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Ex
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Ex [Videoregistrazione] / regia di Fausto Brizzi

: 01 Distribution, [2009]

Abstract: Storia corale di amori finiti che per un motivo o per l'altro non hanno subìto una rottura definitiva: 'ex' che si odiano, 'ex' che sono diventati amici ed 'ex' ancora innamorati. Storie chiuse per scelta, per sbaglio o per un sadico gioco del destino. In fondo, però, ognuno è stato importante nella vita dell'altro e il risultato di quello che è oggi è anche colpa o merito del proprio 'ex'. "Risate sincere e drammoni di plastica. Brizzi è uno scrittore comico di razza e i duetti tra il prete Insinna e la sua ex Gerini sono da antologia. Così come le comparsate di Montesano, Angelo Infanti ("Ma quello. .. non è il laziale?" ripete con comica gravitas quando vede il prete ex di sua figlia), l'ex morettiano Fabio Traversa che dà del brutto a Silvio Orlando ('Ha parlato Brad Pitt' è la replica perfetta) e un immenso Gianmarco Tognazzi che omaggia il Furio di Verdone (sul matrimonio: 'Amore, è da prevedere un minimo di overbooking'). Il trio di sceneggiatori Brizzi - Mariani (ex critico) - Bruno sono gli unici in Italia a fare simpatico umorismo cinefilo. Si scherza sul 'Signore degli Anelli', si cita 'La pantera rosa' di Edwards, si usa la canzone dei titoli di coda di 'Tutti pazzi per Mary' e c'è Vincenzo Salemme che a proposito dei suoi pargoli saccenti dice: 'Questi non sono figli a me! Questi sono figli di Nanni Moretti'. Lo dice lui, che con Moretti ha recitato in tre film. 'Ex' è da dieci quando si ride, da sette quando si sorride e da due quando ci vuole far piangere. La commedia e Brizzi sono una bellissima coppia. Gli chiediamo di non lasciarla. Se diventassero degli ex, sarebbe un brutto dramma per tutti." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 febbraio 2009) La coproduzione con la Francia comincia con una serie di baci ardenti. Le diverse storie s'intrecciano (i protagonisti appartengono allo stesso ambiente); si ride abbastanza". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 6 febbraio 2009) "In segreto un Montesano maturo e la mediocrità volgarmente trendy dei rapporti umani visti da Brizzi alla luce furba di una omologazione televisiva che spiega come la violenza dei padri ricada sui figli."(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 febbraio 2009) "Con 'Ex' Fausto Brizzi firma un film italiano divertente e di qualità, che esce insieme al suo libro, 'Manuale degli ex'. Ritmo sostenuto, battute che evitano la volgarità, perfino una parvenza di umorismo e malinconia caratterizzano le tante storie che vi si incrociano tra Roma, Parigi e la Nuova Zelanda. Usciti dal cinema, però ci si vergogna. Non del film: fossero tutti così quelli italiani A imbarazzare è il verosimile livello del campionario umano, fra i venti e i cinquant'anni, rappresentato in 'Ex'. E pensare che una volta gli stranieri ci riconoscevano almeno l'intelligenza". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 febbraio 2009) "Del cinema italiano degli ultimi trent'anni siamo abituati (purtroppo) a dire tutto il male possibile. E dei nostri registi puri, mettendoli a confronto (impari) con quelli del tempo perduto Rosi, Risi, Monicelli per non scomodare Fellini e De Sica). Perciò (quando possiamo) siamo contenti di cambiare registro. Anche se così facendo corriamo il rischio di essere considerati sacrileghi da qualche collega. L'altra sera, tra addetti ai lavori, parlando di 'Italians' ci capitò di dir bene di Giovanni Veronesi, accostandolo al grande Dino Risi. Un collega (biografo di Dino) evidentemente disapprovava anche se si limitò a un'educata smorfia. Calma, collega, non ho detto che Veronesi vale Dino Risi. Solo che potrebbe diventarlo, e se non ci riesce è perché si trova a operare in circostanze molto meno favorevoli. Risi è passato alle storie del cinema perché ha fatto 'Profumo di donna' e 'Il sorpasso'. Ma prima (e anche dopo) tanti film decisamente al di sotto della media di Veronesi. Per imparare a girare al meglio Risi ha impiegato dieci anni (durante i quali ha dovuto fare veicoli per Marisa Allasio e Anita Ekberg). Non solo, ma i capolavori quando sono arrivati, arrivarono perché c'erano Age e Scarpelli a scriverle, Gassman, Sordi, Manfredi, Tognazzi, Mastroianni a interpretare. A Veronesi poveraccio (si fa per dire dal momento che i suoi film sfondano i botteghini) la pappa non gliela prepara nessuno (leggi, i suoi deve scriverseli da solo). E Gassman e C. se li può solo sognare. Quel che gli passa il convento sono attori bravi, magari bravissimi, ma non all'altezza dei mostri dei tempi d'oro (penso a un Gassman al posto di Castellitto nel secondo episodio di 'Italians." (Giacomo Ferrari, 'Libero', 6 febbraio 2009) Note - SUONO: MARCO FIUMARA. - CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 PER: MIGLIOR FILM, REGIA, SCENEGGIATURA, ATTRICE NON PROTAGONISTA (CARLA SIGNORIS), ATTORE NON PROTAGONISTA (CLAUDIO BISIO), MUSICA, CANZONE ORIGINALE ("IL CIELO HA UNA PORTA SOLA"), MONTAGGIO, FONICO DI PRESA DIRETTA (MARCO FIUMARA), DAVID GIOVANI. - NASTRO D'ARGENTO 'SPECIALE - COMMEDIA' (2009). LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR ATTORE (CLAUDIO BISIO E SILVIO ORLANDO) E ATTRICE (CARLA SIGNORIS) NON PROTAGONISTI, SCENEGGIATURA, MONTAGGIO E CANZONE ORIGINALE ("IL CIELO HA UNA PORTA SOLA").

No problem
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No problem [Videoregistrazione] / regia di Vincenzo Salemme

: Medusa video, 2009

Abstract: Arturo Cremisi è (o, meglio, era) il protagonista di una soap opera dal titolo “Un bambino a metà”. ‘Era' perché Federico, il bambino che interpreta il ruolo di suo figlio, gli ruba costantemente la scena grazie anche agli appoggi ‘in alto' di cui gode la madre Barbara che nel passato ha avuto una breve relazione proprio con Arturo. Sul set la tensione è alle stelle ma la situazione si complica all'estremo quando negli studi di registrazione giunge il piccolo Mirko che, avendo perso il padre e vivendo con una madre sempre in tensione, si è identificato nel protagonista della soap e ha deciso che Arturo è il padre che gli manca. All'istintivo tentativo di liberarsi dell'importuno da parte dell'attore fa da scudo l'intraprendenza del suo agente Enrico Pignataro. Costui, naif quanto basta a storpiare una parola su cinque ma estremamente attento a tutto quanto può accrescere la sua parcella, vede in questo incontro un affare. I settimanali e le rubriche televisive andranno a nozze con la storia dell'attore che diventa ‘nella realtà' il padre dell'orfano. Ci sono però due ostacoli: la madre di Mirko che non vuole che il figlio venga sfruttato mediaticamente e uno zio del bambino simpaticamente alienato. A loro si aggiunge la rabbia di Barbara che rischia di vedere il proprio pupillo entrare in un cono d'ombra. Dopo l'incontestabile successo di SMS-Sotto mentite spoglie Salemme decide di conservare un elemento prezioso della squadra (Panariello a cui permette di svariare su più registri espressivi) e di farsi affiancare da due cavalli di razza dall'altrettanto indiscutibile e consolidata carriera come Sergio Rubini e Iaia Forte. Memore della lezione dei De Filippo (di Eduardo, certo, con cui ha a lungo lavorato ma anche di Peppino) sa che uno dei mezzi per far pensare è quello di far sorridere. Lo fa con delicatezza e misura per gran parte di un film che mette alla berlina il mondo della serialità televisiva nostrana con i suoi miti effimeri destinati a un'altrettanto effimera ascesa agli altari con spesso conseguente caduta nella polvere dei dati dell'Auditel e affini. Il suo Arturo è un ex essere umano ormai solo attento a chi gli ruba i primi piani e (cor)roso da una sterile lotta per uno pseudosuccesso. Il piccolo Mirko, che è sprofondato (come accade non solo al cinema ma anche nella patologia scientificamente studiata) nella commistione totale tra finzione e realtà nel tentativo di suturare una ferita troppo profonda, lo trascina con sé nel mondo di una realtà che è fatta di piccole meschinità (come quelle rappresentate con grottesca misura da Oreste Lionello e Gisella Sofio) che non sono poi troppo distanti da quelle che lui stesso si porta dentro. Tutto questo viene raccontato non dimenticando mai lo spettatore e le sue attese salvo in due casi. Il tormentone della degustazione di vini fa deviare il film sul piano della farsa di cui non si sentiva il bisogno e il finale (di cui ovviamente non anticipiamo il contenuto) rischia di rientrare proprio negli schemi narrativi di quella soap opera che così abilmente si era messa alla berlina. Peccato. Anzi due peccati. Veniali? Al pubblico l'ardua sentenza.

Il sol dell'avvenire
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Il sol dell'avvenire [Videoregistrazione] / un film di Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone ; regia di Gianfranco Pannone

: Rarovideo, [2010]

Abstract: Reggio Emilia, 1969. Trenta giovani militanti del Partito Comunista, in dissenso con la dirigenza accusata di aver tradito gli ideali della Resistenza, abbandonano i compagni per formare insieme ad altri coetanei di provenienza anarchica, socialista e cattolica "l'Appartamento", una comune in cui si vagheggiano sogni rivoluzionari. Tra loro ci sono anche coloro che in seguito formeranno il gruppo più agguerrito delle Brigate Rosse: Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli, Prospero Gallinari, Roberto Ognibene, Lauro Azzolini. Reggio Emilia, 2007. A quaranta anni di distanza e dopo una lunga detenzione nelle prigioni di mezza Italia, Franceschini, Paroli e Ognibene si ritrovano insieme al PD Paolo Rozzi e al sindacalista Annibale Viappiani nel ristorante sulle colline dove il gruppo dell'Appartamento compì il salto tragico e fatale nella lotta armata. I cinque protagonisti percorrono un viaggio nella memoria alla ricerca delle motivazioni più profonde per le rispettive scelte. Ad integrare le loro ricostruzioni intervengono le esperienze di altre due persone che a vario titolo furono vicine al movimento, l'ex dirigente della DC Corrado Corghi e Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli comunisti trucidati dai nazifascisti nel '43. Note - PRESENTATO AL 61° FESTIVAL DI LOCARNO (2008) NELLA SEZIONE 'ICI & AILLEURS'. - REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, DELLA REGIONE LAZIO TRAMITE FI.LA..S. E DELL'EMILIA ROMAGNA FILM COMMISSION. - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO.

La natura e' musica
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La natura e' musica [Videoregistrazione] / prodotto da National Geographic

: Walt Disney studios home entertainment, 2010

Mamma Mirabelle ; 3

Tannhauser
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Tannhauser [Videoregistrazione] / Richard Wagner ; Deutsches Symphonie-Orchester Berlin ; Philippe Jordan, direttore ; regia teatrale di Nikolaus Lehnhoff

: Arthaus Musik, 2008

Die Entfuhrung aus dem Serail
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Die Entfuhrung aus dem Serail [Videoregistrazione] / Mozart ; Netherlands Chamber Orchestra ; Constantinos Carydis, direttore ; regia teatrale di Johan Simons

: Opus arte, 2009

B.B. King & Joan Baez
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B.B. King & Joan Baez [Videoregistrazione] : live in Sing Sing

: Membran international, 2004

Novecento
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Novecento [Videoregistrazione] : atto I e atto II / regia di Bernardo Bertolucci

: Eagle pictures, 2008

Abstract: In un paese della Bassa Emiliana nascono, agli albori del '900, Alfredo Berlinghieri e Olmo Dalcò: il primo, futuro erede dei beni terrieri di famiglia, nonostante i privilegi di casta si attacca al secondo, figlio di una contadina e di padre ignoto. L'amicizia dura, nonostante le vicende familiari e sociali di mezzo secolo traccino un solco sempre più profondo fra padroni e braccianti. Olmo si unisce alla maestrina Anita, fervente politicante rossa che muore generandogli una figlia; e fugge dal paese dopo gesti di opposizione alle squadracce fasciste che lo porterebbero certamente alla morte o all'ergastolo. Alfredo, dopo il suicidio del nonno e la morte del padre, diviene padrone; sposa Ada, dolce e stravagante, che lo abbandona quando s'avvede che il marito è inesorabilmente divenuto un classico padrone-tiranno. Ma la colpa maggiore del Berlinghieri è stata quella di non avere allontanato a tempo il fattore ingaggiato dal padre, certo Attila, fascista e cinico arrivista, tra l'altro amante di Regina, cugina di Alfredo. Nel '45, in coincidenza con la Liberazione, Olmo ritorna e guida i contadini nella rivolta contro la famiglia dell'amico: Attila viene ucciso; Regina rapata; Alfredo condannato simbolicamente a morte. Quando giungono i rappresentanti del C.N.L. i contadini consegnano le armi. Alfredo e Olmo invecchieranno bisticciando amichevolmente. "Metafora d'un mezzo secolo, con cui Bertolucci esercita il diritto di trasfigurare in visione l'idea che a torto o a ragione se ne è fatta, non importa molto se 'Novecento' è meno fedele alla storia di quanto si potrebbe pretendere da un documentario. Preme invece che abbia una sua tenuta fantastica, una sua magnificenza di romanzo fiume per immagini, una potenza di chiaroscuro che esprime la drammaticità degli eventi, e sia pure melodrammaticità, vista la destinazione popolare dell'opera." (Giovanni Grazzini - Cinema '76). "Gratificato di un budget favoloso (10 miliardi, si dice), questo film-fiume si presenta con l'appariscenza di risultati tecnici proporzionali all'accolta di interpreti e di specialisti dei vari rami: la fotografia, l'interpretazione, l'ambientazione, la musica, e così via, sono perciò di notevole livello. Ciò nonostante, prescindendo dalle carenze tematiche, si ha l'impressione che la colossale impresa ecceda di molte ore le sue possibilità di presa. Infatti, se efficaci risultano alcune pagine di pittura villereccia o di spaccato borghese, la reiterazione delle stessa sa di pleonasmo, di didatticismo ad oltranza, di sproloquio comiziale e persino di furbizia commerciale. Assai più deludente, poi, è l'esame contenutistico dell'opera che, in definitiva, riteniamo mancare a qualsiasi ipotetico obiettivo per totale mancanza di equilibrio. Se vuol essere soltanto la descrizione del mondo contadino della Bassa Emilia, lo coglie nelle deteriori manifestazioni di un folklore rude e sboccato; ma lo trascura nelle ricchezze di genuinità, genorosità, spessore umano e pudore. (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 82, 1977) "Un film di rilievo, ma non riuscito. Un film dove ci sono delle pagine molto belle, di un lirismo e di un'umanità singolari ma dove, nel contempo, non si sente l'empito della sinfonia nibelungica, l'assieme armonico di un tessuto narrativo corale, senza sbavature". (Pierpaolo Albricci) Note - SUONO: CLAUDIO MAIELLI. - DISPONIBILE IN HOME VIDEO LA VERSIONE INTEGRALE. - L'ATTORE E PRODUTTORE PAULO BRANCO E' ACCREDITATO COME PAOLO BRANCO.

Il caso Katharina Blum
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Il caso Katharina Blum [Videoregistrazione] / regia di Volker Schlondorff, Margarethe Von Trotta

: Sony pictures home entertainment, [2008]

Abstract: Per aver ospitato un disertore, giovane cameriera tedesca è presa di mira dagli sbirri e messa alla berlina da un giornale popolare, reazionario e scandalistico. Da un libro (1974) di Heinrich Böll. Nell'edizione tedesca il film s'intitola come il libro: L'onore perduto di Katharina Blum. Böll si era ispirato alla campagna di stampa, impregnata di odio e di menzogna, contro Andreas Baader e Ulrike Meinhof, incriminati per azioni contro la sicurezza dello Stato. Nel passaggio dalla pagina allo schermo, i due registi hanno sostituito l'ironia pugnace di H. Böll con una partecipazione emotiva più diretta, senza scivolare nel melodramma né cedere agli effetti, cioè a quella tecnica scandalistica che è il bersaglio della loro critica.AUTORE LETTERARIO: Heinrich Böll

Cordura
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Cordura [Videoregistrazione] / regia di Robert Rossen

: Columbia Tristar home entertainment, 2004

Abstract: Da un romanzo di Glendon Swarthout. Sei soldati americani e una donna in marcia faticosa e pericolosa per raggiungere un avamposto nel Messico del 1916. Durante il viaggio ciascuno dei sette mostra il suo vero volto. Fece perdere 5 milioni di dollari alla Columbia e fu maltrattato dalla maggior parte dei critici. Come film d'azione è lento, come racconto psicologico schematico. È forse il peggior risultato dell'egregio R. Rossen.AUTORE LETTERARIO: Glendon Swarthout

Anello di sangue
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Anello di sangue [Videoregistrazione] / regia di Gilbert Cates

: Sony pictures home entertainment, 2009

Abstract: Morta la madre, vedovo quarantenne porta a casa il padre tirannico. Convivenza difficile. Adattamento quasi letterale di un dramma di Robert Anderson alla O'Neill: pesante, ma commovente a livello di psicologia familiare. M. Douglas e G. Hackman ottennero nomination agli Oscar.AUTORE LETTERARIO: Robert Anderson

Garage
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Garage [Videoregistrazione] / regia di Lenny Abrahamson

: Eagle pictures, [2009]

Abstract: Josie, da sempre considerato da tutti i suoi vicini un ragazzo disadattato ma innocuo, non ha mai avuto grandi ambizioni, solide amicizie o donne che lo abbiano travolto. Ha trascorso tutta la sua vita adulta lavorando come custode in una fatiscente stazione di servizio alla periferia di una piccola cittadina irlandese ma, pur non avendo cultura ed essendo sempre solo, Josie non ha mai perso la sua dose di ottimismo e la speranza di trovare la felicità. Nel corso di un'estate, però, la sua vita avrà una brusca sterzata... "L'uomo imperfetto e goffo contrasta con gli stupendi paesaggi irlandesi." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 30 novembre 2007) "'Garage' è un ritratto di una provincia bigotta e feroce, senza che alcun gesto feroce si veda mai sullo schermo. Il regista Lenny Abrahamson e lo sceneggiatore Mark O'Halloran raccontano per accenni, per situazioni. Pochissimi dialoghi, molti silenzi. Giornate che scorrono monotone. Violenza sempre latente. Film a suo modo notevolissimo, con un attore - Par Shortt - che, se si chiamasse De Niro, vincerebbe l'Oscar." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 5 giugno 2009) "Dire che l'Irlanda sullo sfondo è sempre di una sconcertante tonalità verde-grigio, direttamente proporzionale allo stato d'animo in apparente disfacimento del protagonista, è scontato. Sostenere che interpretare la parte del ritardato sia più semplice di ruoli che si costruiscono sulle sfumature, lo è altrettanto. 'Garage', però, si arena su facili simbolismo come su una semplicità di messa in scena che più che mancanza intrinseca di mezzi rasenta l'assenza di spunti stilistici." (Davide Turrini, 'Liberazione', 5 giugno 2009) "Come il più denso e originale 'Station Agent' (recuperatelo!), un piccolo film fatto di silenzi, quotidianità e attutite amarezze. Un film 'da festival' (ha vinto anche a Torino), come dicono coloro che tutto ciò temono e dunque rifiutano. Un film nipote del dublinese Beckett: due personaggi assurdi, su una panchina sul lago, parlano di anguille: 'sporche, vecchie cose'". (Alessio Guzzano, 'City', 5 giugno 2009) "Lo scemo del villaggio e la diffidenza degli altri sono l'essenza di 'Garage', uno di quei film che si fanno per i festival e che servono a ricordare ai giornalisti - quasi i soli a vederli in un cinema, prima che passino di notte in tv, per infermieri e guardiani notturni - che il mondo è cattivo." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 5 giugno 2009) "Nel racconto di una provincia contadina dove non succede nulla, dopo aver raccontato Dublino in 'Adam e Paul', Abrahamson procede per accumulo di piccoli indizi che porteranno all'accerchiamento del protagonista, senza farsi mancare tutti gli ingredienti del caso; la ragazza, gli amici, lo scandalo, l'indagine poliziesca. Ma non di film poliziesco si tratta, piuttosto di durissimo umorismo, dove rispetto alla grandiosità di un misterioso disegno divino espresso in clamorosi paesaggi, vediamo dibattersi destini individuali che vanno verso il baratro con ingenuo e fiducioso ottimismo." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 5 giugno 2009) Note - PRESENTATO ALLA 39MA "QUINZAINE DES REALISATEURS" (CANNES, 2007). - MIGLIOR FILM ALLA 25MA EDIZIONE DEL TORINO FILM FESTIVAL (2007).

Arianna
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Arianna [Videoregistrazione] / regia di Billy Wilder

: Teodora, [2009]

Abstract: Arianna, ragazza parigina ingenua ma dalla fervida fantasia, salva la vita di Frank Flannagan, un playboy di mezza età, impedendo che venga ucciso dal marito di una delle sue amanti. Malgrado Arianna sappia tutto del dongiovanni grazie al ricco dossier di suo padre, il detective Claude Chavasse, che da anni indaga sulle sue gesta, si innamora di Flanagan e la sua unica arma per farlo capitolare è il mistero... "Da uno spunto tutt'altro che originale il regista ha tratto un film garbato e brillante. Sono elementi degni di nota: la simpatica atmosfera tra sentimentale ed ironica; la vivacità del racconto, rallentato peraltro da dialoghi un po' prolissi; il sapiente dosaggio degli effetti; le trovate spesso di buona lega. La buona interpretazione contribuisce notevolmente alla riuscita del lavoro". ('Segnalazioni cinematograficeh', vol. 42, 1957)

Storia di Piera
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Storia di Piera [Videoregistrazione] / regia di Marco Ferreri

: Medusa, [2010]

Abstract: Nasce Piera, in una famiglia piuttosto sconquassata, almeno secondo la morale corrente: la madre è un specie di ninfomane, una candida amorale, un pò ingenua e un pò folle. Il padre è un attivista politico, disorientato dalla vita della moglie che ad ogni occasione lo tradisce, che vive sempre in bilico tra una gelosia inespressa ed una totale passività. Piera cresce in questo ambiente, accompagna la madre nelle sue scorribande sessuali, mentre il padre viene quasi dimenticato; la madre si muove nella sua vita quasi per caso, trascinata dai suoi istinti; la curano con gli elettroshock, ma alla fine, quando Piera, ormai cresciuta, è diventata un'attrice affermata, sarà il padre a morire in manicomio, impazzito per l'amore da lui provato per la moglie, dopo un incontro con la figlia in cui sfiora l'incesto. Eugenia, la madre di Piera, finisce anche lei in manicomio, a consumarsi nella sua dolce follia; li' Piera andrà a trovarla, ormai diventata, dopo le esperienze dell'infanzia, madre della madre; con lei si recherà sulla spiaggia, e lì, nude, si abbracceranno felici. Più conciliante del dovuto, "Storia di Piera" si ricorda soprattutto per l'immobile asfittica ambientazione urbana anni '30, per la disomogeneità dei tasselli narrativi, per l'insolvenza interpretativa di Isabelle Huppert. (Segnocinema) Il film ha peraltro momenti di forte emozione (basti citare l'incontro fra la giovane Piera e un atletico maschio che sembra uscire dalla mitologia) e, senza quasi mai offrire scene scabrose, esprime a meraviglia il clima inconsueto di quella famiglia, con quel coro di amiche di casa, quel piacere del gioco e della sfida, quell'inversione di ruoli fra madre e figlia (Giovanni Grazzini - Cinema '83)

Il segreto del bosco vecchio
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Il segreto del bosco vecchio [Videoregistrazione] / regia di Ermanno Olmi

: Medusa, [200-?)

Abstract: (Finta) Poesia fantastica del raccontino di Dino Buzzati e del suo colonnello in pensione Sebastiano Procolo che per avidità vuole tagliare gli alberi del "bosco vecchio" e uccidere il nipotino Benvenuto che una volta diventato adulto dovrà ereditare tutto. "Cos'è che non funziona in un film di così ardita concezione, di così raffinata fattura? Dopo essermi arrovellato per settimane sul problema, penso di essere arrivato alla spiegazione del perchè ciò che sulla pagina di Buzzati zompa e vola, sullo schermo si blocca in un'immagine tutto sommato indigesta. In un racconto fiabesco un animale che parla è un'evocazione ritualmente prodotta da una serie di vocaboli messi in fila; e se l'autore l'ha fatto con talento come nel nostro caso, non c'è dubbio: nel cerchio magico della narrazione gli animali parlano. Sullo schermo il gioco si può imitare - aduggiato quasi sempre da tentazioni caricaturali - nei disegni animati; ma girando dal vero, come nel caso di Olmi che ha le sue radici ben piantate nel neorealismo, una gazza è una gazza, un ragno è un ragno, un topo è un topo. Con sovrapposte le voci dei doppiatori che si sforzano di immaginare come parlerebbero una gazza, un ragno, un topo, non a caso nel film l'unica voce non umana alla quale ci si abbandona con piena fiducia è quella biblica di Omero Antonutti che recita le parole del vento Matteo; e proprio perchè è invisibile. Come in letteratura talvolta vince ciò che non è scritto, nel cinema vince ciò che non si vede." (Il Corriere della Sera, Tullio Kezich, 06/10/93) "E' difficile trovare qualcuno con cui andare a vedere 'Il segreto del bosco vecchio', e infatti i dati d'incasso confermano l'infelice riuscita commerciale del film. Le favole ecologiche, in questo fine millennio che pur ha visto l'uomo deturpare la natura nel tentativo di piegarla ai suoi voraci voleri, non vanno proprio di moda. Nel caso di Olmi, poi, sembra incidere una certa vocazione cattolica dell'uomo: nel suo cinema recente si riflette l'amore per le parabole esemplari, il candore infantile, i dialoghi edificanti. Non a caso il regista bergamasco è alle prese con la visione televisiva della Genesi che si sta girando in Tunisia auspice l'immarcescibile Ettore Bernabei. Passato fuori concorso a Venezia, Il segreto del bosco vecchio è un film ispirato e irrisolto: troppo lungo per essere una fiaba (oltre due ore), talvolta ridicolo nella scelta di rispettare alla lettera il bel racconto omonimo di Dino Buzzati (1935). Dove gli animali parlano, in un'atmosfera panteistico-antropomorfa che sulla pagina funziona magicamente e sullo schermo risulta quasi disneyana (quelle vocine infantili e melense). D'altro canto, è lo stesso Olmi a scrivere sul volume Nel bosco vecchio di Giovanni Cenacchi (Nuove Edizioni Dolomite) "Quante volte i miei figli, quand'erano piccoli, mi chiedevano: "Ma quand'è che fai un bel cartone animato?"." (L'Unità, Michele Anselmi, 06/10/93) "Ermanno Olmi ha, fra molti talenti, un talento speciale, già notato nel suo bellissimo film sul Po, "Lungo il fiume": sa filmare la Natura (qui le foreste, le montagne e il paesaggio delle Dolomiti) dando allo spettatore l'emozione di una scoperta; come fosse la prima volta, ogni immagine precedente sembra cancellarsi; ogni estetismo, sentimentalismo o melensaggine è spazzato via dalla sua visione forte, alta. Qui, come in tutto il cinema di Olmi, la bellezza naturale non è affatto insignificante: "Il segreto del bosco vecchio", non poetico, ma ideologico, non contemplativo, ma ricco d'energia, magnificamente fotografato da Dante Spinotti, al di là del racconto fiabesco è quasi un pamphlet che pretende una nuova forma di rapporto con la Natura, armoniosa, partecipe e non utilitaristica. Il ritmo è quello dell'esplorazione, calmo, curioso, paziente, e chiede allo spettatore d'abbandonarsi alle immagini, d'immergersi nel film durante due ore e un quarto. Come tutti gli altri esseri umani, Paolo Villaggio, un cattivo rotondo triste come la smania di possesso, è rappresentato alla maniera stilizzata, ingenua e buffa delle illustrazioni dei libri per l'infanzia dell'inizio del secolo: l'unica persona realistica e autentica è il bambino, certo non per caso." (La Stampa, Lietta Tornabuoni, 02/10/93) "Buzzati e Olmi. Predestinato, l'incontro fra i due grandi amici della montagna si realizza nel film Il segreto del bosco vecchio che il regista ha tratto da un racconto dello scrittore non ancora trentenne. Dove i due si danno la mano per cantare le meraviglie della natura e le sue leggende intorno alla storia fantastica d'un avido colonnello che, tutore d'un ragazzo al quale è destinata la proprietà d'una casa nella foresta, si propone di arricchire facendo distruggere quel bosco secolare e persino facendo morire il bambino. Se non riesce a compiere il delitto è perché gli alberi, il vento, gli animali mobilitano i loro incantesimi contro di lui, che vinto dal rimorso muore assiderato in una bufera di neve. Girata nelle Dolomiti, la favola va oltre l'ecologia: invita a riflettere sulla ricchezza simbolica del Creato e a guardare il mondo con la limpida innocenza dell'infanzia. Perciò battezza Matteo il vento che era stato incatenato in una caverna, dà voce ad una gazza messa di guardia alla casa, fa parlare le piante, e felicemente contrappone a quell'universo animistico la torva ingordigia del colonnello. Con risultati controversi. La maestria di Ermanno Olmi e la sua religiosità panica trovano infatti una vibrante conferma nei valori figurativi del film, nell'aura misteriosa che si respira nei paesaggi mirabilmente fotografati da Dante Spinotti durante il variare delle stagioni, nell'apparizione dei genii che abitano gli alberi, insomma nei modi propri del realismo magico. Ma nella seconda metà il racconto si allunga, il nucleo poetico si disperde, il profilo del bambino sbiadisce, le motivazioni psicologiche del colonnello si annebbiano, gli animali parlanti fanno irrimediabilmente pensare a Walt Disney. Buon per noi che nei panni del protagonista c'è un impareggiabile Paolo Villaggio." (L'Indipendente, Giovanni Grazzini, 12/10/93) Note - DAVID DI DONATELLO 1994 PER MIGLIORE FOTOGRAFIA. - REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1993.

La ragazza di Trieste
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Videoregistrazioni: DVD

La ragazza di Trieste [Videoregistrazione] / regia di Pasquale Festa Campanile

: Medusa, [200-?]

Abstract: Dino, disegnatore di fumetti, incontra sulla spiaggia Nicole, che è stata appena salvata dai bagnini mentre stava per affogare. Tra i due nasce un rapporto violento ed ambiguo, reso difficile dall'alone di mistero di cui la ragazza si circonda, e che Dino cerca inutilmente di penetrare. Nicole, pur essendo innamorata di Dino, ogni tanto sparisce, poi riappare all'improvviso, assume atteggiamenti provocanti, adducendo ogni volta giustificazioni e spiegazioni improbabili che puntualmente si rivelano bugie. Alla fine, per caso, Dino scopre la verità: Nicole è ricoverata in un ospedale psichiatrico, dal quale può uscire con discreta libertà poiché la terapia prevede così. Superando l'istinto di fuggire lontano da lei, Dino decide di aiutarla a guarire, sperando che il suo amore possa bastare. Ma le incomprensioni della convivenza e le ricadute della malattia di Nicole portano i due protagonisti al tragico finale, nel quale Nicole, sulla stessa spiaggia dove aveva conosciuto Dino, e sotto i suoi occhi, si incammina verso il mare per uccidersi. "I risultati sono discreti. Benché il romanzo sia preferibile, perché distende con più agio la materia e motiva meglio i caratteri e le situazioni, il film ha un accettabile decoro spettacolare." (Giovanni Grazzini, 'Cinema '82'). "Amore, pazzia, passione, inganni: il rapporto di una donna con un uomo e, al tempo stesso, con la sua malattia da una parte, dall'altra un uomo che di fronte a una realtà inusuale e sconvolgente deve decidere fino a che punto il suo amore può arrivare. Gli elementi per un film di notevole spessore psicologico c'erano tutti, ma sono rimasti nel limbo dell'approssimazione con cui la storia è stata sviluppata nel film." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 94, 1983)

Troppo forte
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Troppo forte [Videoregistrazione] / regia di Carlo Verdone

: Medusa, [2010]

Abstract: Oscar Pettinari, borgataro romano, sogna di diventare stuntman. Malconsigliato da avvocaticchio, si getta contro la Rolls Royce di un produttore confidando in indennizzi e scritture. 6° film di Verdone regista e 1° che ha per ambiente il cinema. La tendenza all'umore malinconico è bilanciata dall'azione e dai momenti forti. Si ride.

Damasco '25
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Damasco '25 [Videoregistrazione] = Sirocco / regia di Curtis Bernhardt

: Columbia Tristar home entertainment, 2003

Abstract: Dal romanzo di Joseph Kessel Colpo di grazia: nel 1926 i nazionalisti siriani comprano armi da un romantico trafficante e danno filo da torcere al governo francese. Innamorato della donna del capo di polizia, lui si sacrifica per salvare la vita del rivale. Tonfo commerciale, è un dramma avventuroso (con echi di Casablanca) in cui Bogart (anche produttore) ripete il suo personaggio di eroe romantico _ negativo _ attorniato da attori che non danno il meglio di sé.AUTORE LETTERARIO: Joseph Kessel

Unita'$1: La principessa Sissi
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Unita'$1: La principessa Sissi [Videoregistrazione] / regia di Ernst Marischka

Abstract: E' il 1867. L'Imperatrice Sissi, moglie di Franz Joseph da 13 anni, sta per compiere un passo importante: chiedere al Parlamento di Budapest di schierarsi a fianco dell'Impero Asburgico. Sola con i suoi due figli, Sissi si lascia andare ai ricordi e torna indietro alla sua adolescenza, quando, 16enne felice, trascorre le giornate nei boschi della Baviera. Un giorno, la madre le chiede di accompagnare sua sorella Nené a conoscere il promesso sposo, l'imperatore Franz Joseph. Questo incontro è destinato a cambiare per sempre il corso degli eventi e la sua vita. I due ragazzi si innamorano e, quando Franz la chiede in sposa, Sissi è costretta a lasciarsi alle spalle l'adolescenza e la sua esistenza libera. Nessuna prova è troppo grande per il suo amore, neppure quelle cui la sottopone ogni giorno l'Arciduchessa Sofia. In breve tempo, la sua indole liberale e il suo desiderio di avere un rapporto diretto con i suoi nuovi sudditi, le fanno conquistare l'amore del popolo. La vita, però, ha in serbo per lei molti dolori... Note - VOCI ITALIANE: FRANCESCO PEZZULLI (FRANZ JOSEPH), EMANUELA ROSSI (ARCIDUCESSA SOFIA), ALESSANDRA KOROMPAY (ESTERHAZY), FABRIZIO MANFREDI (MAX), ADRIANO GIANNINI (CONTE ANDRASSY). - MINISERIE TV IN DUE PUNTATE DA 100' ANDATE IN ONDA SU RAI UNO IL 28 FEBBRAIO E IL 1° MARZO 2010.

Scrivilo sui muri
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Scrivilo sui muri [Videoregistrazione] / regia di Giancarlo Scarchilli

: Eagle pictures, [2008]

Abstract: Sole è una ragazza di buona famiglia che entra in contatto con una banda di 'graffittari'. Quando diviene l'oggetto del desiderio di due amici, Alex e Pierpaolo, membri di un gruppo di writers, inizierà per lei una serie di avventure rocambolesche che lasceranno il segno nella sua vita. "Fra murales, graffiti, treni, raid, risse, emozioni e attrazioni fatali, Scarchilli con 'Scrivilo sui muri' porta al cinema la cultura dei writer dei ghetti Usa. Una commedia giovanilistica e sentimentale girata in modo convenzionale, che non riscrive la storia del cinema, ma ci ricorda come l'urgente bisogno degli adolescenti di esprime creatività e disagio, si sia trasformato in desiderio di uscire dall'anonimato. E che la parola legge sia diventata sinonimo di opinione." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 21 settembre 2007) "Il regista e sceneggiatore Giancarlo Scarchilli, autore di racconti e poesie, è stato il collaboratore più stretto - cinematografico e teatrale - di Sergio Citti e Vittorio Gassman prima di girare documentari, pubblicità e altri due film. La sua curiosità per la sottocultura giovanile appare pretestuosa, un inseguimento del nuovo filone adolescenziale di successo. Di cui utilizza alcuni attori emergenti, Elisa in colonna sonora (che c'entra con la musica hip-hop e techno dei writers?), la formula amicizia-amore. Quanto serve per la co-produzione della major statunitense e l'annunciata uscita in 350 copie." (Federico Raponi, 'Liberazione', 21 settembre 2007) "Con la scusa sociale di una storia sui writers, quelli degli italian graffiti, il regista Giancarlo Scarchilli, già aiuto di Citti e responsabile dei 'Fobici', mescola il realismo sub metropolitano con la solita molesta storiellina d'amore da notte prima degli esami, con la Capotondi indecisa tra alcuni writers. Le generazioni non s'intendono, la civiltà è cattiva e gli uomini indecisi a tutto. Il film, di una povertà di scrittura non calcolata né pasoliniana (oltre alle solite zeta al posto delle esse, gli attori un po' meglio) è, in notturna, un'offerta speciale di luoghi comuni contrabbandati col gusto dell'inchiesta, mentre si tratta solo di ripercorrere quei facili binari sentimentali che stanno facendo crollare all'estero il cinema italiano. Speriamo non lo veda Tarantino, potrebbe ricredersi in peggio. Dispiace sempre la rappresentazione obbligatoria di una generazione ai minimi storici di quota di gusto e di intelligenza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 settembre 2007) "Piaccia o infastidisca, la cultura spontanea dei graffiti metropolitani che affrescano muri e vagoni ferroviari è roba seria, qualcosa con cui fare i conti: meglio ancora, da capire. Niente di tutto questo nel film di Scarchilli, che la usa solo come pretesto per inscenare un amoretto (blandamente) contrastato." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 settembre 2007) "Non bisogna considerare il film come un piccolo trattato di sociologia, bensì come una commedia sentimentale e giovanilistica, diversa e simile a quelle che stanno sbancando il botteghino, da 'Notte prima degli esami' a 'Tre metri sopra il cielo'. E' il genere cinematografico a dettare la legge e a imporsi anche sopra i buoni propositi." (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 settembre 2007)