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The international [Videoregistrazione] / regia di Tom Tykwer
: Sony pictures home entertainment, 2009
Abstract: Louis Salinger, agente dell'Interpol, ed Eleanor Whitman, assistente procuratore distrettuale di New York, riescono a smascherare una serie di attività finanziarie illegali atte a sostenere il terrorismo e le guerre a livello internazionale. Tuttavia, le loro brillanti iniziative metteranno i due nel centro del mirino. "L'ambizione del regista sarebbe quella di resuscitare la tradizione del thriller politico, come 'Perché un assassinio' di Pakula o 'Il maratoneta' di Schlesinger, ma il risultato è solo un catalogo di luoghi comuni, a cominciare dalla barba diligentissimamente incolta dell'agente Interpol Louis Salinger (un Clive Owen piuttosto monocorde) per continuare con le banche ormai, diventate il nemico pubblico numero uno dell'umanità. (...) Girato tra New York, Berlino, l'Italia e Istanbul, con una sparatoria ultrafracassona al Guggenheim (ricostruito per il bisogno in un ex fabbrica di locomotive), il film procede tra finti colpi di scena e un po' di tensione fino all'immancabile finale aperto. Prevedibile anche lui." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 febbraio 2009) "Per non farci mancare proprio nulla, la sceneggiatura ci infila poi le Brigate Rosse, un killer della mafia e un ufficiale dei carabinieri corrotto. Attivissimo, questi ammazza uno dei cecchini, confonde le prove e fa rimpatriare d'autorità i nostri eroi. Peccato che Tykwer non gli abbia fatto indossate la feluca col pennacchio, come ai carabinieri di Pinocchio. Così, sarebbe stato perfetto." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 febbraio 2009) "Come spesso succede ai thriller politici (Tykwer cita esempi illustri: 'Perché un assassinio' di Pakula, 'Il maratoneta' di Schlesinger), la trama di 'The International' è pura follia, e il miglior commento spetta all'ex agente della Stasi Armin Muller-Stahl, ora al soldo della banca, quando Owen gli chiede come si senta, lui ex comunista, a lavorare per il Capitale.(...) 'The International' non è un grande film: è un film divertente, girato magistralmente, che dice cose agghiaccianti. Al vostro posto, quando uscirà nei cinema, ci andremmo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 6 febbraio 2009) "Insomma, un gran guazzabuglio. Carabinieri corrotti, politici berlusconiani che alludono a complicate vicende finanziarie. Il tutto in mezzo a un intrigo internazionale che ha spazio anche per un'altra presenza italiana: quella del bel tenebroso Luca Calvani - è il suo nome vero, non è una allusione a Roberto Calvi, questa - ex vincitore dell'Isola dei famosi, e qui nelle vesti del figlio di Barbareschi. Luca Calvani sfoggia un inglese perfetto: prima di naufragare nell'Isola, ha passato molti anni negli Stati Uniti, facendo i lavori più umili, proprio come nelle migliori biografie degli artisti maledetti. E a voler essere ancora più precisi, c'è una terza presenza italiana: quando doveva strisciare sul tetto dell'hotel Gallia, di notte, Naomi Watts ha chiesto una controfigura. È italiana: si chiama Laura Fimognari, e ha un bellissimo volto luminoso." (Luca Vinci, 'Libero', 6 febbraio 2009) "Opera dalla ritmica ossessiva e ripetitiva, dai semiesotici scenari, concentrata come fosse un documentario, ma non senza disperdersi, sui rapporti incestuosi tra mafia, potere politico, nuove Brigate Rosse, ex burocrati della Ddr, tirannelli africani, mercato delle armi e finanza internazionale, è stata scritta, non senza humour anti-terrorista, dall'inglese Eric Warren Singer. Ed è stata realizzata da un team creativo tutto tedesco e distribuita nel mondo dalla major Usa Sony- Columbia. Star Clive Owen, agente dell'Interpol, e Naomi Watts. Per noi il film ha anche la spassosa particolarità di sbarazzarsi quasi subito di Luca Barbareschi, nel ruolo di Umberto Calini, faccendiere mafioso e aspirante leader politico con il suo partito sciovinista 'Futuro Italiano', assassinato da un misterioso cecchino, e che è il riassunto piuttosto stravagante di Calvi, Agnelli, Berlusconi, 'Valzer con Bashir', Totò Riina e del suo personaggio di razzista, divorato dagli indios, in 'Cannibal Holocaust'. Il film, già uscito con successo in Gran Bretagna, patria del genere 007, nonostante tenga fuori dalla porta ogni pratica licenziosa e ogni teoria sovversiva, due o tre cose nuove sul genere thriller le fa vedere. Il regista è lo stesso di 'Lola corre' sa ben dividere i tempi del dialogo dal tempo dell'azione, l'effetto sorpresa e il pressing sullo spettatore. Certo non ha la fantasia destabilizzante di un Quaresma. Non a caso ha detto: 'il thriller è la Champions League della regia cinematografica', ma in finalissima non ci arriverà mai." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 6 febbraio 2009) "Nel gioco sono coinvolti tutti americani e russi, cinesi europei, ebrei e musulmani. Pecunia non olet non è il motto ma la sostanza. Alla fine gli ideali non vincono ma si rendono qualche bella soddisfazione. Il film si chiama 'The International' lo ha diretto il tedesco Tom Tykwer ('Lola corre') o, piuttosto, le scene madri all'interno del Guggenheim di Manhattan o sui tetti di Istanbul, hanno diretto lui. Il modello alto del political-killer alla Pakula o alla Schlesinger resta però lontano." (Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale', 6 febbraio 2009) "'The International' è un melange abbastanza riuscito di tensione e paranoia da film americano anni '70, con tanto di doppio sparo modello JFK , e di j'accuse contro l'intreccio globale tra capitale, armi e morte. «E' un film che racconta la cruda realtà», afferma il quarantaquattrenne regista tedesco, «certo non parlo di tutte le banche, ma molte sono proprio come le ho descritte in questo lavoro e comunque questa è la filosofia che governa oggi il mondo e su cui passa la nostra vita». Da tenere a mente una dinamica e adrenalinica sparatoria al museo Guggenheim di New York dal notevole impatto visivo: l'arte moderna distrutta in mille pezzi che qualche patriota e maligno giornalista italiano, per vendicarsi dei cattivi tedeschi, traslerà forzatamente come metafora degli effetti provocati dal film di Tykwer." (Davide Turrini, 'Liberazione', 6 febbraio 2009) Note - PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 59. FESTIVAL DI BERLINO (2009). - TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE JOHN WOO.
L' incubo di Joanna Mills [Videoregistrazione] = The return / regia di Asif Kapadia
: Eagle pictures, [2008]
Il caso dell'infedele Klara [Videoregistrazione] / regia di Roberto Faenza
: Medusa video, 2009
Abstract: Luca, un musicista italiano che vive a Praga, è tormentato dal dubbio che la sua fidanzata Klara, studentessa di storia dell'arte in procinto di laurearsi, abbia una relazione con il suo tutor universitario, Pavel. Deciso a scoprire la verità, Luca si rivolge a Denis, un investigatore privato, per far pedinare la ragazza. A seguito delle prime indagini, tra i due uomini inizierà un sottile gioco delle parti in cui si scambieranno il modo di vedere e rispondere alle emozioni con reazioni a loro prima sconosciute. Poi, quando Denis sotto mentite spoglie incontrerà Klara, verrà a galla una singolare verità. "Una patina di fasullo avvolge tutto. L'ingiustificata ambientazione praghese, puro omaggio alla fotogenia come i nudi sparsi della protagonista. Il cast internazionale e la recitazione non nella propria lingua. A tratti pare la versione castigata di un pornofilm." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 marzo 2009) "Peccato che il film scivoli sempre rasoterra, sia nelle velleità letterarie che negli ammiccamenti erotici. Con la maliziosa, troppo magra, Laura Chiatti che si spoglia con eccessiva parsimonia, rispetto alla sbandierata liberalità dei promo, apparendo in tutto il suo fulgore, leggi nuda, solo in una fulminea inquadratura, che per essere apprezzata appieno avrebbe bisogno di una rivisitazione alla moviola. Così anche lo spettatore più allupato, di fronte a un'impressionante sfilza di banalità, avrà due possibilità per esprimere il proprio disappunto: sbadigliare a pieni palmenti o scompisciarsi dalle risate." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 marzo 2009) "Finisce come deve finire un film polveroso che si pretende (intellettualmente?) dinamico. Roberto Faenza - non è la prima volta - resta impantanato compiaciuto tra i monumenti delle città d'arte, quelli del Sentimento Pensante e le citazioni di Dante e Jim Morrison. Ne fanno le spese gli attori, spinti a preistoriche recitazioni elementari, come nella goffa scena di sbronza. E gli spettatori, naturalmente. Sì, ma quali?" (Alessio Guzzano, 'City', 27 marzo 2009) "Incidente di percorso nella carriera di Roberto Faenza: 'Il caso dell'infedele Klara' è un film scritto male e recitato peggio, in più esce in coincidenza con l'orribile Iago (con il quale condivide un'attrice, Laura Chiatti, e i set veneziani) e conferma la gelosia come il tema-tabù di questa stagione cinematografica. (...) Gli attori sono italiani (Claudio Santamaria e la citata Chiatti), britannici e cechi; i personaggi - salvo il protagonista - dovrebbero essere tutti praghesi doc, ma si esprimono nell'incongruo italiano delle coproduzioni internazionali girate in inglese e doppiate malissimo (soprattutto la voce della Chiatti è inascoltabile). Perfetto esempio di cinema europeo come non dovrebbe essere." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 27 marzo 2009) "Faenza firma un film molto privato da voyeur intellettuale in cui guarda il sesso degli altri con intenti anche brillanti ma con effetti ritardati che non ottengono emozioni da chi assiste. Femmina folle fu il capostipite della gelosia ma bruciava dentro, qui trattasi di un teorema. Bella Praga, dove non a caso Philip Roth immagina di intervistare la prostituta che svezzo Kafka, qui nominato invano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 marzo 2009) "Le tre donne del film sono simili: bionde, pettinate e vestite nello stesso modo, vogliono forse dire che ogni donna amata è inseparabile dalla gelosia (Laura Chiatti, così bella quando è nuda, è in vantaggio). 'Il caso dell'infedele Klara' è un grande fil -trappola, semplice e insieme estremamente raffinato, commedia di dolore benissimo condotta. In più, la produzione di Elda Ferri lo rende impeccabile, senza un difetto né una distrazione, perfetto." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 27 marzo 2009) Note - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE.
Alieni in soffitta [Videoregistrazione] / regia di John Schultz
: 20th Century Fox home entertainment, 2009
Abstract: Il 4 Luglio gli alieni invadono la Terra ma non siamo decisamente dalle parti di Independence Day. Tutto si svolge in una villetta vicino al lago, dove la famiglia Pearson (completa di cugini e nonna) va a passare il weekend festivo. I protagonisti sono i ragazzi, gli unici immuni al sistema di controllo della personalità alieno e quindi gli unici in grado di combattere gli invasori, i quali non sono esattamente un'intelligenza superiore... Pensato per un pubblico di ragazzi Alieni in soffitta si dimostra traboccante di frecce da scoccare. Innanzitutto l'idea vincente di una guerra confinata nelle mura di casa da svolgersi per altro all'insaputa dei gentori è vincente, come già lo era la guerriglia cartoonesca di Mamma ho perso l'aereo, in più gli scontri tra ragazzi e alieni sono una miniera di trovate piene di ritmo: dalla mancanza di gravità agli agguati nei condotti dell'aria, dalle sparatorie a colpi di patate fino ai piani più ingegnosi. La scrittura anche è sagace. Se gli alieni sono ritratti con una banalità abbastanza consueta dall'altra parte non mancano però stoccate al mondo degli adulti fatte dal punto di vista dei ragazzi, non mancano ironie poco politicamente corrette e non manca mai un modo serio di raccontare i ragazzi senza sconfinare nel paternalismo. La cosa più apprezabile del lavoro di Schultz (oltre al divertimento ritmato della storia) è infatti il modo in cui coglie le caratteristiche adolescenziali e preadolescenziali senza criticare o dare mai valutazioni. È esempio di questo il modo in cui tratta il rapporto con la tecnologia, solitamente messa all'indice in questo tipo di film. Nel corso della storia vengono esibiti tutte gli strumenti tecnologici esistenti ma senza porre enfasi. Internet, portatili, console, lettori mp3 e joypad fanno la loro comparsa per quello che sono parte neutra del vivere quotidiano. Un discorso a parte lo merita invece l'idea del controllo esercitato attraverso la tecnologia aliena, fusione perfetta di quanto già detto (cioè la volontà di mettere in scena trovate interessanti e l'esibizione del ruolo che la tecnologia ha nella vita quotidiana). Una delle armi degli alieni infatti è un sistema di controllo dei corpi altrui effettuato attraverso quello che a tutti gli effetti è un joypad. Gli alieni lo usano in un modo ma quando finisce nella mani dei ragazzi diventa in tutto e per tutto una trasposizione dell'interazione dei videogiochi. Le diverse situazioni in cui il controllo viene sfruttato richiamano i diversi generi videoludici (c'è l'avventura grafica, il platform game e un geniale scontro in pieno stile picchiaduro) riuscendo sempre a trovare la chiave filmica migliore per proporre una forma di racconto che appartiene ad un altro medium.
L' era glaciale 3 [Videoregistrazione] : l'alba dei dinosauri / regia di Carlos Saldanha
: 20th Century Fox home entertainment, 2009
Abstract: In questo terzo episodio della fortunata serie de L'era glaciale, nuove avventure attendono i nostri eroi sottozero. Scrat sta ancora cercando di conquistare la sfuggente ghianda, mentre forse trova il vero amore. Manny e Ellie attendono la nascita del loro mini-mammut. Diego, la tigre dai denti a sciabola, si chiede se non stia diventando troppo "mollaccione" ad andare in giro con i suoi amici, mentre Sid il bradipo finisce nei guai rubando delle uova di dinosauro nel tentativo di crearsi una sua personale famiglia. In missione per salvare lo sfortunato Sid, il gruppo si avventura in un misterioso mondo sotterraneo dove vivono degli incontri ravvicinati con dei dinosauri, combattono la flora e la fauna, corrono come pazzi e fanno la conoscenza di Buck, una donnola con un occhio solo che da' senza sosta la caccia ai dinosauri.
: Sony pictures home entertainment, 2009
Abstract: Chris e Lisa Mattson, giovane coppia rampante e progressista, si sono appena trasferiti in California. La loro casa da sogno si trova accanto a quella di un ufficiale di polizia di Los Angeles, Abel Turner, un severo padre single che si è autonominato 'sceriffo di quartiere'. I due giovani diventano subito oggetto di persecuzione del loro vicino di casa, che disapprova il loro matrimonio interrazziale. Con l'intenzione di liberare il vicinato da qualsiasi cosa o persona da lui ritenuta "indesiderabile", Turner diventa sempre più fastidioso nei confronti dei Mattson, fino a provocare una serie crescente di danneggiamenti ed insulti. Quando la coppia decide di reagire, queste continue intrusioni nella loro vita, alla fine, diventano nefaste. "Provocatore di professione, di una certa raffinatezza, ma di risultati discontinui, LaBute punta anche qui sul ribaltamento delle aspettative, sulla animosa reattività razzista e conservatrice di un nero, su un colpo di scena finale e su qualche momento di suspense. Ma che dire, il ribaltamento è talmente sottolineato da non stupire e, anzi, diventare manieristico e dimostrativo? L'energia psicologica che spinge ad azioni aggressive ha sempre qualcosa di formale, a volte involontariamente risibile." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 01 novembre 2008)
C'era una volta nella foresta [Videoregistrazione] / regia di Charles Grosvenor
: 20th Century Fox home entertainment, 2003
Abstract: Un cartone animato ecologico prodotto da Hanna e Barbera. Una foresta viene inondata da una nube tossica. Tra gli abitanti ci sono una talpa, un riccio e un topo. Una piccola creatura, Michelle, rimane intossicata e gli amici vanno alla ricerca di alcune erbe medicinali.
Ember [Videoregistrazione] : il mistero della citta' di luce / regia di Gil Kenan
: Eagle pictures, [2009]
: Universal studios, 2007
Diario di una tata [Videoregistrazione] / regia di Robert Pulcini, Shari Springer Berman
: 01 Distribution, 2008
Baby mama [Videoregistrazione] / regia di Michael McCullers
: Universal studios, 2009
Abstract: La 37enne Kate Holbrook è professionalmente appagata e ha sempre anteposto la carriera alla vita privata ma ora, nonostante sia single, sente che è giunto per lei il momento di avere un figlio. Purtroppo, Kate deve arrendersi ben presto all'evidenza che per lei è piuttosto difficile rimanere incinta ed è quindi costretta a cercare una donna che porti avanti la gravidanza al posto suo. La scelta cade su Angie Ostrowiski e all'inizio tutto sembra filare liscio finché le due donne, caratterialmente agli antipodi, si trovano costrette a una convivenza forzata. "Piacerà a chi magari non conosceva Tina Frey e Amy Pohler, ma dopo 'Baby Mama' sarà stato ben lieto di averle incontrate. Le due ragazze sono forze della natura. Lo fan vedere anche qui rimontando la difficoltà del doppiato. E a chi aveva perso di vista da qualche tempo Sigourney Weaver, e qui la rivedrà volentieri, riciclata in una parte di carattere (non ha molto spazio, ma quello che occupa è uno dei momenti più divertenti del film). Divertirà (e incuriosirà) anche il pubblico maschile. Apparentemente 'Baby Mama' è coniugato al femminile. I maschietti previsti dal copione sono presenti praticamente nella sola funzione di portatori di seme. I rapporti tra le ragazze sembrano esaurire tutta la gamma dei sentimenti (amore, dolore, divertimento, rancore). E invece il copione, scritto da un uomo (il registaMichae1 McCuliers) ribalta a poco a poco l'immagine di un mondo femminile chiuso in se stesso e (intenzionalmente) autosufficiente. Partito come 'storia di due donne che si amano' il film chiude con due maschi (il ristoratore e l'ex marito) a fianco delle ragazze. L'utero in affitto? Solo roba da checche isteriche. O da frustrate donne in carriera." (Giorgio Carbone, 'Libero', 24 luglio 2009) "Circola in tutto il film una gradevole aria di libertà, di non conformismo. 'Baby Mama' non è il solito film satirico abbandonato ai calori estivi, è accaduto lo stesso a 'Sacro e profano' di Madonna, a 'I Love Radio Rock': le strade che la censura di mercato prende sono davvero infinite." (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 24 luglio 2009)
Questione di cuore [Videoregistrazione] / regia di Francesca Archibugi
: 01 Distribution, 2009
Abstract: Angelo è un giovane carrozziere che accumula beni, Alberto uno sceneggiatore di successo che spreca parole. Colpiti al cuore da un infarto e dalla vita, vengono ricoverati nella stessa notte e nella stessa clinica. Vicini di letto e lontani di mondi, Angelo e Alberto scoprono una zona franca, dove scambiarsi emozioni, ricaricare il cuore e risollevare lo spirito. Angelo, padre di due figli e marito innamorato di Rossana, organizza il disagio seguito alla malattia, Alberto, fidanzato senza più voglie di Carla, esplora la sua infelicità e cerca parole per raccontarla. Dimessi dalla clinica, la casa di Angelo diventerà l'officina in cui mettere a punto il motore, il ricovero dove il Pigneto incontra la prima circoscrizione, il laboratorio dove lo scrittore ritrova la curiosità sincera di un'osservazione partecipe. Se Mignon è partita, Verso sera, L'albero delle pere e Lezioni di volo misuravano gli intervalli fra generazioni e le irriducibili incomprensioni fra padri/madri e figli/figlie, Questione di cuore confronta e incontra la stessa età. Da una parte il disagio agiato di uno sceneggiatore gaudente, dall'altra l'accomodante accomodare di un carrozziere familista. Francesca Archibugi, impartita la lezione a due acerbi sprovveduti che hanno rinunciato volontariamente a ogni impegno intellettuale, "rientra" dall'India nel paesaggio italiano, più peculiarmente romano e ampiamente frequentato dalla sua filmografia. Rincasa con un un'amicizia al maschile che diventa il pretesto per interrogarsi e indagare il rapporto tra realtà e scrittura. Esplorando la storia di due uomini di diversa estrazione culturale, attaccati ai reciproci pregiudizi di classe ma uniti dall'esperienza drammatica trascorsa nel reparto di terapia intensiva di un ospedale romano, la regista affronta le sue personali inquietudini riguardo alla crisi sociale e culturale del nostro paese. Storia e cronaca non entrano nel film se non attraverso "finestre aperte" sulla borgata e finiscono per riflettersi in maniera decisiva sulle esistenze e sui vincoli affettivi (e di classe) dei protagonisti. La vita colpita al cuore abbatte il rapporto di asimmetria sociale, determina un cambio o una liberazione nel modo in cui i "soggetti a rischio" si relazionano col mondo: l'aria da divo di Alberto, che consuma nel suo grande appartamento gli ultimi scampoli di un'ormai tramontata agiatezza, e il proletario senso pratico di Angelo, che ha cresciuto due figli e farà amorevolmente fronte all'inettitudine dell'amico. Nonostante la società abbia costruito fra di loro una barriera invalicabile, la necrosi del cuore li ha uniti, allentando i ruoli, aprendo la possibilità di guardarsi in modo diverso e progredendo verso una reciproca comprensione. Se l'Archibugi è indubbiamente abile a descrivere le sfumature del comportamento dei suoi personaggi, la raffinatezza di Questione di cuore si deve in grande misura all'interpretazione di Antonio Albanese e di Kim Rossi Stuart. Il primo mostrando la vulnerabilità che si cela sotto la superficie caustica, il secondo mantenendo una presenza più discreta e distaccata, ma non meno capace di suscitare venature di intenso sentimento. La storia di Alberto e Angelo invita lo spettatore a contemplare, nel contesto di due vite (stra)ordinarie, i paradossi dell'amicizia, il vincolo di necessità e di affetto sincero che la patologia cardiovascolare e la malattia esistenziale hanno stabilito. Questione di cuore è la registrazione dell'attività elettrica ed emotiva di cuori affini che hanno sfidato il dolore senza bypassarlo? Questa è la domanda. Parola di Antonio Albanese.
Duplicity [Videoregistrazione] / regia di Tony Gilroy
: Universal studios, 2009
Abstract: L'ex funzionario della CIA Claire Stenwick e l'ex agente dei servizi segreti britannici Ray Koval hanno una relazione sentimentale segreta. Quando vengono a conoscenza della battaglia tra due multinazionali rivali per ottenere il brevetto di una formula segreta, i due decidono di entrare nella lotta, ma sui due fronti opposti. Le capacità operative di ognuno, infatti, permetteranno loro di vincere in entrambi i casi e dividersi così la posta in palio. Tuttavia, l'impegnativo gioco tra spie li renderà consapevoli che la parte più difficile del lavoro sarà proprio fidarsi della persona amata... "Gilroy scrive una scenggiatura nomade che la sa più lunga dello spettatore e tuttavia regala emozioni blande. Contrariamente alle aspettative, poi, la bella coppia protagonista si attiene ai minimi sindacali, poco convinta e - soprattutto - molto meno sexy di quanto ci si potesse aspettare. Meglio, a conti fatti, i sinistri cattivi delle grandi corporation, il survoltato Paul Giamatti e l'elegante Tom Wilkinson." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 aprile 2009) "Così in 'Duplicity', film di spionaggio, commedia romantica, metafora dell'occidente, tutto è doppio e forse di più. C'è la sfida fra Julia Roberts e Clive Owen, spie e amanti, complici e rivali, costretti ad amarsi e tradirsi in un vorticare di città e espedienti, ma c'è anche quella a distanza fra i boss rivali, gli strepitosi Tom Wilkinson e Paul Giamatti (da non perdere assolutamente il loro match iniziale al rallentatore, se esistesse l'Oscar per i migliori titoli di testa 'Duplicity' lo vincerebbe ad occhi chiusi anche perché ci vorrà tutto il film per capire perché due signori in giacca e cravatta si azzuffano come teppisti di fronte al loro staff e e ai loro jet personali). ma ci sono anche dialoghi ceh si ripetono mistesriosamente parola per parola a distanza di anni e chilometri, scene viste due volte da due punti di vista diversi cambiando radicalmente senso. Più un arsenale di trovate di sceneggiatura e finezze di regia (...) che rendono 'Duplicity' irresistibile e tutt'altro che fatuo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 aprile 2009) "Alti rischi, sgraditi amplessi per causa di servizio, fotocopiatrici/trasmittenti, gran beffa finale tutt'altro che inaspettata. Due ottimi interpreti insolitamente affilati (invecchiati?) tentano di resuscitare un glorioso genere brillante/intelligente. E gli scorpioni come sc...opulano? Qui col tanga.." (Alessio Guzzano, 'City', 17 aprile 2009) Note - JULIA ROBERTS E' STATA CANDIDATA AL GOLDEN GLOBE 2010 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM MUSICALE O COMMEDIA.
Due partite [Videoregistrazione] / regia di Enzo Monteleone
: 01 Distribution, 2009
Abstract: 1966. Quattro amiche si incontrano con il pretesto di giocare a carte e si confidano speranze, successi e delusioni. Trent'anni dopo saranno le loro figlie a incontrarsi al loro posto mostrandoci quanto è cambiata la società italiana senza che i sogni delle madri si siano relizzati. "'Cinema teatrale', molto raffinato, ma la carne al fuoco è tanta e dalla convenzione scenica alla concretezza del cinema, dalla distanza fisica all'implacabile potenza del primo piano un po' di efficacia va persa, a favore dell'inventario."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 6 marzo 2009) "Dal fortunato - perché ben scritto - testo teatrale di Cristina Comencini, regista/scrittrice figlia d'arte. (...) Giusto affidarsi ad attrici diverse (a teatro non era così): Valeria Melillo e Claudia Pandolfi sono molto brave, Carolina Crescentini molto migliorata, Alba Rohrwacher sempre molto. Cinema italiano da tinello, ma è film/palcoscenico, va bene così. Doppio poker di attrici eccellenti: molte dalla fiction vengono, ma nulla della bertuccia fiction nostrana portano qui. E quando ci ricapita?" (Alessio Guzzano, 'City', 6 marzo 2009) "L'idea della messa in scena è quella di lasciare gli uomini fuori dal quadro ma di interrogarli silenziosamente per i loro comportamenti, ieri senza colpevolizzarli più di tanto (anche le madri malmaritate finiscono per accettare quel molo di cui si sentono in buona parte co-responsabili) e oggi chiamandoli in causa direttamente, chiedendo loro ragione delle proprie azioni, ma sempre senza nascondere le proprie responsabilità. Peccato che alla fine la sensazione sia più quella dell'esercizio d'intelligenza che d'introspezione, dove la prova d'attrice vince su quella di regia e l'atteggiamento che si chiede al pubblico sia quello di ammirare il funzionamento di un meccanismo ben oliato piuttosto che quello di immedesimarsi o di appassionarsi per qualcuna delle otto vite raccontate." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 marzo 2009) "Brillante trasposizione di una commedia di Cristina Comencini, diretta da Enzo Monteleone. Mina impazza nelle colonna sonora. Otto attrici da elogiare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 6 marzo 2009) "C'è un certo odore di vecchi merletti in questo film, un po' lo stesso che si respirava in 'scena, con la stessa carta vincente - è il caso di dirlo visto che le madri si vedono ogni giovedì per giocare a carte - è il cast: otto attrici tra le migliori del cinema italiano, cosa che però sottolinea ancora di più il senso di vuoto. Infatti con una materia così bella, dolorosa, eccitante, antica - il rapporto madrefiglia - le sfumature possibili erano infinite. Come le opportunità di giocarsi infiniti registri di personalità, paradossi, recitazione, sfumature di toni. Invece queste otto donne, madri&figlie, sono tutte un po' delle figurine, le prime con gli abiti vintage, le seconde tutte nerovestite, avvilite in ruoli incollati su di loro di noiosa superficialità. Di cosa parlano queste donne, anche la più fragile, che si suiciderà in vecchiaia, come la madre, come se fosse un destino delle donne di famiglia? Di maschi. (...) Roba da posta del cuore, di quelle trascinate Ma senza vivacità, con uno sguardo sulle donne che diventa persino irritante (e è una donna a averlo scritto!) in questa sua formattazione banale. Isteriche, crudeli, lacrime e baci. Che strazio." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 6 marzo 2009) "'Due partite' era una pièce teatrale di Cristina Comencini, ora è un film di Enzo Monteleone, ma il passaggio di testimone (e di sesso) non aggiunge granché. Il film si accontenta di illustrare la commedia come le attrici si accontentano di recitare i dialoghi, spesso brillanti, anche molto bene, ma senza uscire dal bon ton." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 marzo 2009) Note - CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 PER: MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE. - RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI E MARCO CHIMENZ SONO CANDIDATI AL NASTRO D'ARGENTO 2009 COME MIGLIORI PRODUTTORI (PER LA PRODUZIONE DELL'ANNO CHE COMPRENDE ANCHE: "QUESTIONE DI CUORE", "DIVERSO DA CHI?" E "SOLO UN PADRE""); TUTTE LE INTERPRETI SONO CANDIDATE COME MIGLIORI ATTRICI NON PROTAGONISTE; LE ALTRE CANDIDATURE SONO PER: MIGLIOR SCENOGRAFIA E COSTUMI.
Moonacre [Videoregistrazione] : i segreti dell'ultima luna / regia di Gabor Csupo
: Mondo home entertainment, [2009]
The wrestler [Videoregistrazione] / regia di Darren Aronofsky
: Lucky red, 2009
Abstract: Negli anni '80 Randy "The Ram" Robinson era un eroe del pro wrestling all'apice della carriera. L'incontro con il rivale Ayatollah, sconfitto il 6 aprile 1989, sarebbe rimasto per sempre nella storia dello spettacolare sport. Tuttavia, venti anni dopo "l'ariete" porta sul corpo i segni della lotta. Appesantito e decaduto, lavora part time in un grande magazzino e pratica il wrestling nelle palestre dei licei, ogni fine settimana, per la gioia dei (pochi) fan che gli sono rimasti. Il fallimento e la distruzione fisica sono temi che Darren Aronofsky aveva già esplorato in passato ma nel narrare la ballata del lottatore errante, trova il modo per estenderli a una sfera più ampia. Il personaggio di The Ram (interpretato da un Mickey Rourke in stato di grazia) rappresenta infatti l'essenza stessa del fallimento. Colpito da un infarto in seguito a un incontro mortificante, il vecchio wrestler inizia a riflettere sulla sua esistenza e trova nella spogliarellista di Marisa Tomei una donna che per molti aspetti gli somiglia un'affabile confidente che gli suggerisce di mettersi in contatto con la figlia. Spostando le luci di scena dal ring all'animo spezzato di un uomo, Aronofsky assume un piglio compassionevole, senza mai eccedere nei toni evitando la drammatizzazione fine a se stessa. Virando dall'"art-rock" e dal cinema artigianale e visionario al quale ci aveva abituati, per intraprendere una strada narrativamente più semplice e schematica, il regista statunitense (in)segue da vicino il wrestler, riprendendolo spesso di spalle in quello che appare un moto di deferenza, come se non volesse mostrare il declino dell'eroe. Durante la sua personale ricerca di una rinascita, The Ram affronta a testa alta la vita fuori dal ring, provando con ogni strumento a sua disposizione a diventare l'uomo che non è mai stato. A sostenerlo è il ricordo del boato della folla, lo stesso che continua a tentarlo sebbene sia ormai un "vecchio pezzo di carne maciullata", perché i colpi inflitti dalla realtà sono più dolorosi di quelli subiti sul palco sotto ai riflettori. L'ultima drammatica sequenza, che lo mostra di spalle, è interrotta dal nero cinematografico e dai titoli di coda accompagnati dalla toccante ballata di Bruce Springsteen scritta appositamente per il wrestler e per tutti i lottatori caduti.
Un incantevole aprile [Videoregistrazione] / regia di Mike Newell
: Medusa home entertainment, [2009]
Abstract: Nel 1920 quattro signore londinesi, di varia età e diversa estrazione sociale, affittano insieme una villa per un aprile di vacanza nella Liguria di Levante. Alla fine fanno ritorno a Londra cambiate, specialmente due di loro, le sposate. Il registro narrativo è il realismo psicologico sulla tela di una rievocazione di costume: la condizione subordinata della donna nella società inglese dell'epoca. La prima parte è deliziosa per l'equilibrata miscela di umorismo e tenerezza, finezza d'indagine psicologica e gusto nella descrizione ambientale. Nell'avviarsi verso l'epilogo invece si ammoscia: troppo programmatico, al servizio di una tesi. Tratto da un romanzo di Elizabeth von Arnim, già portato sullo schermo nel 1935 con la regia di Harry Beaumont, inedito in Italia, è recitato da un quartetto affiatato di attrici sopraffine. Nomination all'Oscar per la Plowright.AUTORE LETTERARIO: Elizabeth von Arnim
: Universal studios, 2009
Abstract: Tanto tempo fa nel reame di Doremi nasce un topo diverso. Tutti gli altri topi, pavidi e costantemente impauriti, lo chiamano "coraggioso" in realtà Despereaux è solo curioso, talmente tanto da superare la naturale paura che identifica la sua razza. Non è il rischiare di far scattare le trappole per prendere il formaggio o l'avventurarsi nelle stanze degli umani a caratterizzarlo ma il fatto che invece che rosicchiare le pagine dei libri lui le legga, attratto al fascino del racconto. Tramite questo salto intellettuale capisce cose nuove e si distingue dalla comunità che inevitabilmente lo condanna spedendolo nel regno sotterraneo dei ratti, parenti più infidi, maligni e sporchi dei topi. Lì incontrerà Roscuro, un ratto di nave finito per errore tra i suoi simili di città anche lui per certi versi diverso dagli altri perchè amante della luce. Le loro avventure si incroceranno cavallerescamente con la storia del regno di Doremi, oscurato dalla morte della sua regina e privato della linfa vitale. Le avventure del topino Despereaux è una vera favola moderna. Della favola mantiene tutto l'impianto mitologico (i reami dominati da regnanti buoni ma intristiti, le principesse, i cavalieri, i nemici da battere, i tradimenti, le agnizioni e le imprese) ma la contamina con tutto il modo moderno di intendere un racconto. Despereaux sogna di essere come i cavalieri di cui legge le avventure e la sua vita ne ricalca lo stile in una mimesi tra racconto e forma-racconto tipica del postmoderno, allo stesso modo anche il ruolo della principessa è inteso solo a partire da ciò che già sappiamo essere le sue caratteristiche topiche per arrivare ad altro e più di tutto infine si tratta di un racconto di affermazione intellettuale e non fisica. Per tutto questo alla fine il primo lungometraggio in computer grafica della Universal parla dritto al cuore degli adulti o quantomeno dei giovani adulti anche se si propone palesemente come un prodotto per bambini. Siamo lontani dai doppi livelli di lettura dei cartoni Dreamworks e Pixar, Le avventure del topino Despereaux comunica quale sia il suo target in ogni immagine eppure ha un sottotesto molto alto e una morale di fondo lontanissima da quella di stampo cristiano cui siamo abituati (male e bene non si contrappongono dialetticamente ma si contaminano continuamente). Si tratta di un prodotto particolare e sofisticato che anche nella scelta estetica di uno stile pittorico ricorda per certi versi le illustrazioni favolistiche tradizionali e in alcuni inserti immaginari i classici Disney afferma la sua diversità intellettuale. Volutamente privo dell'umorismo devastante della Dreamworks e dell'azione furiosa di molti prodotti per bambini potrebbe mancare l'obiettivo commerciale ma di certo l'opera di Sam Fell (che adatta il racconto omonimo di Kate DiCamillo) rimarrà come uno degli esperimento più peculiari ed intriganti del suo genere.
L' uomo che ama [Videoregistrazione] / regia di Maria Sole Tognazzi
: Medusa video, [2009]
La rivolta delle ex [Videoregistrazione] / regia di Mark Waters
: Warner home video, 2009
Abstract: 'Libertà, divertimento e donne' è il leitmotiv dell'esistenza del fotografo Connor Mead che, alla vigilia del matrimonio di suo fratello Paul, riceverà la visita di tre fantasmi. Insieme a loro vedrà, o rivedrà, le fallimentari relazioni passate, presenti e future. Riuscirà l'odissea sentimentale a far scoprire a Connor l'importanza del vero amore e perché è diventato un playboy incallito? "Don Giovanni innamorato. Potrebbe essere il sottotitolo di questa commedia blandamente metafisica che aggiorna in chiave libertina il vecchio trucco del 'Canto di Natale' dickensiano. Con un significativo ribaltamento d'orizzonte. Che cosa accadrebbe se tutte le nostre ex riapparissero per mostrarci cosa è successo 'dopo' e magari cosa ci siamo persi? Che cosa penserebbe un seduttore impenitente se vedesse anche solo per un attimo cosa ha combinato in passato, e che razza di futuro si sta preparando con le sue stesse mani? Cucita addosso ai pettorali e al sorriso ribaldo di Matthew McConaughey. 'Ghosts of Girifriends Past', alla lettera 'I fantasmi delle fidanzate del passato' (più suggestivo del sociologizzante 'La rivolta delle ex'), capovolge senza parere uno dei presupposti chiave delle commedie libertine. Ciò che non si perdona al bel Connor Mead, fotografo di moda e alla moda, non è infatti l'aver sedotto quantità industriali di fanciulle, assai consenzienti e non meno consapevoli, quanto l'averle piantate. (...) Ma più che per la bianda satira delle famiglie e dei riti nuziali odiemi, il film diverte sul versante comico, calando l'aitante McConaughey in gag fisiche alla Jerry Lewis come il crollo della torta nuziale. Imperdonabili invece le sporadiche trovate gaglioffe alla 'Tutti pazzi per Mary' (la pioggia di lacrime... e preservativi). Non per cattivo gusto, ma per poca fantasia e incoerenza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 luglio 2009) "Gli sceneggiatori di solito scrivendo commedie stanno molto attenti a non schierarsi, a non prendere partito dal punto di vista etico, a conservare un equilibrio accettabile da ogni tipo di pubblico. Fanno bene; se a una commedia mediocre dai anche una morale bacchettona, è la fine. " (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 9 luglio 2009) "Nelle commedie sceme Hollywood strabatte Cinecittà. E poi se la prendono coi Vanzina. Ma 'Un'estate ai Caraibi', che, come direbbe Totò , è divertente a prescindere, è mille volte meglio di questa nuova, scontata, boiatina made in Usa, 'La rivolta delle ex'. Una storiella sentimentale effervescente sì, ma anche di una stupidità sconfinata. D'altra parte l'hanno scritta Jon Lucas&Scott Moore, gli stessi sceneggiatori del recente, se possibile ancora più penoso 'Tutti insieme inevitabihnente' e l'ha diretta Mark Water, già autore di due bufale quali 'Quelpazzo venerdì' e'Mean Girls'. Come dire che il difetto stava già nel manico." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 luglio 2009) "Si ispira vagamente al 'Canto di Natale' di Charles Dickens, ma è una commedia romantica poco frizzante e molto prevedibile che arriva sugli schermi estivi preannunciando la chiusura per ferie." ('Alessandra De Luca, 'Avvenire', 3 luglio 2009)