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Trovati 37829 documenti.
Quella villa in fondo al parco [Videoregistrazione] / regia di Anthony Ascot
: De Agostini, 1988
Abstract: La polizia di Santo Domingo rinviene il cadavere orribilmente straziato di una donna che identifica come una delle componenti di una troupe al lavoro nell'isola per un servizio fotografico: si pensa che la donna sia stata uccisa da uno psicopatico e poi dilaniata dai topi, ma Terry, sorella di una delle fotomodelle, non ne è convinta e svolge indagini per conto proprio aiutata da un amico, scrittore di romanzi gialli... L'assassino non è un comune maniaco omicida ma uno dei mostri, sorta di raccapriccianti uomini-topo, generati dall'esperimento di uno scienziato che ha inoculato il seme di un ratto in una scimmia. Le creature, sfuggite ad ogni controllo, continuano ad uccidere e una di loro, riuscita a nascondersi nell'aereo che riporta Terry negli States, minaccia di riprendere la strage ben oltre i ristretti confini delle isole caraibiche. Sgradevole vicenda che si riallaccia ai fantahorror sulle mutazioni genetiche celandosi sotto un titolo che sembra apparentarsi ai truculenti thriller all'italiana di moda negli anni '80.L'uomo-topo è interpretato da Nelson de la Rosa. Titolo alternativo: The Rat Man.
Hansel e Gretel [Videoregistrazione] / regia di Giovanni Simonelli
: De Agostini, 2006
Abstract: I fratelli Hansel e Gretel, quindici anni dopo essere scampati alla disavventura nella casetta di marzapane, sono diventati due spietati cacciatori di streghe.
$7, Hyden park, la casa maledetta [Videoregistrazione] / regia di Alberto De Martino
: De Agostini, 2005
Un gatto nel cervello [Videoregistrazione] / regia di Lucio Fulci
: De Agostini, 2006
Abstract: Lucio Fulci, nella parte di se stesso, è un regista di film horror, che subisce contraccolpi psichici a causa dei suoi film. Soffrendo di terribili incubi, è in cura dallo psichiatra Egon Schwarz (David L. Thompson), ma la terapia non sembra avere esito perché gli incubi peggiorano e Fulci crede di essere addirittura colpevole di delitti efferati. La verità si rivelerà un po più complicata. Unoperazione così assurdamente geniale da meritare encomio e rispetto al di là dei suoi esiti. Lucio Fulci che fa se stesso è uno spunto sorprendente, giocato sullo schermo con la spavalda sfrontatezza di chi sembra non avere nulla da perdere. Il film in sé non è molto riuscito, basato in buona parte su sequenze di riporto da altri film (anche non di Fulci), che danno alloperazione unaria raffazzonata e disperata. Ma i colpi di scena finali, con lultimo beffardo a gettare una luce quasi bonaria, riscattano la mestizia delloperazione e, unitamente allarditezza del concetto, danno unimpronta di necessità al film. In sostanza, è importante che esista, perché ci dà di Fulci un ritratto quasi dal vero anche se sicuramente fittizio come unimmagine riflessa in molti specchi ingannatori che alla fine ci dicono qualcosa della verità
Cenerentola [Videoregistrazione] / regia di Ricky Corradi
: Mondo home entertainment, 2006
Abstract: Rimasta sola e senza sostentamento, Silviette viene protetta da Jenny Smart, famosa diva del cinema. Il regista Piccolini, colpito dal suo sorriso, le offre il ruolo da protagonista in "Cenerentola", il film che sta per essere girato. Jenny si rende conto che Silviette può essere un potenziale pericolo. Note - LUNGHEZZA: 815 METRI
Terrore sul Mar Nero [Videoregistrazione] / regia di Norman Foster
: Columbia Tristar home entertainment, 2004
Abstract: A Istanbul gli agenti nazisti assoldano un sicario (Moss) per eliminare un agente americano (Cotten) che, grazie alla protezione di un colonnello turco (Welles, truccato alla Stalin), scampa agli agguati di terra e di mare. Da un romanzo di Eric Ambler, sceneggiato da Cotten e Welles, un thriller spionistico RKO ad alta tensione che a livello stilistico è impregnato di tocchi ed eccessi wellesiani. Welles dichiarò di aver "disegnato" il film senza averne diretto le riprese. Ne fu, comunque, il supervisore, l'eminenza grigia. Rifatto con La rotta del terrore (1975).AUTORE LETTERARIO: Eric Ambler
La via degli angeli [Videoregistrazione] / regia di Pupi Avati
: Medusa video, [200-?]
Abstract: Bologna, anni Trenta. Ines si diploma alle complementari e, poco dopo, comincia a lavorare come segretaria nel negozio di un antiquario. Nel retrobottega c'è Angelo, il figlio del padrone, e Ines si innamora subito di lui, che non la guarda nemmeno. Arriva l'estate. Ines e la mamma vanno in villeggiatura a Sasso Marconi dalla nonna. Qui ritrovano le quattro cugine e il cugino Edgardo. Loris è il proprietario della balera della zona. Quando suo fratello passa fuori dal cancello della casa vuol dire che è il primo lunedì di luglio. Il fratello attraversa le colline, dopo ogni disgelo, per andare ad avvisare le contrade isolate che giù al fiume si sarebbe ballato e che ci sarebbero state tutte le più belle, illibate, distinte signorine di Bologna. Il fratello, con la sua valigetta da commesso viaggiatore, combina matrimoni, e prende le iscrizioni: per partecipare bisogna scrivere il proprio nome, dimostrare di avere una camicia bianca, altri vestiti e il mangiare al sacco per l'andata e per il ritorno; nel prezzo, oltre al ballo, sono compresi una doccia calda, l'uso del barbiere e lezioni di danza durante il viaggio. Anche quell'anno si registra un buon numero di iscrizioni. Ines aspetta il momento con grande batticuore. Quando la serata prende il via, il fratello, già provato da alcuni infarti, muore. Nella notte Ines rimane sola con Angelo e si sente stupida e impacciata. Il giorno dopo solo alcuni hanno trovato una ragazza da sposare, gli altri tornano indietro. Ines racconta quello che hanno fatto le cugine e lei stessa: Angelo poco tempo dopo l'ha chiesta in moglie. "Sentimenti e personaggi sono raccontati con delicatezza e profondità: gli usi dell'epoca, già in via di sparizione, sono illustrati con interessante esattezza; gli attori sono adeguati, il film dal ritmo lento comunica nostalgia, la crudeltà del vivere, affettuoso divertimento". (Lietta Tornabuoni, 'la Stampa', 11 dicembre 1999) Note - SUONO: RAFFAELE DE LUCA. - METRI: 3358.
Danton [Videoregistrazione] / regia di Andrzej Wajda
: San Paolo : 20th Century Fox, 2004
Abstract: Note .
Litigi d'amore [Videoregistrazione] / regia di Mike Binder
: Panorama : Eagle pictures, 2005
Abstract: Terry Wolfmeyer, moglie affettuosa e madre attenta di quattro figlie, vive in una tranquilla cittadina di provincia. Un giorno, la sua vita viene scossa da un evento improvviso: la misteriosa scomparsa di suo marito. Così Terry si trova a dover affrontare da sola i problemi di ogni giorno, a fronteggiare le personalità complesse e difficili delle quattro figlie - Christensen, Wood, Russell e Witt - anche loro spaesate e confuse dinanzi al nuovo stile di vita che si prospetta. Terry, confusa e disperata, cerca consolazione nell'alcol e nelle attenzioni di Denny, il loro vicino di casa. Questi da giovane è stato campione di football e ora conduce una trasmissione in una radio locale, e pian piano diventa un punto di riferimento fondamentale nella vita di Terry e della sua famiglia. Ma tutto si complica quando non solo la madre, ma anche le figlie, si rivolgono a Denny per risolvere i loro dilemmi romantici... "La banalità del titolo italiano, 'Litigi d'amore', travisa le intenzioni degli autori e confonde le aspettative del pubblico. 'The Upside of Anger' può essere tradotto 'al culmine della collera', è invece tutt'altra cosa. Si tratta di un'intelligente commedia drammatica sulla middle class americana di provincia. (...) Una piacevole sorpresa, che ci riconsegna un Costner finalmente in forma. Quanto a Joan Allen recita come un'attrice di teatro, più con la voce che con il resto. Mike Binder, regista e sceneggiatore, va felicemente in controtendenza, ci prende amabilmente in giro e nel finale ci stupisce. Un piccolo, amabile racconto, che volutamente non ci fa versare una lacrima, ma emoziona." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 15 aprile 2005) "A Hollywood li chiamano vehicles, veicoli. Sono i film cuciti addosso alle star per esaltarne le qualità. Ma anche il cinema indipendente ha i suoi veicoli a giudicare da questo acido e godibile 'Litigi d'amore', titolo originale 'The Upside of Anger', forse più pertinente perché la rabbia, in ogni sua forma, è la grande protagonista. (...) Ma naturalmente non esiste solo la rabbia, ci sono anche la compassione, lo stupore, l'amore. Anche se il meglio del film è proprio nell'energia feroce della Allen, nei dialoghi sferzanti, nel contrasto fra la nostalgia di certezze borghesi e la durezza dei sentimenti." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 aprile 2005) "Il titolo è brutto e banale, il film è bello e originale. (...) Come si costruisce un affetto sulle palafitte dei forse e dei può darsi, nella tristezza periferica di Detroit: spira aria di Cassavetes, tutti falliti e-o tutti promossi. Si vedrà." (Maurizio Porro, Corriere della Sera, 16 aprile 2005) Note - LA SCENEGGIATURA, SCRITTA DA MIKE BINDER, E' STATA SCRITTA APPOSITAMENTE PER JOAN ALLEN.
Behind enemy lines [Videoregistrazione] : Dietro le linee nemiche / regia di John Moore
: 20th century Fox, 2004
Abstract: TRAMA BREVE Un comandante dell'esercito americano stanziato in Bosnia, contravvenendo agli ordini dei suoi superiori, organizza una missione per recuperare un pilota americano abbattuto durante un volo di ricognizione, che si trova solo e braccato nel territorio nemico. TRAMA LUNGA Sulla portaerei americana Vinson, in missione di pace e di controllo al largo della Bosnia, il giovane tenente Chris Burnett confida ai colleghi di essere seriamente intenzionato a lasciare il servizio: troppa routine e troppo tempo passato senza far niente. Subito il comandante, ammiraglio Reigart, lo convoca e gli chiarisce che per il momento non si parla di congedo. Per tutta risposta, e proprio nel giorno di Natale, lo invia su un F18 in missione di ricognizione fotografica. Burnett parte di malavoglia, poi scatta alcune foto su zone proibite e subito entra in funzione la contraerea. Colpito dai missili, l'aereo cade, Burnett e il copilota Steakhouse si gettano con il paracadute. Mentre Burnett sale su una collina per attivare il contatto telefonico, arrivano soldati serbi. Sasha, killer designato, spara di spalle a Steakhouse, uccidendolo. Rimasto solo e scoperto, Burnett si dà alla fuga, inseguito da Sasha, che deve eliminarlo. Quando faticosamente raggiunge il punto di incontro stabilito e crede di essere in salvo, Burnett si sente dire che non può essere prelevato in quella zona: il rischio è di compromettere il delicato processo di pace avviato dall'ONU. Dovendo raggiungere una zona presidiata dagli Usa, Burnett comincia una fuga tra territori desolati e città fantasma rase al suolo. Passa tra sparatorie, bombe, attentati, e ad un certo punto scambia la propria divisa con quella di un serbo. Annunciato alla portaerei come morto, Burnett va avanti, fin quando decide di andare a recuperare le fotografie scattate alle fosse comuni, che avevano determinato la reazione serba. Giunto sul luogo, riattiva una radio e fa capire di essere ancora vivo. Reigart a questo punto decide di andare a prenderlo, anche contravvenendo agli ordini. Dopo una colluttazione, Burnett uccide il killer Sasha, prende le fotografie, e finalmente arriva l'elicottero a salvarlo. Tornati in patria, Reigart sarà sollevato dal comando e assegnato ad un ufficio a Washington, che lui però rifiuta per andare in pensione mentre Burnett rimarrà nei marines. "Patriottismo oltranzista, critica del pacifismo, onore, eroismo, sacrificio. Il film sembra un lungo spot a favore dell'arruolamento dei giovani americani: cosa tanto più scontata poiché realizzato in anticipo sull'11 settembre (...) Per un'ora e quaranta, Moore manipola senza ritegno lo spettatore con abili riprese montate a ritmo frenetico, senza lasciargli un attimo per riflettere su chi siano i buoni e chi i cattivissimi. Di eroi con sventolio di bandiere stelle-e-strisce come questo non se ne vedevano dai tempi di John Wayne e dei 'Berretti verdi'". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 dicembre 2001) "Ispirato al caso di Scott O'Grady, il 'plot' sta in tre righe. (...) ma ogni riferimento alla realtà viene saltato a piè pari dallo spottone patriottardo di Moore, che usa tutti gli espedienti delle vecchie serie B e del moderno cinema d'azione per semplificare, estremizzare, cartoonizzare la guerra nella ex-Jugoslavia, così maledettamente complicata, anzi 'incomprensibile'. Ma in tanta rozza propaganda ci sono almeno due sequenze davvero da antologia. La prima è l'abbattimento del caccia (...) La seconda, da non raccontare, è la scena che culmina con la scoperta delle fosse comuni. Anche questa, e non è certo un caso, ad alto coefficiente di tecnologia". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 gennaio 2002) "Muscolare mega spot della marina americana, con una sequenza aerea iniziale mozzafiato e un finale nazionalista involontariamente comico. In mezzo, il dramma della ricerca del commilitone disperso, ripreso da 'Rambo' (...) Il finale allinea l'intervento militare americano in Jugoslavia alle azioni fumettistiche di James Bond. Almeno una sequenza vale il biglietto: la fuga del jet supersonico inseguito dai missili, di parossistica e coinvolgente precisione. Si spara. Troppo". (Silvio Danese, 'Il Giorno' 11 gennaio 2002) "(...) L'aereo va fuori rotta, fotografa fosse comuni e movimenti di truppe serbe e viene abbattuto. Burnett sopravvive, ma è braccato dai soldati e da un cecchino-predatore. Da questo momento il film, tradotto in immagini il 'soggetto' annunciato dal titolo, si lancia, senza intreccio e con dialoghi risibili, in un rush effettato verso la salvezza che miscela la meccanica idiota dei videogame con una sorta di decathlon di guerra. Wilson non si scrolla di dosso quell'aria da comprimario, gli sceneggiatori praticano ogni codicillo dell'inverosimiglianza, il regista è al suo debutto, dopo aver impressionato i produttori con uno spot per un gioco della Sega". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 15 gennaio 2002) "Benché realizzato prima dell'attacco alle Torri di New York dell'11 settembre 2001, il film fa parte del nuovo cinema bellico che dovrebbe nutrire o contrastare il patriottismo americano. Ma le difficoltà sono molte: il vecchio kolossal guerresco non si può più fare, risulterebbe ormai autoironico e insopportabile; il nuovo stile, applicato a conflitti militari, non arriva oltre il videogioco nella sua carenza di principi, moralità, emozioni; la via di mezzo è inevitabilmente mediocre. In 'Behind Enemy Lines' si adotta il genere Stallone nella giungla o 'Salvate il soldato Ryan' (...). Come nei film di Stallone, il protagonista è insofferente dei compromessi necessari, vorrebbe combattere in modo aperto e diretto, disprezza le politiche di pace. Il regista debuttante John Moore gira in uno stile da videogioco veloce, frammentato, affannato, supercontemporaneo: eppure il film dà l´impressione di essere lungo, e nel suo patriottismo enfatico risulta antiquato, poco interessante". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 13 gennaio 2002) "'Behind Enemy Lines' vorrebbe essere un inno agli Usa come gendarmi del mondo: ne diviene, per assurdo, la parodia. Un decisivo contributo lo dà il regista, l'irlandese John Moore, scelto dai produttori per come aveva girato uno spot per la 'Sega' (in precedenza è stato operatore per Neil Jordan e Jim Sheridan, registi dai quali non ha imparato nulla in termini di finezza psicologica e analisi politica). Moore gira tutto come fosse un videogame: macchina da presa ballerina, effettacci visivi, sonoro perennemente roboante. Alla fine il film risulta tronfio, retorico, decerebrato, politicamente disgustoso. Ma anche istruttivo: con gente simile a dargli la caccia, il mullah Omar potrebbe essere fuggito anche in monopattino, altro che motocicletta". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 gennaio 2002) "Che il regista venga dalla pubblicità è evidente. L'adrenalina del montaggio, dei continui e moltissimi stacchi, della guerra vista come un prodotto, ma anche una sensazione, da pubblicizzare a vista, e non in negativo, grazie a inquadrature da steadycam, filtri, jump cut, è il 'pregio' di un film che distilla retorica yankee manipolando l'emotività. Con fervente patriottismo e vezzi da video game, il film è molto manicheo ma corre veloce come il suo eroe, col ritmo da hip-hop: in fondo potrebbe diventare un ottimo spot per l'arruolamento. C'è sempre qualcuno che 'want you'. Sarà una stagione gonfia di guerre cinematografiche. La violenza continua a pagare, specie se associata ai soliti optional: l'onore, la patria e il sacrificio. Purtroppo nel dozzinale film di Moore anche i sentimenti sono video giochi, nonostante la passione anche fisica che ci mette Wilson. Il quale non fa che errori, gioca a pallone sul ponte della portaerei, si serve di serbi rockabilly in cambio di una Coca, fa esplodere un campo minato: è un miracolo che sia vivo. Lo stesso dicasi per il pubblico, anestetizzato alla fine di fronte a tutto, con una baraonda di emozione visiva che comunica solo un disagio semplicistico e puramente irrazionale, da thriller, rispetto alla guerra, alla ragione, alla politica". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 gennaio 2002)
La notte dei vampiri [Videoregistrazione] : Midnight mass / regia di Tony Mandile
: Artwork and design, 2003
Abstract: Limprovviso scoppio di una strana epidemia virale provoca panico in tutto il mondo e una distruzione di massa che sconvolge ogni società. I responsabili risultano essere i vampiri che prendono quindi il sopravvento costringendo gli umani a nascondersi di notte e a circolare solo di giorno. Ma anche di giorno non sono sicuri perché ci sono squadre di cacciatori di prede per conto dei vampiri, che sperano così di entrare a far parte del consesso degli immortali. Gwen (Pamela Carp), dopo essere miracolosamente sfuggita a un agguato, cerca e trova padre Joe Cahill, un sacerdote alcolizzato (Douglas Gibson) scacciato dalla sua parrocchia prima dellepidemia con una ingiusta accusa di pedofilia. Gwen, già atea convinta e ora un po in dubbio, convince padre Joe a smettere di bere e a seguirla nella vecchia parrocchia per aiutare i sopravvissuti. Lì, con laiuto di un vecchio parrocchiano, Carl (David Dwyer), e della figlia Mickey (Marianna Matthews), affrontano i vampiri e i loro accoliti, guidati dal capo vampiro, lex sacerdote padre Palmeri (Marvin W. Schwartz). Lapproccio è diverso da quello dei consueti film di vampiri, ma la premessa è quella del famoso romanzo di Matheson, I vampiri, più volte portato sullo schermo (#Vedi#Lultimo uomo dela terra, #Vedi#1975: Occhi bianchi sul pianeta terra). Statico, verboso, pieno di banalità pseudo-filosofiche su religione, fede, ateismo e vampiri, contrasta ogni tanto la propria tediosità telefilmica con qualche scoppio di violenza e qualche spruzzata di sesso, tentando addirittura un finale di massa che cade piuttosto piatto. Curiosa e in controtendenza lidea di dare il ruolo della protagonista a unattrice bassa, cicciottella e poco attraente. Purtroppo, però, recita anche piuttosto male e allora le ragioni della scelta si fanno più oscure
I lunghi capelli della morte [Videoregistrazione] / regia di Anthony Dawson
: De Agostini, 2006
Abstract: Verso la fine del XVI secolo, accusata di aver ucciso il conte Franz, Adele Karnestein viene bruciata sul rogo. Lizabeth, sua figlia, è allevata al castello e, divenuta grande, è costretta a sposare il conte Kurt, malvagio autore dell'assassinio. Le maledizioni profferite dalla sventurata Adele s'avverano: la peste imperversa e il conte Humbolt, padre di Kurt, muore per l'improvvisa apparizione di una sconosciuta, nella quale egli ravvisa Mary, la primogenita di Adele da lui sedotta ed uccisa anni prima. Kurt s'infiamma d'improvviso amore per la sconosciuta e decide, insieme con lei, di uccidere Lizabeth. Il corpo della donna però sparisce, mentre tutti nel castello continuano a parlarne come di persona viva. Ciò spinge prima al terrore e poi alla follia Kurt, che si sente perseguitato da un fantasma. Nella cripta del castello egli scopre la verità: Lizabeth è viva mentre Mary è il fantasma di sua sorella venuta a compiere la vendetta in nome della madre ingiustamente uccisa. Attratto dal maleficio del fantasma, Kurt si trova rinchiuso e imbavagliato in un fantoccio, destinato ad essere bruciato nei giardini del castello durante una festa. Sarà la stessa Lizabeth ad appiccargli il fuoco. "[...] Siamo lontani dal talento d'un Bava [...]. Qualche idea flash: i topi rosicchiano un cadavere e danno l'idea che questo respiri [...] il manichino della morte da bruciare[...]. Certo, l'appassionato del cinema fantastico ci troverà il suo spasso [...]. Barbara Steele è assai graziosa. (N. Simsolo, "Saison '71", Parigi, 1971) Note RICCARDO PALLOTTINI E' ACCREDITATO COME RICHARD THIERRY; ERNESTO GASTALDI E' ACCREDITATO COME JULIAN BERRY.
Le strelle nel fosso [Videoregistrazione] / regia di Pupi Avati
: Aegida, 2006
Abstract: Nel '700 in una casa isolata delle valli di Comacchio, abitata da Giove e i suoi 4 figli, arriva la bella Olimpia che vi porta l'amore, e la morte. Film a basso costo e di piccolo incanto come quello del melodico, struggente motivo sul violino (inventato dal clarinettista Avati) che fa da conduttore di una favola per adulti, genere raro nel cinema italiano che rischia il poeticismo. Film di molti pregi: la luce dei paesaggi (fotografia di Franco Delli Colli, cugino di Tonino); l'arcaico e raffinato estro delle incursioni nel fantastico popolare; l'affiatata direzione degli attori e soprattutto la modulazione della voce di Avati in una favola sospesa senza morale definita, ma dotata di senso. 1° premio al Festival di Valladolid 1970.
Sherlock Holmes collection. Destinazione Algeri [Videoregistrazione] / regia di Roy William Neill
: Hobby and work publishing, 2005
Hollywood homicide [Videoregistrazione] / regia di Ron Shelton
: Medusa home entertainment, 2004
Abstract: Joe Gavilian e K.C. Calden, due detective della squadra omicidi, investigano su un gruppo rap prodotto da Sartain, proprietario di una nota etichetta musicale rap, sospettato dell'omicidio di alcuni artisti che in passato avevano cercato di sciogliere i contratti che li legavano con la casa discografica..... ""E' tornato Indiana Jones! Harrison Ford si riprende il posto che gli spetta, tra i divi che sanno recitare. 'Hollywood Homicide' è in apparenza una detective story, con tutto l'armamentario del genere, ma una ventata di follia percorre l'intera pellicola, rivitalizzando un genere fin troppo visitato. Un po' commedia, un po' crime story, tanto per disporre di un centro di gravità, il film non scopre del tutto le carte e si deve credere solo alla metà di ciò che si vede, ma la metà scelta, se è quella giusta, dispensa un divertimento non banale. (...) Amabile gigione, Ford esprime l'humour che ha soffocato per troppo tempo, risultando la carta vincente del film." (Adriano De Carlo, 'il Giornale Nuovo', 19 dicembre 2003) "L'idea di Ron Shelton, sceneggiatore e regista del film, era di realizzare un poliziesco con la consueta coppia di agenti, il maturo e il giovane, rispettivamente impersonati da un divo (Harrisond Ford) e da un emergente (Josh Hartnett): salvo a farne dei tipici personaggi da commedia che paiono finiti per sbaglio in un thriller. (...) Sceneggiato con finezza e perfettamente sostenuto da un attore molto bravo nella chiave dell'ironia e dell'understatement come Ford, il tormentone della doppia attività che sembra occupare i protagonisti più delle indagini in corso sarebbe divertente e riuscito, se non fosse che è annacquato, addirittura sommerso in un mare di clichès. Un teatrino che ben conosciamo di cattivi-cattivi, di rappresentanti della legge collusi con la criminalità, di prostitute infide; e soprattutto rimpinzato di quelle scene d'azione, di inseguimenti di auto con relative carambole che troppe volte abbiamo visto sullo schermo e mai più vorremmo vedere. " (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 22 dicembre 2003) "In una dialettica tanto appassionante, Shelton inserisce una quantità di sottotracce inutili, che restano incompiute e pregiudicano ulteriormente il senso di un oggetto cinematografico non abbastanza emozionante per un film d'azione, non abbastanza divertente per una commedia. Quando Ford sequestra la bicicletta a una ragazzina per inseguire i malvagi, cominci a pensare che sia davvero 'troppo vecchio per queste fesserie'. Negli Usa è stato un flop; a noi lo ammanniscono a Natale." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 dicembre 2003)
Partita a quattro [Videoregistrazione] / regia di Ernst Lubitsch
: Cecchi Gori home video, 2006
Abstract: Due amici sono amati dalla stessa ragazza, donna di mondo, ma trovano un accordo e mettono su casa insieme, dove, però, la convivenza è soltanto platonica. Tratto dalla commedia omonima (1933, in Italia Quartetto d'archi) di Noël Coward e sceneggiato da Ben Hecht, è una partita a tre in cui la penuria di denaro del trio che fa una vita da bohème corrisponde alla privazione del sesso. Lubitsch e Hecht hanno camminato sul filo del rasoio per evitare, data la materia, gli attacchi delle potenti associazioni in difesa della pubblica moralità, ma incorsero ugualmente nella censura del Codice Hays, da poco entrato in vigore. E.E. Horton, principe dei caratteristi, riesce a sopravanzare le 2 star maschili.AUTORE LETTERARIO: Noël Coward
Umberto D [Videoregistrazione] / regia di Vittorio De Sica
: Medusa home entertainment, [2002?]
Abstract: Umberto D., vecchio funzionario ministeriale costretto a vivere d'una pensione insufficiente, si dibatte tra difficoltà economiche insuperabili. Abita in una misera camera ammobiliata, dalla quale l'esosa padrona di casa minaccia di sfrattarlo. Ammalato e febbricitante entra in ospedale, dopo aver affidato il suo fedele compagno Flik, un cagnolino bastardo, a Maria, la servetta, che gli dimostra una certa comprensione. Uscito dall'ospedale dopo qualche giorno, non trova più a casa il suo diletto Flik ma dopo febbrili ricerche lo trova al canile comunale e lo riscatta. Ora si ripresenta, più urgente e minaccioso, il pericolo dello sfratto. Umberto D. va in cerca di qualche vecchio amico ma nessuno vuole o può aiutarlo, così gli viene l'idea di chiedere l'elemosina, ma la propria dignità glielo vieta. Sconsolato, decide di farla finita e si reca con il fedele Flick ad un passaggio a livello. Spaventato dal rumore del treno in arrivo, il cagnolino gli sfugge dalle mani e per Umberto D. è la salvezza. Deciso a riconquistare la fiducia e l'affetto di Flik, si mette a giocare con lui e non pensa più al suicidio. "Mai come in questo film, tutto in sordina, è venuta in primo piano la figura del soggettista-sceneggiatore. Si direbbe, un po', che De Sica abbia diretto il film per procura di Zavattini [...]. Comunque una felicissima collaborazione. (M. Gromo, La Stampa, 1952). "Se è vero che il male si può combattere anche mettendone a nudo gli aspetti più crudi, è pur vero che che se nel mondo si sarà indotti - erroneamente - a ritenere che quella di Umberto D. è l'Italia della metà del ventesimo secolo, De Sica avrà reso un pessimo servizio alla sua patria, che è anche la patria di Don Bosco, del Forlanini e di una progredita legislazione sociale". (G.Andreotti, Sottosegretario allo Spettacolo, in Libertà , 1952). Note - MIGLIOR FILM AL FESTIVAL DI PUNTA DEL ESTE; MIGLIOR FILM STRANIERO PER I CRITICI DI NEW YORK (EX AEQUO). - CARLO BATTISTI, PROTAGONISTA DEL FILM, ERA PROFESSORE DI GLOTTOLOGIA ALL' UNIVERSITA' DI FIRENZE ED INTERPRETO' SOLTANTO QUESTO FILM. - RESTAURATO NEL LUGLIO 2002 PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI ZAVATTINI (20.09.1902)
E venne un uomo [Videoregistrazione] / regia di Ermanno Olmi
: Multimedia San Paolo, 2005
Fuga disperata [Videoregistrazione] / regia di Sidney Furie
: Open game, 2006
Bittersweet life [Videoregistrazione] / regia di Kim Jee-Woon
: Medusa home entertainment, 2006
Abstract: Non c'è dubbio che il tema della vendetta sia centrale nel cinema sudcoreano. Mentre nelle sale italiane si proietta "Old Boy" di Park Chan-Wook, "A bittersweet life" di Kim Jee Woon ("Two Sisters") è stato presentato fuori concorso al 58esimo Festival di Cannes. Protagonista è Sunwoo, manager di un lussuoso albergo di Seoul, nonché braccio destro di Kang, capo della mafia locale. La sua vita, più amara che dolce, scorre fra regolamenti di conti, riscatti di crediti, lotte fra bande rivali. Fino al giorno in cui il boss gli chiede di sorvegliare la sua giovane compagna per scoprire se lo tradisce. Naturalmente Sunwoo si innamora della ragazza, e, pur sorprendendola con un l'amante, nasconde la cosa a Kang. Ma la verità viene a galla e da qui inizia la faida di cui si parlava poco sopra. Lo stile di Kim Jee Woon è davvero raffinato: estremamente patinata la fotografia, elegantissimi gli ambienti dell'albergo, coreografiche le numerose lotte. Tanto che in questo gangster movie, che diventa quasi un western nei primi piani dello scontro finale fra Sunwoo e Kang, la violenza viene sublimata nell'atto stesso di mostrarla. La brutalità delle immagini regala uno spettacolo visivo senz'altro affascinante, anche se, al contrario che in "Old Boy", tutto resta in superficie. Ma forse è solo un sogno...