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Le riserve
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Videoregistrazioni: DVD

Le riserve [Videoregistrazione] / regia di Howard Deutch

: Warner home video, 2001

Abstract: Nel 1987 i giocatori di football americano scesero in sciopero. Per evitare disastri a sponsor e società, i presidenti assunsero giocatori non professionisti. L'allenatore McGinty (Hackman) mette insieme una squadra di strani personaggi, fra cui Shane Falco (Reeves), l'unico (ex) professionista. Le "riserve" sapranno comunque farsi onore. Lontano dalla grinta di Stone nel (quasi) omologo Ogni maledetta domenica, è solo un compito discretamente eseguito.

Sturmtruppen
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Videoregistrazioni: DVD

Sturmtruppen [Videoregistrazione] / regia di Salvatore Samperi

: 01 Distribution, 2011

Abstract: Dalle strisce di Bonvi (Franco Bonvicini): generale cocainomane, capitano gay, sergente stupido, tedeschi stolidi, un Papa militarista... La guerra continua. Film umoristico-satirico che diverte senza aver debiti con la commedia italiana. Discreto lavoro di squadra: fotografia, scene, musiche, attori.

Nemico pubblico
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Videoregistrazioni: DVD

Nemico pubblico [Videoregistrazione] / regia di William A. Wellman

: Warner home video, 2005

Abstract: Nell'America piegata dalla Grande Depressione Economica un uomo fuori dal comune riuscì ad attirarsi il favore e l'attenzione dell'opinione pubblica: John Dillinger, qualificato dalle autorità statunitensi come Nemico Pubblico Numero Uno. Spietato ma galante, Dillinger e la sua banda seminarono il terrore nelle banche degli Stati Uniti e si fecero beffe di J. Edgar Hoover e del suo Bureau of Investigation (futuro F.B.I.), guadagnandosi il plauso di coloro che avevano visto i risparmi di una vita confiscati dagli istituti di credito. A porre fine all'attività criminale di Dillinger fu poi Melvin Purvis, soprannominato 'il Clark Galble dell'FBI', che dopo un'interminabile serie di inseguimenti e sparatorie, con l'ausilio di un gruppo di sceriffi del West e di alcuni sedicenti amici di Dillinger, riuscì a tendere una letale trappola al celebre ed acclamato malvivente, ucciso all'uscita di un cinema di Chicago nel luglio del '43. "Mann è un cineasta radicale che da giovane ha lavorato molto in Inghilterra perché negli Usa, per lui, tirava un'ariaccia: pur essendo un ebreo bianco, le sue simpatie per le Black Panthers lo avevano messo nei guai. Poi, è anche un grande stilista, e 'Nemico pubblico' è un clamoroso esercizio di stile, né più né meno di 'Collateral' o 'Miami Vìce': lo straordinario realismo delle sparatorie si sovrappone all'uso straniante della colonna sonora quasi rock, e nel finale il suddetto gangster-movie con Gable e Powell diventa un controcanto ironico alla fine di Dillinger, un po' come il numero di tip-tap in 'Cotton Club' di Coppola. Johnny Depp, bravo come sempre, sfida il mito di Gable: ed è forse l'unico attore vivente a poterci provare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 06 novembre 2009) "In cifre in cui si tende via via sempre di più a un iperrealismo che di ogni personaggio fa una persona, di ogni evento, vivo e immediato, fa un fatto di cronaca. Naturalmente tanta ricerca della verità concreta avrebbe difficilmente dato i suoi frutti senza l'interpretazione magistrale di Johnny Depp: mai gridata, mai sopra le righe, con un intimismo e perfino un minimalismo che risolve tutto negli sguardi, se non addirittura nei silenzi. Mentre intorno esplodono solo gli spari dei revolver e dei mitra. Fino all'ossessione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 06 novembre 2009) "Dopo diverse trasposizioni di nemici pubblici (James Cagney per William Wellman nel '31, Warren Oates per John Milius nel '74), Mann propone l'esposizione del rapinatore lavorando sull'abbellimento e la coreograficità dell'atto furtivo come dei mortali scontri a fuoco. Le rapine, le sparatorie, le spartizioni di bottino sono seguite sia con un voluttuoso montaggio, sia con una macchina da presa che stringe d'improvviso il quadro, seguendo la direzione del gesto (per esempio lo smontaggio delle armi al ritorno dalla prima evasione). Anche se alla fine è sempre la sintesi compositiva tra sguardo, suono e cromatismi a infondere la carica. L'arrembaggio arriva sempre da fuori, da chi compone e non da chi interpreta il componimento. Prendete un qualsiasi inseguimento (tutti i set del film, tra Illinois e Wisconsin, sono stati veri luoghi battuti dalla banda di Dillinger) e noterete i raggi di sole che creano bolle e riflessi sull'otturatore, clangore di auto e armi d'epoca, epiche armonie di Elliot Goldenthal a riecheggiare 'L'Ultimo dei Mohicani'. Opinabile la presenza della pupa del gangster (Marion Cotillard). Da ricordare uno degli highlights del cinema di superficie di Mann: la concitata presentazione dell'agente Purvis (Christian Bale) sulle note di 'Ten million slames'. Un paio di minuti in visibilio, un paio di secondi per l'oblio." (Davide Turrini, 'Liberazione', 06 novembre 2009) "La psicologia non interessa Mann, che resta un fenomenologo: il narcisismo del gangster è senza spessore e background. Il che (con la pretestuosa polemica di Dillinger contro le banche che 'rapinano' la gente) fa la modernità del film, un catalogo del male spregiudicato e deduttivo, ma senza ideali né romanticismo, ormai privo dell'aura del mito, più reality che realtà." (Piera Detassis, 'Panorama', 13 novembre 2009) "Allo spettatore europeo resterà ostica la questione delle giurisdizioni dei singoli Stati, che terminavano ai loro confini. Allora il crimine federale era una figura meno diffusa di quanto lo sia oggi. Perché bastava un'auto, come prima era bastato un cavallo, per stabilirsi altrove quasi serenamente. Ma vediamo all'essenziale. Milius aveva capito da Raymond Chandler che non esiste una faccia pulita del dollaro. Perciò aveva messo sullo stesso piano il cacciato (Dillinger) e il cacciatore (Purvis). Mann ci prova, ma non ci riesce. Rende Purvis più rispettabile, ma anche più grigio, fino all'acquiescenza verso il doppiopetto (e negligé di seta, nell'intimità) del capo dell'Fbi, Edgar Hoover. Insomma, tutto funziona e nulla rimane di 'Nemico pubblico'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 novembre 2009) "Fa piacere ritrovare Depp in un ruolo adulto e in una recitazione a basso voltaggio. L'attore, 47 anni, sfodera il suo carisma, credibile in Borsalino e mitra Thompson, mentre alterna lampi di fredda ferocia agli slanci romantici verso la compagna Billie Frenchette." (Arianna Finos, 'Il Venerdì', 06 novembre 2009) "Il regista Michael Mann, ispirandosi al romanzo criminale 'Nemico Pubblico' di Bryan Burrough, ha realizzato un racconto molto bello, pacato e crudele. Su assedi e fughe grava una strana malinconia, Johnny Depp impersona benissimo l'eleganza cattiva, triste e innamorata del giovane gangster." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 06 novembre 2009) Note - TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI C'E' ROBERT DE NIRO.

Mafalda. E' arrivata la primavera
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Mafalda. E' arrivata la primavera [Videoregistrazione] / Quino

: Dynit kids : Terminal video Italia, 2010

La sconosciuta
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La sconosciuta [Videoregistrazione] / regia di Giuseppe Tornatore

: Medusa home entertainment, 2006

Abstract: Di Irena non si sa molto, solo che è arrivata in Italia dall'Ucraina. O forse è tornata, dopo alcuni anni, per chiudere un conto. Con l'aiuto di un portinaio interessato (Haber), trova lavoro presso la famiglia Adacher, una coppia di orafi con una figlia affetta da una cronica incapacità di difendersi. Irena si occupa della piccola, la conquista e le insegna a reagire. Sembra cominciare a trovar pace, ma ecco che si ripresenta il male che ha deciso del suo passato e che ha le sembianze dell'aguzzino Muffa (Placido). La Sconosciuta di Giuseppe Tornatore arriva a quasi sei anni di distanza da Malena. Il regista di Bagheria ha avvolto il tournage nel mistero, assicurandosi che nessuno parlasse o sapesse nulla del film che preparava. Scopriamo ora che questo mistero prosegue e oltre, svelandosi solo poco alla volta, in un racconto che interseca piani temporali diversi, come avveniva in uno dei suoi precedenti e migliori lavori, Una pura formalità, col quale condivide anche un ribaltamento finale d'effetto. Meno enigmatico, più chabroliano nel suo inserire la protagonista come un detonatore d'esplosivo all'interno di una famiglia borghese, il film ha il grande pregio di presentarsi più secco e nudo degli altri, spoglio d'enfasi espressive e non costruttive. Un cast di attori noti –Favino, Gerini, Degli Esposti, Buy, Molina- vortica senza protagonismi attorno alla "sconosciuta" Xenia Rappoport, interprete russa di scuola teatrale, cuore e corpo del film, che sulla sua figura si regge senza barcollare. La schiavitù sessuale delle ragazze che entrano nel nostro paese dalla frontiera orientale non è qui materia da denuncia sociale ma sfondo di un incalzante thriller psicologico macchiato di orrore che ci aggancia fino agli ultimi minuti, quando fa capolino qualche inquadratura troppo lunga, sussulti di sentimentalismo che, in coda, non inquinano ormai più. Certo l'immaginario di Tornatore circa le compravendite sessuali, le scale a chiocciola e i soldi sporchi non è estraneo all'influsso delle immagini di altri maestri, ma tuttavia il film trova una sua identità precisa e incisiva e un'atmosfera che deve tanto alla luce mitteleuropea di Trieste. L'emozione nasce dalla centralità di Xenia/Irena, dalla forza di un personaggio femminile che cerca di riconquistare un pezzo della sua vita e della sua femminilità che le è stato rubato con il ricatto e la violenza. Nell'inquadrarla, nel seguirla, nel calibrare il proprio ritmo sul suo respiro sospeso dalla paura, Tornatore dà prova di riuscire a nascondere, per una volta, i virtuosismi della macchina da presa e a farli sparire dentro la storia che racconta, a tutto vantaggio del godimento dello spettatore.

Il brigante di Tacca del lupo
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Il brigante di Tacca del lupo [Videoregistrazione] / regia di Pietro Germi

: Dolmen home video, 2008

Abstract: 1863: i bersaglieri del capitano Giordani devono liberare una zona della Lucania dai briganti di Raffa Raffa, fedeli ai Borboni. Il capitano è per i metodi spicci, il commissario Siceli predilige l'astuzia. Da un racconto di Riccardo Bacchelli, sceneggiato dal regista con F. Fellini, T. Pinelli e F. Tozzi. Moralista influenzato da Ford, Germi ha fatto un western militare di robusto impianto narrativo dove Nazzari campeggia come il monumento di sé stesso. La contrapposizione complementare tra A. Nazzari/soldato blu nordista e il commissario sudista e volpone è da sola una piccola lezione di storia.AUTORE LETTERARIO: Riccardo Bacchelli

L' uomo di paglia
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L' uomo di paglia [Videoregistrazione] / regia di Pietro Germi

: Dolmen home video, [2008]

Odissea
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Odissea / lo sceneggiato con Bekim Fehmiu e Irene Papas ; regia di Franco Rossi

Abstract: Il lungo viaggio che compie Ulisse, alla conclusione della guerra di Troia, per ritornare in patria. Sono narrati tutti gli episodi: l'incendio di Troia, l'incontro con la maga Circe, la fuga di Polifemo, l'avventura con le sirene, l'amore della dolce Nausicaa, fino allo sbarco su Itaca, all'incontro con Penelope e alla sconfitta dei Proci

Giovani, carini e disoccupati
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Giovani, carini e disoccupati [Videoregistrazione] / regia di Ben Stiller

: Universal studios, 2010

Abstract: Finita l'università, Lelaina è pronta per cambiare il mondo. Trova un posto in una TV, ma la sua aspirazione è quella di filmare con una videocamera gli amici, il loro spaesamento, le loro felicità e frustrazioni. L'idea base è buona ma, dapprima incalzante, agile e sapientemente frammentaria, la commedia diventa poi una banale, scontata storia d'amore. Produce Danny DeVito.

Il gabinetto del Dr. Caligari
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Il gabinetto del Dr. Caligari [Videoregistrazione] / regia di Roger Kay

: Sinister film, 2010

Abstract: Note - REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1992

The ward
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The ward [Videoregistrazione] = ll reparto / regia di John Carpenter

: BIM, 2011

Abstract: La giovane Kristen si ritrova rinchiusa in un ospedale psichiatrico e in gravi condizioni fisiche senza saperne il motivo. Ben presto, anche a causa di una serie di misteriose sparizioni, la ragazza si rende conto di essere in un posto tutt'altro che sicuro... "Nove anni dopo l'ottimo western spaziale 'Fantasmi da Marte', John Carpenter è tornato. La bella notizia è solo questa: 'The Ward' non convince, dalla sceneggiatura latitante allo stile, che si auto-scopiazza con poca fortuna. Con l'entusiasmo del neofita e un artigianale ottimismo, il mostro sacro dell'horror tallona la bionda e immemore Kristen (Amber Heard), rinchiusa in un ospedale psichiatrico in disturbata compagnia di altre quattro ragazze. (...) come finirà? Poco importa, perché dopo i bei titoli di testa The Ward si perde nei dettagli, nell'enfasi atmosferica e nella paura ai tempi del nonno barattata per tensione horror. Insomma, prendete Carpenter e riportatelo su Marte!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 marzo 2011) "Carpenter riepiloga le regole da horror classico senza negare nulla, il passato da rimuovere, lo shock corridor, nevrosi e baruffe. Neppure sapere che siamo nel '66 dà un'emozione in più. Lo spavento interiore non arriva e il finale open minaccia un sequel." (Maurizio Porro , 'Corriere della Sera', 1 aprile 2011) "Erano cinque anni che il mitico John Carpenter non girava un film. Visto questo modestissimo 'The Ward - Il reparto' era meglio se ne aspettava altri cinque. (...) Chi è quello spaventoso zombie che si aggira prima nella doccia, poi nei corridoi? E perché una delle fanciulle sparisce misteriosamente? Urge darsela a gambe. Lo spettatore sottoscrive." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 aprile 2011) "Piacerà ai fan di John Carpenter che da cinque anni aspettavano un ritorno in sala del director di 'Fuga da New York'. Ritorno quasi in sordina con un horror a basso budget, ma zeppo di quegli scatti di bravura che a suo tempo fecero diventare John mostro sacro della regia." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 aprile 2011) "Senza aspettarsi voli pindarici è (...) possibile ritrovarvi il piacere dell'intrattenimento e della suspense 'puri', basati su criteri compendiosi anziché ridondanti, indagatori anziché morbosi, visionari più che sanguinari. Il metodo di Carpenter consiste nel seguire le variazioni percettive a cui va incontro il personaggio principale (...). L'esperto sguardo del regista gioca con le convenzioni - tuoni, lampi, carrellate nei lugubri corridoi, dettagli degli occhi sbarrati dell'internata, presenze che si animano nel buio dei padiglioni - curando con sommessa eleganza la pertinenza simbolica degli sfondi anni Sessanta (...) Accanto agli shock in qualche modo 'telefonati' (...) si notano le sequenze d'inventiva originale e l'indovinato accompagnamento musicale, ma è chiaro che per la tenuta dell'insieme contano molto le buone recitazioni, senz'altro distanti dalla voga marionettistica cara ai clamori giovanilisti dello splatter: come se si fosse deciso di ripercorrere la strada del ricco e autoriale 'Shutter Island', lavorando, però, con una semplicità formale assoluta, spalmata con pazienza artigianale sui labirinti mentali senza enfasi eccessive o trucchi spericolati." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 aprile 2011) "Una storia ambientata quasi tutta dentro un manicomio, luogo assai frequentato dal cinema Usa di questi anni. Un grande regista horror che torna ai fasti di un tempo. Una vera lezione di cinema, retro per ambientazione (siamo nel 1966) oltre che per taglio narrativo e visivo. E' 'The Ward' di John Carpenter, tutto girato nell'Ospedale Psichiatrico Eastern Washington (...) Come in un'ideale risposta low budget a 'Shutter Island' di Scorsese, Carpenter moltiplica vere e false piste. Senza mai barare però, per farci toccare con mano quanto può essere ancora suggestivo «un horror di vecchia scuola fatto da un regista della vecchia guardia». Dunque più attento alla regia e all'affiatamento di un cast quasi tutto femminile che ai trucchi oggi dominanti. L'anti-'Sucker Punch', insomma. Con molte mirabilia tossiche in meno. E moltissima classe in più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 aprile 2011) "Dopo qualche anno di silenzio (il suo ultimo film visto qui da noi, 'Il seme del male', è del 2006), sembra tornare a un horror di fattura classica, con tutte le paure in platea difficili da contenersi, ma anche con delle proposte di personaggi da guardare molto più attraverso la loro soggettività che non affidandosi alla realtà in cui sembrano immersi. Dei personaggi che, per essere così costruiti e per funzionare narrativamente come Carpenter voleva, dovevano necessariamente avere fisionomie complesse se non decisamente multiple. (...) Carpenter il mistero lo svela solo all'ultimo anche se, con un ulteriore pugno nello stomaco, ci nega astutamente un vero lieto fine. Arrivandoci comunque con uno stile limpido e quasi ricercato che, pur non lesinando gli allarmi, i terrori e le ansie, regge abilmente le fila di un racconto a più facce che, pur tra notti nere attraversate da continui tuoni e solo illuminate da lampi e fulmini, si snoda quasi per tutto il tempo nell'ambito di scenografie asettiche - le celle, le sale, i corridoi del manicomio - in cui tutto sembrerebbe proclamare una normalità assoluta. Se non fosse... Gli interpreti sono soprattutto facce, fedelmente al servizio degli effetti cui Carpenter voleva indirizzarle. Vincendo sempre la partita." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 1 aprile 2011) "'The Ward' segna il ritorno dietro la macchina da presa del maestro John Carpenter dopo un'assenza che durava da più di sette anni, interrotta solo dalla realizzazione di uno degli episodi della serie televisiva 'Masters of Horror'. È stata proprio quell'esperienza, film a basso budget, a convincere Carpenter di affrontare un lungometraggio, realizzato con le stesse modalità: poche settimane di riprese e pochi soldi. Il risultato, però, ne soffre, e ci dispiace per i tanti fan del mitico John. Il problema, ovviamente, non è nelle doti del maestro dell'horror, bensì nella storia e nel dispositivo narrativo. Un thriller psicologico ambientato negli anni sessanta, ambientato dentro una clinica psichiatrica dove una ragazza un po' disturbata viene rinchiusa. Un film vecchio e prevedibile, anche nel tentativo di accodarsi del macguffin che tutto risolve, cosi in voga in questo cinema delle finte sorprese. Rimane la mano del maestro, la sua incredibile 'leggerezza'." (Dario Zonta, 'L'Unità', 1 aprile 2011)

Spontaneous combustion
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Spontaneous combustion [Videoregistrazione] = I figli del fuoco / regia di Tobe Hooper

: Artwork and design, 2003

Cognome e nome Lacombe Lucien
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Cognome e nome Lacombe Lucien [Videoregistrazione] / regia di Louis Malle

: Dolmen home video, [201-?]

Il miracolo di Berna
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Il miracolo di Berna [Videoregistrazione] = Das Wunder von Bern / regia di Sonke Wortmann

: Eagle pictures, [200-?]

Abstract: Nell'estate del 1954 l'Unione Sovietica sta rilasciando i prigionieri di guerra. Tra loro c'è il padre di Mathias, un ragazzino di dodici anni che vive, assiene alla madre e alla sorella, in una tranquilla cittadina mineraria della Germania dell'Ovest. Mathias è diventato la mascotte del giocatore di calcio Helmut Rahn, che per lui è come un nuovo padre. Il ritorno del genitore sconvolge il delicato equilibrio raggiunto. Dopo anni di prigionia, il padre non riesce ad adattarsi alla vita civile e tenta di sfogarsi maltrattando la propria famiglia. Il calcio, che appassiona suo figlio è per lui solo una perdita di tempo. Al miracolo della vittoria della squadra tedesca alla Coppa del Mondo a Berna - è questo " il miracolo di Berna" - si accompagna quello compiuto dalla forza vitale del bambino. "Il miracolo di Berna si concretizzò il 7 luglio del 1954 durante la finale dei campionati mondiali di calcio. (...) Questa partita, che contiene e influenza i destini di una famiglia e di una giovane coppia, viene raccontata con sapiente sobrietà ne 'Il miracolo di Berna' di Sönke Wortmann dramma sportivo abitato da facce sincere, lancinanti sensi di colpa e riprese a pelo d'erba di grande impatto visivo. Più epico che retorico. Didascalia finale malinconica: gli undici uomini del miracolo non giocarono più insieme." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 11 giugno 2004) "Vincitore di due premi del pubblico, nel 2003 al Festival di Locarno, quest'anno al German Film Festival, questo film apparentemente sul calcio, in realtà parla di tante cose. Dell'amore tra padri e figli. Del rendiconto col passato, che in Germania non si passa, come dice lo slogan. E dell'assunto: non giudicare chi cade, perché non sai quale peso sia caduto. (...) Interessante sport-mélo, grigio nella prima parte, solare alla fine." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 11 giugno 2004) "Per quanto preoccupati di prendere le distanza da interpretazioni revanchiste, gli artefici del film restano in effetti prigionieri dello stesso spirito che fece allora titolare i giornali 'Siamo tornati'. E anche questo come altri film sportivi ('Momenti di gloria') cade vittima della semplificazione nazionalista." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 11 giugno 2004) "In un certo senso, data la miseria del repertorio, 'Il miracolo di Berna' andrà inserito nel cinema sul calcio, anche se Sönke Wortmann si prende ampia facoltà di metafora sulla ricostruzione della Germania anno zero. (...) A patto di non dargli significati altri ma di limitarsi al lessico familiare (la moglie, l'altro figlio comunista d.o.c., la sorella in amore), il film, best seller tedesco, ha il target nazionalista enfatico con stile buonista parrocchiale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 giugno 2004) "Molta retorica patetica, molti scontri familiari facili, delle lunghe digressioni calcistiche che forse, se informate degli eventi di quegli anni, possono interessare le platee tedesche. Le nostre no." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 giugno 2004) Note - IL FILM E' STATO REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DELL'ADIDAS. - PREMIO DEL PUBBLICO A FESTIVAL DI LOCARNO 2003. - PREMIO DEL PUBBLICO AL GERMAN FILM FESTIVAL 2004.

Il figlio
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Il figlio [Videoregistrazione] / regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne

: Luckyred homevideo, 2009

Abstract: Un medico riesce a rapire un neonato con lo scopo di farlo crescere lontano dalla società...

Genitori dell'altro mondo
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Genitori dell'altro mondo [Videoregistrazione] / regia di Dany Deprez

: Medusa video, [200-?]

Abstract: Andreas ha nove anni ed è appena arrivato in una nuova scuola dopo aver girato il mondo con i suoi genitori, due importanti scienziati. La sua nuova amica Vero trova però che i genitori di Andreas, sempre presi dal loro lavoro, abbiano qualcosa di strano e suggerisce di spiarli. Andreas nasconde una ricetrasmittente in salotto per ascoltare insieme agli amici le conversazioni dei suoi genitori che inaspettatamente parlano di conquistare il mondo e diventarne leader. Per i bambini c'è una sola spiegazione possibile, i genitori di Andreas sono alieni. Vero vuole a tutti i costi avvertire il governo ma per farlo devono assolutamente trovare delle prove.

L' esercito degli angeli
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Videoregistrazioni: DVD

L' esercito degli angeli [Videoregistrazione] / regia di Stein Leikanger

: Medusa video, [200-?]

Un' anima divisa in due
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Un' anima divisa in due [Videoregistrazione] / regia di Silvio Soldini

: Dolmen home video, [200-?]

La bella di Roma
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La bella di Roma [Videoregistrazione] / regia di Luigi Comencini

: Cecchi Gori home video, [201-?]

Abstract: Nannina, giovane e bella popolana romana, è fidanzata con un pugile squattrinato, Mario. Questi un giorno, durante una rissa, colpisce un vigile e finisce in prigione. Nannina cerca lavoro e si rivolge ad Oreste, un maturo vedovo, che la prende come cassiera nel suo bar, seguendo il consiglio dell'amico Gracco, che ha bottega di tappezziere nella stessa via ed è un impenitente dongiovanni. Oreste s'innamora di Nannina e questa ne approfitta per proporgli una società: l'apertura e la gestione di una trattoria al Gianicolo. Oreste accetta la proposta e fa fare dei lavori nel locale, lasciando che Nannina si occupi di tutto ma s'accorge alla fine che la ragazza, che non ha dimenticato Mario, vuole soltanto trarre vantaggio dai suoi sentimenti. Oreste allora non vuol più saperne di Nannina e lascia il campo libero a Gracco, che non manca di farsi avanti. Anche con lui Nannina usa la sua solita tattica; ma Gracco è un tipo intraprendente, che va dritto allo scopo. Circostanze impreviste mandano a monte un appuntamento notturno tra i due; e più tardi, un voto fatto da Gracco alla Madonna gl'impedisce di trovarsi con Nannina, come aveva progettato. Quando il sacerdote gli rivela che il voto non ha alcun valore, corre dalla ragazza, ma la trova in compagnia di due suore, intenta a recitare il rosario. Gracco non può far a meno di partecipare alla preghiera, tanto più che sopraggiungono sua moglie e Oreste. Alla fine arriva Mario, che propone a Nannina di sposarlo. Nannina rimane proprietaria della trattoria e in attesa delle nozze andrà a dormire dalle suore, nel monastero vicino. "[Il film] si inserisce senza colpo ferire nella corrente rosea del cinema italiano [...]. Del resto Ettore M. Margadonna e Luigi Comencini l'hanno clamorosamente inaugurata, questa nuova strada, con il piacevole 'Pane, amore e fantasia', e qui la proseguono con dispettoso fervore, in una sceneggiatura ben calibrata e in un'abile regia. Il meglio del film sta nella recitazione". (Ugo Casiraghi, 'L'Unità', 6 ottobre 1955). Note - DIRETTORE DI PRODUZIONE: NICOLO' POMILIA.

Tempi nostri
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Videoregistrazioni: DVD

Tempi nostri [Videoregistrazione] : Zibaldone n.2 / regia di Alessandro Blasetti

: Dolmen home video, [201-?]

Abstract: Accanto ad alcuni brevi sketches il film presenta questi episodi: "Mara" - Una ragazza disoccupata trova un ingaggio in una casa di tolleranza. Dopo una notte d'amore con Vasco, un giovane istitutore, accetta la sua proposta di matrimonio. "Il pupo" - Due genitori poverissimi, con numerosi figlioli, tentano di abbandonare il più piccino alla carità altrui, per garantire almeno il suo avvenire. Ma gli vogliono troppo bene e non riescono a smettere di sperare, quindi decidono di soprassedere. "Scena all'aperto" - Lidia e Ferdinando, ridotti al rango di comparse di Cinecittà, si ritrovano dopo trent'anni e decidono di sposarsi. "Casa d'altri" - Un vecchio parroco di montagna rivela il valore religioso della vita ad una vecchietta, che desidera suicidarsi. "Don Corradino" - Un autista conclude le sue avventure galanti sposando una fanciulla che gli viveva accanto senza che lui si fosse mai accorto di lei. "La macchina fotografica" - Ovvero le disavventure di un fotografo. "Tralasciando il resto, non si può non trascurare, in un film che si fa ricordare soprattutto per alcune eccellenti interpretazioni, l'ottima prova di De Sica, in due personaggi molto diversi (...). De Sica ci sembra, come attore, nella sua migliore stagione (...). Totò, al contrario, convince assai poco nella discutibile comica finale aggiunta all'ultimo momento". (Ernesto G. Laura, "Rassegna del Film" 21 gennaio 1954). "Accanto a sketches ed interpolazioni discutibili, il film, pur nella frammentarietà globale dell'opera presenta, con dignità espressiva e felice linguaggio, alcuni episodi che sanno centrare e comporre molteplici atmosfere ed esperienze umane. Pregevole la fotografia, ben selezionati gli interpreti." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 35, 1954) Note - I RACCONTI DA CUI IL FILM PRENDE SPUNTO SONO: "IL BACIO" DI ACHILLE CAMPANILE, "GLI INNAMORATI" DI ERCOLE PATTI, "SCUSI, MA..." DI ANTON GERMANO ROSSI, "MARA" DI VASCO PRATOLINI, "IL PUPO" DI ALBERTO MORAVIA, "SCENA ALL'APERTO" DI MARINO MORETTI, "CASA D'ALTRI" DI SILVIO D'ARZI, "DON CORRADINO" DI GIUSEPPE MAROTTA, "LA MACCHINA FOTOGRAFICA", SOGGETTO ORIGINALE DI AGE E FURIO SCARPELLI.