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Unita'$1: Sud [Videoregistrazione / regia di Michel Khleifi, Eyal Sivan
Abstract: L'avventura di tre disoccupati meridionali e di un disoccupato eritreo che s'impossessano della scuola-seggio elettorale di Marzamemi, paese siciliano più a Sud d'Italia, all'alba di una domenica elettorale, in segno di ribellione contro i brogli organizzati da un politico locale. Casualmente si trovano a tenere con sé (ostaggi oppure ospiti) la figlia del deputato che è il più forte candidato alle elezioni e il suo fidanzato. I quattro vengono circondati da un numero spropositato di carabinieri e alla fine catturati. "Questi quattro, però, a differenza degli otto di 'Mediterraneo', non hanno quasi mai fisionomie molto precise salvo, forse, quello che ha finito per guidarli, Ciro, pieno di risentimento, di frustrazioni, di rivolte. Gli altri rischiano di confondersi, affidati un po' a degli stereotipi, e così la figlia per metà ribelle del deputato che alla fine denuncerà i brogli elettorali del padre, e così il suo accompagnatore borghese, appena sbozzato e solo in superficie. Qualche contrasto nel gruppo è disegnato con una certa finezza, ma i toni ed i modi - nonostante, all'inizio, una certa agilità di ritmi e molta cura nelle immagini - risentono troppo dei graffi del nostro cinema civile di trent'anni fa, senza mai, però rinverdirli. In parecchi momenti, tra quei luoghi chiusi, la vicenda ristagna, i caratteri non sono dinamici abbastanza per movimentarla e solo l'intervento di un reporter televisivo d'assalto, convocato per fare più o meno ad arte un po' di pubblicità alla protesta, strappa qualche sorriso divertito, in cifre che, pur abbastanza sottotono, tendono a sfiorare la beffa. Gli interpreti, comunque, hanno spesso un piglio giusto, soprattutto Silvio Orlando, un Ciro prima depresso, agli inizi anche patologicamente, poi a poco a poco caricato, fino a esplosioni addirittura concitate. La figlia del deputato è Francesca Neri, con qualche buona espressione, specie in chiavi ferigne, il padre, abbastanza di maniera, è Renato Carpentieri, il reporter Tv è Claudio Bisio: il solo che, un po', faccia spettacolo. Non dimentico, però, le canzoni rap dei "99 Posse" di Napoli e del collettivo "Assalti Frontali" di Roma; forse sono la cosa più nuova del film, almeno al cinema." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16-10-93) "In un film svincolato da posizioni 'preparate', che non assomiglia a nessun altro (e, questo, è titolo di merito), Salvatores suggerisce - incoraggia e insieme nega - una possibilità di rivalsa da parte dei dannati della terra. E la individua, oltre che nei propositi pur monchi dei personaggi e nella solidarietà dei paesani che occupano la piazza nel corso della rivolta battendo gran colpi su bidoni, nella musica rap, in un'arte povera che ha scelto di trovare uno spazio fuori dai circuiti di diffusione della merce culturale. Pur servendosene anche Salvatores, stavolta, ha puntato su una produzione dai costi contenuti. Questo conferma la (relativa) novità del sogno 'rivisitato' dal regista milanese. Si vedrà, adesso, se esso è soltanto suo, una questione privata, o se è condiviso dalle ultime generazioni di spettatori." (Francesco Bolzoni, 'L'Avvenire', 15 10-93) "Un gruppo di persone rinserrate in un luogo chiuso assediato da una minaccia esterna, il rivelarsi ed evolversi delle diverse personalità ed esperienze, il nascere di conflitti e simpatie, il variare degli stati d'animo dalla depressione all'euforia alla malinconia, fino allo scioglimento della vicenda. Con 'Sud' Gabriele Salvatores, narratore della generazione quarantenne in fuga, Oscar per 'Mediterraneo', campione d'incassi con 'Puerto Escondido' (unico film italiano nell'elenco dei primi dieci successi della stagione '92-'93), fa un film politico, cambia personaggi: e sceglie una forma drammaturgica classicamente teatrale, usata in infiniti film americani, usata da lui stesso nel 1985 nella messa in scena di 'Comedians', per dare una struttura alla storia d'una rivolta forte e confusa, senza altro scopo che esprime l'esasperazione e la protesta, senza altro possibile risultato che restituire ai rivoltosi un senso di dignità dell'esistere, una fiducia nel fare. Cinematograficamente, è molto ben costruita l'avventura di tre disoccupati meridionali e del disoccupato eritreo che s'impossessano della scuola seggio elettorale del paese siciliano più a Sud d'Italia all'alba di una domenica elettorale, che per caso si trovano a tenere con sé (ostaggi oppure ospiti) la figlia del deputato che è il più forte candidato alle elezioni e un amico di lei, che vengono circondati da un numero spropositato di carabinieri e alla fine catturati. Racconto d'una disperazione italiana non soltanto meridionale, contemporanea ma radicata nel passato, il film suscita poca emozione, molte riflessioni. Come nel teatro di Brecht, ogni personaggio è simbolico o almeno rappresentativo, ma recitato con naturalezza: soltanto i carabinieri paiono santini ritagliati da un calendario dell'Arma; soltanto l'apparizione della gente che sostiene i rivoltosi scandendo le loro parole, tambureggiando su pezzi di latta e innalzando lo striscione 'Forza', ha uno slancio epico da affresco o da immagine storica del movimento popolare. Come nella realtà, con il passare delle ore l'occupazione del seggio elettorale ha momenti di inerzia, consente incertezze, ricordi, tradimenti, tentazioni, propositi: "Di silenzio ce n'è stato anche troppo. Ora ci vorrebbe un po' di casino". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 15-10-93) "Quando Lucia suggerisce di usare il telefonino per convocare le televisioni, Sud squaderna in tutta evidenza le sue due anime. La prima, la più ovvia e la meno convincente, riguarda i personaggi, il gioco mutevole dei rapporti di forza, le astuzie di Lucia, che sfrutta la sua bellezza per applicare il motto "divide et impera", le tensioni sotterranee fra i quattro, occasionalmente venate di razzismo. E poi i rigurgiti di opportunismo, le contrattazioni separate, le paure, le vampate improvvise di coraggio e fiducia (è molto bello il momento in cui, dopo il lungo isolamento, Ciro scopre che fuori s'è ammassata una manifestazione di solidarietà con latte, tamburi e uno striscione con una sola parola: "Forza"). L'altra anima ha per oggetto un personaggio invisibile ma onnipresente: la televisione, rappresentata dal giornalista supercinico Claudio Bisio, ovvero dalle telecamere nascoste che la sua troupe piazza nel seggio occupato. Il politico Cannavacciuolo lo dice chiaro: "Capitano, questo Paese lo governiamo con la Tv, mica coi carabinieri". Anche per questo forse Salvatores, dopo aver preso a fucilate la Carrà sul video in Puerto Escondido, sembra proseguire una sua guerra personale - e passabilmente schizofrenica - contro la Tv. Per questo moltiplica i pezzi di bravura (come la "soggettiva" del terremoto iniziale), usa più che può mezzi eminentemente cinematografici come lo Steadycam, o compone una trascinante colonna sonora usando musiche che non sentirete tanto facilmente in televisione (quelle dei gruppi "Assalti frontali" e "99 Posse"). Solo che poi, guardacaso, la scena più bella del film, quel ritratto collettivo degli occupanti formato da un collage di bocche, occhi, voci, schegge di identità e desideri, è proprio una scena di televisione, per quanto atipica. Certo, fossero più fuse queste due anime, quella umana e quella mediologica, quella "leggera" e quella d'assalto, Sud sarebbe più convincente. Ma forse era proprio questo che Salvatores, con gli sceneggiatori Franco Bernini e Angelo Pasquini, si proponeva. Un film diviso, un film-sintomo, una storia di diseredati girata con mezzi miliardari. Per non trovarsi come Ciro-Silvio Orlando, che chiede al nero Munir: "A che serve avere ragione quando poi sei morto?". E lui: "Questo è un pensiero difficile, ti lascio da solo". (Il Messaggero, Fabio Ferzetti 16-10-93) Note - REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1993. - DAVID DI DONATELLO 1994 PER MIGLIORE FONICO DI PRESA DIRETTA A TULLIO MORGANTI.
VIAGGIO al centro della terra [Videoregistrazione
Discovery channel
Abstract: Dopo aver letto una scritta su un pezzo di lava, il prof. Lindenbrook di Edinburgo con tre compagni decide di entrare nel cratere di un vulcano in Islanda per raggiungere il centro della Terra. Divertente riduzione cinematografica di un romanzo (1864) di Jules Verne. Cinema avventuroso alla vecchia maniera, ma di classe. Ottimo finale spettacolare. Musiche di B. Herrmann. È probabilmente il miglior film di Levin, prolifico regista che bisognerebbe esplorare, se non rivalutare.AUTORE LETTERARIO: Jules Verne
TERMINATOR 2 [Videoregistrazione : il giorno del giudizio / regia di James Cameron
Abstract: Nel 4039 d.C. una città viaggia nel tempo per sfuggire a un esercito di cyborg spietati. Due cittadini sbarcano nel 1988 in un deserto d'Australia per preparare la resistenza insieme a un geologo locale. Visivamente ha i suoi pregi: paesaggi suggestivi, attori funzionali, discreti effetti speciali. Debole la sceneggiatura: la storia è male organizzata e confusa. Titolo italiano abusivo.
Guercino : poesia e sentimento nella pittura del '600 / Vittorio Sgarbi e Denis Mahon
RAI ERI ; RomArtificio, copyr. 2004
Abstract: Il cammino artistico, le vicissitudini e gli aneddoti della vita del Guercino
I MAGICANTI e i 3 elementi [Videoregistrazione
L' ULTIMO gigolo [Videoregistrazione = The man from Elysian Fields / regia di George Hickenlooper
MODELLAMENTO del corpo [Videoregistrazione : come raggiungere e mantenere un corpo armonioso
NEL cuore della Mecca [Videoregistrazione / prodotto da National geographic
National Geographic Video ; 15
Il CUORE d'Africa [Videoregistrazione / prodotto da National geographic
National Geographic Video ; 18
L' ONDA killer Tsunami [Videoregistrazione / prodotto da National geographic
National Geographic Video ; 19
SEVEN [Videoregistrazione / regia di David Fincher
Abstract: L'anziano ed esperto detective nero William Somerset mentre sta per andare in pensione viene affiancato dal giovane e irruento collega bianco David Mills. Per la sua vasta esperienza il primo tratta con sufficienza l'altro, specie quando devono indagare sull'assassinio di un iperobeso, ingozzato per i suoi peccati di "gola" fino al soffocamento. Mentre Somerset vorrebbe lasciare il caso a Mills, convinto che l'omicida sia un serial-killer, il capo insiste perché i due lavorino assieme. La moglie di Mills, Tracy, convinta che Somerset sia un opportuno freno all'irruenza del marito, lo invita a cena e simpatizza con lui. La seconda vittima è Gould, un losco avvocato noto per la sua "avarizia": viene scoperto che un quadro è stato capovolto dal killer ed all'interno spicca la scritta "aiutatemi" scritta col sangue e si notano alcune impronte, le quali, dopo lunga ricerca, risultano essere di un pregiudicato, che viene trovato nella sua abitazione morto per "accidia". Poi Tracy invita Somerset per un drink e gli confida che aspetta un bambino. Intanto proseguono le ricerche nella biblioteca, e Somerset chiede ad un informatore dell'F.B.I. notizie su libri legati ai sette peccati capitali ed eventuali lettori di libri schedati dai Federali. Scoprono così un testo preso in prestito da tale John Doe e vanno all'abitazione di costui che, rientrando, spara agli agenti e fugge, inseguito da Mills che viene ferito dal killer. Sfondata la porta dell'appartamento, trovano un armamentario inquietante, ma nessuna impronta dell'omicida che, frattanto, punisce la "lussuria" costringendo un uomo a sventrare una prostituta con un infernale aggeggio; poi il killer punisce la "superbia" tagliando la faccia ad una donna esibizionista; infine, a sorpresa, il killer si costituisce. Dichiara di aver nascosto gli ultimi due corpi in una località deserta fuori città, dove li consegnerà solo ai due detective. Qui l'autista di un furgone recapita, a sorpresa, un pacco con dentro la testa di Tracy: John l'ha uccisa per "invidia" di Mills, che colto da "ira", nonostante le suppliche di Somerset, lo uccide. "Due detective a caccia di un serial-killer che intende punire l'Umanità corrotta. Per questo inscena dei macabri delitti ispirati ai sette vizi capitali. Ma il rompicapo delirante coinvolge anche peccati e debolezze dei rappresentanti della Legge. Crudo, angoscioso, visionario, senza solarità. "Il silenzio degli innocenti" degli anni '90. Le idee di sceneggiatura sono abbondanti ma freddamente premeditate e confusamente concatenate: ed è il colmo che, in tanto spreco di torbide ossessioni, lo spettatore si scopra del tutto disinteressato ai casi dei poveri personaggi. Il difetto, a pensarci bene, sta nell'influsso cinéfilo europeo che induce promettenti ed aggiornati cineasti americani a rendersi sofisticati ed emblematici, mettendo allegramente nel cantuccio le proverbiali essenzialità ed asciuttezza drammaturgiche: come accade nel recente ed altrettanto elegante I soliti sospetti, il regista privilegia una lettura allusiva e trasgressiva (la rivolta contro il "corpo" ed il culto dell'esteriorità come patologia criminale intonata all'avanzare della Nuova Destra di Gingrich ecc.) alla plausibilità dei moventi, alla coerenza psicologica ed alla consequenzialità delle scene madri. (Il Mattino, Valerio Caprara, 31/12/95)" "Forse, in un'opera di sicuro rilievo, lo sconcerto, l'annichilimento è più negli oggetti, nel mondo esteriore che nelle persone, nella loro interiorità. Il limite, questo, di un tipo di narrativa che, nata da un "genere", lo nobilita con trapianti di illustre derivazione. Ma, tutto sommato, non lo supera. E, rispetto a 'Il silenzio degli innocenti', rimanda un'angoscia che non si fa mai metafisica." (Avvenire, Francesco Bolzoni, 29/12/95) "Presentandosi con dei titoli di testa ispirati ai modi dell'avanguardia e ricavando suggestione dalla fotografia "all'europea" del francese Darius Khondji (quello di 'Prima della pioggia'),' Seven', a differenza dei soliti "thrilling" tratta la violenza come una natura morta. C'è da scommettere che questo nuovissimo sorprendente Fincher ha una notevole familiarità con la pittura contemporanea: ed è proprio come se dei quadri di Francis Bacon fossero inseriti in un contesto ispirato agli iperrealisti made in USA. Il tutto attinge per virtù di stile a un livello tragico e metaforico decisamente insolito nel cinema di genere. Gli interpreti sono intonatissimi, oltre a quelli nominati, Kevin Spacey si fa apprezzare per un'ambiguità minacciosa da grande caratterista. Però Seven non sarebbe lo stesso film senza il carisma di Morgan Freeman, che sa essere incisivo attraverso la semplicità come riesce solo ai grandissimi. Già nominato per l'Oscar in 3 diverse occasioni, lo sarà di nuovo per Seven: e finora non si vede chi potrebbe contendergli il premio." (Corriere della Sera, Tullio Kezich, 19/12/95) Note - REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1995
La MACCHIA umana [Videoregistrazione = the human stain / regia di Robert Benton
Abstract: Chi è Coleman Sirk? E' un insigne professore del New Engalnd College. La sua brillante carriera, però, viene rovinata da false accuse di razzismo. Inoltre nasconde un segreto. E' in crisi dal punto di vista personale e professionale, Coleman Silk; ma,ad un certo punto, incontra lo scrittore Zuckerman e una donna molto più giovane con cui inizierà una storia travolgente di sesso che esploderà fino alle estreme conseguenze. Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Phillip Roth ed è ambientato nel '98, anno in cui l'America si occupava dell'Impeachment: il racconto cinematografico, come il libro, parla di un uomo che tenta di reinventare se stesso. Si scoprirà, infatti, che Silk era un ragazzo nero, ma dalla pelle chiarissima, negli intolleranti anni '40 che decide di divenatre un "bianco a tutti gli effetti" per godere di maggiore libertà e per non subire le discriminazioni razziali. Il film, quindi, riflette sui temi dell'intolleranza, ma anche sul problema dell'identità e sull'indipendenza, la brutalità della società contemporanea, sul pregiudizio. Tutto questo attraverso la storia del protagonista che porta all'estremo l'ideale del self-made americano ( e che riguarda, ormai, l'ideale dell'Occidente in generale)con un chiaro riferimento all'impianto della tragedia greca classica caratterizzata dalla lotta dell'individuo nei confronti della comunità in cui vive per la propria libertà di essere ciò che vuole essere e del prezzo che questa lotta comporta. Un preciso e duro attacco alla "correttezza" politica e all'ipocrisia americana.
RAIN [Videoregistrazione / regia di Katherine Lindberg
Abstract: Tragica storia di sesso, omicidio e redenzione ambientata nel cuore dell'America dove la siccità sta seccando i campi di granturco. Ellen ha deciso di liberarsi dal peso distruttivo del suo passato e dai segreti nascosti della cittadina dell'Iowa in cui vive. Così la facciata apparentemente tranquilla della sua vita privata comincia a sgretolarsi. "Pochi dialoghi, pochi personaggi incapaci di comunicare, toni mitici e un'aura da tragedia americana per un film ambizioso, non del tutto riuscito ma per molti versi interessante e ricco di suggestioni". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 luglio 2003) Note - REVISIONE MINISTERO MAGGIO 2003. - PRODUTTORE ESECUTIVO MARTIN SCORSESE. - PRESENTATO ALLA 16^ SETTIMANA DELLA CRITICA DI VENEZIA 2001. - LA REVISIONE MINISTERIALE DEL MAGGIO 2007 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.
CHE ne sara' di noi [Videoregistrazione / regia di Giovanni Veronesi
PLEASANTVILLE [Videoregistrazione / regia di Gary Ross
Abstract: David e Jennifer sono due adolescenti americani di oggi, fratello e sorella. Gemelli, vivono a Springfield. Quando i genitori partono per un week-end, ancora una volta, come in tante occasioni, i due fratelli litigano per la scelta del programma televisivo da vedere. Quando l'ennesima, piccola zuffa tra loro provoca la rottura del telecomando, si sente suonare alla porta: un misterioso riparatore di televisioni consegna loro un telecomando nuovo e subito si allontana. I ragazzi si mettono davanti all'apparecchio, premono il tasto e si ritrovano proiettati a Pleasantville, cittadina immaginaria dove si svolgeva una sit-com di successo degli anni Cinquanta, delle cui repliche David è grande conoscitore. Al primo colpo David è eccitato da quella imprevista avventura, mentre Jennifer si arrabbia e vuole subito tornare indietro. A Pleasantville, dove la vita si svolge in bianco e nero, tutto è ordinato. I genitori dei ragazzi ripetono ogni giorno gli stessi gesti, e tutto il contorno è edulcorato e pulito. Jennifer, che è diventata Mary Sue, mantiene atteggiamenti che per i coetanei risultano strani e incomprensibili. David, che ora si chiama Bud, è più cauto, ma quando chiede un appuntamento a Margareth, la conduce fuori del paese, dove nessuno è mai stato. Viene un acquazzone e, dopo, l'arcobaleno con i suoi colori. La novità corre tra i cittadini e crea malumore. Il sindaco, preoccupato, indice un'assemblea per ribadire la necessità di opporsi alla circolazione di strane idee. Bud difende la mamma Betty, che si era rifiutata di intervenire, poi fa un discorso appassionato in difesa della possibilità di agire, cambiare, emozionarsi. Pleasantville è quasi invasa dal colore. L'uomo del telecomando interviene di nuovo. I due ragazzi tornano a Springfield, casa loro. David prende il telecomando ed esce. Sul teleschermo finisce la prima ora della maratona video con la sit-com "Pleasantville". Note - NOMINATION AGLI OSCAR 1999 PER LE MIGLIORI SCENOGRAFIE, I MIGLIORI COSTUMI E LA MIGLIORE COLONNA SONORA
VAJONT [Videoregistrazione / regia di Renzo Martinelli
Abstract: TRAMA BREVE- Il 9 ottobre 1963 alle ore 22.39 dal monte Toc - che in dialetto friulano vuol dire "marcio, friabile" - si staccano 260 milioni di metri cubi di roccia che si riversano nel lago artificiale formato dalla diga ad alta curvatura più alta del mondo. Progettata dall'ing. Semenza, la diga sul torrente Vajont, alta 263 metri, tra le montagne a nord di Belluno, doveva portare l'elettricità in tutte le case italiane. La giornalista dell'Unità Tina Merlin per anni, sulle pagine locali, aveva denunciato i pericoli, le omissioni e i silenzi, ma pur di vendere gli impianti all'Enel si minimizza e si preferisce credere all'anziano geologo Giorgio Dal Piaz piuttosto che al più giovane Edoardo Semenza, figlio del progettista della diga. Nessuno comunque era arrivato ad immaginare che la frana avrebbe formato un'onda alta 250 metri e che 50 milioni di metri cubi di acqua avrebbero formato un gigantesco fungo liquido che piombando sulla valle avrebbe spazzato via tutti i paesi sottostanti provocando la morte di 2000 persone. Non si tratta quindi di un film su una fatalità, una catastrofe ecologica ma di un film sul potere e sull'uso di esso da parte di chi lo detiene. TRAMA LUNGA - 1959. Nella gola del Vajont si sta costruendo quella che sarà la diga più alta del mondo: 263 metri. Tutti sono convinti che la diga, che ha creato lavoro, porterà turismo e denaro per la presenza del lago artificiale. Quando i dirigenti della società costruttrice scoprono sul fianco del monte Toc una terribile spaccatura, una massa enorme di terreno che potrebbe franare nel lago, decidono di non dire niente e andare avanti. Il geometra Olmo, entusiasta della costruzione, si è fidanzato con Ancilla, una giovane di Longarone e ora, terminata la diga, come tanti altri, deve cambiare casa. Il 4 novembre 1960 un primo pezzo di montagna frana nel lago, sollevando un'onda tremenda. Seguono frenetici consulti tra la società e gli esperti, ma ancora una volta i risultati vengono tenuti segreti. Occorre infatti arrivare al collaudo per poter ottenere i contributi governativi e vendere la diga allo Stato. Invano la giornalista Tina Merlin denuncia che il monte Toc rischia di franare nel lago stesso, provocando una strage. Anche Ancilla, che ha sposato Olmo, cerca di convincerlo a lasciare Longarone. Tutto risulta inutile. Quando, nel settembre 1963, uno scossone provoca un terremoto, i dirigenti della società, impauriti, decidono di procedere allo svuotamento del lago. Troppo tardi. Il 9 ottobre 1963 milioni di metri cubi di montagna scivolano nell'acqua e sollevano un'onda alta 250 metri che devasta la valle e tutti i paesi fino a Longarone. Sono duemila le vittime accertate. "La tragedia del Vajont fra denuncia, soap opera, spot. Va bene rinfrescare la memoria, rievocare la rete di omissioni, menzogna e intrecci fra affari e politica che portò alla catastrofe. Ma perché utilizzare cliché così logori, tecniche così rutilanti, sentimenti così ovvi e improbabili? Renzo Martinelli, già regista in 'Porzus', odia i mezzi toni. Il problema è che loro, cordialmente, ricambiano". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 ottobre 2001) "Renzo Martinelli, già autore di 'Porzus', regista, produttore, sceneggiatore, operatore di macchina del film, ricostruisce la vicenda di oltre trent'anni fa indulgendo alla retorica e senza arrivare alla forza tragica de 'Il racconto del Vajont', il monologo di Marco Paolini diretto con grande successo da Gabriele Vacis, né all'eloquenza cronistica di 'Forza Italia', il film montaggio del 1978 diretto da Roberto Faenza. Apparizioni di eccellenti attori francesi nelle parti più odiose dei dirigenti della società elettrica, brava Laura Morante". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 ottobre 2001) Note 'DAVID SCUOLA' 2002. CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2002 PER IL MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (LEO GULLOTTA) DALLE NOTE DI DAVID BUSH, SUPERVISORE AGLI EFFETTI VISIVI: IL FILM E' STATO A LUNGO PROGETTATO A TAVOLINO PRIMA DELLE RIPRESE. PAOLO CUBADDA HA REALIZZATO UNO STORY BOARD DETTAGLIATISSIMO. I FRATELLI CORRIDORI HANNO COSTRUITO EDIFICI IN SCALA ENORME E SCIVOLI PER LE MASSE D'ACQUA PERCHE' FOSSE REALISTICA LA DISTRUZIONE DI CASSO, IL PRIMO PAESE COLPITO DALL'ONDATA. SI E' USATO UN MISTO TRA REALE E VIRTUALE, TRA TECNICHE DIGITALI E TRADIZIONALI, TRA ALTO ARTIGIANATO ED ELETTRONICA. LO SCENOGRAFO FRANCESCO FRIGERI HA FATTO COSTRUIRE UN PEZZO DELLA DIGA LUNGO 25 METRI SU RUOTE. CON UN BINARIO SEMICURVO DI 180 METRI LO SI E' SPOSTATO RISPETTO ALLA MACCHINA DA PRESA. IL DIGITALE HA UNITO I VARI SEGMENTI E IL MOTION-CONTRO HA PERMESSO ALLA MACCHINA DA PRESA DI RIPETERE PIU' VOLTE L'IDENTICO MOVIMENTO. CON IL GRAFIC PAINTBOX DAMIANO ALBERTI HA COMPOSTO INNUMEREVOLI FOTO DI GRANDE FORMATO SCATTATE DA DAVIDE CAMISASCA PER RICOSTRUIRE, SULLA BASE DI FOTO D'EPOCA , LA VALLATA COME ERA ALLORA, CON LA MATERIA PRIMA ATTUALE. IL PAESE DI VITTORIO VENETO E' STATO MODIFICATO DIGITALMENTE PER RICREARE LA LONGARONE DI UN TEMPO. IN PRATICA NON C'E' UNA SOLA INQUADRATURA LARGA CHE NON SIA STATA COSTRUITA DIGITALMENTE ALMENO IN PARTE. IN TUTTO SONO STATE REALIZZATE 250 INQUADRATURE DI CUI LA MAGGIOR PARTE PRESSO INTERACTIVE DI MILANO E LA SUA CONSOCIATA DYTE DI NAPOLI (CONFLUITA ORA IN ITERACTIVE GROUP). LA TVTAI BERLINO E FRANCOFORTE HA ELABORATO LE 14 INQUADRATURE PIU' COMPLESSE. POI L'INTERO FILM HA POTUTO BENEFICIARE DI UN PROCESSO INNOVATIVO DI COLOUR CORRECTION.
The MAJESTIC [Videoregistrazione / regia di Frank Darabont
Abstract: Nel 1951 Peter Appleton è uno degli sceneggiatori più promettenti degli HHS Studios di Hollywood. Nelle sale, infatti, è appena uscito con successo un suo film, 'I predoni del Sahara'. Nella vita privata, la relazione con la giovane attrice Sandra Sinclair lo appaga. Ma quando tutto sembra volgere per il meglio, un'accusa inaspettata gli fa perdere il lavoro, l'amore e la fiducia di Hollywood. In queste condizioni, una notte di tempesta, Peter perde il controllo della propria automobile. Quando riprende i sensi si ritrova in un posto sconosciuto e non ricorda nulla né di quanto gli è accaduto né del proprio passato. Le cose si complicano quando scopre di essere a Lawson, una piccola città della California, e di essere scambiato da tutti per Luke Trimble, un eroe della seconda guerra mondiale scomparso otto anni prima. "Parabola morale sull'America maccartista del dopoguerra, in cui anche un superficiale sceneggiatore di Hollywood può far ricordare a una spietata commissione inquisitrice cosa vuol dire essere dei bravi patrioti, 'The Majestic' è due ore e mezza di solido cinema classico. Ci sono incidenti, scambi di identità, rapporti padre-figlio, il cinema come dannazione e come ventre materno, storie d'amore e amicizia come solo Darabont, a Hollywood, sa raccontare. Stupisce, e dispiace, che il sentimentalismo di Darabont non sia stato ricambiato dalla sua gente. Ventotto milioni di dollari di incasso per 76 di budget (hanno ripagato solo il cachet di Carrey) e nemmeno una nomination agli Oscar da parte dei membri dell'Academy. Era tanto meglio 'A Beautiful Mind'?". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 maggio 2002) "I difetti di cui soffre 'The Majestic', sono stati già pubblicizzati: il film non è abbastanza sentimentale per essere 'L'ultimo spettacolo', né così cinico da sembrare il citato 'Evviva il nostro eroe', né così rooseveltiano da fare il verso al Mr Smith di Capra, anche se Carrey fa rivivere James Stewart. Insomma non morde né commuove abbastanza, né è tanto spiritoso. Eppure Frank Darabont ci mette una tale passione nel raccontare la storia (...) che viene voglia, giuro, di volergli bene e difenderlo. Perché ci propone, in tempi bui, l'immagine della vecchia America del cinema di allora; pronuncia saggi e utili discorsi di pace, perché il maccartismo non è un germe estinto. E poi perché la chiave per risolvere la crisi, difesa la costituzione americana, sarà proprio il cinema, riaprendo quel Majestic felliniano tempio dei sogni, dove Fred e Ginger erano dei: il cinema fa dimenticare, ma anche ricordare. Un film così controcorrente che sembra di fantascienza". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 maggio 2002) "Frank Darabont non è un regista irresistibile. Adora un cinema 'old style' è, affetto dalla sindrome dell'ex sceneggiatore che finalmente non deve subire manipolazioni dei copioni, si adagia sempre su tempi debordanti.140 minuti 'Le ali della libertà', 188' 'Il miglio verde' e 151' quest'ultima pellicola sugli anni più brutti della storia hollywoodiana: (...) Omaggio, troppo sentimentale e nostalgico, a Frank Capra (che si vendica) e ai suoi personaggi dall'ottimismo inflessibile". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 14 maggio 2002) "Il film di Darabont - a partire dalla scelta di vecchi attori come James Whitmore e Martin Landau - è un omaggio dichiarato a un'altra epoca. Perfino i colori sono rétro e la musica d' atmosfera si spalma su ogni inquadratura, come accadeva al tempo che fu. Comunque il film, più sentimentale che melenso, si vede con un piacere tinto di nostalgia." (Roberto Nepoti, la Repubblica, 19 maggio 2002) "L'idea forte del film era mettere una accanto all'altra due Americhe: l'America idealista alla Frank Capra, simboleggiata dalla comunità di Lawson, che ha sacrificato i suoi uomini per difendere democrazia e libertà; e l'America repressiva di McCarthy che tali valori li oltraggia con cieca intolleranza. Purtroppo Darabont e il cosceneggiatore Michael Sloane non vanno dritti per la loro strada ma dando sfogo alla cinefilia pasticciano la vicenda infilandoci di tutto, da 'Il ritorno di Martin Guerre' a 'L'ultimo spettacolo', in una sovrabbondanza di temi e di retorica dei buoni sentimenti. Peccato". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 15 maggio 2002)
BIANCA e Bernie nella terra dei canguri [Videoregistrazione / prodotto da Walt Disney
Abstract: Cody, un ragazzino australiano, molto amante degli animali e della natura, trova un giorno legata su di un'alta roccia, che sovrasta un precipizio, una aquila dorata, Marahute, prezioso esemplare di una specie rarissima. Mentre taglia le corde, che la tengono prigioniera, Cody precipita nel vuoto, e viene salvato prontamente dall'aquila, che l'afferra al volo e lo porta al suo nido, dove essa cova amorosamente tre uova, prossime a schiudersi. Il suo compagno è stato ucciso e lei stessa è minacciata da un perfido bracconiere, Percival McLeach, che vuole per lucro impadronirsi dell'uccello prezioso, e distruggerne le uova, perchè quell'esemplare acquisti maggior valore. Il bracconiere è aiutato nella sua impresa da Joanna, un lucertolone di due metri. Portato Cody in salvo, Marahute gli dona una delle sue penne dorate, ma quando McLeach trova il ragazzo in possesso della inconfondibile piuma, vuol costringerlo a rivelare dove si trova il nido dell'uccello, lo imprigiona e lo minaccia di morte. Entrano subito in azione i membri della società internazionale di salvataggio, collegati in tutto il mondo fra loro via radio, e incaricano due temerari topolini, Bianca e Bernie, di salvare Cody. Questi due agenti speciali, trasportati in volo in Australia dal compiacente Wilbur, un corpulento albatros, dalla gestualità strana ed esilarante, raggiungono Mugwomp Flats: qui vengono accolti da Jake, un topo-canguro australiano, che farà loro da guida, attraverso le splendide località del paese. Si susseguono ora alterne vicende: Bernie inganna Joanna, facendole trovare un finto nido, delle uova di pietra al posto di quelle di Marahute, che essa voleva divorare mentre Wilbur cova altrove quelle vere. Purtroppo McLeach ha, frattanto, presi prigionieri Bianca, Jake e Marahute: Bernie, diventato audace, riesce a liberarli mentre il perfido McLeach, caduto nel fiume vorticoso, e inseguito dai coccodrilli, cui voleva far mangiare Cody, scompare tra le impetuose rapide. Bernie riesce a farsi sposare da Bianca, come desiderava da tempo e Marahute torna al suo nido, dove intanto Wilbur ha covato e fatto schiudere le uova, dalle quali escono i piccoli. TOPOLINO in "Il Principe e il povero": accompagna questo film un simpaticissimo cartone animato, basato sul famoso romanzo di Mark Twain "Il principe e il povero", nel quale Topolino interpreta i due protagonisti-sosia, ed è accompagnato dal gruppo dei suoi più fedeli amici, Paperino, Pluto e Pippo. Come è noto, si tratta dello scambio, che avviene alla Corte inglese, al tempo di Enrico VIII, fra il principe ereditario e un povero ragazzo del popolo, che gli somiglia perfettamente. Ma, nonostante le manovre di alcuni cattivi, il vero Principe potrà essere incoronato, essendo morto il re suo padre. "La storiellina è zuccherosa e ingenua però l'interpretazione del paesaggio australiano è estremamente suggestiva e il film si libra davvero in alto quando Marahute vola nello spazio del cielo". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 7 dicembre 1991). "I disegni sono ghiotti anche se, appunto, in certe compiaciute ferocie servono un po' troppo il gusto di quei bambini inaspriti dall'horror in cartoon, esportato dal Sol Levante". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 14 dicembre 1991). "Sceneggaito con intelligenza, condito di un dialogo che aggiunge arguzia ad un'ironia di fondo sempre garbata, offre un campionario felicissimo di caratterizzazioni dei diversi animali tipici della fauna australiana". (Piero Zanotto, 'Rivista del Cinematografo', n°3/92). Note - SEGUITO DI 'LE AVVENTURE DI BIANCA E BERNIE'.
PICNIC ad Hanging Rock [Videoregistrazione / regia di Peter Weir
Abstract: Nel giorno di San Valentino del 1900, durante la gita scolastica di un collegio australiano per fanciulle, tre ragazze e l'insegnante di scienze salgono verso la sommità delle rocce vulcaniche. Soltanto una viene ritrovata nove giorni dopo, ferita e senza memoria. Le altre scompaiono. Il tema centrale è la lotta tra Natura e Cultura con la vittoria della prima e le conseguenze drammatiche del misterioso incidente. Che eleganza in questo film australiano che coniuga una sapiente rievocazione dell'epoca vittoriana con la magia di una natura selvaggia e impenetrabile. Attraverso immagini preziose passa la corrente di un'aguzza critica sociale. Da un romanzo di Joan Lindsay, sceneggiato da Cliff Green. Rieditato da Weir nel '98 con tagli per 7 minuti.AUTORE LETTERARIO: Joan Lindsay
LINEA di sangue [Videoregistrazione / regia di Jeb Stuart
Abstract: La misteriosa morte di Sam Roffe, dirigente di un'industria farmaceutica internazionale, porta il suo socio Rhys Williams a New York con il compito di informare l'unica figlia della vittima, Elizabeth. Divenuta responsabile ad interim, la giovane trova alcuni parenti decisi a sciogliere l'impero per ricavarne la propria parte di danaro. Elizabeth, dimostrando di avere un carattere simile a quello del padre, assume la presidenza e si rifiuta di chiudere i battenti.