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Trovati 37825 documenti.
I CAVALIERI dalle lunghe ombre [Videoregistrazione / regia di Walter Hill
Abstract: Nel Missouri, dopo la guerra di Secessione, i fratelli James, i fratelli Young e i fratelli Miller mettono insieme una banda per rapinare banche. Una saga in chiave sociologica. W. Hill cerca di resuscitare il western con una approfondita ricostruzione storica, ma il suo rimane soprattutto un raffinato esercizio di stile. Da notare che i vari gruppi familiari sono interpretati da fratelli. Musica di Ry Cooder.
VERA Cruz [Videoregistrazione / regia di Robert Aldrich
Abstract: Messico 1866, durante la rivoluzione popolare contro Massimiliano d'Asburgo. Colonnello sudista e avventuriero cercano di impedire che una carrozza piena d'oro giunga nelle mani dei ribelli. Il fascino picaresco del film risiede nel vento delirante di follia che percorre il racconto manicheo, in un umorismo che non si smentisce nemmeno nei momenti più drammatici, in un erotismo sano, nella riflessione critica sulla Storia.
SARANNO famosi [Videoregistrazione = Fame / regia di Alan Parker
Abstract: Sogni, aspirazioni, lotte, fallimenti e amori dei giovani studenti della NYC's High School for Performing Arts (Scuola Superiore di Arti Drammatiche di New York): alcuni otterranno il successo, ma tutti maturano e imparano ad affrontare la vita. Il gruppo dei giovani attori è affiatato, le coreografie di Louis Falco brillanti, la colonna musicale di Michael Gore e la canzone "Fame" di M. Gore e Dean Pitchford presero l'Oscar, non mancano momenti divertenti. La seconda parte è inferiore alla prima. Diede origine a una fortunata serie TV.
La FEBBRE del sabato sera [Videoregistrazione / regia di John Badham
Abstract: Tony Manero, ragazzo 19enne, lavora modestamente nel negozio di vernici del signor Fusco e attende con ansia il sabato sera quando, circondato da amici insignificanti (Bobby, Joey, Double, Gus), puo' recarsi alla moderna balera "2001 Odissey" che è una sorta di cuore del quartiere Bay Ridge (Brooklyn), separato dalla appariscente Manhattan dal ponte Verrazzano sul quale, sbronzi e drogati, i giovanottelli si producono in sconsiderate evoluzioni che costeranno la vita al piu' giovane di loro. Tony, attraente nel fisico e orgoglioso della propria somiglianza con Al Pacino, è indubbiamente un buon ballerino e miete allori nel fatiscente locale del "sabato sera". Gli ronzano attorno le ragazze e, tra queste, la goffa ma sensibile Annette sarebbe disposta a far pazzie per lui che, pero', mette gli occhi sulla piu' dotata Stephanie Mangano. In casa Manero la situazione è pesante: papà Frank è scontroso e disoccupato; mamma Flo è bigotta sino alla stupidità; la piccola Linda osserva indifferente; il figlio maggiore Frank Jr., divenuto sacerdote per le imprudenti pressioni della madre, è in procinto di lasciare la Chiesa. Tony, non sprovvisto di istintive doti umane di fondo, commette diversi sbagli ma alla fine sembra maturare e stabilisce un sano rapporto con Stephahie. Note 2° EDIZIONE PER RETEITALIA
TERAPIA d'urto [Videoregistrazione / regia di Peter Segal
: Revolution studios, 2003
Speak up video ; 228
Abstract: Dave Buznik è un bravo ragazzo, abitualmente mite e pacato. La sua unica colpa è quella di aver perso la pazienza durante un volo aereo. Condannato dal giudice per tentata aggressione, Dave è costretto a sottoporsi ad una terapia comportamentale per un migliore autocontrollo. Purtroppo a sorvegliare i suoi prgressi viene chiamato Buddy Rydell (Jack Nicholson), un terapeuta dai metodi alquanto bizzarri e decisamente inadatto al compito... Da quando Woody Allen ha dato l'esempio, Hollywood si è resa conto delle potenzialità comiche del rapporto psicanalista - paziente. L'ennesima variazione sul tema non è purtroppo tra le più riuscite. Non basta mettere insieme due mostri sacri (almeno per il mercato USA) per ottenere un buon risultato. Specialmente se ai due viene data briglia sciolta per nascondere le carenze di uno script anonimo. Tra continui (e a volte insopportabili)gigioneggiamenti e situazioni per lo più risapute, Terapia d'urto è il classico esempio - ahimè sempre più frequente - di commedia brillante che perde lo smalto appena dopo l'inizio: e 106 minuti diventano lunghi. Cameo per John McEnroe, John Turturro, Woody Harrelson e per l'ex sindaco di NY Rudolph Giuliani.
Il FANTABOSCO. Brividi! [Videoregistrazione / testi Mela Cecchi ... [et al.
Prepotenti / con Oreste Castagna
RAI ERI, copyr. 2003
Abstract: Storie tratte dalla Melevisione ambientate nel Fantabosco che hanno come protagonista la Strega Salamandra e altri prepotenti
I NOSTRI anni [Videoregistrazione / regia di Daniele Gaglianone
Abstract: TRAMA CORTA Alberto e Natalino sono due anziani che, durante l'ultima guerra, hanno condiviso l'esperienza delle brigate partigiane sulle montagne del Piemonte. Oggi Natalino vive da solo in montagna, in un borgo disabitato, mentre Alberto è ricoverato in un pensionato dove entra in confidenza con Umberto. Quando, un giorno, i fantasmi della guerra riaffiorano nella sua mente, Alberto scopre che Umberto è un ex ufficiale fascista colpevole di un massacro di cui il vecchio partigiano si sente ancora colpevole. L'unico modo per placare i sensi di colpa è quello di uccidere Umberto. TRAMA LUNGA Durante la guerra, Alberto e Natalino, legati da forte amicizia, hanno condiviso l'esperienza partigiana sulle montagne del Piemonte. Oggi, anziani, hanno vite diverse: Natalino vive da tempo solo in un vecchio borgo quasi disabitato, Alberto è in un pensionato dove trascorre l'estate. Natalino viene contattato da un ricercatore universitario e durante un'intervista rievoca il periodo della resistenza. Alberto entra in confidenza con un'altro ospite del pensionato, Umberto, un coetaneo costretto sulla sedia a rotelle. Ecco in flashback immagini di partigiani in fuga nei boschi durante un rastrellamento. Insieme a Natalino e Alberto c'è Silurino, gravemente ferito. Trasportare lui e gli altri non è più possibile. Natalino va in cerca di aiuto, Alberto resta con gli altri e, dopo un po', si allontana per vedere se l'amico è di ritorno. Sta per recuperare la posizione, quando arrivano le brigate nere. Da dietro i cespugli, Alberto assiste al massacro di Silurino e dei compagni. Nel pensionato un giorno Alberto fa una scoperta inattesa: Umberto è l'ufficiale delle brigate nere responsabile di quell'eccidio nei boschi. Sconvolto, Alberto corre a rivelare tutto a Natalino. Non c'è che una soluzione: uccidere Umberto. Insieme preparano l'agguato, ma sono lenti e goffi, e il piano non riesce. Vengono portati via dai carabinieri, ma dentro di loro hanno verificato che lo spirito di ribellione è rimasto intatto. "Esordio del trentacinquenne Daniele Gaglianone (...) La vicenda è affabulazione di testimonianze, fatti delle colline intorno a Ivrea, ma lo stile scabro, a sequenze flashback e ossessioni mentali in bianco e nero, cerca di riferire della fatica e del dolore della memoria. Per entrambe le fazioni." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 11 maggio 2001) " 'I nostri anni' non concede e non si concede nulla, ma se lo vedrete ne rimarrete avvinti. (...) Il patetico, il commovente, il grottesco, la fierezza indomita e la debolezza ciecamente vendicativa si confondono in una dinamica che avrebbe potuto vedere protagonista la coppia Lemmon - Matthau." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica, 16 maggio 2001) Gli interpreti sono non-attori torinesi, efficaci e toccanti custodi della memoria; il film è girato fra passato e presente, in bianco e nero (la fotografia molto bella è di Gherardo Gossi); la vicenda segue, più che gli aspetti ideologici o politici o storici, i due protagonisti invecchiati però mai dimentichi." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 18 maggio 2001) "'I nostri anni' non è un film facile, ma è un film 'povero' che usa (osa) un linguaggio emotivo (Gaglianone impasta video, pellicola e super8) dove conta il sentire ma anche l'udire (i rumori, i suoni, i bisbigli, la musica), il vedere ma anche il percepire, il ricordare ma anche lo specchiarsi, realtà ma anche il sogno. E intromettono molto bene questo 'stream of consciousness' poetico-politico i due interpreti del film, Virgilio Bei e Piero Fanzo, attori non professionisti ex militanti della Resistenza". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 18 maggio 2001) Note - GIRATO IN VAL CHIUSELLA IN PIEMONTE. - PRESENTATO AL TORINO FILM FESTIVAL 2000. - IN CONCORSO A CANNES 2001 ALLA "QUINZAINE DES REALISATEURS".
Einaudi tascabili. Stile libero
I Simpson. Stagione uno [Videoregistrazione] / creato da Matt Groening
IL DOTTOR Zivago [Videoregistrazione / regia di David Lean
Abstract: Gli ideali di vita di Yuri Zivago, rivolti alla poesia e al servizio dell'umanità, trovano un forte ostacolo negli eventi che caratterizzano il passaggio dal regime zarista al bolscevismo. Laureatosi in medicina e sposata la cugina Tonya, nell'esercizio della sua professione Yuri incontra Laram una giovane donna che, dopo una triste esperienza con un ambiguo ed influente uomo politico, Komarovsky, sposerà il fidanzato Pasha, un idealista ed ambizioso rivoluzionario. Nel corso della guerra Zivago ritrova Lara, divenuta infermiera, e a lei si lega con sincero affetto. Ormai la rivoluzione ha mutato molte cose: Pasha è divenuto un potentissimo membro del governo e l'attuarsi del nuovo regime ha creato delle situazioni insostenibili. Al suo ritorno a Mosca, Yuri trova in miseria la sua famiglia, prima benestante, e denutrito il figlioletto, che non lo riconosce e lo schiaffeggia. Con l'aiuto del fratellastro, ufficiale di polizia, ottiene il permesso di trasferirsi a Varykino negli Urali dove la famiglia della moglie ha, o meglio aveva, una residenza. Lì Yuri incontra di nuovo Lara, che vi risiede con la figlioletta, e i due diventano amanti. Dopo un periodo di due anni trascorsi con i partigiani che lo prelevano a forza perché hanno bisogno di un medico, durante i quali perde ogni contatto con i suoi affetti, Yuri riesce a raggiungere Lara. Presso di lei trova una lettera con la quale la moglie lo informa che tutta la sua famiglia, accresciuta dalla nascita di una bambina, ha trovato rifugio in Francia. Yuri trasferisce i suoi sentimenti in un libro di mirabili poesie, comunque malviste dal potere in quanto espressione di un individualismo considerato colpevole, e lo dedica a Lara. In seguito alla morte di Pasha, la vita di Lara e della figlia è in pericolo e Komarovsky riappare per avvisarli e aiutarli nella fuga. Yuri rifiuta ma Lara, che attende un figlio ma non lo ha ancora detto a Yuri, accetta. Anni dopo, Yuri che è gravemente malato di cuore, passando in tram in una via di Mosca, vede Lara che sta camminando e l'emozione gli è fatale. Al suo funerale, imprevedibilmente, partecipano in tanti, tutti quelli che hanno tratto conforto nelle sue poesie diffuse clandestinamente. "Il film risulta una convincente e riuscita opera cinematografica a carattere spettacolare, per la splendida e pittoresca scelta degli esterni, le grandiose ricostruzioni, la buona direzione dei protagonisti e delle masse e la cura dei particolari, malgrado la non approfondita indagine umana di qualche personaggio." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 60, 1966) Note - PRIMA PROIEZIONE: DICEMBRE 1965. - 5 PREMI OSCAR 1965: MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR FOTOGRAFIA, MIGLIOR SCENOGRAFIA, MIGLIOR COLONNA SONORA, MIGLIORI COSTUMI. - 5 GOLDEN GLOBE 1966. - 3 DAVID DI DONATELLO 1967: MIGLIOR REGISTA STRANIERO (DAVID LEAN), MIGLIORE ATTRICE STRANIERA (JULIE CHRISTIE), MIGLIORE PRODUZIONE STRANIERA (CARLO PONTI). - IL FILM E' STATO CAMPIONE D'INCASSI NEGLI STATI UNITI NEL 1966.
ANALISI finale [Videoregistrazione / regia di Phil Joanou
: De Agostini, 2002, 1992
Ilgrande cinema thriller
Abstract: A San Francisco psicoanalista di successo diventa vittima di un complotto macchinato da due sorelle che ha per posta un omicidio e per traguardo una grossa eredità. 1° film che ha la parola "analisi" nel titolo. Si cita Freud (il sogno dei fiori) e si ricalca Hitchcock (Vertigo), in un film manieristico e manierato che vanta contributi tecnici di prim'ordine (scene di Dean Tavoularis, fotografia di Jordan Cronenweth) e i suggestivi paesaggi di San Francisco. Il difetto è nella sceneggiatura di Wesley Strick.
SOL levante [Videoregistrazione / regia di Philip Kaufman
: De Agostini, 2002, 1993
Ilgrande cinema thriller
Abstract: Una squillo (bianca) è strangolata al 46° piano della Takemoto Tower di Los Angeles. L'inchiesta porta tre poliziotti _ il tenente Keitel, il giovane nero Snipes e l'anziano Connery, esperto in usi e costumi giapponesi _ all'interno della potente comunità del business nipponico. Dopo aver cercato _ come sceneggiatore con l'autore e con Michael Backes _ di attenuare le componenti razziste del discusso romanzo (1992) di Michael Crichton, Kaufman si è trovato a mal partito nel coniugare gli stereotipi hollywoodiani con il suo ambizioso stile audiovisivo, ammirato dai cinefili. Ne è risultato un film che non è un noir di atmosfera (come voleva il regista) né un thriller investigativo (come pretendevano i boss della Fox). Di qualche interesse l'aspetto tecnologico: nei gialli di fine secolo anche gli assassini s'inventano al computer. Omaggi sparsi a Kurosawa.AUTORE LETTERARIO: Michael Crichton
Il GRANDE dittatore [Videoregistrazione / regia di Charles Chaplin
Abstract: Un barbiere ebreo è scambiato per Adenoid Hynkel, dittatore di Tomania, e in questa veste pronuncia un discorso umanitario. Satira penetrante e persino preveggente del nazifascismo in cui Charlot si sdoppia nel piccolo barbiere ebreo e nel dittatore Hynkel (Hitler): l'uno appare come l'immagine un po' sbiadita del vagabondo; l'altro ne è, per certi versi, il negativo. Primo film parlato di Chaplin. Da un dialogo ridotto all'essenziale (Charlot non può parlare) si passa, nel finale, all'invadenza della parola. Sequenze celebri: la rasatura al ritmo di una danza ungherese di Brahms; Hynkel che gioca col mappamondo; l'incontro tra Hynkel e Benzino Napaloni, dittatore di Bacteria. Anni dopo Chaplin espresse il suo dispiacere di averne fatto una commedia nella sua ingenua ignoranza di quel che veramente succedeva nella Germania nazista, ma il film è, comunque, una gioia da vedere ancora oggi. Distribuito in Italia nel 1949 con tagli di circa 4', in particolare nella scena del ballo cui partecipano Hynkel, Napaloni (Oakie) e sua moglie (Hayle), personaggio totalmente rimosso, forse perché Rachele Mussolini era ancora in vita. Chaplin con le voci di A. Marcacci (il barbiere) e G. Bellini (Hynkel); C. Romano doppia invece Napaloni. Questa edizione mutilata passò in TV e in home video (VHS e DVD Elleu). Nel '72 uscì una nuova edizione, ridoppiata con la voce di Oreste Lionello per Chaplin. Ridistribuito nelle sale italiane in edizione integrale restaurata nel dicembre 2002.
Il MOSTRO [Videoregistrazione / regia di Roberto Benigni
: FilmAuro Home Video, [200-?], 1994
Abstract: Il quarantenne Loris, inquilino moroso e odiato dall'amministratore Roccarotta, che vuole sfrattarlo dal suo appartamento, e dai coinquilini coi quali v'è una gara di reciproci dispetti, nonché occasionale trasportatore di manichini ribelli, in base ad una serie di qui pro quo diabolicamente incastrati l'uno nell'altro, si vede identificare dal criminologo Paride Taccone col mostro che terrorizza da tempo il quartiere seviziando orribilmente alcune donne. La polizia decide allora di coglierlo in flagrante mettendogli vicino la poliziotta Jessica Rossetti, che viene scelta, come subaffittuaria illegale, dal presunto "mostro". Loris ha un modo di vivere molto eccentrico: esce di casa ogni giorno camminando accovacciato per eludere il portiere, per rincasare senza essere visto usa le scale di un'impalcatura esterna, per rifornirsi di cibo ruba al supermercato mandando in tilt il sistema di allarme. Nonostante i vari tentativi di Jessica di scatenare il raptus libidinoso di Loris, come le hanno consigliato i suoi superiori, lui resiste alle provocazioni concentrandosi sulle vicende del mercato finanziario. Allora il criminologo si finge sarto e, accompagnato da sua moglie Jolanda , si reca a cena da Loris, e riece a visitarlo fingendo di prendergli le misure per un abito, mentre per una serie di qui pro quo, la moglie è spaventata a morte. L'indomani Loris, che prende lezioni di cinese da un professore, affronta senza successo l'esame. Frattanto, mentre Jessica rinuncia all'incarico, un'altra donna viene uccisa: la poliziotta si precipita ad arrestare Loris, che si vede inseguito da una folla inferocita, e trova scampo nella casa dell'insegnante di cinese, che risulta il vero colpevole, e che viene arrestato grazie a Jessica, innamorata di Loris, e ovviamente, ricambiata. Note - REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1994
La REGINA d'Africa [Videoregistrazione / un film di John Huston
: Eagles Pictures, 2001, 1951
Abstract: Con l'aiuto di un marinaio cinquantenne e alcolista, una ruvida missionaria inglese quarantenne scende su un battello lungo un fiume africano per arrivare ad affondare una nave da guerra tedesca. E' un film ambientato in Africa in cui l'Africa è assente. E' un film d'avventura in cui si critica il cinema d'avventura, dove la fanno da padrone i duetti dei due mostri sacri. Nomination per entrambi, Oscar solo a Bogart. Note - OSCAR PER MIGLIOR ATTORE (HUMPHREY BOGART) (1951).
The MAN who cried [Videoregistrazione = l'uomo che pianse / scritto e diretto da Sally Potter
: Elleu Multimedia, [200-?], 2000
Abstract: Siamo in un villaggio russo nel 1927. Fegele è una ragazzina ebrea che il padre lascia sola per andare a cercare lavoro in America. Poco dopo la sua partenza il villaggio viene raso al suolo e Fegele viene portata in Inghilterra dove viene chiamata Suzie, frequenta una scuola cattolica e le è proibito parlare yiddish ma impara a cantare. Dieci anni dopo va a vivere a Parigi dove, innamorata di uno zingaro domatore di cavalli, quando la città è occupata dai tedeschi, si unisce a lui e al suo gruppo di musicisti tzigani. Per salvarsi, poi, dovranno separarsi e lei andrà in America dove, alla ricerca del padre, arriverà a Hollywood. TRAMA LUNGA Nel 1927 la vita felice di Fegele, bambina ebrea che vive con il padre cantante e la nonna in un villaggio della Russia, viene interrotta dalle persecuzioni antisemite. Partito il genitore per l'America, un'ondata di violenza si abbatte sul villaggio. Fegele viene fatta fuggire insieme ad alcuni compaesani che vorrebbero a loro volta raggiungere l'America ma invece sbarcano in Inghilterra. Qui Fegele, ribattezzata Suzie, è affidata ad un famiglia di cattolici, non può parlare yiddish ma impara a cantare. Dieci anni dopo lascia l'Inghilterra per Parigi, dove lavora come corista e fa amicizia con Lola, ballerina russa. Mentre Suzie comincia a risparmiare con l'obiettivo di comprare quanto prima il biglietto per l'America, lei e Lola trovano lavoro nella compagnia operistica dell'impresario Felix Perlman. Suzie si innamora dello zingaro Cesar, che fa la comparsa meglio spettacoli, e Lola di Dante Dominio, famoso cantante d'opera italiano. Dopo l'invasione tedesca di Parigi, i nazisti dichiarano che saranno arrestati ebrei e zingari. Quando Dante tradisce Suzie, Lola, che all'inizio lo aveva appoggiato, decide di lasciarlo ed esorta Suzie a fuggire insieme. Suzie vorrebbe rimanere, ma Cesar la convince a partire. Durante la traversata dell'Atlantico, la nave viene bombardata e Lola annega. A New York Suzie cerca il padre. Da un'organizzazione di rifugiati viene a sapere che si trova in California, dove fa il produttore di musical, e adesso è molto malato. Lo raggiunge a Los Angeles. In una stanza d'ospedale, padre e figlia si ritrovano dopo tanti anni. Lei gli prende la mano e gli canta la ninna nanna yiddish che lui le cantava da piccola. "Claudia Landerduke: sei anni, uno sguardo che nel silenzio imposto dalla sceneggiatura, esprime il dramma dell'abbandono e della solitudine, la perdita di casa, famiglia, padre, la lacerazione dei sentimenti, la diaspora, l'angoscia. Anche nel caso di Sally Potter e del suo The Man Who Cried, l'infanzia ha un ruolo di primo piano e i dieci minuti iniziali di film sono il momento più interessante e cinematograficamente intenso. In questo drammone alla Dickens che la Potter imita senza dirlo e copia forse senza saperlo - non ne ha i presupposti drammatici, le tensioni spirituali, la forza morale - si narra di tanti uomini che piangono in un'epoca che ne distrusse milioni. Nel 1927 una bimba ebrea, Fegele, viene strappata dal suo villaggio in Russia, dopo che il padre è partito per l'America in cerca di fortuna. Inizia così il viaggio alla sua ricerca che la condurrà a Londra, Parigi e infine Hollywood. Col passare degli anni la giovane, ribatezzata Suzie, prende le sembianze di Christina Ricci. I suoi incontri sono, nell'ordine: famiglia inglese cattolica che accoglie orfani e abbandonati; insegnante di scuola gallese che ne esalta a bacchettate le qualità vocali; avvenente ballerina russa tutta intraprendenza, fuggita dal paese d'origine (Cate Blanchett), che parla tanto e fa del suo fascino un'arma sociale; tenore italiano arrogante e opportunista (John Turturro); zingaro affascinante con sorriso sornione sempre seguito da un più espressivo cavallo bianco (Johnny Depp). Cosa ci fanno tutti costoro nella storia della povera Suzie? Quale tipo di frullato drammatico da "Bignami della drammaturgia" ci versa Sally Potter nel calice trasgredendo ad ogni regola di buon senso? Ecco il cahiér de doleance: 1. manca un'adeguata ricotruzione storica: tutto è uniforme, indefinito, approssimativo; 2. manca una distinzione netta e necessaria tra romanzo d'appendice, dramma storico, melodramma, pièce à sauvetage; 3. manca un casting sensato e credibile: John Turturro che canta nel ruolo di Manrico in modo inverosimile, parodia del tenore italiano cui Salvatore Licitra ha inavvertitamente e impudicamente prestato la bella voce; 4. manca una adeguata sensibilità musicale: a Parigi, all'Opéra Comique, ve la potete immaginare una recita di Les pêcheurs de perles di George Bizet con Nadir che canta la sua romanza in italiano? E un cavallo vero inserito nella chiusura del III atto di Trovatore? 5. manca un confine tra generi, realismo e surrealismo, verità e finzione: Place de la Concorde che accoglie di notte tre zingari a fare evoluzioni circensi poco prima della sua occupazione da parte delle truppe naziste; accenni di commedia e lieto fine col babbo scomparso diventato produttore cinematografico e miliardario, etc. Chi piange veramente, alla fine di questa prova di cinema? (Luca Pellegrini, Rivista del Cinematografo, 3 settembre 2000). "La storia di Susie (...) appartiene al mondo del mélo. Anzi, ne farebbe parte se Sally Potter, che si fida troppo di se stessa come sceneggiatrice, non avesse costruito attorno a Christina Ricci un copione frammentato, in cui, a volo d'uccello, ambiziosamente concentra una storia che ci porta dalla Russia del 1927 a Hollywood negli anni '40 senza mai riuscire a far risuonare un sentimento autentico". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 4 settembre 2000) "Difficile escogitare qualcosa di più prevedibile e rosso. Turturro è fascista, quindi è viscido e spia: sull'approfondimento antropologico che la Potter ha compiuto nell'idearlo, basti sapere che è un meridionale, ma mette il cappello sul letto. E nessun italiano meridionale o no, fascista o no, farebbe una cosa del genere. Soprattutto allora". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 4 settembre 2000) Note PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 57^ MOSTRA DI VENEZIA (2000).
La CASA della gioia [Videoregistrazione / regia di Terence Davies
Abstract: TRAMA BREVE Nella New York di inizio secolo Lily ha un sogno: entrare a far parte della buona società. Ma Lily ha anche un difetto: non ha le capacità finanziarie per farlo. Trovare un uomo ricco che la sposi sarebbe l'unica cura possibile. Per questo l'amore per l'avvocato Lawrence Seden è destinato a fallire; l'uomo, infatti, ricco non è. Quando la sua sfrenata rincorsa la porta a contrarre debiti che aumentano paurosamente, Lily chiede aiuto al marito della sua migliore amica, Gus Trenor. Questi, per il suo impegno, chiede in cambio i favori della giovane. Incapace di tradire la propria dignità, Lily è vittima di Bertha, una donna senza scrupoli che sfrutta la situazione per continuare ad avere un amante ed evitare il divorzio dal marito George. Inutilmente questi chiede a Lily di aiutarlo a smascherare la moglie fino a quando fa la sua comparsa il volgare arricchito Sim che propone un singolare scambio alla giovane: la sposerà in cambio della confessione sulla vera natura di Bertha. TRAMA LUNGA New York, 1905. La giovane Lily Bart, sola e in precarie condizioni economiche, vive una vita di stenti. Sa che una donna come lei, in quella società, deve sposarsi per affermare se stessa. Innamorata dell'affascinante ma altrettanto squattrinato avvocato Selden, Lily gli chiede se vuole sposarla, ma lui dice di no. Le ristrettezze economiche inducono allora Lily a chiedere aiuto al magnate Gus Trenor. Gus porta Lily a casa propria, ne approfitta e poi la ricatta. Lily vorrebbe riferire tutto a Selden, ma entra in scena Sim Rosdale, un arricchito di modesto livello, che si offre di mettere tutto a posto. Lily allora accetta di andare in vacanza con i Dorset, arrivano a Montecarlo, e qui lei fa da paravento a Bertha Dorset, la quale però poco dopo la congeda. Dopo l'estate si ripresenta Rosdale, Lily gli dice di volerlo sposare, ma lui rifiuta, afferma di volere di meglio, e le dice addio. A questo punto Lily è costretta a cercarsi un lavoro. Trovatone uno, comincia a bere, si addormenta e viene licenziata. Chiede un prestito ma le viene rifiutato. Riprende in mano alcune lettere che aveva scritto a Selden, va a casa di lui, non lo trova, getta le lettere nel camino e va via. Selden arriva, trova le lettere, le legge, corre da lei. Troppo tardi, Lily è morta. "Dal romanzo di Edith Wharton, autrice che ha ispirato anche Martin Scorsese, la fine dell'innocenza vista attraverso gli occhi di una donna dell'alta borghesia caduta in disgrazia, con il sottofondo di salotti e delle strade di New York fin de siècle. Gillian Anderson, smessi i panni dell'eroina di 'X-Files' e diretta da un maestro come Terence Davies, s'immerge nella materialità ottocentesca e razionale di un mondo governato dall'esteriorità e dal denaro. Ieri come oggi. Come sempre". ('Carnet', settembre 2000) "E' una grande idea scegliere Gillian Anderson di 'X File' come protagonista di un film tratto da un romanzo di Edith Wharton (?) Ma tutto il cast sorprendente è una conferma del talento del regista Terence Davies, l'autore geniale di 'Voci lontane? sempre presenti', 'Il lungo giorno finisce' e 'Serenata alla luna', passato da temi profondamente personali alla cine-versione d'un romanzo bello e difficile". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 novembre 2000) "Di voci lontane sempre presenti Gillian Anderson se ne intende. Dalla tv al cinema, l'eroina di 'X-Files' si cala ora nelle atmosfere cupe e meschine create per lei da Terence Davies che filma un romanzo di Edith Warthon, ritratto di signora tra le ipocrisie della borghesia inizio '900. Ivory è lontano, ma da Davies ci si aspettava di meglio: il film è come pietrificato nelle geometrie della staticità care all'impeccabile regista inglese. Qui più inerti che morbose, più estetiche che statiche". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 10 novembre 2000) "Anziché scegliere la strada della fluidità narrativa, Davies disarticola le pagine del bestseller d'epoca, ne estrae altrettante scene concluse, teatralizza la cornice e fa di ogni quadro una tappa emblematica, mai gratuita, della caduta dell'innocente Lily Bart. (?) Con un gesto inventivo, Davies ha scelto, per interpretare la sfortunata Lily, Gillian Anderson, la protagonista di 'X-files', che si rivela bella all'antica come un ritratti di Sargente antipatica in giusta misura. Eric Stolz è molto bravo nel ruolo del suo amore impossibile. E sorprende nel ruolo del ricco cattivo Dan Aykroyd. E Terence Davies si conferma un autore anche lavorando al servizio di un mondo lontano da lui". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 5 novembre 2000)
MATRIX [Videoregistrazione / regia di Andy e Larry Wachowsky
: Warner Home Video, 2002, 1999
Igrandi film Corriere della sera ; 2
Abstract: Esistono due realtà: una è rappresentata dall'esistenza che conduciamo ogni giorno, l'altra è nascosta e non accessibile a tutti. Neo vuole disperatamente scoprire la verità su "Matrix", mondo virtuale elaborato al computer creato per tenere sotto controllo le persone. Neo crede che l'unico uomo in grado di rispondere a questa domanda sia Morpheus, personaggio sfuggente considerato l'essere vivente più pericoloso che esista. Una notte, in un locale, Neo viene avvicinato da Trinity, una bella straniera che lo conduce in un altro mondo sotterraneo e gli fa conoscere Morpheus. Questi conduce Neo alla presenza dell'Oracolo, una donna cui è affidato il compito di scegliere l'eletto. L'Oracolo gli dice che a salvarsi sarà lui o Morpheus. Il malefico Cyfer consegna Morpheus alla polizia, e Neo allora cerca di salvarlo, rientrando in Matrix. Dopo una sparatoria, Morpheus viene ferito, ma Neo lo trascina via e insieme scappano in elicottero. Neo è l'eletto. Mentre si avvia all'uscita di Matrix, un poliziotto gli spara e lo uccide. Trinity, accorsa sul posto, dice che lo ama. Neo risorge, Trinity e Neo si baciano. In un mondo dove tutto è possibile, quello che accadrà dopo dipenderà da voi e da loro. "Effetti visivi innovativi, e grandiosi. Romanticismo nero. Invenzioni divertenti: i personaggi ricevono informazioni direttamente nel cervello, il futurismo elettronico si mescola alle arti marziali della tradizione orientale, che la lavorazione sia avvenuta a Sydney in Australia o altrove non ha importanza, tanto è sempre buio e i paesaggi urbani sono diapositive immensamente ingrandite. Keanu Reeves va benissimo, come andava benissimo in un film per qualche verso analogo, "Johnny Mnemonic"; Laurence Fishburne vorrebbe essere Morgan Freeman, ma non lo è". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 maggio 1999) "Sembra complicatissimo il messaggio di "Matrix", e mai come ora si è confuso con il "medium", ma forse è semplice. I fratelli Larry e Andy Wachowski, che ai tempi del lesbo thriller "Bound" sembravano due porcelloni, ci mandano a dire che viviamo comandati da una Intelligenza Artificiale, in una realtà virtuale che solo il potere della mente rende tangibile. E' Matrix, tesoro, la Matrice. Basterebbe ancora una domanda per risalire alla Causa Prima, forse a Dio. Insomma, la Vita è sogno, parola di computer". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 8 maggio 1999) "Per raggiunti limiti anagrafici e per inadeguatezza "culturale" quelli della mia età dovrebbero rinunciare a misurarsi con certi fenomeni dell'età cyber, come Matryx, il fortunatissimo film dei fratelli Wachowski, Larry e Andy, 33 e 31 anni rispettivamente. Dovrebbero rinunciare non perché incapaci di leggere tra le righe dell'ambizioso e furbo progetto dei due brillanti registi, arrivati, al secondo film, a una produzione da 70 milioni di dollari. Non perché non vedano e in qualche misura non apprezzino, sotto il cyber-action-movie, l'abile frullato misto di bibbia e yoga, metafisica e matematica, kung fu e Sergio Leone, buddhismo e arti marziali, alta tecnologia e messaggi messianici, velo di Maya e Alice nel paese delle meraviglie, e chi più ne trova più ne metta. Ma perché mentre, a quanto risulta, i giovanissimi si divertono un mondo e delirano di gioia di fronte alla realtà virtuale messa in essere da Matryx, chi ha superato i quarant'anni, di fronte alle due ore e passa del film dei Wachowski prova - dopo un'iniziale ammirazione per alcuni effetti notevolissimi, la bella fotografia e la ricchezza produttiva - una incontenibile irrequietezza, e il desiderio di darsela a gambe". (Irene Bignardi, 'la Repubblica,' 8 maggio 1999) "Incuranti dall'ondata di pernacchie da cui sono stati travolti nella loro opera prima, e tutti invano hanno sperato ultima, l'indecente thriller saffico 'Bound', i fratelli Larry e Andy Wachowski hanno virato di parecchi gradi abbracciando il cinema dell'irrealtà. E qui viene il difficile per chi deve raccontare il film ai lettori, anche se il dovere professionale gli ha imposto di restare imperterrito al proprio posto per i 136 minuti (interminabili) del film, tenendo gli occhi e, purtroppo, anche le orecchie, aperti. Con incommensurabile invidia per chi, grazie al favore delle tenebre, se l'è invece svignata già nel primo tempo". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 maggio 1999) Note - 4 OSCAR 2000: MIGLIOR MONTAGGIO, MIGLIORI EFFETTI VISIVI, MIGLIORI EFFETTI SONORI E MIGLIOR SONORO.
Il SILENZIO degli innocenti [Videoregistrazione / regia di Jonathan Demme
Abstract: Uno psicopatico assassino è il terrore di giovani donne formose che aggredisce e scuoia. Il mostro - cui è stato dato il nome di Buffalo Bill - è l'incubo dell'agente dell'FBI Jack Crawford il quale nella insufficienza dei metodi abituali, pensa che solo la consulenza dello psichiatra criminale Hannibal Lecter può contribuire a risolvere il caso. Lecter è detenuto in cella di isolamento in un manicomio criminale, poichè, dopo una attività professionale di alto livello, è diventato uno psicopatico cannibale. Una giovane aspirante agente dell'FBI, Clarice Starling, prima ancora di completare il suo addestramento viene incaricata da Crawford di contattare lo psichiatra, per averne lumi intesi ad individuare e fermare il mostro. Superata l'aperta ostilità del dottor Chilton, direttore del manicomio, Clarice ha vari colloqui con Lecter, dalla cui personalità è affascinata (egli riesce anche a far parlare di se stessa la ragazza, la quale, orfana di uno sceriffo ucciso nel corso di una missione, ha avuto notevoli problemi infantili, che invano ha tentato di rimuovere). In azione, Clarice scopre in un magazzino l'esistenza di un lepidottero - una farfalla importata dall'Oriente, che sulle ali ha macchie nerastre dette "testa di morto" - un esemplare della quale è inserita nella gola delle vittime dell'assassino. A giudizio di Lecter, la cosa è importante: egli vi vede un simbolo del fortissimo desiderio di costui di trasformarsi in donna, mentre il recupero della epidermide delle ragazze uccise e scuoiate - epidermide che egli poi cuce su manichini per confezionarsi un corpo da donna - rientra nel quadro della stessa follia. Frattanto, viene rapita da Buffalo Bill Catherine Martin, figlia di una Senatrice. Clarice, d'intesa con i propri superiori, fa un patto con Lecter: se collaborerà ad un piano per individuare il colpevole e salvare la ragazza, verrà trasferito dalla cella del manicomio. Lecter accetta. Ha identificato l'assassino: un certo Jamie Gamb, ma prima di farne il nome a Clarice, mentre viene trasferito nella nuova sede, compie una fulminea ed ingegnosa evasione. Clarice però non demorde. Ormai sulle piste di Gamb e ricapitolando consigli e deduzioni, penetra in casa di lui, lo uccide perchè assalita e salva Catherine Martin. Il giorno del suo ingresso ufficiale nell'FBI riceve una telefonata: da lontano il dottor Lecter le parla e la saluta, mentre si prepara ad uccidere il direttore del manicomio criminale dov'era detenuto. "Da una superproduzione con tutti i crismi di lusso, esce invece una traduzione letterale del libro, con tutte le sue incredibilità e le sue rozzezze ben confezionate dalla perfezione assoluta della regia, del montaggio, della fotografia, e dall'interpretazione di due ottimi attori impegnati a farci accettare una schermaglia che ha dell'incredibile." (Irene Bignardi, "La Repubblica") "Si deve comunque proprio a Demme se il film non è del tutto da buttar via perchè, nonostante i sanguinosi grovigli certi climi sono evocati con le giuste tensioni." (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo") "Jonathan Demme ha scelto la strada peggiore per adattare al cinema l'intensità terrorizzante del romanzo di Thomas Harris: mostra e non mostra, s'azzarda e si ritira. La via del compromesso non riesce a rovinare la bellissima storia, ma rende il film malriuscito, a tratti ridicolo." (Lietta Tornabuoni, "La Stampa") "Il film, specie nella seconda parte, è opera di notevole spessore sociologico e di densa scrittura. Notevole per densità, l'apporto recitativo di Jodie Foster e straordinaria, davvero, la "performance" di Anthony Hopkins." (Francesco Bolzoni, "La Rivista del Cinematografo") "Con i primi piani ravvicinati e un uso soggettivo della macchina da presa, Demme mantiene la tensione a livelli altissimi sensa ricorrere ad effetti speciali, costruendo un capolavoro di misura e raffinatezza." (L'Espresso, 4 marzo 2004) Note - OSCAR 1991 PER MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR ATTORE ANTHONY HOPKINS, MIGLIOR ATTRICE JODIE FOSTER, MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE. - E' L'UNICO THRILLER CHE ABBIA VINTO I 5 OSCAR FONDAMENTALI. EVENTO VERIFICATO SOLO 2 VOLTE, NEL 1934 CON "ACCADDE UNA NOTTE" DI FRANK CAPRA E NEL 1975 CON "QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO" DI MILOS FORMAN.