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Spagna 1936-39
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Videoregistrazioni: DVD

Spagna 1936-39 [Videoregistrazione] : la guerra civile

: Istituto Luce, 2004

NOWHERE [Videoregistrazione
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Sepúlveda, Luis <1949-2020>

NOWHERE [Videoregistrazione / regia Luis Sepulveda

Abstract: Luis Sepulveda, il popolarissimo scrittore cileno firma una regia. La storia è una delle "sue". In un paese sudamericano, negli anni Ottanta, impeversa il canonico dittatore, che come deterrente alla solita situazione dei desaparedidos decide un mossa mediatica che lo metta al riparo. Intende far rapire cinque uomini, suoi nemici politici (un omosessuale, uno studente, un barbiere, un operaio e un professore), e poi liberarli. Ma il piano funziona solo nella prima parte. I bastoni fra le ruote vengono messi da Harvey Keitel, che ha intuito tutto. I dissidenti torneranno liberi, ma secondo un altro piano.

MONDOVINO [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Nossiter, Jonathan <1961->

MONDOVINO [Videoregistrazione : la guerra del gusto / di Jonathan Nossiter

Abstract: Dalla California all'Argentina, il Brasile, i Pirenei, dalla Borgogna alla Francia, si intrecciano le storie, le fatiche, le lotte per preservare pochi acri di terra, le rivalità fra famiglie, i conflitti generazionali, sostenuti da personaggi accomunati dall'amore per la produzione del vino, che in precedenza non aveva mai messo in gioco tanto denaro, tante scommesse, tanta gloria. Il regista, che si è diplomato 'sommelllier' a New York, rende conto anche dell'influenza determinante di Michel Rolland, l'enologo che viene considerato il maggior esperto di vino al mondo, e del critico Robert Parker. Si tratta di un omaggio alla bevanda che, secondo Nossiter, è "depositaria unica della cultura occidentale". "Guerra per guerra, era cento volte più onesto, sorprendente e divertente 'Mondovino', fluviale ma trascinante documentario di Jonathan Nossiter. Una specie di giro del mondo alcolico girato in digitale da un americano cresciuto in Europa, dunque poliglotta ed esperto sommelier. (...) Sono straordinarie anche l'intelligenza e l'ironia con cui la telecamera mobilissima di Nossiter inchioda i protagonisti. Una foto al muro, un gesto rivelatore, una parola di troppo, e quella Toscana ricreata in California, quei vigneti perfetti a metà fra il museo e lo studio hollywoodiano, con solerti addetti alla p.r. e visite guidate, diventano l'emblema di un presente mai così trasparente. Come dicevano gli antichi? In vino veritas." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 maggio 2004) "Entrato in concorso all'ultimo momento, il lungo documentario 'Mondovino' dell'americano Jonathan Nossiter lancia un grido d'allarme sulla globalizzazione dell'industria vinicola. Sommessamente e obiettivamente, lasciando parlare tutti, il regista ci fa toccare con mano il rischio mortale che corre in ogni parte del Globo, inclusa l'Italia, la produzione del vino genuino. Nossiter fa meno chiasso del polemista Michael Moore, ma quello che rivela è importante e andrebbe meditato per salvare il salvabile dall' imperialismo dei vigneti." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 15 maggio 2004) "Cosa manca a 'Mondovino' per essere a pieno titolo il bel film accolto con calore dalla critica all'ultimo festival di Cannes? Manca Mario Soldati; o, in assenza, un suo degno omologo. Chi si godette a suo tempo 'Viaggio nella valle del Po' (1957), riproposto recentemente in tv a ore piccole, non può aver dimenticato l'esuberanza, la sensibilità e la geniale comunicativa con cui il grande scrittore partì alla ricerca dei cibi genuini. (...) La sarabanda di 'Mondovino' offre continui motivi di interesse anche se non è chiaro in quale forma il film risulterà più apprezzabile: la copia in circolazione (130 minuti circa) è di mezz'ora più corta di quella presentata a Cannes, ma esiste anche una serializzazione di dieci puntate che appariranno in tv. Verrà voglia di vedersele tutte, sempre però col rammarico di non avere una guida all' altezza della situazione perché Nossiter in veste di intervistatore si mantiene defilato. Come non sentire la mancanza delle esplosioni di gioia o rabbia del carissimo Soldati? Il quale conosceva l' arte di mantenere l' inchiesta su un doppio binario, ben sapendo che il vino genuino, pur amatissimo, resta sempre la metafora di qualcosa di più importante." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 9 aprile 2005) Note - PRESENTATO IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004) - IL FILM DOVEVA ESSERE PRESENTATO FUORI CONCORSO E' STATO POI AMMESSO POCHE ORE PRIMA DELL'INIZIO DEL FESTIVAL

ULTRA' [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Tognazzi, Ricky <1955->

ULTRA' [Videoregistrazione / regia di Ricky Tognazzi

GALAXY express 999 [Videoregistrazione
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AKEHI, Masayuki - IUGHI, Shuuji

GALAXY express 999 [Videoregistrazione : il film / regia di Masayuki Akehi e Shuuji Iughi

Abstract: Galaxy Express 999 è ambientato nell'anno 2021, in un futuro iper-tecnologico, dove una rete ferroviaria interstellare si estende ormai per tutta la galassia, treni spaziali fanno servizio ogni giorno e persone con un corpo meccanico stanno spingendo l'umanità verso l'estinzione.

L' AMICO del giaguaro [Videoregistrazione
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BENNATI, Giuseppe

L' AMICO del giaguaro [Videoregistrazione / regia di Giuseppe Bennati

ASTERIX e Cleopatra [Videoregistrazione
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Uderzo, Albert <1927-2020> - Goscinny, René <1926-1977>

ASTERIX e Cleopatra [Videoregistrazione / regia di Rene' Goscinny e Albert Uderzo

Abstract: Accompagnato dal fortissimo Obelix e dal saggio druido Panoramix, il gallico Asterix si reca in Egitto in aiuto di un amico architetto, Numeròbis, messo in difficoltà da una scommessa tra Cesare e Cleopatra. Sfidata dal generale romano, la regina si è impegnata a far costruire, in tre mesi, un sontuoso palazzo: se Numoròbis non ci riuscirà, finirà in pasto ai coccodrilli. Centuplicate, con una magica posizione di Panoramix, le forze e l'alacrità degli operai, i tre amici sono certi di farcela, ma non hanno tenuto conto del bieco Vonklappen, un impresario tedesco che si era visto rifiutare l'appalto dei lavori e ha deciso perciò di vendicarsi. Fallito il suo progetto di far mancare le pietre necessarie alla costruzione, Von Klappen, servendosi di una falsa guida, tenta di rinchiudere Asterix e gli altri all'interno di una piramide, ma non ci riesce. Cavatisi agevolmente d'impaccio da un suo ultimo tentativo di bloccare i lavori Aterix, Obelix e Panoramix devono scontrarsi con lo stesso Cesare, il quale per rifarsi delle sconfitte subite ad opera loro in Gallia, ordina ai suoi soldati di abbattere il palzzo. Ancora una volta però la formidabile pozione di Panoramix soccorre Asterix e Obelix, che infliggono ai romani un'altra sconfitta. Finalmente, Numeròbis può terminare il suo palazzo e Cleopatra vincere la scommessa. Note - DIALOGHI: RENE' GOSCINNY, ALBERT UDERZO, PIERRE TCHERNIA. - ADATTAMENTI: RENE' GOSCINNY, ALBERT UDERZO, PIERRE TCHERNIA. - VOCI DI: ROGER CAREL [ASTERIX], JACQUES MOREL [OBELIX], MICHELINE DAX [CLEOPATRE], LUCIEN RAIMBOURG [PANORAMIX], JEAN PAREDES [JULES CESAR].

COMANDANTE [Videoregistrazione
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Stone, Oliver <1946->

COMANDANTE [Videoregistrazione / regia di Oliver Stone

Abstract: Ci sono registi che, a un certo punto della loro carriera, hanno il coraggio di abbandonare temporaneamente la fiction a favore del documentario. Lo hanno fatto maestri come Louis Malle e Wim Wenders, lo fa Oliver Stone con questo ritratto di un altro Presidente (dopo l'assassinio di JFK e la psicopatologia di Nixon). Questa volta pero' non si tratta di mettere in scena un personaggio ma di consentire a chi personaggio lo e' gia' di rivelare un po' della sua umanita'. Stone, da anarchico di destra quale e' nel senso piu' alto del termine, sfida ancora una volta i benpensanti americani e propone loro il ritratto di uno di quei 'principi del male' che ai loro media piace tanto creare. Lo fa con trenta ore di riprese di cui monta 90 minuti. Ne emerge l'uomo Castro con tutta la sua passione e con tutta la sua astuzia. Il rapporto tra i due e' aperto e alla pari. Dinanzi a uno Stone che conferma di avere ricevuto un'onorificenza per il suo comportamento in Vietnam Castro non ha nulla da eccepire così come il regista non forza la mano sulla polemica per non far chiudere in difesa il suo protagonista. Montato come solo Stone riesce a farsi montare le proprie opere e girato con quattro telecamere questo è uno di quei documentari che, indipendentemente da come la si pensi politicamente, non fanno rimpiangere la fiction. Presentato alla Berlinale 2003 con messaggio del Comandante che si scusava per non aver potuto intervenire per motivi di opportunità politica.

Il SIGNORE degli anelli [Videoregistrazione
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TOLKIEN, John Ronald Reuel

Il SIGNORE degli anelli [Videoregistrazione : alle origini del mito / J.R.R. Tolkien

Abstract: Ambiziosa versione in animazione della saga (1954-55) di John Ronald Reuel Tolkien. Giovane hobbit della Terra di Mezzo deve gettare nel fuoco della montagna l'anello malefico del Signore delle Tenebre. Mille difficoltà lo attendono. Animazione per adulti? L'azione abbraccia la prima metà dei 3 libri e termina bruscamente; passata la prima ora diventa anche confusa, il che per un disegno animato è il colmo. Anche la tecnica impiegata, ricalcata in parte su quella del cinema dal vivo, lascia perplessi. Belle musiche di Leonard Rosenmann. VEDI íIL SIGNORE DEGLI ANELLI - Scheda monografica

PRIMAVERA, estate, autunno, inverno... e ancora primavera [Videoregistrazione
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KI-DUK, Kim

PRIMAVERA, estate, autunno, inverno... e ancora primavera [Videoregistrazione / regia di Kim Ki-duk

Abstract: In un piccolo monastero coreano, posto su un laghetto circondato dalle montagne, un bambino apprende dal suo vecchio maestro la dottrina buddhista. Dopo qualche anno, l'allievo sperimenta l'amore e fugge dal tempio. Ma la vita al di fuori del monastero per lui si rivela un inferno quindi decide di tornare indietro e seguire il suo percorso spirituale... Dalle note di regia: "Ho voluto tracciare un ritratto delle gioie, delle rabbie, dei dolori e dei piaceri che segnano le nostre vite, attraverso la vita di un monaco che vive in un tempio a Jusan Pond, circondato soltanto dalla natura. Cinque storie del Monaco bambino, del Monaco adolescente, del Monaco adulto, del Monaco anziano e del Monaco vecchio coesistono con le immagini delle diverse stagioni. Ho voluto così affrontare il tema delle qualità che cambiano negli esseri umani, il senso della maturità nelle nostre vite, la crudeltà dell'innocenza, l'ossessione nei desideri, il dolore nei propositi omicidi e l'emancipazione nella lotta". "Al di là di tutti i più radicati pregiudizi e le anche fondate convinzioni su che cosa sia il cinema e che cosa non lo sia, un film da godere dall'inizio alla fine." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 19 giugno 2004) "A raccontarlo si direbbe un giallo di taglio moraleggiante. Invece è un film magnifico e sconcertante, semplice e grandioso come il suo titolo circolare, 'Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera'. Salutato all'ultimo festival di Locarno con una vera ovazione che sembrava annunciare un premio (purtroppo negato) al coreano Kim Ki-duk, regista e anche attore nel piccolo ma atletico ruolo del monaco adulto che negli ultimi episodi affronta le prove più impervie. Fondendo padronanza del corpo e dello spirito in un unico itinerario sapienziale. (...) Si potrebbe dire che il film ha l'andatura obliqua e impagabile di certe parabole Zen, purché sia chiaro che Kim Ki-duk traduce il sapore di quell'insegnamento in cinema. E cioè in ritmo, luce, colori, aspra tensione visiva e narrativa. Creata con un rigore e un'adesione personale esaltati dall'impervia bellezza dei luoghi. Chi già conosce il suo cinema spesso crudele ('L'isola', 'Bad Guy') resterà sorpreso dalla svolta. Gli altri si affrettino a scoprire uno dei grandi talenti contemporanei, singolare come il suo percorso di autodidatta, ex-operaio, ex-marinaio, monaco mancato, arrivato al cinema ben oltre i trent'anni dopo aver studiato Arte a Parigi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 giugno 2004) "E' raro che il cinema coreano deluda. Lo riconferma oggi questo film pieno di fascino che cita nel titolo tutte e quattro le stagioni, ricominciando, dopo l'inverno, con la primavera. Per indicare - filosoficamente e religiosamente - non solo il ciclo della vita collegato con quello delle stagioni, ma il suo ripetersi all'infinito: senza interruzioni. (...) La natura come simbolo ma anche come rappresentazione perché Kim ki.duk, uno degli autori coreani più apprezzati, pur ricorrendo di continuo a simboli Zen e a metafore poetiche, è sui modi con cui ha portato la sua storia sullo schermo che ha puntato tutte le sue ricerche linguistiche. Non solo il cambiamento dei colori via via che trascorrono le stagioni, ma la cornice in mezzo al lago di quell'eremo che, ad ogni pagina, raggiunge la pittura. Con composizioni ora geometriche ora invece effuse e sfumate cui fanno da riscontro i gesti dei personaggi, fissati sullo schermo quando con accenti distaccati e ieratici, quanto con atteggiamenti quotidiani: sempre estranei, però, all'idea di una cronaca. Mentre i ritmi - narrativi e drammatici. Sembrano sospendersi fuori dal tempo, anche quando, ora solenni ora dimessi, lo scandiscono e delle musiche molto più vicine al sacro che non al profano sottolineano ogni scena arrivando, in più momenti, a svelarne i più riposti segreti; anche oltre, perciò, i significati apparenti". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 giugno 2004) "A differenza di molti registi asiatici, Kim Ki-duk non è un cinefilo formatosi sui 'Cahièrs du Cinéma' ma un pittore che va sperimentando da un'opera all'altra una diversa forma espressiva. Quello che ci offre è un film da meditazione, pregno di straordinaria bellezza visiva e scandito su tempi interiori. La giuria dell'ultimo Festival di Locarno gli ha preferito un titolo palesemente inferiore, ma tali consessi (che cosa si aspetta per abolirli?) ci hanno ormai abituati a questo e altro. A dire il vero, non si capisce come abbiano fatto quei giurati a non sentire il fascino di un racconto vibrante ed essenziale, dove nella parte del monaco anziano signoreggia un potente attore del teatro nazionale coreano, Oh Young-Su. Protagonista dei due ultimi capitoli è invece il regista stesso, un atleta dall'espressione intensa quanto impenetrabile. Dopo la prova di questo film saremmo tentati di aprirgli il massimo credito per quanto riguarda l'avvenire, lieti che il cinema sudcoreano offra prodotti qualitativamente diversi dal morboso e tarantinesco 'Old Boy' di Park Chan-wook, secondo premio al recente festival di Cannes." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 12 giugno 2004) Note - SUONO: KU BON-SEUNG

HAMLET [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

RICHARDSON, Tony

HAMLET [Videoregistrazione / directed by Tony Richardson

Abstract: New York anno 2000. Il presidente della Denmark Corporation viene trovato misteriosamente morto. Qualche tempo dopo Gertrude, la vedova, sposa l'uomo sospettato del suo omicidio. Amleto, figlio di Gertrude, si sente obbligato a vendicare la morte del padre ma, allo stesso tempo, è anche innamorato dell'incantevole e irraggiungibile Ofelia.. TRAMA LUNGA Poco dopo la morte del marito, la madre di Amleto ne ha sposato il fratello, sospettato di omicidio, e la coppia si è messa insieme alla testa della Denmark Corporation. All'hotel Elsinore il giovane Amleto vive in un profondo stato di sofferenza e sempre più è deciso a vendicare la morte del padre. Costui riappare e fa capire al figlio quanto sia necessario che l'ingiustizia patita venga adeguatamente ripagata. In un negozio di Blockbuster Amleto recita l'"essere o non essere", prima di essere allontanato per l'Inghilterra, di incontrare i due servi Rosencrantz e Guildestern, di mettersi in urto con la pur amatissima Ofelia. Quando torna dal viaggio, trova la ragazza annegata nella piscina, e allora decide di passare alla sfida risolutiva. Dopo un duello con il fioretto, Laerte colpisce Amleto con un colpo di pistola, cade poi anche la mamma, e infine Amleto spara al patrigno, prima di morire a sua volta. "Il resto è silenzio". "L'operazione potrebbe apparire banale: invece così non è grazie all'ottima idea da cui Almereyda si è fatto guidare. Mantenendo intatta la lettera del testo shakespeariano, il regista si è chiesto quale luogo, contesto e stile visivo fare corrispondere alle scene principali della tragedia. (...) Più ingenua, se si vuole, l'analogia che Almereyda istituisce fra Amleto e James Dean, prototipo di tutti i giovani eroi in crisi, fragili e risoluti, che il cinema ci ha consegnato negli ultimi quattro decenni". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica, 25 agosto 2000) "Ethan Hawke, dopo molti appannamenti e distrazioni, stavolta fa centro e convince. Il suo Amleto evita per fortuna tutti i possibili birignao da intellighenzia newyorkese. Bella l'idea di ambientare l'essere o non essere in un negozio Blockbuster. Bill Murray nei panni di Polonio e Julia Stiles in quelli di Ofelia sono bravissimi (...) Pochi rimarranno insensibili malgrado l'ennesima versione dell'opera". ('Panorama', 24 agosto 2000) "Lo spettacolo, notturno e tenebroso, sospeso nel tempo, è di quelli che catturano anche per la sceltissima compagnia. Non solo Ethan Hawke perfettamente sintonizzato, ma anche la regina un po' in penombra di Diane Venora, il Polonio, ex interprete di 'Ghostbuster', Bill Murray, l'usurpatore, Kyle MacLachlan, ex 'Twin Peaks', e Julia Stiles, l'innamorata, mentre Sam Shepard si allarga come Spettro e Padre. Tutti meravigliosamente espressivi, misurati, parlano al nostro orecchio e poi scendono già fino al proscenio del cuore". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2000) "Vertiginoso e glaciale, poteva essere solo una sfida, un gioco da virtuosi. Invece è uno degli Shakespeare più emozionanti di questi anni, grazie anche al contrasto fra le immagini high-tech e l'incandescenza del testo. Nel bel cast spiccano Ofelia/Julia Stiles, Gertrude/Diane Venora e Polonio/Bill Murray". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 25 agosto 2000)

FIEVEL sbarca in America [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Bluth, Don <1937->

FIEVEL sbarca in America [Videoregistrazione = An american tail / regia di Don Bluth

Abstract: Da un soggetto di David Kirschner. 1885: la famiglia Mousekewitz dei Toposkovich lascia la Russia per l'America. Durante il viaggio Fievel cade in mare: comincia la sua affannosa ricerca della famiglia. Dopo 28 mesi di lavorazione, Bluth ha sfornato 80 minuti di animazione di alta qualità, con qualche squilibrio narrativo. Prodotto da Spielberg.

Il CASO Paradine [Videoregistrazione
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Hitchcock, Alfred <1899-1980>

Il CASO Paradine [Videoregistrazione / regia di Alfred Hitchcock

Abstract: L'affascinante Maddalena Paradine (Alida Valli) viene accusata di aver ucciso il marito. L'avvocato Keane (Gregory Peck) assume la sua difesa e si innamora di lei, mettendo a repentaglio il suo matrimonio e la sua carriera, ma nel corso del processo scopre che la donna ha avuto una relazione con lo stalliere di Villa Paradine (Louis Jourdan). Nel frattempo, il giudice Horfield (Charles Laughton), che presiede il processo, cerca di conquistare la moglie di Keane, ma non ha successo. L'avvocato Keane mette sotto pressione il giovane Latour, amante della vedova, fino a fargli ammettere la relazione clandestina. A causa del suo suicidio, la signora Paradine decide di vendicare la morte dell'amante accusando l'avvocato, in aula, di essersi innamorato di lei: la situazione per Keane si complica così in maniera inesorabile… Melodramma giudiziario fortemente voluto dal produttore Selznick, che contribuì anche alla sceneggiatura e impose a Hitchcock l'algida Alida Valli al suo primo film hollywoodiano - il regista avrebbe invece voluto riportare sullo schermo Greta Garbo - Il caso Paradine presenta un intreccio fortemente intricato con una seconda parte tutta ambientata in tribunale. Da segnalare la notevole interpretazione dell'immenso Charles Laughton nei panni dell'ambiguo giudice.

TROY [Videoregistrazione
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PETERSEN, Wolfgang

TROY [Videoregistrazione / regia di Wolfgang Petersen

Abstract: La guerra di Troia la conosciamo (o crediamo di conoscerla) tutti. Perchè a scuola abbiamo amato (o subito) Omero. Perchè alcuni suoi protagonisti hanno nomi che valicano anche la barriera dell'incultura dei talk show televisivi o dei 'Grandi Fratelli'. I meno giovani poi hanno anche avuto la fortuna di nutrirsi di peplum e affini negli anni Sessanta e questo ha ampliato il loro immaginario in materia. Trovarsi quindi di fronte a tutta la vicenda (a partire dal rapimento di Elena sino alla morte di Achille) non presenta novità ma carica comunque di aspettative. A questo punto vanno pronunciati due giudizi: uno contro e uno a favore. Quello 'contro' non è certo legato alla spettacolarizzazione (necessaria per un film cosi') quanto piuttosto al fatto che Troy paga il fatto di venire dopo Il Signore degli Anelli. Quindi tutte le battaglie finiscono, pur con il grande dispiego di mezzi che le caratterizza, a sembrare deja vu e comunque visivamente meno 'ricche' di quelle che le hanno precedute sullo schermo. Il pregio sta invece nella grande scena del combattimento tra Ettore ed Achille. Sarà che la pagina omerica è a quel punto così "grande" da non poter che ispirare immagini forti ma la commozione prende e prosegue con la prestazione di un grande Peter O'Toole (Priamo) che va a chiedere a un Brad Pitt (Achille) quantomai misurato di restituirgli il corpo del figlio. Quell'Achille che in altra parte del film aveva affermato che proprio la consapevolezza di essere mortali rende affascinanti gli eventi della vita. Un'ultima annotazione: si tratta di un film a cui si possono portare i ragazzi. A ripassare (o magari a conoscere per la prima volta) una vicenda che potrebbe, forse, farli innamorare della pagina scritta. Avendo però cura di farli uscire prima dell'orrenda e assolutamente 'stonata' canzone che accompagna i titoli di coda.

Il PENSIONANTE [Videoregistrazione
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Hitchcock, Alfred <1899-1980>

Il PENSIONANTE [Videoregistrazione = The lodger / regia di Alfred Hitchcock

Abstract: Londra, 1888. Jack lo Squartatore sta mietendo vittime nelle notti nebbiose. La famiglia Burton ha problemi economici e così affitta una camera al giovane Slade dai modi educati (Laird Cregar), che però la signora Burton (Sara Allgood) comincia a sospettare possa essere nientemeno che il temibile serial killer. Conseguentemente teme per la nipote, Kitty Langley (Merle Oberon), che vive con loro e fa l’attrice. Dal romanzo di Marie Belloc Lowndes – di cui Hitchcock aveva tratto un giallo rimasto giustamente famoso all’epoca del muto (1927) – John Brahm realizza un thriller virato verso l’horror, cupo e ricco di atmosfera. Più che la storia, infatti, a emergere è il clima macabro e nebbioso che la circonda e le dà una dimensione da incubo. Brahm dirige con grande occhio per la composizione dell’immagine e la ricerca delle suggestioni visive, aiutato dalla perfetta interpretazione di un gruppo di ottimi attori, tra i quali emerge Laird Cregar (1914-1944) forse nella migliore interpretazione della sua breve carriera (viene stroncato da un attacco di cuore ad appena trent’anni dopo una drastica dieta dimagrante). Luminoso l’apporto anche dell’affascinante diva hollywoodiana Merle Oberon (1911-1979), ma non sono da meno Cedric Hardwicke (1893-1964) e Sara Allgood (1879-1950) nel ruolo degli zii. Un’ulteriore versione del romanzo di cui sopra è #Vedi#Una mano nel’ombra

La CARNE [Videoregistrazione
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Ferreri, Marco <1928-1997>

La CARNE [Videoregistrazione / regia di Marco Ferreri

Abstract: Impiegato comunale, pianista per hobby in un pubblico locale, divorziato con due figli (di cuiiì si occupa la ex moglie), Paolo ricorda spesso sua madre e la Prima Comunione, con la quale gli pare di vivere una esperienza totalizzante nel divino. Nel night dell'amico Nicola conosce la giovane Francesca: opulenta, reduce da un aborto, assolutamente "fisica" malgrado il fascino spirituale subìto frequentando un guru indiano. L'intimità scocca fra i due: per Paolo è la vittoria dell'ultrasesso e della fusione che tutto completa ed esalta, fusione che la sacerdotessa gli assicura grazie ad una speciale tecnica orientale che permette al compagno uno stato di permanente efficienza. I due si rifugiano su di una spiaggia isolata a sud di Roma, dove Paolo ha una casetta. Riempito il frigo di carne e altro cibo, la coppia passa il tempo in amplessi, interrotti solo da una rapida incursione dei due figli in visita a Paolo e da un gruppetto di amici. Ma Francesca è migrante, come le cicogne che volano nei paraggi e ad un dato momento pensa di andarsene in altri lidi, mentre il partner capisce che per "comunicare" davvero non c'è che una alternativa: o amarsi totalmente o fare a pezzi quel corpo bianchissimo e voluttuoso di donna, metterlo in frigo e mangiarselo in riva al mare davanti al sole. Così, dopo aver fatto animalescamente l'amore nella cuccia del prediletto cane Giovanni, l'ansia insana di Paolo viene appagata. "Ferreri ha privilegiato soprattutto il paradosso, non disdegnando, nel comporlo, scherzi e aforismi d'ogni tipo. In più di un risvolto narrativo riesce a farsi seguire con un certo interesse. C'è finalmente Francesca Dellera non doppiata. Non recita, ma dovendo proporsi come oggetto, basta e avanza. (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 maggio 1991). "Se il film fa venire buon appetito è grazie alla sua tenuta spettacolare, tutta affidata alla stravaganza, alla vivacità dell'andamento, al surrealismo delle situazioni. Il maggior dono del film è comunque Francesca Dellera; è il simbolo prezioso d'una femminilità sublimata dall'estremo sacrificio infantile e materna nella sua ghiottoneria." (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero', 10 maggio 1991). "Ferreri insegue troppi temi che non hanno un logico sviluppo. E la sua estrema sfida consiste nel consegnarci un film divertente, sgangherato e onnicomprensivo." (Irene Bignardi, 'La Repubblica', 10 maggio 1991). "Che il film sia divertente, non direi proprio. Al di là di certi passaggi, è opaco, stiracchiato. Neppure tanto preciso nel suggerire il "sugo" della storia." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 11 maggio 1991) Note - IN CONCORSO AL FESTIVAL DI CANNES 1991. - REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1993 E APRILE 1993.

La DONNA scimmia [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Ferreri, Marco <1928-1997>

La DONNA scimmia [Videoregistrazione / regia di Marco Ferreri

Abstract: Scoperta in un monastero, Maria, donna interamente ricoperta di peli, il trafficone Antonio Focaccia la sposa e la espone come un fenomeno da fiera. Tra i due nasce l'amore, e poi un bambino. Maria muore di parto e il figlio non le sopravvive, ma il marito continua a girare le fiere esponendo i corpi imbalsamati. Per intervento del produttore Carlo Ponti quest'ultima parte fu eliminata. Il film si chiude con la morte della donna barbuta. È un grottesco che continua con sgradevole genialità il discorso sull'anormalità familiare e sulla dimensione mostruosamente economica della convivenza sociale avviato con L'ape regina (1962). Esiste anche, nell'edizione francese, un finale lieto: Maria perde il pelo. Scritto da M. Ferreri con Rafael Azcona. Fotografia di A. Tonti, scene di M. Garbuglia, costumi di P. Tosi.

La mafia è bianca
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Videoregistrazioni: DVD

La mafia è bianca / un film di Stefano Maria Bianchi, Alberto Nerazzini

[Rizzoli, 2005]

Abstract: Il film pone pesanti interrogativi sull'oscuro intreccio tra Cosa Nostra e politica. Tra intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni dipentiti e interviste, racconta i cambiamenti dell'organizzazione criminalesotto la guida di Bernardo Provenzano.

VIAGGI di nozze [Videoregistrazione
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Videoregistrazioni: DVD

Verdone, Carlo <1950->

VIAGGI di nozze [Videoregistrazione / regia di Carlo Verdone

Abstract: "Raniero e Fosca" - Il professore Raniero Cotti Borroni, illustre e maniacale clinico, convola a giuste nozze con l'introversa Fosca. Il dottore, maniaco del telefono cellulare e ossessionato dal ricordo della moglie defunta, Scilla, porta la nuova consorte a visitare la tomba di famiglia e la deprime talmente con le sue manie che la donna, in evidente crisi nervosa, inizia a sottoporsi a diversi esami specialistici. Poi Raniero si reca con Fosca a Venezia, dove all'Hotel Danieli trascorre la prima notte di nozze nella stanza dove è stato con la defunta Scilla. Qui, dopo l'allucinante prima notte di nozze, Fosca si toglie la vita. "Ivano e Jessica" - Dopo essersi sposati, lo zotico Ivano e la goffa Jessica, non fanno che vagare con la lussuosa automobile di lui, fare all'amore nei modi più inconsueti e dire soltanto gergalmente sciocchezze. Lei mastica sempre gomma e la musica più demenziale è la perpetua colonna sonora del loro squallido vagabondare da una spiaggia ad un night all'insegna del vuoto. "Giovannino e Valeriana" - Il remissivo Giovannino, dopo essere sfuggito il giorno del suo matrimonio con Valeriana al logorroico celebrante, uno zio frate, deve lasciare sola la moglie sulla nave e rinunciare alla crociera per sistemare l'anziano e sclerotico padre che l'infermiera albanese ha abbandonato. Rifiutandosi i fratelli di accogliere il genitore, lo affida alla madre, nonostante 25 anni di separazione. Raggiunta la moglie, deve però soccorrerne la sorella, Gloria, che, tradita dal marito Stefano, ha assunto barbiturici. Fattala vomitare e rimessa in sesto, sta per partire, quand'ecco apparire Stefano, che ammette la sua colpa, ma denuncia l'adulterio di lei col direttore della banca e svela che i barbiturici sono in realtà mentine. Di fronte alle rimostranze di tutti, Gloria con il piccolo figlio fugge con l'automobile, i biglietti e i bagagli degli sposi, che vengono recuperati dalla polizia. Al commissariato hanno la sorpresa di ritrovare il padre, fuggito dalla ex moglie. "A controprova dell'onestà professionale di Verdone e del gusto con cui sa trattare la stupidità e la volgarità, sono da registrare anche i contributi artistici di Carlo Desideri, che firma una bella fotografia, e di Maurizio Marchitelli, che ha progettato alcune delle scenografie più giuste e viste recentemente nel cinema italiano. E se Cinzia Mascolo e Claudia Gerini (bellissima) fanno eccellentemente la loro parte, chi poteva pensare che la scelta di Veronica Pivetti fosse stata una scelta furba dovrà ricredersi: la Pivetti bruna è molto brava, ha una faccia interessante, un'eleganza deliziosamente goffa, ottimi tempi comici. E un bel personaggio che le regala un gran finale. Se i film di Natale fossero tutti così..." (Irene Bignardi, "La Repubblica", 17 dicembre 1995). "Come suggerisce il titolo, c'è un tema comune in questo trittico: il matrimonio e, più in profondità, la famiglia, la società italiana, il vuoto afasico di una certa gioventù che il perno di uno dei tre racconti, il più divertente e pimpante, ma anche in termini sociologici il più disperato e crudele, quello sulla coppia Ivano-Gessica (Claudia Gerini dal sessappiglio scattoso, una perfetta commediante verdoniana), ossessionata dal sesso. Il tormentone del 'Ivà, 'o famo strano?' non sarà presto dimenticato. [...] Anche il racconto dove, ben secondato dalla compagna, Verdone ha il piede pigiato sull'acceleratore del fregolismo mimico, e non sbaglia una curva. (Morando Morandini, "Il Giorno", 16 dicembre 1995). "Giocando sull'accumulo il film potrebbe puntare al pronto incasso farsesco, ma, quando lo spettatore meno se lo aspetta, il tono prende eccentriche direzioni addirittura morbose o metafisiche. Col rischio, certo, di deludere a turno due aspettative (quella della "quantità" e quella della 'qualità'), ma anche con la sicurezza degli ormai rari titoli in grado di tramandare almeno un carattere o un'atmosfera memorabile nella babele della fiction." (Valerio Caprara, "Il Mattino", 22 dicembre 1995). "Scritti da Verdone con i veterani eccellenti Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, i viaggi di nozze sono tre piccole commedie di costume molto ben connotate nel linguaggio e nei caratteri, e fotografate con i dovuti scarti di atmosfere da Danilo Desideri. L'impressione che Verdone, pur ispirandosi a scene da un matrimonio fra la vita e la finzione (nella vicenda di Fosca c'è il modello di 'La prima moglie'), abbia tirato fuori corde inesplorate attingendo a un se stesso più consapevole e incrudito." (Alessandra Levantesi, "La Stampa", 17 dicembre 1995). Note - REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1995.

L' apetta Giulia e la signora vita
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Videoregistrazioni: DVD

L' apetta Giulia e la signora vita [Videoregistrazione] / regia di Paolo Modugno

DNA, 2003

Abstract: Una piccola ape operaia sogna una vita diversa da quella per la quale è destinata, fatta di un lavoro manuale, ripetitivo e stressante in una fabbrica di miele. Si reca così da sua mamma, l'Ape Regina, per rivendicare il diritto a un'esistenza migliore nella quale poter avere un nome come quello dei bambini, scelto da lei: Giulia. E' così, un po' per gioco, un po' per accontentarla, l'ape regina, decide di raccontarle ogni sera, al termine del lavoro, una serie di favole sulle avventure degli esseri umani - dalla nascita fino alla vecchiaia - che hanno come protagonisti Simone e Sarah. "Primo cartone italiano interamente in 3D, 'L'apetta Giulia e la signora Vita' di Paolo Modugno sorprende per il coraggio. Che i genitori siano avvertiti. Nonostante canzoni dolci, animali buffi e simpatici esserini fatti di spugna, il film di Modugno è molto, molto serio. Bella comparsata di Nino Manfredi come voce del cavallo Bobo. Tecnicamente l'animazione al computer della Pixar è anni luce avanti. Impareremo". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 19 settembre 2003) "Fiaba che si sfoglia come un saggio raccontino esistenziale, il cartoon di Paolo Modugno è un musical non buonista come da rituale, gli preme avvertire che vita e morte vanno di pari passo. Il racconto è mosso e vivace, i disegni modellati in 3D di Francesca Salvi ironici ed espressivi, la morale della lotta di classe nell'alveare finisce per sfociare in un punto interrogativo sul mistero della vita, tutto a portata di bambino. Tra le voci, Irene Grandi, la Modugno, Mirabella e Nino Manfredi, nel ruolo di un cavallo bizzarro". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 settembre 2003) "Una prima osservazione, incondizionatamente positiva: il livello qualitativo delle immagini digitali non ha nulla da invidiare a corazzate dell'animazione americana come 'Monsters & Co.' o 'L'era glaciale'. (...) Dunque: che cosa differenzia il film di Modugno dai citati 'colleghi' americani? Il fatto che quelli contengono, sì, una morale della favola precisa, ma risolta in situazioni divertenti; mentre questo, detto con una punta di rammarico, è un film filosofeggiante e un po' astruso, che il pubblico dei bambini stenterà a capire". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 settembre 2003) "Esperimento coraggioso 'L'Apetta Giulia e la signora Vita' è un film però non riuscito e contraddittorio. Coraggioso perché tratta temi insoliti ai cartoon; non riuscito sul piano della storia che, come si è detto, non riesce a decollare; e contraddittorio nelle intenzioni. Perché, se nella forma e nello stile è rivolto ai bambini più piccoli, nel contenuto e nel linguaggio è più comprensibile agli adulti. Gli uni e gli altri, però, come l'apetta Giulia, alla fine vorrebbero nobilitarsi un po' meno e divertirsi un po' di più". (Renato Pallavicini, 'L'Unità', 17 ottobre 2003) "'L'apetta Giulia e la signora Vita' di Paolo Modugno, con le canzoni di Molinari-Dietrich, con le voci di Irene Grandi, Ludovica Modugno, Raf, Michele Mirabella e di Nino Manfredi per il cavallo Bobo, è un lungometraggio d'animazione tridimensionale molto musicato, con un solo difetto: troppa densità, troppe idee, troppi personaggi, troppa roba insidiano la semplicità e la linea narrativa unica a cui il genere ci ha abituato, pur arricchendo il film in maniera inconsueta." (...) Nei colori dominanti del miele, dell'oro e del rosso, il disegno imperfetto risulta aggraziato e piacevole; le parti più efficaci sono quelle che riguardano le api e gli animali, mentre gli esseri umani appaiono più rigidi, meno disinvolti ed espressivi. Una vicenda piena di significati, d'insegnamenti, e, nonostante la dimensione comica sia ridotta, originale e divertente." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 settembre 2003) Note - REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI. PRIMO LUNGOMETRAGGIO DI ANIMAZIONE ITALIANO INTERAMENTE REALIZZATO IN 3D. - LE VOCI DEI PERSONAGGI SONO DI: IRENE GRANDI (APETTA GIULIA), LUDOVICA MODUGNO (MAMMA APE), RAF (ANGELO IL MATTO), MICHELE MIRABELLA (ANGELO DEL PARADISO), NINO MANFREDI (BOBO). LUCA RAFFAELLI, UNO DEGLI SCENEGGIATORI, HA SOLO PROPOSTO ALCUNE MODIFICHE AD ALCUNE SCENE DELLA SCENEGGIATURA