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Trovati 1331 documenti.
Le piu' belle avventure di Heidi [Videoregistrazione] : 5 episodi
: Cecchi Gori home video, 2011
Diario di una schiappa [Videoregistrazione] = Diary of a wimpy kid / regia di Thor Freudenthal
: 20th Century Fox home entertainment, 2011
Abstract: Greg Heffley è un ragazzino magro e non molto alto. Greg sta per entrare alla scuola media dove troverà un mondo totalmente nuovo e non facile da affrontare. Greg vive con i genitori, con un fratello maggiore che lo perseguita e con uno molto piccolo che lo ammira. La nuova scuola viene affrontata da Greg in compagnia di Rowley con cui ha frequentato le elementari. Rowley non solo è sovrappeso ma è anche decisamente infantile. I due vengono immediatamente collocati nella parte bassa della graduatoria che automaticamente si viene a creare. Sono tra coloro che non contano nella scuola. Greg vorrebbe invece salire in classifica ma con l'amico sempre al fianco l'impresa sembra impossibile. Non è facile raccontare la scuola media. Molti ci hanno provato e pochi ci sono riusciti (tra questi ultimi vedi Fuga dalla scuola media o Matilda 6 mitica). Thor Freudenthal, basandosi sui libri di Jeff Kinney, centra il bersaglio. Narrate sotto forma di diario di bordo, le vicissitudini di Greg e di Rowley si tengono alla larga dagli stereotipi scolastici cinematografici e quando ne affrontano uno (il bullismo ad esempio) sanno come trattarlo. Non è un film solo per ragazzi e non è un film solo americano'. Certo la struttura scolastica è quella degli States ma tutti potranno ritrovarsi nelle dinamiche che vengono ad instaurarsi tra i protagonisti. Gli slanci generosi, il desiderio di emergere, il rischio costante di perdere (o di non riuscire a conquistare) l'attenzione altrui vengono rappresentati con ironia leggera e con un'assoluta conoscenza della materia. La ragazzina di seconda che si isola per leggere un libro di Ginsberg perché si sente troppo diversa dalla massa o la figlia della rappresentante dei genitori in Consiglio d'Istituto che tiene in pugno l'insegnante di canto non sono solo dei caratteri'. Diventano persone che interagiscono con Greg e con la sua personalità in formazione, capace anche di qualche vigliaccheria dimostrandosi però capace di riscatto. Per una volta poi gli adulti, con l'eccezione di un padre un po' bambinone, non vengono relegati nel ruolo degli stupidi a tutti costi o degli indifferenti. Rappresentano un mondo un po' distante ma non del tutto alieno. Per chi poi da bambino avesse giocato a ce l'hai' ci sarà la soddisfazione nel vederne l'amplificazione offerta dalla temutissima formaggite', una delle soluzioni narrative più riuscite del film.
Faster [Videoregistrazione] / regia di Geroge Tillman Jr.
: Sony pictures home entertainment, 2011
Abstract: Driver è appena uscito di prigione e immediatamente si mette all'opera per realizzare ciò che attendeva da tempo: la vendetta. Ha infatti aiutato suo fratello per una rapina al termine della quale un'altra banda si è impossessata del bottino e il congiunto è stato sgozzato. Ora Driver ha la lista degli assassini e li vuole eliminare uno alla volta. Sulle sue tracce c'è però Killer, un ex disabile ora omicida per hobby, che è stato ingaggiato al prezzo di un dollaro per eliminarlo. A seguire le tracce di entrambi troviamo Cop, un poliziotto tossicodipendente e ormai prossimo alla pensione. Al suo fianco c'è la collega Cicero che vorrebbe gestire l'indagine da sola. Faster è uno di quei film che possono essere letti da due angolazioni diverse. Se si considera infatti che Dwayne The Rock' Johnson , che aveva dimostrato di avere al proprio arco anche le frecce della commedia e dell'autoironia, si trova di nuovo a formare un blocco unico con il suo collo taurino interpretando un personaggio quasi monolitico il giudizio potrebbe essere non favorevole. Quanto un attore torna sui propri passi spesso lo fa perché pensa più alle cifre sull'assegno che non all'evoluzione della carriera. C'è però un secondo modo di guardare al film di George Tillman jr. che compare nuovamente sui nostri schermi dopo il ritratto (riuscito) del rapper The Notorious B.I.G. La scelta stilistico-narrativa è infatti dichiarata esplicitamente: Tillman vuole fare uso di un buon numero di elementi consolidati del film d'azione in cui il motore è la vendetta per svelarne, facendo entertainment di buon livello, i meccanismi. Ecco allora che il guidatore spericolato (a cui nessuno deve aver insegnato a scuola guida come si fa un U-turn senza mettere a repentaglio la vita degli altri automobilisti) si chiama Driver. L'assassino dandy si chiama Killer e il poliziotto Cop. Non si potrebbe essere più chiari nell'indicare che questi sono ormai diventati dei ruoli stereotipi che si passano il testimone di film in film. Si tratta allora solo di decidere come' portarli sullo schermo. In questo caso la sceneggiatura accentua le caratteristiche di ognuno salvo poi decidere di imprimergli delle varianti che sono comunque sempre motivate. Gli appassionati dell'action movie avranno di che essere soddisfatti anche perché stimolati a chiedersi se ci si limiterà a costruire un percorso a tappe in cui ogni traguardo conterà un morto ammazzato o se ci sia altro ad aspettarli. L'attesa non sarà tradita.
Rango [Videoregistrazione] / regia di Gore Verbinski
: Universal pictures, 2011
Abstract: Chiuso in un piccolo acquario scoperto, abituato a relazionarsi unicamente ad una palma finta, un insetto morto e una bambola a cui mancano la testa, un braccio e le gambe, un camaleonte si crede un attore. Mentre viene trasportato in macchina lungo il deserto al confine tra Stati Uniti e Messico un imprevisto lo sbalza fuori dall'abitacolo e cambia tutta la sua vita. Da che era solo in un acquario ora è solo nel mezzo del deserto. Fosse stato un cartone animato Pixar il camaleonte protagonista avrebbe affrontato un viaggio impossibile lungo tutta la vastità desertica per tornare nella macchina dai suoi affetti, invece è un film di Gore Verbinski (regista di The ring e Pirati dei Caraibi), realizzato dalla Industrial Light And Magic per la prima volta alle prese con l'animazione dopo decenni di trionfi nel campo degli effetti speciali. Non ci sarà nessuna odissea ma una grande avventura, nel senso più classico del termine. Il camaleonte che si crede attore, arrivato nella cittadina di Polvere, capisce istintivamente di trovarsi in western e si adegua. Diventa così Rango, pistolero infallibile, che sembra il Clint di Leone. E non solo lui. Tutto il film da quel momento in poi è un western leonino (con solo alcune concessioni agli altri maestri del genere), fatto di volti e caratteristi prima che di spazi, fatto di polvere, sporco e deformità prima che di valori incrollabili. Verbinski affronta il suo primo film di animazione come fosse un'opera dal vero, piega il mezzo alle sue esigenze e per almeno tre quarti gira un film al suo meglio. La meta-storia di un camaleonte attore che recita il ruolo dell'eroe e a furia di farlo finisce per diventarlo, sembra attraversare tutta la storia del West, dal mito fondante, alla frontiera, al crollo degli eroi, la disillusione e gli spaghetti. Tonnellate di spaghetti (e un'apparizione allucinata dello straniero senza nome). E non c'è solo il west dichiarato in questo western ma entrano anche molti altri film che non hanno cavalli e sceriffi eppure sono dei perfetti western come il Chinatown di Polanski (da cui è prelevata la figura del sindaco con l'ossessione per il business dell'acqua). Peccato che nel finale l'idea di unire le due mitologie del deserto (quella classica e quella moderna) appesantisca il film e ne rallenti il ritmo furioso. Il deserto tipico del west, il luogo di frontiera da conquistare, sottomettere, coltivare e da cui estrarre la vita, diventa anche il deserto psichedelico del cinema e della musica moderna (almeno dagli anni 60 in poi), il luogo che sottomette l'individuo e che lo obbliga a trovare se stesso attraverso un processo allucinatorio. Rango volendo essere troppo esagera, deborda e perde in qualità e solidità. Questo non toglie però che sia uno dei lungometraggi d'animazione più interessanti, curiosi e peculiari passati nei nostri schermi negli ultimi anni.
GAG Gambe, addominali, glutei [Videoregistrazione]
: Cinehollywood, 2011
Parigi che dorme [Videoregistrazione] = Paris qui dort / regia di Rene' Clair
: Ermitage cinema, 2011
Storie di guerra e di prigionia [Videoregistrazione]
: [S.n.], 2011
CSA Basket Agrate [Videoregistrazione] : 40 anni di sport insieme
: CSA Basket Agrate, 2011
Dimmi di Sic [Videoregistrazione] / testi e supervisione di Lorenzo Garzella
: Fivestore, 2011
Fa parte di: Dimmi di Sic : in ricordo di Marco Simoncelli
: Cinehollywood, 2011
[Milano] : Digital Adventure, 2011
Abstract: I Puffi sono una specie immaginaria di piccole creature blu simili a piccoli gnomi, che vivono in una foresta dell'Europa. Creati da Pierre Culliford (fumettista belga), e da Yvan Delporte, giornalista belga, sono diventati famosi soprattutto grazie ai cartoni animati portati avanti dalla Hanna & Barbera Productions.
Beethoven. L'avventura di Natale [Videoregistrazione] / regia di John Putch
[S.l.] : Universal pictures, 2011
Abstract: Quando Babbo Natale comunica i nuovi incarichi agli elfi, Henry scopre di non essere stato assegnato al negozio di giocattoli e ne rimane molto deluso. Non sentendosi apprezzato, Henry vola via dal Polo Nord con la slitta di Babbo Natale e una borsa magica piena di giocattoli ma finira' per schiantarsi contro un albero, ritrovandosi solo in un quartiere di periferia in America. La borsa magica finisce nelle mani del proprietario senza scrupoli di un negozio di giocattoli, e sembra proprio che il Natale non arrivera' questa volta. Almeno finche' l'adorabile Beethoven e il suo compagno Mason non aiuteranno Henry a salvare il Natale.
E poi venne il silenzio : Sant'Anna di Stazzema 12 agosto 1944 / un documentario di Irish Braschi
[Roma] : Rai cinema : 01 Distribution, 2011
Abstract: Il 12 agosto 1944 una compagnia delle SS arriva a Sant'Anna di Stazzema. Treore dopo quel paesino non esiste piu'. Donne, vecchi e bambini vengono sterminati.
Cool dog [Videoregistrazione] / regia di Danny Lerner
: Rai cinema : 01 Distribution, 2011
: Luckyred homevideo, 2011
Abstract: Cineritratto ideato dagli autori del libro "La Casta", Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, su una delle figure più emblematiche - amata e odiata, osannata e vituperata - della Storia politica recente del nostro paese: Silvio Berlusconi. dalle note di regia: "Piaccia o non piaccia, nessuno è più rappresentativo dell'Italia di oggi quanto il Cavaliere. Destinato per le sue gesta, che mandano in delirio chi lo adora e fanno inorridire chi lo detesta, a rappresentarci in patria e all'estero per molto tempo. Anche indipendentemente dalla tenuta del suo governo e dal suo destino personale, che alcuni sognano al Quirinale, altri ai Caraibi..." "Non è abbastanza cattivo? E come potrebbe, visto che è una Autobiografia non autorizzata di Silvio Berlusconi. Ovvero, l'autoritratto per interposta mano (Roberto Faenza e Filippo Macelloni alla regia, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella alla scrittura) di chi ha segnato indelebilmente almeno un ottavo dei nostri 150 anni tremendo ammetterlo, ma tant'è. Non c'è abbastanza mafia, P2 intrallazzi e bunga bunga: ma chi metterebbe queste parole chiave nelle proprie memorie?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 24 marzo 2011) "Incomprensibile poi l'operazione messa in campo da 'Silvio Forever', documentario di montaggio realizzato da Roberto Faenza e Filippo Macelloni. Si tratta di una biografia, certo non autorizzata, di Berlusconi, dalle modeste origini al buna bunga. Se lo scopo era il ritratto ironico, c'è veramente poco da ridere. Ma a furia di non prendere posizione (scelta di per se condivisibile) si scivola in una involontaria agiografia che dimentica elementi di fondamentale importanza per capire davvero il personaggio e il suo successo."(Alessandra De Luca, 'Avvenire', 25 marzo 2011) "Da bambino vendeva palle di carta come combustibile. Per i finanziamenti alla prima palazzina chiama 15 parenti a simulare i compratori. Canta col cuore in mano 'Avec le temps, va, tout s'en va' di Ferré e fonda la tv delle ballerine tenute. (...) Centinaia di documenti e battute (con la voce di Marcoré) per una biografia non autorizzata, incerta, in ordine cronologico (di Stella-Rizzo) e disordine etico. Sullo sfondo, l'Italia. Lui seduto sopra. Forever?" (Silvio Danese, 'Giorno, Carlino, Nazione', 25 marzo 2011) "Dalle stalle alle stelle (e ritorno?). Una autobiografia non autorizzata che non delude affatto le aspettative. (...) L'operazione di questi magnifici quattro (Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo del «Corriere della sera» alla scrittura e Roberto Faenza e Filippo Macelloni 'alla consolle') merita più di un livello di interesse (chi non si è fatto nella sua testa un'agiografia o una controbiografia altrettanto ossessiva, se ne liberi). Questo 'on the road' emozionale che vuole decostruire dal di dentro il linguaggio della cultura dominante (chi è più bravo, furbo, intelligente perché non dovrebbe approfittare, abusare delle sue doti?) è all'altezza dei problemi politici della fase. (...) Insomma qui si porta una salutare boccata d'aria rispetto a un genere, il documentario, che troppo spesso sceglie la via facile della propaganda (ereditando i peggiori difetti forcaioli dell'avversario). C'è del sapore rooseveltiano, da doc di Capra: rispetto dell'avversario e della sua inebriante macchina seduttiva, e nello stesso tempo, lucidità, charme e fermezza del punto di vista critico, che trova un climax nelle performance comica: illuminare gli argomenti razionali del capopopolo delle libertà e la loro ossatura cancerogena." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 25 marzo 2011) "Tutto Silvio minuto per minuto. Infanzia e prodezze, primi quattrini e prime amicizie, quella volta che salvò la sorellina caduta nel latte e quella che piazzò i primi appartamenti invitando tutti i parenti a recitare la parte degli acquirenti. (...) Gli autori di 'Silvio Forever' (Faenza e Macelloni con Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori del copione) dicono di non aver fatto un film 'contro' Berlusconi ma 'su' un fenomeno unico al mondo che non smette di affascinare gli italiani. Giusto rilievo, ma il punto vero è un altro. A un'autobiografia non autorizzata sull'uomo più famoso d'Italia non si chiede di essere pro o contro, ma di spiegare, illuminare, suggerire, accostando immagini, parole, episodi, dettagli. Magari estraendo a colpi di montaggio significati latenti nella testimonianza diretta. Mentre 'Silvio Forever' non spiega o non mostra molto di nuovo, ma finisce per celebrare il 'mistero', dunque inevitabilmente il fascino di una parabola che ormai ha davvero poco di personale. E anche un problema di durata: 80 minuti sono pochi, troppe cose restano accennate o inesplicate. Tanto più che invece di interrogare l'immenso materiale a disposizione, smontandone codici e retoriche con rigore e fantasia, Faenza e C. scelgono una linea, come dire, 'impressionistica', che non estrae un senso nuovo da immagini e testi, ma ne contempla l'effetto (che non esclude le gaffes e il ridicolo involontario naturalmente). Certo: ogni spettatore trarrà le sue conclusioni, ci mancherebbe. Noi avremmo preferito restare un po' più sorpresi e spiazzati." ('Il Messaggero', 25 marzo 2011) "C'è un motivo per cui 'Silvio forever' è stato accolto con perplessità dal pubblico della proiezione stampa. Da questa sorta di autobiografia non autorizzata di Berlusconi, scritta dalla sulfurea coppia Rizzo e Stella di 'La casta' e realizzata dal politicizzato Faenza con Macelloni, ci si aspettava un'operazione militante. Invece, conferendo al personaggio una forza icastica di gran protagonista, il film spiazza, ma al contempo ha il pregio di suggerire le ragioni per cui il premier - nonostante i lati oscuri, i processi, il discutibile privato, le gaffe ecc. - regna tuttora sulla scena nazionale. Il suo segreto è che incarna una maschera stra-italiana; parla il linguaggio comune, ama la canzonetta, la barzelletta e il sesso, gli piace il bagno di folla, è vanitoso e maschilista, ha genuinamente in disprezzo lo stato e le istituzioni, mente con tranquillità, predica bene e razzola male. Viene in mente Borgese che nel 'Goliath' parlò del fascismo non come di un episodio storico, ma di una categoria dello spirito italico. In questa luce certo che la proiezione ha innervosito tutti: Silvio è sembrato for ever più che mai." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 25 marzo 2011) "La biografia 'non autorizzata' di Berlusconi, 'Silvio forever', è un film spaventoso. Non perché sia brutto ¿ tutt'altro. Ma proprio perché fa, letteralmente, spavento. Non aggiunge nulla a ciò che di Berlusconi si sa, volendo, da molti anni. Non è nemmeno, tecnicamente, una biografia 'non autorizzata', genere letterario furbetto che ha le sue regole (dovrebbe contenere qualcosa di scandaloso, inedito, scottante). 'Silvio forever' è costruito con materiali di repertorio a disposizione di chiunque voglia farsi un giretto su youtube, o scartabellare i libri sull'uomo ¿ a cominciare dal suo, il brezneviano 'Una storia italiana' recapitato nel 2001 a molti ignari cittadini. Ma lo spavento nasce dal vedere questi materiali tutti assieme, in un riassunto reso travolgente dalla forza del montaggio ¿ che, dai tempi di Lenin e di Dziga Vertov, è l'arma più potente. E lo spavento non viene da Berlusconi. Viene dal pensare a come quest'uomo ha plagiato l'Italia, dagli elicotteri del Milan alle cosce di Drive In. Anzi, viene dal pensiero immediatamente successivo: Berlusconi non ha plagiato l'Italia, l'ha interpretata. Con l'abilità del venditore (Montanelli lo definisce 'il più grande piazzista del mondo'), ha capito cosa volevano gli italiani e gliel'ha dato in quantità industriali. Si esce da 'Silvio forever' con l'agghiacciante pensiero che quell'avverbio, 'forever' (per sempre), sia vero. Prima o poi ci libereremo di Berlusconi, ma non ci libereremo mai dal berlusconismo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 25 marzo 2011)
Artemisia, passione estrema [Videoregistrazione] / regia di Agnes Merlet
: Sony pictures home entertainment, 2011
SpongeBob. Le leggende di Bikini Bottom [Videoregistrazione]
: Paramount pictures, 2011
Sturmtruppen [Videoregistrazione] / regia di Salvatore Samperi
: 01 Distribution, 2011
Abstract: Dalle strisce di Bonvi (Franco Bonvicini): generale cocainomane, capitano gay, sergente stupido, tedeschi stolidi, un Papa militarista... La guerra continua. Film umoristico-satirico che diverte senza aver debiti con la commedia italiana. Discreto lavoro di squadra: fotografia, scene, musiche, attori.
Odissea / lo sceneggiato con Bekim Fehmiu e Irene Papas ; regia di Franco Rossi
BUR, [2011]
Fa parte di: Odissea : lo sceneggiato con Bekim Fehmiu e Irene Papas : il poema di Omero
Abstract: Il lungo viaggio che compie Ulisse, alla conclusione della guerra di Troia, per ritornare in patria. Sono narrati tutti gli episodi: l'incendio di Troia, l'incontro con la maga Circe, la fuga di Polifemo, l'avventura con le sirene, l'amore della dolce Nausicaa, fino allo sbarco su Itaca, all'incontro con Penelope e alla sconfitta dei Proci
The ward [Videoregistrazione] = ll reparto / regia di John Carpenter
: BIM, 2011
Abstract: La giovane Kristen si ritrova rinchiusa in un ospedale psichiatrico e in gravi condizioni fisiche senza saperne il motivo. Ben presto, anche a causa di una serie di misteriose sparizioni, la ragazza si rende conto di essere in un posto tutt'altro che sicuro... "Nove anni dopo l'ottimo western spaziale 'Fantasmi da Marte', John Carpenter è tornato. La bella notizia è solo questa: 'The Ward' non convince, dalla sceneggiatura latitante allo stile, che si auto-scopiazza con poca fortuna. Con l'entusiasmo del neofita e un artigianale ottimismo, il mostro sacro dell'horror tallona la bionda e immemore Kristen (Amber Heard), rinchiusa in un ospedale psichiatrico in disturbata compagnia di altre quattro ragazze. (...) come finirà? Poco importa, perché dopo i bei titoli di testa The Ward si perde nei dettagli, nell'enfasi atmosferica e nella paura ai tempi del nonno barattata per tensione horror. Insomma, prendete Carpenter e riportatelo su Marte!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 marzo 2011) "Carpenter riepiloga le regole da horror classico senza negare nulla, il passato da rimuovere, lo shock corridor, nevrosi e baruffe. Neppure sapere che siamo nel '66 dà un'emozione in più. Lo spavento interiore non arriva e il finale open minaccia un sequel." (Maurizio Porro , 'Corriere della Sera', 1 aprile 2011) "Erano cinque anni che il mitico John Carpenter non girava un film. Visto questo modestissimo 'The Ward - Il reparto' era meglio se ne aspettava altri cinque. (...) Chi è quello spaventoso zombie che si aggira prima nella doccia, poi nei corridoi? E perché una delle fanciulle sparisce misteriosamente? Urge darsela a gambe. Lo spettatore sottoscrive." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 aprile 2011) "Piacerà ai fan di John Carpenter che da cinque anni aspettavano un ritorno in sala del director di 'Fuga da New York'. Ritorno quasi in sordina con un horror a basso budget, ma zeppo di quegli scatti di bravura che a suo tempo fecero diventare John mostro sacro della regia." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 aprile 2011) "Senza aspettarsi voli pindarici è (...) possibile ritrovarvi il piacere dell'intrattenimento e della suspense 'puri', basati su criteri compendiosi anziché ridondanti, indagatori anziché morbosi, visionari più che sanguinari. Il metodo di Carpenter consiste nel seguire le variazioni percettive a cui va incontro il personaggio principale (...). L'esperto sguardo del regista gioca con le convenzioni - tuoni, lampi, carrellate nei lugubri corridoi, dettagli degli occhi sbarrati dell'internata, presenze che si animano nel buio dei padiglioni - curando con sommessa eleganza la pertinenza simbolica degli sfondi anni Sessanta (...) Accanto agli shock in qualche modo 'telefonati' (...) si notano le sequenze d'inventiva originale e l'indovinato accompagnamento musicale, ma è chiaro che per la tenuta dell'insieme contano molto le buone recitazioni, senz'altro distanti dalla voga marionettistica cara ai clamori giovanilisti dello splatter: come se si fosse deciso di ripercorrere la strada del ricco e autoriale 'Shutter Island', lavorando, però, con una semplicità formale assoluta, spalmata con pazienza artigianale sui labirinti mentali senza enfasi eccessive o trucchi spericolati." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 aprile 2011) "Una storia ambientata quasi tutta dentro un manicomio, luogo assai frequentato dal cinema Usa di questi anni. Un grande regista horror che torna ai fasti di un tempo. Una vera lezione di cinema, retro per ambientazione (siamo nel 1966) oltre che per taglio narrativo e visivo. E' 'The Ward' di John Carpenter, tutto girato nell'Ospedale Psichiatrico Eastern Washington (...) Come in un'ideale risposta low budget a 'Shutter Island' di Scorsese, Carpenter moltiplica vere e false piste. Senza mai barare però, per farci toccare con mano quanto può essere ancora suggestivo «un horror di vecchia scuola fatto da un regista della vecchia guardia». Dunque più attento alla regia e all'affiatamento di un cast quasi tutto femminile che ai trucchi oggi dominanti. L'anti-'Sucker Punch', insomma. Con molte mirabilia tossiche in meno. E moltissima classe in più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 aprile 2011) "Dopo qualche anno di silenzio (il suo ultimo film visto qui da noi, 'Il seme del male', è del 2006), sembra tornare a un horror di fattura classica, con tutte le paure in platea difficili da contenersi, ma anche con delle proposte di personaggi da guardare molto più attraverso la loro soggettività che non affidandosi alla realtà in cui sembrano immersi. Dei personaggi che, per essere così costruiti e per funzionare narrativamente come Carpenter voleva, dovevano necessariamente avere fisionomie complesse se non decisamente multiple. (...) Carpenter il mistero lo svela solo all'ultimo anche se, con un ulteriore pugno nello stomaco, ci nega astutamente un vero lieto fine. Arrivandoci comunque con uno stile limpido e quasi ricercato che, pur non lesinando gli allarmi, i terrori e le ansie, regge abilmente le fila di un racconto a più facce che, pur tra notti nere attraversate da continui tuoni e solo illuminate da lampi e fulmini, si snoda quasi per tutto il tempo nell'ambito di scenografie asettiche - le celle, le sale, i corridoi del manicomio - in cui tutto sembrerebbe proclamare una normalità assoluta. Se non fosse... Gli interpreti sono soprattutto facce, fedelmente al servizio degli effetti cui Carpenter voleva indirizzarle. Vincendo sempre la partita." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 1 aprile 2011) "'The Ward' segna il ritorno dietro la macchina da presa del maestro John Carpenter dopo un'assenza che durava da più di sette anni, interrotta solo dalla realizzazione di uno degli episodi della serie televisiva 'Masters of Horror'. È stata proprio quell'esperienza, film a basso budget, a convincere Carpenter di affrontare un lungometraggio, realizzato con le stesse modalità: poche settimane di riprese e pochi soldi. Il risultato, però, ne soffre, e ci dispiace per i tanti fan del mitico John. Il problema, ovviamente, non è nelle doti del maestro dell'horror, bensì nella storia e nel dispositivo narrativo. Un thriller psicologico ambientato negli anni sessanta, ambientato dentro una clinica psichiatrica dove una ragazza un po' disturbata viene rinchiusa. Un film vecchio e prevedibile, anche nel tentativo di accodarsi del macguffin che tutto risolve, cosi in voga in questo cinema delle finte sorprese. Rimane la mano del maestro, la sua incredibile 'leggerezza'." (Dario Zonta, 'L'Unità', 1 aprile 2011)