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The Green Hornet [Videoregistrazione] / regia di Michel Gondry
: Sony pictures home entertainment, 2011
Abstract: Dopo aver speso una vita all'insegna del divertimento, il giovane Britt Reid, il figlio del più importante e rispettato magnate dei media di Los Angeles, alla morte del padre decide di dare una svolta importante alla sua vita. Con l'aiuto di Kato, uno dei più laboriosi e inventivi impiegati del padre e creatore della 'Black Beauty' - una potente macchina indistruttibile - e della nuova segretaria Lenore Case, utilizzerà le sue ingenti risorse per combattere il crimine, soprattutto il malvagio Benjamin Chudnofsky. "Le arti dello spettacolo, negli Stai Uniti, non buttano mai via niente. Così questa storia di due compari che per combattere il crimine rischiano di diventare a loro volta criminali, negli anni Trenta ha dato origine a una serie radiofonica già intitolata 'The Green Hornet' (il calabrone verde), nei Sessanta a una serie televisiva che, fra l'altro, ha fatto conoscere agli americani Bruce Lee, essendo cinese uno dei due compari, e adesso arriva anche al cinema, addirittura in 3D e naturalmente con il supporto di una coloratissima congerie di effetti speciali, computer grafica compresa. (...) Lo conduce avanti un regista, Michel Gondry, in arrivo dai video musicali, che ci aveva un po' interessato con un suo curioso film d'esordio, 'Human Nature', ma qui mostra di voler tenersi soprattutto in equilibrio tra il videoclip e il fumetto dando spazio quasi soltanto all'eccesso visivo e sonoro, tra pugni nello stomaco e fracasso (pur, appunto, con la caricatura facendo qua e là sorridere)."(Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo cronaca Roma', 28 gennaio 2011) "Protagonista di un serial radiofonico creato nel '36 da George Trendle e Frank Stricker, divenuto un fumetto nel '40 e un ciclo tv alla metà degli anni 60, 'The Green Hornet' ('Calabrone verde') è il prototipo dell'eroe dalla doppia identità impegnato nella lotta contro il male, probabile modello di 'Batman' che nasce solo nel '39. Nel film in 3D a rivestire i panni dell'editore di giornali Britt Reid che va in missione nascosto sotto una mascherina e un cappello verdi è il comico Seth Rogen; mentre la pop star Jay Chou impersona il suo assistente Kato, maggiordomo, autista, inventore ed esperto di arti marziali, che in tivù era interpretato dal mitico Bruce Lee. La novità è la segretaria Cameron Diaz, di cui si invaghiscono entrambi. Nonostante le critiche negative, in Usa la pellicola ha mobilitato i fan della serie, ma la maggior parte degli spettatori si è dichiarata delusa, e come dargli torto? Per come è scritta, la storiella di uno che si pubblicizza come cattivone per combattere il cattivo vero (uno spiritoso Christoph Waltz) possiede un respiro da episodio breve e non da lungometraggio. A Michel Gondry, regista poetico e surreale, non è restato che impaginare la storia con hollywoodiana professionalità, la Diaz si è dovuta accontentare di un ruolo senza sugo, ironia e leggerezza sono state rimaste fuori dello schermo. Probabile che Rogen volesse fare della comicità alla Belushi, ma fra demente e demenziale c'è dimezzo il mare." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 28 gennaio 2011) "Prendi il cinefumetto alla Marvel e trattalo male. (...) 'Green Hornet' ('Il calabrone verde) è l'adattamento dalla serie radiofonica, poi diventata tv nel '66 (Bruce Lee era Kato) e dopo anche fumetto. Più che un calabrone ecco un grillo parlante: Seth Rogen, sceneggiatore e protagonista del film, se le canta e se Ie fa suonare con fare saputello. Teoricamente la sua destrutturazione del genere fa simpatia. In pratica non evade dai luoghi comuni di questo tipo di film: sparatorie, inseguimenti, scazzottate, musica spaccatimpani, montaggio frenetico. E non manca la redenzione finale del suo eroe sgradevole. Ai tempi di 'Molto incinta' e 'Funny People' la sua verve ruspante convinceva di più. Il folletto francese Michel Gondry, premio Oscar per 'Semi lasci ti cancello', alla regia. Ma per passare inosservato, si è mascherato come la star del film." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 gennaio 2011) "Piacerà ai nostalgici della vecchia serie tv (l'autista era il non ancora leggendario Bruce Lee), ai fan del raffinato Michel Gondry e a quelli del film d'azione in genere (il cattivo della situazione è nientemeno che Christoph Waltz, l'irresistibile aguzzino di 'Bastardi senza gloria')." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 gennaio 2011) "Per una volta, arriva un supereroe che non nasce da un fumetto ma da una trasmissione radiofonica degli Anni Quaranta con famosa trasposizione televisiva nella quale recitava Bruce Lee. L'onirico e visionario Michel Gondry dà spazio all'invettiva di Seth Rogen firmando una pellicola di difficile classificazione ma decisamente godibile. Più parodia, insomma, che fumatone con l'aggiunta di una inutile Cameron Diaz." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 28 gennaio 2011) "Fantascienza tecnologica in stile vintage? Nessuna contraddizione se al timone guida un talento fuori schema come Michel Gondry, cine-artista francese ramingo hollywoodiano, il cui 'Se mi lasci ti cancello' resta trai migliori film di sempre. Il suo primo 3D si chiama 'The Green Hornet' e si basa sull'omonimo eroe della serie radiofonica degli anni '30, diventata televisiva nei '60 con Bruce Lee nei panni del geniale cinese Kato. Questi è il deus ex machina del supereroe in tenuta 'verde calabrone' Green Hornet (Seth Rogen), alias Britt Reid rampollo nullafacente del magnate della stampa di L.A. che muore all'improvviso. (...) II 3D funziona, Gondry se la gode tra split screen e inquadrature vertiginose, ma è soprattutto la sua vis comica a far da padrona. Consigliato a chi non si prende troppo sul serio." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 27 gennaio 2011) Note - SETH ROGEN FIGURA ANCHE COME PRODUTTORE ESECUTIVO.
The horde [Videoregistrazione] = La horde / regia di Yannick Dahan e Benjamin Rocher
: Fandango home entertainment, 2011
Abstract: Quando un loro compagno viene assassinato dal trafficante nigeriano Adewale, quattro poliziotti corrotti pianificano una violenta vendetta e decidono di penetrare nel suo rifugio, situato all'ultimo piano di un fatiscente edificio della banlieue parigina. Adewale intuisce l'arrivo dei poliziotti e fa fuoco per primo, uccidendo l'agente Jimenez che, una volta morto, ritorna in vita cercando di mordere i compagni. È solo l'inizio di un assedio da parte di un'orda di zombi che hanno circondato l'edificio affamati di carne umana. Da Distretto 13 (1976) in avanti, non si contano le variazioni sul genere della parabola che vede degli oppositori allearsi all'interno di uno spazio preso d'assedio da un nemico invisibile. È un espediente narrativo che nell'horror fa furore (lo stesso Carpenter ne ha fatto il leitmotiv della sua intera opera), ma che trova negli zombie il più prolifico esercito di assedianti. Obbligata, quindi, la variante francese del tema, visto il processo di ridefinizione dei canoni dell'horror già tracciato dalla cinematografia nazionale. La horde tuttavia non parte dalla violenza "ascetica" dei vari Martyrs, Frontiers o À l'intérieur, ma da quel tipo di violenza surreale e incendiaria del "periodo rosso" di Robert Rodriguez (Dal tramonto all'alba, Planet Terror), e da lì costruisce il suo percorso. Sempre attento a mantenersi ben al di sopra delle righe, il film dei due esordienti Yannick Dahan e Benjamin Rocher passa senza soluzione di continuità dal genere "giustiziero" allo splatter, dall'hard boiled in stile Hong Kong all'umorismo demenziale, con un autocompiacimento fra l'ironia e la supponenza. Tanto è inutile il pretesto politico della banlieue e tanto e tale è invece il godimento dei due autori nel concepire il corpo a corpo più sguaiato o la scena più chiassosa, che alla fine questi elementi lasciano pensare che il film sia rivolto principalmente a loro stessi o, ancor peggio, che i due vogliano proporsi come innovatori di un nuovo sottogenere. "Che cos'è hardcore?" si chiede ad un certo punto del film uno dei personaggi assediati, un vecchio esaltato settantenne armato di ascia. La risposta arriva mentre fa esplodere in aria un gruppo di zombie con una granata: "Questo è hardcore!".
: Medusa home entertainment, 2011
Abstract: Alfie ha lasciato la moglie Helena perchè, colto da improvvisa paura della propria senilità, ha deciso di cambiare vita. Ha iniziato così una relazione (divenuta matrimonio) con una call girl piuttosto vistosa, Charmaine. Helena ha cercato di porre rimedio alla propria improvvisa disperata solitudine cercando prima consiglio da uno psicologo e poi affidandosi completamente alle cure' di una sedicente maga capace di predire il futuro. La loro figlia Sally intanto deve affrontare un matrimonio che non funziona più visto che il marito Roy, dopo aver scritto un romanzo di successo, non è più riuscito ad ottenere un esito che lo soddisfi. Sally ora lavora a stretto contatto con un gallerista, Greg, che comincia a piacerle non solo sul piano professionale Woody ha preso nuovamente l'aereo ed è tornato in Gran Bretagna dopo che era tornato a respirare aria di Manhattan con Basta che funzioni. Nonostante l'aspetto sempre più fragile, Allen ha ormai le spalle più che larghe per sopportare l'ennesima, ripetitiva reprimenda critica: Racconta sempre le stesse cose. È vero: Woody non si inventa novità senili per stupire il pubblico. Anzi qui, fingendo di appellarsi allo Shakespeare del Macbeth in realtà si riallaccia al finale di uno dei suoi film più ispirati, Ombre e nebbia, che si chiudeva con la frase: L'uomo ha bisogno di illusioni come dell'aria che respira. Sono trascorsi quasi vent'anni da allora e, in materia, Allen sembra essersi ormai arreso all'evidenza: è proprio (e sempre di più) così. Come in Tutti dicono I Love You (ma con l'esclusione dell'adolescenza) le diverse età si confrontano con un bisogno di qualcosa che esemplificano con la parola amore' ma di cui, se richiesti, non saprebbero dire il significato. Non potendo sfuggire a questa esigenza ognuno cerca di trovare delle soluzioni che finiscono con il rivelarsi aleatorie e provvisorie anche se ognuno, in cuor suo, vorrebbe che fossero 'per sempre'. Ma il 'per sempre' non esiste nell'universo alleniano. Ognuno cerca di porre rimedio alla propria solitudine come può e come sa e non ha neppure bisogno di essere perdonato per questo. L'umanità non può comportarsi altrimenti. Ciò che invece va duramente punito è il furto intellettuale, l'appropriarsi di idee altrui spacciandole per proprie, perseguire il successo a spese degli altri. In questo caso Woody diventa un giudice implacabile. Sarà anche vero che ritorna su propri temi. Ma sono 'suoi' per stile, qualità, leggerezza e profondità.
Holy water [Videoregistrazione] / regia di Tom Reeve
: Blockbuster, 2011
Abstract: Quattro amici scapoli vivono a Killcoulin's Leap, un piccolo villaggio irlandese in cui le donne e la vita notturna scarseggiano. Per dare una svolta alla loro vita, i quattro architettano un piano per recuperare del denaro e fuggire dal noioso paesino: rapinare un carico di Viagra per poi rivenderlo sulla piazza di Amsterdam. Ma la merce che pensavano potesse avere un valore di alcune migliaia di sterline, in realtà vale 63 milioni di dollari, quindi la società derubata invia nel villaggio una squadra d'investigatori americani per recuperare il carico e catturare i ladri. Dal momento che i quattro amici hanno nascosto il bottino all'interno di un pozzo ritenuto fonte di "acqua santa", le pasticche, disperse nell'acquedotto, faranno diventare il paesino più spento d'Irlanda una comunità eccitante e pronta a preservare il segreto della sua nuova vitalità... "'Il film che vi tirerà su': il trailer gioca sul doppio senso, come il titolo del film, 'Holy Water', che sta per acqua santa, come quella venerata in un piccolo villaggio dell'Irlanda, ancor più ricercata quando l'equivalente di 63 milioni di dollari di Viagra ci finisce dentro. Con le boccaccesche conseguenze che si possono immaginare: l'eccitazione in paese è a portata di rubinetto. Un'idea elementare, ma pur sempre un'idea, che è alla base dell'ultima commedia di Tom Reeve." (Franco Renato, 'Corriere della Sera', 10 marzo 2011) "Una commedia, naturalmente, con il piccolo pregio che, essendo inglese, non scade troppo nella farsa, come invece sarebbe sicuramente accaduto se realizzata sul Continente. Certo gli strali delle beffe feriscono un po' tutti, anche i preti e le monache, i quattro balordi sono messi volentieri in caricatura, lasciando che si esprimano più d'una volta con dialoghi decisamente sboccati, ma il regista Tom Reeve, di cui si è vista qui da noi una favoletta quasi seria sulla leggenda di San Giorgio e il drago, 'Gorge and the Dragon', non ha ecceduto nei lazzi neanche quando si è soffermato ad esporci gli effetti del Viagra sugli uomini e le donne del villaggio. Naturalmente ci sono molti scherzi, gli equivoci si moltiplicano e il finale lieto è scopertamente una maliziosa presa in giro. Ma volendo si può sorridere. Con tutti gli interpreti sono veramente noti. Quelli che più spiccano sono John Linch, che ricorderete in 'Sliding Doors' di Peter Howitt, e Linda Hamilton, vista di recente in 'Missing in America' con Danny Glover." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 11 marzo 2011) "Sulla falsariga del cinema inglese irriverente che ha dato 'Full Monty' e 'L'erba di Grace'. (...) Al posto di un garbato humour british una farsa boccaccesca da 'Pecorelle del reverendo', con psicologie da prima stesura non corretta e un finalino consolante con gli yankee. Gli attori si divertono troppo per divertire anche il pubblico." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 marzo 2011) "L'acqua santa del titolo è quella del paesino di Killcoulin's Leap, rinvigorita dal viagra che ci hanno buttato quattro ladruncoli. E la sonnacchiosa Irlanda diventa un paradiso del sesso... Versione buffo-erotica del vecchio 'Svegliati Ned'. Divertente." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 marzo 2011) "Si sorride senza sprofondare nel volgare, mischiando sesso e religione in modo scherzoso e non offensivo. Bravi i caratteristi, con l'aggiunta della ritrovata Linda Hamilton di 'Terminator'. Da consigliare (ma non dite agli amici di andare a vederlo per tirarsi su)." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 marzo 2011)
Il Grinta [Videoregistrazione] = True Grit / regia di Joel ed Ethan Coen
: Paramount pictures, 2011
Abstract: Mattie Ross è una quattordicenne fermamente intenzionata a portare dinanzi al giudice, perché venga condannato alla pena capitale, Tom Chaney l'uomo che ha brutalmente assassinato suo padre. Per far ciò ingaggia lo sceriffo Rooster Cogburn non più giovane e alcolizzato ma ritenuto da tutti un uomo duro. Cogburn non vuole la ragazzina tra i piedi ma lei gli si impone. Così come, in un certo qual modo, gli verrà imposta la presenza del ranger texano LaBoeuf. I tre si mettono sulle tracce di Chaney che, nel frattempo, si è unito a una pericolosa banda. I malvagi fuggono quando nessuno li insegue. Con questo passo dal Libro dei Proverbi si apre il film che rappresenta l'ennesima sfida dei Coen. Questa volta i due registi decidono di confrontarsi al contempo con un genere che hanno (seppure a modo loro) già esplorato (il western) e con un'icona del cinema di nome John Wayne. Non era un'impresa facile realizzare un remake del film di Henry Hathaway che fece vincere l'Oscar al suo protagonista. Ma, come sempre, i Coen riescono a costruire un'opera totalmente personale pur rispettando (più dell'originale) lo spirito del romanzo di Charles Portis a cui la sceneggiatura si ispira. Già la citazione biblica ne è un segno. Mattie è spinta a cercare giustizia da un carattere assolutamente determinato e lontano dall'iconografia della donna del West (Calamity Jane, Vienna/Joan Crawford e pochi altri esempi a parte) ma anche da un fondamentalismo che ha radici religiose. I Coen eliminano visivamente il prologo proponendo la vicenda come un flashback della memoria della donna Mattie. Una donna divenuta troppo precocemente tale perché nata in un mondo in cui dominano l'ignoranza (Mia madre sa a malapena fare lo spelling della parola cat) e la morte. È un film sul distacco, sulla perdita, sulla separazione Il Grinta. Mattie non bacerà il cadavere del padre (per quanto sollecitata) ma assisterà all'impiccagione di tre condannati due dei quali potranno esprimere il loro pentimento o la loro rabbia. Il terzo non potrà farlo: è un nativo pellerossa. La stessa Mattie però dormirà nella stanza mortuaria accanto ai cadaveri degli impiccati. Da quel momento avrà inizio un lungo percorso in cui Rooster Cogburn, detto Il Grinta, sarà una sorta di disincantato ma al contempo dolente Virgilio pronto a raccontare di sé e del suo confronto quotidiano con una morte inferta o subita. Mattie lo vedrà per la prima volta non mentre arriva in città con i malfattori catturati (come nel film del 1969) ma emergere progressivamente alla visione mentre in tribunale gli viene chiesto conto degli omicidi (a favore della Legge certo ma sempre omicidi) compiuti. Jeff Bridges è perfetto nel rendere quasi tangibile questa figura di uomo della frontiera cinematograficamente in bilico tra la classicità e lo spaghetti-western. Si lascia The Duke Wayne alle spalle e affronta un viaggio in un genere destinato a proporre, incontro dopo incontro e scontro dopo scontro, una riflessione su un modo di concepire il confronto sociale non poi troppo distante da quello in atto in questi nostri difficili tempi. Perché, non dimentichiamolo, anche il più apparentemente astratto film dei Coen morde sempre (e con grande lucidità) sul presente.
Dylan Dog [Videoregistrazione] : il film / regia di Kevin Munroe
: Mondo home entertainment, 2011
Rizzoli : in collaborazione con LA7, 2011
Abstract: Trecentomila chilometri quadrati di attrazioni per trecentosessantacinque giorni all'anno. Non ci si stanca mai a Italialand, basta aprire il giornale al mattino per prepararsi a una giornata tutta da ridere! L'ex commissario nazionale antiracket è stato arrestato per millantato credito, secondo i giornali avrebbe promesso favori in cambio di sesso. Pensa se era del racket! In Abruzzo, la giunta regionale ha trovato l'idea vincente per risolvere il problema delle prostitute che si appartavano nel bosco con i clienti. Faranno abbattere il bosco.Il presidente del Consiglio ha dichiarato: Ho pagato Ruby, ma solo per evitare che si prostituisse. È come pagare un piastrellista, ma senza farti fare il bagno.A Scajola hanno comprato la casa a sua insaputa.Ha dichiarato che se trova chi è stato gliela farà pagare. Ma come, di nuovo?
Ricomincio da me / Massimo Troisi
Mondadori, 2011
Fa parte di: Ricomincio da me / Massimo Troisi
Abstract: I personaggi più celebri e le imperdibili scene comiche tratte dai grandi successi cinematogrfici di Massimo Troisi.
Mister Beaver [Videoregistrazione] = The Beaver / regia di Jodie Foster
: Medusa home entertainment, 2011
Gorbaciof [Videoregistrazione] / regia di Stefano Incerti
: Cecchi Gori home video, 2011
Abstract: Marino Pacileo, detto Gorbaciof a causa di una vistosa voglia sulla fronte, è il contabile del carcere napoletano di Poggioreale. La sue passioni sono il gioco d'azzardo e la giovane Lila, figlia del cinese che mette a disposizione il tavolo per le carte. Quando scopre che l'uomo ha contratto un debito che non può pagare, Gorbaciof decide di prendersi cura della ragazza e, per farlo, dapprima sottrae dei soldi dalla cassa del carcere poi accetta di partecipare ad altre, più pericolose, attività. La settima regia cinematografica di Stefano Incerti è un film che, per alcuni connotati, si direbbe un esordio. Non è così, ma la gestazione è durata degli anni e il partorito, suo malgrado, reca le tare della sofferenza fetale. Ma torniamo ai connotati. Il film è costruito interamente attorno al protagonista, un personaggio studiato nei dettagli, piazzato dentro un intreccio codificato e riconoscibile, che permette da un lato l'esercizio di stile - certamente riuscito - e, dall'altro, ribadisce l'esistenza di una proficua via italiana al genere, ricca di sfumature inedite, ancora tutte da esplorare. C'è un largo territorio comune tra gangster movie americano e noir metropolitano orientale, fatto di antieroi di pochissime parole, votati al passo falso quando fa capolino una donna vera, e di retrobottega odoranti di fritto, di vicoli per le botte, di debiti che si gonfiano e di sogni folli che puntano ancora più in alto. Incerti e lo sceneggiatore Diego De Silva trovano l'America e Hong Kong a Napoli, nei quartieri realmente abitati dagli immigrati orientali e dove la corruzione e la violenza hanno delle radici e una tradizione. Ma Napoli ha anche qualcosa in più: la maschera, la commedia, lo spirito della ribellione e della beffa. Toni Servillo si fa carico interamente di questo aspetto: con la sola mimica del volto, il modo di vestirsi e di camminare, crea immediatamente un tipo, che inghiotte il film in un sol boccone. Meglio così. Di Gorbaciof, che viene alla luce in ritardo cronico, dopo Gomorra e Le conseguenze dell'amore , si ricorderà dunque la virtuosa variazione sul tema di Servillo, che fa davvero l'impossibile per uscire dai personaggi dei film citati ed entrare in uno troppo poco dissimile, ma si farà meglio a dimenticare il resto: i movimenti di una cronaca annunciata, le smorfie di un'attrice a cui non viene chiesto che di mettersi in posa, un finale faticosamente tollerabile, che spaccia per ironica la sorte più prevedibile e per lirico un epilogo ormai buono solo per le soap. Almeno il rumore dell'aereo, ce lo saremmo risparmiato.
The fighter [Videoregistrazione] / regia di David O. Russell
: Eagle pictures, 2011
Abstract: Dickie e Micky Ward sono due fratelli entrambi pugili. Vivono a Lowell, una cittadina di provincia del Massachusetts in cui Dickie, il maggiore, è divenuto una sorta di leggenda vivente per aver mandato al tappeto Sugar Ray Leonard. Ora però Dickie fuma crack ed è sempre meno lucido ma non vuole smettere di essere l'allenatore del fratello. Il quale è messo sotto pressione anche dall'ambiente familiare. La madre Alice pretende di essere il suo manager, spalleggiata dalla tribù di sorelle del ragazzo. Micky viene mandato allo sbaraglio in un incontro e da lì cresce pian piano il desiderio di affrancarsi da una famiglia davvero troppo pesante da sopportare. L'incontro con la barista Charlene offre un ulteriore impulso a questa separazione. Ma non sarà un percorso facile e, forse, non sarà neanche quello giusto. Un titolo che potremmo definire perfetto The Fighter perché questo film racconta sì di un pugile ma è soprattutto la cronistoria di un combattimento costante di un uomo contro chi, per un malinteso concetto di amore (fraterno o materno che sia), rischia di soffocarne per sempre la personalità. Micky Ward, classe 1965, è arrivato al titolo mondiale nella categoria dei Welter leggeri nel 2000 ma ciò su cui il film si focalizza è il rapporto con l'ambiente, sia esso familiare che sociale, in una sonnolenta città di provincia. Non era facile, va detto, tornare a fare un film importante sul pugilato dopo Cinderella Man e non è un caso che il primo candidato a dirigerla sia stato Darren Aronofsky il quale ha rinunciato per mettersi dietro la macchina da presa di (guarda un po') The Wrestler rimanendo però in qualità di produttore esecutivo. Non era facile ma la scommessa è vinta, anche se con un finale molto all'americana come si sarebbe detto nell'Italia degli anni Sessanta. David O.Russell punta tutto sulla dinamica del rapporto tra fratelli e Christian Bale gli offre, nel ruolo di Dickie, una delle sue interpretazioni più complete e cariche di umanità. Abituato a modificare il suo fisico a piacimento (ricordate la performance de L'uomo senza sonno?) questa volta va ancora oltre. Gli si legge negli occhi, anche quando non è in primo piano, tutto il disperato bisogno di essere apprezzato per quello che avrebbe potuto essere e non è stato nella vita. Per quell'andata al tappeto di Ray Sugar Leonard che molti esaltano e altri riducono a scivolata sul ring. Quell'apprezzamento lo cerca in un Micky che, come spesso gli accade sul quadrato, viene messo alle corde dalla vita. In particolare da una madre a cui un'esuberante ignoranza impedisce di capire che ha davanti non la possibile realizzazione del sogno infranto del figlio maggiore ma un uomo che ha bisogno di individuare da solo la sua strada. È in questo percorso doloroso che Micky trova dentro di sé la forza per arrivare ad un finale che è pacificatorio e, come detto, troppo happy'. Ma il segno dentro di lui è cambiato. Ora non è più lui quello che viene guidato. Ora è lui a scegliere. Anche contro ogni apparente ragionevolezza ma con la capacità di distinguere ciò che, nei rapporti familiari, è zavorra da eliminare e ciò che, nonostante l'apparenza, costituisce un valore.
Gianni e le donne [Videoregistrazione] / regia di Gianni Di Gregorio
: 01 Distribution, 2011
Abstract: Trama Il 60enne Gianni conduce una normale esistenza da baby pensionato, vive con la moglie, la figlia e il fidanzato di quest'ultima, che si è piazzato in casa e ormai lui ama come un figlio. Gianni passa il suo tempo fra commissioni, passeggiate con il cane, faccende domestiche e sua madre, novantenne nobildonna decaduta caparbia e ostinata, che non ne vuol sapere di lasciare la vecchia villa alle porte di Roma, dove vive senza badare a spese e con un via vai di badanti. Poi, un giorno, il mite Gianni scopre attraverso il suo amico Alfonso che per tanti coetanei, così come per tanti uomini in età più avanzata, è normale avere delle storie. Inizierà quindi la sua personale indagine su quale potrebbe essere la possibile candidata per una scappatella... "La prima garanzia di successo-bis è proprio una delle vecchiette, la più clamorosa; quella che nel primo film interpretava già la mamma di Gianni: Valeria Bendoni, una non-attrice di 95 anni che con un po' di tempo a disposizione (gliene auguriamo parecchio) diventerà una diva planetaria, soprattutto se qualche regista saprà andare oltre il ruolo di 'mamma di Gianni' e sfrutterà le sue potenzialità horror. (...) La struttura rapsodica, senza più l'unità di tempo e di luogo - anche lievemente claustrofobica - imposta dal pranzo, permette a Di Gregorio di giocare sul frammento, sulla digressione, sulla coazione a ripetere. Lo fa con maestria, senza annoiare. Anzi, il film è qua e là molto divertente. Nel suo mettersi in scena, Di Gregorio sembra un Woody Allen trasteverino passato attraverso la comicità sospesa, a volte amara, di Nanni Moretti. (...) In realtà 'le donne' del titolo non sono soltanto le belle ragazze che Gianni occhieggia per strada, o la moglie con la quale vive da separato in casa, o l'ex fiamma che rimpiange, o le signore che goffamente corteggia - dalla badante alla cantante lirica che gli preferisce i gorgheggi e, forse, il giovane pianista che l'accompagna. No. 'Le donne' del film sono anche, ad esempio, la madre e la figlia. (...) 'Gianni e le donne' è molto più che un film su Gianni e le sue donne. È il ritratto di una borghesia romana imbranata quanto il suo cantore, e quindi di un'Italia infantile e bloccata, dove la borghesia non è e non è mai stata una classe di governo e di cultura. Gianni e le donnrme non è un film su Berlusconi, perché ci racconta un uomo assai più umano di Berlusconi. Ma è un film che aiuta a capire perché molti italiani trovino Berlusconi simpatico. Non tanto Gianni, che magari è pure di sinistra, quanto coloro che lo circondano." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 febbraio 2011) "Un film sul sesso senza sesso. Una città delle donne amorosamente perimetrata in un fazzoletto di Roma (tetti, scalinate, ponti, terrazze, panchine) compreso fra Trastevere e l'Ara Pacis, Viale Glorioso e piazza Navona. Un esercizio di 'autofiction', genere praticato dal cinema con largo anticipo sulla letteratura, che elabora e dilata il personaggio introdotto da 'Pranzo di Ferragosto' - lo stesso Gianni Di Gregorio, chiamato come tutti nel film col suo vero nome - cambiando sguardo e prospettiva. (...) Qua tutto passa attraverso gli occhi cerchiati e i palpiti un poco sfiatati del sessantenne Gianni Di Gregorio, figlio unico di madre vedova (la sempre spiritosa Valeria Bendoni De Franciscis), una vita che scorre fin troppo quieta fra passeggiate coi cani e commissioni multiple. (...) In pochi tratti una serie di personaggi verissimi e irresistibili, come certe figure di contorno del primo Moretti, che resta il modello più evidente del cinema di Di Gregorio. Anche se naturalmente un conto è fare 'Ecce Bombo' a 25 anni, altro girare a 61 'Gianni e le donne'. (...) Tanto che questo film privatissimo e crepuscolare diventa quasi suo malgrado il manifesto di uno sguardo sul mondo, le donne, il desiderio, che è l'opposto di quello propinatoci da vent'anni di cattivo cinema e di pessima vita pubblica. Senza moralismi o pulsioni penitenziali, al contrario. (...) Una figura che in qualsiasi altro film italiano sarebbe volgare e compiaciuta, mentre qui ha il divertimento, la malinconia, la blanda ma persistente mitomania che sono al cuore di un rapporto con l'eros molto italiano, da Brancati a Flaiano fino a Fellini e oltre; ripreso qui con un'eleganza e una gentilezza che lasciano sperare in una via alla commedia davvero diversa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 febbraio 2011) "Gianni era già diventato il beniamino del pubblico in 'Pranzo di ferragosto'. (...) Qui il personaggio diventa anche più stilizzato. Se Antoine Doinel avesse continuato la sua saga gli assomiglierebbe per sguardo e una certa timidezza, ma quello che lo caratterizza è il suo modo di prendere la vita con filosofia. Il film è strutturato per sequenze ritmiche che terminano per lo più con una battuta fulminante, alla romana. (...) Gianni si confronta con la sua mezza età e con la sua abitudine a non avere un comportamento fuori luogo, scostumato o poco gentile. Il tutto attraverso una sottile nebbia creata dagli svariati drink che scandiscono le sue giornate (preferibilmente bianco e ben ghiacciato). Romantico, malinconico, divertente, riesce a mettere in scena senza dileggiare le donne che abbiano superato i venti anni, come ha sempre fatto la nostra commedia più blasonata. Anzi le mette in mostra come gioielli preziosi e lo sono, a cominciare da donna Valeria de Franciscis (...), qui elegantissima novantenne in una serie di toilettes da mattina, pomeriggio e sera appartenenti al suo guardaroba, e poi Lilla Silvi, la grande mascotte del cinema italiano degli anni quaranta, in coppia quasi sempre con Amedeo Nazzari, più le ragazze, dalla figlia adolescente dello stesso regista (Teresa Di Gregorio), a tutte le altre mai sfiorate da volgarità. Uno sguardo a cui il cinema italiano non è certo abituato, come non lo è alla sottigliezza allusiva che rimanda, senza sbandierarla, al degrado di una società. Proprio come hanno fatto per secoli i romani, abituati a vederne tante, ad esempio cadere tanti imperatori, uno dopo l'altro." (Silvana Silvestri, 'Il Manfesto', 11 febbraio 2011) "Gentile, servizievole, un poco alticcio anche fuori pranzo di Ferragosto, Gianni Di Gregorio ci ripropone il suo ego edipico multiplo ancora diviso tra mammà e le sue amiche. Ma i 60 anni lo rendono invisibile alle donne e, seminando indizi felliniani, il regista ci racconta dall'interno un sentimento di gran malinconia, impotenza, solitudine appena coperto da una commedia familiare che si toglie sassolini verso i giovani ma omaggia le vecchie. A tavola non s'invecchia, ma fuori sì, e molto." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 febbraio 2011) "Meno male che Gianni c'è: per il nostro cinema, e non solo. Continua a cantare la vecchiaia ¿ no, non la terza età, proprio la vecchiaia¿ Gianni Di Gregorio, che già aveva servito un genuino 'Pranzo di Ferragosto' per le sue arzille cariatidi: con l'opera seconda, autobiografica per titolo, riflette il declino dell'appeal maschile al calar della vita. Fantascienza a sentir le cronache, poesia a dar retta al cuore, un gioiellino à la Tati, ma sensibilmente nostrano: la città delle donne Di Gregorio se la immagina, non la porta a casa, dove, viceversa, pernottano due adolescenti più veri del vero, che i nostri teen-movie se li sognano. E poi c'è lui: sempre più sosia di Takeshi Kitano (a quando uno yakuza movie?), cerca l'avventura, trova l'irresistibile leggerezza della comicità e torna da mammà (Valeria de Franciscis, un miracolo). Se volete riconciliarvi con la vita e le sue stagioni, Gianni e le donne è il vostro film." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 11 febbraio 2011) Note - PRESENTATO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011) NELLA SEZIONE 'BERLINALE SPECIAL'. - CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2011 PER: MIGLIOR PRODUTTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTA (VALERIA DE FRANCISCIS BENDONI). - CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 SPECIALE-COMMEDIA.
Una notte da leoni 2 : i leoni sono tornati
Warner Home Video, 2011
Abstract: Phil, Stu, Alan e Doug viaggiano verso l'esotica Thailandia per il matrimonio di Stu. Con ancora il ricordo fresco della disastrosa festa di addio al celibato di Doug a Las Vegas, Stu non vuole correre alcun rischio. Ha scelto un brunch prematrimoniale calmo e tranquillo, con frittelle, caffè... e niente alcol. Ma le cose non sempre vanno come vogliamo. Due notti prima del grande giorno, in un fantastico resort della Thailandia, Stu si lascia andare. Una birra per uno. In bottiglie sigillate. Che può mai succedere?
Lanterna Verde / regia di Martin Campbell
: Warner home video, 2011
Abstract: In un universo tanto vasto quanto misterioso, esiste da secoli il Corpo delle Lanterne Verdi, il cui compito e' di proteggere la pace e la giustizia nel cosmo. I suoi membri sono guerrieri che hanno giurato di mantenere l'ordine intergalattico. Ogni Lanterna Verde indossa un anello che gli da' l'abilita' e il potere di creare qualsiasi cosa che la sua mente possa immaginare. Quando, pero', un nuovo nemico, chiamato Parallax, minaccia di distruggere l'equilibrio nell'Universo, il suo destino e quello del mondo intero sono riposti nelle mani di una nuova recluta, il primo umano a essere stato scelto a far parte del Corpo: Hal Jordan, che possiede un'arma che nessun membro del Corpo ha mai avuto, l'umanita'. Se con la forza di volonta' e la determinazione riuscira' velocemente a gestire i suoi nuovi poteri e a trovare il coraggio per superare tutte le sue paure, dimostrera' non solo di essere la chiave per sconfiggere Parallax ma anche di poter salvare la Terra e tutta l'umanita' dalla distruzione.
X-Men, l'inizio [Videoregistrazione] = X-Men, first class / regia di Matthew Vaughn
[S.l.] : 20th Century Fox home entertainment, 2011
Abstract: Anni '60, all'alba dell'era spaziale, l'epoca di JFK. Un periodo storico all'insegna della Guerra Fredda, in cui l'intero pianeta e' minacciato dalle crescenti tensioni fra Stati Uniti e Russia. L'era in cui il mondo scopre l'esistenza dei mutanti. Mentre la squadra scopre, mette a punto e affina i suoi formidabili poteri, nascono nuove alleanze per affrontare l'eterno conflitto fra gli eroi e i malvagi dell'universo X-Men.
[Roma] : Sony Pictures Home Entertainment, 2011
Abstract: Hanna e' una ragazza di 16 anni molto particolare: e' infatti un'assassinainfallibile. Ha trascorso quasi tutta la vita al Circolo polare artico, dovegrazie al padre ha imparato a combattere e a uccidere. Costretta a tornare allacivilta' per compiere una missione, travera' un'agente della CIA senza scrupoliche le dara' la caccia.
Angele e Tony / regia di Alix Delaporte
: CG home video, 2011
Abstract: Ange'le e' una giovane donna allo sbando. Uscita dal carcere dopo aver scontato una pena perche' ritenuta responsabile di un incidente che e' costato la vita al marito, non puo' prendersi personalmente cura del figlio, affidato dai giudici ai nonni paterni. Tony e' un pescatore abituato ai sacrifici che vive con la madre vedova dopo che il padre e' scomparso in mare durante una battuta di pesca. Entrambi in cerca di un legame, Ange'le perche' vuole disperatamente formare una famiglia che le permetta di riprendersi il figlio, Tony per sfuggire a una solitudine affettiva che lo stringe come una morsa, si trovano grazie ad un annuncio personale. Il primo incontro pero', non sara' dei piu' positivi...
Storie del minimondo [Videoregistrazione] / sceneggiatura e regia di Bruno Bozzetto
: Gallucci, 2011
Fa parte di: Storie del minimondo / Bruno Bozzetto
Beppe Grillo is back : tour 2010/2011
Milano : Rizzoli, 2011
Fa parte di: Beppe Grillo is back
Abstract: Dopo aver lanciato il suo movimento politico, Beppe Grillo ritorna finalmente in teatro e con il caratteristico piglio polemico denuncia e mette in ridicolo le contraddizioni di un sistema obsoleto basato sulla corruzione sugli accordi sotto banco, sugli interessi privati. È perché i cittadini sono esclusi dalle decisioni che l'Italia è da anni in recessione, ha un debito pubblico galoppante e l'unica risposta che sa dare alla crisi energetica è progettare centrali nucleari. Attraverso i temi a lui più cari (ecologia, rete, potere dal basso, funzione sociale e civile della politica...), Grillo ci lancia un appello: indossate l'elmetto, è arrivato il momento di riprenderci il Paese.
Beppe Grillo is back [Videoregistrazione] : tour 2010/2011
: Rizzoli, 2011
Fa parte di: Beppe Grillo is back