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Unita'$4: La conciliazione con la Chiesa cattolica (1929)
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Unita'$4: La conciliazione con la Chiesa cattolica (1929) [Videoregistrazione]

Unita'$5: L' Europa in crisi (1929)
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Unita'$5: L' Europa in crisi (1929) [Videoregistrazione]

Unita'$6: I compromessi del regime
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Unita'$6: I compromessi del regime [Videoregistrazione]

Unita'$7: La costruzione del consenso (1926-1936)
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Unita'$7: La costruzione del consenso (1926-1936) [Videoregistrazione]

Unita'$8: Il declino del consenso (1937-1943)
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Unita'$8: Il declino del consenso (1937-1943) [Videoregistrazione]

Unita'$9: L' impero (1936-1940)
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Unita'$9: L' impero (1936-1940) [Videoregistrazione]

Unita'$13: La repubblica sociale italiana: dal 25 luglio al 25 aprile
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Unita'$13: La repubblica sociale italiana: dal 25 luglio al 25 aprile [Videoregistrazione]

Il cacciatore aquiloni
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Il cacciatore aquiloni [Videoregistrazione] / regia di Marc Forster

: Filmauro home video, 2008

Caos calmo
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Caos calmo [Videoregistrazione] / regia di Antonello Grimaldi

: 01 Distribution, 2008

Abstract: Pietro Paladini ha fatto una promessa. Ha promesso alla sua bambina di aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Lara, sua moglie, è morta improvvisamente l'estate scorsa e Pietro non sa decidersi a soffrire, non sa decidersi a ripartire. Seduto su una panchina, giorno dopo giorno riceve le visite e le rivelazioni dolorose dei colleghi, turbati da una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di "arresto". Trasgredite le regole dell'efficienza e della produttività e abitato da una sorprendente calma, Pietro resta in attesa del dolore e della vita dopo il dolore. Caos Calmo, tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, non è un film "autosufficiente" perchè per afferrarlo è necessario affiancare alla visione una ricognizione della fonte letteraria. Eppure proprio in questa "dipendenza", in questa assenza di "autarchia" cara al Moretti in Super8, risiede il valore del film di Antonello Grimaldi. Troppe pagine di Veronesi non corrispondono esattamente al cinema, troppe cose che sono nominate non possono essere viste, perché tutto accade nella testa del personaggio, è Pietro Paladini a prevalere sull'intreccio e l'intreccio non esiste se non attraverso la sua costruzione. Primo ostacolo per Grimaldi è stata l'esteriorizzazione dell'interiorità, che non ricorre mai o quasi mai alla soluzione più ovvia della voce fuori campo. Ecco allora che il paesaggio interiore di Paladini, impossibile da palesare, si costituisce indirettamente attraverso una scelta marcata e ricca di conseguenze sul piano narrativo: Nanni Moretti, la cui presenza attoriale raccorda il film di Grimaldi alle sue opere. Moretti ha costruito il suo cinema come un sistema di segni e di rinvii (le scarpe, un bicchiere d'acqua, un aforisma), che si configura come un linguaggio per iniziati, qualcosa che costantemente si implica e si richiama. Moretti si muove dentro un orizzonte di aspettative condivise da una parte del pubblico italiano, che si imbarazza per la "scena di sesso" con la Ferrari, già sconcertato da quella con la Morante (La stanza del figlio). Impegnati a dissertare sulla sua incompetenza copulatoria, ai detrattori è sfuggito il vistoso ripiegamento dell'ego morettiano, che non predica più e non ha più certezze ma che ha bisogno di fare ordine, di compiere, muovendosi da fermo, un percorso di conoscenza e di indagine razionale sulla insostenibile leggerezza del dolore. L'inestricabile garbuglio interiore di Paladini/Moretti e il caotico pasticcio della varia umanità che si confessa sulla sua panchina trasformano il dolore in momento dialettico. Se nella Stanza del figlio la cognizione del dolore è asociale, in Caos Calmo è precipitato in uno spazio di socialità. Dove c'era nichilismo e chiusura adesso c'è apertura al possibile. E dopo gli abbracci è il tempo della differenza: Pietro Paladini potrà fare i conti fino in fondo col significato che ha il (non) dolore per lui. L'unica sequenza che non ha bisogno di essere integrata col romanzo è quella "occupata" da Roman Polanski. La sua entrata in scena è la semplice e geniale risposta di Grimaldi al silenzio della pagina scritta. Perché Polanski è immagine che parla.

Parlami d'amore
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Parlami d'amore [Videoregistrazione] / regia di Silvio Muccino

: 01 Distribution, 2008

Abstract: Sasha è nato sotto una cattiva stella. I genitori tossici lo hanno isolato crescendolo in una comunità di recupero e, alla loro morte, lo hanno lasciato in un limbo di dolore. Costretto ad abbandonare il centro dopo la dipartita del direttore - l'unica persona nella quale riponeva la sua fiducia - Sasha fatica a trovare il suo posto nel mondo. Non deve essere facile chiamarsi Muccino, né scegliere di sedersi dietro la macchina da presa per seguire le orme del più celebre fratello maggiore. Silvio affronta la sua prima volta da regista adattando il romanzo scritto a due mani insieme a Carla Vangelista - un successo letterario con le sue 300mila copie vendute - destinato al grande schermo sin dalla gestazione. Per ottenere credibilità si circonda di professionisti capaci (Arnaldo Catinari, Tonino Zera, Patrizio Marone, Maurizio Millenotti) ai quali sussurra tutte le suggestioni del cinema alto (così alto da essere irraggiungibile) per rimpolpare la sua opera prima di sequenze e location fissate nell'immaginario collettivo. Parlami d'amore è un'accozzaglia di citazioni, un presuntuoso esercizio di stile - di un cinefilo che ha la fortuna, al contrario del suo personaggio, di essere nato sotto una buona stella - che manca di personalità e di punti di riferimento con il reale (e il sociale). Non è chiaro come questo film sia riuscito a ottenere un riconoscimento "di interesse culturale". Non è sufficiente parlare di dipendenza (dalle droghe, dall'alcol, dal gioco), di comunità di recupero e di giovani allo sbando se l'argomento viene affrontato con qualunquismo. Silvio punta sul dolore per provocare emozioni, ma per poter parlare di dolore e abbandono bisogna conoscere a fondo la materia o per lo meno saperla trattare con empatia. I personaggi, tutti maledettamente tormentati, che si muovono nella dimensione dark di una Roma notturna in sfacelo, sono stereotipati e per questo inverosimili. Come inverosimili e alquanto irritanti appaiono i dialoghi tra i giovani borghesi spudorati (che aspirano a diventare i nuovi Dreamers di Bertolucci) e il ragazzo interrotto di Silvio Muccino. Ma ciò che irrita maggiormente è il modo in cui il Silvio regista e sceneggiatore sfrutta la sofferenza e il tema della dipendenza come mero pretesto per parlare d'amore.

La meta' ignota
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La meta' ignota [Videoregistrazione] = Echo / regia di Charles Correll

: Millennium storm, 2004

My sweet killer
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My sweet killer [Videoregistrazione] / regia di Justin Dossetti

: Mondo home entertainment, 2006

Abstract: Nella testa di Charlie si agita il fantasma di una bella e giovane donna, suicidatasi nel suo appartamento. Una presenza terrificante per l'equilibrio di un ex malato di mente.

Un poliziotto alle elementari
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Un poliziotto alle elementari [Videoregistrazione] / regia di Ivan Reitman

: Universal pictures, 2003

Abstract: In California, Cullen Crisp, ricco trafficante di droga, dopo aver appreso da un giovane informatore che sua moglie, fuggita da 5 anni col loro bambino (che egli vuole riprenderle), vive col piccolo nella cittadina di Astor nell'Oregon, invece di dargli i soldi promessi, uccide il ragazzo e scappa, senza sapere che all'assassinio ha assistito, nascosta, Cindy, la ragazza di questi. Subito dopo sopraggiunge il poliziotto John Kimble, che da tempo indaga su Crisp, e riesce a fatica a far testimoniare contro di lui la spaventatissima ragazza, che è una tossicomane: l'omicida viene arrestato, mentre sua madre Eleanor promette di aiutarlo in ogni modo. Poichè la polizia ha saputo che la moglie e il figlio di Crisp si trovano ad Astor (ma non ha loro fotografie e ignora sotto quale nome si nascondano) vengono inviati sul posto Kimble e la sua collega Phobe O'Hara, che deve presentarsi come maestra d'asilo nella scuola elementare locale, per indagare sul bambino conteso. Quando i due poliziotti giungono ad Astor, essendo Phoebe ammalata, John è costretto a prendere il suo posto, ed è assunto dalla direttrice, miss Schiowsky, già avvertita della sua missione segreta. Il primo impatto di Kimble con gli scatenati bambini dell'asilo è pessimo, ma presto egli riesce a renderli calmi e disciplinati e a farsi apprezzare da loro. Gli si affeziona specialmente Dominic, un maschietto di sei anni, la cui madre, Joyce Paulmarie, separata dal marito, insegna nella stessa scuola. Presto John, che si sta innamorando di Joyce, ed è ricambiato, comprende che lei e Dominic sono coloro che egli cerca, e confida finalmente alla donna la sua vera identità. Proprio allora giunge ad Astor Crisp, accompagnato dalla madre, che, fatta morire Cindy per overdose, ha provocato la liberazione del figlio, contro il quale non ci sono più testimoni. Introdottosi nella scuola, ed individuato suo figlio (che non può riconoscere), Crisp cerca di rapirlo, ma Kimble lo insegue nella scuola, in cui divampa un incendio provocato deliberatamente dal criminale. Kimble, dopo un crudo scontro con Crisp, riesce ad eliminarlo ma accorre la madre di questi che, ferito gravemente John, sta per ucciderlo, quando viene colpita dalla sopraggiunta Phoebe. Ormai guarito, Kimble, entusiasta del suo lavoro di insegnante, sceglie di restare nella scuola, di unirsi a Joyce e di essere un padre per Dominic. Le tre anime del film comica, thrilling, sentimentale, perchè il neo maestro incontra pure l'amore convincono però senza troppi guizzi e senza mai fondersi in un cocktail convincente fino al telefonatissimo crescendo finale. Qualche gag va a segno, qualche interprete è degno di miglior causa (a cominciare da Pamela Reed). Ma Ivan Reitman appartiene alla razza dei registi che con l'esperienza peggiorano. E per Schwarzenegger gli esami del comico non finiscono mai. (Fabio Ferzetti, Il Messaggero) Il filmetto diretto da Ivan Reitman, produttore e regista, è abbastanza divertente e perfino aggraziato nonostante la mole maldestra del protagonista. (Paolo D'Agostini, La Repubblica) Reitman sfrutta la recente moda cinematografica del bambino in panne e "home alone", chiedendo al robot Schwarzenegger l'impossibile, cioè d'essere spiritoso. (Maurizio Porro, Il Corriere della Sera) Ci sono delle gags amene, qualche situazione induce a sorridere, il racconto anzichè renderlo più animato, si può seguire senza troppe difficoltà. Chi stenta a farsi prendere sul serio è Schwarzenegger. Quando si intenerisce, naufraga in un mare di smorfiette che gli contraggono la bocca e gli fanno strabuzzare gli occhi in modo quasi penoso. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)

Grande grosso e...verdone
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Grande grosso e...verdone [Videoregistrazione] / regia di Carlo Verdone

: Filmauro home video, 2008

La classe
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La classe [Videoregistrazione] : entre les murs / regia di Laurent Cantet

: Dolmen home video, [2009]

Gomorra
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Gomorra [Videoregistrazione] / regia di Matteo Garrone

: 01 Distribution, 2008

Abstract: Chi vive in provincia di Caserta, tra Aversa e Casal di Principe, si scontra ogni giorno non solo con i soldi e il potere ma anche con il sangue. La possibilità di scegliere, la libertà di vivere una vita 'normale' è quasi nulla: se non vuoi pagare con la vita, devi sottostare al Sistema. Il mondo criminale e affaristico della Camorra segue la vita delle merci, da quelle 'fresche' che arrivano al porto di Napoli e vanno smistate, a quelle 'morte', le scorie, anche tossiche, che vengono versate nelle discariche o direttamente nascoste nel terreno. Seguendo i percorsi delle merci, dagli abiti griffati alle scorie chimiche, si scopre la vita della camorra e le storie di quelli, dai più potenti ai ragazzini affascinati o sottomessi, che danno vita alla Gomorra dei giorni nostri. Dalle note di regia: "Ho dovuto lavorare per sottrazione scegliendo solo alcune storie. Il film è in 5 episodi con protagonisti e comprimari che animano un film corale, come per l'America di Altman, l'Italia del Rossellini di Paisà, rendendoci complementari al libro. E' come se lo raddoppiassimo, ogni luogo ha una sua storia e i personaggi assumono una forza inedita. (...) Ma non pensate a un film di denuncia tradizionale con la classica divisione tra bene e male, tra buoni e cattivi, perché in realtà le cose sono più complicate e i confini più confusi. Mi interessa l'aspetto umano di queste persone, le loro contraddizioni." "Narrazione impassibile, osservazione da entomologo, esplosioni di orrore e di follia mischiate alla quotidianità di un 'sistema' di cui vive (e muore) non solo una circoscritta banda di delinquenti ma una vasta comunità, con ramificazioni che arrivano dappertutto. Lecito naturalmente appellarsi o appigliarsi a tutti i riferimenti di rito, dai modelli coppoliano o scorsesiano a quello del nostro grande Rosi. Ma è tanto vero che Garrone esprime un punto di vista e uno sguardo che il suo cinema e il suo film non somigliano a niente." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 16 maggio 2008) "Soprattutto un film d'antropologia sociale. 'Gomorra' si distingue e si distacca dal libro da cui è tratto: non è un'opera di informazione né di rivelazione, né di denuncia né di protesta. Come in un formicaio superattivo, la gente è sempre in movimento alla ricerca di un'occasione. I camorristi sparano come se allontanassero le mosche, con una frequenza e impassibilità da massacro: i colpi sono secchi, senza eco. Nel paese del sole il cielo è grigio, opprimente. La regia di Matteo Garrone e gli interpreti sono ammirevoli." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 16 maggio 2008) "A conti fatti 'Gomorra' è perfino una buona azione. Ti presenta l'orrore, ma senza inventare cattivi di comodo. Orride sono le azioni, non gli uomini che le commettono. Ognuno (o quasi) esce dal cinema con l'idea che anche lui poteva essere Franco, Roberto o Ciro, se infilato, magari dalla nascita, in una situazione analoga. Dai meriti civili a quelli artistici. Perdiana se è bravo Garrone, Quando uscì 'L'Imbalsamatore' ne avevo il sospetto, ora c'è la certezza. Garrone se vuole sa raccontare forte e barocco spingendosi fino al corrusco melodramma come essere netto e quasi asettico nell'episodio di Servillo. Eppoi, tanto di cappello, come riduttore di un testo importante. Pur avendo Saviano tra gli sceneggiatori ha saputo fare opera di enucleazione, sfrondare il libro, rinunciare anche a parti importanti, per arrivare a un film che tocca il cuore, fin troppo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 maggio 2008) "Come si capisce se un bel film italiano è un grande film in assoluto? C'è un test infallibile. Basta chiedersi se lo consiglieremmo a un amico straniero. 'Gomorra' passa a pieni voti per varie ragioni. Perché mostra un mondo mai visto con tanta forza e coerenza. Perché a forza di cesellare immagini e parole rende incredibilmente vero quel mondo incredibile, cancellando ogni traccia di messa in scena. E perché ci fa capire quanto quel mondo sia vicino, anzi consustanziale al nostro, anche se non lo vogliamo vedere. (...) A differenza di tanti brutti film, 'Gomorra' non spiega nulla ma ci fa capire tutto. È il segno più certo della sua grandezza. Anziché disperdere energie collegando fatti e destini, Garrone va dritto all'essenziale. Rielabora con fantasia e libertà cinque storie tratte dal romanzo-reportage di Saviano, ma non cerca nessi a tutti i costi. Tanto ogni personaggio si porta la sua verità scritta addosso; ogni scena è una resa dei conti, reale o figurata; ogni episodio approda a uno squarcio più eloquente di mille parole. Per questo le immagini di 'Gomorra', belle perché vere, e viceversa, sono così emblematiche e insieme naturali. Come i corpi e i volti scelti da Garrone dopo un lavoro di inchiesta che si indovina lungo e accurato.(...) Un romanzo diventato uno dei pochi grandi film italiani del decennio. Da non perdere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 maggio 2008) "Il pregio di Garrone è di tenersi distante dall'emozione, dall'esibizione, finanche dalla politica e dalla cronaca. E' un osservatore attento, scrupoloso, inappuntabile: documenta, dopo aver scelto i cinque episodi meno legati alla cronaca, più universali e immediati. Documenta avendo scelto i luoghi, gli ambienti, le persone, i volti, le lingue, le luci, i rumori, le musiche, legate anch'esse all'ambiente che le contiene e le proietta all'esterno, confondendosi con gli spari, i pianti, in quella che è una normalità incrinata, spezzata, difficilmente sanabile." (Luca Pellegrini, 'L'Osservatore Romano', 16 maggio 2008) "Garrone non si perde in lacrime, usa come un colpo di rasoio le facce brutali, primitive, e i corpi appena sbozzati in un'adolescenza sgraziata degli straordinari Pivellino e 'O Masto che hanno un'unica voglia: sparare, senza neppure sapere in quale guerra. Una fisionomica della gioventù nutrita dai rifiuti tossici che forse solo Pier Paolo Pasolini, prima di Garrone, ha fotografato con tale implacabile giustezza."(Piera Detassis, 'Panorama', 22 maggio 2008) Note - FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC. - GIRATO NEL NAPOLETANO, DA SECONDIGLIANO A SCAMPIA, E A CASERTA. PER EVITARE CURIOSITA' SUL CIAK ERA SCRITTO 'TRE STORIE BREVI'. - GRAND PRIX AL 61° FESTIVAL DI CANNES (2008). - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2009 COME MIGLIOR FILM STRANIERO. - DAVID DI DONATELLO 2009 PER: MIGLIOR FILM, REGIA, SCENEGGIATURA, PRODUTTORE, MONTAGGIO, CANZONE ORIGINALE, FONICO DI PRESA DIRETTA. ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (MARIA NAZIONALE), FOTOGRAFIA, COSTUMI. - NASTRO DELL'ANNO 2009 (MATTEO GARRONE, DOMENICO PROCACCI, RAI CINEMA, ROBERTO SAVIANO) E NASTRO D'ARGENTO PER IL MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA, FOTOGRAFIA E MONTAGGIO (MARCO SPOLETINI E' CANDIDATO ANCHE PER "PRANZO DI FERRAGOSTO").

Non pensarci
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Non pensarci [Videoregistrazione] / regia di Gianni Zanasi

: 01 Distribution, 2008

Abstract: Un chitarrista rock di 35 anni (Valerio Mastandrea), trasferitosi a Roma per sfondare, sbarca il lunario tra un concerto e l'altro sognando di incidere un disco. Ma i finanziamenti non arrivano e la crisi creativa incombe. La scoperta del tradimento della fidanzata e' la goccia che fa traboccare il vaso e lo convince a prendersi una pausa di riflessione. Quale luogo migliore della nati'a Rimini, da dove manca da quattro anni? Accolto a braccia aperte dagli apprensivi genitori, il nostro si imbatte pero' in un quadretto familiare tutt'altro che idilliaco: il padre, in pensione a forza per problemi di salute, non pensa ad altro che al golf lasciando all'esaurito primogenito (Giuseppe Battiston) la gestione dell'azienda di famiglia, che produce ciliegie sciroppate; la madre aggira la depressione frequentando discutibili corsi di autostima e fiducia nel prossimo; la sorella (Anita Caprioli) molla l'universita' per lavorare nel delfinario. Ma tra crisi di nervi, liti, frustrazioni e rivelazioni scottanti, la solidarieta' familiare puo' ancora riservare qualche sorpresa. Non pensarci di Gianni Zanasi fa l'effetto di un bicchiere d'acqua fresca in una giornata estiva. Ambientazione e trama non sono certo originali e rimandano a tanto cinema di insoddisfazioni e nevrosi familiari, per non parlare della crisi esistenziale del protagonista, gia' vista in mille declinazioni. Eppure due elementi riscattano il film dalla banalita' e dalla "carineria" per farne un'opera a tratti ingenua ma sincera, divertente senza spocchiose ambizioni di spaccato sociale: il primo e' la semplicita' puntuale con cui e' ritratta la vita di provincia, piu' vera ma perennemente in bilico sul baratro della noia e della disperazione; il secondo e' l'ottima prova degli attori, dal tenero nevrotico Battiston allo scombinato Mastandrea, che non ha ancora perso il gusto di ribellarsi di Tutti giu' per terra.

$27 volte in bianco
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$27 volte in bianco [Videoregistrazione] / regia di Anne Fletcher

: 20th Century Fox home entertainment, 2008

Abstract: Jane è una ragazza romantica e generosa, anche troppo a volte, follemente innamorata del suo capo e dei matrimoni. La sua passione per le cerimonie nuziali è talmente forte che finora ha partecipato a ben 27 matrimoni in 'veste' di damigella e tiene custoditi nell'armadio tutti i bellissimi abiti indossati di volta in volta. Questo in attesa del giorno in cui arriverà finalmente il 'suo' giorno più bello, magari insieme all'uomo dei suoi sogni, che non sembra essersi ancora 'accorto' di lei e che proprio non riesce a vederla in 'quel modo'. Nel frattempo Jane dovrà accontentarsi del corteggiamento cinico ed opportunista di un'adorabile canaglia di nome Kevin, un cronista a caccia di scoop sulla 'ragazza dei matrimoni'. A svegliare la ragazza da ogni illusione, il ritorno della sorella minore Tess, un'insopportabile viziata biondina mozzafiato che in un colpo solo riuscirà a distruggere i suoi sogni d’amore e la sua fissazione per i ricevimenti di nozze. Dopo aver vestito i panni di una giovane giornalista televisiva alle prese con una gravidanza indesiderata in Molto incinta, la bella Katherine Heigl si infila in maniera strabiliante tutti i 27 abiti del titolo originale, confermando la sua predilezione per i ruoli comici, in questa divertente commedia sentimentale in grado di sfatare un altro grande mito femminile, quello del sacro vincolo con il principe azzurro. Il film è costruito sul suo personaggio, un intrigante mix di bellezza, autoironia, goffaggine e sensualità, capace sì di strappare grasse risate ma anche qualche lacrimuccia. Grande successo negli Usa, 27 volte in bianco consacra l'ex modella e attrice tv, come la nuova icona romantica di Hollywood (una degna erede di Julia Roberts) anche grazie alla scia di successo lasciata negli anni dalla leggendaria Bridget Jones. Ed ecco allora la migliore amica dalla battuta fulminante, l'uomo dei sogni che non ricambia, l'imbattibile rivale in amore, le crisi depressive, la gelosia, il cinismo e l'immancabile happy-end. Tutto molto prevedibile, almeno sulla carta, mentre sullo schermo il risultato è tutto sommato gradevole, grazie all'ironica sceneggiatura di Aline Brosh McKenna, (la stessa de Il Diavolo veste Prada) e alla regia frizzante e simpaticamente frivola di Anne Fletcher (brillante coreografa di Hairspray e 40 anni vergine qui alla sua seconda direzione dopo le danze di Step Up) che si ritaglia anche un piccolo cammeo nel film. Consigliato a tutti gli amanti del genere e a chi è alla ricerca di qualcosa di poco impegnativo.

Il processo di Norimberga, 1945-46
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Il processo di Norimberga, 1945-46 [Videoregistrazione] : la scoperta della verita'

: UTET : Gruppo editoriale L'Espresso, 2008

Fa parte di: Storia della Shoah : lo sterminio degli ebrei

Camera cafe' 2
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Camera cafe' 2 [Videoregistrazione]

: A.Mondadori, [2006?]