà il vecchio a indurre Giovanna Mezzogiorno a non rinunciare a chiedere il meglio alla vita". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 febbraio 2003). "Mentre Roma è ancora stordita per la scomparsa di Alberto Sordi, arriva un film che è una specie di lettera d'amore alla nostra città, 'La finestra di fronte'. E' una lettera esigente, come ogni vero messaggio d'amore, perché non solo dichiara i propri sentimenti ma chiarisce l'origine, la portata e le condizioni grazie alle quali quei sentimenti potranno crescere e fiorire oppure spegnersi e appassire. Ed è una lettera illuminante anche perché a scriverla è il turco Ferzan Ozpetek. Che come ogni straniero vede e sente cose nascoste dalla consuetudine agli stessi romani: il peso del passato, le sue tracce indelebili per quanto semicancellate, la vergogna e il dolore di certe pagine di storia. E la speranza, la solidarietà, il legame segreto che unisce le vite più distanti in un solo grande disegno. A condizione di saperlo intendere, naturalmente. (...) Altro non si può dire senza rovinare il laborioso intarsio di destini allestito da Ozpetek. E se il commovente Girotti, con i suoi dolci spettacolari e la sua storia segreta, è tanto più convincente del teatrino domestico e condominiale o di un personaggio appena abbozzato come quello toccato in sorte a Raoul Bova, è perché venendo lui stesso dal passato è l'anima e il cuore di questo film che unisce memoria (collettiva) e coscienza (individuale) come due facce della stessa medaglia. O due strati di una sola torta. Profumata e sapiente, anche se un po' troppo zuccherata per conquistare fino in fondo". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 febbraio 2003). "Ambientato a Roma, il film è intonato a una costante intensità di sentimenti. Il tema della finestra alla Hitchcock, della finestra che si apre su altre realtà, è svolto con estrema finezza di notazioni. Gli interpreti sono straordinariamente partecipi, Bova ogni volta più maturo, la Mezzogiorno che all'immagine incantevole accoppia un mordente da vera figlia d'arte. Però la figura per cui 'La finestra di fronte' si colloca da subito fra i film che resteranno è quella di Massimo Girotti, che dopo essere stato l'eroe dell'Italia fra guerra e dopoguerra rinnova ora la memoria di quegli anni. Pochi attori hanno incarnato in modo così completo l'intero palpito della vita di una nazione; e Massimo, sublime di dolcezza e vulnerabilità, esce di scena alla grande facendo l'ultimo dono a un cinema che si era dimenticato di lui". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 marzo 2003). "Il cinema italiano è vivo e sta bene. Ce lo conferma oltre ogni aspettativa il nuovo film di Ferzan Ozpetek: molto bello, intenso, ben scritto e dove le cose giuste avvengono al momento giusto, con motivazioni precise. 'La finestra di fronte' contiene due storie, un 'mystery' e una passione d'amore. (...) Storia di detection, condotta un po' alla maniera di un giallo per scoprire l'identità dell'uomo e il suo passato; dove s'intrecciano un amore proibito, omicidio e sacrificio durante i rastrellamenti degli ebrei romani nell'ottobre 1943. Commossa senza retorica, la regia fa convivere tempi diversi nella stessa inquadratura, dando corpo e voce ai fantasmi". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 marzo 2003). "Ozpetek ama le storie e nel film ne racconta molte, reali, sottotraccia o fantasmatiche. Compie anche gesti audaci: panoramiche che iniziano sull'oggi e si confondono in un ballo del passato, la rivelazione di Giovanna che a un passo dal tradimento, spia se stessa nella finestra di fronte. Cose che al cinema, se vengono male, distruggono un film, ma che il regista sa giostrare con mano ferma. Nessuna didattica arida nell'affrontare l'Olocausto, tenerezza leggera nel raccontare la passione per i dolci che unisce Giovanna e Simone, spericolatezza nel mischiare il melodramma con il soprassalto da autore come nella corsa finale di Giovanna sulle scale. C'è una tale passione e compassione che non suona eccessiva, anzi, neppure l'ultima frase di Simone alla donna: 'Non si accontenti di sopravvivere, lei deve 'pretendere' di vivere in un mondo migliore e non soltanto sognarlo". (Piera Detassis, 'Panorama', 6 marzo 2003). Note - 5 DAVID DI DONATELLO 2003: MIGLIOR FILM, MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (GIOVANNA MEZZOGIORNO), MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (MASSIMO GIROTTI, POSTUMO), MIGLIOR MUSICISTA (ANDREA GUERRA) E DAVID SCUOLA - NASTRO D'ARGENTO 2003 A GIORGIA PER LA MIGLIORE CANZONE "GOCCE DI MEMORIA"
LOONEY tunes back in action [Videoregistrazione : il film / regia di Joe Dante
Abstract: Sbattuto fuori dagli studios della Warner, Daffy Duck si appiccica a D.J., il loro uomo della sicurezza, figlio di Damian Drake, star della serie 007 rapito da criminali, e lo segue nelle ricerche del genitore scomparso. Nel frattempo Bugs Bunny cerca lui per convincerlo a fare coppia nel lavoro. Da anni Dante sognava di fare un film sugli amati Looney Tunes, inventati negli anni '40 da Chuck Jones (morto poco prima di essere coinvolto nel film). La Warner, dopo l'esperimento di Space Jam nel '96, accettò di farlo provare. Operazione riuscita: nel suo mix di live-action e animazione è assai divertente. Infantile e trasgressivo insieme, condotto a ritmo frenetico e infallibile, ironico e spiritoso nel disegnare personaggi umani che sembrano cartoni (come si diverte Martin!) e viceversa. Ottimo negli effetti speciali non invadenti. Fra i momenti irresistibii l'incursione al Louvre con l'immersione nei più noti quadri del pointillisme.
ALI G [Videoregistrazione / regia di Mark Mylod
Abstract: Ali G è il capo di una band giovanile londinese, e per protesta contro la paventata chiusura del centro sociale dove insegna ai bambini tecniche di sopravvivenza, decide di incatenarsi alla fermata di un autobus. Viene notato dal vice primo ministro, che ne sfrutta la popolarità presso le classi più deboli candidandolo alle elezioni. Ali G, incredibilmente, viene eletto in Parlamento, dove, manco a dirlo, risolverà molti scottanti problemi, fino a scontrarsi con il vicepremier che lo ha fatto eleggere. Questi, perfidamente, tenterà di estrometterlo dalle sue funzioni pubbliche, ma Ali G saprà fare giustizia. La trama, in questa pellicola, è del tutto irrilevante, e rappresenta solo un pretesto per portare al cinema la fama che Sacha Baron Cohen (alias Ali G) si è creato in Inghilterra con un programma televisivo demenzialmente volgare. Impossibile, quindi, dare un giudizio su un instant-movie che serve solo a perpetuare il successo del personaggio, e ad esaltare lo smisurato ego del protagonista. Da notare i cameo di Naomi Campbell e Shaggy. Noblesse oblige…
NON aprite quella porta [Videoregistrazione / regia di Marcus Nispel
Abstract: Remake del classico del 1974 'Non aprite quella porta'. Un gruppo di amici viene misteriosamente attratto da una casa. All'interno, una famiglia dalle insolite abitudini cannibaliste.
La MEGLIO gioventu' [Videoregistrazione / regia di Marco Tullio Giordana
MARIA Jose' [Videoregistrazione : l'ultima regina / regia di Carlo Lizzani
DANCER in the dark [Videoregistrazione / regia di Lars Von Trier
Abstract: Selma, un'emigrante ceca, è una ragazza madre che lavora in una fabbrica nella campagna americana. La sua grande passione per la musica, specialmente per tutti i pezzi cantati e ballati dei più famosi musical di Hollywood, la aiuta a sopportare il suo grande dolore che nasconde a tutti: sta perdendo la vista e suo figlio Gene subirà la stessa sorte se non potrà sottoporsi ad un costoso intervento chirurgico. Un giorno un suo vicino, altrettanto disperato, la accusa ingiustamente di avergli rubato i suoi risparmi e questo scatenerà il dramma. TRAMA LUNGA Selma, ragazza madre, è arrivata negli Stati Uniti dalla ex-Cecoslovacchia. Nel piccolo paese agricolo dove risiede, ha trovato lavoro come operaia in fabbrica. Selma non dice a nessuno la realtà della propria situazione: sta diventando cieca, e suo figlio Gene è destinato alla stessa sorte se lei non riuscirà a farlo operare in tempo. Si tratta di una operazione costosa, e per questo Selma giorno dopo giorno mette da parte il denaro, spendendo il minimo indispensabile e facendo turni di straordinario anche notturno. Selma ha la passione per il musical, e nei ritagli di tempo partecipa alle prove della locale compagnia teatrale. Ma la sua vista peggiora sempre di più, e ormai i movimenti che può fare sono veramente pochi. Selma si confida con Bill, il vicino proprietario di casa e poliziotto. Anche Bill ha bisogno di soldi per assecondare i desideri sempre crescenti della moglie e, approfittando di un momento in cui Selma non distingue la sua presenza, osserva dove la donna tiene i risparmi e quando lei è assente entra in casa e li ruba. Selma però se ne accorge, capisce che è stato lui, cerca di riaverli indietro. Bill nega tutto, scoppia una lite, parte un colpo dalla pistola di ordinanza: ferito, Bill sente di non avere più la forza di sostenere i problemi che lo affliggono, chiede allora a Selma di non lasciarlo in quella condizione. Selma spara altri proiettili su di lui e l'uomo muore. Viene arrestata, sottoposta al processo e infine condannata a morte. Mentre è in carcere, il caso viene riaperto, c'è un rinvio e forse si potrebbe sperare in qualche cambiamento. Ma i soldi per l'avvocato non ci sono più, bisogna utilizzare quelli messi da parte per Gene. Selma dice di no. Rifiuta qualunque altra azione legale. Il rinvio scade e Selma muore per impiccagione. "Realismo in forma di musical o musical in forma di realismo. Coreografie bellissime, canzoni strepitose. Lars von Trier stupisce ancora e riesce ad arrivare in fondo al film senza che il tono drammatico sia ridicolizzato dagli intermezzi musicali. Il risultato è un film che strazia, sospeso con grazia. (...) Lunghissimo, oltre tre ore, eppure mai noioso, piacerà a chi ha il coraggio di deviare dalla prigione della verosimiglianza, per lasciarsi invadere da compassione". (Piera Detassis, 'Panorama', 24 agosto 2000). "Ma divertirsi a manipolare le aspettative del pubblico vuol dire essere un grande regista? Lasciatemelo dubitare. Almeno fino a quando potrò continuare a credere che il grande cinema è quello dove ogni movimento di macchina ha un senso (Welles), ogni inquadratura risponde a una logica (Lang) e il dovere del regista non è stupire ma aiutare lo spettatore ad aprire gli occhi sul mondo che lo circonda (Rossellini). (Paolo Mereghetti, Io Donna, 28 ottobre 2000). "L'idea globale del film sembra essere quella di combinare il mondo fantastico dei musical hollywoodiani con la vita reale e con i veri sentimenti (...). Ci doveva essere uno scontro fra questi due elementi ma credo che sia insito nel personaggio di Selma. Lei nutre una grande passione per entrambe le dimensioni: ama molto la vita reale, le persone concrete, gli errori, cioè qualunque cosa possa definire gli esseri umani. Ma lei ha pure un grande amore per la stilizzazione dei musical (...). I due elementi coesistono nell'opera, e Selma è convinta che si possono combinare. Ma forse è impossibile e perciò tutto è così tragico. Ciononostante il film riflette la fede della protagonista in quella possibilità". Così Lars Von Trier descrive la protagonista del suo ultimo film, premiato a Cannes con la Palma d'Oro. Quella come migliore attrice l'ha vinta Bjork, la giovane rockstar islandese che sembra un folletto eschimese, al suo contrastato esordio cinematografico con il provocatorio geniaccio del cinema danese. (...) Ancora una storia di sacrificio d'amore estremo (materno) dopo quello (coniugale) della protagonista di "Le onde del destino". L'autore spiega che "Selma è sorella della Bess di "Breaking the Waves" o della Karen di "Idioti": la stessa ingenuità, la stessa determinazione, la stessa forza emotiva." Un remake? Niente affatto. Qui c'è un'invenzione che sorprende e commuove: il musical tragico. Già dal titolo si allude a più elementi. "Dancing in the Dark" era uno dei numeri musicali di Fred Astaire in Spettacolo di varietà ('53) di V. Minnelli. E infatti Selma ha la passione per i musical hollywoodiani (il figlio l'ha chiamato "Gene" in omaggio al grande Kelly). Fuori della fabbrica, partecipa a un laboratorio teatrale che sta preparando il celebre "Tutti insieme appassionatamente" (The Sound of Music). Ma lei è anche la "ballerina nelle tenebre" della cecità. Un vecchio film di Bergman (un altro "nordico") aveva l'analogo titolo "Musica nel buio" ('47). Era anch'esso un "mèlo" in cui una cameriera orfana risveglia l'amore di un pianista gradualmente non vedente. L'impossibilità di guardare, specie nel cinema, offre agli sfortunati la prerogativa di sognare ad occhi aperti o, per dirla con Kubrick, ad "occhi chiusamente spalancati". Ecco che Selma s'immagina dentro una commedia musicale per evadere dalla dura realtà del lavoro e dell'handicap. Non durante lo stage di provincia, ma in luoghi del sociale: in fabbrica, su un treno che passa in campagna, al suo processo in tribunale. E perfino nel braccio della morte. Dopo la prima mezz'ora di film (girato con telecamera digitale, quasi da réportage) si compie un prodigio stilistico. Una concreta scena in fabbrica si anima di coreografie fluide e a ritmo di catena di montaggio. Forse soltanto "Tempi moderni" ('36) di Chaplin poteva vantare la poesia (però diversa) degli operai e degli ingranaggi. Bjork-Selma volteggia e intona emozionanti canzoni (la colonna sonora è tutta sua), e si alleggerisce del peso della sofferenza quotidiana. Il suo è un tuffo nell'utopia di Hollywood, un linguaggio di "genere" che qui investe esperienze fin troppo amare. La genialità di Von Trier è coniugare secondo l'American Dream un dramma proletario, privo di quel "glamour" che luccicava nei musical classici. Entra in scena perfino un Fred Astaire cecoslovacco: viene in mente il film di montaggio "East Side Story" ('97, di Dana Ranga), un'antologia dei misconosciuti e solari musical dei paesi del socialismo reale (anni '50 e '60). Allevatori che cantano, marinai che ballano, casalinghe che duettano. L'altra faccia (leggera) della retorica filmica oltre la Cortina di Ferro. In tal senso Mosca e Hollywood spalmavano sul mondo un similare e ingannevole belletto. Invece le sequenze melodiche in cui Selma si trasforma in "star" morale, non ne cancellano la vera condizione. Anzi, stride peggio il contrasto con l'esigenza di felicità e libertà che il canto esprime. Le bellissime "visioni" della quasi cieca, idealmente trasfigurate, fanno di "Dancer in the Dark" un poema sinfonico moderno, metafisico e politico allo stesso tempo. Lo si capisce dall'epilogo, da quel terribile strattone che sciocca la platea e spezza l'ultima performance della danzatrice nel buio (della giustizia). La macchina da presa, dal corpo piombato nel piano inferiore, si solleva a quello superiore e sale ulteriormente, interrotta dallo schermo nero. Segnando, forse, il movimento ascensionale di un'anima liberata. Una scelta registica fatta con discrezione, che rimanda al conclusivo e più esplicito miracolo delle campane in cielo di "Le onde del destino"." (Massimo Monteleone, Rivista del Cinematografo on line, 20 ottobre 2000) "Non vorrei sembrare senza cuore, perché il film può esser davvero commovente, come lo era 'Le onde del destino', anche se infastidisce che l'ex comunista convertito al cattolicesimo abbia la mania delle donne-vittime. Ma c'è qualcosa, la stessa cosa che ho letto nello sguardo intelligente, timido e screanzato di von Trier, che mi impedisce di lasciarmi andare ai singhiozzi. Innanzi tutto la maestria: lui sa manipolare cineprese, storie e spettatori come vuole, imponendoci come intelligente il ritorno del melo-musical o dell'opera, dove i sentimenti sono espressi da soprani e tenori. Poi c'è Bjork, ricca cantante pop islandese che ha scritto bella musica per il film. Fare per la prima volta l'attrice è risultato odioso, umiliante, e ha giurato che non lo rifarà. Forse non è un male. Pur premiata, la sua Selma mi ha innervosito molto: il viso lappone, il perenne sorriso da vittima, gli occhi neri allungati, gli occhiali a coprire le emozioni, hanno conquistato la giuria per la vulnerabilità che il regista ha saputo trarre dalla sua assenza d'espressione. Bravo lui, più che lei". (Natalia Aspesi, 'D- Donne', 24 ottobre 2000) Note - COREOGRAFIE DI VINCENT PATERSON. - BJORK E' UNA CANTANTE ISLANDESE CHE A SOLI 34 ANNI NE HA ALLE SPALLE 23 DI CARRIERA CON 14 ALBUM INCISI. DAL 1993 CON TRE ALBUM DA SOLISTA "DEBUT", "POST" E "HOMOGENIC" HA RAGGIUNTO IL SUCCESSO INTERNAZIONALE SPAZIANDO DAL JAZZ ALLA MUSICA CLASSICA. A CANNES 2000 HA VINTO IL PREMIO PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE FEMMINILE. - A CANNES 2000 IL FILM HA VINTO ANCHE LA PALMA D'ORO PER IL MIGLIOR FILM. - CANDIDATO AGLI OSCAR 2001 PER LA MIGLIORE CANZONE ORIGINALE.
WALL street [Videoregistrazione / regia di Oliver Stone
Abstract: Fox, un agente di borsa desideroso di far carriera, ottiene il denaro di Gekko, potente finanziere, per speculazioni borsistiche. Resosi conto che Gekko si sta servendo di lui per loschi traffici, lo smaschera. Non è una critica del capitalismo in quanto tale, ma del capitalismo cattivo e dei suoi eccessi speculativi. A livello descrittivo ha, specialmente nella 1ª parte, grinta, forza, ritmo. Si sente che Stone parla di quel che conosce bene: il film è dedicato alla memoria del padre, agente di borsa. Oscar per Douglas nell'anno dell'Ultimo imperatore.
Le DUE inglesi [Videoregistrazione / regia di Francois Truffaut
Abstract: Ospite della signora Claire, Anne Brown parla della sorella Muriel al figlio della stessa, Claude, e lo invita a passare un periodo nella propria casa. Il parigino si reca nel Galles, e, vivendo presso i Brown, si avvicina sempre più a Muriel, favorito in questo dall'apparentemente altruista Anne. Mrs. Brown, favorevole al matrimonio dei due giovani, in un primo momento chiede a Claude di trasferirsi, per ragioni di rispettabilità, nella villetta di un vicino; in seguito, per indurre gli stessi a chiarire i loro sentimenti, un anno di separazione. Claude, trasferitosi nuovamente a Parigi, conosce diverse donne e dopo soli sei mesi scrive una lettera di congedo a Muriel che, fingendo di accettare, rimane estremamente colpita. Nel frattempo Anne, giunta a Parigi per dedicarsi alla scultura, diviene l'amante di Claude; poi l'abbandona per unirsi in un primo momento con Diurka che la porta con sé in Persia, e poi con Nicolas. Claude pubblica il diario di Muriel, contenente la poco edificante spiegazione della debolezza alla vista di cui soffre, e diviene famoso. Morta sua madre ed essendo gravemente ammalata Anne, Claude avvicina nuovamente Muriel. Questa, dopo avergli confessato di averlo sempre amato, diviene sua amante, ma rifiuta di sposarlo. Note SUONO: RENE' LEVERT. ADATTAMENTI E DIALOGHI: F. TRUFFAUT, JEAN GRUAULT, HENRI-PIERRE ROCHE'. IL COMMENTO E' DETTO DA FRANCOIS TRUFFAUT. SCENEGGIATURA IN "AVANT-SCENE DU CINEMA" N. 121, 1972.