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Toy story 3
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Videoregistrazioni: DVD

Toy story 3 [Videoregistrazione] : la grande fuga / regia di Lee Unkrich / prodotto da Disney- Pixar

: Walt Disney studios home entertainment, 2010

Abstract: Andy sta per andare al college mentre i suoi fedeli amici giocattoli verranno portati in un asilo, dove saranno costretti a giocare con bambini indomabili dalle piccole dita appiccicose. Spinti dal motto tutti per uno-uno per tutti, l'eterogeneo gruppo deciderà di pianificare 'la grande fuga'. "Signore e signori, ecco a voi un film con la F maiuscola: Toy Story 3. La grande fuga. Lasciamole da parte le critiche fuori luogo giunte da femministe americane, che avrebbero visto in alcuni personaggi tendenze sessiste e omofobe. Probabilmente si sono dimenticate di quando erano bambine e i giocattoli erano solo oggetti attraverso i quali divertirsi e sognare. E divertirsi e sognare è proprio ciò che propone agli spettatori questo film di animazione che se non è un capolavoro poco ci manca. Ma ormai non è neppure più una notizia, visto che la Pixar ci ha abituati a prodotti vicini alla perfezione. E questo terzo, a lungo atteso, capitolo della fortunata saga - che quindici anni orsono con la Disney apriva le porte dell'animazione verso nuove frontiere grazie alla computer grafica - non delude le attese. Rivelandosi anzi il film migliore della serie non solo per qualità realizzativa, arricchita da un uso del 3D mai debordante, ma soprattutto per una sceneggiatura brillante che unisce magistralmente, come accadde per il primo pioneristico Toy Story, innovazione, creatività, umorismo e capacità di emozionare; un mix ben calibrato in cui trovano ancora spazio gustose citazioni cinematografiche, che supera il severo giudizio dei piccini e piace anche agli adulti. La formula vincente non è cambiata: non semplici racconti per bambini - raffinati ma pur sempre ancorati a schemi narrativi elementari - bensì storie che seguono le regole del cinema recitato, con la capacità di attingere ai classici e tuttavia andando coraggiosamente oltre, per mettere tecnica e fantasia al servizio di copioni svincolati anche dai consueti canoni dei cartoon. Non a caso dal 1995 questa produzione è il punto di riferimento imprescindibile, a cui si sono richiamati i vari 'Shrek' e 'L'era glaciale' nonché i successivi lungometraggi Pixar, da 'Alla ricerca di Nemo' a 'Wall-E' fino a 'Up'. E questo per aver saputo comporre racconti capaci di far sorridere, di commuovere. E di far riflettere, affrontando temi importanti, quali il valore dell'amicizia e della solidarietà, la paura di sentirsi soli o rifiutati, l'ineluttabilità del diventare grandi, la forza che scaturisce dal sentirsi una famiglia. I film della serie, in un crescendo narrativo non sempre scontato quando si tratta di sequel, raccontano tutto questo attraverso i vari passaggi della vita di Andy, il ragazzino cui appartengono i giocattoli che prodigiosamente si animano quando non ci sono persone nei paraggi, dal simpatico sceriffo Woody al pupazzo spaziale Buzz Lightyear (Buzz "annoluce"), passando per la cowgirl Jessy, Mr e Mrs Potato, il cane Slinky, il dinosauro Rex, paurosissimo. Il leitmotiv è quello dell'abbandono; un abbandono che sottintende un doloroso nuovo equilibrio fino a un ritorno tanto improbabile quanto desiderato. Così, se nel primo episodio - 'Il mondo dei giocattoli' - Woody, fino ad allora il pupazzo preferito di Andy, teme di essere soppiantato dall'ultimo arrivato Buzz con le sue meraviglie tecnologiche, nel secondo - 'Woody e Buzz alla riscossa' - è proprio il ranger spaziale a dover salvare lo sceriffo messo per errore in vendita in un mercatino dalla mamma di Andy. Undici anni dopo, in questo terzo episodio, Andy, ormai diciassettenne, sta per partire per il college. Per i suoi giocattoli il rischio è quello dell'abbandono definitivo. Il ragazzo deve svuotare la sua stanza e decidere cosa fare dei vecchi amici di giochi: metterli in soffitta, buttarli nella spazzatura o regalarli a un asilo. Ed è proprio qui che finiscono, per un malinteso. (...) tra gag esilaranti e trovate strepitose, tra momenti di tenera commozione, di suspense e di geniale umorismo, la storia - diretta da Lee Unkrich e sceneggiata da Michael Arndt, premio Oscar per quel gioiellino che è 'Little Miss Sunshine' - si sviluppa nella pianificazione e nell'attuazione della grande fuga. E, senza dover accentuare le caratterizzazioni già ben esplicitate negli episodi precedenti, il racconto regala altri personaggi azzeccatissimi, come il bambolotto dietro il quale si cela un cinico aguzzino, il clown triste che svela un passato drammatico e, soprattutto, Ken e Barbie, sciocchi e, ovviamente, trendy, protagonisti peraltro di un grazioso siparietto sentimentale. Insomma, la premiata ditta Lasseter & co. realizzano un altro bellissimo film: avventura di grande intensità emotiva, in cui le vicende dei giocattoli, grazie alla loro capacità di agire e pensare come umani in puro stile Disney, diventano una metafora utile per parlare di sentimenti veri. "Tu hai un amico in me", recita il brano che fin dal primo episodio accompagna i titoli di coda (conditi con gli esilaranti finti ciak sbagliati inseriti per la prima volta in un film di animazione). Perché l'amicizia è il vero collante di quest'improbabile ma affiatato gruppo di pupazzi." (Gaetano Vallini , 'L'Osservatore Romano' 9 luglio 2010) "Andate a vedere 'Toy Story 3' e poi fatevelo spiegare dai bambini: l'avranno sicuramente capito meglio degli adulti, a giudicare da un paio di reazioni deliranti che il film ha suscitato negli Usa. Paese, notoriamente, pieno di pazzi. (...) Paese di pazzi, dicevamo, 'Toy Stoty 3' non è nemmeno tra i 6 migliori cartoons della Pixar, almeno secondo noi, ma è un film toccante e a tratti cupo, per un motivo che fra poco proveremo a spiegare. (...) La cosa più importante di 'Toy Story 3', almeno secondo noi, è che la storia si svolga quando l'ex bambino Andy sta per andare al college. E' un modo di interrogarsi sul mistero del crescere, e su quel che succede al nostro 'io' bambino (di cui i giocattoli sono un simbolo) quando lo abbandoniamo. Non è un caso che il primo 'Toy Story' sia uscito nel 1995, e che i bimbi di allora oggi siano ventenni e più. 'Toy Story' è scritto, disegnato, pensato per loro." (Alberto Crespi, 'L'unità', 2 luglio 2010) "Un successo atteso e meritato, accompagnato però da alcune polemiche da una rivista americana. Polemiche per davvero poco giustificate. (...) Sembrano perciò difficili da capire le accuse della giornalista statunitense Natalie Wilson che afferma: 'In 'Toy Story 3' solo un giocattolo su sette nuovi è donna: la percentuale rischia di danneggiare i bambini che, vedendo certi film, crescono interiorizzando le idee stereotipate su come gli uomini e le donne dovrebbero essere', aggiungendo accuse di 'omofobia e misoginia'. Polemiche che non riescono, però, a oscurare la bellezza del film che, attraverso le gag, lascia alla storia quello che ognuno, piccolo o grande che sia, desidera: legami sinceri, amicizie fedeli e anche il grande desiderio di una famiglia unita capace di litigare, ma anche di ritornare indietro per spegnere con un sorriso i malumori." (Emanuela Genovese, 'Avvenire', 3 luglio 2010) "Se c'è un genere che dà l'impressione non soffrire la crisi generalizzata di idee e di risultati che sembra aver attanagliato Hollywood (nonostante l'exploit di 'Avatar' i primi sei mesi del 2010 non promettono molto di buono oltreatlantico e la stagione estiva, solitamente ricca di successi, si sta rivelando un sonoro flop: 11 per cento in meno di ricavi, 20 per cento in meno di pubblico. Finora), se ci sono dei film che dimostrano come creatività e fantasia possono essere ancora di casa al cinema, nonostante la marea di remake e riadattamenti che invade gli schermi, quelli sono i film d'animazione. (...) L'ultima conferma viene da questo 'Toy Story - La grande fuga' che se non è un capolavoro poco ci manca e che riprende i personaggi del film di Lasseter di quindici anni fa (e del sequel del '99: 'Woody & Buzz alla riscossa') per aggiornare le avventure senza tradirne lo spirito. Ma soprattutto senza dare assolutamente l'impressione di riciclare in qualche modo vecchie idee o spunti abusati. Lo si capisce subito dal rispetto per lo scorrere del tempo. (...) C'è insomma la capacità di passare da un cinema d'invenzione a uno di emozione a un altro ancora di riflessione senza perdere mai di vista il piacere dell'avventura e della sorpresa (e del gusto della parodia, come nell'introduzione in puro stile blockbuster o nei divertenti rimandi alla 'Grande fuga' di Sturges). In nome di un cinema che non vuole mai abdicare all'intelligenza e alla fantasia, forse perché si rivolge al pubblico più esigente e sofistico che esista: quello dei bambini." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 7 luglio 2010) "L'unico problema di 'Toy Story 3' è il numero. Vasti (e giustificati) sono i pregiudizi sui sequel: con quel 3 appiccicato in fondo, nessuno vorrà credere che il terzo episodio è al livello del primo se non superiore, invece è proprio così. Mai visto una squadra di creativi estrarre tante idee, divertimento e emozioni da un insieme definito di elementi. Anche se a dire il vero le novità non mancano. (...) Così il problema della crescita e dell'abbandono (a ogni crescita corrisponde una perdita) si complica con folli peripezie che costringono ogni personaggio, compresi i nuovi, a esplorare i limiti della proprio 'personalità' che non si esaurisce certo col design e le caratteristiche tecniche (ci sono giochi ri-programmabili, come imparerà a sue spese il povero Buzz Lightyear, impegnato in una performance schizoide semplicemente irresistibile. Ma ci sono anche giocattoli-attori, con tutte le fisime del caso, e qui il divertimento si fa sofisticato). Perché il soggetto vero in fondo è questo: capire chi si è veramente (di cosa si è capaci), cercando al tempo stesso di capire chi sono e di cosa sono capaci gli altri (giocattoli). Ma il film non sarebbe la meraviglia che è se questo tema fosse ostentato, mentre il genio della Pixar consiste proprio nel travasare un'intelligenza e un'acutezza superiori a quelle di film ben più blasonati, in meccanismi narrativi perfetti. Vedere per credere la scena in cui Mr. Potato si reincarna (faticosamente) in una tortilla molle. O il flirt fra Ken e Barbie, che tanto ha irritato un gruppo di femministe americane particolarmente ottuse. Si dice sempre che non ci sono più film per tutti. Errore, Ci sono eccome. Ma oggi più che mai sono film d'animazione." (Fabio Ferzetti, 'Messaggero', 7 luglio 2010) "Secondo l'infallibile formula della Pixar e della sua mente, John Lasseter (...), 'Toy Story 3-La grande fuga' è fatto per piacere in uguale misura ad adulti e bambini. Che vi ritrovano un motivo d'identificazione in comune. Quale? Fin dalla prima puntata la serie è traversata da un'idea, un'ossessione che prima o poi riguarda tutti, dai bimbi di fronte alla nascita del fratellino all'adulto in ambasce per amore o per il posto di lavoro: l'angoscia di essere rifiutati, dimenticati, di venire smaltiti. (...) Scritto da Michael Arndt (lo sceneggiatore di 'Little Miss Sunshine') e diretto da Lee Unkrich, il terzo episodio della saga si piega alla moda del 3D, ma senza abusarne: la tecnica tridimensionale è messa al servizio della storia, piuttosto che diventarne la ragione; a volte, quasi la dimentichi. Il fatto è che Unkrich realizza le scene secondo l'estetica dei cartoon classici: di quella Disney, insomma, con la quale ora la Pixar è consociata. Divertente e commovente dall'inizio alla fine, 'Toy Story 3' è particolarmente spassoso nelle scene con Barbie e Ken. Lei era la bambola della sorella di Andy; lui fa parte della banda dell'asilo, anche se gli altri lo sfottono (non sei un giocattolo, sei un accessorio... una borsetta con le gambe). Sulla rivista Mr. Magazine un gruppo di femministe americane ha creduto bene di stigmatizzare il film come sessista e omofobo, proprio a causa delle scene con la coppia new entry. La bionda Barbie sarebbe troppo sottomessa; Ken, un modaiolo criptogay. Si direbbe la crociata di gente che, da piccola, non ha mai avuto giocattoli." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 9 luglio 2010) "Chi - crescendo - gettava i giocattoli, dimostra di non averli meritati e, soprattutto, lascia capire che diverrà ciò che è: uno dei tanti adulti aridi, di quelli che si disferanno di genitori e amici (intesi come alleati) appena saranno inutili. (...) Sotto la patina sempre più sottile del monoteismo, esiste un diffuso animismo indo europeo, che dà un'identità non solo ai giocattoli, ma anche alle biciclette, alle motociclette, alle auto. Sono le metamorfosi degli animali domestici. Solo chi li produce e li smercia riesce a considerarli un aggregato di plastica, gomma e metallo. L'impronta della Pixar che si è impressa sul marchio Disney ha tenuto conto che i tempi avevano reso il pubblico sempre meno rurale e sempre più urbano. Ma che le sue esigenze di tenerezze non erano calate, anzi. (...) Se negli anni successivi alle crisi del 1929 Walt Disney aveva ricalcato lo Scrooge di Charles Dickens nel personaggio di Paperone, dopo le crisi del 2008 John Lasseter segue - inconsapevolmente? - le tracce di Hector Malot ('Senza famiglia') e di Victor Hugo ('I miserabili'). Lasseter è dunque il più inatteso continuatore di Marx? Visto il suo ormai notevole potere economico è semmai il più originale continuatore dell' industriale Engels..." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 9 luglio 2010) Note - IL FILM HA VISSUTO VARIE VICISSITUDINI DI LAVORAZIONE POICHE' ERA STATO ANNUNCIATO E POI SOSPESO DOPO LA FUSIONE DISNEY/PIXAR. - PRODUTTORE ESECUTIVO: JOHN LASSETER. - VOCI DELLA VERSIONE ITALIANA: FABRIZIO FRIZZI (WOODY), MASSIMO DAPPORTO (BUZZ LIGHTYEAR), CLAUDIA GERINI (BARBIE), FABIO DE LUIGI (KEN), RICCARDO GARRONE (LOTSO GRANDI ABBRACCI), GERRY SCOTTI (TELEFONO CHIACCHIERONE), GIORGIO FALETTI (CHUCKLES), MATTEO LEONI (ANDY). - VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE: TOM HANKS (WOODY), JOAN CUSACK (JESSIE), TIM ALLEN (BUZZ LIGHTYEAR), MICHAEL KEATON (KEN), JOHN RATZENBERGER (HAMM), WALLACE SHAWN (REX), DON RICKLES (MR. POTATO HEAD), ESTELLE HARRIS (MRS. POTATO HEAD). - GOLDEN GLOBE 2011 COME MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE. - OSCAR 2011 PER: MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE E CANZONE ORIGINALE. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE E MONTAGGIO SONORO.

I ghiacciai
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Videoregistrazioni: DVD

I ghiacciai [Videoregistrazione] : allarme per la Terra

: Cinehollywood, 2009

Impatto zero

Cambiamenti climatici
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Videoregistrazioni: DVD

Cambiamenti climatici [Videoregistrazione] : cosa ci riserva il futuro?

: Cinehollywood, 2009

Impatto zero

Paradiso blu
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Videoregistrazioni: DVD

Paradiso blu [Videoregistrazione] : il sogno avveratosi di Palau

: Cinehollywood, 2009

Impatto zero

Abstract: Il film narra la vicenda di due giovani, Karen e Peter, una bella hostess (reduce da un'infelice storia d'amore) e un ragazzo di 16 anni, unici superstiti di un disastro aereo e fortunosamente approdati su un'isola deserta. Fra i due nascono spesso schermaglie per futili motivi ed anche l'amore, nonostante la differenza d'età. Tutto sembra andare bene quando sull'isola approda un uomo, Kriss, evaso dal carcere, che all'inizio diventa amico dei due ma che alla fine causa fra loro una definitiva rottura per motivi di gelosia. kriss riparte con la promessa di avvisare le autorità della loro presenza. Nel frattempo Peter ha modo di salvare la vita ad una giovanissima indigena, Ines, destinata, ad un sacrificio umano e se ne invaghisce; naturalmente è ricambiato. Alla fine arrivano i soccorsi ma solo Karen ne approfitta poichè Peter e la sua giovane compagna di colore prefriscono restare sull'isola.

Il mondo di Al
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Videoregistrazioni: DVD

Il mondo di Al [Videoregistrazione] : avventure nel Giurassico

: Cinehollywood, 2007

Due cuccioli nella Savana
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Videoregistrazioni: DVD

Due cuccioli nella Savana [Videoregistrazione] : il film / regia di John Downer

: Cinehollywood, 2007

Abstract: Le avventure di un branco di leoni ricostruite attraverso immagini documentarie e in computer grafica.

Salviamo il pianeta blu
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Videoregistrazioni: DVD

Salviamo il pianeta blu [Videoregistrazione]

: Cinehollywood, 2008

Abstract: Il mare: fonte di vita, nutrimento e ricchezza. Da sempre l’uomo l'ha considerato una risorsa da sfruttare e oggi, con le moderne tecnologie, la pesca può raggiungere anche i più remoti angoli dei nostri oceani; ma fin dove si può spingere lo sfruttamento di questo bene prezioso? Dai produttori dei capolavori naturalistici Pianeta Terra e Pianeta Blu, uno straordinario reportage sull’attuale stato dei nostri mari, sulle specie a rischio e sulle misure da adottare per salvarle. Habitat come le barriere coralline o le foreste di mangrovie sono minacciati dalla pesca sfrenata attuata dall’uomo negli ultimi decenni: nel DVD oceanologi e biologi marini spiegano i danni provocati dalla pesca con reti a strascico, o peggio con dinamite o cianuro, mentre le meravigliose immagini catturate nei nostri oceani mostrano l’incredibile varietà di forme di vita che li popolano e che l’uomo ha il dovere di preservare.

Squali
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Squali [Videoregistrazione] : la verita' sui killer dei mari / National geographic

: Cinehollywood, 2010

National geographic collection

Incredibile, ma vero!
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Videoregistrazioni: DVD

Incredibile, ma vero! [Videoregistrazione] : le piu' impressionanti immagini di National geographic

: Cinehollywood, 2010

National geographic collection

Bob aggiustatutto. Rullo schiacciatutto
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Bob aggiustatutto. Rullo schiacciatutto [Videoregistrazione] / regia di Sarah Ball

: Hit entertainment, 2010

Tom and Jerry. Campioni del mondo
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Videoregistrazioni: DVD

Tom and Jerry. Campioni del mondo [Videoregistrazione]

: Warner home video, 2010

A rotta di collo
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A rotta di collo [Videoregistrazione] : realizzare film comici e' un lavoro serio / regia di Buster Keaton, Eddie Cline, Roscoe Arbuckle

: Ermitage cinema, [2004]

Abstract: Antologia delle migliori scene dei film muti degli anni Venti di H. Lloyd _ che ne curò il montaggio per conto della Columbia _, in particolare di Girl Shy (Le donne... che terrore, 1924), Hot Water (La suocera domata, 1924), Feet First (Piano coi piedi!, 1930). Lo stesso Lloyd curò una 2ª antologia: Harold Lloyd's Funny Side of Life (Il lato comico della vita, 1963) che ebbe altrettanto successo.

The calcium kid
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The calcium kid [Videoregistrazione] / regia di Alex De Rakoff

: Universal pictures, [2004?]

Abstract: Jimmy è un giovane lattaio appassionato di boxe. Per una serie di eventi fortuiti finisce per scontrarsi con il campione mondiale del titolo...

I gatti persiani
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I gatti persiani [Videoregistrazione] / regia di Bahman Ghobadi

: 01 Distribution, 2010

Abstract: Teheran. Negar e Ashkan tentano di mettere su un gruppo musicale coinvolgendo altri musicisti. Tuttavia, coscienti del fatto che in patria non riusciranno mai ad esprimersi come vorrebbero, i due cercheranno di convincere i loro compagni a lasciare clandestinamente l'Iran. Ma senza soldi e senza passaporto l'impresa si rivela piuttosto ardua. "Il film è paradossalmente 'lieve', un tour tra gruppi rock a caccia dei componenti di una banda disposti a suonare in un concerto a Tehran e poi a fuggire all'estero. Un tipo comico e un po' fanfarone promette a Negar e Ahkan permessi e passaporti, ma il suo pusher sarà arresta. L'odissea dei due ragazzi è cadenzata da video-clip su Tehran, scatti amorevoli sulla città, i poveri, i clochard, le donne velate, neri fantasmi tra grattacieli, ragazzi in magliette heavy metal, capelli lunghi, jeans, una foto di Marlon Brando nel 'Selvaggio', un'altra di Humphrey Bogart, un merlo in gabbia chiamato Monica Bellucci... contraddizioni tra una società dai gusti globalizzati e un apparato di guardiani di chissà che." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 15 maggio 2009) "Scritto assieme a Hossein M. Abkenar e alla fidanzata Roxana Saberi - finita sotto i riflettori del mondo per il processo, conclusosi pochi giorni fa abbastanza felicemente, in cui era stata accusata di spionaggio a favore degli Stati Uniti e che ieri notte era data in partenza da Teheran per gli Usa o per Cannes -, il film segue le disavventure di un ragazzo e una ragazza, Ashkan e Negar, decisi a emigrare per poter coltivare la loro passione per la musica. (...) Un mondo che nessuna autorità avrebbe autorizzato a mostrare e che infatti Ghobadi ha filmato senza permesso, in 17 giorni, spostandosi in moto con i suoi musicisti, con una piccola telecamera digitale perché il materiale a 35 mm è di proprietà dello Stato e a un regista così non l'avrebbe mai dato. E usando persino i dvd illegali dei suoi film per corrompere i poliziotti che per due volte avevano voluto arrestarli. Ghobadi non parla mai direttamente di argomenti politici (se non in un'esilarante scena di processo-ramanzina inflitta a Nader, una prova d'attore che meriterebbe da sola l'Oscar) ma mostra la corruzione diffusa e la brutalità della polizia e sfrutta la mobilità delle riprese per iniettare nel film un ritmo e un'energia immediatamente coinvolgenti. Come l'entusiasmo contagioso dei suoi protagonisti, disposti anche ad andare in prigione per soddisfare la loro passione e pronti a mettere nel conto anche la crisi di latte di un gruppo di mucche che non sembrano apprezzare per niente le prove di un complesso metal nella loro stalla. E anche se la durezza e la crudeltà della realtà finisce per entrare nella storia, il tono del film non è mai lamentoso, ma sempre sorretto da un'ironia capace di riscattare la disperazione della realtà." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 15 maggio 2009) "Un'opera capace di raccontare la vitalità di una generazione perfetta rappresentazione di una pentola che sta per esplodere. Da Cannes il primo urlo di libertà." (Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale', 15 maggio 2009) "Storia politica e personale, che passa dall'essere un 'Buena vista social club' iraniano a un ritratto intimista di una generazione repressa nei suoi impulsi emotivi ed artistici. Film giovane come da Teheran forse non ne sono mai venuti, sa giocare su più registri, da quello comico-chiassoso del traffichino Hamed Behdad, jolly straordinario per i cui occhi passano tutte le emozioni contraddittorie del film, a quello più drammatico di un finale che non scende a patti con la vitalità di tutto il film. Uno splendido e durissimo confronto con la dura realtà questa docufiction, fotografia di un paese che ha in sè una cultura straordinaria - e una creatività e un senso estetico unici - ma che da decenni combatte contro la follia fanatica del Potere politico-religioso. Se 'Persepolis', con un bellissimo biopic animato, ci mostrava attraverso una ribelle la storia recente di un grande paese governato da piccoli uomini, qui scopriamo quei giovani che la loro lotta quotidiana la vivono picchiando sulle batterie, suonando la chitarra, cantando indie rock e rap duri e puri (quello nel film ha un testo anticapitalista che dovrebbe diventare un inno). E alla fine si ha voglia di trovare la colonna sonora e di urlare di rabbia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 16 maggio 2009) "Dal regista del 'Tempo dei cavalli ubriachi', una discesa nel panorama forzatamente underground dell'indie-rock made in Iran: 'I gatti persiani' di Bahman Ghobadi è il tallonamento neo-neorealistico di una giovane coppia di musicisti, che vorrebbe mettere in piedi un gruppo. Frustrati dalle proibizioni del regime, che da 30 anni bandisce la musica occidentale, i due progetteranno la fuga, con passaporti e visti falsi... Girato in soli 17 giorni (si vede) e senza autorizzazioni, nato dall'amore di Ghobadi in cameo - per la musica, stigmatizza sulla propria pelle il 'C'era una volta del felice cinema iraniano': se i Cavalli erano lirici e commoventi, questi Gatti sono poveri e randagi, pasciuti negli inserti videoclip ma affamati da una docu-fiction che di necessità civile fa al massimo virtù informativa. Suo malgrado." (Federico Pontiggia, ''Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2010) "Un anno dopo la presentazione a Cannes,'I gatti persiani' rinnova e aumenta oggi la sua carica vitale e critica nei confronti del despota Ahmadinejad che stronca il libero arbitrio ed imprigiona i suoi migliori intellettuali, vedi Panhai. Come Asghar Farhadi, di cui vedremo 'About Elly', anche Bahman Ghobadi, già autore del 'Tempo dei cavalli ubriachi', fa parte della nouvelle vague iraniana che abbandona il plus valore ieratico e quel sentimentalismo neo realista che hanno fatto trionfare i film iraniani nei festival, per sposare la causa della denuncia fatta con un quasi documentario 'rubato' in 17 giorni di riprese nella quotidianità 'non autorizzata' di Teheran, dove il regime proibisce vita sociale di cani e gatti e libera espressione musicale. (...) Il ritmo stesso è musicale, strattonato nel montaggio che ruba voci volti, con alcuni refrain sentimentali, non estetizzante. Mai come in questo caso il giudizio non deve essere astratto ma vivo perché, dice il rapper, la musica fa parte della società dove nasce, cresce, si diffonde. - Curioso notare come questo film libero e bello, didascalico senza volerlo, dinamico come l'imprevedibilità della vita e della musica, sia speculare al 'Concerto' dove profughi russi ebrei mirano a Parigi per suonare Ciaikovskji. (...) Il titolo richiama un inevitabile paragone: questi ragazzi, come i gatti persiani, che sono ricercati, devono vivere ed esprimersi nascosti: agli occhi dell'Islam la musica è impura in quanto fonte di allegria e di gioia (e rapporti sociali!). Figurarsi il cinema. Eppure questo coraggioso regista che, non riuscendo a lavorare in altro modo, s'è inoltrato a proprio rischio e pericolo in cantine buie, neo catacombe di Teheran, improvvisando un soggetto, garantisce il riscatto proprio con una testimonianza visiva (documentario, finzione, video clip) e per la prima volta testimonia della generazione che resiste, non si allinea nè si adegua all'infamia paritetica della politica liberticida e del fanatismo religioso che, giustamente, considerano il cinema un nemico perché esso non ha nulla da nascondere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera", 16 aprile 2010) "'Kasi azgor behaye irani kluzbar nadareh' era il titolo del film che partecipò a Cannes nel 2009. In Italia diventa 'I gatti persiani' e sotto questa nuova identità c'è voluto un po' per identificarlo. Il premio - simbolico della giuria del 'Certain Regard' gli giunse per incoraggiarne l'intento politico, nell'esiguità dei mezzi. Lo spunto - due musicisti freschi di prigione vogliono espatriare per vivere in regime di libero rock - meritava quaranta minuti e ne ha avuti cento. Nella realtà il regista Ghobadi ha poi fatto una settimana di gaIera, ma non per espatrio: per rimpatrio (da Cannes)." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 aprile 2010) Note - FILM D'APERTURA DELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD' AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009) DOVE HA VINTO UN PREMIO SPECIALE EX-AEQUO CON "LE PÈRE DE MES ENFANTS" DI MIA HANSEN-LØVE.

La rivincita dei nerds 2
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Videoregistrazioni: DVD

La rivincita dei nerds 2 [Videoregistrazione] / regia di Joe Roth

: 20th Century Fox home entertainment, 2004

Abstract: I Nerds, cioé il gruppo dei Tri-Lambsa, Lewis Saolnick, Booger Dawson, Arnold Poindexter, Wormser, Lamar Latrelle e Stewart Lipsey ed atri (bruttini e debolucci, ma intelligenti), dopo la vittoria riportata sugli Alpha-Beta (forti e belli), ricevono l'invito a recarsi in Florida, a Lauderdale, per prender parte al congresso annuale delle Associazioni studentesche. Sono felicissimi per l'onore e perché andranno in una delle spiagge più eleganti della Florida. Poiché Gilbert si è rotta una gamba, e non può partire, assume il comando Lewis, quello coi denti da coniglio, e il gruppo arriva sul posto. Ma qui cominciano subiti i guai, perché gli Alpha Beta, naturalmente presenti, hanno deciso di far loro pagare la sconfitta subita nel passato. Cosicché il direttore dell'albergo, in cui erano state prenotate le loro stanze, essendo un ex Alpha Beta, li caccia via con un pretesto, e, non trovando posto negli altri hotel, i Nerds finiscono in un locale d'infimo ordine. Intanto hanno conosciuto Sunny Larstairs, una bella ragazza che sembra interessarsi molto a Lewis. Sempre resistendo con coraggio ai continui attacchi degli Alpha Beta, i Nerds passano molte piaccvoli avventure. Soprattutto Roger, il capo dei rivali, è pericoloso per loro: li fa arrestare con la falsa accusa di aver rubato la sua auto e quindi, perché non possano recarsi al Congresso, li abbandona su di un isolotto disabitato. Qui Lewis, confortato dalla apparizione di Gilbert, riprende coraggio e, trovato un vero arsenale di armi sepolte, compreso un carro armato, decide di passare al contrattacco. Piomba quindi sul congresso studentesco coi suoi amici, proprio quando Roger sta per farli dichiarare cancellati per indegnità, e, accompagnato da Ogre, un colossale Alpha Beta, diventato ora un entusiasta Tri-Lambsa, sconfigge ancora una volta i rivali, dimostrando anche l'infondatezza dell'accusa di furto, con l'aiuto di Sunny. "Il primo film della serie era una sciocchezzuola, mentre questo sequel è solo insignificante". ('Venerdì di Repubblica', 21 luglio 2000)

The golden age of the piano
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Videoregistrazioni: DVD

The golden age of the piano [Videoregistrazione] : a documentary on the great pianists of the twentieth century / regia di Peter Rosen

: Decca, [1994?]

The social network
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Videoregistrazioni: DVD

The social network [Videoregistrazione] / regia di David Fincher

: Sony pictures home entertainment, [2010]

Abstract: Stati Uniti, Università di Harvard, 2003. Mark Zuckerberg, studente genio dell'informatica, attraverso lo studio peculiare di blog e linguaggi di programmazione ha un'idea folgorante e inventa una rete sociale globale che rivoluzionerà la comunicazione: Facebook. In pochissimi anni diventerà il più giovane miliardario della storia ma, come si sa, il grande successo comporta anche grandi dispiaceri e attira numerosi nemici... "Un'invenzione epocale, un successo mondiale, una battaglia legale. Diversa da tutte le altre battaglie legali perché combattuta da soggetti giovanissimi su un terreno in larga parte ignoto perfino ai contendenti. (...) 'The Social Network' mette a fuoco subito almeno tre punti fondamentali grazie allo scintillante copione di Aaron Sorkin, a tutti gli effetti coautore del film diretto da David Fincher. Uno: si può diventare miliardari a vent'anni senza mai imparare a godersi la vita. Due: al tempo di Internet non conta chi ha avuto un'idea per primo, conta chi la sviluppa e soprattutto la condivide prima degli altri. Tre: non importa quanto colti, intelligenti o intraprendenti potete essere. Se avete superato i vent'anni non salirete facilmente sul treno in corsa dell'era digitale. Anzi è già tanto se lo vedete, quel treno. (...) Non era facile rievocare con tanta acutezza la nascita di Facebook imponendo al tempo stesso uno sguardo sul mondo che Facebook ha contribuito a creare. The Social Network è la prima foto ad alta definizione di un'epoca piuttosto restia a mettersi in posa. Onore al merito." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 novembre 2010) "La frase di lancio di uno dei film più attesi dell'anno è: 'Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico'. Questa sarebbe, in poche parole, la parabola dell'inventore di Facebook. (...) David Fincher riesce bene in un film che si trasforma in una perfetta parabola sul capitalismo occidentale." (Dario Zonta, 'L'Unità', 12 novembre 2010) "'Io non voglio amici'. Fa un certo effetto sentire Mark Zuckerberg, l'inventore di Facebook, il sito che ha globalizzato l'idea delle amicizie on line, pronunciare questa frase. Eppure nella battuta c'è tutto il personaggio, almeno come lo racconta David Fincher nel film 'The Social Network', arrivato nelle sale italiane dopo essere passato, attesissimo, al Festival del cinema di Roma. (...) The Social Network non è un film su Facebook, ma paradossalmente una parabola sull'incomunicabilità, raccontata attraverso il cupo Zuckerberg - ottimamente interpretato da Jesse Eisenberg - e, implicitamente, sul successo e sul denaro. Limitandosi solo ad accennare l'impatto delle nuove tecnologie sulle persone e sul loro modo di comunicare se stesse agli altri, il regista indugia sul ritratto del giovane Mark, inquieto, ombroso e solitario, incapace di rapporti profondi e duraturi, persino di una vera e propria vita sociale. (...) È dunque per superare i personali limiti comunicativi che nel 2003 il brillante studente mette in piedi il suo sofisticato giocattolo informatico. Ma ben presto l'esclusività non è più un valore. Cominciano a girare soldi, sempre di più con l'aumentare degli utenti; si festeggerà il primo milione di iscritti, divenuti oggi mezzo miliardo per un'azienda valutata 25 miliardi di dollari. Soldi che non sembrano interessare l'ideatore, che appare più cinicamente ambizioso che avido, ma che fanno gola a quanti gli ruotano intorno. Ed è il denaro che alla fine diventa il protagonista del film, muovendo i personaggi e incattivendoli. Come a dire che se sei spudoratamente ricco e influente non puoi non farti dei nemici. In tal senso (...) il film è anche la storia di un personale tradimento, quello di Zuckerberg nei confronti di Saverin, certo meno brillante ma sempre al suo fianco nella tradizionale solidarietà tra 'nerd'. È la vendetta della realtà sul virtuale. Il paradosso di un'amicizia vera che si rompe tra non poche recriminazioni e che fa rumore, perché è quella tra i due fondatori del sito che dell'amicizia fa la sua bandiera, abbattendo almeno nella rete le barriere sociali. (...) Fincher riesce con bravura a rendere questi contrasti personali. Ma soprattutto costruisce un film che racconta bene un'epoca, con i suoi eccessi, e il modo in cui forma la sua classe dirigente, o almeno una parte di essa, quella della net economy, certo non meno influente di quella politica o imprenditoriale più tradizionale, perché la sola che in un mondo globalizzato può manipolare centinaia di milioni di persone. E l'immagine che se ne ricava è tutt'altro che rassicurante." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 27 novembre 2010) Note - PRODUTTORE ESECUTIVO: KEVIN SPACEY. - EVENTO SPECIALE ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010), HA RICEVUTO IL MOUSE D'ARGENTO, PREMIO DELLA CRITICA ONLINE. - GOLDEN GOLBES 2011 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA, SCENEGGIATURA E COLONNA SONORA. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (JESSE EISENBERG) E NON PROTAGONISTA (ANDREW GARFIELD). - OSCAR 2011 PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MONTAGGIO E COLONNA SONORA. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA, FOTOGRAFIA E MISSAGGIO SONORO. - CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2011 COME MIGLIOR FILM STRANIERO. - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.

I figli del leopardo
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Videoregistrazioni: DVD

I figli del leopardo [Videoregistrazione] / regia di Sergio Corbucci

: 01 Distribution, 2011

Abstract: Il barone Tulicò, detto il "leopardo", è un nobile che le disastrose condizioni economiche inducono ad abbandonare l'amata, ma povera Maria Rosa per rifarsi le sostanze con un matrimonio di convenienza. A questo punto entrano in campo Franco e Ciccio, cavadenti di professione e girovaghi, figli abbandonati di Maria Rosa e dello stesso barone Fifì Tulicò. Invitati dalla madre ad intervenire per costringere Tulicò a tornare da lei, i due se la devono vedere prima con la banda del brigante Bagalone, poi con i soldati borbonici, quindi con i soldati del generale Garibaldi. Ma, dopo alterne vicende, costringono lo spiantato nobile al matrimonio e al riconoscimento dei due rampolli. "Diretto scon scarso impegno, il film non tocca né la parodia né l'umorismo (....)". (Segnalazioni Cinematografiche)

Harry Potter e il principe mezzosangue
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Videoregistrazioni: DVD

Harry Potter e il principe mezzosangue [Videoregistrazione] / regia di David Yates

: Warner home video, [2010?]

Abstract: La scuola per maghi di Hogwarts non è più il luogo protetto e accogliente di una volta. La presenza di Voldemort è sempre più incombente e minacciosa e i pericoli si moltiplicano. E stavolta non è solo Harry Potter ad essere in pericolo, anche gli altri studenti e i babbani non sono al sicuro. Durante il suo sesto anno di studi, quindi, Harry sarà chiamato a combattere ancora una volta con il suo acerrimo nemico e al suo fianco avrà, come sempre, il prof. Silente ma anche un vecchio amico e collega di questi, Horace Lumacorno. Nel frattempo, tra gli studenti degli ultimi anni sembra essere scoppiata un'epidemia sentimentale che gli fa sperimentare gioie e dolori dei primi amori. "'Harry Potter e il principe mezzosangue' è il film - che il 12 luglio ha anche inaugurato il festival di Giffoni - meglio riuscito della serie. Il lato oscuro della vicenda assume consistenza, caratterizzando con tinte forti tutto il racconto. Si può dire che, cresciuti i personaggi - adolescenti alle soglie dell'età adulta - è cresciuto anche il tono della narrazione. E lo spettacolo ne guadagna. Ciò grazie anche al lavoro del regista David Yates che aveva diretto anche il quinto episodio, 'Harry Potter e l'ordine della fenice', e dello sceneggiatore Steve Kloves che aveva adattato i primi quattro capitoli. Tra l'altro in questa pellicola la miscela di suspance soprannaturale e romanticismo - Harry, Ron, Hermione e gli altri giovani studenti di Hogwarts cominciano a sentire il richiamo delle passioni - raggiunge il giusto equilibro, rendendo più credibili le vicende dei protagonisti, chiamati a confrontarsi anche con gli stessi problemi dei coetanei 'babbani'. Inoltre, le piccole, grandi storie d'amore che si intrecciano - tra attese e cocenti delusioni, e non poche situazioni umoristiche - stemperano la crescente tensione. E sottolineano che non esistono formule magiche per evitare i "pericoli" dell'adolescenza. In tal senso siamo di fronte a un percorso di formazione. Che però fa solo da contorno. (...) In questo lungometraggio, più che nei precedenti, gli intrecci narrativi da seguire sono diversi. La psicologia dei personaggi prende una forma più precisa. Nel quinto capitolo Harry viveva un periodo difficile, tormentato da sogni e da demoni personali, nel ricordo dei genitori uccisi da Voldemort. Ed era alla ricerca di risposte. Ora sembra non averne bisogno. Non si fa troppe domande; sa che ha un compito importante da svolgere. (...) Tutto sembra preparare e portare allo scontro finale tra il bene e il male. Che poi restano i veri protagonisti dell'intera saga, attorno alla quale in passato si sono accesi non pochi dibattiti. È stata chiamata in causa la spiritualità new age; non è mancata l'accusa di istigare i giovani alla fuga dalla realtà e di instillare in loro l'illusione che esistano poteri soprannaturali con i quali poter controllare a proprio piacimento il mondo. (...) Al contrario sembra ben chiara la linea di demarcazione tra chi opera il bene e chi compie il male, e l'identificazione del lettore e dello spettatore non fa fatica a indirizzarsi verso i primi. In quest'ultimo film in particolare la distinzione si fa persino più netta. Si è certi che compiere il bene è la cosa giusta da fare. E si comprende anche come questo a volte costi fatica, sacrificio. Inoltre viene stigmatizzata la ricerca spasmodica dell'immortalità, di cui Voldemort è l'emblema. E per questo non serve il ricorso alla magia. C'è una saggezza atavica che suggerisce di non cedere ai richiami di una impossibile eterna felicità sulla terra e all'illusione che tutto sia possibile. Le metaletture di questa favola fantasy trascendono, a volte, le reali intenzioni dell'autrice, che cerca solo di voler smascherare - questo sì - il mito di una ragione che pretende di avere una risposta per tutto. Sicuramente vanno oltre le interpretazioni che possono darne un bambino o un adolescente. È più probabile che alla fine della visione o della lettura, più che il fascino della magia (che rimane solo un pretesto ammaliatore) restino le scene che richiamano valori come l'amicizia, l'altruismo, la lealtà, il dono di sé." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13-14 luglio 2009) "Doveva essere il film della definitiva «umanizzazione» per gli aspiranti maghi di Hogwarts, la scoperta che Harry, Ron e Hermione (...) hanno un cuore e anche una sessualità (sempre nei limiti concessi a una produzione hollyrwoodiana per adolescenti), ma dopo due ore e mezza cli avventure stiracchiate e per niente esaltanti, anche la scoperta delle pene d'amore dei tre amici finisce per perdere ogni tipo di interesse. (...) Soprattutto si perdono completamente quelle notazioni gotiche e horror che avevano fatto la forza degli ultimi film della serie, mente i giochi di seduzione e di gelosia tra maghetti e maghette sono raccontati con una superficialità quasi farsesca (vedi le smorfie a cui costringono il povero Ron) e soprattutto dando la sensazione di non crederci mai davvero. Perché il difetto più grande di questo sesto film è proprio nella regia lasca e anodina di David Yates, che tratta ogni cosa divertente, inquietante o avventuroso, poco importa con la medesima, stanca oggettività." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 14 luglio 2009) "Sei episodi cominciano a essere tanti. (...) Questa è la solita struttura, riproposta di puntata in puntata. Meno logico, anche stavolta, è il susseguirsi di eventi: incursioni dì spiriti che terrorizzano Londra senza un perché; studenti di magia che, per essere riconoscibili come cattivi, devono essere ossigenatissimi e in abito nero, simili a nazisti in erba; ragazzine che si dicono innamorate, ma esprimono solo infantile possessività; docenti che, interpretati da attori di prestigio, vagano per Hogwarts cercando di non ridere per come il costumista li ha conciati. ll resto sono effetti speciali. Sempre quelli." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 luglio 2009) "Nonostante una morte solenne (in stile ObiWan Kenobi), il Libro VI è il meno efficace della saga del maghetto. Il film del riconfermato ma inesploso David Yates ne segue il filo trascurando buoni spunti e amplificandone le pecche. Il consueto scippo di tutto quanto fa gustosa epica postmedievale - Shakespeare, Tolkien, Disney, Merlino, Ariosto, i Grimm, la casa stregata al luna park - stavolta fa melina/cilecca: il 'fantastico' si abbassa a piatto 'fantasy' e anche la vena gialla della Rowling si appanna. (...) Funzionano qualche balzo visivo e i giochetti di pomicioso amor geloso tra ragazzi, il resto è clessidra inceppata. Persa la magica vivacità degli inizi (ridateci Chris Columbus!), la cartapesta potteriana oggi si crede dark, ma è color babbano stinto." (Alessio Guzzano, 'City', 17 luglio 2009) "Qualche scena azzeccata, ancora bravo Alan Rickman nei panni dell'imperscrutabile Severus Piton, pozioni più potenti dell'LSM ma pessima struttura con cambiamenti improvvisi di tono e di pathos nel giro di una inquadratura. Inizio misterioso, estenuante parte centrale da commedia romantica, velocissima chiusa drammatica. Sulla pagina funziona ma con tre ex bambini protagonisti non puoi permettertelo. Non sono abbastanza attori da assorbire con corpo e voce i brutali colpi di scena. Radcliffe poi è sempre più legnoso. Saga artisticamente mai decollata. Ne mancano solo due". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 luglio 2009) "Di sicuro per addentrarsi nel cupissimo finale della storia ci sarebbe voluto un regista ben più immaginifico di David Yates, che invece concede troppo agli sdilinquimenti dei tre giovani protagonisti, annacquando il racconto fra indistinti amorazzi e amori. E la millenaria guerra tra bene e male rischia così di venire oscurata da una banale tempesta d'amore." (Piera Detassis, 'Panorama', 23 luglio 2009) "'Harry Potter e il principe mezzosangue' si limita ad essere un momento interlocutorio dell'intera vicenda e della sempiterna lotta fra bene e male. Ma gli effetti speciali sono fantastici, danno al film intensa bellezza visiva. Soprattutto metereologica, perché le cose più affascinanti dipendono dal tempo atmosferico: vasti paesaggi immersi nella nebbia o sepolti sotto la neve come un dipinto fiammingo; un temporale in cui tra le nuvole grigie grevi di pioggia scivolano i neri pelosi tentacoli del male (...) Ma la creatività narrativa e la forza del ritmo, insomma la regia mancano. Al confronto sembra un po' ridicolo l'investimento produttivo e pubblicitario profuso a favore del film, ma pazienza: ci aspettavano altre due opere, e poi è finita." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 luglio 2009) Note - NEI CINEMA ITALIANI, DISTRIBUITO IN 923 COPIE, IL PRIMO GIORNO DI PROGRAMMAZIONE ALLE ORE 16 HA REGISTRATO IL TUTTO ESAURITO PER TUTTI GLI SPETTACOLI. NEGLI STATI UNITI HA BATTUTO OGNI RECORD D'INCASSO AL SUO DEBUTTO A MEZZANOTTE NELLE SALE GUADAGNANDO 22,2 MILIONI DI DOLLARI. IL RECORD PRECEDENTE ERA DI "BATMAN, IL CAVALIERE OSCURO", REGIA DI NOLAN, CON 18 MILIONI DI DOLLARI. - CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA.

Return of the firebird
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Videoregistrazioni: DVD

Return of the firebird [Videoregistrazione] : Firebird, Petrushka, Scheherazade / Stravinsky, Rimsky-Korsakov ; regia di Andris Liepa ; Bolshoi State Academic Theatre Orchestra ; Andrey Chistiakov, direttore

: Decca, [2002?]