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Trovati 1331 documenti.
L'Espresso, 2011
150, le storie d'Italia ; 1
L'Espresso, 2011
150, le storie d'Italia ; 7
Il sangue verde : un film / di Andrea Segre
Cinema Internazionale, 2011
Inno di Mameli / Roberto Benigni
Cecchi Gori Home Video, 2011
I Grandi Film ;
Una sconfinata giovinezza [Videoregistrazione] / regia di Pupi Avati
: 01 Distribution, 2011
Abstract: Lino Settembre e sua moglie Chicca hanno condotto un'esistenza felice e appagata si a livello personale che professionale e anche la loro vita coniugale, nonostante la mancanza di figli, è scorsa serena e senza serie difficoltà per venticinque anni. Tuttavia, Lino ad un certo punto inizia ad accusare problemi di memoria che lentamente diventano sempre più gravi, compromettendo via via il quotidiano svolgersi delle sue attività. Dopo una serie di accertamenti, Lino e Chicca ricevono la ferale notizia che l'uomo è affetto da una patologia degenerativa delle cellule cerebrali. Con il tempo la malattia avanza e Lino si allontana sempre più dal presente vivendo una drammatica 'regressione', ma sua moglie, rifiutando qualsiasi ipotesi di abbandono ed esclusione, decide di restare accanto all'uomo che ama ad ogni costo. "Gli eventi sono narrati dalla voce fuori campo della moglie che prima decide di andarsene, poi torna e vede il suo amore coniugale mutarsi in amore materno per l'uomo tornato bambino. Alla fine il malato fugge inseguendo l'infanzia (un cane, un amico che sapeva resuscitare le persone), si perde nella campagna, scompare. L'analisi della malattia che disgrega la mente è condotta con esattezza, pudore e sobrietà; tutta la parte della regressione all'infanzia è intensamente poetica. Il film è recitato benissimo. Oltre ai protagonisti molto bravi, bisogna ricordare Serena Grandi, Gianni Cavina e Lino Capolicchio, diretti in modo magistrale." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 8 ottobre 2010) "Una coppia mal assortita che però si ama da una vita intera affronta il nemico più terribile di tutti: la malattia. Non una malattia come le altre, che debilita e distrugge il fisico, ma un morbo invisibile che annacqua poco a poco le facoltà mentali, confonde epoche e giudizio, genera in chi ne è affetto uno spavento senza fine. Che spesso si sfoga in un'aggressività incontrollabile verso i propri cari. (...) Nel cinema di Pupi Avati nulla lasciava presagire un film sull'Alzheimer, malattia purtroppo endemica nei paesi più longevi. Tanto meno ci si aspettava un film così duro da un regista spesso considerato sentimentale. Eppure uscendo da 'Una sconfinata giovinezza' si finisce quasi per pensare che non ci fosse soggetto più vicino alle sue corde. Come se dietro i colori nostalgici di tanti suoi film apparissero di colpo dubbi, ripulse, rovelli ben più taglienti e contraddittori. Peccato che Avati non abbia impresso una sterzata decisa anche sul piano formale, asciugando l'impianto un po' abusato del suo cinema. A forza di voci narranti, dialoghi esplicativi, flashback virati seppia, musiche invadenti, sembra sempre che i sentimenti siano 'incorporati' nelle immagini. A un buon film chiediamo solo di raccontare, con pudore e nitore. I sentimenti ce li mettiamo noi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 ottobre 2010) "Si può girare una storia tristissima senza deprimere lo spettatore? Evidentemente si, se il fine è stato quello di raggiungere uno specifico equilibrio tra il tono stilistico e la sostanza drammaturgica. Pupi Avati, del resto, va considerato un regista giovane perché più della sua carta d'identità fa fede la filmografia che ha appena superato la quarantina (di titoli): in 'Una sconfinata giovinezza' lo spettatore potrà ritrovare gli appigli consueti, andare sul sicuro, insomma, immergendosi nel microcosmo emiliano dell'eterno ritorno memoriale; ma, nello stesso tempo, ritrovarsi faccia a faccia con i motivi più aspri, le riflessioni più sconsolate, le ipotesi meno gratificanti di cui lo stesso itinerario audiovisivo si è nutrito più o meno in sottotraccia. (...) La sfida di Avati sta in questo gioco che rasenta l'enfasi per dimostrasi infine asciutto e struggente di flash involontari eppure inevitabili- accentuazione tragica e pessimista delle intermittenze proustiane ovviamente in gran parte affidato alle prove davvero ardue dei protagonisti. Fabrizio Bentivoglio è un Settembre (che, guarda caso, è il titolo di uno dei più bergmaniani film di Woody Allen) in grado di superare di slancio la facile immedesimazione da documentario medico e Francesca Neri incanta per come dà spessore alle sfumature più oscure e destabilizzanti del copione; ma spiccano nell'armonia d'insieme anche gli assoli di rodati interpreti dell'Avati-touch come Lino Capolicchio, Gianni Cavina, Erica Blanc e Serena Grandi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 08/10/2010) "I personaggi del cinema di Avati è come se uscissero ogni volta da un sacro sepolcro, tutti eleganti e incravattati alla maniera delle vecchie boutique del centro, si tolgono con la mano la polvere dagli abiti e dalle fonature vaporose (persino gli uomini), per poi riempire lo schermo. A sua volta, allo spettatore, il compito di scostare le ragnatele da una patina seppiata, cromaticamente fosca, che Tutankhamon Pupi impone, da un po' di tempo a questa parte, al suo immaginario su pellicola (le tonalità de 'Il papà di Giovanna' per intenderti). E se fino a ieri sminuivamo questa tetraggine espressiva, oggi la esaltiamo come segno estetico distintivo chiarissimo. Avati è come se imbalsamasse le sue paure, le sue ansie, i suoi traumi di gioventù, in questa sorta di evo moderno cattivo e cupo, impagliando personaggi alto borghesi che ad ogni stacco di montaggio producono un tintinnio di ori e gioielli. (...) Se solo in questa sede pensasse di più all'esplorazione dei propri incubi, si fidasse maggiormente della sua immaginazione, lasciasse andare a briglia sciolta il suo sconfinato giovanissimo subconscio, Avati sarebbe il nostro Lynch. Qualche euro in meno in cassa, qualche soddisfazione cinematografica in più." (Davide Turrini, 'Liberazione', 8 ottobre 2010) "'Una sconfinata giovinezza' è un Pupi Avati 'serio', con poche tracce dell'ironia che pure il regista sa spargere, quando vuole, a piene mani. E ci sembra un Pupi Avari 'minore', cosa inevitabile in una carriera che ha visto nascere, in 40 anni, 37 film e alcune serie televisive. Avati viaggia al ritmo di un film all'anno (ne ha girati 6 dal 2007 ad oggi). È impossibile che gli vengano tutti bene. (...) A leggere il film con attenzione, l'Alzheimer sembra una scusa, un grimaldello narrativo che Avati usa per regredire consapevolmente nel passato. Non che 'Una sconfinata' giovinezza sia un film nostalgico: è, piuttosto, pervaso da una profonda amarezza sul presente. E anche nei ricordi ci sono dolori, angoli bui, scheletri nell'armadio. Il tutto, però, è ampiamente prevedibile e anche gli attori sembrano recitare oberati dalla tristezza del film. È possibile che chi condivide la generazione e il benessere di Lino e Francesca si commuova; ma è più probabile che si esca dal cinema affranti, con il terrore di non ricordare dove si è parcheggiata l'automobile." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 8 ottobre 2010) "Sotto la soglia del 40° titolo, Avati cerca una magica, amara, fusione tra i poli del 'tempo d'una vita', richiamando la memoria mentre si sfalda. Emozione dolorosa in ogni nostro destino d'età, ma rapace quando penetra con la lancia di una malattia disgregante. (...) Decostruendo la mente di Lino, il film ricostruisce l'infanzia interiorizzata e racconta lo sgomento dell'amore davanti al più assurdo degli addii. Nel finale, una soluzione facile (l'incidente) e un paio d'incongruenze di sceneggiatura. Ma, anche per l'interpretazione superba di Bentivoglio e Neri, questo è un raro melò di prosa poetica sui confini dell'esistenza, sulle radici in dispersione. Cast centrato, lacrime certe." (Silvio Danese, 'Nazione, Carlino, Giorno, 8 ottobre 2010) "Il poetico titolo del nuovo Avati si riferisce al flashback minato dal morbo di Alzheimer di cui soffre il reporter Bentivoglio, sorvegliato dalla moglie Francesca Neri di cui finirà per diventare il figlio mai avuto. Dolorosa storia, perseguitata dalla musica, vista con un'umanità che ha radice nel cinema di Avati, specialista nel restituirci gli stupori dell'infanzia e l'odio amore servito in famiglia. Cast di prestigio e coraggio nell'affrontare nell'Italia da farsa un tema serio." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 ottobre 2010) "Se l'Italia - di celluloide e non - è ridanciana non ci resta che piangere: lo sostiene Pupi Avati, con l'amore ai tempi dell'Alzheimer di Fabrizio Bentivoglio e Francesca Neri (bravi, ma invecchiati da ridere). Il suo Benvenuti è dunque all'eros coniugale trasformato dalla patologia in pietà materna e all'Emilia della sua infanzia, scovata dalla regressione ma ripersa dal cinema. Perché il retroterra memoriale è più sconclusionato che sconfinato: un bambino non ha il palato e così il film, che gioca il ping-pong tra passato e presente su campi palesemente incongruenti, incaponendosi su amicizia e iniziazione di un uomo che non diresti. Non solo, se il versante tecnico ¿ al netto dei grandangoli ¿ è meno infido dei precedenti, l'Italia qui e ora continua a rimanere in fuoricampo: prendere un treno per credere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 7 settembre 2010) Note - FONICO: PIERO PARISI. - NASTRO D'ARGENTO SPECIALE DEL 65°. E' STATO INOLTRE CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 PER MIGLIOR SOGGETTO E SCENOGRAFIA.
Dall'Angelo Pictures, [2011]
Abstract: Philip, un tecnico del suono, riceve un misterioso messaggio di aiuto da Friedrich, un suo amico regista, che lo prega di raggiungerlo a Lisbona. Nella capitale portoghese, Philip non trova l'amico, ma solo le tracce dell'utopico progetto di realizzare un film con l'originaria purezza di un pioniere della settima arte, come se l'intera storia del cinema non avesse avuto corso.
Il dilemma / regia: Ron Howard
[S.l.] : Universal Pictures, 2011
Abstract: Ronny, un single convinto, e Nick, felicemente sposato, sono amici per la pelle dai tempi del college. Ora che sono i proprietari della B&V Engine Design, i due amici stanno mettendo a punto un progetto importante che potrebbe cambiare le sorti del loro futuro professionale. Grazie anche alle loro compagne, Beth e Geneva, il duo appare imbattibile. Tutto procede per il meglio fino a che Ronny vede la moglie del suo amico fra le braccia di un altro uomo e prima di rivelare la dolorosa verità a Nick decide di lanciarsi a capofitto in un'indagine del tutto amatoriale che scatenerà nella sua stessa vita un caos esilarante.
Poveri Milionari / Dino Risi ; Maurizio Arena, Renato Salvatori, Lorella De Luca, Alessandra Panaro
01 Distribution, 2011
Abstract: Terzo e ultimo capitolo della saga di Romolo e Anna Maria, e Salvatore e Marisa, ormai sposati e in viaggio di nozze a Firenze. Salvatore viene investito da un'auto, guidata da Alice, proprietaria di grandi magazzini. Perde la memoria e, concupito dall'investitrice, è nominato direttore generale.
Colombo : stagione 3 / con Peter Falk... [et al.
Universal, 2011
Poetry / dal regista di Oasis e Secret sunshine Lee Chang-dong
CG, 2011
Abstract: Mija, 66 anni, si mantiene con una piccola pensione ed un lavoro occasionale di badante. Vive in una piccola città della Corea del Sud insieme al nipote Wook, studente di liceo apatico e teledipendente. Il caso e la curiosità la portano a frequentare un corso di poesia. Da quel momento, Mija si ribella alla sua realtà dolorosa con la ricerca della bellezza.
La ragazza con la valigia [Videoregistrazione] / regia di Valerio Zurlini
: 01 Distribution : Rai cinema, 2011
La tua bocca brucia [Videoregistrazione] = Don't bother to knock / regia di Roy Baker
: 20th Century Fox home entertainment, 2011
Abstract: Il pilota di linea Jed Towers viene lasciato dalla sua fidanzata Lyn, disgustata per la sua scarsa sensibilità, che rasenta il cinismo. Tuttavia, Jed è cinico solo in apparenza ed è profondamente scosso per l'abbandono subito. Rimasto solo nella sua camera d'albergo, Jed vede dalla finestra Nell, una giovane donna che alloggia nel suo stesso hotel. L'atteggiamento di Nell incuriosisce Jed che le telefona per ottenere un incontro. Una volta conosciuta, Jed scopre che Nell è la baby-sitter della piccola Bunny Jones, anche lei ospite dell'hotel insieme ai suoi genitori. Ben presto, però, Nell inizia ad avere dei comportamenti bizzarri e Jed viene a conoscenza di una scomoda verità sul conto di lei: la ragazza, nipote di un impiegato dell'albergo, Eddie, è stata da poco dimessa da un ospedale psichiatrico e suo zio le ha trovato quell'impiego temporaneo. Un tempestivo intervento di Jed eviterà una tragedia e il dramma umano di cui è testimone farà svanire la sua apparente insensibilità. "Il film riesce a mantenere fino alla fine la tensione, provocata dal susseguirsi di casi strani e drammatici. Efficace l'interpretazione dei protagonisti." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 32, 1952) "Angoscioso e claustrofobico dramma sentimental-psicologico in bianco e nero, girato in tempo reale, quasi interamente in una camera, eppure fornito di una discreta tensione. La sfolgorante Marilyn Monroe dimostra di possedere impensabili doti di riserva oltre a quelle in evidente rilievo. Ripensando alla sua tragica fine è un personaggio che mette i brividi". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 gennaio 2003)
Cecchi Gori Home Video, 2011
L' ultimo volo [Videoregistrazione] / regia di Folco Quilici
: Cinecitta' luce, 2011
: Editoriale Il fatto, 2011
Matrix collection : 4 grandi film
Warner Home Video, 2011
Thor [Videoregistrazione] / regia di Kenneth Branagh
: Marvel entertainment, 2011
Regione Lombardia, 2011
Un weekend da bamboccioni [Videoregistrazione] / regia di Dennis Dugan
: Sony pictures home entertainment, 2011
Abstract: Cinque amici, vecchi compagni di una squadra junior di basket, si riuniscono dopo tanti anni per onorare la scomparsa del loro allenatore e, per ricreare l'atmosfera del passato, decidono di trascorrere il weekend del 4 luglio nella casa sul lago dove anni prima avevano festeggiato la vittoria della squadra... "Commedia rumorosa su riunione di amiconi con tragici trascorsi cestistici da vendicare e nuove esistenze, e mogli, da confrontare. Sono passati tre decenni. Si parla di basket e quindi la domanda sorge spontanea: 'Un weekend da bamboccioni' è abitato da giganti della risata? Si e no. I curricula sono pro. L'equilibrato Adam Sandler, il "mammo" Chris Rock, il gerontofilo Rob Schneider e il casanova David Spade sono tutti veterani del 'Saturday Night Live', la Bibbia tv della comicità americana dove i quattro si conobbero venti anni fa (quasi come i loro personaggi). I risultati delle gag, invece, possono irritare i meno indulgenti verso la risata fracassona hollywoodiana. Si potevano fare più punti con questo squadrone. Come per 'I mercenari' di Stallone. Gag migliore: il figlio di uno degli amiconi continua a succhiare il latte dalla mamma nonostante abbia 4 anni." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2010) "In italiano è 'Un weekend 'da bamboccioni', termine abusato dacché Tommaso Padoa-Schioppa l'ha usato per bollare una generazione di giovani che non ne vogliono sapere di assumersi le proprie responsabilità di adulti. Ma, come da titolo originale ('Grown Ups'), il film parla invece di cinque amici ultraquarantenni già intrappolati nelle beghe della vita che, ritrovandosi a trascorrere insieme qualche giorno nei luoghi dell'infanzia, riscoprono il gusto ludico di quando erano piccoli. (...) Il capo banda è ovviamente Sandler, che guida la truppa con la consueta, incontenibile effervescenza inanellando gag e battute non tutte di livello, cosicché la pellicola procede sul filo di un umorismo naif, a volte accattivante e a volte grossolano, fatto di peti, cascatoni a faccia in giù sulla torta o, peggio, sulla pupù di un cane. Al bravo comico ebreo newyorkese uscito dalla inesauribile fucina di 'Saturday Night', da sempre i critici chiedono di spendere meglio l'innegabile talento. I suoi film ('50 volte il primo bacio', 'Zohan') fanno begli incassi, lui sa come strappare la risata e il pubblico lo ama: a quando una commedia davvero buona?" (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 ottobre 2010) "Ci vuol fegato per sopportare Adam Sandler. Lo dicono anche molti americani. È uno di quei comici talmente demenziali da rischiare di sembrare dementi (anche se in carriera ha fatto almeno un grande film, 'Ubriaco d'amore' di Paul Thomas Anderson, dove era bravissimo). Qui, alle prese con un soggetto trito e ritrito, potrebbe anche provocare crisi di orticaria. (...) Il titolo italiano è una sciocca allusione a un tema d'attualità: in origine si chiama 'Grown Ups', 'color che son cresciuti'." (Alberto Crespi, 'L'unità', 1 ottobre 2010) "'Sulla Tv italiana fanno vedere le tette'. Detto in un film dove abbondano peti, madri che allattano al seno figli di 4 anni, calci nei testicoli e gente che si schianta contro le piante, è tutto dire. II dramma di questo film, infatti, è che non si ride mai; il peggio poi è che le 'trovate' non sono servite dai solidi adolescenti foruncolosi in calore ma da cinque adulti (capeggiati dal sopravvalutato Adam Sandler). (...) Pellicola sconfortante e deprimente. E poi, venitevi a lamentare delle commedie italiane." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 ottobre 2010) "Spiacerà a chi da una parata di comici (Sandler, Chris Rock, Schneider) si aspettava il divertimento moltiplicato per cinque. E invece i valori son tutti dimezzati." (Giorgio Carbone, 'Libero' '1 ottobre 2010)
Batman collection : 4 grandi film
Warner Home Video, 2011