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Citta' del mondo De Agostini
Abstract: - "La collana di diamanti" - Truffa di una favolosa collana che riesce in modo perfetto in virtù della bellezza, dell'eleganza e dell'intelligenza di una ladra d'alta classe, che si presenta ad un noto psichiatra come moglie di un famoso gioielliere. - "L'uomo che vendette la Torre Eiffel" - Narra la storia di un furbo commerciante di terraglie che incontra uno più furbo di lui, che riesce a vendegli la torre Eiffel a peso di ferro. - "La dentiera" - Una servetta, dopo aver fatto morire per troppo amore un suo ammiratore, allo scopo di impadronirsi della sua dentiera di platino, scopre che non vale niente. - "Il foglio di via" - Una peripatetica allontanata da Napoli con un foglio di via e rientrata in città furtivamente, con l'aiuto del protettore sposa un vecchietto dell'ospizio per mettersi a posto di fronte alla legge. Ma il vecchietto, nonostante le apparenze, non ha ancora raggiunto la pace dei sensi e finisce col denunciare il falso matrimonio. "I quattro episodi risultano diseguali come impostazione e realizzazione ma tutti sono improntati ad una lentezza di ritmo e ad una generale monotonia che incidono negativamente sul tono del film. Le quattro regie e le interpretazioni dei numerosi attori risultano in definitiva abbastanza mediocri". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 56, 1964) Note - L'EPISODIO "IL PROFETA FALSARIO" DI JEAN-LUC GODARD E' STATO ELIMINATO NELL'EDIZIONE ITALIANA PER PROBLEMI DI DURATA.
Fa parte di: COTTAFAVI, Vittorio. I RACCONTI di Padre Brown [Videoregistrazione / regia di Vittorio Cottafavi
Abstract: Note SCENEGGIATURA: NON ACCREDITATO ADAM LIBERAK.
Fa parte di: COTTAFAVI, Vittorio. I RACCONTI di Padre Brown [Videoregistrazione / regia di Vittorio Cottafavi
Fa parte di: COTTAFAVI, Vittorio. I RACCONTI di Padre Brown [Videoregistrazione / regia di Vittorio Cottafavi
GODZILLA [Videoregistrazione : il figlio di Godzilla / regia di Jun Fukuda
Abstract: A causa dei test nucleari francesi nel sud dellOceano Pacifico, si risveglia una creatura spaventosa che attraversa il canale di Panama e si dirige verso le coste degli Stati Uniti. Denominato Godzilla dai sopravvissuti di un cargo giapponese, il mostro, potenziato dallenergia atomica che ha assorbito, sbarca a Manhattan con grande furia distruttrice. A fermarlo, o meglio a tentare di farlo, i militari, oltre allimpacciato scienziato Nick Tatopoulos (Matthew Broderick) e a una pattuglia del servizio segreto francese comandata dallimmarcescibile Philippe Roaché (Jean Reno). Difficile capire il motivo di un remake americano di un mostro simbolo del cinema fantastico giapponese. Difficile, perché il Godzilla di Emmerich potrebbe chiamarsi Ugo o con qualunque altro nome per quanto poco deve alliconografia e alla storia del Godzilla giapponese. A parte questo fatto, che può turbare solo i puristi appassionati, il film è decisamente piatto, banale, troppo lungo, poco avvincente e con effetti speciali di qualità (e ci mancherebbe, con tutti i soldi investiti!) ma di scarsa fantasia. Inoltre, trama e dialoghi sono da fucilazione immediata. Non è un fallimento totale solo perché, di tanto in tanto, lo spettacolo, con il lucertolone scatenato tra i grattacieli di New York, cè. Il responso del botteghino è stato tiepido, ma nel complesso non negativo (375 milioni di dollari lordi di incasso mondiale a fronte di un budget di 125). Seguiti però non ce ne sono stati, ed è ripresa, come se niente fosse, la sempiterna serie giapponese
GOOD bye Lenin! [Videoregistrazione / regia di Wolfgang Becker
CHE ne sara' di noi [Videoregistrazione / regia di Giovanni Veronesi
L' AMORE e' eterno finche' dura [Videoregistrazione / regia di Carlo Verdone
SPIDER-MAN 2 [Videoregistrazione / regia di Sam Raimi
Abstract: Peter Parker sta ancora cercando di trovare l'equilibrio giusto tra il suo essere un tranquillo studente, gentile ed educato e la sua nuova identità di 'super eroe'. Nel frattempo deve fare i conti con il brillante dottor Otto Octavus, che si è trasformato nel micidiale Dr. Octopus, una terribile creatura piena di tentacoli, deve sfuggire alla vendetta del suo ex-amico Harry Osborne (figlio del dott. Norman Osborne/Goblin, il precedente rivale di Spider-Man) e deve riuscire a confessare il suo amore a Mary Jane, che ha cambiato vita, lavora come attrice e ha un nuovo fidanzato... "Giù il cappello davanti a 'Spider-Man 2'. Stavolta Sam Raimi ha potenziato ritmo, effetti speciali, psicologie, forza simbolica, e tutto ciò che sapeva di super-routine nel fortunatissimo primo episodio qui si fa sfumato, ironico, complesso e al contempo grandioso, a partire dai magnifici titoli di testa. Un film-fumetto che diventa grande cinema fantastico (con sottotesto mitologico: in fondo la tela di Spider-Man è il nuovo filo d'Arianna che ci aiuta a ritrovarci nel labirinto delle megalopoli contemporanee). E' molto ben delineato il conflitto che dilania il sempre bravissimo Tobey Maguire, perfetto imbranato che appena usa i superpoteri si dà la zappa sui piedi rendendo sempre più impossibile l'amore per la bella Kirsten Dunst (la sceneggiatura, che dà a ogni colpo di scena il suo corrispettivo psicologico, porta la firma del veterano Alvin Sargent, due Oscar per 'Gente comune' e per 'Giulia', mentre al soggetto ha lavorato anche Michael Chabon, il giovane scrittore premio Pulitzer di 'Wonder Boys'). (...) E' la vecchia e imbattibile massima di Hitchcock: più riuscito è il cattivo, migliore sarà il film. Ma qui, dulcis in fundo, sono perfetti anche gli effetti speciali di John Dykstra, che non lavora solo di computer graphics ma integra riprese dal vero, fondali, modellini, appendendo davvero le macchine da presa a cavi metallici per simulare i tuffi mozzafiato di Spider-Man fra i grattacieli. Si poteva trovare infantile e scontato il primo 'Spider-Man'. Ma il secondo episodio è una riuscita stupefacente." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 settembre 2004) "Curiosamente, in questo riuscito sequel di 'Spider-Man' restano impresse soprattutto le debolezze fisiche, le fragilità psicologiche del protagonista. È utile, allora, ricordarsi delle congetture che Tarantino mette in bocca a Carradine nel sottofinale di 'Kill Bill volume 2', quando il morituro spiega alla Thurman le ragioni filosofiche del travestimento umano-troppo-umano dei supereroi. Il regista Sam Raimi e lo sceneggiatore Alvin Sargent ne seguono infatti la scia, recuperando il lato oscuro, esistenzialista del celebre fumetto e verificando il senso della natura imperfetta sia dell'uomo ragno che del suo alter ego: se Peter Parker appare sempre più goffo e sfortunato, non è che il giustiziere volante stia passando un periodo di fulgore. (...) Più tradizionale, ma indubbiamente efficace, lo show di sequenze adrenaliniche che contrappongono l'elasticità - morbida, scattante, palpabile - del ragno fanciullo alla rigidezza - aliena, metallica, intangibile - del nuovo Frankestein che ambisce al premio Nobel. Sam Raimi non è un semplice fabbricante di blockbuster e, nel contesto di spigliato divertimento, riesce a far emergere con un atto di forza tutta la smaniosa vitalità incatenata alle splendide vignette originali." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 settembre 2004) "Il fascino di un film come 'Spider-Man 2' sta nel fatto che stavolta in un paio di occasioni l'Uomo Ragno perde le sue magiche facoltà, tenta di volare e non ce la fa, si arrampica su un muro e precipita. E' interessante (e recitata da un attore che sa il fatto suo) la reazione complessa di Tobey Maguire, il quale da una parte è stupito e spaventato; e dall'altra prova un senso di colpa misto a sollievo quando assiste a scene di violenza senza poter intervenire. Sull'originale sceneggiatura di Alvin Sargent, il regista Sam Raimi focalizza il tormento dell'Eletto che sente insieme l'orgoglio e il peso della sua condizione di difensore della comunità. Ed è toccante la scena in cui, svenuto dopo aver fermato la metropolitana a cielo aperto sull'orlo dell'abisso, Spider-Man viene circondato dai passeggeri che ha salvato, sollevato in alto come il cadavere di Amleto e passando di mano in mano deposto al centro del vagone. (...) Affascinante sul piano scenografico, 'Spider-Man 2' offre un'immagine fantasiosamente gotica di New York City della quale sfrutta le prospettive e le costruzioni fiabesche. Anche i voli del Ragno hanno la leggerezza e la pregnanza di una visione onirica. E il film non dimentica mai che il supereroe è il doppio di uno studentello imbranato, il tipo aduso a farsi soffiare sotto il naso l'ultimo pasticcino del vassoio. Nato dalle frustrazioni dell'uomo comune, il mito implica l'invito a liberare il potenziale Uomo Ragno che sta dentro ciascuno di noi. Non c'è da stupirsi che il pubblico americano abbia risposto assicurando finora al film 400 milioni di dollari." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 settembre 2004) Note - OSCAR 2005: MIGLIORI EFFETTI SPECIALI. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR SUONO (KEVIN O'CONNELL, GREG P. RUSSELL, JEFFREY J. HABOUSH, JOSEPH GEISINGER), MIGLIOR MONTAGGIO DEL SUONO (PAUL N.J. OTTOSSON) E MIGLIORI EFFETTI VISIVI (JOHN DYKSTRA, SCOTT STOKDYK, ANTHONY LAMOLINARA, JOHN FRAZIER). - STAN LEE FIGURA ANCHE COME PRODUTTORE ESECUTIVO.
Il GENIO della truffa [Videoregistrazione / regia di Ridley Scott
Abstract: Storia di truffatori, di ladri, di gente disonesta. Roy è un baro da strapazzo che lavora in coppia con Frank.La loro società è fruttuosa: Roy è ricco e vive in una bella casa, asettica e ordinata. Roy ha però molti problemi:lasciato 14 anni prima dalla moglie incinta, oppresso dai sensi di colpa, è afflitto da agorafobia ed è devastato dai tic. Rischia di andare in pezzi quando arriva a cercarlo la figlia adolescente, Angela, che anzichè scandalizzarsi, vuole imparare il suo mestiere. Matchstick Men è una commedia lontanissima dai kolossal di Scott con un solo effetto speciale: una scena di allucinazione. Costruito con una sceneggiatura di ferro (battute esilaranti e ritmo perfetto), ricco di colpi di scena, il film vuole mettere in scena il lato comico delle manie e delle deviazioni dei comportamenti umani. Il regista schiva con leggerezza le trappole del cinema americano contemporaneo, senza perdere la lucidità nel descrivere la sotterranea corruzione dell'Occidente.
PHILADELPHIA [Videoregistrazione / regia di Jonatham Demme
Abstract: Andrew Beckett, giovane avvocato, è stato licenziato dallo studio legale presso cui lavora. I suoi colleghi sostengono che non era competente; Andrew afferma di essere stato licenziato perché malato di AIDS. Deciso a difendere la propria reputazione, Andrew assume Joe Miller, un avvocato, perché lo rappresenti nella causa per licenziamento illecito. I due sono divisi da differenze sociali e culturali e Joe è riluttante ad accettare il caso. E non è l'unico: nove legali hanno rifiutato di rappresentare Andrew che è impegnato a difendere la sua reputazione e la sua vita. Joe deve affrontare un genere di lotta diverso, confrontandosi con le proprie paure e i propri pregiudizi sull'omosessualità. " 'Philadelphia', benissimo recitato da Denzel Washington più che da Tom Hanks pure molto bravo, è volutamente popolare, classico nel genere processuale. Efficace, commovente, magnificamente diretto, con qualche riserva: a volte la solitudine desolata e la paura della morte di Tom Hanks sono raccontate con eccessi melodrammatici (luce rossa, la voce purissima e straziante di Maria Callas nelle arie d'opera più ricattatorie); per non urtare nessuno, il protagonista e il suo compagno Antonio Banderas non scambiano mai un gesto d'affetto e di tenerezza, e se li si vede abbracciati è a una festa in maschera mentre ballano travestiti da ufficiali di Marina; la conversione dell'avvocato Denzel Washington, dall'omofobia sprezzante alla solidarietà compassionevole, è poco argomentata; per evitare effetti troppo dolorosi o sgradevoli, i segni della malattia sulla facia e sul corpo di Tom Hanks sono ridotti, limitatamente realistici. (Lietta Tornabuoni, "La Stampa", 5/03/1994) "Ispirato a una storia vera, scritto e riscritto per cinque anni (fino a trovare, per esplicita ammissione di Demme e del suo sceneggiatore Nyswaner, un modello insospettabile: 'Voglia di tenerezza'), 'Philadelphia' porta i segni di una gestazione attenta fino alla mania. Ogni scena, ogni inquadratura, ogni parola è calcolata al millimetro., ogni dettaglio ha il suo peso nell'economia del racconto. Eppure tutto, ambientazione, gesti, linguaggio, comportamenti, suona miracolosamente spontaneo. Magari qua e là, specie in quella famiglia così lucida e positiva, c'è un eccesso di "ottimismo della volontà". Ma con quali altre armi si potrebbe affrontare un tema come l'Aids?" ("Messaggero", 4/03/1994) Note - REVISIONE MINISTERO MARZO 1994. - 2 PREMI OSCAR 1993: MIGLIOR ATTORE (TOM HANKS) E MIGLIOR CANZONE ORIGINALE "STREETS OF PHILADELPHIA" DI BRUCE SPRINGSTEEN.
Il GIARDINO delle vergini suicide [Videoregistrazione / regia di Sofia Coppola
Abstract: Michigan, anni '70. Cinque sorelle, sogno dei ragazzi della zona, sembrano legate solo fra loro e inavvicinabili. Il suicidio della più piccola convince i genitori a non mandarle più a scuola e a tenerle segregate. Cresce la tensione... TRAMA LUNGA Provincia del Michigan, anni '70. I coniugi Lisbon hanno cinque figlie di età compresa tra i tredici e i diciassette anni: Cecilia, Lux, Bonnie, Mary, Teresa. Anche se con diverse sfumature, tutte vivono i momenti belli e difficili dell'adolescenza, tutte suscitano l'interesse e l'attrazione dei ragazzi di scuola e del vicinato. La più piccola, Cecilia, prova simpatia per il coetaneo Dominique, ma non può frequentarlo. Solo più tardi i genitori le permettono di organizzare una festa a casa. A quel punto Cecile si allontana da casa e si uccide. Trip frequenta Lux, poi chiede al padre di lei se possono uscire insieme ma lui dice di no. Una sera le quattro ragazze escono con quattro ragazzi, vanno ad una festa, Lux e Trip vengono eletti regina e re del ballo. Mentre gli altri rientrano, Lux invece torna a casa solo la mattina. La reazione dei genitori è immediata: tutte e quattro relegate dentro con divieto di uscire. Dopo un po' le ragazze chiedono aiuto ai loro amici fuori. Una notte i ragazzi arrivano per portarle via di nascosto, ma loro si sono suicidate. Dopo i funerali, la vita nella cittadina riprende. "E' appunto lo stile di Sophia Coppola - elegante, onirico anche nel realismo borghese, sempre a un passo dal Kitsch senza caderci mai dentro, pieno di dettagli precisi e di precisa conoscenza dei movimenti e dei sogni dell'età verde - a dare forza ad una storia che avrebbe potuto essere (e per certi versi è) pura fantasia morbosa, non a caso costruita da una mente maschile che affabula dall'esterno, come i ragazzini del vicinato, sulle cinque dee bionde. E più che gli acuti della tragedia, restano nella memoria la bravura con cui Sophia Coppola sa evocare i comportamenti adolescenziali". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 18 settembre 2000) "Piuttosto che raccontare una storia in maniera convenzionale, Sofia Coppola sceglie di descrivere gli Stati d'animo ed evoca il risveglio erotico delle ragazze con sbalorditive immagini virate in color giallo, oro e rosso". ('Empire') "Per la prima volta nel lungometraggio, Sofia ha scelto di adattare il non facile romanzo di Jeffrey Eugenides, 'Le vergini suicide'. (...) Un esordio alla regia che ha entusiasmato la critica americana e inglese". ('Ciak', settembre 2000)
Il POSTO dell'anima [Videoregistrazione / regia di Riccardo Milani
Abstract: La multinazionale 'CarAir', produttrice di pneumatici, annuncia l'imminente chiusura della stabilimento di Campolaro, con il conseguente licenziamento di decine di operai, la stragrande maggioranza dei quali provenienti dal piccolo paese situato sulle montagne circostanti. Decisi a non arrendersi, gli operai organizzano forme di lotta che, poco a poco, portano il loro caso ad approdare sui tg nazionali. Fra gli operai, Antonio sogna di tornare a vivere nel suo paese insieme alla compagna Nina, che ora lavora a Milano e che invece vorrebbe che fosse lui a lasciare tutto per andare a Milano e sposarla. Il sindacalista Salvatore ha un rapporto conflittuale con il figlio diciottenne. Mario, invece, che ha due figli e un mutuo da pagare, cerca una via alternativa aprendo una fabbrica di pasta fresca insieme a sua moglie Emanuela e alla moglie di Salvatore. Quando la CarAir decide di chiudere definitivamente lo stabilimento, gli operai tentano un gesto di protesta estremo, quello di andare in America per parlare con Gerardo, il lontano cugino di Emanuela emigrato in America che secondo molti in paese è la causa della chiusura dello stabilimento. Ma ormai è davvero troppo tardi... "I naufraghi sono, in ordine di età e di attaccamento al passato: Michele Placido, sindacalista puro e duro; Silvio Orlando, sognatore innamorato della sua terra; Claudio Santamaria, cinico-pragmatico tutto rabbia e vitalità. Non sono, ci dice 'Il posto dell'anima' di Riccardo Milani, tre santi. In compenso sono tre santini, così schematici e cuciti col filo bianco che non si crede ai loro tormenti più di 5 minuti. Nello script di Starnone c'è di tutto e di più, ma manca il tono (farsesco? sentimentale? neopopulista?). E fra macchiette stantie e incongrui affondi musicali l'insieme sa di vecchie formule in svendita. Fidanzate troppo lontane e moderne per essere capite. Mogli trattate da serve. Figli rifiutati e sviliti anche se sono il nuovo che avanza (leggi Internet). Morti in fabbrica sempre taciuti, per paura e sostanziale complicità coi padroni. E poi: dirette Rai, improbabili trasferte all'estero, cast ottimo e sprecato (Paola Cortellesi, Imma Piro, Flavio Pistilli, Maria Laura Rondanini). Continuiamo così, facciamoci del male". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 maggio 2003) "Che sensazione di pienezza dà il film di Milani. E che bel trio Michele Placido, Silvio Orlando e Claudio Santamaria. Che bella scrittura (Domenico Starnone), che bella storia, che bei personaggi. E che titolo giusto. (...) Ciò che conta molto è come questo film, senza rinunciare a nessuno dei punti indispensabili dall'umorismo all'invettiva al patetismo, sappia difendersi dalla retorica. E gli faremmo un torto assimilandolo al cinema inglese-operaio. La scena madre di Orlando davanti ai boss di Detroit è nipote della requisitoria del professorino Mastroianni de 'I compagni': e il suo turbamento da 'compagno' tradito è figlio del muratore Mastroianni di 'Dramma della gelosia' che a San Giovanni non ascolta la voce di Ingrao ma si chiede perché la bella Adelaide lo abbia lasciato". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 maggio 2003) "'Il posto dell'anima' è un film di qualità nobile, che mira alto senza lanciare messaggi. La regia si fa complice dei bravi interpreti, concedendo a ciascuno spazi e tempi giusti: Placido incarna la dignità del proletario, Santamaria da farfallone e Orlando in tutta la sua gamma di affermato promiscuo. Vedi la scena in cui stupisce un'assemblea parlando all'improvviso un buon inglese, mentre sta solo declamando i versi di una canzone. Qualche musichetta dolciastra, qualche indugio paesaggistico e un finale pasticciato non tolgono granché al risultato positivo del film". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 10 maggio 2003) "Riccardo Milani racconta l'odissea di un gruppo di operai del solitario Abruzzo dimessi da una multinazionale spietata: nonostante la giusta rabbia il tono è dolce, a volte troppo". (Claudio Carabba, 'Sette', 22 maggio 2003)
PITCH Black [Videoregistrazione : The chronicles of Riddick / regia di David Twohy
Abstract: TRAMA BREVE In un futuro prossimo, la pilota di navi spaziali Fry è costretta a tentare un atterraggio di fortuna su un remoto pianeta. Nella collisione con il suolo l'equipaggio dell'astronave resta ucciso e solo lei, insieme ad alcuni passeggeri, riesce ad evitare la morte. Fra i sopravvissuti anche il cacciatore di taglie Johns con il suo prigioniero, il pericoloso omicida Riddick. I superstiti sono costretti a rimanere tutti uniti per tentare di sopravvivere ad un pianeta lugubre, arido e senza vita che, al calare del sole, si popola di altri abitanti. TRAMA LUNGA In un futuro non molto lontano, la giovane Fry, pilota di navi spaziali, è costretta ad un atterraggio di fortuna su un pianeta lontano. Nel corso della collisione l'equipaggio dell'astronave pilotata da Fry resta ucciso e, oltre a lei, solo alcuni passeggeri riescono ad evitare la morte: il cacciatore di taglie Johns e il suo prigioniero, il pericoloso omicida Riddick. I superstiti avanzano nel pianeta, arido e senza vita. Incontrano geologi che si spostano da un pianeta all'altro, e, mentre alcuni restano per cercare di riparare la nave spaziale, gli altri proseguono il cammino. Appena il sole tramonta, e il pianeta cala nell'oscurità, emergono altri, imprevisti abitanti: sono uccelli che si materializzano e colpiscono mortalmente. Dopo che altri hanno perso la vita, c'è la necessità di trasportare le batterie alla nave per poter ripartire. Uno solo può andare. Riddick e Johns lottano e Riddick ha la meglio. Torna indietro di corsa e, alla fine, fa luce forte sugli uccelli che, colpiti, muoiono. A chi parte, Riddick dice di riferire che lui è morto su quel pianeta. "Piccolo film, dal cast senza stelle (ma Vin Diesel potrebbe diventarlo presto), viene già considerato da diversi critici americani un culto. Per sentire come si possa soffrire la pressione della claustrofobia anche nello spazio infinito ". ('Carnet', Settembre 2000). "Dopo la serie 'Alien', i connubi tra la fantascienza e l'horror hanno quasi sempre generato mostriciattoli cinematografici. Al contrario 'Pitch Black' di David Twohy (anche sceneggiatore) è un film d'azione brutale e senza concessioni che rovescia le convenzioni, spiazza le attese dello spettatore più smaliziato, mette in scena un gruppo di personaggi dalle reazioni non sempre prevedibili. (?) Twohy non dà solo bel ritmo al film: gli regala anche ottime qualità visive: incluso l'utilizzo di un colore denaturato che rende le immagini particolarmente suggestive". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 novembre 2000) "Più delle avventure prevedibili che appartengono al repertorio abbastanza stereotipato delle imprese fantascientifiche, sono interessanti il paesaggio da sogno (è un deserto dell'Australia), la fotografia decolorata, i mostri suggestivi ideati con fantasia e insieme con una sorta di realismo". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 24 novembre 2000) " 'Pitch Black' segna l'esordio alla regia di David Twhoy. Un film di fantascienza controcorrente più da un punto di vista visivo che narrativo. (...) Immerso in paesaggi desolati e oscuri (è stato girato in Australia), interpretato da attori sconosciuti ma interessante per le sue immagini sgranate, per gli effetti speciali non invadenti, per il clima claustrofobico alla 'Alien', per i suoi richiami al cinema classico di serie B". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 24 novembre 2000)
MASTER and commander [Videoregistrazione = Sfida ai confini del mare / regia di Peter Weir
JUMANJI [Videoregistrazione / regia di Joe Johnston
Abstract: Judy e Peter, rimasti orfani, prendono dimora con una giovane zia in una grande villa da tempo sfitta. Nella soffitta, s'imbattono in un gioco da tavolo dal nome esotico e cominciano una partita. Ma già al primo colpo di dadi è chiaro che Jumanji non è un gioco come gli altri. Rampicanti carnivori, zanzare giganti, zebre ed elefanti escono dal nulla e distruggono la casa e la città. Dalla giungla torna anche Alan (Robin Williams), un uomo che 26 anni prima, giocando con un'amichetta, era finito sulla casella sbagliata ed era scomparso, dato per morto. Come porre fine all'incubo? Solo terminando la partita. Spettacolare ed adrenalinico, Jumanji è il frutto della sapienza negli effetti speciali di un collaboratore fisso dell'Industrial Light and Magic di Lucas, Joe Johnston, ma anche della speciale sceneggiatura ad effetto, per usare un gioco di parole, che riesce nell'impresa di tradurre in spettacolo cinematografico la dinamica emotiva che presidia un giovane giocatore all'opera. Dallo scivolo del divertimento alla morsa della tensione e ritorno. Con grande arguzia, il film associa, tra le righe, il comportamento sproporzionato del bambino che risponde in modo irrazionale al genitore durante un litigio ("non ti parlerò mai più", per esempio) con la sproporzione delle conseguenze di un lancio di dadi, quando la plancia del gioco si è allargata ad includere il mondo intero. In entrambi i casi, nel confronto, non si tratta solo di uno scambio di parole o di un movimento di pedine: si tratta di imparare a relazionarsi, ad affrontare le situazioni, si tratta di crescere. Impermeabile al tempo che è passato, la pellicola di Joe Johnston, con una giovanissima Kirsten Dunst, ha addirittura anticipato alcune riflessioni di Matrix ("E se rimango incastrato nel gioco?") e chi l'ha accusata di ripetitività, ha evidentemente dimenticato che fa parte delle regole. Da guardarsi quando fuori piove.
MARIANNA Ucria [Videoregistrazione / regia di Roberto Faenza
Il MIRACOLO [Videoregistrazione / regia Edoardo Winspeare
Abstract: Il pellegrinaggio a Lourdes visto da un punto di vista anti religioso: gli aspetti ipocriti, superstiziosi e di business.
SIMONE [Videoregistrazione / regia di Andrew Niccol
Abstract: Piantato in asso dall'attrice protagonista nel bel mezzo della realizzazione del suo ultimo film, il produttore Viktor Taransky decide di sostituirla con un'attrice creata al computer, Simone. Ma quando la fama dell'attrice virtuale cresce a dismisura, Viktor comincia a dubitare che la sua sia stata davvero una buona idea. Una inarrestabile serie di equivoci si scatena quando Viktor, rotti gli indugi, decide di dimostrare a tutti (ma soprattutto a sua moglie) che Simone è una creatura immaginaria, fatta di pura fantasia. "Il film, più intelligente che coinvolgente, più programmato che analizzato, ha molti livelli di lettura: una lezione sul potere di Hollywood, una variazione sul brutto e la bella che parla al computer, una pista sull'assassinio del divismo e la diva digitale che esiste solo nella mente di chi guarda (...) Sostenuto dal peso divistico di Pacino e dall'intuizione dello script, 'Simone' parte al galoppo, poi si siede, si ripete, non trova un exploit per finire in gloria l'allarmato presagio". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 novembre 2002)
LISBON story [Videoregistrazione / regia di Wim Wenders
Abstract: Chiamato a Lisbona dall'amico regista Friedrich (Bauchau) che vi sta girando un documentario muto e in bianconero, il fonico Philip trova una casa vuota dove rimangono soltanto le pizze del materiale girato. Non gli rimane che andarsene in giro per Lisbona, registrare suoni, ascoltare la musica del quintetto dei Madredeus e innamorarsi della loro cantante. Sulla soglia dei 50 anni Wenders fa il suo film più leggero, decontratto, attraversato da una brezza di giuoco divertito con margini di autoironia. È un film sul cinema, sul centenario del cinema (con omaggi a Fernando Pessoa e a Manoel de Oliveira, classe 1908, che si permette un'entrata charlottiana), una riflessione sui rapporti tra immagine e suono, pellicola e video, verità e menzogna, sull'opposizione tra cinema americano (delle storie) e cinema europeo (dello sguardo). Conclude il discorso sul guardare (filmare) che Wenders cominciò con Lo stato delle cose e continuò in Fino alla fine del mondo. Un po' ridondante lo spazio per la musica dei Madredeus. L'edizione italiana appiattisce e mortifica la mescolanza delle tre lingue (inglese, tedesco, portoghese).