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Lo spaccacuori
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Videoregistrazioni: DVD

Lo spaccacuori [Videoregistrazione] / regia di Bobby Farrelly, Peter Farrelly

: Paramount home entertainment, 2008

Abstract: Temendo che questa sia la sua ultima occasione in amore, Eddie ha commesso un grave errore: dopo appena una settimana di frequentazione ha chiesto alla bella ed affascinante Lila di diventare sua moglie. Così, nonostante l'opera di dissuasione messa in atto da suo padre e dal suo migliore amico, Eddie e Lila sono ora marito e moglie pronti a partire per la luna di miele in Messico. Tuttavia, durante il viaggio di nozze la ragazza mostra il suo vero, impossibile, carattere ed Eddie inizia a pentirsi della sua decisione troppo affrettata. Ad aggiungere confusione nella già triste condizione di Eddie interviene Miranda, una donna che si rivela la sua vera anima gemella. Come può ora conquistare la donna dei suoi sogni senza che la detestabile moglie se ne accorga? "Tra mariachi invadenti, gemelli pettegoli, equivoci da videocassette hard, malintesi su una moglie morta massacrata. 'Tutti pazzi per Mary' è ormai un ricordo. Qualcosa si è inceppato nel meccanismo comico dei Farrelly. Al punto che sarebbe sufficiente guardare il trailer dello 'Spaccacuori'. Curioso poi che negli Usa, in un modo o nell'altro, si siano riscoperti i quarantenni imbranati, deboli nei confronti degli amici e dei genitori, subalterni nei confronti delle donne che incontrano, nel senso che proprio vengono costantemente tartassati. Ma non si tratta di critica ai machismo, solo di un escamotage per estorcere qualche sorriso a buon mercato. La commedia hollywoodiana recente è popolata da uomini imbranatissimi e da un'infinità di donne in attesa di prole, così ogni trasgressione sarà punita, dalle convenzioni e da un conservatorismo di fondo che sembra aleggiare tra i copioni." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 9 novembre 2007) "Ai Farrelly interessa riaggiornare la storiella con un impianto di gag visive demenziali che sono il loro marchio di fabbrica, ma l'ancoraggio alla correttezza di un testo convenzionale non permette loro di essere filosoficamente irriverenti. La degenerazione, quando avviene, avviene in fondo pagina, in nota, come delirio schizzato di fine scena. Così tutto il coté di politicamente scorretto sulle comparse messicane o anche solo della presentazione della madre obesa di Lila, paiono forzature non richieste o, ancor peggio, concesse per pietà da produttori furbacchioni. Si salva solo la trovata del tavolo dei single, dopo neanche dieci minuti di film, quando ancora pare che i codici del comico-demenziale siano forma e contenuto dell'opera, come i Farrelly ci avevano abituati con sgorbi capolavori modello 'Fratelli per la pelle'." (Davide Turrini, 'Liberazione', 9 novembre 2007) "I fratelli Farrelly e Ben Stiller sono stati fonte di grossi incassi con una formula volgare, ispirata alla commedia erotica italiana: quella di 'Tutti pazzi per Mary'. Saggiamente ora riducono molto la volgarità nello 'Spaccacuori', rifacimento del 'Rompicuori' di Elaine May (1972), tratto da una commedia di Neil Simon; sfortunatamente riducono molto anche il brio ribaldo. Morale: 'Lo spaccacuori' è meno lutulento, ma è più prevedibile. Restano a sostenere il film la bravura scontata di Stiller e la bellezza di Michelle Monaghan, nel ruolo della donna che lo fa innamorare, ma non è libera quando è libero lui (o viceversa). In sostanza 'Lo spaccacuori' sfrutta l'incontinenza sessuale maschile, scambiata più o meno consapevolmente per amore, e il suo corrispettivo, l'infatuazione femminile: quanti matrimoni derivano da questo fluido che ben presto s'esaurisce? In quel momento cade la mimesi femminile, dunque l'assiduità maschile ... I Farrelly non vogliono esser acuti, temendo di spaventare gli spettatori, visto che i loro non sono certo quelli del Woody Allen d'una volta. Così si resta a mezza strada." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 9 novembre 2007) "'Lo spaccacuori' di oggi, un preoccupato Ben Stiller che in luna di miele s'innamora della presunta donna della sua vita, sarebbe poi il 'Rompicuori' Charles Grodin, cui accadeva più o meno lo stesso nel ciclone sentimentale del '72, ma diretto da Elaine May. La differenza è che allora c'era la sceneggiatura del grande Neil Simon a sostenere la feroce parodia degli affetti, soprattutto nella versione americana usa e getta in umorismo yiddish, mentre i fratelli Farrelly, abbonati alla comicità trash popcorn, consumano la parodia del cinismo maschile in uno spottone per un ripetitivo Stiller cartoon.(...) una commedia ad equivoci fiacchi in cui le situazioni sono annunciate e il ritmo somiglia a quello d'una innocua pochade con cartoline da spiaggia, mai alla satira." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 novembre 2007) "Vedere Stiller soffrire è sempre un godimento ma in questo film, tranne i primi 20 minuti che lo vedono in difficoltà (al matrimonio lo mettono al tavolo dei single: tutti bambini sarcastici), il nostro eroe se la spassa per poi tornare a vedere i sorci verdi come emigrante confuso tra i messicani in un finale appiccicato male. (...) Film per bambini. Non particolarmente spiritosi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 9 novembre 2007) Note - REMAKE DEL FILM "IL ROMPICUORI" (1972) SCRITTO DA NEIL SIMON E DIRETTO DA ELAINE MAY. - LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 18 AGOSTO 2009 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

Il buio nell'anima
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Il buio nell'anima [Videoregistrazione] / regia di Neil Jordan

: Warner home video, 2008

Abstract: Erica Bain è stata per anni la voce delle strade di New York attraverso la sua rubrica radiofonica "Streetwalker". Tuttavia, una notte infausta, le strade da lei tanto amate si trasformano nel suo peggiore incubo: al ritorno da una bella serata passata con il suo compagno Dave, i due vengono aggrediti da un gruppo di sbandati, lui muore e lei resta gravemente ferita. La polizia brancola nel buio e non riesce a trovare i responsabili così, col passare del tempo, le ferite visibili sul corpo di Erica si rimarginano, ma quelle invisibili della sua anima restano aperte, si fanno sempre più dolorose, e la paura si trasforma in una rabbia cieca che la porta a diventare una spietata vendicatrice armata di pistola. Le imprese del misterioso 'vigilante' attirano ben presto l'interesse della polizia e il detective Sean Mercer viene incaricato di indagare sulla sua identità, mentre per Erica ha inizio una crisi di coscienza che la porterà a domandarsi se stia effettivamente facendo la cosa giusta. "Il finale non è certo ottimista ma non lo riveliamo perché il film è un poliziesco che accumula dati ed emozioni, banalità e sorprese. L'interessante della sceneggiatura è proprio in quella molla misteriosa che si rompe nella coscienza della protagonista e la spinge a cercare vendetta, pur sapendo di non far giustizia, lasciando dietro una scia di tristezza. Basta tenere a bada i nostri peggiori istinti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 settembre 2007) "Neil Jordan, che è il bravo regista irlandese di 'Michael Collins', non si lascia prendere dalla tentazione di fare spettacolo con l'azione e lavora sulla tensione psicologica e sulle atmosfere ben coadiuvato da un'interprete come Jodie Foster, presenza come sempre forte e vibratile. Il problema è che la sceneggiatura si incarta su se stessa nel tentativo da una parte di giustificare umanamente e dall'altra di moralmente condannare." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 28 settembre 2007) "Il film diretto senza convinzione da Neil Jordan che, invece di concentrarsi sul delitto nell'era della sua riproducibilità tecnica si ingolfa in una storia di giustizia sommaria e di manipolazione reciproca improbabile quanto scucita. Solo la bravura della Foster e di Terrence Howard (il poliziotto che ha capito tutto, ma lascia fare) salvano il film dal disastro. In parte." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 settembre 2007) Note - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 PER LA MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO. - LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 20 OTTOBRE 2009 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

Salvador
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Salvador [Videoregistrazione] : 26 anni contro / regia di Manuel Huerga

: 20th century fox home entertainment, 2007

Abstract: Fotoreporter quarantenne fallito lascia San Francisco per il Salvador, tirandosi dietro un amico puttaniere come lui. Entra in contatto con la guerriglia e incontra un temerario collega che muore tra le sue braccia. Ispirato a un personaggio reale, forte, serrato, coinvolgente, è il più aspro tra i film americani sul Terzo Mondo, quello che denuncia con maggior vigore le complicità di Washington con i regimi militari nell'America Centrale.

Paranoid Park
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Videoregistrazioni: DVD

Paranoid Park [Videoregistrazione] / regia di Gus Van Sant

: Luckyred homevideo, 2008

Abstract: Alex ha sedici anni e frequenta il liceo a Portland. Un giorno un amico lo invita ad andare con lui a Paranoid Park, luogo malfamato della città in cui si confrontano i più abili esperti in materia di skateboard. Una notte, proprio presso il parco, Alex uccide accidentalmente un agente. Decide di continuare la sua vita senza dire nulla a nessuno. Gus Van Sant torna a parlarci di adolescenti dopo quella che potremmo definire la parentesi di Last Days. Lo fa affrontando il romanzo omonimo di Blake Nelson e tornando a girare (in super8 e in 35 mm) nella sua città natale. Il suo interesse per il mondo adolescenziale si rivela sempre più dettato dall'urgenza di mettere in guardia il mondo adulto (nel quale però ha una fiducia sempre più flebile) nei confronti di una deriva morale che tende ad annullare in molti di essi (senza bisogno di droghe) la distinzione tra bene e male. In Paranoid Park in particolare i maschi sembrano essere i più indifesi e pronti a farsi decolorare l'anima dal demone dell'indifferenza. Le due ragazze invece (la girlfriend di Alex e una ragazza conosciuta al parco) sono molto più consapevoli. La prima reagisce con veemenza (nell'unica scena di cui ci viene negato di sentire il dialogo) all'improvviso abbandono da parte del ragazzo mentre la seconda gli parla dell'Iraq del quale lui afferma di disinteressarsi totalmente. Ma è, come dicevamo, il mondo degli adulti quello che finisce con l'essere più distante. Alex ha i genitori che si stanno lasciando ma la sua condizione economica non è deprivata. Gli manca però quello di cui avrebbe più urgenza: una guida. Quando il padre ipertatuato gli chiede di dirgli di cosa ha bisogno per evitare a lui e al fratello minore il trauma della separazione il silenzio di Alex è eloquente più di ogni parola. Necessita di un padre e di una madre che sappiano capire di cosa ha veramente bisogno. Senza chiederglielo. In un microcosmo in cui la leggerezza delle evoluzioni sullo skateboard viene colta dalla macchina da presa in tutta la sua plasticità e la coscienza di sé come esseri umani in formazione che rischia di perdersi. Trasformando quella leggerezza in un peso difficile da scrollarsi di dosso e di cui si finge di non avvertire la presenza. Camminando in corridoi deserti che sembrano non avere mai fine.

Michael Clayton
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Michael Clayton [Videoregistrazione] / regia di Tony Gilroy

: Medusa home entertainment, 2008

Abstract: Per 15 anni Michael Clayton, avvocato newyorkese, ha lavato i panni sporchi dei suoi facoltosi clienti 'aggiustando la verità'. Durante la risoluzione di una questione in apparenza semplice da sistemare, però, è lui stesso ad essere coinvolto in un caso scottante e Clayton vedrà trasformarsi nei peggiori quattro giorni della sua vita quelli che dovevano essere gli ultimi della sua brillante carriera. Dalle note di regia: "Ho aspettato molto tempo per realizzare questo film. Forse questa storia è stata influenzata da quel percorso di attesa più di quanto non pensassi all'inizio. Questo era il progetto personale che continuavo a lasciare in disparte per tutte le pseudo-emergenze che mettono il tuo tempo e la tua fantasia in mani altrui. Poi finalmente ho capito che stavo rimandando una cosa che per me era molto importante per risolvere le incombenze di chiunque altro. Michael Clayton è giunto a un punto della vita in cui le poche decisioni che prenderà in futuro determineranno tutto quanto lo riguarda. Come compiamo queste scelte - in che modo la paura, l'inerzia e l'autoconservazione ci rendono vittime dell'ingranaggio: è questo il carburante di questa storia. Il motore è, come sempre: 'E poi, che succede?'" "Anche la sceneggiatura e la regia, entrambe di Tony Gilroy, sembrano di quelle di una volta. La prima racconta la vicenda a ritroso, con un lungo flashback che mostra gli antefatti e si salda con la parte già vista verso l'epilogo. La seconda è efficiente, un po' piatta, tutta al servizio dell'eroe." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 settembre 2007) "George Clooney è simpatico e affascinante. Sarà perché al successo ci è arrivato talmente tardi che era già brizzolato, oppure perché non lo invitavano alle feste, almeno nelle pubblicità. E poi appena ha potuto, in un momento difficile della storia Usa, ci è andato giù pesante, rischiando la carriera: 'Goodbye and good luck', sul maccartismo, e 'Syriana', sulle nefandezze delle multinazionali del petrolio. (...) Solita storia, da Francis Ford Coppola ('L'uomo della pioggia', 'Tucker') a Soderbergh ('Erin Brockovich'), l'eroe indolente, cinico e veniale, viene illuminato dal senso di giustizia in un crescendo catartico in barba al Sistema. Una scorciatoia che però non ci impedisce di apprezzare Clooney, mai così noir e sgualcito e Tilda Swinton, legale della multinazionale e ingranaggio fragile e feroce di una macchina da guerra. Dispiace per il finale consolatorio: cifra di un'America che non riesce a guardarsi davvero allo specchio. E non ci si nasconda dietro gli schemi del genere: Grisham e Pollack (qui perfetto nella parte del decano Marty), con il legal-thriller 'Il socio', seppero andare contro tutti. E parliamo di due esponenti del mainstream, non certo di anarchici. Perché, come dice lo stesso Clooney 'l'ansia di verità, sempre presente nel cinema americano, dal 2001 è molto più forte'. Se lo dice lui." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 1 settembre 2007) "Un film americano, cui è facile prevedere, nelle nostre sale, un successo senza riserve. Lo ha diretto, esordendo come regista, Tony Gilroy, cui si devono però delle sceneggiature di sicura qualità, come le due sul killer Bourne, 'The Bourne Identity' e 'The Bourne Supremacy', interprete Matt Damon, e 'L'ultima eclissi', da Stephan King. (...) Molta, moltissima azione. Con ritmi spesso affannati, ma anche un disegno attento (e quasi minuzioso) dei personaggi, indagando non solo nei loro caratteri ma nelle situazioni (anche private, familiari) che hanno attorno, riuscendo a proporci delle fisionomie a tutto tondo analizzate, specie quella del protagonista, in modo da mettere bene in evidenza, spiegandoli, i mutamenti anche morali che via via si profilano al suo interno: arrivando quasi a una lucida radiografia di una crisi di coscienza. Il film, però, è anche costruito in modo che l'azione pretenda sempre il primo piano, con tensioni, strappi e, verso la fine, una serie di interrogativi sulle decisioni che assumerà il protagonista in cui si è coinvolti quasi con affanno, tra accorgimenti, sorprese, colpi di scena che, i loro modi, sembrano persino derivare dal thriller. Al centro, George Clooney non fa il divo: privilegia toni dimessi, quasi grigi, all'insegna non di rado di una certa malinconia. La temibile avversaria, di fronte a lui, è Tilda Swinton che sfoggia con successo una insolita grinta di ghiaccio; quasi malefica." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 1 settembre 2007) "'Michael Clayton' di Tony Gilroy con George Clooney, sulla corruzione e l'illusorietà della Giustizia in America, è un film consueto, medio: ma davvero ben fatto, ben ritmato e ben recitato, con un tema importante." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 settembre 2007) "'Michael Clayton' è un libello assai bene articolato dalla regia nervosa, mobilissima del giovane Ibny Gilroy, finanziato da importanti cineasti e interpretato da quell'esemplare icona che è George Clooney e da caratteristi della qualità del regista Sydney Pollack, sulle tecniche impiegate per prolungare una causa dalle 'lobby' degli avvocati. Preoccupati non di servire la verità ma gli interessi dei loro clienti, costoro si attaccano a cavilli, a rinvii per non giungere a un risarcimento dei danni. (...) Clooney vigila. Capisce in anticipo le cose, ha un sesto senso per gli attentati, scova i testimoni costretti alla fuga, ecc. ecc. e, a conclusione di un racconto nervoso, molto efficace, ottiene piena vittoria. Ci sono, dunque, ancora degli eroi che conservano e valorizzano a costo di sacrifici e rinunce le loro qualità. E giusto che trovino una collocazione nelle sale cinematografiche." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 1 settembre 2007) "Grazie alla sapienza di Tony Gilroy, collaudato sceneggiatore al suo esordio nella regia, Clooney si è fatto scrivere addosso un personaggio che gli dona da morire: un ex onesto con il vizio del gioco, un figlio di puttana con mille rimorsi che alla fine trova la forza di fare l'eroe. La sceneggiatura è complessa ma non complicata (si parte dalla fine, poi il film è un lungo flash-back), tutti gli attori sono bravi (da citare Tom Wikinson, l'avvocato impazzito, e Sydney Pollack, l'avvocato squalo). Il classico film che si può consigliare agli amici senza alcun timore di perderli." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 1 settembre 2007) "Io non faccio miracoli. Faccio le pulizie": è lo stesso protagonista, Michael Clayton a definire il suo lavoro. A lui viene chiesto di "aggiustare" la verità, coprendo le malefatte dei clienti più facoltosi dell'importante studio legale per il quale lavora da 15 anni come "avvocato" dopo un passato da procuratore distrettuale. Clayton, pur operando in seconda linea, è una pedina indispensabile. È discreto ed efficiente come "spazzino", perché riesce a non porsi domande sul limite morale e sulle conseguenze delle sue azioni sulle persone. Un giorno, però, la sua auto salta in aria, lui si salva per caso. Scopre di trovarsi invischiato in una vicenda che lo porterà per la prima volta a confrontarsi con la sua coscienza, mettendo in discussione la sua stessa vita, quella professionale, frustrante nonostante tutto, e quella privata, piena di problemi. (...) Dando corpo ai dubbi dell'avvocato senza scrupoli, il film è una implicita denuncia dei crimini, anche efferati, che alcuni individui sono disposti a compiere in nome del profitto. Clayton incarna l'uomo costretto per la prima volta a dover dar conto a se stesso delle proprie azioni. La scelta alla fine sarà tra il continuare ad accettare le regole del gioco o ignorarle con una scelta radicale che in parte potrebbe riabilitarlo dinanzi alla sua coscienza. Quale via sceglierà?" (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13 ottobre 2007) Note - OSCAR 2008 A TILDA SWINTON COME MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA, ATTORE NON PROTAGONISTA (TOM WILKINSON), SCENEGGIATURA ORIGINALE E COLONNA SONORA. - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, ATTORE PROTAGONISTA, ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTA (TOM WILKINSON, TILDA SWINTON). - PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007). - PRODUTTORI ESECUTIVI: GEORGE CLOONEY E STEVEN SODERBERGH.

The Guardian
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Videoregistrazioni: DVD

The Guardian [Videoregistrazione] / regia di Andrew Davis

: Eagle pictures, [2007]

Abstract: Ben Randall fa parte della Coast Guard Rescue Swimmers, la squadra di salvataggio più eroica degli Stati Uniti. Insieme ai suoi uomini, Ben rischia ogni giorno la vita perché altre persone possano sopravvivere. Il lavoro lo assorbe così tanto che sua moglie decide di lasciarlo non sopportando più di essere sempre al secondo posto. Quando un giorno durante un uragano la sua squadra viene decimata, Ben, rimasto unico superstite, viene mandato dai superiori ad insegnare alla "A School", l'accademia dove vengono addestrati i futuri Swimmers. Ben si trova davanti ragazzi dotati ma arroganti, che devono essere trasformati in professionisti coraggiosi ed esperti, capaci di prendere la decisione giusta anche nei momenti di maggiore pericolo. I metodi di insegnamento di Ben sono particolari e il suo personale metodo di addestramento in poche settimane sconvolge l'andamento dell'accademia. Tra i ragazzi del suo corso c'è Jake, in cui Ben riconosce il talento e la passione necessari, ma che deve essere aiutato a crescere in modo che possa evitare di compiere i suoi stessi errori. Appena dopo il diploma, in una pericolosa missione in Alaska, Jake viene messo alla prova. Dovrà mettere a frutto tutto quello che ha imparato... "Con 'The Guardian', diretto dal regista de 'Il Fuggitivo' Andrew Davs, Hollywod rende omaggio ai 'Rescue Swimmers', eroico corpo speciale della guardia costiera, utilizzando senza troppa originalità un abusato schema narrativo.(...) Pur prevedibile, il film girato in luoghi suggestivi e con la consulenza di veri guardacoste, introduce nella realtà ai più sconosciuta di un'elite di coraggiosi capaci di gettarsi in acque polari con onde alte svariati metri, al motto 'Affinché gli altri possano vivere'. E se il bel Kutcher non convince troppo, Costner conferisce alla sua maturità una grazia crepuscolare." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 19 gennaio 2007) "'The Guardian' di Andrew Davis (suo l'ottimo 'Il fuggitivo') racconta la storia dell'incontro a un corso per soccorritori marini tra il veterano Ben (Kevin Costner) e l'allievo di talento Jake (Ashton Kutcher). Più Jake eccelle nelle prove del corso, più Ben lo prende di mira. Ma quando il vecchio e il giovane si confesseranno i reciproci traumi nascerà una grande amicizia con i due che, mano nella mano, andranno in mare a soccorrere le persone. Tra 'Ufficiale gentiluomo' e la prima parte di 'Full Metal Jacket', 'The Guardian' punta sullo scontato fino a quel finale affascinante dai toni metafisici da cui sarebbe stato molto meglio partire. Costner gioca su una recitazione menefreghista che ogni tanto convince, mentre Kutcher si impegna come un matto per dimostrare che non è solo il fidanzato di Demi Moore. Invano. Come sempre." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 19 gennaio 2007). "La sindrome dell'11 settembre non abbandona il cinema americano che sforna eroi nelle diverse specialità del soccorso civile con una pervicacia tollerabile solo per questioni umane al momento del tragico contraccolpo. Ma quello che era un ragionevole stato emotivo è entrato diritto filato nel cinema generalista. E Kevin Costner, uno degli ultimi romantici dell'epoca post-reaganiana, costruisce un piedistallo alla 'Coast Guard Rescue Swimmers', un corpo speciale adibito al salvataggio di naufraghi nei mari più tempestosi. (...) Film non spregevole, nobilmente professionale, però visto già cento volte, da 'Ufficiale e Gentiluomo' a 'S.W.A.T.' a 'Squadra 49', tutti epigoni del cinema bellico tra i quali spicca 'Le rane del mare' del 1951, capostipite di una serie interminabile sull'istruzione di corpi speciali. Uno spettacolo a volte deprimente, salvato da sequenze marine realizzate in un'enorme piscina. Tuttavia salvare questa pellicola non è impresa da poco." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 19 gennaio 2007)

Elizabeth
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Elizabeth [Videoregistrazione] : the golden age / Shekhar Kapur

: Universal pictures, 2008

Abstract: Inghilterra, 1554. La nazione è tormentata dall'instabilità finanziaria e religiosa e la cattolica regina Maria I, sentendosi vicina alla morte, intensifica la lotta al protestantesimo. Anche la principessa Elizabeth, sorella minore e legittima erede al trono, viene perseguitata perché considerata poco ortodossa. Tuttavia, il tentativo di condannare a morte Elizabeth per tradimento fallisce e, alla morte di Maria, lei viene incoronata regina. Subito Elizabeth fa tornare dall'esilio l'uomo che ama dall'infanzia, Robert Dudley. Nel frattempo, l'Inghilterra è alla bancarotta ed è minacciata seriamente dall'ingerenza straniera ed anche all'interno della corte si annidano molti nemici, il più potente dei quali è il Duca di Norfolk. Cecil, capo della segreteria, consiglia di contrarre un matrimonio d'interesse ad Elizabeth che tuttavia rifiuta. La situazione si aggrava per la presenza di truppe francesi sul confine scozzese e per la diffidenza che c'è in Vaticano verso la nuova regina. Le cospirazioni si moltiplicano e, quando i responsabili sono chiari, Elizabeth cede al consiglio di Walsingham, responsabile della polizia segreta, di dare il via ad una rappresaglia senza pietà. I nemici vengono tutti inesorabilmente eliminati. Ora Elizabeth è padrona assoluta del trono d'Inghilterra e alla causa del proprio Paese decide di dedicarsi per intero, anche rinunciando al matrimonio. "Avvincente dramma storico diretto con grande senso dello spettacolo e voluttuosa propensione per le scene forti dal pachistano Shekar Kapur. Tra i molti ottimi attori ai suoi ordini spicca l'australiana Cate Blanchett, fornita in parti uguali di talento e bellezza, quest'ultima da indovinare sotto parrucche e gorgiere." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 giugno 2004) Note - REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1998 - OSCAR 1999 PER IL MIGLIOR TRUCCO. E' STATO CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR FILM, ATTRICE PROTAGONISTA (CATE BLANCHETT), FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA, COSTUMI E COLONNA SONORA. - GOLDEN GLOBE 1999 A CATE BLANCHETT COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI UN FILM DRAMMATICO.

Tutte le cose che non sai di lui
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Videoregistrazioni: DVD

Tutte le cose che non sai di lui [Videoregistrazione] = Catch and release / regia di Susannah Grant

: Sony pictures home entertainment, 2007

Abstract: Gray è ormai giunta al giorno delle nozze ma è un funerale che l'attende perché il fidanzato muore in un incidente. Da quel momento gli amici del fidanzato cercheranno di aiutarla ma non riusciranno a tenerle nascosto che lui aveva una doppia vita e che a Los Angeles esiste una donna, Maureen, che ha avuto un figlio da lui e del cui mantenimento l'uomo ha continuato ad occuparsi. Il colpo è davvero forte per la ragazza e diventa maggiore quando Maureen e il bambino si presentano a casa sua. Dopo essere stata Elektra e in attesa di divenire l'aspirante madre borghese del figlio di Juno Jennifer Garner mette alla prova le sue doti di attrice sensibile in una commedia dei sentimenti il cui titolo originale è volutamente molto più allusivo di quello italiano. Il metodo di catturare il pesce per poi togliergli l'amo dalla bocca e lasciarlo andare era quello preferito dal futuro sposo di Gray. In un momento in cui, dinanzi a una tavola imbandita con cibo salutista, deciderà di lasciarsi andare dichiarando quanto disprezzasse quel metodo tipico di chi non vuole assumersi delle responsabilità. Il film, scritto e diretto da Susannah Grant sceneggiatrice di Erin Brockovich non è di quelli che fanno sobbalzare sulla poltrona per l'originalità dello stile ma riesce a prendere all'amo (trattenendolo) lo spettatore disposto a rilassarsi senza però dover neutralizzare i neuroni. Perché i ribaltamenti di punto di vista nel film sono numerosi e anche perché, ammettiamolo, ritrovare Juliette Lewis in un ruolo (quello di Maureen) in cui una patina di volgarità, un pizzico di sciroccamento e un fondo di sensibilità si mescolano, fa sempre piacere.

Il velo dipinto
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Il velo dipinto [Videoregistrazione] = The painted veil / regia di John Curran

: Eagle pictures, [2007]

Abstract: Kitty, una giovane donna della borghesia inglese in età da marito, sposa Walter Fane, un medico specializzato in batteriologia che nutre per lei un sentimento profondo. Dopo il matrimonio, contratto per compiacere la madre, Kitty si trasferisce con Walter a Shangai, dove, annoiata, cede alle lusinghe di sir Charles Townsend, vice console maritato e padre di due figli. L'adulterio viene presto scoperto da Walter che, ferito, decide di rivalersi conducendo la moglie al villaggio di Mei-tan-fu colpito da un'epidemia colerica. L'isolamento forzato e le condizioni di morte e miseria in cui versa la gente del villaggio, costringono Kitty a un esame di coscienza che getta sul marito una luce nuova. Commossa dall'amorevole dedizione con cui Walter giorno e notte assiste i malati, Kitty decide di appoggiare la sua missione e di rendersi utile in ospedale. In quel luogo sperduto impareranno ad amarsi e a perdonarsi. I romanzi di Maugham, scrittore britannico morto nel 1965, sono stati per anni la magnifica ossessione di Edward Norton. La sua scelta è poi ricaduta su "Il velo dipinto", già trasposto sullo schermo nel 1934 da Richard Boleslawski e interpretato, nello splendore del bianco e nero, da Greta Garbo. Il risultato è un film delicato che restituisce allo spettatore l'esperienza di una lettura diretta del libro, a cui rimane fedele, almeno nelle atmosfere e nei dialoghi. A cambiare, fino a stravolgere il senso della storia, è l'epilogo, per il quale lo sceneggiatore Ron Nyswaner sceglie la più facile soluzione della riconciliazione spirituale e fisica della coppia. Se il punto di osservazione, assunto dal romanziere e dallo sceneggiatore, è lo stesso (quello di Kitty), la differenza sta nel modo di intendere il suo personaggio, che nel film viene indagato non tanto per le sue caratteristiche psicologiche e sociali, ma in base alla funzione che svolge nello sviluppo del racconto. La Kitty letteraria, calata perfettamente nella Cina inglese degli anni '20, è portatrice inquieta di una drammatica disparità, è un "accessorio" di famiglia da emancipare attraverso il matrimonio. I suoi viaggi, quello geografico e quello interiore, la condurranno principalmente alla scoperta di sé. La rivelazione del suo essere, niente affatto consolatoria, non fa che riconfermarle la sua vocazione all'egoismo e all'individualismo. La Kitty di John Curran, certamente più moderna e meno greve del suo doppio letterario, risolve a letto i veleni coniugali e certi vizi morali. Il regista canadese conferma Naomi Watts e torna a "giocare coi grandi" all'adulterio come conseguenza del tedio esistenziale e della caducità della passione coniugale. Su una cosa regista e scrittore sono d'accordo: l'infedeltà non comporta necessariamente la rovina. Basta s-velarsi e trovare la strada del perdono.

Premonition
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Premonition [Videoregistrazione] / regia di Mennan Yapo

: Eagle pictures, [2008]

Abstract: Da qualche tempo la vita di Linda Hanson non è più la stessa a causa di un incubo ricorrente in cui suo marito Jim perde la vita. La sua premonizione darà il via ad una serie di circostanze misteriose e surreali che instilleranno nella donna dubbi tali da farle credere che la sua esistenza non sia mai stata in realtà come le appariva... "Il film mette tantissima carne al fuoco ed evoca a ogni moneto altre pellicole con soggetti 'ai confini della realtà'. Presente e futuro, sogno e realtà s'incrociano con tanta frequenza da generare un intrigo certamente fascinoso per alcuni, certissimamente irritante per altri. Tiene tutto bravamente insieme la presenza della Bullock che, a 40 e passa anni non è più proponibile come bella e sventata, ma funziona eccome nei panni di eroina fragile ma animosa, sempre sull'orlo della crisi di nervi. Però mai oltre." (Giorgio Carbone, 'Libero', 02 settembre 2007) Note "Di una lunghezza infinita, fiacco, mortalmente ripetitivo e con un cast di coprotagonisti di rara scialbezza tra cui spicca un Peter Stormare mad doctor che strabuzza gli occhi. Per l'attore svedese, da Bergman a 'Fargo', a 'Premonition'. Questo non l'avrebbe potuto prevedere nemmeno Sandra Bullock." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 settembre 2007)

Sapori e dissapori
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Sapori e dissapori [Videoregistrazione] / regia di Scott Hicks

: Warner home video, 2008

Abstract: L'ordinata esistenza di Kate Armstrong, chef del raffinato ristorante '22 Bleecker' di Manhattan, ossessionata dalla perfezione e dall'idea di avere sempre tutto sottocontrollo, viene messa a soqquadro dalla morte della sorella che le lascia in affidamento la nipotina di nove anni, e dall'arrivo nella sua cucina di un nuovo e affascinante aiuto-cuoco, Nick Palmer, un uomo allegro e pieno di energie che ben presto si conquista le simpatie di tutti... "L'originale, interpretato da Martina Gedeck e Sergio Castellitto, era una commedia drammatica più mesta, più riflessiva, che toccava con una certa sensibilità il tema della solitudine e della scarsa attitudine alla vita di una donna. Riscaldando il piatto, Scott Hicks ('Shine') ne semplifica parecchio gli ingredienti; il che da un lato è un vantaggio (taglia l'ultima parte della vicenda, lunga e un po' melodrammatica), dall'altra rende il tutto un po' sciapo, come accade a chi rispetta il ricettario della commedia sentimentale hollywoodiana. Meglio del previsto, comunque, Catherine, che s'impegna in una parte più complessa delle sue solite, mentre Aaron Eckhart, vitale e simpatico quanto basta per farsi perdonare la parodia involontaria dell'italiano. Perché - via - a Hollywood ci vedono ancora e sempre come delle (magari amabili e seduttive) macchiette. Da segnalare un momento di comico involontario riguardo ai tartufi. Per gli americani, siano pure chef di livello superiore, i migliori vengono sì anche da Alba, ma soprattutto da Bologna e da Parma." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 settembre 2007) "Gli interpreti fanno il resto, soprattutto, nei panni di Kate, Catherine Zeta-Jones che, con deciso sussiego, sta in cucina come se stesse in un salotto e dirige lo stuolo dei suoi assistenti con il piglio di un generale su un campo di battaglia. Pur accettando, al momento dei sentimenti, tutti quegli accenti teneri che risultano necessari. Di fronte a Lei, Aaron Eckart, interpreta il personaggio cui, nel film tedesco, dava volto il nostro Sergio Castellito. Ma, ovviamente, e molto meno plausibile. Anche quando teorizza sulla pastasciutta." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 14 settembre 2007) "Un tipo di film così insulso (neppure la trovata della cucina come territorio dell'amore è ben sfruttata) esige una sceneggiatura super, battute scintillanti, interpreti brillantissimi: 'Sapori e dissapori' non li ha. Presenta invece un dilemma: come fa il regista a passare a un film del genere da 'Shine', la biografia del nevrotico pianista recitato da Geoffrey Rush-Oscar?." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 settembre 2007) "Remake di 'Ricette d'amore' di Sandra Nettelbeck con Martina Gedeck e Sergio Castellitto, 'Sapori e dissapori' di Scott Hicks sembrerebbe nella prima parte un film evitabile (Zeta-Jones è troppo bella ed Eckhart un cuoco meno credibile di Dracula) Ma quando il regista prende le distanze dall'originale il film si trasforma invece in una sofisticata e divertente commedia romantica newyorkese. Con una Manhattan che, fra neve, bar e atmosfere, ben dispone anche i più arrabbiati." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 14 settembre 2007) "Se un film europeo stuzzica i filmaker americani, ne acquista la sceneggiatura, riconfezionandone un ibrido condensato. E' quanto accade in 'Sapori e dissapori', cucinato a soli 4 anni dall'originale, l'italo-tedesco Ricette d'amore', scritto e diretto da Nettelbeck e interpretato da Sergio Castelletto, che ha rifiutato il biglietto per Hollywood a causa della scarsa fiducia nel suo inglese. (...) La vicenda di uno chef d'alta cucina, che deve lottare con un antagonista italiano era un magnifico spunto nel film della Nettellbeck, qui è una melensa rassegna di luoghi comuni della commedia americana, un pastiche sentimentale e pateticamente risibile per quanto attiene alla cucina. E la bella Catherine è davvero improbabile come grande chef." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 14 settembre 2007) "Commedia gastronomica, remake di 'Ricette d'amore', che si trasferisce dalla Germania alla New York di Becker Street (...) Tutto seguendo il filo del carino nel rapporto zia-nipote (la piccina è Abigail Breslin di 'Miss Sunshine'), sintetizzando complessi con l'arrivo di Aaron Eckhart in parrucchino: ha idee confuse sul cibo (tartufi e Tirami su) ma canta allegramente Verdi e Puccini. Sui titoli di coda si sente Pavarotti, ma entrano in circolo anche Paolo Conte e il vecchio mambo gelato. Arrivano dalla cucina profumi ineffabili e costosi, dal salotto le chiacchiere da psicologo. Morale? Le ricette sono ad personam." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 settembre 2007) Note - REMAKE DEL FILM "RICETTE D'AMORE" (2001) DIRETTO DA SANDRA NETTELBECK CON SERGIO CASTELLITTO E MARTINA GEDECK.

High school musical 2
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High school musical 2 [Videoregistrazione] / regia di Kenny Ortega

: Buena vista home entertainment, [2007]

Abstract: Alla East High School ha suonato l'ultima campanella dell'anno scolastico. I ragazzi devono trovare un lavoro estivo e quando a Troy viene offerto un impiego presso un esclusivo club sportivo, accetta a patto che anche i suoi amici vengano presi. Il capitano dei Wildcats non sa però che il Lava Springs è di proprietà della famiglia di Sharpay e che la compagna di scuola ha personalmente richiesto il suo ingaggio per poter passare l'estate con lui. All'arrivo di tutta la banda e alla vista di Gabriella, Sharpay decide di rendere i giorni dei Wildcats al club insostenibili, sperando di poter rimanere da sola con Troy. Ma le cose non andranno come pianificato. Fuori dal contesto scolastico i protagonisti di High School Musical devono affrontare il mondo degli adulti con annesse e connesse responsabilità e delusioni. Se da una parte l'atto secondo prende in considerazione il futuro dei ragazzi e il peso della scelta (anticipando di un anno il tema del terzo capitolo), dall'altra riflette su come la crescita e la volontà di affermarsi possano mettere in crisi amicizie e amori. Finito, per volere di Sharpay, nelle grazie del signor Evans e ottenuta una promozione all'interno del club, Troy ha la possibilità di mostrare il suo talento come giocatore di basket ma per farlo deve scendere a compromessi. Accettando di cantare con la perfida e capricciosa compagna di scuola al musical organizzato dal Lava Springs deve decidere se abbandonare amici e fidanzata al loro destino o se trovare una soluzione che metta d'accordo ragione e sentimento. High School Musical 2 è perciò un inno ai valori dell'amicizia e alla redenzione che attraverso la musica e il ballo scioglie gelosie e rancori. Il regista Kenny Ortega, ormai completamente a suo agio dentro e fuori dalle aule della East High School, punta sulla semplicità del linguaggio e delle coreografie per traghettare un messaggio di amore e perdono offrendo persino a Sharpay l'occasione di riscattarsi in un finale illuminato dai sorrisi dei Wildcats e dai fuochi d'artificio.

Perfect stranger
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Perfect stranger [Videoregistrazione] / regia di James Foley

: Sony pictures home entertainment, 2007

Abstract: La reporter Rowena Price scopre che l'assassinio di una sua cara amica potrebbe essere collegato a Harrison Hill, un noto pubblicitario. Con l'aiuto del collega Miles Hailey, mago dell'informatica, la reporter inizia a indagare facendosi assumere nella società di Hill con il falso nome di Katherine e frequentando come Veronica una love-line su Internet di cui Hill è assiduo frequentatore. Tuttavia, nel corso delle indagini Rowena si rende conto che non è l'unica ad aver assunto altre identità... "E' uno di quei film che non si possono raccontare se non a costo di vanificare il senso della visione. Perché tutto corre verso lo svelamento di un inconfessabile segreto. Che arriva alla fine, bello grosso, dopo un percorso fatto apposta per distrarre dalla verità. Il contrario di quello che faceva Hitchcock. Sarebbe poco male, perché si tratta i un tipico prodotto di quella sovrabbondante zavorra americana che viene scaricata sul nostro mercato coloniale, ma la convenzione impone il riserbo e lo rispettiamo. Non senza aver chiesto scusa a Hitchcock per averlo tirato in ballo come pietra di paragone per un filmetto che non vale un minuto del suo cinema." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 13 aprile 2007) "In base alla disordinata configurazione del film si può ricavare una regola: l'unica consegna inderogabile del cinema di consumo deve essere quella di non annoiare. In libera uscita dall'empireo dell'alta filmologia, non c'è niente di male a comportarsi da normali consumatori di un onesto prodotto di routine. Se un racconto per immagini è intrigante, scorre via veloce e ti fa passare gradevolmente il paio d'ore, dovremmo accontentarci e non star lì a spaccare il capello in quattro. Ce ne accorgiamo quando un prodotto non funziona, come accade con 'Perfect Stranger'; un thrilling realizzato per divertire che ahimé non diverte affatto." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 13 aprile 2007) "Di 'Perfect stranger' verrebbe da dire che è ben lontano dall'essere 'perfetto', mentre vi tende con una buona approssimazione la sua attrice protagonista: Halle Berry. Si può evitare di parlare della bontà di un film per concentrarsi unicamente sulle doti della sua prima donna? Forse no, ma in questo caso sì. Perché 'Perfect Stragner', per la regia anonima di un mestierante di successo, ovvero il signor James Foley, è un thriller volutamente incasinato. E' tutto giocato sulla teoria delle scatole cinesi, riprendendo un classico modello di sceneggiatura di genere, che permette di cambiar sempre le carte in tavola, che promette di tener alta sempre la tensione, ma che lascia all'ennesimo capovolgimento di fronte, un senso di vuoto, e forse anche la testa vuota. (...) In questo thriller a tavolino, non spicca, invece, la prestazione di un altro 'guru' della Hollywood main strem: il signor Bruce Willis, qui eteromane e uomo di potere, è gigione come non mai." (Dario Zonta, 'L'Unità', 13 aprile 2007) "Man mano che il film procede la plausibilità della faccenda diminuisce a vista d'occhio fino alle estreme conseguenza di un finale che in nome della sorpresa sacrifica il senso comune. James Foley, regista altre volte abile, non riesce a tenere in mano una faccenda che gli scappa da tutte le parti: e gli interpreti vivono di rendita su un prestigio divistico che un altro paio di film come questo finiranno per logorare." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 13 aprile 2007) "La bellissima Halle Berry, giornalista da scoop che rovista nella cacca morale trovandosi benissimo, vuole scoprire chi ha le ha ucciso un' amica: vuole denunciare, assumendo la classica doppia identità, un potente pubblicitario che raggira segretarie. Naturalmente la verità è sepolta più lontano, quando la prendi di mira se ne vola via. Nella parte dell' hacker dal cuore deluso esperto d' informatica, è molto bravo Giovanni Ribisi, mentre Bruce Willis onora il contratto con il solito seduttore manager in un girotondo di corruzioni morali e materiali che il regista James Foley stigmatizza per finta. Thriller sexy, dunque, che fa leva sui peggiori istinti e le più morbose curiosità, esca per il pubblico che si aspetta la sorpresa sepolta. Il discorso sul mondo virtuale, attualissimo, resta ai margini, tenta di uscire ma la sceneggiatura glielo impedisce. La Berry chatta ripetendo ad alta voce. Mah." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 aprile 2007)

Il piacere e l'amore
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Il piacere e l'amore [Videoregistrazione] / regia di Nuri Bilge Ceylan

: 01 Distribution, 2007

Abstract: Ogni uomo può essere triste o felice per ragioni molto semplici, nello stesso modo per cui per vivere o per morire basta molto poco... Isa e Bahar sono due persone molto sole, estranee al resto del mondo per via dei cambiamenti avvenuti all'interno delle loro anime, alla ricerca della felicità che è stata loro strappata. Insieme, sotto il sole dell'estate, potrebbero essere felici e innamorati, ma lo sguardo di lui si rivolge altrove e la ragazza piange in silenzio. Alla coppia non resta che separarsi tornando lei al suo lavoro di segretaria di edizione, e lui ai suoi studi di docente universitario. Arriva l'inverno e la ragazza sente profondamente la mancanza del calore dell'uomo ma l'ultimo e definitivo incontro, li allontanerà di nuovo e per sempre. "Una coppia al capolinea, un'estate che sta finendo, un mondo che va in rovina, come le rovine di Kas su cui si apre il nuovo film in concorso del turco Nuri Bilge Ceylan, quello del bellissimo 'Uzak', 'Iklimler, cioè 'I climi', o forse le stagioni. Stavolta il regista oltre a coinvolgere sua moglie e i suoi genitori interpreta lui stesso il protagonista. (...) Preludio a un'amarezza crescente e a un ripensamento tardivo che lo spingerà a tentare di riavvicinare la compagna, fra le nevi dell'Est, in un lungo epilogo alla Antonioni. Tutto molto intenso, elegante, esatto, penetrante. Ma anche un poco déja vu." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 maggio 2006) "Nuri Bilge Ceylan, il cosiddetto Antonioni di Istanbul, ribadisce la sua vocazione ai film d'atmosfera psicologico-paesaggistica cesellando le tappe della rottura sentimentale tra il maturo professore Isa e la giovane funzionaria televisiva Bahar. Strepitoso sul piano della fotografia e ricercato su quello dell'inquadratura, 'Iklimler' sconta duramente due vizi di fondo, la mancanza assoluta di fascino dei due interpreti (a cominciare dallo stesso regista) e la banalità sconcertante dei contrappunti oggettivi dell'impasse amorosa. Se il regista, già premiato a Cannes per 'Uzak', voleva esprimere il tasso d'incomunicabilità e alienazione riscontrabile nei rapporti borghesi persino in un habitat percepito come esotico, non si può dire che l'andirivieni tra i sensuali colori del mare e le glaciali montagne dell'Anatolia basti a riscattare qualche silenzio pensoso, qualche amara battuta o qualche lacrimuccia commossa in tutto e per tutto degni di una fiction nostrana di serie B." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 settembre 2006) "Di fronte a 'Climi', pur rimpiangendo ogni tanto il comando a doppia velocità, si riscopre poco a poco che la fretta è nemica del bene. Misurato ed efficace anche come interprete, Nuri si prende i suoi tempi perché è in questo modo che la sua storia andava raccontata. Dopo mezzo secolo il grande Antonioni colpisce ancora. Siamo sempre nell'ambito del cinema scherzosamente detto 'alie-nato ieri': immancabili un lui e una lei, che faticosamente scoprono di non poter vivere né insieme né separati. (...) Se 'Iklimler' arriverà sui nostri schermi vi accorgerete che, a onta dei suoi carri di fieno, per virtù di stile questo film è meno noioso di 'Il Codice da Vinci'." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2006) "Sarebbe bello se un piccolo film di nicchia pieno di energia sentimentale come questo scritto, diretto, recitato da Nuri Bilge Ceylan, Istanbul nel '59, rovesciasse l'immagine spietata che ci manda oggi una certa Turchia. Per dire che c'è dell'altro, ci sono i libri bellissimi di Pamuk e ci sono titoli molto europei in cui l'autore esplora il mistero degli affetti senza badare all'azione, tutta interiore. Ci sono film in cui succede di tutto ma sono noiosi, immobili; e film come questo in cui non succede nulla se non il riavvolgimento lento e impreciso degli amori, ma che ti conquistano con il loro tempo interiore, con i silenzi, gli sguardi, dove anche l immagine fissa ti aiuta a capire, sta sulla tua lunghezza d'onda. Parente di Antonioni, vivisezionatore di desideri, e anche del Resnais di Melò, l'autore sintetizza avventure, notti ed eclissi dei sentimenti nella storia di una coppia. (...) Il piacere e l'amore testimonia la passione formale del regista ma anche la sua maniacale curiosità per i misteri del cuore, che riprende disperatamente con le immagini, guardando la spiaggia, una tavola da pranzo, un salotto, una nocciolina per terra, una camera d'hotel o infine il paesaggio innevato e una foto col taxista. I suoi ideali di donna sono complementari e si chiamano Ebru Ceylan e Nazan Kesal, ciascuna col suo dubbio esistenziale nel trionfo della poetica della privacy. Turchia, ma sembra la Svezia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 aprile 2007) "Una coppia al capolinea, un'estate che sta finendo, un mondo che va in rovina. Come le rovine di Kas su cui si apre questo nuovo film rarefatto e squisito del turco Nuri Bilge Ceylan (già autore del bellissimo 'Uzak'), in originale 'Iklimler', cioè 'I climi' o forse, meglio, 'Le stagioni'. Stavolta il regista, oltre a coinvolgere i suoi genitori e sua moglie, interpreta lui stesso il protagonista. (...) Tutto molto intenso, elegante, dolente, penetrante. Forse un poco déjà vu, ma con una coerenza e una capacità di mettersi in gioco che sono il segno di un cinema davvero personale." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 aprile 2007) Note - IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).

Rails and ties
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Rails and ties [Videoregistrazione] / regia di Alison Eastwood

: Warner home video, 2008

Reign over me
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Reign over me [Videoregistrazione] / regia di Mike Binder

: Sony pictures home entertainment, 2008

Abstract: Il film prende il titolo da una canzone degli Who: Love, Reign O’er Me (Amore, regna su di me). Una delle tante hit anni '70 che Charlie Fineman (Adam Sandler) ascolta in cuffia a tutto volume mentre, solitario, vaga per le strade di New York sul suo curioso monopattino a motore. Charlie ha perso moglie e figlie nella tragedia dell'11 settembre: erano a bordo di uno degli aerei che si schiantarono contro le Torri Gemelle. Da allora si è chiuso completamente in se stesso, rifugiandosi nella sua sterminata collezione di dischi in vinile, refrattario al mondo, deciso a difendere il suo diritto a non ricordare. Diagnosi: disordine da stress post traumatico. L'incontro casuale con Alan Johnson (Don Cheadle), affermato dentista a Manhattan e suo vecchio compagno d'università, lo costringerà ad affrontare i suoi demoni interiori, avviandolo lentamente verso una possibile guarigione. La storia si svolge negli stessi luoghi, ambienti e milieu sociale della commedia sofisticata. Uno dei due protagonisti, Adam Sandler, è conosciuto dal grande pubblico più per la sua vis comica che per le sue doti drammatiche. E invece Reign Over Me è un film sul dolore e sul suo difficile superamento, sullo spaesamento di una città, New York, e dei suoi abitanti. Tutti più o meno in crisi, incapaci di comunicare, ma nondimeno, come nel caso del dentista Don Cheadle, affamati di qualcosa che vada oltre il prestigio e l'affermazione sociale, la vita agiata con i suoi meccanismi prestabiliti, rassicurante ma alla lunga a rischio d'implosione. Dove la tragedia pubblica dell'11 settembre, analizzata da un punto di vista tutto privato, aleggia senza essere mai in primo piano. Reign Over Me è un film onesto, toccante, che tratta argomenti difficili spesso con levità (non mancano gli scambi di battute divertenti) e non indulge mai nel melodramma, pur muovendo alle lacrime quando finalmente Charlie-Sandler affronta, per la prima volta insieme all'amico, il ricordo della tragedia vissuta. I due attori protagonisti sono totalmente credibili e in sintonia (si veda la scena della jam session su musica di Springsteen). Ad un attonito e arruffato Sandler si contrappone l'uomo perbene Cheadle, ricco di sfumature a volte impercettibili, garbatamente ostinato nel voler aiutare l'amico ritrovato. La regia di Mike Binder, che firma anche la sceneggiatura, è al servizio degli attori, tra i quali segnaliamo, come comprimari, Liv Tyler nei panni di una dolce analista e Donald Sutherland che in un cameo, nel ruolo del giudice, ruba a tutti la scena.

Requiem
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Requiem [Videoregistrazione] : una storia vera / regia di Hans-Christian Schmid

: Luckyred homevideo, 2007

Abstract: Germania meridionale, anni Settanta. Michaela, 21 anni, lascia il paese per andare a studiare all'Università a Tubinga. La madre è contraria perché la ragazza soffre di epilessia ma il padre la agevola. La famiglia e` molto religiosa e Michaela comincia a soffrire di visioni di esseri che vogliono impedirle di accostarsi ai simboli della fede e alla preghiera. La sua patologia diventa sempre più preoccupante. La soluzione che la famiglia trova è di affidarla a un esorcista nonostante il parere contrario dell'anziano parroco che la vorrebbe invece far visitare da uno psichiatra. I fatti narrati nel film sono realmente accaduti e il pregio di Hans-Christian Schmid sta nel portarli sullo schermo senza falsi pregiudizi ma con la compassione profonda nei confronti di un "caso" che poteva essere curato. Infatti non è la "Chiesa" ad essere messa in discussione ma una sua lettura del disturbo psichico. Non è secondario infatti che sia il giovane sacerdote e non l'anziano ad insistere per l'esorcismo. Sostenuto da una notevole interpretazione offerta dalla giovane protagonista Sandra Huller il film fa propria la lezione del Loach di Family Life ma senza omaggi cinefili. Cerca cioè di raccontare un disagio profondo facendo leva sulla difficoltà (per chi sta intorno al malato psichico) di individuare talvolta la giusta terapia anche a causa di pregiudizi difficili da sradicare.

The road to Guantanamo
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The road to Guantanamo [Videoregistrazione] / regia di Michael Winterbottom e Mat Whitecross

: Fandango home entertainment, 2007

Abstract: Nel 2001, il pakistano Asif Iqbal si reca dalla natia Tipton, in Inghilterra, in un villaggio nel Punjab per sposare una ragazza che sua madre ha scelto per lui. In occasione delle nozze, chiama accanto a sè Ruhel, Shafiq e Monir, tre suoi amici che arrivano dalla cittadina inglese per fare da testimoni. I quattro ragazzi si incontrano a Karachi e si recano in una moschea dove l'Imam sta raggruppando forze fresche di volontari per portare aiuto ai civili in Afghanistan. I ragazzi decidono di affrontare l'avventura e partono per Kandahar ma al loro arrivo vengono accolti dal primo bombardamento delle forze Usa in guerra con i Talebani. A questo punto il quartetto cerca in tutti i modi di tornare in Pakistan, ma il viaggio si rivela pieno di insidie finché i ragazzi, ormai divisi, vengono arrestati dai soldati americani. Seguono settimane di prigionia, trasferimenti da un carcere all'altro, malattie, disagi e torture fino a che Shafiq, Asif e Ruhel vengono portati nel campo americano per i terroristi musulmani di Guantanamo, a Cuba. I giovani inglesi sono accusati di essere legati ad Osama bin Laden e Mohammed Atta perché, secondo i servizi segreti americani, sarebbero apparsi in un video accanto a loro. Due anni dopo essere stati trattenuti nella base americana, Shafiq, Asif e Ruhel sono stati rilasciati senza nessuna imputazione a loro carico, mentre di Monir non si è più avuta nessuna notizia. "'Road to Guatanamo' è una 'via crucis' epica, però rappresentata senza il minimo accenno di retorica. L'intonazione realistica, a metà tra ricostruzione e reportage (con materiali d'archivio e interviste ai personaggi reali), mobilita la memoria dello spettatore animando le immagini, viste tante volte sui giornali e in tv, dei detenuti con la tuta arancione e la testa nascosta in un sacco nero, che corrono nudi tra i latrati dei dobermann. Scene così eloquenti che la cinepresa non ha bisogno di enfatizzarle, poiché un uso retorico della regia non farebbe che smussarne l'efficacia. Consapevole di ciò, Winterbottom lascia che le situazioni si commentino da sé: anche quando insinua note di umorismo amaro, come l'insostenibile pretesa, da parte degli inquisitori, che i ragazzi siano riconoscibili in un video accanto a Osama Bin Laden e Mohammed Atta. Le immagini - in altre parole - si possono far mentire; ed è proprio per questo che occorre mantenerle il più possibile aderenti alla realtà." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 febbraio 2006) "In tv Bush parla di lotta del Bene contro il Male. Intanto loro, sistemati in gabbie all'aperto, sopportano sole cocente, torture, umiliazioni, pressioni ('Siete di Al Qaeda, i tuoi amici hanno confessato'). Gli ufficiali che li interrogano mostrano loro video nei quali apparirebbero addirittura accanto a Osama, ignorano ostinatamente i loro alibi (sono inglesi, hanno lavori, famiglie, testimoni). Fino a quando finalmente l'incubo finisce. Nulla che già non sapessimo o potessimo immaginare, ma naturalmente vedere è un'altra cosa, l'impatto è innegabile. Restano i dubbi legati al genere: un buon documentario si interroga sempre su cosa mostra e come. Winterbottom non conosce dubbi, anzi nei titoli non mette nemmeno la voce sceneggiatura. Legittimo, forse, ma un po' curioso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 febbraio 2006) "Dedicando le prime inquadrature ai primi piani di Bush e Blair che concionano, 'The Road to Guantanamo' scrive, in pratica, la parola fine nello stesso tempo. È il maggior difetto del film di Michael Winterbottom, un artigiano che non riesce mai a decidersi tra la buona vena documentaristica e la ben più modesta identità da autore di fiction. (...) È scontato che l'approccio - così come la legittima condanna del famigerato Campo Delta in territorio cubano - abbia ottime chances di galvanizzare l'ambiente festivaliero; ma, senza arrivare a replicare a Winterbottom che la guerra al terrorismo non è un pranzo di gala (ribaltando l'entusiasmo rivoluzionario di alcuni politici e intellettuali nostrani), ci sembra che gli attori recitino male, le riprese con la macchina a mano facciano girare la testa e il film valga poco in sé. Gli altri due titoli in concorso, ancorché non memorabili, hanno materializzato atmosfere, per così dire, esotiche con maggiori freschezza e inventiva professionali." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 15 febbraio 2006) Note - ORSO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).

Sleuth
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Sleuth [Videoregistrazione] = Gli insospettabili / regia di Kenneth Branagh

: Sony pictures home entertainment, 2008

Abstract: Lo scrittore Andrew Wyke e l'attore Milo Tindle sono innamorati della stessa donna e ognuno dei due è pronto a commettere le peggiori nefandezze pur di avere la meglio sul rivale. "Il remake firmato da Kenneth Branagh conserva anche in italiano il titolo originale, 'Sleuth' (che è un termine popolare inglese per investigatore), e attribuisce a Michael Caine il ruolo che fu di Olivier, affidando a Jude Law il ruolo del plebeo Milo. Niente da dire: i due attori sono bravissimi e non fanno rimpiangere gli originali. Dove invece il meccanismo si inceppa è nella nuova riduzione firmata Harold Pinter, che dilata il finale rendendo troppo esplicita la sotterranea tensione omoerotica che si instaura tra i due. Oltre a sottolineare lo sprezzante maschilismo di entrambi nei confronti della donna contesa. Così, asciugato (il film dura solo 86' ) e come raffreddato (anche per via di una scenografia ultra moderna, di cui sfugge la necessità), il film finisce per perdere il fascino insinuante dell'originale e fa rimpiangere il sottile scontro di intelligenze alla base della riduzione di Mankiewicz." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 agosto 2007) "Branagh lavora di sottrazione, anche perché il testo del giallo da camera firmato da Anthony Shaffer risulta reinventato dalla penna acuminata di Harold Pinter. Il remake appare subito differente, del resto, per la costruzione drammaturgica che, dall'originale gioco un po' snob, si è trasformata nel corpo a corpo tra due presenze diaboliche: un formidabile Jude Law nel ruolo che era stato di Caine e quest'ultimo, istrionico e sornione al punto giusto, in quello tramandato da Sir Laurence Olivier. La vecchia magione campestre viene non a caso sostituita da un avveniristico e claustrofobico labirinto di tecnologia, vetro e cemento, dove il gioco a rimpiattino fra il maturo scrittore e lo spiantato gigolò che gli ha rubato la moglie può assumere aggiornate tonalità brutali e nichiliste." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 31 agosto 2007) "Senza svelare il finale, diremo che la sublime prova dei due attori capaci di specchiarsi l'uno nelle paure dell'altro, e la scrittura coesa e sempre ironica di Pinter fanno di 'Sleuth' una commedia nera unica nel suo genere."(Oscar Jarussi, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 31 agosto 2007) "In questo thriller serratissimo (novanta minuti che volano in un soffio) la parola, con i suoi dialoghi fulminanti, è protagonista. Ma è la regia non convenzionale di Branagh, insieme con la scenografia ipermoderna, a conferire spessore cinematografico all'operazione." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 31 agosto 2007) "Qualità che al Lido scarseggiano in modo vergognoso, in un'apoteosi autocelebrativa che farebbe arrossire anche un pavone. E' il caso del sopravvalutatissimo, ma inconsapevole, Kenneth Branagh, che dopo i vari deliri mozartiani arriva alla Mostra di Venezia con quello che i più fini di palato hanno ribattezzato 'un gioiellino', ovvero 'Sleuth', cosiddetto remake del lontano 'Gli insospettabili' di Joseph Mankiewicz, adattamenti entrambi della piéce di Anthony Shaffer e una sceneggiatura, per Branagh, firmata nientedimeno che dal premio Nobel Harold Pinter. Ce n'è a sufficienza per aspettarsi un piccolo capolavoro. E invece Branagh, come ormai da tempo, non fa altro che un attento esercizio di stile, un esamino per regista di classe con al centro il lavoro di due attori come Michael Caine e Jude Law che si sfidano per amore della comune pulzella in una casa ipertecnologica piena di telecamere e circuiti di sicurezza (ancora?!). Un giochetto a tre (Branagh, Caine, Law) che in conferenza stampa si ricoprono di complimenti vicendevolmente come tre damerini. Un compitino, nemmeno nuovo né ben riuscito. E ad applaudirli non facciamo altro che la figura dei polli che hanno abboccato di fronte ai nomi altisonanti." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 31 agosto 2007) "Tutto sembra risolversi, all'inizio, in una partita di squisite eleganze. I dialoghi, spiritosissimi sono di Harold Pinter e i due bravissimi interpreti, Jude Law e il veterano Michael Caine, li recitano con tale naturalezza da meritarsi la Coppa Volpi destinata ai migliori interpreti del festival. Il ritmo è intenso, efficace, ricco di sorprese che conducono a un certo punto a uno scambio."(Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 31 agosto 2007) "La struttura narrativa, tutta a incastri e prodiga, ad ogni svolta, di capovolgimenti e di sorprese. La regia che, lavorando spesso sui primi piani, costruisce, in un ambiente unico, una dinamica quasi travolgente, con ritmi, però, non di rado solo interiori. Le scenografie che, quasi avveniristiche con immagini di puro fascino evocano, degli interni e tra la fantasia e il surreale. E finalmente una recitazione che, scandendo alla perfezione finissimi dialoghi inglese inclini ad un umorismo prossimo al sarcasmo, permette, soprattutto a Caine ma anche a Law di giganteggiare sullo schermo. Alternando gli strappi, le sfumature, gli sberleffi. Inarrivabili." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 31 agosto 2007) Dalle note di regia: "E' stato Jude Law a contattarmi chiedendomi se volevo dirigere un film a cui stava lavorando, una sceneggiatura di Harold Pinter, con protagonisti Michael Caine e se stesso. Penso di aver accettato ancor prima che avesse terminato la domanda." Note - PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA (2007). - REMAKE DEL FILM "GLI INSOSPETTABILI" (1972) DIRETTO DA JOSEPH L. MANKIEWICZ CON MICHAEL CAINE NEL RUOLO DI MILO TINDLE E LAURENCE OLIVIER IN QUELLO DI ANDREW WYKE.

Stai fresco, Scooby-Doo
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Videoregistrazioni: DVD

Stai fresco, Scooby-Doo [Videoregistrazione]

: Warner home video, 2007