E' possibile raffinare la ricerca cliccando sui filtri proposti (nella colonna a sinistra, se navighi da PC, o in fondo alla pagina, se navighi da mobile), oppure utilizzando il box di ricerca veloce o la relativa ricerca avanzata.

Includi: nessuno dei seguenti filtri
× Soggetto Alieni

Trovati 37825 documenti.

Mostra parametri
HAVANA [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Pollack, Sydney <1934-2008>

HAVANA [Videoregistrazione / regia di Sidney Pollack

Abstract: Nel dicembre del 1958, durante il regime del dittatore Fulgencio Batista, l'Avana è piena di ricchi turisti americani: alberghi lussuosi e case da gioco fanno affari; il potere si regge solo su torture, sparizioni e delitti; il popolo soffre e in molti centri del Paese già gli insorti, seguaci del rivoluzionario Fidel Castro, hanno la meglio. In questa situazione Jack Weil - giocatore d'azzardo - è arrivato all'Avana per giocare ancora una volta soprattutto nell'appariscente locale di Joe Volpi, il più noto fra i gestori della città. Sul traghetto Miami-Avana Weil ha cercato di aiutare una bella donna, Roberta Duran, intenzionata a sbarcare con l'auto aiuti per i guerriglieri (armi e radio). Durante un ricevimento Jack ha modo di rivedere Roberta, della quale si è innamorato, ignorando che essa è la moglie del ricchissimo proprietario terriero Arturo Duran, che in segreto opera come luogotenente di Castro. Quando però Roberta viene arrestata e il marito è dato dalla stampa come morto, Jack, per liberare e poi conquistare la donna, non esita ad affrontare, spacciandosi come agente della CIA e mescolando astuzie ed ingenuità, gli sgherri di Batista comandati dall'obeso colonnello Menocal. Tra Jack e Roberta, persone diversissime, la relazione sentimentale procede fino a quando Weil scopre che Arturo è ancora vivo. Emotivamente coinvolto, Jack, corrompendo Menocal, riesce a liberare Arturo e, rinunciando al suo amore per Roberta, consente all'indomabile donna di riunirsi al marito. "'Havana' risulta convenzionale nella fattura, superficiale politicamente e sbadato nel disegno psicologico." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa') "Il rimando a 'Casablanca' è obbligatorio. A Pollack non riesce, ovviamente, il colpo gobbo che fruttò fama all'ungherese Curtiz." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire') "A chi piacciono i bei filmoni di una volta, così finti che sembravano veri, ecco 'Havana'. Se ci si lascia cullare dalla memoria del cinema, l'operazione funziona nella sua artificiosità divistica, nella sua improbabilità storica, nella sua finta 'equidistanza' politica. (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera') "I due attori offrono un interessante esempio dei modi di recitare europeo e americano, ottimamente amalgamati." (Gabriella Giannice, 'Il Giornale') "'Havana' appartiene alla categoria dei rifacimenti non dichiarati: in tutto e per tutto ricalca le gloriose orme di 'Casablanca'." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica') "Qui Pollack, si butta nell'andazzo della storia ricalcata sui modelli, fa del cinema tra virgolette. Gioca col cinema del passato, si dimostra distaccato." (Ermanno Comuzio, 'La Rivista del Cinematografo')

ONE hour photo [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

ROMANEK, Mark

ONE hour photo [Videoregistrazione / regia di Mark Romanek

Abstract: Sy Parrish è il tecnico di laboratorio di sviluppo e stampa fotografica in uno stand di un centro commerciale. La sua vita si svolge sotto le luci al neon e quando torna a casa è completamente solo. Sente così la necessità di eleggersi una famiglia ideale: gli Yorkin. Di loro, clienti affezionati, conosce tutti i momenti immortalati nella varie fasi della vita. Si sente addirittura lo zio del loro bambino. Ma qualcosa incrina l’idilliaco e immaginario rapporto. Al suo secondo lungometraggio dopo Static del 1998, Mark Romanek firma un film destinato a rimanere nell’immaginario grazie anche alla prestazione di un Robin Williams mai così controllato. La sua ossessione viene disvelata progressivamente grazie a una recitazione implosa in cui tutte le pulsioni represse sembrano pronte ad esplodere ed invece si inabissano nella psiche di un personaggio scritto con grande attenzione ai particolari e con la consapevolezza di dover andare oltre l’ennesimo ritratto di psicopatico al cinema.

STAR Wars II [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Lucas, George <1944->

STAR Wars II [Videoregistrazione : l'attacco dei cloni / regia di George Lucas

SCHINDLER'S list [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Spielberg, Steven <1946->

SCHINDLER'S list [Videoregistrazione / regia di Steven Spielberg

Abstract: Dal libro dell'australiano Thomas Keneally La lista. L'industriale tedesco Oskar Schindler, in affari coi nazisti, usa gli ebrei come forza-lavoro a buon mercato. Gradatamente, pur continuando a sfruttare i suoi intrallazzi, diventa il loro salvatore, strappando più di 1100 persone dalla camera a gas. È il film più ambizioso di S. Spielberg e il migliore: prodigo di emozioni forti, coinvolgente, ricco di tensione, sapiente nei passaggi dal documento al romanzesco, dai momenti epici a quelli psicologici. La partenza finale di Schindler è l'unica vera caduta del film, un cedimento alla drammaturgia hollywoodiana, alla sua retorica sentimentale. L. Neeson rende con grande efficacia le contraddizioni del personaggio. L'inglese R. Fiennes interpreta il paranoico comandante del campo Plaszow come l'avrebbe fatto Marlon Brando 40 anni fa. Memorabile B. Kingsley nella parte dell'ebreo polacco, contabile, suggeritore e un po' eminenza grigia di Schindler. 7 Oscar: film, regia, fotografia di Janusz Kaminski (in bianconero, tranne prologo ed epilogo), musica di John Williams, montaggio, scenografia e sceneggiatura. Quel rosso del cappottino della bambina che cerca di sfuggire al rastrellamento è una piccola invenzione poetica, un esempio del modo con cui gli effetti speciali possono diventare creativi.AUTORE LETTERARIO: Thomas Keneally

ARRIVA John Doe [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

CAPRA, Frank

ARRIVA John Doe [Videoregistrazione / regia di Frank Capra

Abstract: In una piccola città degli Stati Uniti, un giornale cambia proprietario e alcuni redattori vengono licenziati. Per vendicarsi del licenziamento, una giovane cronista inserisce, nella sua ultima rubrica, una falsa lettera di un ipotetico John Doe. Nella lettera John Doe annuncia che, la notte di Natale si getterà dal grattacielo del Municipio per protesta contro le autorità che amministrano male la cosa pubblica. La lettera suscita gran scalpore: la cronista, interrogata dal direttore, gli confessa la falsificazione e lo persuade a sfruttare ulteriormente il successo giornalistico conseguito. A un certo punto, però, si rende necessario trovare qualcuno che rappresenti il fantomatico John Doe. Tale incarico viene affidato a John Willaby, giocatore di base-ball a riposo, che si presenta al pubblico con un discorso alla radio, nel quale si batte in favore della solidarietà umana per ottenere una maggiore giustizia sociale. Il discorso provoca un vasto movimento d'opinione. Quando il proprietario del giornale decide di sfruttarlo ulteriormente per fini commerciali, si trova in contrasto con John Willaby, che viene allora sacrificato senza scrupoli. A quel punto Willaby decide di attuare il tragico proposito di John Doe ma in cima al grattacielo del Municipio trova la giornalista, che lo persuade a continuare al suo fianco la lotta per la buona causa.

Laputa, Castle in the sky [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Laputa, Castle in the sky [Videoregistrazione = Castello nel cielo / regia di Hayao Miyazaki

: Buena Vista home entertainment, [200-?]

FRAGOLA e cioccolato [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Tabio, Juan Carlos - Gutierrez Alea, Tomas

FRAGOLA e cioccolato [Videoregistrazione / regia di Tomas Gutierrez Alea e Juan Carlos Tabio

Abstract: Avana, 1979. David, uno studente cubano militante castrista, che identifica gli omosessuali come "spie del capitalismo", reduce da una recente delusione amorosa con la disinibita Vivian - a caccia unicamente di sesso e denaro - viene avvicinato, mentre si trova sconvolto e amareggiato in un bar, da Diego, un intellettuale in procinto di allestire una mostra d'arte, che cerca di adescarlo con smaccati atteggiamenti omosessuali. David rifiuta infastidito. Poi, attratto dalla possibilità di leggere opere d'autore, proibite dal regime, e ascoltare musiche altrettanto introvabili, comincia a frequentare Diego e a restare affascinato, non certo dalla sua realtà di gay, quanto dalla sua cultura di "libero pensatore" nei confronti del castrismo, costrittivo e acritico, in cui è cresciuto. Per non compromettersi di fronte alla cultura chiusa e discriminatoria dell'isola, David esige da Diego di ritenerlo in pubblico uno sconosciuto, di non rivolgergli il saluto e di non infastidirlo, neppure in privato, con vezzeggiativi effeminati. Per il resto lo tratta da pari, seppur con crescente ammirazione per la varietà e l'anticonformismo dei suoi interessi culturali, l'ospitalità, l'assenza di avidità di denaro, la cordialità disinteressata nei confronti di Nancy, una vicina di casa, ufficialmente "vigilante" per conto del regime, in realtà delusa dall'ideologia e in preda a momenti depressivi che la portano a tentativi di suicidio. Da uno di questi tentativi viene salvata proprio da Diego e David, che si fa donatore di sangue al Pronto Soccorso per richiamarla in vita. Indotta dallo stesso Diego, Nancy - che si è affezionata a David - gli offre la prima esperienza sessuale, che lo libererà dalla cocente delusione procuratagli da Vivian, ma anche dalle limitazioni imposte in pubblico a Diego, fino a testimoniargli con un virile abbraccio la propria amicizia, quando questi decide di lasciare Cuba, per sottrarsi alla persecuzione politica per la propria condizione di "diverso". "Non è una delle tante storie di tipo gay che dilagano oggi al cinema perché, tolta da alcuni racconti del noto scrittore cubano Senel Paz, e diretta dal n. 1 del cinema che si fa a Cuba, Tomàs Gutiérrez Alea, di cui si ricorderà almeno, nel '68, 'il tanto celebrato 'Memorie del sottosviluppo'. Da segnalare i dialoghi: servono a chiarire i caratteri ma, soprattutto, ad evocare attorno ai personaggi, anche con qualche nota polemica, la società cubana anni Settanta, le sue contraddizioni e le sue difficoltà, anche quelle, sia pure in modo trasversale, di natura politica. Un film curioso, perciò, sia per le sue origini sia per delle coraggiose impennate che gli consentono, in difficili contesti, di sostenere certe verità; non meritava, forse, il premio cui è stato subito fatto segno l'altr'anno al Festival di Berlino, ma si lascia vedere senza difficoltà." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 2 ottobre 1994) "A Cuba, dove l'unica sala che lo proiettava ha registrato il tutto esaurito per mesi, il pubblico applaudiva senza paura le scene chiave. Ma come diceva Gutièrrez Alea a Berlino, 'la musica è un'immagine perfetta della schizofrenia del film: appena si affrontano temi delicati, il volume sale'. Lunga è la strada verso la libertà, e nella sua urgenza di comunicare il film non è certo perfetto. Il Diego dipinto dal pur bravo Perugorria, tutto vezzi e mossette, non è un monumento di inventiva. La foto povera, non pauperista - embargo oblige - farà storcere il naso agli schizzinosi. Mentre il languido epilogo non regge il tono scoppiettante dei battibecchi fra David e Diego. Ma sarebbe ingeneroso cercare il pelo nell'uovo con un film che ha rotto l'isolamento in cui soffocava il cinema cubano. E a chi ricorda la delusione provocata anni fa dal 'Bacio della donna ragno', storia analoga, confezione da star system, la povertà di 'Fragola e cioccolata' sembrerà un supplemento di intelligenza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 ottobre 1994) "In un mondo dove i valori della bellezza e della poesia sembrano fuori corso, si comincia a pensare che proprio gli omosessuali ne conservino il culto onorandone le divinità. In occasione della proiezione di 'Fragola e cioccolato' a Berlino, qualcuno ricordò che i maricones locali hanno la delicatezza di non far mancare i fiori sulle tombe di Marlene e del grande regista gay Murnau scomparso nel lontano 1931. E fu notata anche l'affinità fra la spregiudicata cinecommedia cubana e un film politically correct come l'americano 'Philadelphia', altra raffigurazione tenera e rispettosa di un rapporto fra maschi: il morente Tom Hanks e il suo compagno Antonio Banderas abitano un appartamento decorato con sapiente bizzarria, come quello di Diego, e altrettanto frequentemente nobilitato dal riverbero della voce di Maria Callas, santa protettrice dei diversi." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 8 ottobre 1994) Note PREMI: FESTIVAL DI BERLINO 1994, PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA.

La SIGNORA della porta accanto [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Truffaut, François <1932-1984>

La SIGNORA della porta accanto [Videoregistrazione / regia di Francois Truffaut

Abstract: Bernard e Mathilde si sono amati con passione e si sono lasciati con rabbia. Si ritrovano otto anni dopo, entrambi "felicemente sposati". Il fuoco si riaccende. Meglio durare o bruciare? Abitano in campagna, vicino a Grenoble (patria di Stendhal...). "Stupido" come una canzone di Edith Piaf o di Gino Paoli, ma dice la verità sull'amore: fa male. 20° film di F. Truffaut, il suo 6° film d'amore e, purtroppo, il penultimo. F. Ardant lo illumina come una fiamma bruna. È, a modo suo, anche un thriller: un film d'amore hitchcockiano. L'amore-passione in cifra quotidiana.

PIMPI piccolo grande eroe [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

WALT DISNEY PRODUCTION

PIMPI piccolo grande eroe [Videoregistrazione / prodotto da Walt Disney

Abstract: Un grazioso film per il pubblico dei più piccoli, ancora capaci di apprezzare un'operina di animazione tutta giocata sulla dolcezza dei personaggi, della vicenda, delle immagini. Pooh, Rabbit e Al vanno a cercare il miele, ma non vogliono che Pimpi vada con loro perché è troppo piccolo. Lui se ne va. Gli amici si pentono di averlo escluso e usano il suo diario per ritrovarlo. Le canzoni, carine, sono di Carly Simon.

La GRANDE guerra [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Monicelli, Mario <1915-2010>

La GRANDE guerra [Videoregistrazione / regia di Mario Monicelli

Abstract: Il piantone romano Oreste Jacovacci ha promesso al coscritto milanese Giovanni Busacca di farlo riformare dietro compenso; ma Giovanni è fatto abile e, ormai in divisa, cerca Oreste per dargli una lezione. Tuttavia quando si ritrovano, i due diventano amici e finiscono insieme a Tigliano, un piccolo paese nelle retrovie, dove attendono, di giorno in giorno, di essere mandati al fronte. Nel frattempo Giovanni, avendo incontrato Costantine, una ragazza di facili costumi, si concede qualche distrazione, ma alla fine si trova alleggerito del portafoglio. Giunge il giorno temuto: Giovanni ed Oreste sono mandati al fronte, dove fanno conoscenza di nuovi commilitoni: il tenente ex professore di ginnastica, il soldatino che spasima per Lyda Borelli, il cappellano Bonoglia. Viene il Natale, festeggiato alla meglio; passa l'inverno, si annuncia la primavera; riprendono più vivaci i combattimenti. Oreste e Giovanni, mentre sono di pattuglia, incontrano un soldato austriaco: potrebbero ucciderlo, ma non si sentono di farlo. Poi inizia la battaglia: morti e feriti, attacchi e contrattacchi. Oreste e Giovanni sono incaricati di portare un messaggio, ma mentre si dispongono al ritorno si trovano separati dal loro gruppo. Per ripararsi dal freddo indossano cappotti nemici: scoperti dagli austriaci, vengono considerati spie. Potrebbero salvarsi se consentissero a fornire informazioni sulla missione di cui erano incaricati. Dapprima i due esitano e sono quasi disposti a transigere con la coscienza ma di fronte all'arroganza dell'ufficiale che li interroga, Giovanni rifiuta di parlare e viene fucilato. Oreste segue il suo esempio e subisce la stessa sorte. Il loro sacrificio non è inutile: i loro compagni sono all'attacco e la vittoria non è lontana. "Va detto che Sordi, Gassman e una bravissima Silvana Mangano, ben diretti, offrono splendidi saggi recitativi e che la morbida fotografia di Rrotunno, da stampa grigiastra, ottiene magici risultati. Naturalmente persistono molti lati negativi, il deteriore bozzettismo paesano (...) molte pagine di facile effetto, il frammentarismo che non crea il quadro completo ma il risultato finale resta più che notevole". (Mario Bianchi, "Ferrania", 11, 1959). "In fondo non era un film dissacratore, non era un film così tanto antimilitarista, ma un film che proponeva un esempio di patriottismo con buon senso, un patriottismo della gente semplice, che diventa eroica quando ce n'è bisogno. Eroi se è il caso; eroi per caso; eroi del caso." (Oreste De Fornari nel documentario 'I sentieri della gloria', vedi scheda). Note - IL FILM E' STATO GIRATO IN FRIULI, A VENZONE, SELLA SANT'AGNESE (SOPRA OSPEDALETTO), PALMANOVA E NESPOLEDO DI LESTIZZA. NEL 2004 SUI LUOGHI DELLE RIPRESE CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE E' STATO GIRATO UN DOCUMENTARIO DAL TITOLO "I SENTIERI DELLA GLORIA" CHE VEDE IL REGISTA E LO SCENOGRAFO TORNARE NEGLI STESSI POSTI A 45 ANNI DI DISTANZA. - LEONE D'ORO ALLA MOSTRA DI VENEZIA 1959 EX-AEQUO CON "IL GENERALE DELLA ROVERE" DI ROBERTO ROSSELLINI. - NASTRO D'ARGENTO 1960 AD ALBERTO SORDI E ALLO SCENOGRAFO MARIO GARBUGLIA. - DAVID DI DONATELLO 1960 A VITTORIO GASSMAN E ALBERTO SORDI E AL PRODUTTORE DINO DE LAURENTIIS. - IL FILM E' STATO RESTAURATO NEL 2009 DA CSC - CINETECA NAZIONALE, AURELIO DE LAURENTIIS. - LA VERSIONE RESTAURATA E' STATA PRESENTATA ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2" COME FILM DI PREAPERTURA.

TENTAZIONI d'amore [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

NORTON, Edward

TENTAZIONI d'amore [Videoregistrazione / regia di Edward Norton

Abstract: Il rabbino Ben Stiller e il sacerdote cattolico Edward Norton, che sono cresciuti insieme e hanno condiviso i giochi infantili, ritrovano dopo sedici anni una comune amica d'infanzia, che avevano soprannominato Anna Banana, diventata ora una brillante donna in carriera. L'affetto si trasforma in qualcosa di più e i morsi della gelosia si fanno sentire. Una commedia romantica dove tutto è affrontato con garbo e un po' di malizia. TRAMA LUNGA Negli anni dell'infanzia Jake, Brian e Anna sono stati molto amici finché, un giorno, lei ha dovuto lasciare New York per trasferirsi altrove con la famiglia. Eccoli oggi adulti: Brian ha dato seguito alla propria vocazione ed è diventato sacerdote cattolico; Jake, di famiglia ebraica, sta seguendo la strada che di lì a poco lo consacrerà come rabbino. Ruth, la mamma, è preoccupata perché Jake non riesce ad avviare una relazione stabile con qualche brava ragazza. Ma Jake non si preoccupa più di tanto, anzi adesso lui e Brian stanno lavorando all'apertura di una sala da ballo cattolico-ebraica. L'equilibrio della situazione viene interrotto quando, all'improvviso, Anna torna in città e riprende i contatti con i due vecchi amici. La vita quotidiana è messa sottosopra da questa presenza: Jake deve uscire con una certa Rachel e chiede ad Anna e Brian di essere presenti anche loro a cena come fossero una coppia di amici. Brian la notte sogna Anna e la chiama. Jake una sera va a casa di lei, la bacia, restano insieme. Nascono così equivoci e malintesi che mettono Brian contro Jake: il primo rimprovera al secondo di avergli tenuta nascosta la relazione con la ragazza. Passano due settimane. Brian e Jake si rivedono, si abbracciano. Poi Anna va da Brian e anche loro riescono a chiarirsi. Jake fa la sua prima predica da rabbino dove chiede pubblica ammenda per aver intrattenuto una relazione con una ragazza non ebrea. Poi arriva Anna, i due ormai possono farsi veder insieme. All'inaugurazione del circolo ricreativo cattolico-ebraico, i tre si fanno una foto insieme. Come avevano fatto tanti anni prima, da piccoli. "Dalla leggerezza del tocco si capisce che Norton ha imparato parecchio da Woody Allen quando è stato sul set di 'Tutti dicono I Love You'. Come regista ha due grandi qualità: sa governare i vari registri del racconto, alternando sapientemente quelli veloci della commedia e quelli più calmi del melodramma; e sa mischiare le carte dell'eros, del sentimento e della vocazione religiosa senza cadere mai nel predicatorio, nel moralistico e nel pecoreccio. Tre rischi sempre dietro l'angolo di chi va a caccia di 'uccelli di rovo' ". (Sandro Rezoagli, 'Ciak', settembre 2000) "E' il primo film prodotto e diretto (oltre che interpretato) dal giovane attore Edward Norton, con una bella trovata. (...) Il film, ben recitato, è molto accomodante, carino e brillante: il cibo del rabbino, con una battuta divertente, è rigorosamente 'Kosher Nostra' ". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 settembre 2000) Note - E' L'ESORDIO ALLA REGIA DELL'ATTORE EDWARD NORTON.

X-MEN 2 [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Singer, Bryan <1965->

X-MEN 2 [Videoregistrazione / regia di Bryan Singer

Abstract: Gli X-Men sono di nuovo in azione. Questa volta la loro missione consiste nel dare la caccia ad un mutante assassino che vuole attentare alla vita del Presidente mentre l?Accademia dei Mutanti è attaccata da ingenti forze nemiche. A contatto quotidiano con le diffidenze di una società che li mal sopporta, i mutanti devono fronteggiare anche un nemico imprevisto, un altro mutante con poteri incredibili che lancia un attacco devastante. La notizia dell?attacco provoca una protesta nei confronti dei mutanti. In tale ambito sono in molti a chiedere la reintroduzione del Mutant Registraction Act. Fra i più strenui difensori di questa idea William Stricker, un militare sospettato di aver condotto esperimenti sui mutanti. "Identico stile visivo del primo episodio, evoluzioni adeguate della cinepresa; però la sceneggiatura è distratta e il clima generale, freddino". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 maggio 2003) "Per il regista Bryan Singer non c'è paragone fra il film archetipo della serie, sempre suo, e questo, che lui si rifiuta di considerare un 'sequel' perché è costato molto più in denaro, effetti speciali e abnegazione degli interpreti (prigionieri in un reticolo tecnologico che li rende ingiudicabili). Per quanto mi è parso di capire, in mezzo al fastidio dei botti e delle folgorazioni visive, 'X-Men 2' scopre un sottotesto interessante. Il problema riguarda infatti la scelta fra i possibili comportamenti della prima superpotenza mondiale di fronte a una minoranza (qui sono i mutanti, ma viene istintivo 'mutarli' in qualcosa di più reale): bisogna annientare i diversi o venire ai patti?". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 3 maggio 2003) "Una bella scommessa quella della Fox che, forte dell'incasso multimiliardario del primo 'X-Men' (2000) non ha esitato a giocare al rialzo per 'X-Men 2', portando a 120 milioni di dollari il budget e correndo l'ulteriore rischio di un'uscita planetaria concentrata fra il 30 aprile e il 2 maggio. Sulla carta, comunque, tutto fa pensare che il sequel avrà fortuna. Perché agli appassionati del numero uno non dovrebbe piacere questo secondo adattamento della popolarissima serie di fumetti della Marvel? Che offre, in versione più ricca e 40 minuti più lunga, la stessa miscela gotico-cibernetica-paranormale imbastita nel modo rapsodico e insensato oggi di moda. E bisogna aggiungere che il trentottenne Brian Singer non sarà l'autore sofisticato e intellettuale promesso da 'I soliti sospetti', ma è senz'altro un regista capace di dominare un set complicatissimo per quantità di personaggi, scene d'azione ed effetti speciali, assicurando un impeccabile smalto formale". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 3 maggio 2003) "Tornano i mutanti della Marvel in versione Singer (dai 'Soliti sospetti' in poi, alla perenne ricerca delle radici del male, sostenuto qui dalla mitologia del fumetto). Non più in lotta fra fazioni, ma coalizzati contro la peggiore delle minacce: l'homo sapiens. Meglio la seconda puntata della prima dove, più che altro, si facevano delle presentazioni". (Paola Piacenza, 'Io Donna', 17 maggio 2003) Note - EFFETTI SPECIALI DI TRUCCO: GORDON SMITH.

SCREAM [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Craven, Wes <1939-2015>

SCREAM [Videoregistrazione / regia di Wes Craven

Abstract: Casey (Drew Barrymore), sola in casa, riceve minacce telefoniche da uno sconosciuto che poi le si presenta davanti, cappa nera e maschera inquietante, uccidendola. Una sua compagna di scuola, Sidney (Neve Campbell), la cui mamma è stata uccisa l’anno prima, deve restare a casa da sola perché il padre è via per lavoro. Perciò si trasferisce dall’amica Tatum (Rose McGowan), anche su consiglio del fidanzato Billy (Skeet Ulrich), i cui amici Stu (Matthew Lillard) e Randy (Jamie Kennedy) sono appassionati di film horror e colgono la similitudine tra la vicenda e gli slasherpiù tipici. Poiché i delitti continuano, giunge a seguire la storia la giornalista televisiva Gale Weathers (Courtney Cox) per la quale il giovane sceriffo Dewey (David Arquette) prova subito una forte attrazione. Ovvero, come rigenerare lo slasherfacendone una parodia “seria” che gioca con lo spettatore facendogli ripetutamente l’occhiolino, ma senza danneggiare la costruzione della suspense e azzeccando alcuni personaggi. Scritto con brio da Kevin Williamson, che, all’esordio, assurge a immediata fama di manipolatore e aggiornatore dell’horror giovanile, e diretto con grande sapienza da Wes Craven che con questo film, dopo gli abissi toccati con #Vedi#Vampiro a Brooklyn, rianima la sua carriera, è un film gradevolmente avvincente che parte con un’ottima scena di suspense telefonica in cui brilla Drew Barrymore e ha anche la bella pensata, visivamente vincente, di dare all’assassino una maschera mutuata dall’Urlo di Munch. Film fondamentale per le carriere di molti, a partire dalla brava Neve Campbell. Ottima Courtney Cox in un personaggio che è l’essenza della giornalista televisiva, efficiente e bitchy. Grosso successo di pubblico (oltre 100 milioni di dollari lordi d’incasso nei soli Stati Uniti, con un budget di 15)

MINORITY report [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Spielberg, Steven <1946->

MINORITY report [Videoregistrazione / regia di Steven Spielberg

Abstract: Nel 2080 a Washington, il progresso tecnologico ha permesso all'uomo di mettere a punto un sofisticato programma che consente di prevenire e punire il colpevole di un crimine prima ancora che venga commesso. Questo particolare servizio è affidato a tre giovani poliziotti veggenti (i Pre-Cogs) che vivono in una camera di sospensione liquida. Il comandante di questa sezione è John Anderton, un uomo che, distrutto da una tragedia familiare, ha deciso di dedicarsi corpo e anima a questa nuova impresa. Un giorno, però, Anderton finisce fra i sospettati quando il verdetto dei veggenti afferma, senza ombra di dubbio, che ucciderà uno sconosciuto in meno di 36 ore. "Da un racconto di Philip K. Dick, scrittore di culto sprofondato nella schizofrenia, ispiratore già di 'Atto di forza' e 'Blade Runner'. E' la fantascienza adulta di Steven Spielberg che abbandona i bimbi di 'E.T.' e 'A.I.' a favore delle atmosfere piovose e metalliche di questo film algido quanto perfetto. Per chi vive nel ricordo del capolavoro di 'Blade Runner', predilige la fantascienza-noir e coltiva la sindrome del 'Grande Fratello', quello di Orwell e non della tv. E naturalmente pensa - a ragione - che Spielberg sia il più grande". (Piera Detassis, 'Panorama', 22 agosto 2002) "A volte gli sceneggiatori usano le pagine dei libri per scriverci le loro variazioni, finché a un certo punto quello che c'è sotto, forma un pasticcio illeggibile con quello che c'è sopra. E' ciò che Scott Frank e Jon Kohen hanno fatto a spese del racconto 'Minority Report' di Philip K. Dick (Fanucci editore) inzeppandolo di arbitrii e sviandone i significati. Fatto tanto di cappello al magistero registico di Steven Spielberg, alle luci senza luce del suo operatore Janusz Kaminski, alla frigida fantasia tecnologica dell'art director Alex McDowell e alle fatiche di Tom Cruise, stavolta più acrobata che attore, bisogna dire che le variazioni rispetto al testo ne indeboliscono il valore metaforico. " (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera') "Da un racconto di P.K. Dick, uno Spielberg maturo. Che guarda a Kubrick per parlare del futuro, ma in realtà allude al nostro presente. Trama pletorica e 'buonista'. Ma il mondo ipertecnologico di 'Minority Report', creato con l'aiuto del Medialab è davvero fantastico". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 settembre 2002) "Tra Hitchcock e il noir di fantascienza, è la riflessione di Spielberg sul paradosso della sorveglianza, nel caso si spinga fino a quella mentale (..) C'è una doppia anima in Spielberg: il cineasta problematico, impegnato socialmente, fedele al potere del mercato, dotato di sensibilità esistenzialista, e il cineasta fanciullo che sente il cinema con la fiducia del sognatore. Si fondono senza perdere coerenza e forza?". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 27 settembre 2002) "Anche quando sono imperfetti, i film di Steven Spielberg hanno il massimo fascino. (..) Grande tema. Tom Cruise al suo meglio, effetti speciali mirabolanti, costruzione narrativa pastrocchiata: un film da vedere assolutamente in questo inizio della stagione cinematografica". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 ottobre 2002)

FULL monty [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

CATTANEO, Peter

FULL monty [Videoregistrazione / regia di Peter Cattaneo

AMARCORD [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Fellini, Federico <1920-1993>

AMARCORD [Videoregistrazione / regia di Federico Fellini

Abstract: A Borgo, un immaginario paesino della Romagna, tra il 1930 e il 1935, l'adolescente Titta cresce subendo condizionamenti dentro e fuori l'ambito domestico. Suo padre Aurelio è un piccolo impresario edile perennemente in discordia con la moglie Miranda; zio Pataca vegeta alle spalle dei parenti; zio Teo è ricoverato in manicomio; il nonno si gode egoisticamente una salute di ferro, non trascurando di prendersi delle libertà con la domestica. Nella cittadina emergono alcuni personaggi destinati a diventare parte dei ricordi adolescenziali di Titta: la "Gradisca", una procace parrucchiera; Volpina una ragazza un po' scema e priva di freni inibitori; una tabaccaia mastodontica, quasi mostruosa; un avvocato dalla retorica facile e magniloquente; Giudizio, il matto del villaggio; Biscein il bugiardo; il motociclista esibizionista e tutta una galleria di personaggi che, agendo nel mondo della scuola, della chiesa, e nelle feste fasciste, nelle celebrazioni folcloristiche o negli avvenimenti eccezionali, rivelano caratteristiche bislacche. Le stagioni trascorrono inesorabili, scandite dal cadere della neve o dalle "manine" staccatesi dai primi fiori primaverili. E' il momento di diventare grandi... "La sorpresa di Amarcord consiste nel fatto che tra le righe non si riesce a leggere quasi nulla. Fellini fruga qua e là nel passato, ma sembra non voler trinciare giudizi. Probabilmente il film va letto in una chiave rovesciata rispetto a quella che viene spontaneo usare. Forse Fellini, mentre mostra di annegare nei ricordi, vuol farci capire che il passato in realtà non esiste se non nella nostra fantasia. Forse la frustata è diretta non tanto sul mondo di ieri, quanto sull'abitudine che abbiamo di dargli una credibilità che va oltre i limiti della nostra povera memoria. Ma se i ricordi sono amari e confusi, se perdono sapore e colore, se non hanno senso, se sono indecifrabili, il discorso diventa attuale. L'attenzione si sposta sulla coscienza dell'uomo contemporaneo, sull'oggi. Ma qui Fellini si ferma rigorosamente". (Sergio Trasatti, "L'Osservatore Romano", 20 dicembre 1973) "Fellini gioca in economia. Adopera i residui di stoffe già esibite al pubblico, frammenti di un discorso che, in fondo, è già stato fatto. Qualche scampolo ha colori vivi e guizzanti (il nonno nella nebbia, per esempio, e la mucca che diventa, agli occhi del bambino che va scuola, un mostro mitologico); qualche altro è sbiadito a causa del tempo e della polvere; qualche altro ancora, infine, poteva essere mandato al macero". (Franco Bolzoni, "Avvenire", 19 dicembre 1973) "E quindi, certo, è possibile all'artista quando è tale, e quando è Fellini, crearsi dei finti ricordi per cacciare quelli veri: e, per rafforzare la finzione, costruirsi un luogo immaginario, nella prediletta Cinecittà, e una lingua che è una specie di miscuglio fra l'emiliano e il romagnolo, anche con qualche pizzico di accenti limitrofi. E però il sospetto che quei ricordi siano veri, tutti o quasi, riemerge nel vedere come Federico li rievoca. Perché li rievoca con pudore, sempre attento a non gonfiarli troppo, a non strizzarli fino a farne uscire l'ultima, spettacolare goccia, limitando al massimo il surreale, un paio di sequenze e nemmeno le più riuscite, contrariamente al solito, e su tutto il resto ammorbidisce, sfuma, attenua. Non rinunciando al popolaresco, a qualche paesana grossolanità, ma senza mai spingere a fondo nemmeno in questa direzione". (Paolo Valmarana, "Il Popolo", 19 dicembre 1973) "Molte delle inquadrature di Amarcord sembrano l'edizione per così dire critica del 'kitsch' fascista, della sua iconografia rurale, della sua propaganda industriale, colta nel momento piccolo-borghese, con la cultura delle nostre zone depresse. Forse solo Il conformista, prima di Amarcord, ci aveva restituito un fascismo visto così dall'interno, al di fuori delle solite, oziose decalcomanie. E' utile aggiungere che il film funziona anche sul piano del puro e semplice spettacolo e che tutto vi è al proprio posto: a cominciare dal numeroso stuolo degli attori, noti e sconosciuti, professionisti e occasionali (con particolare riguardo al folgorante intermezzo di Ciccio Ingrassia, nel ruolo dello zio pazzo). Rispettiamolo, dunque questo "Amarcord": questo film intenzionalmente modesto, ma molto più realizzato, concluso di tante altre opere felliniane, partite con maggiori ambizioni". (Callisto Cosulich, "Paese sera", 19 dicembre 1973) "La visione di Fellini, s'è accennato, è amarognola, agrodolce. L'infanzia di Titta non è stata una festa: liti in famiglia, nonno svagato che tocca il sedere della fantesca (sembra una vignetta di un altro romagnolo, Leo Longanesi), zio tocco di mente che, portato in gita dai parenti, si arrampica su un albero gridando: «Voglio una donna!», fascisti tronfi, insegnanti mediocri e retorici, la Volpina che, forastica, si avventura furtiva lungo i muri del borgo in cerca di qualche cosa, e la tabaccaia dalle forme abbondanti che cerca invano soddisfazione dal troppo giovane Titta. Federico Fellini ha evocato con maestria un universo di fantasmi, tirati fuori dalle tasche del tempo senza allegria né ferocia, in un'operazione mentale alla fine elegiaca". (Pietro Bianchi, "Il Giorno", 19 dicembre 1973) "In un calcolatissimo impasto di toni gravi e lievi, con svolte improvvise nel beffardo e nel fumetto, così Amarcord cresce e tempera le ombre, le smargina d'ogni scoria verista, e le muove nel grembo della leggenda. Intrecciati ai timbri d'argento, alle risate a piena gola, i rintocchi della malinconia minacciano d'avere il sopravvento. La trappola della memoria è scattata ancora una volta? In realtà siamo feriti, ma salvi. Forse il Pinocchio che è in noi esce dal buio, smette i calzoni alla zuava e brucia con i ricordi il suo mondo piccino. Tutta la sua vita, domani, sarà una lotta contro il Borgo, contro la tentazione di rifugiarsi nel tepore dei miraggi. Aiutato nella sceneggiatura dal conterraneo Tonino Guerra, col quale ha anche firmato un libro in cui, ma da lontano, si respirano i fatti del film, dallo scenografo Danilo Donati, dal fotografo Giuseppe Rotunno, dal musicista Nino Rota, da attori quasi tutti sconosciuti, il cantastorie Federico Fellini ha detto con Amarcord, sull'Italia degli anni fascisti, forse più e meglio di tanti storici di professione. Dobbiamo essere grati al suo talento. Dobbiamo sperare che i nostalgici, confrontandosi col passato, misurino l'abisso di puerilità, di appetiti repressi, di smanie e cafonerie in cui naufragarono, petti in fuori e pancia in dentro. E anche i giovani ne ridano, ne ridano, ne ridano, con un'unghia di pietà per i loro padri indifesi". (Giovanni Grazzini, "Corriere della sera", 19 dicembre 1973) "Il regista non è andato al fondo della sua ricerca del tempo perduto, non ha fatto i conti con la propria adolescenza, con le sue ossessioni private e con i suoi condizionamenti pubblici, civili, sociali, politici, religiosi, come, in Roma, non li aveva fatti con la propria giovinezza. Perché i conti si fanno al presente. Nel suo primo progetto, che deve avere resistito, per un po', anche durante la lavorazione, e infine è stato abbandonato. Amarcord era la vicenda di un uomo il quale si lascia invadere dai ricordi (L'uomo invaso sarebbe stato il titolo), come da una droga che si vorrebbe benefica, ma che si rivela letale. La vicenda, insomma, criticamente prospettata, di un uomo in fuga dalla realtà, dall'oggi. Amarcord, quale ora lo vediamo, ha un respiro più ristretto, ambizioni meno alte. Fellini, se ci si consente la metafora sportiva, gioca sul proprio campo, con un avversario ben conosciuto, e quasi addomesticato: quell'universo provinciale di ieri ritratto certo con gusto, spesso con acutezza, trapunto di citazioni dalle opere precedenti dell'autore, con l'insidia della civetteria e del manierismo sempre in agguato; la sua magia evocativa, già sperimentata, non riesce, o riesce solo in parte, a suscitare un confronto tra passato e presente, un qualsiasi rapporto dialettico". (Aggeo Savioli, "L'Unità", 19 dicembre 1973) "Amarcord: «Il cinema della distanza che aveva nutrito la nostra giovinezza è capovolto definitivamente nel cinema della vicinanza assoluta. Nei tempi stretti delle nostre vite tutto resta lì, angosciosamente presente; le prime immagini dell'eros e le premonizioni della morte ci raggiungono in ogni sogno; la fine del mondo è cominciata con noi e non accenna a finire; il film di cui ci illudevamo d'essere solo spettatori è la storia della nostra vita". (Italo Calvino) "Quel che ha giovato a Fellini, stavolta, è stato forse il defilarsi un poco rispetto all'argomento, il mettersi in una posizione di autobiografismo non più diretto come ne I vitelloni, ne La dolce vita, in Otto e mezzo, ma mediato. E' vero che Titta, l'allegro, scanzonato ginnasiale che fa da testimone degli eventi e da filo conduttore della vicenda, è una nuova proiezione dell'autore, come il giovane Morando incarnato a suo tempo da Interlenghi, come il giornalista e il regista impersonati da Mastroianni; ma è anche vero che egli adombra al tempo stesso una persona reale, un ex compagno di scuola di Fellini; e questa è una cosa che ha il suo peso. Dietro Titta, poi c'è la sua famiglia: è anzi questa famiglia la vera protagonista del film. Il padre, un sanguigno e manesco capomastro di fede anarchica; la madre, una donna di casa teneramente scorbutica; lo zio fascista e fannullone, noto col nomignolo di «Pataca»; il fratellino minore di Titta ed il nonno incorreggibile, che allunga di continuo le mani sulla servotta procace, concorrono a comporre un microcosmo tipicamente romagnolo, nel quale può bene specchiarsi e riconoscersi quell'altro microcosmo che è il Borgo". (Dario Zanelli, "Il Resto del Carlino", 19 dicembre 1973) "Sicché, preoccupandosi di rendere realistici i personaggi, rischia di trasformarli in macchiette; mentre la narrazione scivola nell'aneddotica, le scene si frammentano, polverizzano in sketches, gags, invenzioni estemporanee da teatro, anzi da cinema dell'arte... E il simbolo (il motociclista, il Rex) quando piomba in questa cronaca rusticana fa l'effetto di un signore distratto che abbia sbagliato luogo e film. Simbolo e realtà; cioè non si incontrano; ma si sfiorano; si passano accanto senza riconoscersi e senza salutarsi. Sicché il Borgo non diventa il Paese, o il Bel Paese, ossia non assurge a simbolo, nel suo microcosmo, del macrocosmo italico, come evidentemente era nei voti". (Claudio Quarantotto, "Il Giornale d'Italia", 19/20 dicembre 1973) "Amarcord, in romagnolo «A m'arcord», mi ricordo, la chiave di tutta la poetica felliniana, la cifra di un autore che, da quando fa cinema, nei suoi momenti più alti è sempre andato alla «ricerca del tempo perduto», trovando nei ricordi, nella memoria, la fonte più viva della sua ispirazione, unico Poeta nella cultura italiana, che abbia saputo trasporre dalle lettere al cinema il mirabile congegno di Proust". (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", 19 dicembre 1973) "Al gran maestro Federico Fellini basta mettere in libera uscita la consueta, pur se strepitosa, galleria di balordi già incontrata in tutti i suoi film da trent'anni in qua per lasciare i critici a bocca aperta e incastonare in bacheca un altro Oscar. Fu vera gloria? Ai posteri, sempre che non si addormentino davanti alla tv, l'ardua sentenza". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 29 agosto 2000) Note - OSCAR PER MIGLIOR FILM STRANIERO (1974); NASTRO D'ARGENTO PER MIGLIOR REGIA (1974); DAVID DI DONATELLO PER MIGLIOR REGIA E MIGLIOR FILM A FEDERICO FELLINI (1974); BBC BEST FILMS OF ALL TIME (1996). - NEL FILM E' INSERITA UNA BREVE SEQUENZA DI "BEAU GESTE" (1939) DI W.A. WELLMAN CON GARY COOPER.

MAGDALENE [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

Mullan, Peter

MAGDALENE [Videoregistrazione / regia di Peter Mullan

Abstract: Padre Joseph Mohr, un prete che opera nella città di Oberndorf, incontra la bella prostituta Magdalene e cerca di redimerla convincendola a cambiare vita. Ma inaspettatamente i due si innamorano. Il prete tenta i tutti i modi di combattere contro i suoi sentimenti. Nel frattempo il Priore, il superiore di Padre Mohr, un uomo corrotto in combutta con il Barone von Seidl, lo accusa di aver avuto rapporti sessuali con la prostituta, rimuovendolo dal suo sacro ufficio. In quel momento, Mohr con l'aiuto di un insegnante, Franz Gruber, compone l'inno "Silent Night".....

FAST and furious [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

COHEN, Rob

FAST and furious [Videoregistrazione / regia di Rob Cohen

Abstract: TRAMA CORTA Dominic è il re delle strade di Los Angeles. A bordo della sua potente fuoriserie le percorre come se gli appartenessero. Di giorno Dominic è un meccanico qualsiasi, ma la sera si trasforma: è il re delle drag racing (le gare di accelerazione per le strade cittadine), ed intasca 10.000 dollari a gara quando qualcuno lo sfida. Anche Brian è desideroso di mettersi in mostra: sembra anche lui un guerriero della strada ma in realtà è un poliziotto infiltrato incaricato di indagare sulle corse clandestine e sui legami fra i corridori ed alcune rapine ai danni di camionisti. Dopo un incandescente round con Johnny, l'eterno rivale di Dominic, Brian entra nelle grazie di questi e della sorella Mia. Mentre il legame fra Brian, Dominic e Mia si rafforza, le pressioni perché il poliziotto chiuda il caso si fanno sempre più forti. TRAMA LUNGA Durante il giorno Dominic nella propria officina si dedica ad adattare l'iniezione computerizzata ad alcune macchine già potentissime. Di notte lui e il suo gruppo si trasferiscono sulle lunghe arterie di Los Angeles e danno vita alle corse in auto clandestine. Dominic ogni volta sfida qualcuno che ha voglia di perdere i diecimila dollari della scommessa di fronte al suo razzo da strada. Intorno a queste gare si crea uno spettacolo terribile: bolidi a rombo continuo, raduni di tipo tribale, adrenalina nell'aria, eccitazione sessuale. Nessuno conosce Brian quando si presenta con la sua aria da ragazzino al volante di una potentissima 'muscle car' alimentata a protossido d'azoto. Dopo un incontro incandescente con Johnny Tran, Dominic decide che Brian è a posto e può essere ammesso nel gruppo che conta. Nessuno immagina che Brian è un infiltrato, un poliziotto incaricato di indagare su una serie di furti ai danni di Tir carichi di merci. Si sospetta che il giro delle corse si alimenti con denaro sporco di altra provenienza. Anche la sorella di Dominic, Mia, apprezza Brian e ricambia le sue attenzioni. Vivendo insieme e conoscendosi meglio, Brian sente di assomigliare molto a Dominic e di legare con lui. Ma la polizia lo incalza, bisogna chiudere il caso prima che ci sia un regolamento di conti privato. Dominic mette in atto un nuovo furto. Stavolta le cose vanno male, l'aggancio non riesce, il camionista spara, il braccio destro di Dominic è ferito. Arriva Brian, lo salva e poi, come poliziotto, chiama un'ambulanza. Ormai si è rivelato. Nell'inseguimento finale, la macchina di Dominic esce di strada. Brian lo raggiunge, in lontananza la polizia sta per arrivare. Brian dà a Dominic le chiavi della macchina, e lui subito scappa. Tempo dopo a Baja in Messico, Dominic dice che è libero per quei dieci secondi di asfalto, di cui Brian gli era debitore. "Molto più degli attori, dei dialoghi, della storia, qui contano le potenti auto, alimentate a protossido d'azoto, capaci di 'bruciare', come si vede in una sequenza del film, anche la blasonata Ferrari. E capaci di portare in strada, di notte, a rischio della vita, tanti giovanotti di buona famiglia disposti a giocarsi il capitale di papà". (Curzio Maltese, 'D', 18 settembre 2001) "Grandi inseguimenti in auto e moto: il film che ha suscitato scandalo in America nel timore che stimolasse gli adolescenti all'imitazione, è scemo ma divertente". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 settembre 2001) "Dando per scontata la pubblicità tutt'altro che occulta per un'auto giapponese che lancia il suo nuovo modello proprio in questi giorni, 'Fast and Furious' garantisce emozioni facili e adrenalina a fiumi mettendo personaggi fatti in serie alla guida di auto che invece sono state modificate amorevolmente una ad una. E' il sorpasso definitivo della macchina, il trionfo del feticcio di metallo lucente, la gioiosa abolizione del vecchio e ingombrante fattore umano". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 settembre 2001)

MARCO Polo [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

MARCO Polo [Videoregistrazione : il grande viaggiatore / Piero Angela

Abstract: Il film racconta il viaggio di Marco Polo nella Cina del XIII secolo alla ricerca del padre scomparso. Lo aspettano grandi pericoli e meravigliose avventure...

Il RITORNO di Don Camillo [Videoregistrazione
0 0
Videoregistrazioni: DVD

DUVIVIER, Julien

Il RITORNO di Don Camillo [Videoregistrazione / regia di Julien Duvivier

Abstract: Don Camillo, trasferito in un paesino di montagna, pensa con nostalgia alla sua vecchia parrocchia. Anche i suoi parrocchiani lo rimpiangono, incluso il sindaco comunista suo rivale. La costruzione di una diga dopo la rottura degli argini del Po li riunirà nella lotta. Segna qualche punto di vantaggio nei confronti del precedente. La narrazione è meno frammentaria, le trovate più saporose, le bravate e gli scontri tra i 2 protagonisti più umanamente credibili. Contrariamente al 1°, è una coproduzione maggioritaria francese. Come il precedente, la sceneggiatura, curata da J. Duvivier e René Barjavel, deriva da Mondo piccolo: Don Camillo (1948) di Giovanni Guareschi. La voce del Cristo è di Ruggero Ruggeri nell'edizione italiana, di Jean Debucourt in quella francese. Grande successo, ma inferiore al precedente. Seguito da Don Camillo e l'onorevole Peppone.AUTORE LETTERARIO: Giovanni Guareschi