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Capitani coraggiosi
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Capitani coraggiosi [Videoregistrazione] / regia di Victor Fleming

: Warner home video, 2006

Abstract: Harvey Cheney è un ragazzaccio. Durante una rissa a bordo di una nave, viene scaraventato in acqua. Fortunatamente viene ripescato da un peschereccio. Costretto a rimanere a bordo per parecchio tempo, Harvey impara ad adattarsi alle dure abitudini dei pescatori e ad apprendere il vero senso sella vita. Note - PREMI: OSCAR MIGLIOR ATTORE A SPENCER TRACY (1937)

Gli orsetti del cuore
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Gli orsetti del cuore [Videoregistrazione] / regia di Arna Selznick

: 20th Century Fox home entertainment, 2003

I cartoni animati di Snoopy and friends. E' stata una breve estate, Charlie Brown
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I cartoni animati di Snoopy and friends. E' stata una breve estate, Charlie Brown ; Sei veramente uno sportivo, Charlie Brown [Videoregistrazione]

: Hobby e work, 2003

The final cut
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The final cut [Videoregistrazione] / regia di Omar Naim

: Eagle pictures, [2005]

Abstract: Nel futuro sara' possibile per chi possiede abbastanza denaro, farsi impiantare un chip nel cervello che registri tutto quanto accade nella vita. Si avra' cosi' una banca dati di ricordi che potra' essere utilizzata per una video memoria da apporre sulle tombe degli interessati. Alan Hackman e' il piu' esperto "montatore di ricordi" e il suo professionismo lo ha portato a sviluppare una straordinaria freddezza. Un giorno pero'affiora un suo ricordo che gli ha segnato profondamente la vita ma che aveva tentato di rimuovere. Da quel momento ha inizio la ricerca della verita'. Il ventiseienne regista americano Naim (di orgine libanese) si e' trovato davanti un'idea di sceneggiatura veramente originale ma la sua inesperienza (nonostante avesse a disposizione un attore che in "One Hour Photo" ha di recente riproposto il suo versante drammatico)lo ha portato ad affastellare materiali trascinando cosi' il film sulle secche della noia. Due stelle per l'idea.

Knowledge is the beginning
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Knowledge is the beginning [Videoregistrazione] : la pluripremiata versione rivisitata di 114 minuti / Daniel Barenboim e la West-Eastern Divan Orchestra ; regia di Paul Smaczny

: Warner classics, 2006

Fa parte di: Barenboim

Abstract: La West-Eastern Divan Orchestra riunisce musicisti arabi ed israeliani...

Segnali dal futuro
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Segnali dal futuro [Videoregistrazione] / regia di Alex Proyas

: Eagle pictures, 2009

Abstract: Il professore di astrofisica John Koestler non crede nel destino ma le sue convinzioni vengono scosse quando il figlio entra in possesso di un documento scritto 50 anni prima da una bambina della sua stessa scuola. Sul foglio sono indicati solo numeri uno dopo l'altro, numeri che l'occhio allenato dello scienziato comincia a decifrare per caso scoprendo che indicano giorno e numero di vittime dei principali disastri dell'ultimo mezzo secolo e di alcuni che devono ancora verificarsi. Ancora fantascienza per Alex Proyas, regista di culto (o forse è più corretto dire "di nicchia") emerso facendo un cinema decisamente underground per gli standard di Hollywood (Il corvo e Dark city) e poi legittimato dal blockbuster dal sapore asimoviano Io, robot, abile come pochi a deviare dal classico meccanismo narrativo statunitense per poi rientrarci un momento prima che le forbici del produttore si sostituiscano alle sue in sala di montaggio. Eppure nonostante l'esperienza Proyas realizza l'ennesimo buon film incompleto. Mischiando horror e fantascienza, con stile rispettivamente nipponico e americano, e cercando di spiazzare in ogni momento lo spettatore grazie ad una storia dai risvolti piacevolmente imprevedibili, Segnali da futuro, come spesso capita ai film di Proyas, nella prima parte fa grandi promesse che però non vengono mantenute nella seconda. Una cura inusuale per l'atmosfera attraverso piccoli dettagli metereologici che contrappuntano la narrazione, un passo molto svelto e un uso espressivo delle luci cupe anche nelle giornate più assolate di Simon Duggan, sembrano preludere ad una soluzione interessante dei molti temi introdotti. Infatti accanto ai più classici spunti sulla seconda occasione e la mancanza di una figura paterna forte il regista introduce una più complessa dialettica tra predestinazione e caos, scienza e fede. Tutte idee che circolano con piacere nell'industria culturale americana degli ultimi anni. Purtroppo però dopo alcune sequenze di rara maestria che cercano di incastrare i personaggi in un ecosistema vitale che vive e soffre con loro (il mondo visto dall'alto che somiglia ad un organismo pulsante in cui le autostrade sono le vene e le macchine i globuli rossi o il crollo di un aereo in mezzo all'autostrada), le idee sembrano terminare bruscamente e il film comincia ad attingere dall'universo hollywoodiano recente: La guerra dei mondi, Deep impact, Incontri ravvicinati del terzo tipo, il remake di Ultimatum alla Terra, un finale simile a The fountain e molto altro. Tutto l'interesse accumulato si perde in poco e il ridicolo sembra essere dietro ogni angolo. Nicolas Cage non ha la caratura per reggere da solo un personaggio, figuriamoci un film intero e allo spettatore non resta che attendere i titoli di coda perchè la serie di delusioni abbia termine.

Boy A
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Boy A [Videoregistrazione] / regia di John Crowley

: 01 Distribution, 2009

Abstract: Note - IN CONCORSO AL 58MO FESTIVAL DI BERLINO (2008) NELLA SEZIONE 'PANORAMA'.

Wind, piu' forte del vento
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Wind, piu' forte del vento [Videoregistrazione] / regia di Carroll Ballard

: Eagle pictures, [2006]

Birth
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Birth [Videoregistrazione] = Io sono Sean / regia di Jonathan Glazer

: Eagle pictures, 2005

Abstract: Finalmente Anna, dopo la morte di suo marito Sean, ha ritrovato la felicità. A breve infatti sposerà il suo fidanzato Joseph. Improvvisamente però nella sua vita si intromette un ragazzino di dieci anni che le dice di essere la reincarnazione di Sean... "Molti film raccontano una storia ma ne nascondono un'altra. Inscenano personaggi, conflitti, sentimenti per alludere a qualcosa che non possono (non vogliono) raccontare apertamente. Fra questi film perversi, spesso molto interessanti, c'è 'Birth' di Jonathan Glazer, premiato regista inglese di videoclip all'opera seconda dopo il diversissimo 'Sexy Beast'. Esteriormente è la storia di un dilemma. (...) Lo spettatore sa e non sa, così la regia riesce abilmente a convincerlo che forse, chissà, chi può dirlo. O più semplicemente, come capiremo solo alla fine, qualche personaggio ha una vera vena di follia. Ma questa è solo la superficie di un film dal linguaggio sapiente che allude a pulsioni e inquietudini più oscure. In testa quelle che possono portare un bambino, per quanto intraprendente, verso una donna molto ricca (dettaglio non secondario) e più grande di lui. Ma anche viceversa. La bella Nicole inizia ad essere attratta dal piccolo Sean perché comincia a credergli, o viceversa? A seconda della risposta, il film cambia completamente prospettiva. Non è poco, a ben vedere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 settembre 2004) "Come antidoto il giovane Jonathan Glazer può contare su Nicole Kidman, l'unica diva moderna che trasforma qualsiasi apparizione in inno alla grazia e quindi alla vita. Certo l'ultima erede dei dipinti di Botticelli non ha il potere di far diventare i brutti film belli, come purtroppo si è visto in molti casi recenti; ma quando una simile protagonista attira su di sé il peso specifico della messinscena, costringendo la trama a mettersi al servizio del suo show di primi piani e figure intere, pubblico e critica vedono sfaldarsi notevolmente le abituali reazioni e categorie di giudizio. Glazer, dopo i pluripremiati video musicali e spot pubblicitari e l'opera prima 'Sexy Beast', si dimostra regista assai accorto, capace cioè di confezionare 'Birth' con tutta la morbidezza richiesta dallo spunto improbabile: (...) L'idea fiabesca che Glazer ha del film proprio non riesce a reggere, nonostante la prudenza, per non dire, la neutralità dell'effusione melodrammatica: nella scenografia platealmente distanziata né lo scandalo dell'amour fou, che culmina in un bagno nella stessa vasca e nel casto bacetto sulla bocca del ragazzino, né il disagio psichico della sopravvivenza conquistano dignità drammaturgica. A superare gli argini di un film ancora più piccolo delle sue ambizioni minimaliste resta solo Anna, anzi Nicole acconciata con un taglio di capelli cortissimo alla Jean Seberg o alla Mia Farrow che avrebbe penalizzato chiunque non fosse come lei nata per l'obiettivo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 settembre 2004) "Una favola americana, 'Birth'. L'ha diretta Jonathan Glazer che con le favole, finora non ha avuto molta dimestichezza (si ricordi il suo 'Sexy Beast'), però se l'è fatta scrivere da Jean-Claude Carrière, non solo sceneggiatore di molti film di Buñuel (che comunque, pur surreali, favole non erano), ma collaboratore tempo fa del Dalai Lama per un libro sul buddhismo che nel film ha spazi perché vi si dà rilievo ad una possibile reincarnazione. (...) Ci si diverte per l'ambiguità, all'inizio, della situazione, dosata anche con una certa furbizia, poi si guarda solo a Nicole Kidman. Perché è bella e brava più del solito." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 settembre 2004) "Il copione, scritto dal regista in collaborazione con Jean-Claude Carrière, non pretende di far passare per autentico un evento incredibile, del quale finisce anzi per dare una spiegazione. (...) Ciò che conta, però, è la suggestione delle immagini di una New York cupa e decolorata, opera dello straordinario operatore Harry Savides, e la complessa originalità del groviglio psicologico. E Nicole Kidman, altro che fischi: meriterebbe un ulteriore premio da aggiungere alla sua collezione per il coraggio che la guida in una successione di sfide da Kubrick a von Trier." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 9 settembre 2004) "Domina Nicole Kidman, ormai macchina celibe del cinema. Se intorno a lei - corpo stilizzato, capelli da monello - ci fosse il vuoto assoluto, il film sarebbe sempre film. Tutto nel suo viso, inquadrato minuto per minuto, tipo l'Empire State Building di Warhol. Una sequenza interminabile la vede senza espressione fino alle lacrime. (...) La fotografia misteriosa e solenne (del genio Harris Savides, 'Elephant', 'Gerry', che ha anche sceneggiato insieme a 'Finding Forrester', tutti di Gus Van Sant) costruisce un set magico, conturbante. Al centro la geometria di un altro mito, Central Park, dai lineamenti non meno espressivi di quelli di Nicole. Ponticelli, sottopassaggi, curve, spianate e cespugli, ogni angolo è una scheggia di altri set. Inoltre, la sceneggiatura è scritta da Jean Claude Carrière, penna storica a partire dagli anni `50 (da Tati all''Oscuro oggetto del desiderio'). Un francese più un inglese artista di spot pubblicitari all'opera seconda, Jonathan Glazer ('Sexy Beast'), l'australiana Kidman e il figlio d'arte Danny Huston (figlio di John). Conclude il supercast, Lauren Bacall. (...) Il film si avvolge su se stesso, s'impantana, suona sempre lo stesso solco. Ma che importa. Ogni frammento canta per conto suo e dice di un film che avrebbe potuto essere, al di là del gioco 'Sean sì Sean no'. E Nicole Kidman nei suoi virtuosismi esasperati sa alla fine amare davvero qualcuno inadeguato, asimmetrico, non convenzionale, di più e oltre il marito banale alto-borghese, dedito allo jogging, alla buona tavola e alla moglie del suo migliore amico." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 9 settembre 2004) "Per essere un film noioso - e lo è - 'Birth' sortisce un effetto bizzarro: sembra corto, perché finisce senza che sia mai cominciato. Smarrito nella vaghezza della storia, ciascuno fa quel che può: Nicole Kidman si aggrappa nel suo premiato ruolo in 'The Others'; Lauren Bacall spande perle di cinismo; gli altri navigano a vista. La regia di Jonathan Blazer ce la mette tutta per mostrare che siamo in zona cinema drammatico d'autore." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 settembre 2004) "Non è sempre vero che i festival aiutano i film. Vedi il caso di 'Birth - Io sono Sean', pellicola raffinata e difficile bastonata dalla critica alla Mostra del cinema di Venezia, da cui è uscita senza nessun premio. Penalizzando in particolare Nicole Kidman, diva dalle scelte intrepide che l'hanno portata da Jane Campion a Kubrick, da Luhrman a Lars von Trier e ad Amenábar, per citare solo alcuni dei suoi appuntamenti artistici più impegnativi. Tra i quali si inserisce di diritto quest'opera seconda (dopo il sorprendente 'Sexy Beast', 2000) dell'inglese Jonathan Blazer, un regista che ha maturato un perfetto magistero tecnico facendo della pubblicità e del quale capiterà sicuramente di occuparci nell' immediato futuro. (...) Scritto dal regista in collaborazione con Jean-Claude Carrière, storico collaboratore di Buñuel, il copione non pretende di far passare per autentico un evento totalmente incredibile, del quale finisce anzi per dare una spiegazione quasi logica. Ciò che conta, però, è la suggestione delle immagini di una New York cupa e decolorata, opera dello straordinario operatore Harry Savides, e la complessa originalità del groviglio psicologico." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 dicembre 2004) Note - PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004)

L' ultima porta
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L' ultima porta [Videoregistrazione] = The Lazarus child / regia di Graham Theakston

: Eagle pictures, 2004

Alexandra
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Alexandra [Videoregistrazione] / regia di Aleksandr Sokurov

: Eskimo, 2009

Abstract: Un ufficiale russo di stanza in Cecenia riceve la visita della nonna Alexandra, dallo spirito libero e dalla franchezza sconvolgente. L'arrivo della donna porta scompiglio nel campo militare e quando si reca nel villaggio vicino per fare la spesa, il contatto con gli abitanti del luogo la rende consapevole del fatto che le differenze tra russi e ceceni non sono così evidenti da giustificare un conflitto. "'Alexandra' è dunque la grande sorpresa del Festival. Sokurov l'ha scritto e diretto, occupandosi della guerra in Cecenia dopo altri film di registi russi: 'Il prigioniero del Caucaso' di Bodrov, 'Il ladro' di Pavel Ciukraj (almeno nella versione originale, perché quella italiana è mutilata); 'La casa dei matti' di Konchalovsky. Ma Sokurov ha trovato una chiave nuova: la visita al campo della nonna di un giovane capitano. Ne deriva un film perfetto per dialoghi, recitazione, imparzialità. Un premio in più, oltre alla Palma d'oro, 'Alexandra' lo meriterebbe perché s'astiene dal classico grimaldello festivaliero: 1'ostentazione pacifista." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 25 maggio 2007) "Affidando al direttore della fotografia Aleksandr Burov il tradizionale lavoro sui colori denaturati, Sokurov racconta un mondo dove è facile perdere l'orientamento, dove la rassegnazione sembra essersi impadronita sia dei soldati che dei civili e dove soprattutto la logica distruttrice della guerra finisce per schiacciare tutti, chi dovrebbe farla (non si vedono mai combattimenti, ma solo spostamenti di mezzi pesanti e di elicotteri) e chi la subisce. L'amicizia istintiva tra gli esseri umani, come quella che appunto unisce Alexandra con le donne cecene, è il messaggio evidente di un film che affascina con la bellezza delle immagini e l'universalità del suo messaggio, scavando nei sentimenti umani (la solitudine affettiva del nipote soldato) più che nelle loro azioni. Ma da un regista come Sokurov che in altri film aveva saputo raccontare con ben maggiore drammaticità la faccia nascosta del potere e del terrore, forse era lecito aspettarsi una minor dose di prudenza diplomatica." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 25 maggio 2007) "Il più bel film in concorso in questo festival viene dalla Russia, anzi dalla Cecenia, dove Alexandr Sokurov è andato a girare il limpido ed emozionante 'Alexandra', con una interprete di eccezione, la grande cantante lirica Galina Vishnevskaya. (...) Naturalmente si può accusare Sokurov di opportunismo e connivenza. Si può dire, e in parte è vero, che in questo modo il regista del meraviglioso 'L'arca russa' e di tanti film anche su Hitler, su Lenin, su Hirohito, ha eluso i problemi più scottanti garantendosi fra l'altro l'appoggio dell'esercito e dei servizi segreti russi, che portavano ogni giorno la troupe sul set a bordo di mezzi blindati. Resta il fatto che Sokurov, figlio di militari, è andato davvero in Cecenia e che i paesaggi, l'atmosfera, le facce della Cecenia, sono entrati nel film con la forza dirompente della verità. Una verità che non si ferma a quella terra in guerra con l'impero dal 1817, ma e la verità di tutte le guerre del mondo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 maggio 2007) "Il regista del cinema più metafisico, rarefatto e antinaturalistico si ispira al dettato del Kubrick di 'Full Metal Jacket' (i rumori della guerra non si sentono, incombono) non si è nascosto dietro un dito. Dice 'la mia eroina potrebbe essere un'americana che raggiunge il nipote in Iraq' e tuttavia il suo è il primo film sui sanguinoso sfondo ceceno realizzato dal vero. 'Per parlarne con onore e dignità' ha ritenuto un dovere compartire i rischi, raggiungendo il seta bordo di blindati e sotto scorta. C'è odore di nazionalismo, di giustificazionismo, di paternalismo coloniale russo? A parte il fatto che eventualmente ci fosse bisogno di ricordarlo in questo caso - la storia è piena di artisti daila parte sbagliata, ma pur sempre artisti - la rappresentazione così struggente da farne un manifesto universale contro le armi." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 25 maggio 2007) "Sokurov e l'incubo della Cecenia, di un'aggressione che lui non approva. Ma il suo film in 35mm rilavorato al computer, 'Alexandra', non vuole aprire ferite e denunciare gli orrendi crimini russi. Vuole rimarginare, cicatrizzare ferite comuni. E dedica quest'ennesima, estenuante elegia visuale alle donne, alle combattenti e alle madri terrorizzate di entrambe le parti. Anche perché, per lui, 'la Cecenia fa parte del mio paese'. Vincesse il premio per la migliore attrice per quello che Sokurov considera un piccolo film privato, complice una grande artista che osò, tra i pochissimi in Urss, alzare la voce contro l'invasione a Praga nel 1968, sarebbe premiare il film. Perché cerca di catturare qualcosa di invisibile alla sua protagonista, indignata per la mancanza di calore, di confort e di sentimenti che sono il vero disastro irreversibile delle guerre dei maschi.(...) Non si sente mai proferire la parola Cecenia, nel film, ma, questione di dignità, tutte le scene sono girate laggiù, nei veri obiettivi della vergognosa guerra di sterminio iniziata da Eltsin." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 25 maggio 2007) "'Alexandra' può - deve ! - esser letto a due livelli. Il primo è quello di una fiaba. La Alexandra del titolo - interpretata dalla grande cantante - è la nonna di un militare che si reca in Cecenia a trovare il nipote.(...) Tutto ok, se non subentrasse il secondo livello: 'Alexandra' descrive i soldati in Cecenia come una comitiva di boy-scouts in gita. Sono tutti bravi, servizievoli, educati. Non bevono un goccio di vodka, non sparano un colpo. L'esercito russo, nel film, sembra una 'forza di pace' spedita a civilizzare una banda di musulmani riottosi. Di più la parola Cecenia non viene mai pronunciata. 'Alexandra' è di fatto una clamorosa rimozione, e la cosa è tanto più sospetta se si pensa che senza l'appoggio logistico dell'esercito il film non si sarebbe mai fatto." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 25 maggio 2007) "A Sokurov piacciono le donne russe vecchie, con la loro dolcezza, la luce nella faccia e la triste dolcezza negli occhi. Anche per Anna Magnani prova 'un amore senza limiti' e con Vishnevskaya hanno 'discusso a lungo di quanto è bello non essere belli'. Il film ha un'altra origine, dice il regista. Parecchie volte è andato in Cecenia, ha visto la sofferenza delle donne che andavano a visitare i figli, 'mi è parso un dolore così sprecato, ho fatto 'Alexandra' per dire che bisogna porre fine alla guerra di Cecenia. E' un incubo, un incubo ... Mi vergogno di vivere in un Paese dove c'è una simile situazione'". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 25 maggio 2007) "Sokurov non si produce negli acclamati puzzle estetizzanti e preferisce affrontare lo scottante tema della Cecenia. (...) Il film è intessuto di un pregevole mix di tenerezza, stupore, goffaggine, ignoranza e pudico dolore allo scopo - peraltro ovvio - di marcare la differenza tra le vecchie e le nuove generazioni russe e stigmatizzare le artificiali barriere erette tra gli uomini investiti di una brutale missione di morte e quelli semplicemente intenti alla commovente volontà di sopravvivere." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 25 maggio 2007) "Là dove il Caucaso scotta da secoli e la Cecenia brucia Alexander Sokourov mette al femminile il suo nome di battesimo per il titolo, 'Alexandra', che presenta (da lontano, non essendosi mosso da Mosca per malattia) in concorso. E un'elegia che impastando il quasi documentario con i colori pallidi del realismo socialista vuol mostrare la macelleria senza inquadrare e mostrare neppure un secondo di scontri, fucilate e massacri. (...)Sokourov, come al solito, è prodigo di rigore e anche di lentezza, non compie prodigi acrobatici con la macchina da presa (come in 'Arca russa') ma scivola sinuosamente e geometricamente tra i personaggi e li pedina fissando un'atmosfera sospesa e pesante. Una presa di posizione contro il conflitto che sbiadisce nella sua estenuazione programmatica, nonostante l'interpretazione in rilievo del soprano Galina Vishnevskaya, una leggenda della lirica. Ma il film non è e non può essere un 'colpo di cuore'." (Natalino Bruzzone, 'Il Secolo XIX', 25 maggio 2007) Note - IN CONCORSO AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

Giubbe rosse
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Giubbe rosse [Videoregistrazione] / regia di Cecil B. DeMille

: Universal pictures, 2008

Abstract: Carbou, incallito pokerista, deve darsi alla macchia dopo aver ucciso due compagni di gioco. Bill, sergente delle Giubbe Rosse che l'ha aiutato a salvarsi, lo abbandona alla sua sorte e gli consola la moglie. La caccia continua. D'Amato, pseudonimo di Aristide Massacesi, si giostra con abilità in questo avventuroso che sfocia in un finale melodrammatico.

Come tu mi vuoi
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Come tu mi vuoi [Videoregistrazione] / regia di Volfango De Biasi

: Medusa video, 2007

Abstract: Giada è una studentessa universitaria intelligente e compassata. Riccardo uno studente universitario svogliato e sfacciato. Lei lavora per mantenersi gli studi, lui è mantenuto agli studi. Lei ha un curriculum da lode, lui raggiunge il "venti" a stento. Lei è sostanza, lui apparenza. Giada è occupata part-time in una trattoria e impartisce lezioni di ripetizione ai colleghi meno brillanti. Riccardo sperpera i soldi di papà, deluso dalle sue bugie e dai suoi fallimenti accademici. Per garantirsi la vacanza a Ibiza risponde all'annuncio di Giada. Le ore passate sui libri li avvicinano fino ad innamorarli. Ma perché l'amore si realizzi sarà necessario "rivedere" la propria immagine e maturare un'identità morale. Se uno storico volesse comprendere qualcosa dell'Italia attraverso la produzione cinematografica degli ultimi anni, si troverebbe di fronte ad una gran quantità di film che condividono, in maniera imbarazzante, un identico patrimonio cromosomico. Una progressione disarmante di storielle tutte uguali, fasulle e falsamente artistiche. Uno stile immediatamente riconoscibile dalla voce off, l'impiego di canzoni vintage e di una compagnia di divi teenagers ritornanti (sempre Vaporidis, la Capotondi interscambiabile con la Crescentini). Una serie di regole enunciate: l'origine letteraria, centralità della sceneggiatura (il regista è sempre autore dello script e del libro da trasporre col titolo omonimo), una formula declinabile praticamente in tutte le varianti del cinema "medio" (dalla commedia ai college-movie, dal noir al dramma borghese). Dopo la trasposizione bis dei cult coatti di Federico Moccia (3MSC e Ho voglia di te), dopo l'operazione commerciale della ditta premiata e arricchita Brizzi/Martani (Notte prima degli esami ieri&oggi + l'immanente serie televisiva), debuttano in libreria e al cinema il libro e il film di Volfango De Biasi. Come tu mi vuoi, neanche a dirlo ma è bene dirlo, conferma una standardizzazione drammaturgica e formale tesa ad agganciare e ad aggredire un pubblico di giovanissimi/e. A questo punto la critica può scegliere di porsi come ultimo anello di una catena di promozione e consenso o come ultimo baluardo (forse romantico e probabilmente snobistico) contro un cinema che parla a se stesso, blandendo e impigrendo. Poco credibile sul piano della denuncia che intenderebbe documentare (la noia e i vizi di una gioventù bruciata, lo squallido rituale della droga chic, la rappresentazione dei luoghi dei neo-ricchi spregiudicati), Come tu mi vuoi rimane una prova sfilacciata di una vicenda che si vorrebbe emblematica di una società opulenta ma viziata. L'opera prima di De Biasi cerca le ragioni della diversità mettendo in scena una ragazza bruttina che baratta la propria anima con una presunta accettazione. Il risultato è alla fine ambiguo e l'integrazione viene convertita in omologazione. Il guardare oltre le apparenze richiede un lungo e faticoso tirocinio a cui nessuno, in questo film, sembra davvero disposto.

Zabriskie point
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Zabriskie point [Videoregistrazione] / regia di Michelangelo Antonioni

: Warner home video, 2009

Abstract: A Los Angeles, durante uno scontro tra la polizia e un gruppo di contestatori, viene ucciso un agente. Mark, un giovane ritenuto colpevole dell'omicidio, riesce a fuggire a bordo di un aereo da turismo rubato e atterra a Zabriskie Point, la zona più bassa e desolata del deserto californiano. L'incontro con Daria, una giovane segretaria d'azienda che a bordo della sua auto si sta recando a Phoenix per un periodo di vacanza, si traduce ben presto in un'avventura sentimentale. Nel paesaggio spettrale di Zabriskie Point i due giovani trascorrono lunghe ore d'amore; poi giunge il momento di separarsi. Mark fa ritorno a Los Angeles per restituire l'aereo rubato, ma trova ad accoglierlo la polizia che gli spara contro uccidendolo. Daria, che ha appreso per radio la notizia della morte di Mark, nella sua impotente disperazione non può far altro che immaginare la distruzione di tutti i simboli della spietata società nella quale è costretta a vivere. "'Zabriskie Point' è un bellissimo film, che trova nell'antica tematica di Antonioni sulla difficoltà del vivere contemporaneo le sue radici polemiche nei confronti di una società per tanti versi assurda e repressiva (...) ma la prosciuga per collocare la storia in uno spazio lirico in cui il senso misterioso della storia prevale sul giudizio sociale e politico, l'ansia di rinascere purgati dall'innocenza." (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera', 20 marzo 1970) Note - REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1996. - DI QUESTO FILM SONO PASSATE ALLA STORIA DUE SEQUENZE: LA SCENA IN CUI LE COPPIE AMOREGGIANO NEL DESERTO E L'ESPLOSIONE FINALE DEI SIMBOLI CONSUMISTICI, GIRATA AL RALLENTATORE CON 17 MACCHINE DA PRESA.

Dalla terrazza
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Dalla terrazza [Videoregistrazione] / regia di Mark Robson

: 20th Century Fox home entertainment, 2009

Abstract: Reduce dalla seconda guerra mondiale, Alfred, figlio di un industriale dell'acciaio, vuol tentare da solo di sfondare nel mondo della finanza. È milionario ma vuol diventare miliardario. Tratto da un voluminoso romanzo di John O' Hara, è il quadro di una società corrotta disegnato con mano attenta e precisa, sia pur con qualche prolissità. A Ina Balin convengono gli aggettivi: chiara, fresca e dolce. Ma anche Myrna Loy alcolizzata è un personaggio che lascia il segno.AUTORE LETTERARIO: John O'Hara

Gli invincibili
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Gli invincibili [Videoregistrazione] / regia di Cecil B. DeMille

: Universal pictures, 2008

Abstract: Nell'Inghilterra di fine 1700 una ragazza, per difendere suo fratello, uccide un ufficiale e viene condannata a morte. Riceve la grazia, ma viene mandata al confino nelle colonie d'oltreoceano dove viene venduta come schiava. Sulla nave che li porta in America, due ufficiali, Grant e Barrett, se la disputano. Grant, buono e generoso, offre una forte somma per avere la ragazza e la lascia libera non appena sbarcano sul suolo americano. Mrntre Barrett, brutale e disonesto, la cattura e la rende sua schiava. I due ufficiali si rincontrano al forte e tra loro è palpabile l'astio e il desiderio di vendetta. Grant scopre ben presto che Barrett, sobillato dalla moglie indiana, tradisce il loro paese vendendo armi ai pellerossa. Grant deve salvare sia il forte dal pericolo di un imminente attacco da parte degli indiani sia la fanciulla che pian piano sente di amare... "Il soggetto è pieno di ingenuità, ma il film, realizzato con larghi mezzi, riesce interessante per il suo valore spettacolare e per la buona interpretazione." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 27, 1950) Note - CECIL B. DE MILLE, NON ACCREDITATO, E' IL NARRATORE.

La tigre di Eschnapur
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La tigre di Eschnapur [Videoregistrazione] / regia di Fritz Lang

: Millennium storm, [200-?]

Abstract: All'inizio del Novecento l'architetto tedesco Harald Berger (Hubschmidt), chiamato a Eschnapur (India) per lavori, s'innamora di Seetha (Paget), danzatrice del tempio di Benares, suscitando la gelosia del maragià Chandra (Reyer), vedovo a lei interessato, che lo fa incarcerare. Seguito da Il sepolcro indiano. 1° film tedesco di Lang dai tempi di Il testamento del dottor Mabuse (1933), tratto da un romanzo di Thea von Harbou e una sceneggiatura di Lang e Harbou da cui era stato girato anche Das indische Grabmal (1921) di Joe May. Nonostante le critiche negative, fu un grande successo. Soltanto più tardi, soprattutto in Francia, ne furono apprezzate la perfezione formale, la lucidità classica della costruzione, la stilizzazione dei personaggi (senza psicologia), l'uso magistrale dello spazio e delle scenografie, l'equilibrio cromatico. Negli Stati Uniti i due film (198 minuti) furono mutilati, rimontati e doppiati malamente in un film solo di 95 minuti, distribuito come Journey in the Lost City. Esiste anche una versione della storia con lo stesso titolo, diretta da Richard Eichberg (1937).AUTORE LETTERARIO: Thea von Harbou

Il sepolcro indiano
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Il sepolcro indiano [Videoregistrazione] / regia di Fritz Lang

: Millennium storm, [200-?]

Abstract: Note FILM A EPISODI: IL SECONDO EPISODIO, REALIZZATO CON LO STESS CAST TECNICO E ARTISTICO, SI INTITOLA "IL SEPOLCRO INDIANO" (DAS INDISCHE GRABMAL). LUNGHEZZA: METRI 2957 (PRIMA PARTE), 2534 (SECONDA PARTE). PRIMA PROIEZIONE: BERLINO, 22 OTTOBRE 1921 (PRIMA PARTE), 19 NOVEMBRE 1921 (SECONDA PARTE).

Che fine ha fatto Santa Clause?
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Videoregistrazioni: DVD

Che fine ha fatto Santa Clause? [Videoregistrazione] / regia di Michael Lembeck

: Buena Vista home entertainment, [2008]

Abstract: Dopo che aveva eliminato involontariamente il vero Santa Clause, Scott Calvin lo ha sostituito. Lo fa ormai da otto anni ma la sua missione avrà termine se non troverà una moglie prima di Natale. Considerato che è già divorziato e che suo figlio si comporta malissimo a scuola i problemi non gli mancano. Ancora una volta un sequel (a distanza di otto anni appunto) con tanti problemi di sceneggiatura e poca poesia.

Il tuo simpatico amico Speedy Gonzales
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Videoregistrazioni: DVD

Il tuo simpatico amico Speedy Gonzales [Videoregistrazione]

: Warner home video, [200-?]