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Trovati 37825 documenti.
I ghiacciai [Videoregistrazione] : allarme per la Terra
: Cinehollywood, 2009
Impatto zero
Cambiamenti climatici [Videoregistrazione] : cosa ci riserva il futuro?
: Cinehollywood, 2009
Impatto zero
Paradiso blu [Videoregistrazione] : il sogno avveratosi di Palau
: Cinehollywood, 2009
Impatto zero
Abstract: Il film narra la vicenda di due giovani, Karen e Peter, una bella hostess (reduce da un'infelice storia d'amore) e un ragazzo di 16 anni, unici superstiti di un disastro aereo e fortunosamente approdati su un'isola deserta. Fra i due nascono spesso schermaglie per futili motivi ed anche l'amore, nonostante la differenza d'età. Tutto sembra andare bene quando sull'isola approda un uomo, Kriss, evaso dal carcere, che all'inizio diventa amico dei due ma che alla fine causa fra loro una definitiva rottura per motivi di gelosia. kriss riparte con la promessa di avvisare le autorità della loro presenza. Nel frattempo Peter ha modo di salvare la vita ad una giovanissima indigena, Ines, destinata, ad un sacrificio umano e se ne invaghisce; naturalmente è ricambiato. Alla fine arrivano i soccorsi ma solo Karen ne approfitta poichè Peter e la sua giovane compagna di colore prefriscono restare sull'isola.
Il mondo di Al [Videoregistrazione] : avventure nel Giurassico
: Cinehollywood, 2007
Due cuccioli nella Savana [Videoregistrazione] : il film / regia di John Downer
: Cinehollywood, 2007
Abstract: Le avventure di un branco di leoni ricostruite attraverso immagini documentarie e in computer grafica.
Salviamo il pianeta blu [Videoregistrazione]
: Cinehollywood, 2008
Abstract: Il mare: fonte di vita, nutrimento e ricchezza. Da sempre luomo l'ha considerato una risorsa da sfruttare e oggi, con le moderne tecnologie, la pesca può raggiungere anche i più remoti angoli dei nostri oceani; ma fin dove si può spingere lo sfruttamento di questo bene prezioso? Dai produttori dei capolavori naturalistici Pianeta Terra e Pianeta Blu, uno straordinario reportage sullattuale stato dei nostri mari, sulle specie a rischio e sulle misure da adottare per salvarle. Habitat come le barriere coralline o le foreste di mangrovie sono minacciati dalla pesca sfrenata attuata dalluomo negli ultimi decenni: nel DVD oceanologi e biologi marini spiegano i danni provocati dalla pesca con reti a strascico, o peggio con dinamite o cianuro, mentre le meravigliose immagini catturate nei nostri oceani mostrano lincredibile varietà di forme di vita che li popolano e che luomo ha il dovere di preservare.
Squali [Videoregistrazione] : la verita' sui killer dei mari / National geographic
: Cinehollywood, 2010
National geographic collection
Incredibile, ma vero! [Videoregistrazione] : le piu' impressionanti immagini di National geographic
: Cinehollywood, 2010
National geographic collection
Bob aggiustatutto. Rullo schiacciatutto [Videoregistrazione] / regia di Sarah Ball
: Hit entertainment, 2010
Tom and Jerry. Campioni del mondo [Videoregistrazione]
: Warner home video, 2010
: Ermitage cinema, [2004]
Abstract: Antologia delle migliori scene dei film muti degli anni Venti di H. Lloyd _ che ne curò il montaggio per conto della Columbia _, in particolare di Girl Shy (Le donne... che terrore, 1924), Hot Water (La suocera domata, 1924), Feet First (Piano coi piedi!, 1930). Lo stesso Lloyd curò una 2ª antologia: Harold Lloyd's Funny Side of Life (Il lato comico della vita, 1963) che ebbe altrettanto successo.
The calcium kid [Videoregistrazione] / regia di Alex De Rakoff
: Universal pictures, [2004?]
Abstract: Jimmy è un giovane lattaio appassionato di boxe. Per una serie di eventi fortuiti finisce per scontrarsi con il campione mondiale del titolo...
I gatti persiani [Videoregistrazione] / regia di Bahman Ghobadi
: 01 Distribution, 2010
Abstract: Teheran. Negar e Ashkan tentano di mettere su un gruppo musicale coinvolgendo altri musicisti. Tuttavia, coscienti del fatto che in patria non riusciranno mai ad esprimersi come vorrebbero, i due cercheranno di convincere i loro compagni a lasciare clandestinamente l'Iran. Ma senza soldi e senza passaporto l'impresa si rivela piuttosto ardua. "Il film è paradossalmente 'lieve', un tour tra gruppi rock a caccia dei componenti di una banda disposti a suonare in un concerto a Tehran e poi a fuggire all'estero. Un tipo comico e un po' fanfarone promette a Negar e Ahkan permessi e passaporti, ma il suo pusher sarà arresta. L'odissea dei due ragazzi è cadenzata da video-clip su Tehran, scatti amorevoli sulla città, i poveri, i clochard, le donne velate, neri fantasmi tra grattacieli, ragazzi in magliette heavy metal, capelli lunghi, jeans, una foto di Marlon Brando nel 'Selvaggio', un'altra di Humphrey Bogart, un merlo in gabbia chiamato Monica Bellucci... contraddizioni tra una società dai gusti globalizzati e un apparato di guardiani di chissà che." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 15 maggio 2009) "Scritto assieme a Hossein M. Abkenar e alla fidanzata Roxana Saberi - finita sotto i riflettori del mondo per il processo, conclusosi pochi giorni fa abbastanza felicemente, in cui era stata accusata di spionaggio a favore degli Stati Uniti e che ieri notte era data in partenza da Teheran per gli Usa o per Cannes -, il film segue le disavventure di un ragazzo e una ragazza, Ashkan e Negar, decisi a emigrare per poter coltivare la loro passione per la musica. (...) Un mondo che nessuna autorità avrebbe autorizzato a mostrare e che infatti Ghobadi ha filmato senza permesso, in 17 giorni, spostandosi in moto con i suoi musicisti, con una piccola telecamera digitale perché il materiale a 35 mm è di proprietà dello Stato e a un regista così non l'avrebbe mai dato. E usando persino i dvd illegali dei suoi film per corrompere i poliziotti che per due volte avevano voluto arrestarli. Ghobadi non parla mai direttamente di argomenti politici (se non in un'esilarante scena di processo-ramanzina inflitta a Nader, una prova d'attore che meriterebbe da sola l'Oscar) ma mostra la corruzione diffusa e la brutalità della polizia e sfrutta la mobilità delle riprese per iniettare nel film un ritmo e un'energia immediatamente coinvolgenti. Come l'entusiasmo contagioso dei suoi protagonisti, disposti anche ad andare in prigione per soddisfare la loro passione e pronti a mettere nel conto anche la crisi di latte di un gruppo di mucche che non sembrano apprezzare per niente le prove di un complesso metal nella loro stalla. E anche se la durezza e la crudeltà della realtà finisce per entrare nella storia, il tono del film non è mai lamentoso, ma sempre sorretto da un'ironia capace di riscattare la disperazione della realtà." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 15 maggio 2009) "Un'opera capace di raccontare la vitalità di una generazione perfetta rappresentazione di una pentola che sta per esplodere. Da Cannes il primo urlo di libertà." (Andrea Martini, 'Quotidiano Nazionale', 15 maggio 2009) "Storia politica e personale, che passa dall'essere un 'Buena vista social club' iraniano a un ritratto intimista di una generazione repressa nei suoi impulsi emotivi ed artistici. Film giovane come da Teheran forse non ne sono mai venuti, sa giocare su più registri, da quello comico-chiassoso del traffichino Hamed Behdad, jolly straordinario per i cui occhi passano tutte le emozioni contraddittorie del film, a quello più drammatico di un finale che non scende a patti con la vitalità di tutto il film. Uno splendido e durissimo confronto con la dura realtà questa docufiction, fotografia di un paese che ha in sè una cultura straordinaria - e una creatività e un senso estetico unici - ma che da decenni combatte contro la follia fanatica del Potere politico-religioso. Se 'Persepolis', con un bellissimo biopic animato, ci mostrava attraverso una ribelle la storia recente di un grande paese governato da piccoli uomini, qui scopriamo quei giovani che la loro lotta quotidiana la vivono picchiando sulle batterie, suonando la chitarra, cantando indie rock e rap duri e puri (quello nel film ha un testo anticapitalista che dovrebbe diventare un inno). E alla fine si ha voglia di trovare la colonna sonora e di urlare di rabbia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 16 maggio 2009) "Dal regista del 'Tempo dei cavalli ubriachi', una discesa nel panorama forzatamente underground dell'indie-rock made in Iran: 'I gatti persiani' di Bahman Ghobadi è il tallonamento neo-neorealistico di una giovane coppia di musicisti, che vorrebbe mettere in piedi un gruppo. Frustrati dalle proibizioni del regime, che da 30 anni bandisce la musica occidentale, i due progetteranno la fuga, con passaporti e visti falsi... Girato in soli 17 giorni (si vede) e senza autorizzazioni, nato dall'amore di Ghobadi in cameo - per la musica, stigmatizza sulla propria pelle il 'C'era una volta del felice cinema iraniano': se i Cavalli erano lirici e commoventi, questi Gatti sono poveri e randagi, pasciuti negli inserti videoclip ma affamati da una docu-fiction che di necessità civile fa al massimo virtù informativa. Suo malgrado." (Federico Pontiggia, ''Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2010) "Un anno dopo la presentazione a Cannes,'I gatti persiani' rinnova e aumenta oggi la sua carica vitale e critica nei confronti del despota Ahmadinejad che stronca il libero arbitrio ed imprigiona i suoi migliori intellettuali, vedi Panhai. Come Asghar Farhadi, di cui vedremo 'About Elly', anche Bahman Ghobadi, già autore del 'Tempo dei cavalli ubriachi', fa parte della nouvelle vague iraniana che abbandona il plus valore ieratico e quel sentimentalismo neo realista che hanno fatto trionfare i film iraniani nei festival, per sposare la causa della denuncia fatta con un quasi documentario 'rubato' in 17 giorni di riprese nella quotidianità 'non autorizzata' di Teheran, dove il regime proibisce vita sociale di cani e gatti e libera espressione musicale. (...) Il ritmo stesso è musicale, strattonato nel montaggio che ruba voci volti, con alcuni refrain sentimentali, non estetizzante. Mai come in questo caso il giudizio non deve essere astratto ma vivo perché, dice il rapper, la musica fa parte della società dove nasce, cresce, si diffonde. - Curioso notare come questo film libero e bello, didascalico senza volerlo, dinamico come l'imprevedibilità della vita e della musica, sia speculare al 'Concerto' dove profughi russi ebrei mirano a Parigi per suonare Ciaikovskji. (...) Il titolo richiama un inevitabile paragone: questi ragazzi, come i gatti persiani, che sono ricercati, devono vivere ed esprimersi nascosti: agli occhi dell'Islam la musica è impura in quanto fonte di allegria e di gioia (e rapporti sociali!). Figurarsi il cinema. Eppure questo coraggioso regista che, non riuscendo a lavorare in altro modo, s'è inoltrato a proprio rischio e pericolo in cantine buie, neo catacombe di Teheran, improvvisando un soggetto, garantisce il riscatto proprio con una testimonianza visiva (documentario, finzione, video clip) e per la prima volta testimonia della generazione che resiste, non si allinea nè si adegua all'infamia paritetica della politica liberticida e del fanatismo religioso che, giustamente, considerano il cinema un nemico perché esso non ha nulla da nascondere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera", 16 aprile 2010) "'Kasi azgor behaye irani kluzbar nadareh' era il titolo del film che partecipò a Cannes nel 2009. In Italia diventa 'I gatti persiani' e sotto questa nuova identità c'è voluto un po' per identificarlo. Il premio - simbolico della giuria del 'Certain Regard' gli giunse per incoraggiarne l'intento politico, nell'esiguità dei mezzi. Lo spunto - due musicisti freschi di prigione vogliono espatriare per vivere in regime di libero rock - meritava quaranta minuti e ne ha avuti cento. Nella realtà il regista Ghobadi ha poi fatto una settimana di gaIera, ma non per espatrio: per rimpatrio (da Cannes)." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 aprile 2010) Note - FILM D'APERTURA DELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD' AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009) DOVE HA VINTO UN PREMIO SPECIALE EX-AEQUO CON "LE PÈRE DE MES ENFANTS" DI MIA HANSEN-LØVE.
La rivincita dei nerds 2 [Videoregistrazione] / regia di Joe Roth
: 20th Century Fox home entertainment, 2004
Abstract: I Nerds, cioé il gruppo dei Tri-Lambsa, Lewis Saolnick, Booger Dawson, Arnold Poindexter, Wormser, Lamar Latrelle e Stewart Lipsey ed atri (bruttini e debolucci, ma intelligenti), dopo la vittoria riportata sugli Alpha-Beta (forti e belli), ricevono l'invito a recarsi in Florida, a Lauderdale, per prender parte al congresso annuale delle Associazioni studentesche. Sono felicissimi per l'onore e perché andranno in una delle spiagge più eleganti della Florida. Poiché Gilbert si è rotta una gamba, e non può partire, assume il comando Lewis, quello coi denti da coniglio, e il gruppo arriva sul posto. Ma qui cominciano subiti i guai, perché gli Alpha Beta, naturalmente presenti, hanno deciso di far loro pagare la sconfitta subita nel passato. Cosicché il direttore dell'albergo, in cui erano state prenotate le loro stanze, essendo un ex Alpha Beta, li caccia via con un pretesto, e, non trovando posto negli altri hotel, i Nerds finiscono in un locale d'infimo ordine. Intanto hanno conosciuto Sunny Larstairs, una bella ragazza che sembra interessarsi molto a Lewis. Sempre resistendo con coraggio ai continui attacchi degli Alpha Beta, i Nerds passano molte piaccvoli avventure. Soprattutto Roger, il capo dei rivali, è pericoloso per loro: li fa arrestare con la falsa accusa di aver rubato la sua auto e quindi, perché non possano recarsi al Congresso, li abbandona su di un isolotto disabitato. Qui Lewis, confortato dalla apparizione di Gilbert, riprende coraggio e, trovato un vero arsenale di armi sepolte, compreso un carro armato, decide di passare al contrattacco. Piomba quindi sul congresso studentesco coi suoi amici, proprio quando Roger sta per farli dichiarare cancellati per indegnità, e, accompagnato da Ogre, un colossale Alpha Beta, diventato ora un entusiasta Tri-Lambsa, sconfigge ancora una volta i rivali, dimostrando anche l'infondatezza dell'accusa di furto, con l'aiuto di Sunny. "Il primo film della serie era una sciocchezzuola, mentre questo sequel è solo insignificante". ('Venerdì di Repubblica', 21 luglio 2000)
The social network [Videoregistrazione] / regia di David Fincher
: Sony pictures home entertainment, [2010]
Abstract: Stati Uniti, Università di Harvard, 2003. Mark Zuckerberg, studente genio dell'informatica, attraverso lo studio peculiare di blog e linguaggi di programmazione ha un'idea folgorante e inventa una rete sociale globale che rivoluzionerà la comunicazione: Facebook. In pochissimi anni diventerà il più giovane miliardario della storia ma, come si sa, il grande successo comporta anche grandi dispiaceri e attira numerosi nemici... "Un'invenzione epocale, un successo mondiale, una battaglia legale. Diversa da tutte le altre battaglie legali perché combattuta da soggetti giovanissimi su un terreno in larga parte ignoto perfino ai contendenti. (...) 'The Social Network' mette a fuoco subito almeno tre punti fondamentali grazie allo scintillante copione di Aaron Sorkin, a tutti gli effetti coautore del film diretto da David Fincher. Uno: si può diventare miliardari a vent'anni senza mai imparare a godersi la vita. Due: al tempo di Internet non conta chi ha avuto un'idea per primo, conta chi la sviluppa e soprattutto la condivide prima degli altri. Tre: non importa quanto colti, intelligenti o intraprendenti potete essere. Se avete superato i vent'anni non salirete facilmente sul treno in corsa dell'era digitale. Anzi è già tanto se lo vedete, quel treno. (...) Non era facile rievocare con tanta acutezza la nascita di Facebook imponendo al tempo stesso uno sguardo sul mondo che Facebook ha contribuito a creare. The Social Network è la prima foto ad alta definizione di un'epoca piuttosto restia a mettersi in posa. Onore al merito." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 novembre 2010) "La frase di lancio di uno dei film più attesi dell'anno è: 'Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico'. Questa sarebbe, in poche parole, la parabola dell'inventore di Facebook. (...) David Fincher riesce bene in un film che si trasforma in una perfetta parabola sul capitalismo occidentale." (Dario Zonta, 'L'Unità', 12 novembre 2010) "'Io non voglio amici'. Fa un certo effetto sentire Mark Zuckerberg, l'inventore di Facebook, il sito che ha globalizzato l'idea delle amicizie on line, pronunciare questa frase. Eppure nella battuta c'è tutto il personaggio, almeno come lo racconta David Fincher nel film 'The Social Network', arrivato nelle sale italiane dopo essere passato, attesissimo, al Festival del cinema di Roma. (...) The Social Network non è un film su Facebook, ma paradossalmente una parabola sull'incomunicabilità, raccontata attraverso il cupo Zuckerberg - ottimamente interpretato da Jesse Eisenberg - e, implicitamente, sul successo e sul denaro. Limitandosi solo ad accennare l'impatto delle nuove tecnologie sulle persone e sul loro modo di comunicare se stesse agli altri, il regista indugia sul ritratto del giovane Mark, inquieto, ombroso e solitario, incapace di rapporti profondi e duraturi, persino di una vera e propria vita sociale. (...) È dunque per superare i personali limiti comunicativi che nel 2003 il brillante studente mette in piedi il suo sofisticato giocattolo informatico. Ma ben presto l'esclusività non è più un valore. Cominciano a girare soldi, sempre di più con l'aumentare degli utenti; si festeggerà il primo milione di iscritti, divenuti oggi mezzo miliardo per un'azienda valutata 25 miliardi di dollari. Soldi che non sembrano interessare l'ideatore, che appare più cinicamente ambizioso che avido, ma che fanno gola a quanti gli ruotano intorno. Ed è il denaro che alla fine diventa il protagonista del film, muovendo i personaggi e incattivendoli. Come a dire che se sei spudoratamente ricco e influente non puoi non farti dei nemici. In tal senso (...) il film è anche la storia di un personale tradimento, quello di Zuckerberg nei confronti di Saverin, certo meno brillante ma sempre al suo fianco nella tradizionale solidarietà tra 'nerd'. È la vendetta della realtà sul virtuale. Il paradosso di un'amicizia vera che si rompe tra non poche recriminazioni e che fa rumore, perché è quella tra i due fondatori del sito che dell'amicizia fa la sua bandiera, abbattendo almeno nella rete le barriere sociali. (...) Fincher riesce con bravura a rendere questi contrasti personali. Ma soprattutto costruisce un film che racconta bene un'epoca, con i suoi eccessi, e il modo in cui forma la sua classe dirigente, o almeno una parte di essa, quella della net economy, certo non meno influente di quella politica o imprenditoriale più tradizionale, perché la sola che in un mondo globalizzato può manipolare centinaia di milioni di persone. E l'immagine che se ne ricava è tutt'altro che rassicurante." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 27 novembre 2010) Note - PRODUTTORE ESECUTIVO: KEVIN SPACEY. - EVENTO SPECIALE ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010), HA RICEVUTO IL MOUSE D'ARGENTO, PREMIO DELLA CRITICA ONLINE. - GOLDEN GOLBES 2011 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA, SCENEGGIATURA E COLONNA SONORA. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (JESSE EISENBERG) E NON PROTAGONISTA (ANDREW GARFIELD). - OSCAR 2011 PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MONTAGGIO E COLONNA SONORA. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA, FOTOGRAFIA E MISSAGGIO SONORO. - CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2011 COME MIGLIOR FILM STRANIERO. - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.
I figli del leopardo [Videoregistrazione] / regia di Sergio Corbucci
: 01 Distribution, 2011
Abstract: Il barone Tulicò, detto il "leopardo", è un nobile che le disastrose condizioni economiche inducono ad abbandonare l'amata, ma povera Maria Rosa per rifarsi le sostanze con un matrimonio di convenienza. A questo punto entrano in campo Franco e Ciccio, cavadenti di professione e girovaghi, figli abbandonati di Maria Rosa e dello stesso barone Fifì Tulicò. Invitati dalla madre ad intervenire per costringere Tulicò a tornare da lei, i due se la devono vedere prima con la banda del brigante Bagalone, poi con i soldati borbonici, quindi con i soldati del generale Garibaldi. Ma, dopo alterne vicende, costringono lo spiantato nobile al matrimonio e al riconoscimento dei due rampolli. "Diretto scon scarso impegno, il film non tocca né la parodia né l'umorismo (....)". (Segnalazioni Cinematografiche)
Harry Potter e il principe mezzosangue [Videoregistrazione] / regia di David Yates
: Warner home video, [2010?]
Abstract: La scuola per maghi di Hogwarts non è più il luogo protetto e accogliente di una volta. La presenza di Voldemort è sempre più incombente e minacciosa e i pericoli si moltiplicano. E stavolta non è solo Harry Potter ad essere in pericolo, anche gli altri studenti e i babbani non sono al sicuro. Durante il suo sesto anno di studi, quindi, Harry sarà chiamato a combattere ancora una volta con il suo acerrimo nemico e al suo fianco avrà, come sempre, il prof. Silente ma anche un vecchio amico e collega di questi, Horace Lumacorno. Nel frattempo, tra gli studenti degli ultimi anni sembra essere scoppiata un'epidemia sentimentale che gli fa sperimentare gioie e dolori dei primi amori. "'Harry Potter e il principe mezzosangue' è il film - che il 12 luglio ha anche inaugurato il festival di Giffoni - meglio riuscito della serie. Il lato oscuro della vicenda assume consistenza, caratterizzando con tinte forti tutto il racconto. Si può dire che, cresciuti i personaggi - adolescenti alle soglie dell'età adulta - è cresciuto anche il tono della narrazione. E lo spettacolo ne guadagna. Ciò grazie anche al lavoro del regista David Yates che aveva diretto anche il quinto episodio, 'Harry Potter e l'ordine della fenice', e dello sceneggiatore Steve Kloves che aveva adattato i primi quattro capitoli. Tra l'altro in questa pellicola la miscela di suspance soprannaturale e romanticismo - Harry, Ron, Hermione e gli altri giovani studenti di Hogwarts cominciano a sentire il richiamo delle passioni - raggiunge il giusto equilibro, rendendo più credibili le vicende dei protagonisti, chiamati a confrontarsi anche con gli stessi problemi dei coetanei 'babbani'. Inoltre, le piccole, grandi storie d'amore che si intrecciano - tra attese e cocenti delusioni, e non poche situazioni umoristiche - stemperano la crescente tensione. E sottolineano che non esistono formule magiche per evitare i "pericoli" dell'adolescenza. In tal senso siamo di fronte a un percorso di formazione. Che però fa solo da contorno. (...) In questo lungometraggio, più che nei precedenti, gli intrecci narrativi da seguire sono diversi. La psicologia dei personaggi prende una forma più precisa. Nel quinto capitolo Harry viveva un periodo difficile, tormentato da sogni e da demoni personali, nel ricordo dei genitori uccisi da Voldemort. Ed era alla ricerca di risposte. Ora sembra non averne bisogno. Non si fa troppe domande; sa che ha un compito importante da svolgere. (...) Tutto sembra preparare e portare allo scontro finale tra il bene e il male. Che poi restano i veri protagonisti dell'intera saga, attorno alla quale in passato si sono accesi non pochi dibattiti. È stata chiamata in causa la spiritualità new age; non è mancata l'accusa di istigare i giovani alla fuga dalla realtà e di instillare in loro l'illusione che esistano poteri soprannaturali con i quali poter controllare a proprio piacimento il mondo. (...) Al contrario sembra ben chiara la linea di demarcazione tra chi opera il bene e chi compie il male, e l'identificazione del lettore e dello spettatore non fa fatica a indirizzarsi verso i primi. In quest'ultimo film in particolare la distinzione si fa persino più netta. Si è certi che compiere il bene è la cosa giusta da fare. E si comprende anche come questo a volte costi fatica, sacrificio. Inoltre viene stigmatizzata la ricerca spasmodica dell'immortalità, di cui Voldemort è l'emblema. E per questo non serve il ricorso alla magia. C'è una saggezza atavica che suggerisce di non cedere ai richiami di una impossibile eterna felicità sulla terra e all'illusione che tutto sia possibile. Le metaletture di questa favola fantasy trascendono, a volte, le reali intenzioni dell'autrice, che cerca solo di voler smascherare - questo sì - il mito di una ragione che pretende di avere una risposta per tutto. Sicuramente vanno oltre le interpretazioni che possono darne un bambino o un adolescente. È più probabile che alla fine della visione o della lettura, più che il fascino della magia (che rimane solo un pretesto ammaliatore) restino le scene che richiamano valori come l'amicizia, l'altruismo, la lealtà, il dono di sé." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13-14 luglio 2009) "Doveva essere il film della definitiva «umanizzazione» per gli aspiranti maghi di Hogwarts, la scoperta che Harry, Ron e Hermione (...) hanno un cuore e anche una sessualità (sempre nei limiti concessi a una produzione hollyrwoodiana per adolescenti), ma dopo due ore e mezza cli avventure stiracchiate e per niente esaltanti, anche la scoperta delle pene d'amore dei tre amici finisce per perdere ogni tipo di interesse. (...) Soprattutto si perdono completamente quelle notazioni gotiche e horror che avevano fatto la forza degli ultimi film della serie, mente i giochi di seduzione e di gelosia tra maghetti e maghette sono raccontati con una superficialità quasi farsesca (vedi le smorfie a cui costringono il povero Ron) e soprattutto dando la sensazione di non crederci mai davvero. Perché il difetto più grande di questo sesto film è proprio nella regia lasca e anodina di David Yates, che tratta ogni cosa divertente, inquietante o avventuroso, poco importa con la medesima, stanca oggettività." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 14 luglio 2009) "Sei episodi cominciano a essere tanti. (...) Questa è la solita struttura, riproposta di puntata in puntata. Meno logico, anche stavolta, è il susseguirsi di eventi: incursioni dì spiriti che terrorizzano Londra senza un perché; studenti di magia che, per essere riconoscibili come cattivi, devono essere ossigenatissimi e in abito nero, simili a nazisti in erba; ragazzine che si dicono innamorate, ma esprimono solo infantile possessività; docenti che, interpretati da attori di prestigio, vagano per Hogwarts cercando di non ridere per come il costumista li ha conciati. ll resto sono effetti speciali. Sempre quelli." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 luglio 2009) "Nonostante una morte solenne (in stile ObiWan Kenobi), il Libro VI è il meno efficace della saga del maghetto. Il film del riconfermato ma inesploso David Yates ne segue il filo trascurando buoni spunti e amplificandone le pecche. Il consueto scippo di tutto quanto fa gustosa epica postmedievale - Shakespeare, Tolkien, Disney, Merlino, Ariosto, i Grimm, la casa stregata al luna park - stavolta fa melina/cilecca: il 'fantastico' si abbassa a piatto 'fantasy' e anche la vena gialla della Rowling si appanna. (...) Funzionano qualche balzo visivo e i giochetti di pomicioso amor geloso tra ragazzi, il resto è clessidra inceppata. Persa la magica vivacità degli inizi (ridateci Chris Columbus!), la cartapesta potteriana oggi si crede dark, ma è color babbano stinto." (Alessio Guzzano, 'City', 17 luglio 2009) "Qualche scena azzeccata, ancora bravo Alan Rickman nei panni dell'imperscrutabile Severus Piton, pozioni più potenti dell'LSM ma pessima struttura con cambiamenti improvvisi di tono e di pathos nel giro di una inquadratura. Inizio misterioso, estenuante parte centrale da commedia romantica, velocissima chiusa drammatica. Sulla pagina funziona ma con tre ex bambini protagonisti non puoi permettertelo. Non sono abbastanza attori da assorbire con corpo e voce i brutali colpi di scena. Radcliffe poi è sempre più legnoso. Saga artisticamente mai decollata. Ne mancano solo due". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 luglio 2009) "Di sicuro per addentrarsi nel cupissimo finale della storia ci sarebbe voluto un regista ben più immaginifico di David Yates, che invece concede troppo agli sdilinquimenti dei tre giovani protagonisti, annacquando il racconto fra indistinti amorazzi e amori. E la millenaria guerra tra bene e male rischia così di venire oscurata da una banale tempesta d'amore." (Piera Detassis, 'Panorama', 23 luglio 2009) "'Harry Potter e il principe mezzosangue' si limita ad essere un momento interlocutorio dell'intera vicenda e della sempiterna lotta fra bene e male. Ma gli effetti speciali sono fantastici, danno al film intensa bellezza visiva. Soprattutto metereologica, perché le cose più affascinanti dipendono dal tempo atmosferico: vasti paesaggi immersi nella nebbia o sepolti sotto la neve come un dipinto fiammingo; un temporale in cui tra le nuvole grigie grevi di pioggia scivolano i neri pelosi tentacoli del male (...) Ma la creatività narrativa e la forza del ritmo, insomma la regia mancano. Al confronto sembra un po' ridicolo l'investimento produttivo e pubblicitario profuso a favore del film, ma pazienza: ci aspettavano altre due opere, e poi è finita." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 luglio 2009) Note - NEI CINEMA ITALIANI, DISTRIBUITO IN 923 COPIE, IL PRIMO GIORNO DI PROGRAMMAZIONE ALLE ORE 16 HA REGISTRATO IL TUTTO ESAURITO PER TUTTI GLI SPETTACOLI. NEGLI STATI UNITI HA BATTUTO OGNI RECORD D'INCASSO AL SUO DEBUTTO A MEZZANOTTE NELLE SALE GUADAGNANDO 22,2 MILIONI DI DOLLARI. IL RECORD PRECEDENTE ERA DI "BATMAN, IL CAVALIERE OSCURO", REGIA DI NOLAN, CON 18 MILIONI DI DOLLARI. - CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA.